Monday, January 31, 2011

EPIC SERBIA



Snežana Radulovic e Aleksandar Biro condividono una grande passione per poemi epici serbi e per il patrimonio culturale serbo in generale. Cosi hanno fondato il sito EPIC SERBIA.

Con un edizione riccamente illustrata da
Zhana d’Arte (una giovane artista con radici nei Balcani) del lungo poema Strahinich Ban tradotta in inglese  sperano di potere difondere i gioielli dell'epica serba, cosi spiega Aleksandar Biro, che mi ha contatatto tramite Facebook.


Strahinjić Ban (1350-1389) era un eroe nazionale serbo che cadde nella battaglia di Kosovo Polje accanto al principe Lazar (Lazar Hrebeljanovic) e Miloš Obilic come figura centrale della resistenza serba contro la dominazione straniera dell'Impero Ottomano. 




Le loro pubblicazioni saranno promosse e vendute sul sito EpicSerbia.com e i testi tradotti sono disponibili gratuitamente sul sito. Chiunque può utilizzarle per uso privato o progetti non commerciali. Il loro desiderio è di tradurre poesie epiche serbe in quante più lingue possibili per promuovere la Serbia e il suo patrimonio.

Intanto siamo in attesa che Snežana e Aleksandar traducano e facciano illustrare altre poesie....

Indirizzo del sito
http://www.epicserbia.com/

Tuesday, January 25, 2011

I giorni dell'abbandono

Di questo film non diro' nulla.. se non che potete osservare la faccia di Margherita Buy... è la stessa mia quando vedo Bregovic !!!!


Olga ha 35 anni e due figli. Un giorno il marito la lascia, all'improvviso, per una ragazza. Olga precipita nell'abisso della sofferenza profonda che rischia di farle perdere progressivamente il senso della realtà e del suo rapporto affettivo con i figli. Dal romanzo di un'autrice (o autore?) misteriosa: Elena Ferrante Roberto Faenza trae il film stilisticamente più complesso della sua filmografia. Si tratta di un film 'difficile', senza pelle, privo delle difese di cui solitamente un regista si avvale. Può essere quindi facile colpirne alcuni punti deboli di sceneggiatura. Non è però questo che conta. Conta molto di più lo scavo nella complessità delle reazioni di una donna nei confronti di un evento traumatico come l'abbandono improvviso. Conta la forza dell'interpretazione di Margherita Buy e l'understatement di un attore come Zingaretti che è impegnato a fare del marito non un uomo 'cattivo' ma comunque la causa di una disperazione profonda. Goran Bregovic offre poi al film la sua musica e il suo volto dolcemente stralunato. Molte donne troveranno attimi di vita vissuta trasformati in cinema in questo film di un regista che crede nel lavoro che fa ed ha il coraggio di non rifugiarsi mai in facili film fotocopia.

Bregovic.. un'apparizione !

Monday, January 24, 2011

Radio Zastava


Nato nel 2005 come brass marching band di supporto all'artista girovago Gigi Miracol, il "funambolico eptetto" Radio Zastava traduce in musica il mescolamento culturale della propria regione, il Friuli, terra di confine e porta con i Balcani e l'Austria.
Le influenze di questo ensamble di fiati e percussioni passano dal balkan/klezmer allo swing, alpine folk, punk... E così, in un arco di tempo molto breve, i Radio Zastava hanno già dato centinaia di concerti fra Austria, Slovenia, Francia, Germania e Regno Unito partecipando a numerosi festival internazionali: Fete de la Musique (Paris), Balkan Beats and Paradise Gardens (London), Frequenzen Festival (Meldorf-Germany) diventando a pieno titolo una delle formazioni balkan oriented più richieste e conosciute in Europa.
Il repertorio odierno dei Radio Zastava, a metà strada fra tradizione ed innovazione, permette di dare sfogo al virtuosismo, all'improvvisazione e alla prorompente teatralità che contraddistingue il gruppo. Gli "Zastava" stanno attualmente lavorando ad un nuovo cd dove far confluire delle insospettabili influenze electro/dub e drum and bass...

