Friday, January 30, 2009

A.GATALICA E P.MATVEJEVIC'



Nel Maggio scorso, sono andata a vedere il salone del libro di Torino.
C’era un po’ di apprensione perché il salone era dedicato ad Israele, ma per fortuna tutto si è svolto in maniera pacifica.
Io ero particolarmente incuriosita dalla conferenza stampa di Aleksandar Gatalica, scrittore serbo di Belgrado.
A dir la verità , io come tanti altri, eravamo interessati al presentatore del nuovo libro di Gatalica : Predrag Matvejevic.
Ma andiamo con ordine. Gatalica è nato a Belgrado e si è laureato in “Letteratura generale mondiale”. Ha pubblicato diversi libri ed anche alcuni saggi musicali. Qui il nostro Skender si illumina d’immenso. Attualmente lavora nella casa editrice Evropa ed è critico musicale nel “Programma 202” di radio Belgrado.
E’ venuto al salone per promuovere il suo nuovo libro : “Cento e una storia di un secolo”.
Durante la conferenza si è letto un racconto tratto da questo libro e siamo rimasti tutti affascinati da come questo scrittore racconta avvenimenti realmente accaduti , ma li mette in chiave romanzesca e li fa sembrare surreali.
Tutti gli occhi erano però puntati su Predrag Matvejevic, nato a Mostar da madre croata e padre russo. Ha insegnato lettere all’Università di Zagabria e alla Sorbona di Parigi. Attualmente insegna all’Università La Sapienza di Roma , ma fa anche parte dei saggi che a Bruxell studiano le varie culture europee e le loro possibili integrazioni.


Matvejevic è un uomo di un calibro infinito. Molte opere, molti premi e riconoscimenti, ma tutti lo ricordano per una condanna inflittagli dal tribunale di Zagabria per un piccolo articolo apparso su un quotidiano croato. Il motivo della condanna ? Matvejevic non poteva scrivere che molti poeti e letterati della ex-yu si erano resi complici, con degli scritti, della macchina di istigazione bellica dei leaders nazionalisti di Croazia, Bosnia e Serbia.
Tutto il mondo letterario si è rivoltato in maniera unanime a questa condanna. La censura è una cosa che pensavamo di altri tempi, non è possibile in democrazia. Matvejevic ha vinto in solidarietà, mentre il tribunale di Zagabria dovrebbe rivolgere le sue attenzioni ai criminali di guerra più che agli scrittori che cercano la pace.




Thursday, January 29, 2009

Lingua serbo-croata. Lezione 9

E se non vi fossero bastate tutte queste declinazioni:

I PRONOMI

Pronome Personale
IO
Nom. Ja
Gen. Mene/Me
Dat. Meni/Mi
Acc. Mene/Me
Voc. -
Loc. Meni
Str. Mnom/Mnome

TU
Nom. Ti
Gen. Tebe/Te
Dat. Tebi/Ti
Acc. Tebe/Te
Voc. Ti
Loc. Tebi
Str. Tobom

EGLI
Nom. On
Gen. Njega/Ga
Dat. Njemu/Mu
Acc. Njega/Ga
Voc. -
Loc. Njemu/Njem
Str. Njim/Njime

ELLA
Nom. Ona
Gen. Nje/Je
Dat. Njoj/Joj
Acc. Nju/Je/Ju
Voc. -
Loc. Njoj
Str. Njom/Njome

ESSO
Nom. Ono
Gen. Njega/Ga
Dat. Njemu/Mu
Acc. Njega/Ga
Voc. -
Loc. Njemu/Njem
Str. Njim/Njime

NOI
Nom. Mi
Gen. Nas
Dat. Nama/Nam
Acc. Nas
Voc. -
Loc. Nama
Str. Nama

VOI
Nom. Vi
Gen. Vas
Dat. Vama/Vam
Acc. Vas
Voc. Vi
Loc. Vama
Str. Vama

ESSI
Nom. Oni
Gen. Njih/Ih
Dat. Njima/Im
Acc. Njih/Ih
Voc. -
Loc. Njima
Str. Njima

ESSE
Nom. One
Gen. Njih/Ih
Dat. Njima/Im
Acc. Njih/Ih
Voc. -
Loc. Njima
Str. Njima

ESSI (neutro)
Nom. Ona
Gen. Njih/Ih
Dat. Njima/Im
Acc. Njih/Ih
Voc. -
Loc. Njima
Str. Njima

NOTE
La prima forma che ho scritto è la forma tonica, mentre le altre sono enclitiche. La forma tonica si usa per dare particolare enfasi alla frase o se il pronome è preceduto da una preposizione.

