Tuesday, June 16, 2026

Buon 18° compleanno Balkan crew, siamo alla maggiore età






 Balkan crew è nato nel 2008 da un incontro di una italiana, una svizzera, un albanese e un croato che si ritrovavano a parlare sui vari forum di Balcani. Il primo lettore è stato un militare che aveva un amico rimasto per ore sotto il tiro dei cecchini albanesi in Kosmet. In breve tempo sono arrivati molti serbi cacciati dalla Krajina nella strage di Oluja fatta dai croati supportati dagli USA. Molti di questi lettori serbi cacciati dalla loro terra dove vivevano da centinaia di anni hanno avuto decine di parenti uccisi a Jasenovac durante quei 4 anni di stato fantoccio nazi fascista.

In questo spazio hanno sempre trovato posto sloveni croati serbi albanesi montengerini etc.. ONESTI ma abbiamo dovuto spesso combattere persone disoneste di ogni razza, cultura, età, religione

Siamo rimasti puliti ed onesti e questo è l'importante

Grazie a tutti i nostri lettori



Il 12 Giugno 2002 è una data che mi ricorderò per lungo tempo.

Quel giorno sveglia all’alba, le ultime cose messe in valigia velocemente e via alla stazione.
Mi ricordo il mio cuore che palpitava a 1000 e mio marito bianco come un lenzuolo.
Partivo per la Serbia. Era il mio primo viaggio senza la mia famiglia ed era il culmine di un percorso durato 3 anni. Più che un percorso era stato un calvario.
Avevo iniziato a parlare con la Serbia per radio 3 anni prima, quando i radioamatori italiani aiutavano quelli serbi ogni qual volta partiva un caccia da Aviano.
I radioamatori serbi erano diventati bravi e sapevano già dove i caccia sarebbero andati a colpire in base al posto in cui entravano in Serbia.
Ma torniamo al mio calvario. Gli anni 1999/2000 non sono stati facili per la mia famiglia.
Mio marito aveva perso il lavoro e io ero arrivata a sfiorare l’anoressia per dei problemi con i miei genitori .
Più e più volte avevo cercato di andare in Serbia a conoscere i radioamatori che conoscevo solo tramite la mia stazione radio. Tutti cercavano di mettermi i bastoni tra le ruote per non farmi partire. In particolar modo la polizia. Quando sono andata in questura con mio marito per il passaporto , la poliziotta si è rivolta a lui urlando: - dappertutto, anche a Cuba, ma non la mandi in Serbia, sono tutti criminali!
Poi un giorno, sfruculiando in internet, leggo la storia di Vera . Subito mi balenò l’idea che avevo trovato una via di uscita.
Così quel 12 Giugno sono andata in treno fino a Treviso e poi in macchina con Vera fino a Cacak.
Che viaggio è stato! Ero autista di una missione umanitaria. Già la cosa mi sembrava più grossa di me. La macchina era talmente strapiena che non riuscivo a frenare. Tre frontiere ed a ogni frontiera perquisizioni a tappeto. In Croazia Vera mi mostrò i campi minati ancora delimitati da un nastro rosso.
A Belgrado arrivammo di notte. Dall’autostrada entrammo subito nella via del fumo. Otto palazzi presidenziali sventrati dalle bombe. Davanti ad un palazzo c’era ancora la scritta: “Si consiglia ai passanti il marciapiede opposto. Il palazzo è un obiettivo militare”
Io avevo il cuore in gola. Ma come … era tutto diverso dal sofà di casa mia. Mi ricordo di aver pensato che la dovevamo far pagare a quei serbi cattivi. Quella sera ho pianto tanto anche se non mi sono fatta accorgere da nessuno.
Siamo stati ospitati da un parente di Vera, un ambasciatore in pensione. Un bravissimo uomo che mi ha detto: - Questa è casa tua, ma fai attenzione al rubinetto del bagno che è rotto.
Io appena entrata in bagno ho aperto il rubinetto e l’acqua è schizzata al soffitto.
Cosi’ quel povero anziano serbo era sulla porta del bagno che mi guardava con compassione, scuotendo la testa e dicendo: - italiani, puhah!
Il giorno dopo a Cacak ho finalmente conosciuto i miei amici radioamatori.
Seduti ad un tavolo di un caffè e davanti ad un bel caffè turco (che roba la prima volta!!!) guardavo i miei amici e mi chiedevo se quelli erano i serbi cattivi.
Uno di loro mi colpiva in particolare. Era giovane , ma sembrava avere 50 anni. Aveva le dita dei piedi fuori dalle scarpe consumate ed era senza denti. Lavorava dalle 7 di mattina alle 3 del pomeriggio in fabbrica per 36 euro mensili. Dopo il primo lavoro andava a fare l’imbianchino, l’idraulico, l’elettricista, il meccanico e qualunque cosa gli permettesse di riuscire a mangiare qualcosa. Quel ragazzo aveva 2 lauree in ingegneria e non sapevo sarebbe diventato come un fratello per me.
Da quel lontano giorno le cose sono cambiate. Adesso vado in Serbia tutti gli anni. Mi sento più sicura che nel mio quartiere. Non esiste la microcriminalità, almeno nella piccola cittadina di Cacak.
Quel che trovo la è la situazione , piuttosto surreale, dei nostri tempi di guerra, quando ci si aiutava l’un con l’altro.
Mi ospitano nelle loro povere case e mi danno un piatto di minestra fatto con le verdure del giardino, ma è tutto ciò che hanno e per me ha un valore infinito.
Un giorno in una casa povera ho visto la padrona di casa arrivare con delle tazzine da caffè comprate al mercato.
La signora era andata al mercato facendo circa 2 km a piedi ed era tornata stanca morta con la spesa. Io ho fatto lo sbaglio di dire : Che belle quelle tazzine!
E lei: -Sono tue! Ma la signora che non aveva i soldi per l’autobus ci avrebbe messo altri 6 mesi di sacrifici per ricomprarsi le tazzine, così ho provato a rifiutare.. ma nulla da fare. Ho dovuto prendermi le tazzine che conservo come delle reliquie.
C’è un’ultima soddisfazione che mi devo prendere: tornare da quella poliziotta che mi voleva mandare a Cuba per dirle che mentre io viaggiavo su e giù per i Balkani pericolosi, due nostri connazionali sono morti proprio a Cuba




