Monday, September 29, 2008

VULKANIZER RIZZARDO CACAK

Come avevo anticipato in un commento, l’intervista a Giorgio Rizzardo è stata divertentissima.
I miei amici mi avevano detto che c’era un italiano a Cacak.


Dato che io dico sempre che voglio trasferirmi la e tutti mi dicono che stanno facendo carte false per scappare da la, volevo proprio conoscere questo italiano pazzo come me.
Da Giorgio mi ha portato il mio amico Dejan con la sua Mercedes tedesca euro 0. In balkania si puo’ inquinare come e quanto si vuole e questo lo sa bene l’America che non sapeva dove mettere l’uranio e ha detto : to’.. nei balkani si puo’ inquinare.. dobro dobro.


Così ho cercato e ricercato Ulica Gavrilo Princip contro il parere di tutti quelli che mi dicevano che questa strada non esisteva e quando l’ho trovata ho chiesto a Dejan di venirmi ad aiutare.
Ma Dejo mi ha detto tranquillamente : vai pure a fare brutte figure col tuo serbo tanto tu poi parti. Io se accompagno una amica pazza rimango qui per sempre con questa nomina.
E così Dejo mi aspettava in macchina.
Io avevo già mandato un mesetto fa una lettera scritta in tre lingue nella quale chiedevo il permesso per l’intervista.
Avevo anche masterizzato il nostro blog in maniera che Giorgio pensasse ad una cosa seria.
Quando sono arrivata l’officina era piena di uomini. Sono riuscita a chiedere in serbo chi era Giorgio ed era il più carino (dobro dobro). Mi sono presentata e lui ha detto : ah.. quella pazza della lettera!


Così abbiamo iniziato l’intervista. Ragazzi.. sapete quando vi sentite una “sranje” e non ricordate più niente della grammatica, dei casi, dei verbi ?
In quel momento mi è venuto in mente il mio prof. Ivan di Novi Sad e ho pensato : Svetac Ivan me pomoci brzo ?
Ma niente da fare.. non riuscivo a porre domande e anche Giorgio parlava serbo troppo in fretta.
M’è venuta una tale rabbia che ho preso il telefono e ho chiamato Dejo che aspettava fuori in macchina. Ho parlato in inglese, ma probabilmente ero molto incavolata e chissà cosa ho detto.. non mi ricordo neanche più.
Allora Giorgio calmo come non so cosa mi ha detto in un perfetto inglese : ma potevi dirlo prima che parlavi inglese.. sembravi ancora più matta a gesticolare in serbo !
Subito dopo è arrivato Dejo e gli ho detto : Grazie amico.. adesso ho risolto senza di te.


Allora Dejo ha detto : bene.. mi posso controllare le gomme dell’auto ?
Di solito voglio bene ai serbi.. non sò perché in quel momento li avrei bruciati tutti ..
Finalmente è cominciata l’intervista ! Giorgio mi ha chiesto se doveva ripetere tutto da capo in inglese e io ho detto : si.. ti prego.
Vengo così a sapere che suo nonno, che abitava dalle parti di Verona, ha preso moglie e figli ed è andato a vivere in balkania (all’epoca di Tito !).


A quell’epoca c’era molto benessere e la famiglia ha subito fatto fortuna. Il padre di Giorgio è morto, ma Giorgio puo’ testimoniare che era innamorato di Cacak e della Serbia. Aveva sposato una serba e non ha mai parlato dell’Italia. Stava troppo bene ed era integrato nella cultura balkanika.


Però il padre di Giorgio non ha visto le bombe del 1999.
Su questo argomento tutti i serbi sorvolano. Nessuno ne parla. E’ un dolore troppo grande e troppo recente. Chiunque ha visto morire qualcuno o ha avuto un lutto in famiglia.
Anche con Giorgio io ci ho provato, ma ho dovuto subito desistere..


Pero’ sono stata tanto contenta di aver fatto questa intervista. Mi spiace che Giorgio vedrà solo le figure e non capirà un gran che.
Alla domanda : vorresti vivere in Italia, mi ha risposto . Zasto ? Perché ?

Sunday, September 28, 2008

Gastarbajterske Kuće


Una cosa strana ma anche divertente, che mi incuriosisce sempre quando vado in Serbia, sono le case che si costruiscono i "gastarbajteri" ovvero i "lavoratori ospite" (che dalla parola tedesca 'Gastarbeiter', nei balcani, ne hanno fatto una vera parola). Se all'inizio andare nell' occidente capitalista a guadagnare soldi era disprezzato dal cittadino comunista modello, oggi è una necessità vera e propria per portare soldi alla propria stirpe. In Svizzera, per esempio, la maggioranza dei 'Gastarbajter' provengono dal Kosovo e dall'est della Serbia, le zone dove non c'è assolutamente lavoro.

La vita che vivono nel paese ospitante è piena di sofferenze. Sono lontani dalla patria e dalla loro cultura, certi anche lontani dalla moglie e figli, fanno lavori duri, non sani e mal pagati, abitano magari in baracche, confrontati con razzismo e lingua straniera da imparare sotto pressione e tanti altri svantaggi che la vita, in un paese che si sceglie solo per motivi economici e non perchè ci si sente attratti, può avere. Così l'unica consolazione è di tornare in patria con un machinone da invidia e di costruirsi una casa che sembra un castello. Se già uno per esempio in Germania deve stare peggio del più sfortunato dei tedeschi almeno a casa, per esempio in un paesino dell'est della Serbia, può essere quello che sta meglio di tutti.

E allora costruzioni enormi, marmo a go go, staccionate copiate a Versailles, colonne e colonnine di tutti gli stili combinati insieme, dettagli classicisti combinati con decorazioni barocche...e chi più ne ha più ne metta.


In verità i primi Gastarbajter che portavano soldi a casa, faccevano anche un sacco di atti altruisti: a parte sostenere varie famiglie e parenti, facevano magari asfaltare la strada che raggiungeva il villaggio, oppure portavano la corrente elettrica o costruivano il serbatoio per l'acqua per un intero quartiere.
Nel villaggio da dove viene mio marito, per esempio, uno che ha lavorato tutta la vita in Svizzera, si è costruito la casa grandissima...ma poi il pianterreno l'ha messo a disposizione del villaggio come ambulatorio (equipaggiato anche di ambulanza). Al giorno d'oggi sono pochi i "gastarbajter" comuni che fanno dei gesti generosi per la comunità. Adesso la tendenza è di costruirsi un "castello", fare i cafoni con machine nuove ogni anno e sbattere in giro soldi al Kafana.
Per fortuna non tutti! Per esempio Emir Kusturica che ha vissuto a Parigi ha costruito un intero villaggio in stile etnico serbo (ne ho parlato qui) nelle montagne della Mokra Gora per dare un aiuto all'industria del film indipendente. E lui avrebbe avuto i soldi per costruirsi Buckingham Palace nella zona più cara di Belgrado se voleva!