Members
Gabriele "Abdul" Cancelli: (Trumpet)
Nico Rinaldi: (Alto Sax)
Walter "Wallace" Grison (Tenor & Alto Sax)
Leo Virgili (Trombone, Vocals)
David "Yatta" Cej: (Accordion, Vocals)
Marco Von Kappel: (Helikon)
Predrag "Pedja" Pijunovic: (Tapan)
Stefanino Bragagnolo: (Derbouka, Drums)

Radio Zastava

Friday, January 21, 2011

Questi la guerra ce l’hanno in testa

La nostra infallibile Chiara ci ha trovato un altro link fantatsico !!!
Grande Chiara !
E' il resoconto di un viaggio fatto in Bosnia l'estate scorsa da un gruppo di persone di Bari e sono stati anche a Belgrado !


Cosa ti è piaciuto di questo viaggio ?
Lia: tutto del viaggio, ma in particolare il ponte sulla Drina. In positivo la conoscenza, in negativo la realtà sociale, le tensioni, i contrasti che non fanno ben sperare. Poi il bunker di Tito: gli sprechi del potere che si autoprotegge.
Mariella: mi aspettavo più degrado ma la ricostruzione ha fatto miracoli. Questi la guerra ce l’hanno in testa. Emozionante l’incontro con la suora di Loznica in quell’atmosfera di pace.
Giovanna: La strage di Srebrenica: Questa gente non è mai tranquilla, mai serena. Ma mi sono sentita arricchita.
Maria Cristina: le case ferite, le case bombardate della gente comune a Mostar ancora più che i palazzi bombardati del potere a Sarajevo. Ma anche l’ironia di Zlatan: li lasciano così per impietosire il mondo.
Francesca Mattia: la disperazione delle madri di Srebrenica (una di loro aveva perso tre figli). Ma c’è una bella gioventù e c’è da augurarsi che col tempo costruiscano qualcosa.
Tina: Non potrò dimenticare le bellezze naturali. Ma di altro non voglio parlare perchè mi fa piangere.
Lalla: La situazione rispetto a quello che avevo già visto in un precedente viaggio verso la fine del potere yugoslavo è ancora peggiorata ed è diventata ancora più difficile da risolvere. Ci sono le responsabilità di Europa e America. Dubrovnik poi è tutta una speculazione turistica .
Gabriella: bellissima, terribile, dolorosa. Vivono di rendita sugli aiuti esterni, ma ora speriamo che riescano ad attuare la “professione di pace”.
Ninni: Mi è piaciuta questa forte componente culturale dell’ADIRT, l’interesse al “viaggio di pace” in questo crogiuolo di conflittualità, leit motiv del viaggio questa “suspence border line” alimentata da Zlatan. Perchè davvero in questo paese la pace è “border line”.
Rachele: avevo pregiudizi per esperienze precedenti. Le letture fatte mi hanno stimolato a guardare la realtà minuta. Non mi è sembrato che la religione costituisca motivo di odio: mi ha dato il senso della pace come libertà di espressione . Belle le città con i fiumi, come pulsazioni del corpo umano. La gioventù può costruire una realtà nuova.
Replica di Ninni: Io invece vedo le chiese come espressione di conflittualità.
Elke: riflessione sui monasteri. Meraviglioso, anche per l’incontro con la persona, Loznica con Madre Johanna . Gli altri sono stati per lo più una delusione, rifatti e senza affreschi. La natura: un prato fiorito apre il cuore.
Imma: a parte Srebrenica, le rose.
Mara: La bellezza intatta della natura mi fa ancor più disperare. A questo paese non auguro un nuovo Tito, perchè comunque è stata una dittatura, ma piuttosto un Mandela, sebbene una soluzione razionale non sia la migliore per un paese irrazionale. La dimensione religiosa dovrebbe essere secondaria nel nostro secolo. Ma qui c’è una componente di ferocia. Forse che se si buttano nella speculazione dimenticano gli odi?
Laura: Il pianto delle ragazze di Srebrenica durante il filmato. E comunque mi piace molto dei viaggi dell’Adirt questo avere interessi comuni: mi dimentico del mio passato!
Pina: Il paesaggio, splendido, indimenticabile. Un paese difficile, complicatissimo. Le pagine di Andric sull’odio.
Gigi: io non dirò niente, per me parleranno le mie foto.
Vittorio: pessimismo di fondo su questo paese. Da un punto di vista architettonico mi meraviglia come il ponte sulla Drina sia rimasto intatto .Sono rivolti al passato: il ponte di Mostar lo vogliono ricostruire con le vecchie pietre. Gli incontri umani: la superiora del monastero di Loznica; le due guide, Zlatan e Bane, entrambi di cultura non comune. Ma per me qui la pace non ci sarà mai.
Franca Botrugno: I cimiteri e la loro estensione.

