Tuesday, March 30, 2010

Intervista a Roberto Spagnoli di Radio radicale

Carissimi,
tempo addietro abbiamo conosciuto Roberto Spagnoli e ce ne siamo innamorati. Io sono strega, ma tanto strega. Le persone le capisco dal primo sguardo. Ho capito chi era Roberto dalle prime tre righe del suo blog. Lui non è l'unico, perchè abbiamo altre favole come ad esempio Gilberto Vlaic o Alessandro Di Meo o Gian Matteo Apuzzo, ma lui è unico nella sua limpidezza. Sono sempre stata colpita dalla sua trasparenza. C'è sempre amore in quello che scrive e una passione senza fine. Mai una parola in più, mai una critica sbagliata o un momento di sfiducia. Queste cose credo che le tenga per lui. Se scrive è perchè vuole portare il suo contributo a tutto. Sarà perchè abbiamo dei giornalisti che devono raccontare cio' che vuole il potere, sarà perchè non sappiamo piu' cos'è l'informazione libera, ma Roberto spicca su tutti. Quante volte le sue trasmissioni con Artur e Marina mi hanno tenuto compagnia mentre stiravo montagne di panni causa famiglia numerosa.
Non sono mai andata a letto senza aver letto "passaggio a sud est" e se tornavo tardi la sera era la prima cosa che facevo al mattino. Purtroppo io e lui litighiamo tutti i giorni, ma riesco a sopportarlo ugualmente !
Ih! ih! Ditemi che sono brava !


Caro Roberto, come vedi il futuro dei Balkani dalla Slovenia alla Grecia ?
Lo vedo europeo. Non c'è altro futuro possibile che l'Unione Europea. Lo dimostrano i Paesi che già ne fanno parte. D'altra parte stiamo parlando di una terra che è nel cuore dell'Europa. Non dimentichiamo le parole profetiche di Alex Langer che diceva: "L'Europa muore o rinasce a Sarajevo". Purtroppo l'Europa non è stata capace di impedire il massacro della Jugoslavia. Negli anni '80, dopo la morte di Tito, pochi capirono cosa sarebbe successo. L'Europa in effetti a Sarajevo è morta, ma può rinascere. Credo stia rinascendo. Dieci anni dopo la fine dell'ultimo conflitto, quello in Macedonia, molto è cambiato. I problemi restano moltissimi, ma penso si possa essere fiduciosi. La gente non vuole più la guerra e penso che molti non ne possano più nemmeno di contrapposizioni e odii interetnici. Come ho già scritto in un commento sul vostro blog la vita per fortuna è andata avanti. Certo, problemi ce ne sono ancora tanti. Come potrebbe essere diversamente? Ma le cose si muovono, tra la gente e anche nelle classi politiche. Il progetto politico europeo, nonostante il rischio continuo che prevalga l'Europa delle patrie sul sogno della patria europea, mantiene la sua grande forza. Se ce l'ha fatta l'Europa dopo secoli di guerre e massacri perché non dovrebbero farcela i Balcani? Aboliamo i visti, facciamo in modo che le persone si incontrino, che si guardino in faccia, che parlino, che si conoscano e raccontino le proprie storie. E' possibile immaginare e costruire, giorno per giorno, una storia diversa. Ci saranno battute d'arresto, contraddizioni, errori. Ci vorrà tempo, lavoro, fatica, impegno. Non sarà facile ricucire le ferite, accettare le differenze, tornare a mettere in comune i propri destini. Ma è proprio per questo che ci vuole l'Europa. E non dimentichiamo che anche l'Europa ha bisogno dei Balcani


Cosa succedrà al Kosovo ?
Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile non farsi illusioni. Si può discutere sui tempi e sui modi, si può discutere sul ruolo dell'Onu e sugli errori dell'Ue, ma ormai indietro non si torna. Credo che ormai se ne rendano conto quasi tutti in Serbia e anche molti tra i serbi kosovari. E' chiaro che lo scontro politico-diplomatico andrà avanti ancora a lungo. Belgrado, giustamente dal suo punto di vista, non accetta l'indipendenza e si batte per impedirla, mentre Pristina non vuole nemmeno sentir parlare di riaprire il negoziato ed è naturale anche questo. Ma, appunto, stiamo parlando di scontro politico-diplomatico. E dunque penso che valga lo stesso discorso fatto sul futuro dei Balcani in generale e che l'unicaprospettiva sia quella dell'adesione all'Ue, coi tempi e le procedure necessarie, sia per il Kosovo che per la Serbia. L'Europa è l'unica sede che può ricomporre il conflitto, assicurare una prospettiva di sviluppo sociale ed economico e garantire il rispetto e la tutela delle minoranze, in Kosovo come anche in Serbia. Anche qui, non sarà facile e ci vorrà tempo e molto impegno, ma davvero non riesco a immaginare una prospettiva diversa. Lo stesso discorso vale anche per la Bosnia Erzegovina.


Racconta una tua esperienza di cultura balkanika...
Non c'è un'esperienza singola. Potrei raccontare di un vagabondaggio tra le strade di Zemun o degli aquiloni nei parchi di Atene, ma piuttosto che un fatto in particolare mi viene in mente l'insieme di suggestioni che mi sono rimaste dai miei viaggi - troppo pochi, ahimé - fatti tutti per il mio lavoro e che hanno finito per depositarsi e mescolarsi nella mia mente. Le mie esperienza di cultura balcanica quindi è fatta degli odori, dei colori, delle facce, delle persone, dei suoni, delle case, delle voci, delle lingue, che mi sono riportato a casa e che conservo tra i ricordi.



Passaggio a sud est
Artur e Marina e Roberto e il giornalismo
Radio radicale.it

n.b. p.s. errata corige
...Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile farsi illusioni...
chiedo perdono.. avevo corretto qualche errore di grammatica e ho messo un "NON" in piu', invece era giusto con un "non" in meno ! oprostite !