Pronome Riflessivo
Esiste un’unica forma, se, per tutte le persone, che hanno una propria declinazione e traduce l’italiano: mi, ti, ci, si, vi:
Nom. -
Gen. Sebe/Se
Dat. Sebi/Si
Acc. Sebe/Se
Voc. -
Loc. Sebi
Str. Sobom


Pronome Possessivo
Singolare
Maschile
Nom. Moj
Gen. Mojeg(a)/Mog(a)
Dat. Mojem(u)/Mom(e)
Acc. Mojeg(a)/Mog(a)
Voc. Moj
Loc. Mojem(u)/Mom(e)
Str. Mojim

Femminile
Nom. Moja
Gen. Moje
Dat. Mojoj
Acc. Moju
Voc. Moja
Loc. Mojoj
Str. Mojom

Neutro
Nom. Moje
Gen. Mojeg(a)/Mog(a)
Dat. Mojem(u)/Mom(u)
Acc. Moje
Voc. Moje
Loc. Mojem(u)/Mom(e)
Str. Mojim

Plurale
Maschile
Nom. Moji
Gen. Mojih
Dat. Mojim(a)
Acc. Moje
Voc. Moji
Loc. Mojim(a)
Str. Mojim(a)

Femminile
Nom. Moje
Gen. Mojih
Dat. Mojim(a)
Acc. Moje
Voc. Moje
Loc. Mojim(a)
Str. Mojim(a)

Neutro
Nom. Moja
Gen. Mojih
Dat. Mojim(a)
Acc. Moja
Voc. Moja
Loc. Mojim(a)
Str. Mojim(a)

NOTE
Secondo questo modello si declinano anche tvoj (tuo) e svoj (suo). Moj fa moj anche all’accusativo per l’inanimato.

Singolare
Maschile
Nom. Naš (Nostro)
Gen. Našeg(a)
Dat. Našem(u)
Acc. Našeg(a)
Voc. Naš
Loc. Našem(u)
Str. Našim

Femminile
Nom. Naša
Gen. Naše
Dat. Našoj
Acc. Našu
Voc. Naša
Loc. Našoj
Str. Našom

Neutro
Nom. Naše
Gen. Našeg(a)
Dat. Našem(u)
Acc. Naše
Voc. Naše
Loc. Našem(u)
Str. Našim

Plurale
Maschile
Nom. Naši
Gen. Naših
Dat. Našim/Našima
Acc. Naše
Voc. Naši
Loc. Našim/Našima
Str. Našim/Našima

Femminile
Nom. Naše
Gen. Naših
Dat. Našim/Našima
Acc. Naše
Voc. Naše
Loc. Našim/Našima
Str. Našim/Našima

Neutro
Nom. Naša
Gen. Naših
Dat. Našim/Našima
Acc. Naša
Voc. Naša
Loc. Našim/Našima
Str. Našim/Našima

NOTE
Secondo questo modello si declina anche il pronome vaš (vostro). Naš fa naš anche all’accusativo per l’inanimato. I pronomi njegov (suo di lui), njezin (suo di lei) e njihov (loro) si declinano come gli aggettivi in
ov, -ev, -in.

Pronomi Dimostrativi
Singolare
Maschile
Nom. Ovaj (Questo)
Gen. Ovog(a)
Dat. Ovom(u,e)
Acc. Ovog(a)
Voc. -
Loc. Ovom(u,e)
Str. Ovim(e)

Femminile
Nom. Ova
Gen. Ove
Dat. Ovoj
Acc. Ovu
Voc. -
Loc. Ovoj
Str. Ovom

Neutro
Nom. Ov
Gen. Ovog(a)
Dat. Ovom(u,e)
Acc. Ovo
Voc. -
Loc. Ovom(u,e)
Str. Ovim

Plurale
Maschile
Nom. Ovi
Gen. Ovih
Dat. Ovim(a)
Acc. Ove
Voc. -
Loc. Ovim(a)
Str. Ovim(a)

Femminile
Nom. Ove
Gen. Ovih
Dat. Ovim(a)
Acc. Ove
Voc. -
Loc. Ovim(a)
Str. Ovim(a)

Neutro
Nom. Ova
Gen. Ovih
Dat. Ovim(a)
Acc. Ova
Voc. -
Loc. Ovim(a)
Str. Ovim(a)

NOTE
Secondo questo modello si declinano taj (codesto) ed onaj (quello). Gli altri pronomi sono:
- ovakav (di questo tipo);
- takav/onakav (di quel tipo, tale, siffatto)
e seguono la declinazione degli aggettivi. Per l’inanimato all’accusativo si usa ovaj.