Friday, September 26, 2008

Demonstracija u Beogradu

Vi chiedo scusa se tardo un po’ nel parlare di Cacak…
Avrei ancora tante cose da dire, ma ho anche fatto una promessa e ogni promessa è debito…
Quest’anno ho solo visto due posti interessanti a Belgrado : San Sava e Skadarlija…


San Sava è la chiesa più grande tra le chiese ortodosse.


Skadarlija è una antica strada che può essere paragonata a Montmartre di Parigi.
Naturalmente ne parleremo meglio in seguito.
In questo post vi vorrei parlare dei dimostranti che ho incontrato nel centro di Belgrado.
All’inizio avevo un po’ paura di loro. Poi mi sono fatta coraggio anche perché sono arrivati tanti giornalisti.
Facendo una fatica tremenda ci siamo scambiati qualche parola in serbo.


Quello che non ho capito in quel momento, l’ho capito in seguito con l’aiuto di Riccardo che aveva letto un post su B92.
In pratica i dimostranti erano gli ex riservisti del Kosovo rimasti senza lavoro e mai pagati, nemmeno nel passato.
Loro vengono a vedere il nostro blog ed ecco perché vorrei prima parlare di loro e poi parlare delle nostre cose.


Per loro è questione di vita o di morte. Non esagero dicendo questo perché almeno 7 di loro hanno iniziato una forma di digiuno che ne ha già portato uno in condizioni disperate e si teme per la sua vita.


Un taxista (Sasa) mi ha confidato che anche lui faceva parte dei riservisti e mi ha mostrato il documento militare.
Ho chiesto se potevo fotografarlo e si è arrabbiato. Allora ho dovuto fare qualche passo indietro e chiedergli le sue opinioni.
In pratica mi ha detto di essere stato fortunato nel trovare lavoro come taxista; anche se guadagna poco.. ma è sempre meglio di niente.
Ai dimostranti ho espresso sostegno e ho promesso che avrei parlato di loro, qui, nel nostro blog.
Mi hanno chiesto perché lo faccio e non sapendo come rispondere ho detto che il mio cuore e la mia anima sono serbi e sono la, anche quando la mia persona non c’è.
Quando poi leggo, sul blog di Alf, che lui ha viaggiato con un criminale dell’U.C.K., che per gioco ha ammazzato una intera famiglia ai bordi della strada, mi chiedo che ne sarà dei balkani…
Mi chiedo anche che ne sarà dell’Italia con tanto odio e razzismo che predicano in tv.
Su un blog balkaniko ho incontrato una persona che parlava di secessione del tri-Veneto dall’Italia.
Ma vi rendete conto ? Noi siamo qui a parlare di cultura di persone dilaniate dal dolore e qualcuno vorrebbe ripetere la stessa storia anche in Italia!

Sunday, September 21, 2008

G I B A N I C A



La Gibanica per la Serbia è un po' come la Pizza per l'Italia...più che una ricetta è un simbolo di identità culinaria. C'è da dire che anche per la Gibanica vale quel che potrei dire per tante altre ricette dei balcani, le origini sono sempre due: o influsso dell'impero ottomano oppure dell'impero austro-ungarico. E poi ci sono varie sfumature ai diversi influssi.
Ci sono varianti con altri nomi in tutti i paesi dei balcani...e quasi ognuno sostiene di esserne l'inventore, e a noi non importa tanto questo...ci interessa di più mangiare un bel pezzo di...appunto: G I B A N I C A.


Questa ricetta l'ho ricevuta dal mio cognato Darko, che a casa sua è lo 'šef' della Gibanica. La ricetta però l'ha sviluppata la sua zia Gordana che vive a Monaco di Baviera, e quindi ha dovuto arrangiarsi a trovare modo di fare la Gibanica senza avere il Kajmak serbo oppure il "domaci sir" il formaggio casareccio serbo. Così questa è la Gibanica della diaspora.


Ingredienti

500gr di pasta "phyllo" o "kore za pitu" (questa al contrario del Kajmak la si può trovare qui in occidente, per esempio in negozietti turchi)

300gr di formaggio di tipo 'feta'

3 uova

1 bicchiere di acqua minerale gasata
1-2 dl di panna liquida
olio di semi di girasole
(se la feta non è molto salata si può aggiungere anche un po' di sale)


Sbriciolare la feta in una bacinella, e aggiungere la panna, un po' di olio, le uova e l'acqua e poco olio.
Poi sistemare 1 foglio di 'kore' in una teglia,spennellarlo con un po'di olio, metterne su un'altro, rispennelare con olio e coprire con un 3 foglio. Stenderci su qualche mestolo di ripieno e ricominciare con 3 fogli di pasta. Andare avanti cosi finche alla fine si finsisce con lo strato di pasta.

Personalmente io con questo metodo faccio 6 rotoli di pasta con ripieno e li sistemo a modo di lumaca nella teglia, ma credo che sia più lo stile del burek bosniaco di arrotolarlo così......

Adesso si spennella il tutto con un misculio di olio e acqua minerale (questo fa diventare croccante la Gibanica) e la si passa in formo (180gradi/40min ma che sia bella dorata).
Fare raffreddare un'attimo e servire...buonissima anche fredda.


Andrebbe mangiata con lo jogurt da bere (per ottenre una bevanda simile allo jogurt serbo da bere) io mischio un bichiere di jogurt bifidus/acidophilus e uno normale bianco, aggiungo un goccio di acqua minerale gasata e lo sbatto per qualche minuto.



Gibanica is for Serbia like Pizza for Italy...it's not just food..it's a symbol! For most of the balkan food its origins are influenced either from the ottoman or the austro-hungarian empire. And then there are a lot of local variations. There is the Serbian Gibanica and of course there are variations with other names in other balkan countries, and almost every country claims to be the real inventor of this dish.

The Serbian Gibanica is made with Domaci Sir or Kajmak, but in the diaspora you won't find Kajmak or authentic serbian homemade cheese. So I have here a recipe that my Brother-in-Law Darko gave me. It's from his aunt Gordana who lives in Munich and found out how to make a satisfying Gibanica without Kajmak or "domaci sir" the serbian cheese: here is "the Diaspora-Gibanica"


Ingredients

500gr "phyllo" dough

300gr feta cheese crumbled

3 eggs

1 glass of sparkling mineral water

1-2 dl cream

seed oil

(if the cheese is not very salty you can add some salt)


Mix the cheese,eggs,water, cream and a little oil together.
Place 2 sheets of phyllo in pan. Brush it with oil between them. Spread about 6 large spoons of mixture on top. Repeat and continue to layer with cheese mixture until 2 sheets of phyllo are left. Add last two sheets on top and brush it with a mixture of oil and mineral water (this gives a crispy Gibanica). Bake it about 40 min at 180 degree or until golden. Cut into squares and serve warm.