Monday, March 29, 2010

Amici nemici


Per oggi c'era in programma un post di sport che ha la muffa, ma il nostro commentatore anonimo ha sballato un po' i piani. Forse è meglio così, perchè anche questa storia è da molto che la voglio raccontare anche se ne avevo già fatto un accenno.
Un giovane ragazzo serbo che chiameremo Marko era nei reparti speciali della polizia serba. Le sue missioni erano sempre al limite. Una notte lui con i suoi compagni sono stati portati in Kosovo con un elicottero. Era piena notte e Marko e i suoi compagni dovevano catturare alcuni criminali albanesi. Parliamo di parecchi anni fa.
Marko e i colleghi accerchiano la casa e irrompono. Dentro vi sono proprio i criminali che fanno un po' di resistenza. In una colluttazione, un ragazzo albanese, riesce a togliere il passamontagna a Marko e tutti lo vedono in faccia. Marko è bruciato e sarà assegnato ad altri compiti di polizia, ma non più in Kosovo.
Molti anni dopo Marko è in Italia, in un bar di un amico. E' in un angolino a fare il suo pranzetto quando vede entrare 5 ragazzi albanesi che fanno un po' di caos. Chiedonono panini e birra e parlano in albanese. Il proprietario del bar guarda Marko e si capiscono con gli occhi. Sono preoccupati e di lì a poco le preoccupazioni si materializzano perchè i 5 ragazzi albanesi non hanno i soldi per pagare. Il propietario alza la voce e i ragazzi a piangere perchè sono senza lavoro e hanno chiesto solo da mangiare. La situazione si fa pesante e il proprietario prende il telefono per chiamare la polizia. A questo punto i 5 ragazzi albanesi reagiscono male e la situazione è al limite. Interviene Marko e chiede al suo amico quanto c'è da pagare e si offre si saldare il conto. A quel punto uno dei 5 ragazzi gli si butta ai piedi e gli dice : "Una volta tu mi hai arrestato e una volta mi hai salvato. Ti sarò riconoscente per tutta la vita"

Commentatore anonimo : ci ho azzeccato ?

Saturday, March 27, 2010

Intervista a Darien Levani

Carissimi, sono emozionatissima. Sono sempre in attesa di quell'intervista famosa al Dio balkanico e lui continua a promettere, ma è anche vero che io e lui litighiamo spesso e quindi puo' anche darsi che mi faccia attendere di proposito, ma arriverà, ne sono sicura !
Intando mi tremano le mani a postare le parole di questo ragazzo che adoro !
Ancora una volta è un albanese. E' il mio destino, innamorata della Serbia e delle sue tradizioni, sono stranamente sempre colpita un pizzico di più dagli albanesi.
Forse perchè ho vissuto quegli sbarchi, quel razzismo della mia bambina al catechismo che mi diceva che gli albanesi sono tutti ladri e poi è arrivato Fatmir all'inizio di questo blog. Qualcosa sarà ! Intanto un grande, grandissimo falemenderit a Darien per questo bellissimo regalo alla nostra crew !


Chi sei ? Ti presenti un po'?

Mi chiamo Darien. Sono un ragazzo albanese, abito in Italia da qualche anno. Mi piace scrivere, dunque scrivo per Albania News e Tirana Calling. Collaboro con vari giornali, riviste, web, quant'altro, come Nazione Indiana, Città Meticcia, Shqiptari i Italise, Tirana Observer, Gazeta...e qualche altro che non mi ricordo!

Cosa fai ?

Nella vita reale studio e quando riesco lavoro per l'Arci.


Come vedi il futuro dei Balkani ?

Oh D-o, domandona!
Mi è difficile vedere il futuro reale dei Balcani. Faccio fatica a capire anche il presente dei Balcani, fai te.
Proprio pochi minuti fa stavo leggendo questa notizia di Albania News "Grecia-razzismo-contro-albanesi".
Sono rimasto senza parole, non capisco come sia possibile. Oppure cos'è che certa gente ha al posto del cervello? Paglia forse? Fazzoletti usati? Cenere? Non saprei davvero. Purtroppo dobbiamo tenere conto di quello che sta succedendo nel territorio e non nei nostri sogni. C'è una situazione quasi insostenibile. La Grecia sta per fallire, il Kosovë è un strano ibrido che è riuscito a deludere sia i kosovari sia ogni organo internazionale che abbia voce in capitolo. La Macedonia continua a navigare nel mare fragile di equilibri delicatissimi. E la Serbia rimane un'incognita. L'ultimo leader balcanico che è riuscito ad entusiasmarmi era Zoran Đinđić e tutti sappiamo com'è andata a finire.
Mi colpisce la storia dell'imperatore Licinius, per anni spacciato come serbo.
"Valerio Licinio era un imperatore romano nelle provincie di Illiria, Tracia e Pannonia. Per ragioni sconosciute, Licinio era tradizionalmente per secoli in tutto il territorio serbo,considerato come un serbo vero e prorpio e come un antenato della Casa dei Nemanjić."
Mi fa molto ridere la spiegazione di Wiki che dice " per ragioni sconosciute la storia serba ha sempre considerato Licinius come serbo". Quel "per ragioni sconosciute" fa ridere chiunque conosce anche poco i Balcani.



Grecia, razzismo contro gli albanesi
Licinius serbian tradition
Diritto di voto agli stranieri
Primo Marzo

Alekasandar's irresistible brodetto

Ho cercato di tradurre, col mio scarso inglese, una bellissima ricetta di Marija che è una ragazza bellissima e simpaticissima che presto vederemo in Italia, almeno speriamo !


Il brodetto è uno stufato di pesce. Si trovano molte variazioni lungo la costa adriatica. Mi è arrivata questa ricetta da un collega del mio ragazzo che viene dalla Erzegovina. Mi ha mandato la sua ricetta di famiglia che è più tradizionale, perchè utilizza il tonno in scatola. E 'ricca e gustosa e, come dice il nome, davvero irresistibile!

400 pezzi g di tonno in scatola
1 grossa cipolla rossa
400 ml di passata di pomodoro
300 ml di vino bianco
sale, pepe nero macinato
1 cucchiaino di paprika caldo
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di farina
1 foglia di alloro
una manciata di olive nere snocciolate
origano
olio

Non prendere il tonno in olio, ma in acqua. E assicuratevi che sia in pezzi più grandi.

Soffriggere la cipolla finemente tritata in olio. Aggiungere il tonno e mescolare tutto per pochi minuti. Mescolare con molta attenzione se non si vuole perdere la forma del tonno. Aggiungiere la passata di pomodoro, 400 ml di acqua, sale qb, zucchero e mescolate. Aggiungere la farina, paprika e pepe. Mescolate nuovamente e lasciate cuocere a fuoco medio.

Quando circa la metà del liquido evapora aggiungere il vino e 100 ml di acqua, l'alloro e le olive tritate. Lasciate bollire per altri 45 minuti. Circa 5 minuti prima che sia finito, aggiungere un po 'di origano.

Tutto questo può essere fatto con tonno fresco, solo dovrete friggere un po 'di più all'inizio.