Viaggio di pace in Bosnia

Tuesday, January 18, 2011

Bajaga, il mio cantante preferito

Gli angeli esistono, ma alle volte non hanno le ali e li chiamiamo amici


Tre mesi a Belgrado per me significavano già un sogno diventato realtà...ma il destino mi ha dato l'opportunità di realizzare un “sogno nel sogno”.

Bajaga l'ho conosciuto nel 2007 grazie a Nikola, il mio primo amico serbo che mi aveva regalato un cd di musica serba mista prima che ritornassi in Italia. Tornata a casa, presa dalla nostalgia iniziai a sentire e risentire il cd...e soprattutto le canzoni di Bajaga, iniziai a tradurle, a impararle a memoria e, a poco a poco, invasero la playlist del mio lettore mp3, diventando la colonna sonora delle mie giornate. La voce profonda di Momčilo riusciva ( e riesce tutt'ora) a strapparmi un sorriso nei momenti tristi e a darmi carica in quelli felici, mi faceva compagnia in metro, in auto, mentre ansiosa aspettavo di dare l'esame di serbo III...
Le sue canzoni sono strane, alcune sono, secondo me poesie ed evocano immagini da sogno, altre invece le definirei quasi buffe...

2010 – Ho ottenuto la borsa di studio trimestrale e resterò a Belgrado fino a giugno, ho il permesso di soggiorno valido fino al 15.
Come ogni giorno, scendo a prendere il giornale “24 sata” all'ingresso dello studentato e lo porto in camera...io e la mia “sestra” leggiamo le varie notizie, ad un certo punto esclamo:”Faby, non posso tornare in Italia con te il 14 giugno...il 19 c'è un concerto di Bajaga a Ušće” ...ho già preso la decisione, farò carte false per andarci, ci dividono solo 5 giorni!!!!
Chiamo a casa e annuncio la mia follia...nessun entusiasmo, ma mi capiscono e nessuno fa problemi.
Do un'occhiata ai voli e ne trovo uno conveniente per il 21...lo prenoto!
Corro giù a chiedere alla signora dello studentato se posso rimanere nella mia stanza una settimana in più (pagando ovviamente!)...si può fare!!
Dopo la lezione all'università vado a comprare il biglietto per il concerto, prendo quello per la fan pit, proprio sotto al palco! Sono troppo felice, bisogna festeggiare: stasera cena italiana per tutti!
Travolta dall'entusiasmo ho dimenticato una cosa importante: il permesso di soggiorno! Non credo sia un problema restare una settimana in più, ma meglio andare a chiedere in questura. Infatti mi sbagliavo!!! Per non diventare clandestina dovrò uscire dai confini serbi e rientrare non prima del 16....quasi quasi me ne torno a Sarajevo... compro il biglietto del treno e contatto l'ostello dove siamo state per il 1° maggio.
Il tempo a Belgrado passa troppo velocemente: l'esame di serbo, la partenza della mia amica ed eccomi da sola su un treno per Sarajevo, 10 ore di viaggio che non passano mai. Cerco di leggere il “Politikin Zabavnik” comprato alla stazione ma non ci riesco, sono inquieta, è la prima volta che viaggio da sola. Avevo programmato di restare tre giorni a Sarajevo, ma appena scendo dal treno vado a chiedere se ci sia un autobus che mi riporti indietro, ma il primo è alle 7 del giorno seguente. Allora prendo il tram, arrivo all'ostello, giro un po' per il centro, scatto tante foto poi mi accorgo che si sta facendo buio e decido di rientrare. Mi giro a dare un ultimo sguardo alla città e proprio in quel momento inizia l'azan, il richiamo alla preghiera: mi sento ne “ Le mille e una notte”! Sarajevo è magica, ma Belgrado è casa. Il giorno dopo riparto all'alba, dall'autobus osservo paesaggi meravigliosi, una natura lussureggiante e anche...la Drina!!!
Finalmente arrivo a Belgrado, strade conosciute, facce amiche...devo solo aspettare tre giorni per vedere il “mio” Bajaga.
19 giugno – è il giorno del concerto!!! Sono emozionata, ma anche preoccupata, il tempo è incerto e nei giorni scorsi ha piovuto parecchio...Mi preparo, indosso la mia maglia di Belgrado, metto il giubbino impermeabile nello zaino ed esco...alle 18 inizia a diluviare, ma io devo uscire! Arrivo alla fermata del pullman completamente inzuppata, ho freddo, ma che m'importa...spero solo che non annullino il concerto! Scendo alla fermata vicino ad Ušće e chiedo informazioni, per arrivare proprio sotto al palco attraverso le sabbie mobili, ho il fango fino alle ginocchia ma ne è valsa la pena: sono a 10 metri dal palco, in primissima linea. Nell'attesa parlo con delle ragazze, si sorprendono che io, italiana, sia lì a sentire Bajaga. Le luci sul palco si spengono e finalmente compare LUI e inizia a cantare “Grad”, non posso credere di essergli così vicina, canto, scatto un'infinità di foto, le canzoni si susseguono, il concerto si chiude con “Zažmuri”. Torno in centro , un giro a Kalemegdan, una palačinka, poi torno a casa felice. Il sogno si è realizzato.