Pronomi Interrogativi e Relativi
Chi/Che cosa
Nom. Tko/Što
Gen. Koga/Čega
Dat. Kome(u)/ Čemu
Acc. Koga/ Što
Voc. -
Loc. Kom(e)/ Čem(u)
Str. Kim(e)/ Čim(e)

Quale(Chi)
Singolare
Maschile
Nom. Koji
Gen. Kojeg(a)
Dat. Kojem(u)
Acc. Kojeg(a)
Voc. -
Loc. Kojem(u)
Str. Kojim

FemminileNom. Koja
Gen. Koje
Dat. Kojoj
Acc. Koju
Voc. -
Loc. Kojoj
Str. Kojom

Neutro
Nom. Koje
Gen. Kojeg(a)
Dat. Kojem(u)
Acc. Koje
Voc. -
Loc. Kojem(u)
Str. Kojim

Plurale
Maschile
Nom. Koji
Gen. Kojih
Dat. Kojim(a)
Acc. Koje
Voc. -
Loc. Kojim(a)
Str. Kojim(a)

Femminile
Nom. Koje
Gen. Kojih
Dat. Kojim(a)
Acc. Koje
Voc. -
Loc. Kojim(a)
Str. Kojim(a)

Neutro
Nom. Koja
Gen. Kojih
Dat. Kojim(a)
Acc. Koja
Voc. -
Loc. Kojim(a)
Str. Kojim(a)

NOTE
Secondo questo modello si declina anche čiji (di chi?), mentre kakav (Quale? Che tipo?) e kolik (Quanto? Quanto grande?) seguono la declinazione degli aggettivi. Per l’inanimato all’accusativo si usa koji.

Pronomi Indefiniti
I pronomi indefiniti si possono distinguere in due gruppi, a seconda della funzione che svolgono:
- Funzione nominale: netko (qualcuno), nitko (nessuno), bilo tko (chiunque), svatko (ognuno), nešto (qualche cosa), ništa (niente), svašta (ogni cosa), štogod (qualche cosa);
- Funzione aggettivale: neki (qualcuno), nekakav (un certo), nečiji (di qualcuno), ničiji (di nessuno), nikakav (di nessun tipo), svaki (ogni), sav (tutto), bilo koji (qualunque).
I pronomi composti da tko, što, koji, čiji, kakav, kolik si declinano come i pronomi interrogativi, neki e svaki come gli aggettivi in forma determinata. Sav ha una propria declinazione:

Singolare
Maschile
Nom. Sav
Gen. Svega
Dat. Svemu
Acc. Svega
Voc. Sav
Loc. Svem(u)
Str. Svim(e)

Femminile
Nom. Sva
Gen. Sve
Dat. Svoj
Acc. Svu
Voc. Sva
Loc. Svoj
Str. Svom

Neutro
Nom. Sve
Gen. Svega
Dat. Svemu
Acc. Sve
Voc. Sve
Loc. Svem(u)
Str. Svim(e)

Plurale
Maschile
Nom. Svi
Gen. Svih/Sviju
Dat. Svim/Svima
Acc. Sve
Voc. Svi
Loc. Svim(a)
Str. Svim(a)

Femminile
Nom. Sve
Gen. Svih/Sviju
Dat. Svim/Svima
Acc. Sve
Voc. Sve
Loc. Svim(a)
Str. Svim(a)

Neutro
Nom. Sva
Gen. Svih/Sviju
Dat. Svim/Svima
Acc. Sva
Voc. Sva
Loc. Svim(a)
Str. Svim(a)

NOTE
Per l’inanimato all’accusativo si usa sav.

Monday, January 26, 2009

HRVATSKI NOGOMETNI KLUB HAJDUK SPLIT

Il Hrvatski Nogometni Klub Hajduk Split (in italiano Associazione Calcistica Croata Hajduk Spalato e noto in Italia come Hajduk Spalato) è il club calcistico di Spalato fondato nel 1911 a Praga. Tra i più famosi club croati, l'Hajduk ha vinto, prima dello smembramento della federazione jugoslava, 9 campionati e 9 coppe di Jugoslavia.

Dalla fondazione alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia Il club fu fondato, nella birreria U Fleku, il 13 febbraio 1911 da studenti di Spalato che studiavano a Praga (allora parte dell'Impero Austro-Ungarico), dopo aver assistito ad un incontro tra lo Sparta Praga e lo Slavia Praga. Questi i loro nomi: Fabjan Kaliterna, Lucijan Stella, Ivan Šakić, Vjekoslav Ivanišević e Vladimir Šore. Come nome venne scelto quello di hajduk (è un termine di origine ungherese impiegato per indicare formazioni di combattenti croati impegnati nella resistenza contro i turchi soprattutto a partire dal XVI secolo), come denominazione venne scelto hrvatski nogometni klub (italiano: società calcistica croata), e come stemma i colori storici della Croazia. L'Hajduk ha raggiunto la gloria già nella sua prima partita, quando ha battuto la squadra di calcio degli spalatini italiani, il Calcio Spalato, con un netto 9-0. Il club raggiunse i primi momenti di gloria (dopo aver raggiunto una gloria locale) a livello nazionale jugoslavo negli anni venti quando vinse due campionati jugoslavi, interrompendo in tal modo il predominio delle squadre di Zagabria e Belgrado. Nel 1930, i giocatori dell'Hajduk, con quelli di altri club croati, attuarono un boicottaggio nei confronti della nazionale di calcio jugoslava, per protesta contro la dittatura (serba) proclamata dal re nel 1929. Da ricordare, anche un fatto curioso avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Dopo l'occupazione di Spalato da parte del Regno d'Italia, il club cessò la propria attività, rifiutando la proposta della Federazione Italiana di gareggiare in Serie A. Nel 1944, la squadra e lo staff tecnico decisero di entrare clandestinamente con il nucleo di partigiani jugoslavi che avevano la propria base sull'Isola di Lissa, diventando in tal modo la squadra ufficiale dell'esercito di liberazione jugoslavo, giocando come Hajduk-NOVJ.
Dopo la creazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, i giocatori e il gruppo tecnico declinarono la proposta e le pressioni, anche dello stesso Tito, di trasferirsi a Belgrado e di diventare la formazione ufficiale dell'esercito jugoslavo. I primi anni d'oro furono negli anni cinquanta. La Prva zlatna generacija (Prima generazione d'oro) ha vinto tre campionati di Iugoslavia, nel 1950, 1952 e 1955. Dopo alcuni decenni bui, l'Hajduk ritornò alla ribalta nazionale negli anni settanta con la Druga zlatna generacija (Seconda generazione d’oro) vincitrice di cinque Coppe di Jugoslavia consecutive e tre campionati jugoslavi tra il 1972 e il 1979.

