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Thursday, August 8, 2013

Kremansko prorocanstvo





Sempre utilizzando le foto del viaggio di nozze di Ksenija... arriviamo al nostradamus serbo!
Francesca ne aveva parlato : QUI e altre notizie le trovate : QUI





Sunday, March 21, 2010

Buon Compleanno Goran Bregovic !







Oggi è il compleanno di Goran Bregovic. Non è facile fare un post su di lui, perchè su di lui c'è tanto da dire (un carriera lunghissima) ed è già stato scritto quasi tutto (i migliori si sono già espressi) e così non sto qui a ripetere quello che sapete già da wikipedia e dal suo sito officiale. Cosi qui vi propongo qualche bella foto e il suo nuovo hit!






Nato da mamma serba, padre croato,è cresciuto nei quartieri musulmani di Sarajevo.
Nella sua musica combina cantanti macedoni e bulgari, cori della chiesa ortodossa, trombe serbe, rumene e bulgare e orchestre klezmer ... Bregovic rapresenta un po' i Balcani quelli dove tutti insieme "funziona tutto e bene". Ma poi lui va oltre, perchè non si ferma sui luoghi comuni. Se è in tournée completa la sua orchestra con musicisti del posto. Esperimenta con vari stili musicali....non conosce limiti.
Infatti lui sostiene che il linguaggio della musica è l'unica lingua che capiscono tutti!



Ultimamente Goran ha fatto un video molto carino insieme a Zdravko Colic (altra legenda!!!) che si chiama Manijaci:

Zdravko Colic feat. Goran Bregovic - Manijaci - (Official Video)


Ovo je pjesma o tome kako smo ja i moj drug
isli u diskoteku da plesemo
Brega:
Manijace, manijace
da te nesto pitam (bu, ba)
ili ces da igras, ili cu da igram
Cola:
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
Manijace, manijace
cipele mi gore (bu, ba)
odavno se nije ljuljalo do zore
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
REF.
Ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
Ne brini se, javlja mi se
to ce biti dobra noc
2x
Eee, sijeva vinjak
puk’o ribnjak
Cola:
Ritam kuva, ritam voza
ritam je k’o dijagnoza
uzbudjenje, vrenje, trenje
ide mozga iscasenje
(bu, ba) a je’n, a dva
uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
(bu, ba) a je’n, a dva
Djipaj, djipaj, djipaj, djipaj, djipaj, pomahnitaj
ali, ali, ali, ali, ali, pobudali
Brega:
Radi pice, Boga mi ce
biti onih stvari (bu, ba)
Cola:
Bice kojih stvari
bice onih stvari
Cikiti, cikiti, ciki
ajde, mali, to smo uvijek znali
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci
REF.
Ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
ma, hajde, manijak
upadaj u mravnjak
Ne brini se, javlja mi se
to ce biti dobra noc
2x
Eee, sijeva vinjak
puk’o ribnjak
2x
Uj, uj, uj, uj, uj, manijaku
skaci, skaci, skaci, skaci, skaci, manijaci


Con questa canzone divertente auguriamo a Goran buon compleanno!


Tuesday, March 3, 2009

Vizit Karte





Un po' di tempo fa ho preso un taxi a Lugano. Il tassista non era poi così simpatico,ma quando mi ha lasciato davanti alla casa dei miei genitori, mentre scendevo, lui mi porse la sua carta da visita. In casa poi me la sono guardata bene, e mi trovo una delle carte da visita più deliziose che abbia mai visto. Quasi, quasi stavo per richiamare il taxi per fargli i complimenti!
Ma certo! Dragan viene dai Balcani, ecco perchè la sua carta da visita è cosi bella! Eh, si! Le carte favolose hanno una grande tradizione nei Balcani! Vi presento quelle che mi piacciono di più. Se poi voi ne avete di più belle, mandatemele, che rifaremo un post!

(Non è un post di pubblicità! mi sono chiesta se annerire i numeri di telefono, ma un po' per premiare i titolari di carte così ben riuscite, ho deciso di lasciarle così come erano)



cambio di soldi! attenzione!



Squadra antidroga! Grazie, adesso abbiamo anche capito cos'è la droga!





Questo tipo ha dei maiali maschi, se avete una scrofa da inseminare chiamate Dusan!
(Chi capisce il serbo...morirà dalle risate...io non oso tradurre!)