It's wonderful to eat with jogurt, and here I tested how to make a drink (with ingredients I can buy in Switzerland) like the jogurt that is sold in Serbia.

Thursday, September 18, 2008

Fumetti dai Balcani - Stripburek


Vero mi ha dato lo spunto per questo post perchè si è persa Zograf ad Ancona qui!

Stripburek era un edizione speciale della rivista "Stripburger" (rivista legendaria di fumetti slovena fondata nel 1992). Stripburek rapresentava i "fumetti dall'altra Europa" cioè un antologia dei Fumetti dell'Est. Nessuno vuol togliere a Bruxelles il titolo di "capitale del fumetto" e nessuno vuol negare alla Francia lo status die "Paese dei Festival del fumetto" si tratta semplicemente di far conoscere un paio di personaggi del mondo dei "Comics" neil balcani. La redazione è a Ljubljana, ma su "Stripburek" hanno pubblicato fumettisti da tutte le zone dei balcani. Qui l'intero indice della pubblicazione e qui il blog del sito di Stripburger. Ma chi sono i fumettisti dei balcani? Ve ne presento un paio:

Matej Kocjan



Matej Kocjan, sloveno, che usa lo pseudonimo Koco, studia pedagogia dell'Arte all'università di Ljubljana. I suoi primi fumetti furono pubblicati su Stripburger poi diventò lui stesso editore della rivista, per la quale non solo disegna nuovi fumetti ma rivista e pubblica i fumetti degli altri.
I suoi lavori li trovate su Stripburger e sul suo sito.


Aleksandar Zograf



a.k.a Sasa Rakezic è uno dei più conosciuti: con grande talento ritratta la confusione emozionale e le assurde condizioni della Ex-Yugoslavia in modo tragico ma con un pizzico di "humor".
Nel 1999 durante i bombardamenti NATO su Serbia&Montenegro scriveva delle e-mail creando cosi il suo diario di guerra. Nel 2001 pubblicò le email e i disegni nel libro "Saluti dalla Serbia" che vien tradotto in varie lingue.
I fumetti di Zograf vengono pubblicati ogni settimana in Serbia dalla rivista belgradese “Vreme”. Osservatorio Balcani propone la versione in italiana scaricabile qui. Sono anche raccolti da Black Velvet nella serie di volumi "Appunti - Un anno con Aleksandar Zograf" da ordinare qui. Le e-mail del diario di guerra si possono leggere qui e il suo favoloso sito web è qui.

Zograf e sua moglie Gordana Basta hanno realizzato dei fumetti ricamati (disegnati da lui, ricamati da lei)

Maja Veselinovic


Maja Veselinovic vive a Belgrado. Lavora come illustratrice, designer e fumettista freelance , pubblica regolarmente i suoi lavori in riviste specializzate e collabora come volontaria per il "webzine" Pionirov Glasnik. Ama gli animali (specialmente i gatti) e ha un sito web molto bello. Visitatelo qui.


Wostok


a.k.a. Danilo Milošev a.k.a. Mediocre è un fumettista die Vršac, che ha suscitato un'interessante fama con il fumetto: " Ilegalni imigranti affair" pubblicato solo su internet e dichiarato il peggiore fumetto dell'intera Serbia dal temuto critico di fumetti Dejan Stojijković.
Una chiamata del musicista/artista Rambo Amadeus (il quale chiese a Wostok se poteva far stampare "Ilegalni imigranti affair") bastò per fare cambiare l'opinione su quel fumetto: adesso "Ilegalni imigranti affair" viene considerato un ottimo fumetto di classe elevata.....
Leggetelo e decidete voi (trovate il fumetto su
l sito di Stripburger da scaricare)!

Wostok è conosciuto anche come editore dello "fanzine" Krpelj (che vuol dire Zecca) e pubblica spesso i suoi lavori su Stripburger. Anche lui collabora per Pionirov Glasnik. La collezione dei suoi lavori l'ha pubblicata con Nabor Devolaz sull'album 'Nikad Se Ne Zna' (non si sa mai).

Tuesday, September 16, 2008

La passione di Alf

Continua con un successo incredibile lo spazio dedicato a voi lettori.
Bravissima Francesca che ha intuito la vera ricchezza di Balkan-crew: voi che ci leggete tutti i giorni (grazie, hvala, thank you so much!).
Così adesso abbiamo diversi posts in coda, ma vi acconteteremo tutti con un po' di pazienza. Potete anche scriverci nella vostra lingua madre, perchè ci siamo attrezzati per tradurre tutto, anche il greco.
Abbiamo pensato di chiedere a qualche amico di raccontarci come è nata la passione per il balcani. Tutti ci hanno risposto che lo avevano già fatto e così siamo andati a prendere le loro prime emails.
Molti ci hanno chiesto di poter riscrivere il pezzo controllando gli errori, ma in un caso non lo abbiamo permesso.
E' stato nel caso del racconto di Alf, un ragazzo che tutti vorremmo come figlio, come cugino, come fratello, come amico. Un ragazzo d'oro.
Anche il mio martirio è entusiasta e mi dice sempre: che bello ! in un blog balcanico tanti apprezzamenti ad un mio compaesano calabrotto !!!



"…e poi, in mezzo, sopra e dentro tutto ci sono i balcani..difficile da spiegare..potrei iniziare con una storiella: da piccolo ero affascinato da una foto che stava alla voce "jugoslavia" dell'enciclopedia dei ragazzi De Agostini..avrei scoperto anni dopo, affascinato, che era il punto dove la Sava incontra il Dunav..quella foto, quella città Belgrado, mi affascinava, sembrava lontana dal mio mondo, una meta da sognare..la guardavo e la riguardavo..ed istintivamente tutto ciò che era jugoslavija mi affascinava..



pensate che io ricordo ESATTAMENTE come se fosse oggi il momento in cui ho saputo che Tito era morto..era il 4 maggio del 1980 (giuro non ho bisogno di andare su google per vedere la data!!!) e stavo entrando in macchina, uscendo da scuola; mia mamma con una sua collega maestra commentavano la morte di Tito e il timore che potesse succedere qualcosa (erano i tempi della guerra fredda..) ed io posando la cartella e sedendomi in macchina pensai che io se ci fosse stata la guerra sarei stato dalla parte degli jugoslavi..ricordo il tempo che faceva, un tempo triste e grigio nonostante il maggio calabrese...ma il bello è che io quel giorno avevo 6 anni e 2 giorni!!!



solo dopo, anni dopo, dopo migliaia di pagine lette, e documentari, e viaggi, e film, avrei capito quanto quel giorno segnava l'inizio del destino amaro e tragico della fine della jugoslavija..un paese troppo bello per esistere davvero..(questa è più meno la dedica che kusturica fa alla jugoslavija all'apertura di underground se non erro..)



tutto cio' che è legato alla jugoslavija ha qualcosa di magico, come se davvero gli elfi mi parlassero..scherzando io dico che è tutta colpa dei miei, che mi hanno concepito in viaggio di nozze, in jugoslavija appunto..(dai racconti di mia mamma probabilemte a dubrovnik!)


crescendo questa passione si è alimentata: con la politica, con la geografia (c'è qualcosa di paragonabile al montenegro per bellezza su tutta la costa mediterranea??) col cinema di kusturica e con miliardi di altre cose..

forse ho scritto troppo..ma quella domanda (perchè la passione per i balcani?) apre un rubinetto di parole per me..che non si prosciugherà mai!!!!"