Palacinka

Thursday, March 25, 2010

Diario di uno studente di Chimica dell’Università di Belgrado Primavera 1999 – Estate 2005

1999
Il buio amplifica i rumori, da lontano sempre più vicino arrivano i rumori di aerei bassi..da sotto si vede solo l’enorme plancia ed una luce rossa..dicono che vengono dall’Italia..già, l’Italia, quante volte l’ho sognata, l’Italia di Marconi e Meucci, della facoltà di Fisica di Roma, di Enrico Fermi… quante volte ho sognato di andarci al mare di Rimini, così vicino, così lontano..
Tra poco un meccanismo automatizzato farà aprire un portellone vicino a quella luce rossa e scenderanno bombe.. qui i professori dicono che dentro c’è uranio impoverito, che rovinerà le falde e la terra del mio paese per secoli e secoli..
Noi intanto stiamo nei sotterranei dell’università, sperando di sopravvivere, e di rivedere domani le nostre famiglie.. ascoltiamo “together in electric dreams” di Moroder.. e sogniamo.. anche Moroder è italiano se non sbaglio..
I miei fratelli fanno gli operai a Pancevo, alla Zastava, loro non hanno voluto studiare, non amano i libri.. io spero di lavorare in quella stessa fabbrica come chimico.. i miei fratelli saranno fieri di me..




2005
Ieri sera dei ragazzi italiani sono venuti a ballare qui.. strano incontrare ragazzi italiani nel sotterraneo.. hanno bevuto birra con noi e letto i testi delle canzoni che i ragazzi traducevano qui dentro da quando ero studente.. ”together in electric dreams” l’ho tradotta io.. sono sicuro che Moroder è italiano adesso.. già l’Italia.. io non posso andarci..i miei fratelli sono andati li’ dopo la guerra.. io sono rimasto a fare il dottorato.. loro lavorano, fanno i camerieri.. ma sono clandestini, in un campo nomadi.. serbo di campagna = zingaro = delinquente = non essere umano.. da cancellare.. così lì non posso mai andare.. nemmeno loro possono andare alla frontiera, sennò non tornano più.. aspetto che un giorno tornano per andare sulla tomba dei nostri genitori.. un aereo che veniva dell’Italia lì ha mandati nella tomba.. ed adesso l’Italia è come una tomba per i miei fratelli.. però tutto può succedere..se degli italiani ieri erano qui, chissà un giorno io potrò abbracciare i miei fratelli e vedere Roma..

I giusti nel tempo del male non hanno scelta..la luce è più forte nel buio per fortuna..


Vi prego di scusarmi. La nostra crew è diventata numerosissima e tempo addietro mi è arrivata una mail con questo testo. Purtroppo non ricordo chi me l'ha mandata e non riesco a risalire al link giusto. Potrebbe essere stata una delle tante mails di CNJ, ma non ci giuro. Se qualcuno riesce a darmi il link giusto lo scrivo con piacere.

Coordinamento nazionale per la Yugoslavia

Wednesday, March 24, 2010

24 marzo 1999 - aggressione NATO contro la RF di Jugoslavia


La guerra voluta da governi di sinistra - testo di Babsi Jones


15 febbraio 2003, Milano

C’è un signore che a voi che oggi siete a Roma vi ha dato dei farabutti. Intendo, l’elefantiaco messere in questione l’ha scritto con più garbo, ma a voi che oggi siete a Roma con le bandiere colorate vi ha detto, modaioli. Vi ha chiamato burattini fra le mani dei movimenti che — come passerelle della moda popolare, come operazioni di travolgente propaganda — obbediscono alle multinazionali della pace col culetto al caldo e la pancia piena: questo, vi ha detto. 

Quel signore con me non può parlare, perché io oggi a Roma non ci sto, e perché se vuole farsi due chiacchiere sull’etica della guerra lo invito a prendersi una tazza di caffè (turco) a Gnjilane e vediamo se la panza (la sua, non meno piena della vostra) non gli trema almeno un poco e non si caca nelle braghe. Però un sospetto m’è venuto. Che quel signore, un minimo di ragione — forse per caso — l’abbia pure trovata. Magari ci è inciampato passeggiando, nella ragione, come fosse un sasso, senza sapere di cosa si trattasse. Perché voi — tre milioni, trenta milioni, trecento milioni di bandierine multicolor che oggi cantate gli inni dei vostri padri davanti a Saigon — un po’ farabutti dovete esserlo per forza. E se non siete farabutti, può darsi siate dei bugiardi smemorati, o niente meno un minimo confusi.

Sono passati solo quattro anni. Era un’anticamera di primavera come questa, con qualche margherituccia sifilitica a fare capolino nelle aiuole delle vostre piazze. Era una primavera come questa, e i signori della guerra si giocavano a Risiko e a tavolino il destino di Belgrado. Raccontavano le cazzate madornali che i signori prepotenti devono raccontare per tenervi buoni come lumache storte o come tortellini in brodo: che a capo della cattiva Serbia c’era un feroce dittatore, un duce, un satrapo, un pericoloso criminale che minava l’ordine mondiale. Vi proiettavano le facce maciullate dei poveretti kosovari sugli schermi della sera, fra un telequiz e una ballerina colle tettine turgide, e voi (come i cagnetti memorabili che nei favolosi anni ‘70 facevano capolino dal lunotto delle Fiat in coda verso Rimini) facevate sìsìsì con la testa. Un movimento oscillatorio dall’alto verso il basso. E in basso, sinistrini e sinistrorsi, Diessini in fila all’Esselunga, cristianucci col crocefisso stilizzato, c’eravate caduti molto facilmente. 
Così in basso che il vostro Presidente del Consiglio fece un ingresso mesto in Parlamento e — dopo aver affisso l’articolo 11 della Costituzione nei cessi di Palazzo Chigi —, senza vergogna alcuna disse: signori miei, portino pazienza Marx e Che Guevara, Ho Chi Mihn e il Comandante Marcos, ma questa guerra s’ha da fare e la faremo. Più che l’amor poté una poltrona cremisi sotto le chiappe? O forse, ci sono guerre meno guerre delle altre, e le bandiere multicolor le avevate mandate tutte in tintoria. E disse proprio, il vostro lider maximo che oggi sfila con la faccia scarna di un John Lennon sfortunatamente ancora vivo:

...Ho ascoltato con rispetto le argomentazioni di quanti hanno scorto nell’azione militare della NATO il pericolo che si possa determinare un effetto opposto, e dunque un inasprimento della guerra e un aumento del numero delle vittime. Personalmente non è uno scenario che considero realistico. Risponderò comunque a questa preoccupazione e lo farò sulla base delle informazioni in nostro possesso. Ma con la stessa sincerità chiedo al Parlamento di non sacrificare in un passaggio tanto cruciale il valore di una coesione politica nazionale; la consapevolezza - trasversale ai diversi schieramenti - di una comune responsabilità verso gli interessi superiori del paese. Credo sia essenziale, in momenti come questi, la ricerca della più larga unità intorno all’azione e al ruolo internazionale dell’Italia. Solo un alto senso di responsabilità nazionale può rafforzare l’iniziativa diplomatica e l’efficacia delle scelte che siamo chiamati a compiere. La prima questione che è giusto affrontare riguarda la necessità dell’intervento armato. Se cioè esistevano, al punto cui si era giunti dopo la partenza dei mediatori, soluzioni alternative ed efficaci che non implicassero l’uso della forza...