Spero che abbiate capito: qui sono esperti di decorazione!




Ok, niente di particolare, vende pezzi di ricambio per machine e trattori. Ma quel che mi diverte: è riuscito a provare tutte le scritture possibili su un paio di cm.q!



Questa è una delle mie preferite: Stevan si propone come bodyguard! E molto, ma molto pericoloso!




E questa è un'altra di quelle ben riuscite: l'idraulico si propone davanti alle cascate! è un genio!

Ci sarà anche la seconda parte di questo post....con altre chicche!!!


Tuesday, November 25, 2008

Prve ne pozabiš nikoli! (La prima non te la scorderai mai)




Oggi un post leggero che evocherà sentimenti di nostalgia d'infanzia da un po' di lettori: vorrei parlavi di una bevanda che mi piace moltissimo e che potrebbe essere un po' come il "Chinotto" in Italia, o la "Rivella" in Svizzera, o l "Almdudler" in Austria o (e probabilmente è l'associazione più tipica) la Coca-Cola negli USA!

Nel 1953 un certo Emerik Zelinka (un chimico del laboratorio della "Slovenijavino") creò una bevanda a base di ingredienti naturali (con una nota tipica di rosa canina, vitamina C piacevolmente acida tratta da limoni e aranci, varie erbe (11 erbe in tutto), acqua di fonte e zucchero caramelizzato.
In quel periodo era molto difficile trovare la Coca-Cola americana nella Ex-Jugoslavia socialista e cosi con la Cockta si provò a lanciare una bevanda indigena che in più non contiene ne caffeina ne acido fosforico.

Il nome Cockta pare sia derivato da Cocktail (in riferimento al cocktail di ingredienti) ma fa pensare anche al nome della bevanda da concorrenziale! Nelle pubblicità veniva un po' venduto lo stile di vita occidentale...anche qui come la bevanda di concorrenza americana. Negli anni settanta la cockta era la bevanda tipica da famiglia e all'inizio negli anni ottanta invece era la bevanda "moda" dei giovani e godeva di un successo strepitoso.
Però con il calo del socialismo e i tumulti politici (e sicuramente anche per l'arrivo di bevande estere sul mercato e anche imitazioni) la vendita della Cockta ne risentì.




Dopo il 2
000 con un immagine più studiata (con corporate identity, logo nuovo e bottiglietta nuova pur non alterando troppo l'immagine originale) la Cockta ritornò una bevanda di nuovo molto popolare. La si beve un po' ovunque nei Balcani.


Abbiamo creato un inchiesta per vedere la popolarità della Cockta tra i balcanofili di Balkan-Crew. Molimo vas: Glasajte! (Votate!)


Todays post will probably provoce some feelings of nostalgia for some 'readers: I wrote about a drink that could be compared with "Chinotto" in Italy, "Rivella" in Switzerland , "Almdudler" in Austria or (and this is the most tipical association) Coca-Cola in the USA!

In 1953 Emerik Zelinka (a chemist of the Slovenijavino laboratory ) created a beverage made of natural ingredients (with dog rose, slightly acid vitamin C from lemons and oranges, various herbs (11 herbs throughout ), Spring water and caramelized sugar. In that period it was very difficult to find american Coca-Cola in the Socialist Yugoslavia and so it was with Cockta, that a competing drink was launched and it even didn't contained caffeine or phosphoric acid.

The name " Cockta " aparently derives from Cocktail (in reference to the cocktail of ingredients) but also suggests a link to the american concurrent! In the advertising campain a western lifestyle was suggested (one more hint to Coca-Cola). In the 70's Cockta was a typical family drink, later in the early 80's it was a "fashion" drink among young people and enjoyed a great success.
But with the decline of socialism and political changes (and certainly also for the arrival of foreign drinks on the market and even imitations) the sales of Cockta were affected.

After 2000 the image was rewamped (with corporate identity, new logo and new bottle , however without altering the original image too much) Cockta returned again the very popular drink as it used to be before. The drink is sold quite everywhere in the Balkans and is exported to many countries.

On the right, we created a survey to see the popularity of Cockta among the balcan-addicts of Balkan-Crew. Molimo vas: Glasajte! (Vote!)