Alf

Monday, September 15, 2008

Perché partirò per la Serbia

Questo è un post un po' atipico... di quelli che non faccio solitamente. Quello che mi è successo da circa un'anno ha per alcuni versi dell'incredibile.
Circa un anno fa ho conosciuto per caso su internet una persona che
col tempo sarebbe diventato un amico che abita a Belgrado.
Inizialmente, come molti contatti che si hanno su internet ci si
parlava di tanto in tanto fino a quando lui non si è preparato per festeggiare la sua Slava. Ed è allora che ho cominciato a fare le mie prime domande.
Quello, diciamo, è stato l'inizio di tutto.
In precedenza avevo già avuto, anche per motivi di lavoro, contatti con persone dei Balcani (principalmente della Slovenia e della Macedonia). Ma non avevo mai approfondito troppo la loro conoscenza.

Quando ho cominciato a sapere di più sugli usi e custumi serbi ho
cominciato a scoprire un mondo nuovo.

Fino al quel momento la Serbia,
pur sapendo cos'era e dove si trovava, rimaneva un "punto di domanda" geografico... conosciuta solo per quello che ci era stato detto e per quello che ci era stato fatto vedere nel 1999 con la guerra del Kosovo. Rimaneva comunque su di loro la nomea di "cattivi".
Piano piano, ora dopo ora di conversazione e documentandomi ho cominciato ad interessarmi a loro, sui loro punti di vista, sulle loro tradizioni su quello che a loro piace o non piace. Spesso mi sono trovato d'accordo su quello che pensavano... altre volte no.
Penso sia nomale.


Comunque ho cominciato a sentirli più vicini a me ed ho cominciato
essere affascinato su quello che li riguardava. E' arrivato poi il momento in cui ho sentito anche la loro lingua... Non voglio dilungarmi troppo... ma dalla parte di mia madre, le mie origini sono croate. Purtroppo la lingua croata non mi è stata insegnata. Mi sono detto: "Bella la lingua serba... ha un bel suono... mi piace!". Allora ho deciso di cominciare a studiarla.
Penso che un
popolo si possa "capire" di più se si impara anche la sua lingua... del resto, la lingua è la sua anima.

Studio da solo... e devo ammettere che è abbastanza difficile. Ma
parola dopo parola mi innamoro sempre di più di questa lingua che, per alcuni versi, fa parte di me.
Nonostante la naturale diffidenza che trovo in famiglia (non è poi così normale che una persona, da un giorno all'altro, cominci ad amare una nazione e a parlare una lingua prima sconosciuti) io proseguo imperterrito i miei studi...
Non parlo bene... anzi... però provo sempre una grande gioia quando posso usare quel poco che conosco. Nel frattempo ho conosciuto anche altre persone e spero presto di incontrarle.
Non sono ancora potuto andare in Serbia.. non ci sono mai stato.

Quello che conosco lo vedo da foto, filmati, esperienze di
viaggiatori... Amo Belgrado e Niš. Amo la spiritualità dei monasteri ortodossi, la natura che li circonda, gli influssi che la società ha avuto da altre culture.

Amo l'ostinazione e l'orgoglio che il popolo serbo ha ed ha avuto in tutte le fasi della sua storia.La forza che ha avuto di "rialzarsi" anche dai suoi momenti più bui.
Non so cosa mi aspetterà quando arriverò lì.... se tutto va bene dovrei andarci il prossimo giugno. La partenza è ancora lontana... nel frattempo cercherò di prepararmi bene per questo viaggio.
Magari, tornando, potrei avere anche un punto di vista completamente opposto a quello che ho ora.
Non lo so... Ma comunque vada, tornerò
arricchito di nuove esperienze, soprattutto tornerò con un senso di amicizia rafforzato con delle persone stupende.
So che la vità non è facile in Serbia... ma spesso è nelle difficoltà
e nell'avere poco che esce allo scoperto il vero lato umano delle persone.

Riccardo

Saturday, September 13, 2008

VIDIM "RELOAD"


Come promesso Zdravets mi ha mandato le cartoline.
Dentro la busta ho trovato anche una lettera carina in cui si spiegava che i tempi balcanici non sono quelli occidentali e bisogna pazientare.
Mi chiedo come possa il marito di Francesca adattarsi in Svizzera, anche alla luce del post di Rita in cui si dice che a Sarajevo le persone escono di casa proprio per incontrare le altre persone, parlare e degustare i cafè in piena calma.
Però dopo questa lettera di Zdravets ho abbandonato il mio progetto di arte culinaria bulgara e lascerò il compito a Francy e così pure ho abbandonato il progetto di parlare del CSKA di Sofia.
Tutto questo perché mi sono innamorata di un posto favoloso : Belogradchik.


Questo posto magnifico si trova a nord della Stara Planina, una montagna che conosco bene perché il mio miglior amico è nato al sud di questa montagna : a Pirot.
Sulla Stara Planina passa il confine serbo-bulgaro, ma la natura non ha frontiere e così mi piace pensare che Zdravets e il mio amico Dejan erano sulla stessa montagna nei giorni di festa.
Ultimamente sembra che all’interno di questa montagna si siano scoperte molti sorgenti e un lago sotterraneo immenso.
Belogradchik significa “ piccola città bianca” ed è famosa per le sue montagne rocciose che coprono un’area di 90 mq. e per la sua fortezza medioevale costruita dai turchi sulle rovine di una pre-esistente di epoca romana.
E’ un posto incantevole e meta di molti turisti.


Grazie Zdravets... ci hai fatto conoscere un posto magnifico !
Devo contraddirti però per quanto riguarda i premi Nobel. Alla nostra Francesca non sfugge nulla ! C'è un premio Nobel bulgaro : Elias Canetti.