Per tradurvi in gergo da mercato il politichese standard, vi disse che non dovevate fare tante storie, che la NATO richiedeva le basi militari di Ghedi e Aviano per sganciare due, tre, quattrocento tonnellate di uranio sulla Serbia, che era una guerra nuova (umanitaria, santa, legittima, preventiva, sbrigativa, intelligente) e dunque non vi venisse in mente di scendere in piazza a fare i girotondi e a canticchiare slogan perditempo. Perdìo, era una guerra di sinistra liberale, la prima della storia: dovevate avere un aspetto responsabile e il silenzio sclerotico degli omertosi. E voi — tre, tredici, trentatrè, trecentomila farabutti —, ammutoliti come ammutolisce una finestra chiusa, un incosciente o una bertuccia in gabbia, rimaneste a casa a far la calza, a far l’amore, a farvi i fatti vostri. 

Anime morte di sinistra, vi chiamammo. Sinistra di sciacalli, cristiani col muso delle iene. Erano pochi quelli col TARGET (più brutto, in bianco-e-nero, di carta in fotocopia, un gadget meno azzeccato delle bandiere arcobaleno: ora lo capisco, che c'entrava anche il marketing) che presidiavano i ponti nella notte chiedendo che non cominciasse la mattanza. E gli argomenti erano buoni, erano sacrosanti, erano veri, ed erano gli stessi che oggi vi riempiono le bocche come se fossero caramelle mou: che la guerra è la guerra dell’Impero, che con le bombe la democrazia non c’entra niente, che la convenzione di Ginevra e l’articolo 11 dovevano essere la sola nostra storia. Com’eravate sordi. Io scrivevo le mie tonnellate di parole perse, ve le scrivevo da Kragujevac e da Aleksinac, le ripetevo come ipnotizzata dagli ospedali di Belgrado fatti a pezzi e dalle piazze di Leskovac e di Pančevo, ve le spedivo dai ponti pronti a diventar macerie di Novi Sad. E vi dicevo: guardate cosa state bombardando, mettete i vostri nomi sulle bombe che sganciate, e ricordatevi la Serbia del ‘99: perché verrà il giorno in cui io tornerò a chiedervene conto, e a ricordarvi tutte le vostre colpe. 

QUEL GIORNO È OGGI, sinistrini sinistrati e sinistrorsi che sfilate con gli sfilatini al crudo nello zainetto e con le facce sorridenti fra le stelle filanti. Dov’eravate, portatori di pace e beati di giustizia, mentre l’Impero massacrava i belgradesi? I nomi di chi c’era, a far la ronda su una briciola di pace, a pitturare i NO sulle facciate delle case e sulle guance, me li ricordo tutti. Erano pochi. c’era Il Manifesto, c’era Rifondazione Comunista. C’era quello stesso Gino Strada che oggi state cristallizzando in un’icona (ma era solo, senza un gregge alle spalle a far da coro greco). C’era Peter Handke, coraggioso, c’era Fulvio Grimaldi. C’erano Nichi Vendola e Umberto Galimberti. E c’era Santoro, che c’era così tanto che trasmetteva da Belgrado. 
Voialtri, signorini della pace quattro stagioni, eravate a casa a fissare come beoti baciapile il videogame degli F16 in volo sui Balcani: zitti come zanzare secche. Vorrei tanto domandarvi perché la vostra pace-Giano ha due facce e facciate, come le medaglie e le monete, come gli strappi di carta igienica morbida morbida. Vorrei sapere perché questa pace, che domandiamo oggi accusando i generali di alto tradimento della giustizia e della libertà degli uomini non aveva ragione d’essere strillata come belle Cassandre anche per difendere Belgrado. Vorrei sapere perché in una primavera uguale a questa vi trangugiaste con disciplina filo-governativa la propaganda dei maiali bellici, e ora correte come pazzi a invocare il diritto internazionale e la tolleranza: gli stessi di cui vi siete fatti beffe quando a bombardare era la sinistra degli avvoltoi e dei venduti. 

Esiste una pace di serie A ed una di serie B, esiste una pace che deve andar di moda e una che deve essere lasciata nelle ragnatele dei sottoscala? 

La vostra pace a corrente alternata, oggi c’è domani non c’è più, la vostra pace a cottimo e a percentuale non mi piace affatto. È quel genere di pace farabutta che ha tutta l’aria di essere organizzata per vendere tonnellate di bandierine colorate, o per tesserarvi nel branco degli obbedienti. La vostra pace è la pace delle marionette che si muovono al comando di un Mangiafuoco: avete il coraggio di adoprare il cuore e il cervello solo quando vi autorizzano a schiacciare il tasto “start, my life in function”. Sfilate oggi a Roma sull’attenti, pronti a mostrare una coscienza civile presa a noleggio, seguendo la voce dei guru gandhiani, e non vi accorgete che siete credibili quanto può esserlo un ubriaco la notte di Capodanno. Sinistrini e sinistrorsi, girotondini e giubilanti, avete perso il treno per Belgrado nella primavera insanguinata del ‘99, e oggi i vostri canti di giustizia hanno il valore e il peso delle filastrocche deficienti. 

Un giorno sarete vecchi e stanchi, e capirete che se la pace è un’intermittenza come le luci in sfilza degli alberi a Natale, allora la vostra pace è un’impostura, è una crosta fragile e purulenta, non meno disgustosa e mercenaria di quanto lo sia la guerra, ogni guerra in ogni tempo.

Sunday, March 21, 2010

Buon Compleanno Goran Bregovic !


Oggi è il compleanno di Goran Bregovic. Non è facile fare un post su di lui, perchè su di lui c'è tanto da dire (un carriera lunghissima) ed è già stato scritto quasi tutto (i migliori si sono già espressi) e così non sto qui a ripetere quello che sapete già da wikipedia e dal suo sito officiale. Cosi qui vi propongo qualche bella foto e il suo nuovo hit!