La nascita del campionato croato
Dopo la nascita della Prva HNL (la Serie A croata), l'Hajduk si è divisa con la Dinamo Zagabria (rivale storica) la vittoria finale del campionato e delle altre competizioni, vincendo otto Campionati croati (1941, 1946, 1992, 1994, 1995, 2001, 2004, 2005), quattro Coppe di Croazia (1993, 1995, 2000, 2003) e sei Supercoppe di Croazia (1992, 1993, 1994, 1995, 2004, 2005).
In Europa
Nelle competizioni europee, l'Hajduk ha raggiunto per tre volte i quarti di finale della Coppa dei Campioni, le semifinali della Coppa Uefa 1984 (vittoria contro il Tottenham Hotspur 2-1 a Spalato e sconfitta a Londra 0-1) e le semifinali della Coppa delle Coppe 1972-1973 (sconfitta contro il Leeds United, 0-1 a Leeds e 0-0 a Spalato). (Nella foto l'amichevole di agosto 2008 Hajduk-Napoli finita 1-0)

La scuola calcio
Il club è famoso, sia in ambito nazionale, che soprattutto in ottica europea per la sua ottima scuola di calcio giovanile. Moltissimi sono i campioni che si sono poi affermati in tutta Europa che sono usciti dal vivaio dell’Hajduk: Alen Bokšić (ex Marsiglia, Lazio, Juventus, Middlesbrough), Robert Jarni (ex Juventus, Real Madrid), Slaven Bilić (ex Karlsruhe, West Ham, Everton), Igor Štimac (ex West Ham), Ivica Mornar (ex Anderlecht), Milan Rapaić (Standard Liegi), Igor Tudor (ex Juventus), Ivica Šurjak (ex Udinese; Paris SG), Luka Peruzović (ex Anderlecht), Aljoša Asanović (ex Napoli), Ivan Buljan (ex Amburgo) e Zlatko Vujović (ex Bordeaux). Da ricordare, anche, che della formazione base della nazionale croata giunta terza ai Mondiali di Francia 1998, ben cinque erano usciti dalla scuola calcio dell'Hajduk.

Lo stadio
L'Hajduk gioca nel Gradski stadion u Poljudu, progettato da Boris Magaš, (meglio noto come Poljud) sin dal 1979; lo stadio venne costruito per i Giochi del Mediterraneo ospitati proprio a Spalato. Fino ad allora le partite interne venivano giocate al Kod stare plinare (conosciuto anche come Stari plac o Staro Hajdukovo). Ha una capienza di 35000 spettatori.

La tifoseria
Come non citare la mitica tifoseria dell’Hajduk, la Torcida, il cui calore è talmente elevato da meritarsi il nomignolo tipico di tutte le tifoserie sud americane. A volte questo amore trascende in veri e propri atti di follia collettiva: alcuni anni fa l’Hajduk perse a Šibenik (mi pare) 4-0 ed il martedì successivo, quando i giocatori si presentarono sul campo per la seduta di allenamento trovarono 11 fosse da morto scavate nel prato dello stadio! Palmarés
Campionati jugoslavi: 9
1927, 1929, 1950, 1952, 1954-1955, 1970-1971, 1973-1974, 1974-1975, 1978-1979

Coppe di Jugoslavia: 9
1967, 1972, 1973, 1974, 1976, 1977, 1984, 1987, 1991

Campionati croati: 8
1941, 1946, 1992, 1993-1994, 1994-1995, 2000-2001, 2003-2004, 2004-2005

Coppe di Croazia: 4
1993, 1995, 2000, 2003

Supercoppe di Croazia: 6
1992, 1993, 1994, 1995, 2004, 2005

Curiosità
L’Hajduk è una delle poche società (per quanto ne so io) ad avere un gruppo di majorette che segue ogni partita delle squadre (perché l’Hajduk è una polisportiva). Questi bei pezzi di figliole si chiamano Spalatine, e non hanno davvero nulla da invidiare alle loro colleghe americane.