Saturday, November 15, 2008

Le leggende di Vilina e Rozafa, il sacrifico della donna nelle società antiche

Czech, Lech , Mech (o Rus)




La leggenda, comune a tutte le popolazioni slave, nella versione Croata di Zagorie (Krapina), narra di tre fratelli, Czech, Lech and Mech, alla ricerca di una terra ove insediarsi. In questa versione della leggenda tutte le tribù slave erano giunte nell'attuale Croazia ed erano comandate da un unico principe di nome Croat sottomesso ai romani.

Quando morì lasciò i tre figli Czech, Lech, Mech e la figlia Vilina. I tre maschi tramarono immediatamente per ribellarsi al dominio romano, ma la sorella li tradì svelando il piano al Procuratore Romano della quale si era innamorata. Fu così che i fratelli, venuti a conoscenza del tradimento, murarono la donna all’interno della torre del castello di Krapina che infatti porta ancor oggi il nome di Torre di Vilina e suo figlio dopo essere stato legato alle corna d’un bue selvatico e portato fra Veliki zlijeb e Majdinsko zrno dove fu sepolto da un eremita. Per questo motivo questo luogo si chiama ancor oggi Lepoglava che significa “bella testa” e tale nome viene attribuito alla bellezza dello sfortunato bimbo. I tre fratelli quindi decisero quindi di spostarsi ad est e dopo aver attraversato tre fiumi Czech fondò il regno ceco, Lech quello polacco e Mech quello russo.




Due sono gli elementi fondamentali di questa leggenda associata ad una concreta località: Zagorje.
Il primo è che essa identifica Croat come unico ancestrale principe dei popoli slavi.
Il secondo identifica invece il territorio croato come il punto di partenza per le dominazioni dei popoli slavi quindi che tale terra potrebbe essere quella in cui per primi si sono insediati stabilmente gli slavi.




Rozafa

La leggenda di Scutari

Una delle leggende più antiche dell’Albania è quella di Rozafa e del castello di Scutari. Essa racconta di tre fratelli impegnati nella costruzione delle mura della fortezza. Durante la notte il lavoro eseguito nella giornata crollava. I tre fratelli appresero da un vecchio saggio che le mura per essere forti e solide necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta della moglie doveva avvenire casualmente. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunità. Il giuramento di assoluto silenzio venne infranto da due dei tre fratelli che raccontarono tutto alle rispettive mogli. Fu così che toccò alla moglie del più giovane dei fratelli e madre di un bambino, portare l’indomani il pranzo. Le venne raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e il giuramento che era stato fatto fra di loro. La giovane accettò di farsi murare viva all'interno delle mura, ma pose come unica condizione che una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella, rimanessero scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.




Questa è la versione tradizionale, che tutti conoscono e si raccontano, tuttavia non si escludono altre varianti. L'umanista nazionale Marin Barleti, scutarino, ci ha, nella sua opera "Gli assedi di Scutari", raccontato quanto segue. Il nome ROZAFAT deriverebbe dalla composizione dei nomi di Roza, una giovane donna sconosciuta, e di Fa, suo fratello. I due giovani costruirono il castello in tempi remoti.

Con grande probabilità queste leggende hanno un'origine ancestrale, che si perde nella notte dei tempi, leggende vicine a quelle del diluvio universale, per capirci.

Molti di voi ricorderanno ERZEBETH BATHORY, la nobile ungherese (realmente esistita) che ha fatto una fine simile (ma siamo nel 1500), ma le vere e proprie leggende di questo tipo esistono in Marocco come in India e via dicendo...

Quello che le accomuna è "la donna murata" (che dice molto del ruolo della donna nelle società...) tant'è che Rozafa è un simbolo per le donne albanesi, preso a rappresentazione di quel "riscatto della donna" che è necessario ci sia in Albania (nel resto del mondo occidentale si è avuto col femminismo, fenomeno che ha fatto anche molti danni), paese in cui la donna è madre e capofamiglia al punto quasi di divenire la base della società albanese (ove la famiglia si possa considerare l'agglomerato sociale più piccolo di una comunità).

Ma l'Albania è un paese in cui, specie nella società rurale, la donna era al contempo schiava dell'uomo in qualche maniera "capotribù" che anche a livello familiare godeva di diritti superiori.