Nato da mamma serba, padre croato,è cresciuto nei quartieri musulmani di Sarajevo.
Nella sua musica combina cantanti macedoni e bulgari, cori della chiesa ortodossa, trombe serbe, rumene e bulgare e orchestre klezmer ... Bregovic rapresenta un po' i Balcani quelli dove tutti insieme "funziona tutto e bene". Ma poi lui va oltre, perchè non si ferma sui luoghi comuni. Se è in tournée completa la sua orchestra con musicisti del posto. Esperimenta con vari stili musicali....non conosce limiti.
Infatti lui sostiene che il linguaggio della musica è l'unica lingua che capiscono tutti!

Ultimamente Goran ha fatto un videa molto carino insieme a Zdravko Colic (altra legenda!!!) che si chiama Manijaci:



Ovo je pjesma o tome kako smo ja i moj drug
isli u diskoteku da plesemo
Brega:
Manijace, manijace
da te nesto pitam (bu, ba)
ili ces da igras, ili cu da igram
Cola:
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
Manijace, manijace
cipele mi gore (bu, ba)
odavno se nije ljuljalo do zore
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
REF.
Ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
Ne brini se, javlja mi se
to ce biti dobra noc
2x
Eee, sijeva vinjak
puk’o ribnjak
Cola:
Ritam kuva, ritam voza
ritam je k’o dijagnoza
uzbudjenje, vrenje, trenje
ide mozga iscasenje
(bu, ba) a je’n, a dva
uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
(bu, ba) a je’n, a dva
Djipaj, djipaj, djipaj, djipaj, djipaj, pomahnitaj
ali, ali, ali, ali, ali, pobudali
Brega:
Radi pice, Boga mi ce
biti onih stvari (bu, ba)
Cola:
Bice kojih stvari
bice onih stvari
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
REF.
Ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
Ne brini se, javlja mi se
to ce biti dobra noc
2x
Eee, sijeva vinjak
puk’o ribnjak
2x
Uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci


Con questa canzone divertente auguriamo a Goran buon compleanno!


Friday, March 19, 2010

The Holy Shroud, la Santa Sindone


Questo post non era assolutamente in programma, ma ieri a lezione di serbo croato ho chiesto al prof. Ivan di Novi Sad :
- Profo, viene qualcuno dalla Serbia a vedere la Sindone ?
- Cos'è la Sindone ?
Una ragazza albanese ha sgranato gli occhi e mi ha chiesto anche lei di cosa parlavamo, quindi mi sono detta : "Va bè Lina, è un messaggio divino, vuol dire che sarò sua messaggera, che bello, una volta tanto non faccio l'avvocato del diavolo !"


WWW.SINDONE.ORG

Monday, March 15, 2010

Eravamo nemici...

Questo post lo dedico a Roberto. E' una favola, ma mi aveva detto di lasciar perdere questo ragazzo.
In condizioni normali avrei lasciato perdere, ma balkan-crew fa così tanti miracoli.... e ne ha fatto un altro !

...se tutti lo sapesero di quello che ti impegni di fare
sicuramente ti darebbero un premio nobel
xche la situazione del balcano è come il "missione immposibile"
più leggo i tuoi blog, più capisco che te non ce l'hai con un popolo in particolare
ma con quelli che fanno del male alle persone inocenti
e io concordo pienamente con te su questo fatto
xche non posso dire che le persone brave ci sone solo in albania
invece in serbia siano tutti criminali...xche è una cavolata
ed è davvero molto triste la storia di quelli due ragazzi milot e rifat
e pensare che sono migliaia di persone che passano queste disgrazie
che in fondo non è una volontà degli popoli ma dei capi del governo
anche se a pagare è proprio la gente meno coinvolta
ma non posso non coinvolgermi quando si dicono delle cose
per le quali sono sicuro che non sono vere
perche in fondo io resto un nazionalista fanatico
con quelli che dicono delle stronzate..
ti raconto una storia che è publicata in una delle televisioni albanesi
che dimostra che le relazioni tra la serbia e l'albania e cambiata:
in alcune zone dell' albania le tradizioni sono conservate con
molto cura anche xchè non ci sono molte comunicazioni
con le grandi città, le ragazze si sposano con gli ragazzi attraverso
un altro persona che gli fa conoscere le famiglie
ma senza che la coppia si vedono l'uno con l'altro
poi se le cose vadano bene la copia si vede e se sono d'accordo anche loro si fanno le nozze
e molti ragazzi serbi volevano sposarsi con delle ragazze albanesi
xchè preferivano che le ragazze gurdassero le vechie tradizioni
e non erano molto contenti con le ragazze serbe perche erano molto moderne
e le richieste si aumentavano giorno dopo giorno
che hanno apperto anche agenzia per poter sposare le ragazze albanesi con i ragazzi serbi
ma anche viceversa............
come sempre io scrivo molto ma davvero mi sta molto in cuore la situazione dei albanesi quando le ho detto ad una ragazza albanese che l' ho conosciuta in youtube per i tuoi blog è interessata molto perchè anche lei è una nazionalista, ma ha come sogno "vedere il balcano andare avanti senza rancore ed migliorare le relazioni tra loro" - le sue parole
ciao
segue firma

Milos e Rifat
Matrimonio tra nemici

Saturday, March 13, 2010

Un po di ricette......


Ve ne sarete accorti: siamo una ciurma golosissima e sopratutto ci piace la cucina dei balcani! Ma a parte le ricette che ci passano i nostri amici e parenti, abbiamo una Crew di bravissime cuoche serbe (le trovate anche nel nostro blogroll) che ci propongono fantastiche ricette, e in questo post ve le vorrei presentare.


Dragana di Bor (Est della Serbia) nel suo blog "le ricette per l'anima" ha una delle collezioni più grandi di cucina balcanica: ogni giorno ci propone una nuova ricetta!
La mia preferita è questa ricetta:


(Involtini di cavolo e peperoni ripieni di carne)



Vera un avocato di Novi Sad ci propone nel suo blog "Astal-Kuhinja Moje Ravnice" ricette della Vojvodina (Serbia). La cucina della Vojvodina è molto influenzata da quella ungherese e si distingue abbastanza dal resto dei balcani. Ha tanti dolci e spiega anche le usanze e le tradizioni. La sua ricetta che mi piace particolarmente è questa:

(Pranzo vojvodinese della domenica,
io l'ho cucinato questo pranzo e marito e figlio
se lo sono spazzati via tutto con gioia!!!)



La simpatica Emo-Serpica è un ingeniere di Belgrado che divide tutte le sue fantastiche ricette con i lettori del suo blog. Quando in autunno avevo tante mele cotogne ho provato a fare questa torta ed è venuta benissimo!!!!