Infine un po' di video:
- La Torcida canta Dalmatinac;
- Gli highlights dell'amichevole di lusso Hajduk - Napoli;
- Lo spettacolo offerto dalle Spalatine durante la partita Hajduk - Deportivo La Coruna (in sottofondo la canzone Mi smo bili, ovvero Noi siamo i Bianchi, che si riferisce ai colori dell'Hajduk);
- Infine l'immancabile video autocelebrativo della Torcida!

Che dire...VOLIM TE HAJDUČE!
Anzi chiuderò con uno dei cori da stadio che vanno per la maggiore:
Ti mož govorit kontra mene
I kontra cilog svita
Ma neću da cujen ništa
Ništa kontra Splita!

Dimenticavo la foto più importante! Le mie pantofole!!!


Thursday, January 22, 2009

Lingua serbo-croata. Lezione 8

Carissime e carissimi, dopo la bisboccia delle feste e l’immancabile influenza, il vostro affezionatissimo “professore” ritorna dal regno dei morti con:

L’AGGETTIVO
(Pridjev)

L’aggettivo serbo-croato distingue tre generi e due numeri, concorda con il sostantivo e viene declinato (e quando mai no!). Gli aggettivi maschili distinguono una forma indeterminata ed una determinata.
La forma indeterminata qualifica il sostantivo e corrisponde in italiano all’aggettivo preceduto dall’articolo indeterminativo.
La forma determinata identifica il sostantivo e corrisponde in italiano all’aggettivo preceduto dall’articolo determinativo.
Alcuni aggettivi hanno solo la forma determinata (ad esempio muški – maschile).
Gli aggettivi maschili di forma indeterminata terminano in consonante e rappresentano il tema stesso dell’aggettivo.
Gli aggettivi femminili aggiungono una –a al tema del maschile, mentre gli aggettivi neutri aggiungono una –o al tema del maschile (ad esempio zelen, zelena, zeleno).
Rispetto all’italiano, il serbo-croato ha una diversa distinzione degli aggettivi. Semplificando, si possono distinguere in tre grossi gruppi:
- Aggettivi descrittivi o qualificativi che esprimono la qualità del sostantivo (ad esempio dječak je pametan – il ragazzo è intelligente);
- Aggettivi materiali che indicano il materiale di cui è fatto il sostantivo (ad esempio stol može biti drven ili mramoran – la sedia può essere di legno o di marmo);
- Aggettivi possessivi che indicano il possessore del sostantivo (ad esempio kuča može biti bratova, sestrina, očeva – la casa può essere del fratello, della sorella, del padre).

DECLINAZIONE DELL’AGGETTIVO
FORMA INDETERMINATA
Singolare
Maschile
Nom. Bijel
Gen. Bijel-a
Dat. Bijel-u
Acc. Bijel-a/bijel-u
Voc. –
Loc. Bijel-u
Str. Bijel-im

Femminile
Nom. Bijel-a
Gen. Bijel-e
Dat. Bijel-oj
Acc. Bijel-u
Voc. –
Loc. Bijel-oj
Str. Bijel-om

Neutro
Nom. Bijel-o
Gen. Bijel-a
Dat. Bijel-u
Acc. Bijel-o
Voc. –
Loc. Bijel-u
Str. Bijel-im

Plurale
Maschile
Nom. Bijel-i
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-e
Voc. –
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im/bijel-ima

Femminile
Nom. Bijel-e
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-e
Voc. –
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im/bijel-ima

Neutro
Nom. Bijel-a
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-a
Voc. –
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im/bijel-ima

FORMA DETERMINATA

Singolare
Maschile
Nom. Bijel-i
Gen. Bijel-og/bijel-oga
Dat. Bijel-om/bijel-ome/bijel-omu
Acc. Bijel-og/bijel-oga/bijel-omu
Voc. Bijel-i
Loc. Bijel-om/bijel-ome/bijel-omu
Str. Bijel-im

Femminile
Nom. Bijel-a
Gen. Bijel-e
Dat. Bijel-oj
Acc. Bijel-u
Voc. Bijel-a
Loc. Bijel-oj
Str. Bijel-om

Neutro
Nom. Bijel-o
Gen. Bijel-og/bijel-oga
Dat. Bijel-om/bijel-ome/bijel-omu
Acc. Bijel-o
Voc. Bijel-o
Loc. Bijel-om/bijel-ome/bijel-omu
Str. Bijel-im

Plurale
Maschile
Nom. Bijel-i
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-e
Voc. Bijel-i
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im

Femminile
Nom. Bijel-e
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-e
Voc. Bijel-e
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im/bijel-ima

