Sunday, October 30, 2011

Eyot i Nirvana del jazz

Carissimi,
non ho più capito niente ! Daniele ci dato un link tradotto in italiano. Chi è stato nin sò, ma ha fatto cosa buona e giusta !


Si chiamano EYOT. Nascono in Serbia, nella città di Nis, dove naque anche COSTANTINO il GRANDE, il primo imperatore Cristiano di Roma, di madre Serba, che trasformò il Cristianesimo da una piccola setta dei perseguitati in una delle religioni più importanti oggi e lo fece in un arco di soli cento anni!
In altre parole: grandi si nasce! EYOT sono così: GRANDI! Basta percorrere la loro discografia per capire che ci troviamo davanti ad una delle più importanti giovani Jazz band d’Europa. Parlando di loro i BIG del JAZZ non hanno badato a spendere i loro migliori complimenti per EYOT. Dopo averli sentiti si capisce il Perché!
EYOT sono: Dejan Ilijic – Piano; Sladjan Milenovic – Chitarra; Milos Vojvodic – Batteria; Marko Stojiljkovic – Basso.

Eyot, i Nirvana del jazz
Nas ljubav Dejan

Sunday, October 23, 2011

Era meglio prima...


Si sà che qui piovono solo favole, ma l'ultima che ci è caduta come una stella, è davvero speciale. Un militare che in Kosovo e in Afganistan ha perduto il senso della ragione poichè era tra quelli chiamati a spegnere gli incendi causati dalle bombe e a recuperare i corpi carbonizzati. Si chiama G. e a lui va il nostro affetto

Ehy tipaaa! Era meglio con J-Ax quando stava con gli Articolo,
Bill Clinton suonava il sax, ma intanto bombardava il Kossovo..

Per vedere il video di J AX cliccate qui



Saturday, October 15, 2011

Una favola di nome Elena

Il viaggio in Albania è stato...Forte.
Non ho altri aggettivi che possano racchiudere e riassumere tutte le emozioni vissute giorno per giorno, quindici per l'esattezza.


Già, proprio così: io e Riccardo abbiamo avuto modo di toccare con mano una realtà diametralmente opposta a quella in cui viviamo, ed il tutto semplicemente al di là di uno stretto mare. Chi l'avrebbe mai anche solo immaginato?
Il caldo è stato torrido, soprattutto a Tirana dove alle 16.30 del pomeriggio ho fotografato le colonnine che segnavano 45.5 gradi... La città sembrava magicamente, cadere in una sorta di letargia nella ore pomeridiane, per poi risvegliarsi verso le 17.00 in un turbinio di rumori di serrande di negozi che si alzano all'unisono, e di profumi di pannocchie arrostite pazientemente lungo i marciapiedi. E Tirana, a mio avviso, merita di essere girata a piedi. Solo così si ha modo di sperimentare cio' che in realtà è, di comprendere la sua planimetria che altrimenti dalla guida, risulta riduttiva. Troppo. E solo così, si possono notare quei piccoli dettagli che la dipingono e contraddistinguono in modo così strano e particolare.
Io e Riccardo, nonostante un'assicurazione medica stipulata prima della partenza, abbiamo avuto modo anche di sperimentare la totale impotenza. Il mio ragazzo, infatti, è stato male, e abbiamo dovuto ricorrere ad un ospedale pubblico visto che la figura della guardia medica non sembra esistere, nemmeno se chiamata da un hotel, e in agosto le cliniche e i dottori privati sembravano tutti in ferie. Siamo finiti al reparto Infektive dell'Ospedale Nene Tereza di Tirana e le condizioni, purtroppo, erano a dir poco fatiscenti. Il personale si è adoperato alla meglio per aiutarci, abbiamo avuto anche la fortuna di trovare un'infermiera molto brava (e bella, come sottolinea di continuo Riccardo ) che parlava italiano molto bene. Mentre attendevo, ripetevo continuamante tra me e me "Com'è possibile che, ad un ambiente così degradato dal punto di vista strutturale, corrisponda poi, un ambiente umano così disponibile e gentile?" Ma...più di una puntura e di una flebo di soluzione fisiologica, non c'è stato modo di far nulla. Mancavano medicinali, quelli che c'erano erano scaduti e loro stessi si vergognavano a farmi vedere come sui fondi di bottiglie di plastica tagliati a 'mo di scodelline, ci fossero manciate di pastiglie e pillole buttate ala rinfusa. Guardavo l'infermiera annotare tutto a mano su di un registro, perchè nulla è ancora computerizzato. Nel 2011. Pazzesco.