Monday, June 15, 2026

Il presidente serbo vince una causa contro una rivista tedesca





 Il presidente serbo vince una causa contro una rivista tedesca

Un tribunale di Amburgo ha vietato alla rivista tedesca Der Spiegel di associare il presidente serbo Aleksandar Vučić alla cosiddetta "caccia agli uomini" a Sarajevo durante l'assedio della città del 1992-1995. La decisione è stata presa dal tribunale regionale di Amburgo.
Secondo il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ha avuto accesso alla sentenza del tribunale, Spiegel non può più diffondere informazioni false secondo cui Vučić avrebbe partecipato all'uccisione mirata di civili. In caso di violazione del divieto, la rivista rischia una multa fino a 250.000 euro.
Il tribunale ha ritenuto inaccettabile e squilibrato il modo di presentare il materiale, che viola gravemente i diritti generali del presidente serbo. In particolare, la rivista non può più diffondere affermazioni secondo cui Vučić, in gioventù, avrebbe prestato servizio come volontario in un gruppo paramilitare nel cimitero ebraico di Sarajevo e avrebbe avuto contatti con "cacciatori di uomini" stranieri.
Nella motivazione della sentenza, i giudici hanno sottolineato che la rivista ha violato la presunzione di innocenza: le accuse serie sono state pubblicate come conclusioni della redazione, senza che l'editore contattasse Vučić per un commento. Der Spiegel ha confermato di aver ricevuto il divieto e ha dichiarato che adeguerà il proprio lavoro, ma che continua a sostenere la propria indagine.
Pubblicato da JUGOCOORD SEGRETERIA il 3 giugno 2026






Sunday, January 4, 2026

LA DEMOCRAZIA AMERICANA

 



Ci sono volute 2 ore per il Venezuela (30 milioni di abitanti, 100.000 soldati, 200.000 poliziotti). Per la Serbia (6 milioni di abitanti), ci sono voluti 78 giorni di sanguinosi bombardamenti di persone innocenti e di tutte le risorse, senza che una singola potenza occupante mettesse piede sul territorio serbo. Dopo la GRANDE VITTORIA, hanno assegnato l'intera provincia autonoma dello Stato sovrano di Serbia a UN'ALTRA NAZIONE. LA GRANDE VITTORIA DELLA "DEMOCRAZIA"

L'AMERICA - Giorgio Gaber -

Giorgio Gaber - La Democrazia

Giorgio Gaber - La libertà

Clinton on Qaddafi: We came, we saw, he died


Thursday, December 11, 2025

Legge sul patrimonio culturale serbo





Ragusa era lontanissima dalla Croazia, vicino alla Serbia e non vi era un solo croato a Ragusa 

Zakon o Kulturnim Dobrima

 Date le innumerevoli violazioni e i furti ai danni del patrimonio culturale serbo, la Serbia è stata costretta a promulgare una legge a difesa della sua cultura 

Sì, la Serbia ha promulgato una nuova legge sul patrimonio culturale, conosciuta come "Zakon o Kulturnim Dobrima", che è entrata in vigore nel marzo 2024, aggiornando e rafforzando le normative per la protezione, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali serbi, sia materiali che immateriali, in linea con gli standard europei. 


 


Ringraziamo DUBRAVKA UGRESIC GIACOMO SCOTTI che, nonostante le minacce, non hanno mai cessato di dire la verità   


Tuesday, November 18, 2025

LA SERBIA PUÒ DIFENDERE LA SUA COSTITUZIONE E LA SUA SOVRANITÀ?