(torta di mele cotogne)




Poi c'è Marija di Belgrado che nel suo blog "Palachinka"(che è in inglese) ha una sezione di ricette serbe. Le foto sono spettacolari....provate la sua "Zeljanica" (se non trovate l'erba brusca, viene molto buona anche con spinaci oppure verze)!

 Zeljanica (Sfoglia di erba brusca)






E poi c'è un blog nuovo, il blog di Billy che si chiama "I love Serbian Food". Le ricette sono tutte provate tante volte da Billy e dovrebbero riuscire bene! Le foto promettono bene!



Intanto sto visitando altri blog di cibo balcanico e sto provando un po' di ricette....ve li presenterò in futuro!

Su wikipedia è spiegata molto bene la cucine serba!


Thursday, March 11, 2010

Hair - Let the sunshine in


Mentre vi scrivo ho una tristezza infinita. Hanno chiuso un mio blog che parlava di politica e voi direte : poco male, ne hai ancora 7 !
Sì.. è vero.. ne ho ancora 7, ma oggi doveva essere una giornata meravigliosa. Giuseppe è in viaggio da Pescara ed è quasi arrivato a Torino e 3 persone sono partite dalla Bosnia sfidando il brutto tempo per venire qui a parlare di pace e di democrazia.
"Democrazia!".. Appunto.. bella parola !
Io me la ricordo.. l'avevamo fino a qualche anno fa. Adesso, per assurdo, ce la insegnano i Balkani !!
I miei amici serbi me lo dicono sempre : "State troppo zitti ! Noi abbiamo buttato giù Milosevic, anche se in occidente continuate a dire che siete stati voi, che avete avuto il merito di piegare la Serbia con le bombe, ma non è stato così. Voi ci avete ammazzato donne e bambini e noi abbiamo fatto tutto cio' che era possibile tra una bomba e l'altra "
In questo momento avrei potuto chiamare un'amica e sfogarmi con lei, invece ho scelto voi, che siete la cassa di risonanza più bella dell'universo. So' di parlare a persone oneste che mi capiscono.
Adesso capisco ancora meglio il mio compaesano Eugenio di Agrigento. Lui ha riaperto il suo blog per ben 3 volte e non si è arreso mai. Il suo life motiv è Hair, un film che era già nelle bozze perchè avevo già deciso di parlarvene.
In questo film un soldato muore al posto di un altro. Questo è capitato anche ad un conoscente di un mio amico in Bosnia. Nato e cresciuto in mezzo ai musulmani non voleva andare in guerra conto gli amici e i compagni di scuola e progettava la fuga. Ma all'ultimo momento non è riuscito a scappare e c'è riuscito il suo miglior amico che ora vive in Italia, mentre lui non c'è più.
Sappiate che ci sono persone così meravigliose che ti danno la forza di ricominciare sempre. Voi siete tra queste ! Grazie !

Let the sunshine in

Monday, March 8, 2010

Le ceneri e il sogno

Questo post è dedicato alla favola Gilberto Vlaic

Slobodanka Ciric racconta come ha vissuto – qui, in Italia – il dramma del suo popolo aggredito e del suo paese bombardato e smembrato.

Nel racconto autobiografico emerge il difficile e tormentato processo di identificazione che si svolge in una duplice direzione: da una parte l’affermazione, per sé e verso gli altri, della propria identità in un paese nuovo e in una nuova realtà, identità contestualizzata senza mai prescindere dalla centralità del fattore umano, dall’altra il rafforzamento dell’appartenenza ad un popolo, quello serbo, lacerato dagli orrori di un conflitto costruito scientificamente, la cui presenza storica, spirituale e culturale rivive nella dolcezza dei ricordi che le impediscono di tradire se stessa e nella memoria orgogliosa che le riaccende la speranza.


“Boba” Ciric, pur nata ed educata in un paese del “socialismo reale”, non era una militante comunista. E, però, prima l’attacco surrettizio – economico e politico – volto allo smembramento di quel prodigio “pericoloso” che era la comunità dei popoli jugoslavi, poi l’aggressione militare e le stragi consumate dal “democraticissimo” Occidente e dal suo braccio armato – la NATO – suscitano in lei tumultuose esigenze di rabbia, di ribellione, di solidarietà che recuperano nella memoria della personale esperienza la straordinaria superiorità di valori e di relazioni umane – di uguaglianza, di solidarietà, di convivenza – vissute inconsapevolmente nella normalità quotidiana e oggi, invece, comprese perché brutalmente negate.
Ma Boba non vive la tragedia del suo paese e del suo popolo tra la propria gente: lei è al sicuro, in uno dei paesi aggressori, mentre in una situazione sempre difficile ricostruisce ostinatamente un suo percorso di vita. La lontananza la libera dalle conseguenze fisiche dell’aggressione, ma – tanto più – accresce la sofferenza morale. E Boba, allora, diventa una militante, non al servizio di un comunismo jugoslavo o serbo – che si era già dissolto –, né di una pietas cattolica – che storicamente e culturalmente non le appartiene –, ma di una dimensione umana che travalica le vìcende della storia e invera – per opera dei carnefici – i valori del socialismo assunti nella sua giovinezza.

C’è nel libro il racconto di un’esperienza fondamentale: Boba, giovane jugoslava in visita premio a Parigi, scopre che con i pochi franchi datele dal suo governo per le piccole spese da fare nella luccicante capitale occidentale può acquistare ben poco. Eppure se ne priva decidendo di donare quei pochi franchi ad un emarginato dello scintillante e opulento Occidente.
In questo gesto è racchiusa paradigmaticamente tutta l’esperienza solidale del ”socialismo reale” novecentesco, sovietico o titino che sia stato.
Anni dopo quella stessa giovane – obbligata ad esser serba, non più jugoslava – vive il dramma dello smembramento del suo paese e del massacro del suo popolo lontano dalla sua terra e dal suo martirio, mentre insegue il sogno di ricostruirsi una sua vita qui, in Italia.
Sofferenza per le ceneri a cui è stata cinicamente condannata la sua gente lontana, pudore per un sogno di vita – sofferto e tenacemente perseguito – sono le dolenti esperienze che questo libro – rigorosamente autobiografico – vuole rappresentare.
(Sergio Manes, editore)