In tutte le società antiche l'uomo semina nei solchi dell'aratro tirato dalle vacche, la donna annaffia, la donna cura la pianta, ne raccoglie il frutto.

La donna accende e mantiene viva la fiamma, scalda la casa, allatta i figli, li cresce...

Quindi non c'è da sconvolgersi se le società vedessero nella donna un bene prezioso il cui "sacrificio", nella leggenda, poteva portare a qualcosa di grande, enormemente importante come la nascita di una cultura, di una città, di un nuovo mondo. In fondo la donna è la Genesi. "Era" per i greci era la terra, la madre.

Il sacrificio nelle società antiche è "nascita", o rinascita, è nuova vita come l'inverno marcisce gli involucri dei semi, il ghiaccio spezza i gusci delle noci e consente ai gherigli di germogliare, a primavera.

Così il capro sgozzato offerto agli dei è rinuncia del cibo, necessaria per ricevere in cambio il favore degli dei, la bona fortuna come dicevano i latini.

Il tragodòs, il canto del capro, in greco, diede il dome alla tragedia, al teatro e il mondo è il teatro dove consumiamo ogni giorno come protagonisti o come coro le nostre giornate.

Tornando a Vilina e Rozafa dunque non v'è nulla da sconvolgersi: il sacrificio della donna, che probabilmente è divenuto leggenda in seguito ad un fatto accaduto davvero, rappresenta il massimo dei sacrifici: privarsi di ciò che genera no stessi, l'umano, (ed in fondo la scelta di castità di molti ordini religiosi è qualcosa di simile) per ottenere dal fato qualcosa di immensamente superiore, per passare dallo stato "larvale" della tribù a quello di una vera e propria società e dunque di una vera e propria cultura.

Il diluvio universale in fondo non è qualcosa di molto diverso: Dio elimina il mondo per crearne uno nuovo, migliore. Ecco che invero nella leggenda del "la donna murata" diventa maggiormente protagonista l'uomo perché in tal caso non è Dio a decidere, ma l'essere umano più fautore e meno rivolto a Dio quanto osservatore della natura, del concreto, del ciclo delle stagioni, dei rapporti causa effetto.

Vi sono altri elementi comuni nelle storie di Rozafa e Vilina: il saggio ed il bambino (non comuni ad altre leggende simili).

Questo mi induce a pensare che il punto di incontro sia dunque stimabile nel periodo preslavo ovvero quello illirico... periodo che amo molto perché in esso ritrovo le origini comuni di albanesi e serbi e macedoni e croati e sloveni et.... e vi ritrovo dunque un po' le finalità del nostro blog: trovare gli accordi, i dialoghi, la comunione di quella che come chiama Lina è la BALCANIA!

Ciao a tutti!
Skender



Tuesday, October 28, 2008

Vojvodina 5 - Il famoso cervo di Apatin


La Rakija (una spece di Grappa) serba è conosciuta in tutto il mondo, e ci terrei a segnalarvi due post bellissimi di Marija sul blog "Palachinka" uno sulla produzione della Rakija qui e l'altro sulla fiera della Rakija a Belgrado qui.

Ma in questo post, vi parlerò di un altro prodotto culto della Serbia: La birra Jelen Pivo! (Jelen = cervo)

Questa birra ha fatto della piccola città di Apatin, una delle cittadine più ricche della Serbia.



L'entrata della fabbrica con le bandiere della Jelen Pivo


Apatin è una cittadina (20'000 abitanti) all'estremità nord-ovest della Vojvodina, proprio al confine con la Croazia e sta sulla riva sinistra del Danubio. Gli emigranti dalla Germania e Austria (che sotto Maria Teresa di Ausburgo si insediarono in queste zone intorno al 1748) hanno portato la tradizione di fare la birra in questa zona. Nel 1756 fu così fondata la birreria di Apatin: Aptatinska pivara Apatin.
E da li che è iniziata una storia di successo. Da inizialmente 12'000 ettolitri all'anno di produzione, oggi con quasi 1'300 impiegati se ne producono 3.5 mio. di ettolitri. Nel frattempo la proprietaria della birreria è la InBev una ditta belga-brasiliana (spesso la privatizzazione ha portato investitori dall'estero).


Il mosaico nel atrio della birreria (psst..non si poteva fotografare..)