Si ringrazia per la traduzione Olga Handjal

LA SERBIA PUÒ DIFENDERE LA SUA COSTITUZIONE E LA SUA SOVRANITÀ?

16 novembre 2025
La Serbia non è estranea a quei momenti in cui i potenti impartiscono ordini. I negoziati sono impossibili. O accettano, oppure... Nell'antichità, gli imperi lanciavano ultimatum. Oggi, un pezzo di carta in un pacchetto "rigido" del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti è sufficiente.
La Serbia è sotto pressione affinché espella immediatamente i capitali russi dal Paese. A chi importa che la Serbia non abbia fonti energetiche alternative? A chi importano le disposizioni costituzionali, le leggi, i contratti e i principi di un'economia di mercato? I russi devono andarsene, e immediatamente! Non ci sono ritardi, non si capisce che l'Istituto Nazionale per l'Economia Socialista (NIS) è un pilastro fondamentale dell'economia serba.
La Serbia è costretta a conformarsi a una decisione incostituzionale. L'ordine proviene da Washington. Nel momento in cui la Serbia ottempera a quest'ordine, viola la sua Costituzione e ogni forma di sovranità; non funziona come uno Stato, non come un soggetto della comunità internazionale, ma come un oggetto o uno strumento di Washington. Le sanzioni statunitensi contraddicono il diritto interno. Non si tratta nemmeno di un obbligo internazionale, ma di una misura unilaterale di un altro Stato. Gli "Stati delle banane" non hanno scelta. Obbediscono agli ordini a costo di calpestare la propria sovranità.
La Serbia subisce il colpo più duro: la raffineria non può operare; le banche non sono autorizzate a effettuare pagamenti; la raffineria sta chiudendo; i proprietari devono andarsene. E tutto questo in tempi irrealistici! Questo è un ordine palese del "partner strategico" della Serbia. E di recente, la Serbia, nella sua servile e inutile obbedienza, ha revocato lo status di "patrimonio culturale" dell'ex Palazzo dello Stato Maggiore (SSNO), che gli Stati Uniti hanno ridotto in macerie nel 1999 per poter affittare il sito nel centro di Belgrado per 99 anni per costruire complessi alberghieri americani.
La verità sulla "partnership americana", sulla sovranità e sull'ordine internazionale è ora nel palmo della vostra mano.
Nella riunione straordinaria del governo serbo, non si è parlato di sovranità, Costituzione o leggi... La sovranità dello Stato è difesa dagli attacchi dei più forti. La domanda è: la Serbia sarà in grado di conformarsi alla decisione incostituzionale e unilaterale degli Stati Uniti?
Ratko Krsmanović



Saturday, November 1, 2025

OMAGGIO A DUBRAVKA UGRESIC

 



Nacque a Kutina, in Jugoslavia, nel 1949 e morì ad Amsterdam nel 2023 in esilio 

Fino al 1991 la vita di Dubravka Ugresic fu normalissima e scrisse diversi libri, ma allo scoppio della guerra fu bersaglio di terribili minacce e dovette fuggire 


Il dopo è rappresentato dalla bava velenosa del nazionalismo che accompagna i Balcani ex jugoslavi negli anni novanta, specie in Croazia ed in Serbia. La Ugrešić, ostracizzata e messa all’indice anche dai colleghi intellettuali di Zagabria, viene definita “prostituta, strega, traditrice”, epiteti del classico repertorio dei vocabolari nazionalistici. Se ne va dalla Croazia nel 1993, l’anno dell’eccidio (croato) della sacca di Medak.

Dubravka Ugrešić, in memoria del dissenso  




Un giornalista e politico la attaccò in una maniera atroce 

...Durante il suo periodo a Globus ottenne una notevole notorietà grazie a un articolo di opinione non firmato del 1992 (che alla fine ammise di aver scritto), intitolato "Le femministe croate stanno violentando la Croazia", ​​in cui attaccava cinque scrittrici femministe croate ( Slavenka Drakulić , Vesna Kesić , Jelena Lovrić , Dubravka Ugrešić e Rada Iveković ), accusandole di tradire la Croazia. L'articolo fu fonte di significative controversie che alla fine portarono a una causa per diffamazione contro la rivista. 

La Ugresic ha sempre tentato in tutti i modi di far valere le sue ragioni, ma probabilmente non la lasceranno riposare in pace mai 

Dal libro "La volpe"   





Nonostante le minacce Dubravka non smise mai di raccontare la verità 

Dubravka Ugrešić: una Croazia sul modello fascista 

Dubravka Ugrešić: i poliziotti croati che non proteggono un bel niente   


Buon 18° compleanno Balkan crew, siamo alla maggiore età

  Balkan crew è nato nel 2008 da un incontro di una italiana, una svizzera, un albanese e un croato che si ritrovavano a parlare sui vari fo...