... E io rimango qui, ad una fermata clandestina tra la realtà e il sogno, a far da contrabbandiera di scomode storie, esiliata dalla vecchia e decomposta pelle jugoslava, senza identità, in attesa di asilo in questa mia nuova pelle serba. Attendo, nuda e vulnerabile, nascosta sotto il manto della napoletanità, che finisca la mia tormentata metamorfosi in corso."
Nel racconto autobiografico dell'autrice emerge il difficile e tormentato processo di identificazione che si svolge in una duplice direzione: da una parte l'affermazione, per sé e verso gli altri, della propria identità in un paese nuovo e in una nuova realtà, identità contestualizzata senza mai prescindere dalla centralità del fattore umano, dall'altra il rafforzamento dell'appartenenza ad un popolo, quello serbo, lacerato dagli orrori di un conflitto costruito scientificamente, la cui presenza storica, spirituale e culturale rivive nella dolcezza dei ricordi che le impediscono di tradire se stessa e nella memoria orgogliosa che le riaccende la speranza.
“Mi chiedo se ha senso ustionarmi così come faccio io, rovistare tra le ceneri ancora bollenti delle verità bruciate, se ha senso gridare a squarciagola, e sentire nient’altro che l’eco delle proprie parole che cadono nel vuoto dell’indifferenza. Ha senso questo esilio dato ad ogni buon senso?”
Tratto da cnj.it


Il 13 Marzo alle ore 19.00 presso Modo Infoshop di Via Mascarella 24 a Bologna , vi sarà la presentazione del libro di Slobodanka Ciric "Le ceneri e il sogno"
Intervengono: Slobodanka Ciric, autrice del libro
Rosa d'Amico, storica dell'arte serba e balcanica
Andrea Martocchia, segretario del Coord. Naz. per la Jugoslavia - onlus, e autore della prefazione al libro
Sergio Manes, direttore editoriale de La Città del Sole
A seguire: reading dell'autrice, accompagnata alla chitarra da Nicola Napolitano

I più calorosi auguri e complimenti a Boba da parte della nostra crew!

Friday, March 5, 2010

Il designer serbo Marko Mitanovski




Che bello scoprire che sulla nuova copertina di "Q" Lady GaGa porta dei guanti di un designar molto bravo serbo: Marko Mitanovski!

Non vi dico niente di nuovo, se vi svelo che Belgrado è la capitale segreta della moda, Basta pensare alla Belgrade Fashion Week che si ripeterà per la 27esima volta dal 16 al 25 aprile 2010 e che regolarmente sorprende con idee nuove e speciali.


Marko Mitanovski, che ha studiato alla facoltà di Design a Belgrado è risucito a farsi conoscere anche internazionalemente…attirando star della music come Lady GaGa e Paloma Faith e presentando le sue creazioni per esempio alla London Fashion Week.
Mi fa molto piacere che anche l'occidente si sta accorgendo dei talenti che vengono dai balcani!!!

Alla London Fashion Week ha presentation la us collezione "Lady Macbeth"




Ma Lady GaGa magari sta solo copiando una star che da più di 10 anni è presente nella scena musicale serba: la estravagante Jelena Karleusa (è così divertente che varrebbe fare un post solo per lei!!!)

Qui ve la propino solo perchè Marko Mitanovski ha fatto i costumi:

Wednesday, March 3, 2010

Giuseppe e Guca

Qui continuano a piovere favole....
Tra sberleffi e zigulini :

...Certo, parlare dell’esperienza di un evento vissuto quasi tre anni dopo la partecipazione, non è il massimo. I ricordi si offuscano e la realtà si mischia alla fantasia. Ma, la voglia di tornarci e quindi di parlarne è tanta.
Mi riferisco al famoso Festival degli ottoni di Guča in Serbia.
Estate 2006. Si parte da lontano. È un viaggio che unisce due sud d’Europa: quello italiano e quello balcanico. Sud diversi ma simili per la forte identità e genuinità delle persone, per il loro attaccamento alla terra e per la loro apertura verso lo straniero. Si parte dalla Calabria. Un calabrese, un irpino e un serbo. Prima fermata Romagna. Forlì. In tempo per l’aperitivo, tre birre alla spina, qualche boccone e a letto.


Risveglio presto. Si riparte e si viaggia tutto il giorno attraverso la pianura pannonica. Arriviamo a Belgrado in tarda notte. Restiamo qualche giorno nella capitale serba. Non possiamo resistere al richiamo del Danubio e della vita cittadina belgradese. Ma non ci distraiamo dal nostro obbiettivo. Dopo la breve sosta siamo ancora “on the road”. Direzione sud. Attraversiamo la verde campagna serba. Luoghi dimenticati da Dio. Poche e vecchie case tradizionali lungo la strada e pochi distributori di gasolio. Quelli che ci sono hanno terminato il carburante e rischiamo di rimanere per strada in mezzo al nulla.

Dopo un paio di ore di viaggio ci lasciamo dietro le spalle le dolci colline e ci avventuriamo tra le aspre montagne dei balcani. La strada si stringe, ci infiliamo in un vero e proprio canyon. Davanti a noi solo curve, montagne e dirupi. Impossibile superare i vecchi camion che ci precedono e ci riempiono di fumo. Arriviamo finalmente a Čačak, ultima città prima della nostra meta. Vecchia e polverosa città ad architettura socialista. Niente di speciale, ma si inizia a sentire l’atmosfera della festa. Alla stazione degli autobus una folla di giovani con i loro zaini da viaggio attendono di essere trasportati dalla prima corriera nella “Woodstock balcanica”.
Si riparte dopo aver fatto il pieno e immediatamente entriamo in una stradina di campagna. Dopo pochi chilometri si apre di fronte a noi una grande e verdeggiante vallata. In fondo alla vallata un piccolo villaggio addobbato a festa. Si vedono i tendoni, gli striscioni, le bandiere, i fumi delle braci. L’impressione, da lontano, è di una surreale fiera contadina. Da favola.


Avvicinandoci iniziamo a sentire il ritmo dei tamburi accompagnati da trombe, tuba, bassotuba e sax che si fa sempre più incalzante. Nel mezzo della strada di campagna, ci si para di fronte una sbarra. Sborsiamo pochi dinari ed entriamo. Appena dietro la curva siamo già immersi in una bolgia di colori, suoni e odori. Ancora imbambolati dalla visione parcheggiamo nel primo spazio libero poco distante dal villaggio.
Prima di entrare nella festa cerchiamo di capire come sistemarci per i due giorni di permanenza previsti. Montiamo la nostra tenda sul prato e la prima cosa che cerco è un bagno. Dopo tanti chilometri mi scappa!!! Chiedo in giro dov’è il bagno e senza parlare mi indicano il torrente che scorre vicino al campeggio. Boh! Vado. È geniale!! 4 tavole montate sul corso d’acqua con un buco al centro! Ecco il bagno dei campeggianti di Guča. La doccia è ancora meglio! Sempre 4 tavole di legno che hanno come unica funzione quella di coprire dalla vista di migliaia di passanti e un serbatoio più in alto sulla collina. Basta gridare e la signora apre.