Neutro
Nom. Bijel-a
Gen. Bijel-ih
Dat. Bijel-im/bijel-ima
Acc. Bijel-a
Voc. Bijel-a
Loc. Bijel-im/bijel-ima
Str. Bijel-im/bijel-ima

NOTE
Gli aggettivi alla forma indeterminata non hanno vocativo.
L’aggettivo presenta nella declinazione due forme, una breve ed una lunga. Quando non è accompagnato dal sostantivo, si usa quella lunga.
Gli aggettivi uscenti in consonante palatale prendono il suffisso –eg, -em, -emu invece di –og, -om, -omu (ad esempio cattivo loš – lošega – lošem).
Gli aggettivi possessivi in –ov, -ev, -in (bratov del fratello, stričev dello zio, majčin della madre), al maschile e neutro singolare seguono la deglinazione degli aggettivi della forma indeterminata. A volte, però, ad eccezione del nominativo maschile, possono seguire la declinazione degli aggettivi di forma determinata (ma non entriamo troppo nello specifico adesso).

GRADI DELL’AGGETTIVO
L’aggettivo serbo-croato ha due forme di comparazione: il comparativo ed il superlativo. La maggior parte degli aggettivi forma il comparativo aggiungendo i suffissi –iji per il maschile, -ija per il femminile e
-ije per il neutro (ad esempio zelen verde diventa zelen–iji, zelen–ija, zelen–ije). Alcuni aggettivi monosillabi formano il comparativo in –ši:
- lak – lakši (leggero)
- lijep – lijepši (bello)
- mek – mekši (morbido)

nella formazione del comparativo possono verificarsi numerose variazioni fonetiche, cadute vocaliche ecc dovute soprattutto all’incontro ed all’assimilazione delle consonanti con la lettera J del comparativo, come ad esempio nei seguenti aggettivi monosillabi:
- Mlad – mlađi (giovane)
- Blag – blaži (mite)
- Gluh – gluši (sordo)
- Jak – jači (forte)
- Crn – crnji (nero)
- Est – češći (frequente)
- Ljut – ljući (arrabbiato)
- Brz – brži (veloce)
- Grub – grublji (rozzo)
- Tup – tuplji (ottuso)
- Živ – življi (vivo)
- Dug – duži (lungo)
- Strog – stroži (severo)
- Tih – tiši (silenzioso)

Gli aggettivi in –ak, -ek, -ok, -eo perdono nel comparativo queste finali:
- Kratak – kraći (corto)
- Dalek – dalji (lontano)
- Dubok – dublji (profondo)
- Debeo – deblji (grasso)

Eccezioni sono:
- Širok – širi (largo)
- Težak – teži (difficile, pesante)
- Gorak – gorči (amaro)
- Krepak – krepči (vigoroso)

Hanno il comparativo irregolare i seguenti aggettivi:
- Velik – veći (grande)
- Zao – gori (cattivo)
- Malen – manji (piccolo)
- Dobar – bolji (buono)

Il superlativo si forma premettendo naj all’aggettivo alla forma comparativa:
- Nov – Noviji – Najnoviji (f. Najnovija, n. Najnovije) Nuovo
- Kratak – Kraći – Najkraći (f. Najkraća, n. Najkraće) Corto
- Malen – Manji – Najmanji (f. Najmanja, n. Najmanje) Piccolo

Saturday, January 17, 2009

Le strane moderne case di Cacak


Ed eccola qui la "Cacak moderna" !
Certo non ha nulla a che vedere con i nostri palazzi occidentali di recente costruzione, ma se teniamo conto che uno stipendio medio in Serbia si aggira sui 200 euro mensili per 10/12 ore di lavoro giornaliero, capiamo che in queste case vivono delle persone abbastanza benestanti rispetto al loro target (questa parola me l'ha inculcata Riky e non me la levo più di mente!)


Gli ultimi tre piani sono stati costruiti due anni fa. Purtroppo non avevo la macchina foto il giorno dopo aver fatto questa foto, perchè alcuni muri perimetrali sono caduti giù con un boato che sembrava una bomba atomica.
Il motivo ? Era finito il cemento e avevano usato la calce !!



Quando giro per la Serbia mi fermo a leggere tutte le scritte in cirillico. Il motivo l'avevo spiegato qui: "Il cirillico e la parentesi", nel lontano 23 luglio 2008. E' incredibile.. rileggendo i post vecchi mi rendo conto che Balkan-crew è cresciuto !!!















La cosa strana in Serbia è che c'è una differenza enorme tra le parti comuni di un condominio e l'appartamento interno. Dentro tutte le case sono pulitissime, con delle belle tende e dei bei copriletti, mentre le scale e gli ascensori sono un po' lasciati a se stessi.
Non in tutti i condomini c'è un'impresa che pulisce le scale. Spesso ognuno pulisce il suo pezzo e in quanto alla manutenzione degli ascensori non so' se esista. Io ho preso l'ascensore solo una volta. Dopo quella esperienza ho sempre fatto 6 e anche alle volte 8 piani a piedi!