Friday, September 12, 2008

Brojanica



Le origini del bracialettino a nodi (Brojanica) risalgono al 5°secolo, nel periodo dei monaci cenobiti e del loro fondatore San Pacomio. Egli introdusse una corda con dei nodini, per aiutare i monaci illiterati a ricordarsi e tenere conto delle preghiere giornaliere.
Il nome Brojanica viene da "broj" in serbo "numero" o "brojati" cioè "contare" . La Brojanica si difuse un po' in tutto il monachesimo ortodosso. Ne esistono vari tipi con 50, 100 oppure 300 nodi,ma la più difusa in Serbia è la Brojanica con 33 nodi (per simbolizzare che Gesù visse 33anni) che si porta al polso e che servirebbe per pregare Gesù.
Il fatto che la corda sia fatta ad anello simbolizza "la preghiera eterna".

I nodi sono fatti di tanti piccoli nodi girati su se stessi, ed esite la teoria che si cercò di creare dei nodi cosi complicati che il diavolo non potesse scioglierli.
Se qualcuno vuole provarci ecco qui la spiegazione (a me è bastato vedere le foto...)


In Serbia portare/possedere una Brojanica non è solo un segno di fede, è un aiuto di preghiera, ma serve anche come segno di riconoscimento specialmente in diaspora.

Per ogni portatore quasi sempre il braccialettino rapresenta qualcosa di diverso.
C'è chi lo usa per dire una preghiera di perdono: GOSPODE, ISUSE HRISTE, SINE BOZIJI POMILUJ ME GRESNOGA! (Tradotto sarebbe: Signore, Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà dei miei errori) oppure chi si sente protetto e considera il bracialetto un vero portafortuna.

Normalmente si porta a sinistra (la parte del cuore) ma c'è chi lo porta a destra (come la fede nuziale che i serbi portano a destra).

Il mio primo braccialettino l'ho ricevuto da mio marito, nel periodo che ci siamo conosciuti. Lo aveva preso nella "Crkva Svetog Marka" a Belgrado. Eravamo stati li qualche settiamna prima ad accendere delle candele, però era sera e non era aperta la finestrella dove vendono le cose per la chiesa.
Era la prima volta che entravo in una chiesa ortodossa a pregare, un momento speciale...e adesso un bracialetto che mi ricorda non solo questo momento...ma
anche i miei primi passi in giro per la Serbia...alla scoperta di un mondo meraviglioso!
Adesso ne ho ancora un'altro che ho preso al monastero di Ostrog, il monastero che rappresenta inoltre il punto di incontro di tre credi: l'ortodosso, il cattolico e il musulmano, poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio.


Chi di voi ci racconta del suo braccialettino?


Alf l'ha già fatto qui e questa è la sua brojanica portafortuna e calma-nostalgia-di-balcani!

Wednesday, September 10, 2008

Dalla nostra inviata Veronica

Ciao Lina , ieri sono stata ad Ancona e devo dire che c'era anche parecchia gente.

Bello il film “ Il tuffo della rondine - Mostar” di Savona e Zamboni, un vero e proprio tuffo nella vita di chi da una parte e dall'altra ha vissuto l'esperienza della guerra e pur rimanendone segnato, è riuscito non certo a dimenticare,ma a ritrovare la speranza in un futuro migliore.



Veramente coinvolgente poi il concerto di musica Klezmer dei Siman Tov , un gruppo di giovani italiani che con i loro ritmi travolgenti hanno portato una ventata di musicalità est europea ( per l'occasione hanno anche suonato due struggenti ballate bosniache).
Poi che dire.. lo scenario dello splendido Arco di Traiano al tramonto ha reso tutto più suggestivo.
Purtroppo a causa della fame di mio marito che si è voluto per forza fermare a rifocillarsi ad un fast food greco poco distante, mi sono persa quasi del tutto il concerto di Massimo Zamboni . L'inerme è imbattibile!



Ciao Lina,
ecco il resoconto di un'altra serata al festival dei mari d'Europa.
Giovedi 4 settembre:
per i concerti al tramonto all' Arco di Traiano c'erano i Taraf, un gruppo giovani ( più un cagnolino) specializzati in musica rom e tzigana. Hanno suonato belle ballate soprattutto della tradizione rumena e dell'Europa dell' Est ed alcuni pezzi Klezmer e gipsy. Il concerto, allietato dall'assaggio di vini locali, è stato molto coinvolgente.


Alle 21 invece alla Mole Vanvitelliana si è tenuto un divertente Poetry Slam delle due sponde, cioè uno "scontro poetico" tra 7 artisti ( 4 italiani, una croata, un albanese ed una slovena). I poeti hanno interpretato i loro pezzi in lingua originale mentre la traduzione che scorreva nello schermo permetteva a tutti di comprendere le opere. La giuria scelta tra il pubblico, alla fine ha decretato la vittoria dell'italiano Luigi Nacci, un giovane triestino di notevole talento.
Molto interessante è stata secondo me l'idea di far interagire stili e lingue completamente differenti, ed il pubblico chiamato sempre ad esprimersi sul giudizio della giuria ha gradito molto.



Ciao Lina,
alla fine stasera non sono riuscita ad andare alla conclusione del festival.Mi è dispiaciuto non aver potuto vedere le cartoline dalla Serbia di Zograf.


Volevo dirti che comunque secondo me è stata una bella manifestazione, molto curata e soprattutto ricca di appuntamenti tutti di alto livello. Un complimento all'organizzazione che ha permesso l'incontro e lo scambio culturale tra tanti paesi diversi seppur a volte così vicini.
Credo sia stato un evento ben riuscito come ha dimostrato la presenza numerosa e coinvolta del pubblico. E' sempre una vittoria quando le differenze invece di spaventare, uniscono, divertono e aiutano a crescere. Spero di avervi portato un po' di tutto questo con i miei resoconti.
A presto Vero

Monday, September 8, 2008

Sarajevo - Post di Rita Bettin


Definirei "saudade di Bosnia" quello struggente senso di nostalgia che assale il viaggiatore che ha avuto la fortuna di avvicinarsi a quella terra.
Dal latino questa parola, che significa principalmente solitudine, indica anche un sentimento misto tra passato e presente e non evoca soltanto nostalgia, ma speranza nei tempi a venire. Per chi in Bosnia c’è già stato, quindi, tornarci è quasi un obbligo, per coloro che invece non lo hanno ancora fatto, sarebbe un peccato vivere senza esserci mai stati.
Tuttavia questo è un male che presenta due facce: quella positiva del viaggiatore che in Bosnia si reca a vivere sensazioni forti e a sognare, e quella di chi qui vive e ha vissuto, che può essere un incubo se non riesce a sentire la nostalgia del tempo perduto o peggio a nutrire speranza nel futuro.
Approcciarsi alla Bosnia è quasi impossibile senza visitare Sarajevo, cittadina situata sul fiume Miljacka e dal 1992 capitale della Bosnia-Erzegovina.Una città che ha molto sofferto sia in tempi vicini che lontani, ricca di monumenti culturali di epoche diverse, e forgiata in quel particolare crogiuolo di culture che è stata la Jugoslavia di Tito.