Questi sono i Balcani,
la terra dei sogni,
in mezzo a potenti forze,
buone e cattive.
Qui ognuno può essere
nemico e fratello
Ogni cinquanta anni scoppia una guerra.
Questa terra l'hanno fatta
i soldati ed i poeti
e Dei differenti.
Questi sono i Balcani,
fiore profumato,
completamente incomprensibile
per il mondo intero.
Qui ognuno può essere
nemico e fratello
Ogni cinquanta anni scoppia una guerra.
Questa terra l'hanno fatta
i soldati ed i poeti
e dei differenti

Ovo je Balkan
Bajaga
Grad
Zazmuri

Sunday, January 16, 2011

Phile&Papi Jaaz feat


Nei giorni scorsi, un commentatore anonimo, ha lasciato un bellissimo commento su un post di musica rap serba. Siamo così venuti a conoscenza di Damir Antic' che è così bello, ma così bello che non lo si poteva non presentare a tutte le nostre devojke !
Adesso sembra che si sia messo a cantare con un collega, tale fantastico Filip Zivkovic, mio amico in face book..
Vi dirò.. li amo troppo !!!!

Phile&Papi Jaaz feat. Damir Antić
Nebo
Srpski hip hop
My space
Phile music

Friday, January 14, 2011

Voglia di coccole e calamarata

Avviso importantissimo : se ci chiudono il blog in seguito alle verità che diciamo, non vi preoccupate perchè riapriamo in pochi minuti.