La fabbrica a prima vista sembra un composto di casette in tipico stile della Vojvodina, ma dietro ci sono i silos e le sale di produzione. Quest'industria che si trova in centro città (a due passi dalla zona pedonale) lavora 24 su 24 ore.
La produzione è di attualmente 3.5 mio di ettolitri. Živeli! (cin-cin)

Se telefonate prima e riuscite a mettere insieme un gruppetto di almeno 10 persone, vi fanno un "tour" per la fabbrica, con varie dimostrazioni, degustazioni e regalini!
Tutto gratis!



Sulla pagina web della Aptainska Pivara, potete mandare film o foto di voi con una "Jelen Pivo" e loro ogni mese scelgono un vincitore...quindi se vi trovate in Serbia ordinate una "Jelen" (non ci sarà bisogno di dire birra...) e non dimenticatevi di farvi fotografare....
Si può vincere una buffa poltrona sacco gialla con il logo dell a birra. (io preferirei uno degli ombrelloni giganteschi da mettere in giardino...)

Anzi, se avete delle belle foto di voi con della birra balcanica (tutte le marche, questa non deve essere una pubblicità...)...mandatele che ne faremo un bel post!


La "Jelen Pivo" è la birra più popolare di Serbia

Se non ci credete che la "Jelen Pivo" è veramente buona...guardatevi questo test fatto da una rivista tedesca.....



Sunday, September 28, 2008

Gastarbajterske Kuće







Una cosa strana ma anche divertente, che mi incuriosisce sempre quando vado in Serbia, sono le case che si costruiscono i "gastarbajteri" ovvero i "lavoratori ospite" (che dalla parola tedesca 'Gastarbeiter', nei Balcani, ne hanno fatto una vera parola). Se all'inizio andare nell'occidente capitalista a guadagnare soldi era disprezzato dal cittadino comunista modello, oggi è una necessità vera e propria per portare soldi alla propria stirpe. In Svizzera, per esempio, la maggioranza dei 'Gastarbajter' provengono dal Kosovo e dall'est della Serbia, le zone dove non c'è assolutamente lavoro.

La vita che vivono nel paese ospitante è piena di sofferenze. Sono lontani dalla patria e dalla loro cultura, certi anche lontani dalla moglie e figli, fanno lavori duri, non sani e mal pagati, abitano magari in baracche, confrontati con razzismo e lingua straniera da imparare sotto pressione e tanti altri svantaggi che la vita, in un paese che si sceglie solo per motivi economici e non perchè ci si sente attratti, può avere. Così l'unica consolazione è di tornare in patria con un macchinone da invidia e di costruirsi una casa che sembra un castello. Se già uno per esempio in Germania deve stare peggio del più sfortunato dei tedeschi almeno a casa, per esempio in un paesino dell'est della Serbia, può essere quello che sta meglio di tutti.

E allora costruzioni enormi, marmo a go go, staccionate copiate a Versailles, colonne e colonnine di tutti gli stili combinati insieme, dettagli classicisti combinati con decorazioni barocche...e chi più ne ha più ne metta.


In verità i primi Gastarbajter che portavano soldi a casa, facevano anche un sacco di atti altruisti: a parte sostenere varie famiglie e parenti, facevano magari asfaltare la strada che raggiungeva il villaggio, oppure portavano la corrente elettrica o costruivano il serbatoio per l'acqua per un intero quartiere.
Nel villaggio da dove viene mio marito, per esempio, uno che ha lavorato tutta la vita in Svizzera, si è costruito la casa grandissima...ma poi il pianterreno l'ha messo a disposizione del villaggio come ambulatorio (equipaggiato anche di ambulanza). Al giorno d'oggi sono pochi i "gastarbajter" comuni che fanno dei gesti generosi per la comunità. Adesso la tendenza è di costruirsi un "castello", fare i cafoni con machine nuove ogni anno e sbattere in giro soldi al Kafana.
Per fortuna non tutti! Per esempio Emir Kusturica che ha vissuto a Parigi ha costruito un intero villaggio in stile etnico serbo (ne ho parlato qui) nelle montagne della Mokra Gora per dare un aiuto all'industria del film indipendente. E lui avrebbe avuto i soldi per costruirsi Buckingham Palace nella zona più cara di Belgrado se voleva!


COME SONO ANDATE LE COSE A SREBRENICA

  Quello che i media non vi dicono