E il tutto a inizio vacanza. Vi lascio immaginare come potevamo sentirci all'idea di doverci poi, mettere in auto alla volta del nord, dipinto dagli abitanti della capitale come "arretrato e lontano".
Niente sud. Niente mare. Purtroppo abbiamo perso giorni nel tentativo di riprenderci a Tirana.
Al nord, per fortuna,tutto è andato meglio: sono riuscita a reperire le fonti di cui tanto avevo bisogno, grazie ad una zia dei miei vicini di casa che...è riuscita a farsi aprire anche la biblioteca dell'Università di Shkodra, altrimenti chiusa per inventario. Ho visitato posti inimmaginabili, seguendo strade (strade?) e sentieri dove l'auto sembrava abbandonarci a piu' riprese. Il tutto seguendo sempre i miei vicini di casa, che abitano a Bushat e si sono resi davvero disponibili ad aiutarmi.
A Shkodra ho visitato i diversi conventi: e l'incontro con Suor Anna alla Chiesa Francescana, mi ha poi aperto le porte anche del convento delle Suore Clarisse. Con Suor Sonia sono in contatto via mail... è stata davvero una persona disponibile, come tutti quelli che ho trovato. La situazione dei conventi, la paziente dedizione delle suore che cercano pian piano di ricostruire e risistemare i locali, meriterebbero un racconto a parte. E non escludo che scrivero' di tutto questo, ancora. Perchè chiunque faccia un viaggio come il mio, deve essere preparato a quello che troverà. E ancora non basta per dire di sentirsi a proprio agio. La periferia di Shkodra, lungo la linea ferroviaria che una volta collegava l'Albania con la Yugoslavia (oggi con il Montenegro) è un luogo dove anche la polizia passa e... non si ferma. Criminalità ? Forse, non saprei. Famiglie chiuse in casa per vendetta, scese dalla montagne circostanti per mancanza di lavoro. Povertà e arretratezza. Bambini che giocano tutto il giorno sui binari, case costruite con ciò che si è trovato in giro, donne schiacciate dal peso di una realtà dura, inimmaginabilmente dura. Anche qui...prometto di scrivere, scrivere, scrivere. Perchè c'è bisogno di informazione...


Sono riuscita anche a visitare anche Rreshen, città natale della lettrice di lingua albanese dell'Università presso cui studio, Anila Alhasa. Abbiamo avuto modo di ottenere anche un'intervista con lo scrittore Ndue Dedaj, una persona tanto colta, quanto umile e disponibile. Mi ha regalato una copia del suo romanzo proprio sul Kanun, peccato che essendo scritto interamente in albanese e non tradotto... dovro' farmelo tradurre da qualcuno per capire meglio cio' che ci siamo detti durante l'intervista...
Rreshen non sembrava affatto abituata alla presenza di turisti: il costo della vita è bassissimo rispetto al resto dell'Albania, le persone sono molto guardinghe e scrutano in modo sospettoso i nuovi arrivati, ma ci siamo trovati bene. La città è un cantiere a cielo aperto: la lettrice mi spiegava come, le persone, stiano tentando di risistemare le case, restaurare muretti e aree pedonali, giardini e monumenti, e il tutto di tasca propria. E' una cittadina che ha capito che dovrà risollevarsi da sola, con l'aiuto delle persone che lavorano all'estero e rientrano d'estate, portando con sè denaro per i dovuti interventi strutturali. E braccia, voglia di fare, voglia di vedere una città rinascere dalle sue stesse ceneri. "Come l'araba fenice" non facevo che pensare tra me e me. Ci sono bambini curiosi per le strade, che appena ci hanno avvistati in centro all'ora di cena, non ci hanno piu' lasciati. Di Rreshen mi sono rimasti gli occhi curiosi delle persone, quelli dei bambini soprattutto. Il profumo del pane appena sfornato, le chiacchere in centro attorno ad una scultura moderna di cui quasi tutti sembrano ignorare il perchè sia collocata proprio lì, così lontana e distante dallo stile degli edifici adiacenti. Il museo è la parte che piu' mi ha colpita: abbandonato a se stesso, con i soldi raccolti ha sistemato il piccolo giardinetto all'ingresso.
Il direttore, un pittore ora in pensione, ci ha spiegato come, dopo il 1991, i cimeli siano stati accatastati in attesa che qualcuno arrivi lì a dar loro un ordine. Prima troneggiavano gli eroi della patria, l'arte del periodo comunista in primo piano. Ma ora, l'ordine non esiste piu', e le persone non sanno cosa collocare e dove.
Le vetrinette sono per lo piu' rotte e aperte, perchè "...quello che potevano prendere, l'hanno già preso..." e la gente si chiede se mai qualcuno dall'estero verrà a dare un po' di oggettività storica nella disposizione di cio' che rimane. Ci hanno fotografati, perchè "...se mai apriremo un sito, facciamo vedere come anche gli stranieri vengano qui..."... Inutile dire che la cosa mi ha fatto sorridere, ma amaramente.



Ho avuto modo di visitare anche Kruja: bellissimo il castello-museo, tenuto benissimo e completamente restaurato. Come pure il bazar esterno, una decina di negozietti con oggettistica di dubbia provenienza...credo che anche qui sia arrivato il "made in China", ahimé. Molti i turisti turchi, molti gli scatti su di una terrazza panoramica stupenda. Perchè l'Albania ha questo: paesaggi e viste mozzafiato. E l'Albania è questo: persone sorridenti e disponibili, uomini che parlano tra di loro tra colpi sulla spalla e strette di mano, partite a scacchi o domino infinite lungo la strada, bambini i cui occhi curiosi aprono il cuore fino alla commozione. Profumo di caffè, di pannocchie arrostite... papere che camminano indisturbate alla pompa di benzina finchè si fa il pieno. Ma anche due livelli di vita diametralmente diversi: i ricchi terribilemnte ricchi... i poveri, terribilmente poveri. Questo soprattutto a Tirana.
Lina...Non bastano le parole, non basta un singolo pezzo per descrivere tutto quello che abbiamo visto, vissuto... No, non basta. Ma per ora lo faro' bastare, sapendo che, se vorrete, seguiranno altri articoli piu' dettagliati. Grazie mille!

Storie di Illiri e d'Albania


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