Forse perchè vivo a Torino e ho il cuore in Serbia sono particolarmente toccata dallo scempio che Marchionne sta facendo dei diritti.
In Serbia la Fiat aveva acquisito la fabbrica di automobili Zastava che era stata divisa a febbraio 2010 in due parti:
-la FIAT Auto Serbia (FAS), proprietaria degli stabilimenti di produzione delle auto, che aveva assunto con un nuovo contratto individuale circa 1000 operai
-la Zastava Auto, che risultava in pratica una scatola vuota, rimasta di proprieta’ pubblica a cui venivano affidati i restanti 1600 lavoratori non assunti dalla Fiat.
E’ il nuovo modello Marchionne: la creazione di una new company a cui conferire le produzioni e gli stabilimenti e una bad company su cui scaricare debiti e lavoratori in eccesso.
Il Governo serbo, a ridosso della fine dell’anno, attraverso il suo Ministro dell’economia, ha improvvisamente dichiarato la chiusura totale della Zastava Auto e la conseguente messa in mobilita’ di tutti i lavoratori a partire dal 5 Gennaio.
La situazione e’ pessima per tutti questi lavoratori, che si vanno ad aggiungere agli oltre 23.000 disoccupati censiti a Kragujevac.
La Fiat se ne è ovviamente lavata le mani, ha detto che era una questione che riguardava il Governo. In realtà ha ottenuto quello che le occorreva, la cancellazione del marchio Zastava, la proprietà degli impianti e un ampio serbatoio di lavoratori pagati pochissimo a cui attingere, a seconda del bisogno.
A Torino la Fiat ha deciso per noi che dobbiamo morire e la cosa bella è che ha anche indetto un referendum per chiederci come morire : subito o lentamente ?
In questa situazione si rimane smarriti e senza parole. Si ha la sensazione di essere solo marionette perfettamente manovrate.
In questi momenti io mi appoggio a dei punti fermi che possono essere i figli, gli amici, gli affetti.
Vi vorrei comunicare la gioia dello scorso 7 Gennaio e la bella serata passata con gli amici napoletani a preparare la calamarata.
Un breve spazio di serenità... che ci deve durare per tanto tempo...


I paccheri (chiamati anche schiaffoni), sono un formato di pasta trafilata al bronzo tipicamente campana, che per la loro grossa consistenza e intrinseca bontà, sono eccezionali anche se conditi con solo un po’ di burro; ne esiste anche un'altra versione simile ma più corta, non proprio facile da trovare al nord, analoga per forma a degli anelli di calamari che prende per l'appunto il nome di “calamarata”; con la calamarata si prepara l’omonimo primo piatto, molto saporito e condito con un sugo di calamari tagliati ad anelli, che cuocendosi si confondono con la pasta.

In un tegame molto ampio fate dorare con l’olio di oliva tre spicchi d’aglio passati nello schiaccia aglio e qualche pezzettino di peperoncino a seconda dei vostri gusti.
Pulite e tagliate ad anelli i calamari, separateli dai tentacoli e fateli scottare velocemente nell’olio sfumando con mezzo bicchiere di vino bianco; un paio di minuti dovrebbero bastare per dei calamari medi; togliete gli anelli che, se cuocessero troppo risulterebbero troppo duri, continuando la cottura dei tentacoli, unendovi i pomodorini tagliati in 4 e la passata di pomodoro.
Nel frattempo lessate in acqua salata i paccheri per 8-10 minuti; quando li scolerete dovranno essere molto al dente, e continuate la cottura unendoli al sugo, un po’ come fareste con un risotto; man mano che il sugo si asciuga bagnate con 1 mestolo di fumetto fino a terminarne la cottura.
Qualche istante prima del termine della cottura ponete nella padella gli anelli di calamaro precedentemente messi da parte, mischiate il tutto, spolverizzate di abbondante prezzemolo e servite ancora caldo.

Noi abbiamo fatto tutto senza il sugo ed è venuto buonissimo !!!
Un grande grazie a Roberto che mi ha reinsegnato i valori più belli della vita e a Pino che mi ha insegnato a non giudicare. I nostri cuochi napoletani sono diventati famosi in tutti i Balkani !