Il nome della città ha origine nel turco antico, saraj, che significa “posto, tappa, palazzo”. Saraj era dove le rotte carovaniere si incrociavano, un luogo di incontro e di scambio. Fondata all’inizio del XIII secolo dagli Ungheresi col nome di Bosnavàr, nel 1462 fu ribattezzata dai Turchi Bosna Saraj, diventando residenza del governatore ottomano. Il documento che ne testimonia le origini in quell’anno, sono le memorie del suo stesso fondatore, Isa-bey Ishakovic.
La cittadella, intorno alla quale di sviluppò l'attuale Sarajevo, si erge su un promontorio roccioso ed è ancora pressochè intatta. Conserva il quartiere musulmano, Bascarsija, accentrato attorno al bazar, con numerosi minareti e moschee, fra cui la bella moschea del Bey (Begova Dzamija), uno dei più notevoli monumenti turchi in Europa.

Il termine Bascarsija deriva dalla parola turca bas, che significa "la conduttura", così la parola intera significa "il mercato principale"; infatti Bascarsija è tutt'oggi il centro storico, culturale e commerciale della città, piena di vecchi negozi artigianali, dove è bello passeggiare e racimolare splendidi souvenirs tradizionali, come tappeti, oggetti in rame, filigrane d’argento. L'anima della città è principalmente musulmana, ma qui troviamo anche le sontuose cattedrali cattolica ed ortodossa. Girare per Sarajevo non dà mai una sensazione di vuoto; le strade sono tutt'altro che anonime, ogni angolo trasuda storia e ovunque vale la pena soffermarsi.
Tuttavia, al di là di tutto quanto, si potrebbe raccontare di questo inesimabile gioiello, avventurandosi attraverso suggestive descrizioni architettoniche, geografiche, storiche e persino di singole vite umane;ma io preferirei considerare piuttosto altri aspetti culturali, da condividere con appassionati di “vita balcanica”.
In questi luoghi ci si sente appagati, coccloati e rassicurati da ritmi differenti da quelli occidentali, per nulla frenetici, che permettono di soffermarsi maggiormente a pensare, a riflettere sul senso della vita, sia questa quella di un cristiano, di un ortodosso, di un musulmano o di chissà chi altro.
Qui ci si trova coinvolti in un diverso scorrere della vita, come dimostrano le innumerevoli kafane, i bar e locali di ogni tipo, affollati a qualsiasi ora del giorno e della notte. In greco si direbbe agorazonta, cioè fare agorazein, per descrivere il modo di camminare di colui che procede lento, magari con le mani dietro la schiena e su un percorso quasi mai rettilineo.

Lo straniero, che qui per qualche motivo si trova per la prima volta, resta inevitabilmente molto stupito nel vedere un così folto numero di persone camminare su e giù per le strade, fermarsi ogni tre passi, discutere ad alta voce e ripartire per poi fermarsi di nuovo.
Agorazein significa recarsi i
n piazza per vedere cosa succede e per parlare, comperare, vendere e incontrare gli amici; significa però anche uscire di casa senza un’idea precisa, gironzolare, trattenendosi al bar, per dare un’occhiata al giornale, sorbire un buon caffè, fare due chiacchiere in attesa dell'ora di recarsi a messa o in moschea e poi a pranzo, ossia attardarsi fino a diventare parte integrante di un magma umano fatto di gesti, di sguardi e di rumori. Ecco perchè il caffè è un aspetto particolare della cultura balcaniaca e Sarajevo va visitata lasciandosi cullare dai ritmi locali, fermandosi a prendere un caffè turco e magari a fumare il narghilè in uno dei piccoli, accoglienti locali del centro; come la gente del posto ci si siede ai tavolini e si trascorrono le ore chiacchierando in compagnia della propria tazza di caffè. Ed ecco perchè la bevanda ha un significato e un nome diverso a seconda dei momenti della giornata. Razgalica è infatti il primo caffè del mattino; razgovorusa si beve in tarda mattinata in compagnia di colleghi o amici, mentre sikterusa è il caffè servito al termine di un incontro, per invitare educatamente gli ospiti ad andarsene.

E tuttavia per queste stesse ragioni un bosniaco faticherebbe sicuramente a capire come un italiano possa invece apprezzare un espresso molto ristretto e soprattutto riesca a trangugiarlo avidamente in pochi sorsi. Ad un luogo mi sono particolarmente affezionata a Sarajevo, dopo esserne stata inspiegabilmente rapita fin da subito, come per un colpo di fulmine che mi ha spinta a frequentarlo assiduamente, sentendone ora la mancanza. Si tratta della Inat Kuca, situata nei pressi della famosa Vjecnica, la Biblioteca Nazionale, fra l'altro anche vicina al luogo in cui avvenne l'attentato che provocò la prima guerra mondiale. A malincuore, visto che questa parentesi è dolorosissima, ma non posso evitare di aprirla, devo ricordare con orrore i terribili giorni dell'assedio, unico nella storia dell'umanità, in cui Sarajevo è stata lungamente centro di azioni belliche e pesanti bombardamenti da parte sia delle forze serbe, che croate e musulmane, e vide morire più di 10mila persone, fra cui 1600 bambini.
Il 25 e 26 agosto 1992 la Vjecnica venne distrutta dall'incendio appiccato dai Serbi, che durò per svariati giorni e notti, senza poter essere domato per l'azione dei cecchini, e che causò la perdita di un inestimabile patrimonio storico e culturale consistente di ben 2milioni di volumi, molti dei quali manoscritti unici. Del resto proprio la frase conclusiva presente sulla targa affissa all'ingresso della Biblioteca, così concisa, tagliente e, persino banalmente densa di significato, esorta a tenere sempre presente quanto è successo e a parlarne: “Do not forget. Remember and warn!”.

Ma torniamo alla Inat Kuca. La traduzione è “Casa del Dispetto”. Attorno al XIX secolo, infatti, questo grazioso edificio era già esistente e fu disposto dalla municipalità (sotto il dominio austriaco) che venisse abbattuto per lasciar posto all'attuale Biblioteca Nazionale (che all'epoca avrebbe appunto ospitato la sede del Municipio).
Il proprietario della casa, però, pretese (e ottenne) che la sua abitazione venisse trasferita, pietra su pietra, dall’altro lato del fiume. E così oggi la casa del capriccio sorge sulla sponda opposta del fiume Miljacka e al piano terra ospita un grazioso e raffinato ristorante.

