KOSOVO - LA CONDANNA DI THACI E DEI CAPI DI UCK COLPEVOLI DI CRIMINI DI GUERRA E TRAFFICO DI ORGANI DI PRIGIONIERI SERBI E ROM, CHIUDE UN LUNGO CAPITOLO DELLA STORIA DELLE GUERRE BALCANICHE.
Finora, come al solito la narrazione era stata di parte ed ora è venuto il momento di fare il punto.
Molti mi hanno scritto in queste ore chiedendomi di riassumere la storia del conflitto del 1998-1999 perchè erano troppo giovani e non sono informati. Specialmente i miei studenti che si sono appassionati alla Storia Contemporanea dopo aver letto il mio libro e ascoltato le lezioni tenute in varie scuole superiori sui temi dell'attualità.
Ecco per tutti loro un riassunto breve ma succoso dei fatti che hanno portato all'indipendenza del Kosovo e alla condanna dei capi della guerriglia albanese che hanno preso il potere grazie al supporto della NATO.
La questione è complessa....nella ricostruzione oggettiva bisogna riconoscere tre fasi: nel febbraio del 1998 arrivai a Pristina ed ebbi modo di documentare l'inizio dello scontro tra gruppi di guerriglieri dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), basato nell'area di Drenica, e reparti dell'Esercito della Federazione Jugoslava. In quel momento e fino all'agosto del 1998, l'UCK era nella lista nera degli USA, un gruppo terroristico al pari di Hamas o di Daesh. Sul campo era chiaramente evidente la supremazia dell'esercito jugoslavo ed avvenivano numerosi massacri di civili nei villaggi albanesi. A Pristina la repressione poliziesca era durissima ma la questione non aveva ancora raggiunto i grandi network. Sembrava la coda di un conflitto inter etnico tipicamente balcanico.
Nel giugno del 1998 avvenne un colpo di scena che ribaltò completamente la situazione. Nel villaggio di Junik avvenne un incontro segreto tra il diplomatico USA Richard Holbrooke e i leader dell'UCK capitanati da Thaci. Alla fine dell'incontro Holbrooke dichiarò che gli USA sposavano la causa dell'UCK e che avrebbero sostenuto con ogni mezzo l'indipendenza dei kosovari di etnia albanese contro Milosevic. A quel punto la guerra s'inasprì. JNA iniziò a a compiere ampi rastrellamenti e massacri di guerriglieri e di civili. Migliaia di civili kosovari si rifugiarono sulle montagne (tutto documentato). Aiuti in armi e intelligence furono costantemente garantiti da USA, Germania e dalla potente diaspora kosovara che viveva in Svizzera. Militarmente JNA era superiore ma aumentò la resistenza e gli scontri selvaggi. Nei primi giorni di gennaio del 1999 la repressione da parte di JNA divenne sempre più dura fino a giungere a degli ultimatum da parte degli USA e della NATO che dissero ufficialmente che non avrebbero sopportato altre stragi di civili. E così si arrivò al casus belli, l'incidente voluto da UCK e USA per determinare l'intervento NATO (senza l'egida dell'ONU). Il 15 gennaio 1999, nel villaggio di Raçak, vicino a Pristina avvenne apparentemente un massacro di civili albanesi. Alla mattina presto del giorno dopo, in modo del tutto inusuale, il capo della Missione OSCE convocò tutti i giornalisti stranieri a Raçak per mostrare gli effetti della strage. Quando vidi i cadaveri mi resi conto che le vittime erano morte da tempo, i vestiti non erano forati da pallottole, sembrava una messa in scena, alcuni sembravano estratti da una tomba.
Il carrozzone mediatico riportò tutto senza fare domande e lanciò la notizia in tutto il mondo. La trappola era scattata. Io non scattai una foto e me ne andai disgustato. Il giorno dopo la notizia stava nelle headlines di tutti i media e il Presidente Clinton dichiarò l'intevento della NATO per reprimere le violenze perpetrate dall'Esercito di Milosevic sulla popolazione del Kosovo. Non furono ammesse autopsie sui corpi che avrebbero potuto comprovare i miei dubbi.
Il 24 marzo alle ore 20 iniziarono 78 giorni di bombardamenti della NATO su Serbia e Kosovo e poi arrivò l'invasione di terra. La Serbia di Milosevic era sconfitta ma se esaminano con attenzione le clausole degli Accordi di Kumanovo, si evince che le forze NATO avrebbero dovuto pacificare la regione assicurando il ritorno dei profughi albanesi fuggiti in Macedonia e Albania a causa della pulizia etnica.
In realtà a Kumanovo era stato deciso che i confini del Kosovo sarebbero rimasti sotto il controllo della Serbia garantendo una protezione dei famosi luoghi di culto serbo-ortodossi di Pec e Decani. Nei mesi successivi si scatenò la vendetta dell'UCK contro i civili serbi rimasti nella varie enclave. Oltre 100 monasteri ortodossi furono distrutti sotto gli occhi delle truppe della NATO.
Più di 200mila serbi se ne andarono per sempre a nord, in Serbia verso Nis e Belgrado. Milosevic era sconfitto e a breve sarebbe stato destituito e processato.
Il 17 febbraio del 2008 venne dichiarata l'indipendenza del Kosovo e Hashim Thaci, capo dell'UCK, prendeva pieni poteri. La sua cricca, oggi condannata dalla Corte de L'Aja per crimini di guerra e traffico di organi di prigionieri serbi, iniziò a comandare senza scrupoli controllando anche i traffici di stupefacenti provenienti dall'Afghanistan. (tutto dimostrato). Nel frattempo arrivava il premio per gli USA che avevano messo al potere la banda dell'UCK. A 70 km da Pristina venne costruita la la base strategica USA di Camp Bondsteel. Un pezzo d'America nei Balcani del sud. E' stato provato da indagini di una commissione del Consiglio d'Europa che da Camp Bondsteel passavano i prigionieri di Al Qaeda e i talebani catturati in Afghanistan. La missione di pacificazione per conto dell'ONU capitanata al francese Bernard Kouchner venne pesantemente criticata a causa della palese fratellanza dimostrata coi capi dell'UCK. Il Kosovo resta una regione spaccata dall'odio inter etnico e in cui manca una totale volontà di pace e avviamento di attività economiche. In queste condizioni non è possibile alcun futuro florido gli incidenti di percorso saranno sempre possibili. L'entrata in Europa è esclusa.
Livio Senigalliesi

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