Tuesday, January 11, 2011

PIOTR LOVES BALKANS

CAPODANNO BALCANICO, OSSIA PIOTR LOVES BALKANS




E anche questa volta mi sono fatto convincere (in 5 secondi netti) da Pat, detto anche "Anima della festa", a fare un salto nei nostri amati Balcani.
Io volevo a tutti i costi andare a Mostar, Pat non voleva partire il 29 subito dopo il lavoro, uno sguardo agli orari della Jadrolinija (ormai potremmo diventare soci della compagnia) e l'itinerario è stabilito: Ancona-Zadar-Split-Mostar e ritorno da Split.
Parto il 30 e in treno faccio amicizia con una ragazza di Durazzo, che bello scambiarsi luoghi comuni su italiani e immigrati, che mi dà preziosi consigli per un futuro viaggio in Albania.
Arrivo ad Ancona e mi incontro con Pat, il traghetto parte alle 22, è ancora presto. Iniziamo quindi con il dare benvenuto ad una delle caratteristiche dei nostri viaggi: l'alcool! Spesa (circa una decina di birre) e giro per Ancona, forse una delle città più depresse dell'emisfero boreale (ma non sono di Ancona e magari ho sempre visto male...). Unica nota uno stranissimo monumento raffigurante 3 rinoceronti, anche dopo un paio di birre e un miliardo di foto (ormai il mio amico Pat è più preso dal fotografare che un ciclista dal Giro d'Italia) nessuno dei due riesce a capire il perchè di quelle statue. Vabbè... imbarchiamoci.
Sulla nave non c'è quasi nessuno, fantastico! Quando viaggio odio avere vicino troppa gente di cui purtroppo capisco la lingua... Sento già il profumo di Croazia, di Cevapi e birra locale, ma per ora c'è da affrontare la cena preparataci dalla mamma di Pat, torte salate a carciofi e zucchine, mozzarella in carrozza e una torta buonissima! KO tecnico e si dorme.

SPLIT

Arriviamo a Zadar, una città che conosco poco, il tempo di perdersi e vedere degli incredibili palazzi fatiscenti vicino al porto che siamo sul Pulmann per Split, dove ci aspetta la nostra cameretta a 15€ a testa, davvero niente male, presso lo Split Central Apartaments.
Entrare in un porto al mattino è sempre una splendida esperienza, l'alba sul mare è emozionante, a me personalmente mette molta serenità. Siamo di nuovo nei Balcani, che bello! Ci accoglie Ivan, tenerissimo per come si lamenta che tutti passano da Split per andare a Dubrovnik (anche noi nel viaggio precedente eh eh eh...) e come per il capodanno molte persone andranno a Zagabria.
Il tempo di cambiarci e si va a pranzo, troviamo il ristorante Atlantida, ed un birra a noi ignota: Birra Pan!!! Subito quindi mezzo litro di PAN, Cevapi e patate fritte, sia lode eterna al cuoco.
Via al mercatino a controllare la bancarella, ormai consueta, con le magliette dell'Hajduk. Io trovo una splendida felpa ma sono in vena di risparmio, e mi mangerò poi le mani in quanto a Mostar il negozio dove speravo di comprare una maglia del Velez sarà chiuso...
Split è splendida, la nostra stanza nel palazzo di Diocleziano, Karlovacko e Ozjusko nostre amiche, Pat che fa più foto di Corona (ma senza ricatto...) e il pomeriggio passa. In serata inzia il concerto sulla Promenade, ma noi commettiamo l'errore alle 22 (dopo circa una decina di birre e un paio di panini con cevapi o pollo) di andare a riposare un'oretta; MI SVEGLIO ALLE 00.48!!!! Con Pat che mi dice che ha tentato in tutti i modi di svegliarmi mentre russavo amabilmente... Che si fa in questi casi? Si esce a bere!!!! Chiunque conosca il cantante che verso la 1.00 suonava con una bandiera croata sul cappello mentre tutti cantavano le sue canzoni per favore me lo dica. Split di notte è superba, i muri del centro fanno rivivere un tempo passato che aleggia tra i vicoli del palazzo! Dormita, tentativi inutili di contattare Ivan (sarà sbronzo dormiente abbracciato a due sventole? Onore a lui!), colazione e partenza per Mostar

MAKARSKA

Il centro del mondo, ogni viaggio passo da queata città. Ormai comprare Cokta al baracchino e andare in bagno qui durante la sosta del Pullman è un obbligo.