Ed eccolo qua il favoloso "President". Ho conservato la risposta alla mia mail che il direttore mi aveva inviato nel lontano 2002. A Cacak esistono solo due hotel. Il Beograd e il President. Uno era statale e uno privato. Naturalmente l'Hotel Beograd era meno costoso perchè statale, ma quest'anno ho trovato la sorpresa. Anche l'Hotel Beograd è divenato privato e ha pure 5 stelle !
Così penso che la prossima volta andrò all'Hotel President anche se è molto in periferia.



Thursday, January 15, 2009

„Balkanology“ esposizione a Basilea

Foto dell'esposizione di Tom Bisig, Basilea

Circa due mesi fa ho visitato l’esposizione „Balkanology“ al mueso svizzero di architettura a Basilea. Un'esposizione fatta molto bene mostrando progetti e film e probabilmente è la prima esposizione in Svizzera dedicata all’architettura nei Balcani (qui intesi come Ex-Jugoslavia e Albania). Mi ha fatto certamente piacere vedere presentata quest’architettura meravigliosa ma poco conosciuta al pubblico svizzero, anche perchè oltre all’archiettura veniva spiegato anche il contesto socio-politico, in cui è stata realizzata.

In questo post fatto su „Nothing against Serbia“ ho riassunto qualche progetto che è stato presentato.

Nonostante tutto c’è stato un’aspetto della mostra che mi ha dato fastidio. La conclusione di questa bella esposizione è la teoria che che la regio
ne dei Balcani dovrebbe scrollarsi la sua immagine „negativa“ ed i suoi problemi, adottando metodi e approcci di pianificazione più occidentali e di rendersi conto che biosgna tenere conto molto di più dell' ambiente e del territorio che è stato violato da costruzioni clandestine e inadeguate.
Questo invece è un comportamento adeguato?

Da una parte è ridicolo pretendere che un paese che ha subito delle guerre ed è stato bombardato appena 10 anni fa, con alcuni degli edifici piu significativi che sono stati distrutti, riesca a capire che cosa i teorici di urbanistica intendono con „comportamento ambientale adeg
uato“.
E dall’altra parte mi chiedo se l’immagine dei balcani è veramente „negativa“ e deve essere cambiata.
Non è proprio la diversità, l’esotismo e l’impprovisazione che viene in mente pensando alla parola „balcani“ che può avere un’enorme potenziale?
Questo "caos" urbano è veramente solo negativo?
Non è proprio questo il sentimento positivo che rapresenta questa „brand“ (chiamiamola „balkan-brand“)? Mi sembra uno strumento che può invece dare indietro ad una regione un’identità che la distingue dal resto del mondo e che sottolinea questo fascino „balcanico“.

Perchè misurare la qualità dell’architettura e della pianificazione urbana con misure occidentali?

Tuesday, January 13, 2009

Srecna nova godina 2009 !



Secondo il calendario Giuliano oggi è l'ultimo giorno dell'anno.
Buon anno nuovo a tutti i "giuliani"!
Si puo' dire ???
Bè.. buon anno a tutti da tutta la ciurma !

Le strane case di Cacak

Vi ricordate che vi avevo promesso che vi avrei servito Cacak in tutte le salse ?
Bè.. siamo solo alla seconda puntata e parliamo di case.
Non mi era mai capitato di vedere una città così "pazzerella"!
Veramente tantissimi stili diversi che rendono la cittadina molto "curiosa".
E non dimenticate le case che ci ha proposto Francesca.




































































Friday, January 9, 2009

Intervista ad Antonio Caiazza

Carissimi,
finalmente nei giorni scorsi ho intervistato Antonio Caiazza autore del libro “In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro” (ed. Instar Libri)
Sono entusiasta!
Dopo che Skender (al secolo Alessandro Zilli) m’aveva fatto una “testa tanta” suscitando tanta curiosità da parte mia, Antonio si è rivelato una persona semplicissima, davvero di ampie vedute e con una parlata che.... sembra ti stia raccontando una fiaba.


Cominciamo dal terremoto del 1980, in Basilicata e Campania.
A Novembre di quell'anno Antonio era studente, costretto (come altre migliaia di persone) a trascorrere le notti in auto a causa delle continue scosse e della casa danneggiata. Ascoltando la radio scoprì “Radio Tirana” e si incuriosì di conseguenza dell’Albania. A differenza delle altre, “Radio Tirana” criticava tutti, da est a ovest. All'epoca in Albania c'era ancora il Regime, ma Antonio, talmente incuriosito, riuscì ad entrare in una comitiva di turisti e a visitare il Paese delle Aquile!!!!