La Inat Kuca è già suggestiva di per se, in quanto tipica costruzione turca sul fiume: alle spalle, in alto, dominano le vecchie fortezze e le mura della città, dove salire a piedi per godere la vista di tutta Sarajevo, con le sue contraddizioni architettoniche (l’antico e il moderno, i palazzoni della periferia e dove oggi per lo più vivono i cittadini di condizioni economiche precarie, e le case vecchie ed eleganti del centro); ma scoprirne una tale storia me la rende ancora maggiormente gradita. E poi pasteggiare con deliziosi cibi tradizionali, ascoltando suggestive melodie e ritmi assolutamente tipici del posto, rende più dolce interiorizzare le esperienze fatte, le cose viste e le storie apprese, facendo del viaggio in Bosnia qualcosa di sicuramente unico ed indimenticabile. Concluderei che è inevitabile innamorarsi dei Balcani. Questa è la ragione per cui, chi in Bosnia c'è stato, sente pressante la necessità di tornarci e, in attesa, di attingere anche al rientro a casa da esperienze balcaniche, attraverso la musica, i film, la letteratura e i cibi di cui qui ha fatto scorta. Questa stessa ragione, inoltre, l'amore per queste terre meravigliose, spinge il viaggiatore attento e consapevole a cercare di cogliere e capire le diversità esistenti fra sé stesso e l'altro, ma senza voler giudicare, e auspicando invece che, in qualche modo, forse apparentemente utopistico, nessuno sia mai più in grado di vivere terribili incubi e che anzi chiunque riesca a sentire la nostalgia del tempo perduto e ancor più a nutrire speranza nel futuro.
Rita Bettin

Friday, September 5, 2008

VIDIM (Bulgaria)


Ed ecco qua un bellissimo post tutto dedicato a Zdravets Giorgies.
Avevo contattato Giorgies Zdravets per lavoro lo scorso luglio e mi ero subito innamorata del suo accento decisamente balcanico.
Tutti voi pensate che Giorgies sia il nome, vero ? Sbagliato !
Zdravets è andato in ferie in Bulgaria ed è tornato con un piccolo regalo per me : delle cartoline.
Appena vedrà questo post si sentirà in colpa e me le spedirà , vero Zdravets ?
E’ veramente strano come comunichiamo io e lui. Ai miei amici serbi devo masterizzare il blog e mandarlo per posta, a Zdravets devo “stampare” tutto perché lui odia i computers.
Però va a pesca e in barca sul suo Danubio e questo, quasi quasi, è meglio di un pc !
Quindi , appena arriveranno le mie cartoline e Zdravets riuscirà a spiegarmi il piatto tipico bulgaro, rifaremo un “ Vidim reload” con gli aggiornamenti. Assolutamente bisogna anche parlare del CSKA di Sofia (dice sempre Zdravets, perchè io non sapevo neanche che esistesse!)


La città di Vidim è situata nel Nord - Ovest della Bulgaria, a 199 km da Sofia, sulla riva destra del fiume Danubio. Essa è collegata con le città della Romania da un traghetto.
Vidim è una delle città più antiche situate lungo il Danubio. Si presenta come la fortezza romana di Bononia sulle fondamenta di un insediamento dei Traci.
Durante la seconda guerra di Bulgaria, Vidim acquisisce importanza per la sua fortezza.
La fortezza si chiama Baba Vida ed è stata costruita nel 9° e nel 10° secolo sui resti di una fortezza romana.


Si narra una leggenda : un re bulgaro aveva tre figlie. Due delle tre si sposarono e andarono a vivere lontano. La terza, che si chiamava Vida,costruì il castello per sua difesa. Baba Vida significa appunto “nonnina Vida”.
La fortezza svolse un ruolo importantissimo contro gli Ottomani.
Oggi Baba Vida è una fortezza museo.
A Vidim ci sono ancora la moschea e la libreria di Osman Nuri il Pascià, la Caserma della Croce, alcuni vecchi palazzi rinascimentali e una sinagoga.
Vidim è il punto di partenza per le escursioni lungo il Danubio.

Kosovka Devojka

Ecco un simbolo mitico della cultura serba: la ragazza di Kosovo Polje, che vi propongo in cinque versioni.


1. Il quadro del pittore realista Uroš Predić che nel 1919 riprese il tema della ragazza di Kosovo Polje dipinse uno dei più riconosciuti quadri della pittura serba moderna.

2. In origine la „Kosovka Devojka“ era la figura principale di un poema epico: una giovane e bella ragazza che dopo la battaglia di Kosovo Polje si prende cura dei guerrieri serbi feriti mentre sta cercando il suo fidanzato, il suo padrino e il suo futuro testimone di nozze tra i caduti. Da un ferito viene poi a sapere che sono caduti tutti e tre in battaglia.
Questa poesia che simbolizza l’aiuto, l’amore per il prossimo e la previdenza femminile ha sempre goduto di grande popolarità.

Eccovi il testo originale (qui il link per la traduzione inglese)

Kosovka Devojka
Uranila Kosovka Devojka,
uranila rano u nedelju,
u nedeljy prije jarka sunca;
zasukala bijele rukave,
zasukala do beli lakata,
na plecima nosi leba bela,

u rukama dva kondira zlatna:
u jednome ladjane vodice,
u drugome rumenoga vina.
Ona ide na Kosovo ravno,
pa se sece po razbojy mlada,
po razboju cestitoga kneza,

te prevrce po krvi junake.
Kog junaka u zivotu nadje,
umiva ga ladjanom vodicom,

pricescuje vinom crvenijem
i zalaze lebom bijelim.

Namera je namerila bila
na junaka Orlovica Pavla,
na knezeva mlada barjaktara.
I njega je nasla u zivotu.
Desna mu je ruka osecena
i lijeva noga do kolena,
vide mu se rebra izlomljena,
vide mu se djigerice bele.

Izmice ga iz te mloge krvce,
uliva ga ladjanom vodicom,
pricescuje vinom crvenijem
i zalaze lebom bijelijem.

Kad junaku srce zaigralo,
progovara Orlovicu Pavle:

"Sestro draga, Kosovko devojko,
koja ti je golema nevolja,
te prevrces po krvi junake?
Koga trazis po razboju mlada:
ili brata, ili bratuceda,
al' po greku stara roditelja?"
Progovara Kosovka devojka:
'Dragi brato, delijo neznana,
ja od roda nikoga ne trazim:
niti brata niti bratuceda,

ni po greku stara roditelja.
Moz'li znati, delijo neznana,
kad knez Laza pricesciva vojsku
kod prekrasne Samodreze crkve,
tri nedelje tredeset kaludjera?
Sva se srpska pricestila vojska,
najposlije tri vojvode bojne:

jedno jeste Milosu vojvoda,
a drugo je Kosancic Ivane,

a trece je Toplica Milane.