MOSTAR

Questa è la parte del viaggio che più aspettavo, in quanto sono attrattissimo dalla Bosnia. Viaggiare in pullman mi piace molto, col mio socio di viaggio riusciamo sempre a divertirci facendo anche discorsi molto profondi. Di solito finisce in sbronza, ed è bello così...
Sorvolando sui compagni di viaggio diretti a Medjugorie con conoscenze storico/geografiche che fanno rabbrividire: "esiste ancora la Slovenia?".
Arrivare a Mostar stringe il cuore, la città è in un catino, mi immagino durante la guerra i mortai appostati sulle alture. Una città ancora ferita, mancano i soldi per abbattere le case distrutte ma la voglia di vivere non si ferma e questa incredibile coesistenza di nuovo e vecchio è forse LA caratteristica della città. Basta guardare l'ex palazzo delle poste e la zona circostante, limite del fronte di guerra in città, per sentirsi stringere il cuore.
Ma si deve andare avanti, quindi prendiamo una stanza all' hotel (?) Ombrello (che sui biglietti da visita diventa Hombrelle) a quello che ormai è un prezzo fisso: 15€ a testa! Forse una grande alleanza balcanica stabilisce i prezzi, mistero....
Adesso turismo ossia zona del ponte, di Mostar ovviamente. La zona è meta per molti turisti di passaggio (mica vanno a vedere l'ex palazzo delle poste...) ed è stata ricostruita con i finanziamenti della Turchia. Che dire? La Nerevta, i minareti, la chiesa dei Salesiani che fa molto par condicio, non ho parole che SPLEDIDO! Io amo questo angolo di mondo, sento dentro qualcosa, una emozione fortissima, ma forse anche fame...
Cena al ristorante Sardvan dove ai cevapic si affianca un Mostarski qualcosa e la birra Sarajevsko, che buona!!!
Dopo cena troviamo un disco bar, si chiama bar Bajga, ed entriamo: FELICITA'!!! Un video trasmette solo turbo-folk, musica di cui io e Pat siamo fedeli seguaci. OSANNA! Una quantità di belle ragazze canta Severina, Ceca, Lepa Brena (quanto mi piace questa cantante!); ci incolliamo al bancone e non ce ne andiamo più, birra dopo birra, cocktail dopo cocktail. Ma il vero mito è il barista, non si ferma mai, canta balla impugna un microfono gigante e ci rende felici! Chiediamo anche canzoni a richiesta e questo splendido personaggio ci offre da bere, è incredibile vedere come a Mostar, con la città ancora sanguinante tanti ragazzi di etnia e religione diverse cantino tutti assieme le canzoni di Ceca. Mostar può essere davvero una città modello, come ritengono molti suoi abitanti.
Adesso io e Pat abbiamo un nuovo mito balcanico: il barista del Bar Bajga, che si aggiunge all'intero Bar Mirage, a Dubrovnik, una vera porta dell'inferno. Se non ci credete andate in quella splendita città e ordinate un rum e cockta in quel bar, bevete con calma guardandovi intorno, non sarete più gli stessi...
In albergo ci ritroviamo come due idioti davanti ad un canale tv che trasmette solo tubo-folk cercando di mimare le mosse del barista del Bar Bajga, momenti indimenticabili.
Il giorno dopo c'è il rientro, compriamo del burek da una giovane panettiera che orgogliosa ci dice circa 20 volte che è la specialità della zona.
Il rientro non è degno di nota, io vado al solito bagno di Makarska, a Split è tutto chiuso (è domenica), prendiamo il traghetto (dove scopro con rammarico la presenza di troppi turisti italiani vocianti) e torniamo a casa, con tante nuove emozioni, tantissime riflessioni ed un amore sempre più forte per una terra splendida.

CHE BELLA LA VITA!!! (a volte...)


Photos

Saturday, January 1, 2011

Aero East Europe


Salve ! E' difficile creare migliori blog di questo ! Complimenti !
Vivo a Kraljevo da più di 2 anni; date un'occhiata ai miei recapiti.
Tommaso Perosino

Ela aircraft
Aeroeast

TRASLOCO

  In foto la statua di Ivan Mestrovic, lo scultore croato che ama lavorare per la Serbia Ci siamo trasferiti in 4 altri siti Uno si chiama  ...