Nacque così una vera e propria passione mentre Antonio si laureava in giurisprudenza ed il popolo albanese cercava la strada della democrazia. “In Alto Mare” parla proprio di questo: della transizione dell’Albania dal Regime di Enver Hoxha ad oggi, di un popolo che dalla dittatura comunista si è messo alla ricerca di quei principi tanto agognati da ogni civiltà che dovrebbero portare alla “democrazia” e che di certo portano al capitalismo…
Fra il 1985 e la caduta vera e propria del comunismo Caiazza approfondisce la sua conoscenza dell’Albania che visita varie volte. Oggi Antonio tiene a sottolineare che vi si può andare tranquillamente in ferie con la famiglia (aggiungo una frase di Skender : - Andateci, ma andateci in fretta, prima che si occidentalizzi del tutto!!-)


Ad una recente presentazione del libro, Antonio incontra un albanese, un laureato in francese che lavora in Italia come cameriere. L’uomo gli indica un ristorantino dall’altra parte del marciapiede con la scritta “Pizzeria greca”, locale con un’ottima clientela ma non affatto greco: non ci andrebbe nessuno se si sapesse che i gestori sono albanesi!
Caiazza:
“La nostra diffidenza nei loro confronti, li ha spinti per quasi vent’anni a nascondersi, addirittura a desiderare di celare la loro identità, quasi a camuffarsi. Solo di recente, da quando la soglia dell’integrazione ha cominciato ad essere finalmente superata, si mostrano, e nascono le prime associazioni. A Trieste, ad esempio, ne è nata una di donne albanesi, un fatto doppiamente positivo e significativo. Chissà se è un caso, ma da qualche tempo, il ruolo del “cattivo” sui nostri mass media non è più interpretato dall’albanese, ma dal romeno…”.


Ancora Antonio, sui visti:
“Per molti anni l’Albania ha eretto intorno a sé alte mura di cinta per separarsi dal mondo, per isolarsi. Poi, quando gli albanesi, col loro coraggio e con la forza della Storia che cambiava in tutta Europa, le hanno abbattute, siamo stati noi europei, italiani e greci innanzi tutto, a tirarle di nuovo su e a isolare ancora questo Paese. Certo, l’Italia e la Grecia sono le nazioni maggiormente ‘scottate’ dalle fughe massicce, disordinate, forsennate dei primi anni ’90. Ma oggi l’Albania è cambiata. Anch’essa è fatta per classi sociali, anche a Tirana c’è gente che amerebbe venire in Italia solo per vedere una mostra e tornare a casa. Ma è praticamente impossibile. Questo è un danno che si fa soprattutto alla cultura: gli intellettuali (scrittori, registi, musicisti…) hanno bisogno di confrontarsi, di scambiarsi idee, spunti, suggestioni, altrimenti la cultura rinsecchisce, si atrofizza… muore. Per gli intellettuali albanesi è un’impresa ardua venire in Italia. Non come quando in Albania c’era il comunismo, ovviamente, ma un visto per Roma continua ad essere un miraggio”.


Divagando, la chiacchierata con Antonio finisce (non so bene nemmeno io come, ma sono passati 90 minuti) sulle centrali a carbone che l'Italia sta costruendo in Albania… ancora una volta uso le sue parole : “Ogni Stato fa i suoi interessi, ma non posso non dire che l'Italia stia usando l'Albania che è povera e non ha vie di uscita. Sfruttarla è tanto facile quanto immorale. Quelle centrali si faranno lì perché qui da noi nessuno le vuole, ma non daranno un solo kw all'Albania. L’Albania continuerà ad avere fame di elettricità, perché non la può comprare dai paesi vicini e perché quella che produce comunque non le basta”.

In conclusione abbiamo parlato un po’ di tutto e mi trovo d'accordo con lui nel vedere nell’Albania un paese molto moderno ed aperto. Anche lui, come Skender, ha trovato ad esempio numerosi serbi a Tirana e sottolineo che più volte le mie discussioni in vari blog sono state marcatamente volte a ribadire che gli albanesi sono un popolo pacifico e assolutamente non guerrafondaio.
Ricordo a tal propostito il post di Skender: serbi a Tirana
Antonio:
“Non ho nessuna difficoltà ad immaginare ad esempio una presentazione a Tirana di un libro sulla Serbia. Mi piacerebbe credere che fosse possibile tenere senza problemi a Belgrado la presentazione di un libro sull’Albania, ma purtroppo non ne sono altrettanto sicuro … So di certo che non sarà in eterno così”.
A tal proposito Antonio mi ha ricordato il grande concerto di Goran Bregovic a Tirana che, affollatissimo, ha dimostrato la simpatia degli albanesi per la musica del territorio della ex Jugoslavia.


Che dire di più?
Dopo Darko, il mio primo amore in questa ciurma,
Matteo, il mio secondo amore, adesso ho una nuova cotta: Antonio!!!
Sono sempre la solita: ovunque senta profumo di balkani.. mi ci butto!




Qui alcune foto che ho rubato a Skender. Grazie Ske per le foto, questa volta non te le ho neanche chieste, ma sapevo che eri daccordo (ormai ci capiamo a telepatia !)