Ja se onda desi na vratima
kad se seta vojvoda Milosu:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrme vuce,
svilen kaplak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,

oko vrata svilena marama;
obazre se i pogleda na me,

s sebe skide kolastu azdiju,
s sebe skide, pa je meni dade:
"Na, devojko kolastu azdiju,
po cemu ces mene spomenuti,
po azdiji, po imenu mome:
u taboru cestitoga kneza;

moli Boga, draga duso moja,
da ti s'zdravo iz tabora vratim,
a i tebe dobra sreca nadje,
uzecu te za Milana moga,

za Milana, Bogom pobratima,
koj'je mene Bogom pobratio,
visnjim Bogom i svetim Jovanom;

ja cu tebe kum vencani biti.'

Za njim ide Kosancic Ivane:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrmi vuce,
svilen kalpak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,

oko vrata svilena marama,
na ruci mu burma pozlacena;
obazre se i pogleda na me,
s ruke skide burmu pozlacenu,
s ruke skide pa je meni dade:
,Na, devojoko, burmu pozlacenu,
po cemu ces mene spomenuti,
a po burmi, po imenu mome:
evo t' idem poginuti duso,
u taboru cestitoga kneza;

moni Boga, moja duso draga,
da ti s' zdravo iz tabora vratim,
a i tebe dobra sreca nadje,
uzecu te za Milana moga,
za Milana, Bogom pobratima,
koj' je mene Bogom pobratio,
visnjim Bogom i svetim Jovanom;

ja cu tebi rucni dever biti'.
Za njim ide Toplica Milane:
krasan junak na ovome svetu,
sablja mu se po kaldrmi vuce,

svilen kalpak, okovano perje,
na junaku kolasta azdija,
oko vrata svilena marama,
na ruci mu koprena od zlata;

obazre ce i pogleda na me,
s ruke skide koprenu od zlata,
s ruke skide, pa je meni dade:
,Na, devojko, koprenu od zlata,

po cemu ces mene spomenuti,
po kopreni, po imenu mome:
evo t' idem poginuti, duso,
u taboru cestitoga kneza;
moli Boga, moja duso draga
da ti s' zdravo iz tabora vratim,
tebe, duso, dobra sreca nadje:

uzecu te za vernu ljubovcu.'


I odose tri vojvode bojne:
nji ja danas po razboru trazim."


Al' besjedi Orlovicu Pavle:
,,Sestro draga, Kosovko devojko,

vidis, duso, ona koplja bojna,
ponajvisa a i ponajgusca?

Onde j' pala krvca od junaka
ta dobrome konju do stremena,
to stremena i do uzendjije,
a junaku do svilena pasa, -
onde cu ti sva tri poginula!
Vec ti idi dvoru bijelome,
ne krvavi skuta u rukava."


Kad devojka saslusala reci,

proli suze niz bijelo lice,
ona ode svom bijelu dvoru
kukajuci iz bijela grla:
"Jao, jadna, ude ti cam srece!
Da se, jadna, za zelen bor vatim,
i on bi ce zelen osusio!"


3. Lo scultore Ivan Mestrovic nel 1907 nell’ambito di un ciclo di sculture sul Kosovo, creò un bassorilievo con il tema della ragazza del Kosovo. (piccola parentesi: Il simbolo di Belgrado, la statua del "Pobednik" anche chiamata "Viktor" a Kalemegdan è anche una scultura di Mastrovic)


4. Il popolare gruppo „Bjelo Dugme“ (il gruppo fondato negli anni'70 da Goran Bregovic) scelserò prorio questo quadro per uno dei loro LP di grande sucesso, chiamato appunto Kosovka Djevojka pubblicato nel 1984.


5. E alla fine: Slobodan Trkulja - Pesma za moju Jelenu/Kosovka devojka


Wednesday, September 3, 2008

LEPA SELA, LEPO GORE


Come preannunciato siamo ai posts difficili. Quindi rimanete seduti e tenetevi forte.
Solo una piccola premessa: un ringraziamento particolare ad Alf e alla cura con cui scrive il suo blog. In assoluto è il blog più bello che abbia mai letto, anche se alcune pagine sono veramente agghiaccianti, ma purtroppo lui scrive la realtà, un po’ come quella che sto per raccontarvi.
Lepa sela, lepo gore è un film serbo che non è stato mai tradotto in italiano. Non lo potrete mai acquistare in un negozio italiano, ma questo film ha avuto un grande successo di pubblico nei Balcani. Il film ha portato molte controversie con una scia di innumerevoli polemiche come d’altra parte l’argomento di cui tratta : la guerra in Bosnia.
La storia inizia con due ragazzi : Halil, mussulmano e Milan , serbo cresciuti insieme vicino ad un tunnel abbandonato . I due ragazzi non hanno il coraggio di entrare nel tunnel e pensano che vi sia un orco cattivo dentro che mangia i bambini. Dodici anni più tardi, durante la guerra bosniaca, Milan è intrappolato nel tunnel con la sua truppa e Halil si trova al lato opposto della barricata.
Di sicuro è un film molto drammatico, ma talmente veritiero che noi che frequentiamo i Balcani sappiamo bene la tragedia dei popoli che si sono visti amici, compaesani, sposi e poi nemici da uccidere.
Lepa sela, lepo gore non si può tradurre. Sarebbe “I bei villaggi bruciano bene”, ma lo consiglio a chiunque come monito. Nessuno può pensare che a noi non capiterà mai. Lo pensavano anche in Bosnia e poi non parliamo del Kosovo, dell’attuale Ossezia e di chissà ancora quante realtà di guerra in cui dovremo rivedere degli innocenti morire.

Monday, September 1, 2008

GUEST POSTS ON BALKAN CREW

Attenzione balcani!

Siete tantissimi e siete favolosissimi !

Cari lettori c’è una bella novità : uno spazio tutto dedicato a voi in cui potete raccontarci le vostre esperienze balcaniche.

Ce ne sono già giunte tante in redazione e vi invitiamo a scriverci ancora.

Qualcuno chiede di rimanere anonimo e questa è una bella opportunità di scrivere liberamente.

Qualsiasi cosa non offenda il credo o la religione o le tradizioni altrui sarà pubblicato secondo le vostre richieste.

Welcome, dobrodosli, benvenuti….




Balkans in Switzerland



Just find out that Swiss Architecture Museum in Basel will run an exhibition about Balkan Architecture! It' s from October to January...so plenty of time to go and see it!


BALKANOLOGY
New Architecture and Urban Phenomena
in South Eastern Europe

04.10.08 – 04.01.09



In the western Balkans, the dissolution of the People's Republic of Yugoslavia and the collapse of socialism have been accompanied by an extensive informal building activity that gives rise to a new type of urbanisation. The distinctive forms of architectural and urban development are characterised by trans-local influences and are borne by large parts of society. "Balkonology" shows the way architects and urban planners have dealt with this new phenomenon, as well as revealing examples of outstanding new architecture that addresses both modernity and the international but also the modern architecture of the People's Republic of Yugoslavia.