L’acqua ghiacciata attraversa i tubi montati alla meglio e arriva a destinazione. Ogni doccia non dura più di un minuto. Ottimo sistema per evitare l’affollamento.
Dopo aver sistemato tutti i dettagli tecnici ci buttiamo a capofitto nella festa. Due passi e un vecchio che vende cianfrusaglie ci ferma. Italiani?! Amici!! Una rakija!! Ok, accettiamo. E lui, fa il segno della croce e beve. Poi ci passa la bottiglia. Un’acquavite sicuramente domača (fatta in casa), ottima e fortissima. Almeno 50 gradi! Facciamo per andarcene e lui. Ancora Rakija!! Un’altra e un’altra ancora. Alla quarta scappiamo. Vogliamo vederlo questo cuore pulsante dei Balcani.
Guča è una grande piazza. Sotto i capannoni sparsi per tutto il villaggio e oltre si vende di tutto. Jelen Pivo (la birra locale) a fiumi, decine di maialini e agnelli cuociono sulle braci insieme ad enormi tegami d’argilla pieni del piatto tipico (Kiseli Kupus) preparato con cavolo e carne. E la musica che circonda tutto. Sembra di vivere una scena di “Gatto Nero, Gatto Bianco” di Kusturica. La musica è quella che ci ha fatto conoscere Bregovic, ma più semplice e ritmata. La leggenda vuole che il grande Miles Davis a proposito delle trombe di Guča abbia esclamato: “Non avrei mai detto che si potesse suonare la tromba in questo modo”.

Il Festival ha due anime. La prima è quella più ufficiale. Da palco. I migliori Trubači provenienti da tutti i Balcani si sfidano in un medley di musiche tradizionali e moderne adattate al clima del Festival. In palio la “trombetta d’oro”.
Ma l’anima vera di Guča si trova per le strade. La musica è pressoché la stessa, ma a suonarla sono soprattutto bande di zingari di tutte le età. Dai 10 agli 80 anni. Decine di bande imperversano con i loro ottoni per il villaggio. Suonano senza sosta i loro strumenti ammaccati, ma per la loro bravura non sfigurerebbero in una grande Big Band americana.


Dopo aver sentito qualche pezzo ufficiale, sotto il palco, torniamo sulla strada. È questa l’anima di Guča che vogliamo vivere. Ci sediamo a un tavolo per la cena e ordiniamo birra e maiale. Neanche due minuti e una banda di ottoni ci circonda. La musica si fa sempre più forte e ci alziamo per ballare a quel ritmo che ti entra dentro e non ti lascia fino a quando non hai esaurito tutte le energie. Uno dei musicisti mi guarda e si schiaffeggia sulla fronte insistentemente. Non capisco. Non mi sembra un ballo tipico.
Saša, il mio amico di Belgrado mi spiega che vuole dei soldi per continuare a suonare. Allora prendo 20 dinari e glieli stampo in fronte, altri 50 nel sax. Ma dopo 2 minuti non bastano. I nostri fondi sono limitati, allora continuiamo per altri 15 minuti e la nostra prima Trubaca ci lascia. Seguiranno altre nella nostra breve permanenza.
La sera, poi la notte e la mattina continuano così. Si va per le strade del villaggio continuando a mangiare, bere e ballare senza tregua. Infine, con le prime luci dell’alba, prima di prendere la strada della nostra tenda si va a rendere omaggio alla statua del trombettista di Guča e a bere l’ultima rakja alla salute di questo popolo straordinario.
www.ziguline.com

Come si fa a non essere persi in amore per questo ragazzo ... ??????

Tuesday, March 2, 2010

Imparare il croato cantando

Allora ditelo ! Ditelo che mi volete far venire i lacrimoni !
Anno 2003, Serbia ancora nel più totale sfacelo dopo il nostro intervento umanitario. Io e mia figlia in un piccolo negozio di cd a Cacak. Mia figlia che fa incetta di cd che acquistiamo a un euro l'uno e sono tutti cantanti famosi e Dejan che mi dice : " Lina questo te lo regalo io, come segno di affetto per cio' che fai per noi " e mi regala Mirakul di Gibonni.
Io scoppio a piangere e l'unica cosa che so' dire è : "Grazie, è la prima volta che vedo una doppia in Serbia"
La reliquia ce l'ho adesso fra le mani. Grazie Dejan, grazie Serbia, grazie blog favoloso che me lo hai ricordato !


Možda i dogodi se čudo
Forse succede un miracolo
i onda uspijem prešutjeti teške riječi i sve grubo
e riesco a sottacere (sorvolare) le parole pesanti e tutte le cose brutte
sve što ljudi govore kad se više ne vole
tutto ciò che la gente dice quando non si ama più

Možda se jednom rodi nada
Forse un giorno nascerà la speranza
i onda uspijem ti priznati da si najbolja do sada
e allora riesco ad ammetere che finora sei la migliore
da s tobom ni jedna ne može se mjeriti
che con te nessuna può misurarsi/competere

Nema pravila tu nema pameti kad nastupi tišina
non ci sono regole, qui non ci sono ragioni (non ha senso) quando compare il silenzio
mi smo dvoje ljudi što se ne mogu razumjeti
siamo due persone che non riescono a capirsi

I činim pravu stvar ne spominjem te ja
e faccio la cosa giusta a non menzionarti
jezik pregrizem da ne bi opsovao
mordo la lingua per non insultare
ovaj život što ga dijelim na pola
questa vita che divido a metà
i kada poželim te ja
e quando ti desidero
jezik pregrizem da ne bi opsovao
mi mordo la lingua per non insultare
ovaj život što ga dijelim na pola
questa vita che divido a metà

Što je moje što je tvoje
Cos'è mio, cos'è tuo
ja tako ne mogu razmišljati
io non posso ragionare così
sve smo gradili u dvoje
abbiamo costruito tutto in due
i sve iz temelja sad ćemo podjeliti
e ora divideremo tutto dalle fondamenta
kome noć a kome dan
a chi la notte e a chi il giorno
ne tu nema pameti
no, questo non ha senso
kad nastupi tišina
quando compare il silenzio
mi smo dvoje ljudi
siamo due persone
što se ne mogu razumjeti
che non possono capirsi

I činim pravu stvar ne spominjem te ja
e faccio la cosa giusta a non menzionarti
jezik pregrizem da ne bi opsovao
mordo la lingua per non insultare
ovaj život što ga dijelim na pola
questa vita che divido a metà
i kada poželim te ja
e quando ti desidero
jezik pregrizem da ne bi opsovao
mi mordo la lingua per non insultare
ovaj život što ga dijelim na pola
questa vita che divido a metà

Canzoni croate
Cinim pravu stvar