Tuesday, August 10, 2021

TRASLOCO

 



Ci siamo trasferiti in 4 altri siti

Uno si chiama The new Balkan crewThe new Balkan crew 2  

un altro si chiama BALKAN MOJA LJUBAV

un altro si chiama Balkani mon amour

Mostra Marino Darsa alla Pinacoteca di Brera di Milano

 

 Questo post si trova anche  QUI





Siete tutti invitati alla conferenza on line che si terrà mercoledì 21 luglio alle ore 11.00 sulla piattaforma Zoom streaming

L'incontro è per presentare la mostra Marino Darsa che si terrà presso la Biblioteca Nazionale Braidese a Milano dal 22 luglio 

Interverranno:

Filippo Del Corno, Assessore alla cultura del comune di Milano

Katja Bakija dell'Università di Dubrovnik, curatrice della mostra 

Mariella Goffredo della Biblioteca Nazionale Braidese

Niksa Matic direttore della Casa museo di Marino Darsa a Dubrovnik 

Cristiano Pambianchi

Silvio Ziliotto, traduttore



E' una ottima opportunità per gli italiani di conoscere la cultura dei Balcani 

Grazie per questo evento 

Mostra: Marino Darsa

Pinacoteca di Brera. Mostra Marino Darsa

Risposte alle questioni poste dal sig. Cristiano Pambianchi


I libri antichi dell'avv. Pambianchi in mostra a Milano 




Marino Darsa - come tutti i ragusei dotati di una certa cultura - fu perfettamente bilingue: parlava e scriveva sia in italiano che nel dialetto štokavo di Ragusa, da lui utilizzata in modo assolutamente prevalente nelle sue opere. Ma il suo tipico stile già accennato di sovrapposizione di vari registri linguistici a seconda della classe sociale e la diversa ambientazione delle sue commedie - da Ragusa a Cattaro a Roma - gli fecero utilizzare anche delle espressioni in latino, in italiano e finanche in tedesco.

La complessa storia moderna della Dalmazia ha quindi influenzato varie scuole di pensiero: in Croazia Marino Darsa è considerato uno dei padri della letteratura nazionale, in Italia fino a qualche decennio fa si evidenziavano maggiormente le sue spiccate caratteristiche tipicamente legate alla realtà della Repubblica di Ragusa, per farne un autore "dalmata" se non anche "italiano".


Notare il dialetto stokavo che non ha niente a che vedere col kajkavo di Zagabria. Le bugie hanno le gambe corte 


L'attuale Dubrovnik era una città serba e non croata 

Da je Dubrovnik do 20. veka bio srpski, a ne hrvatski grad govore i činjenice.


Come nel link messo sopra, gli abitanti di Dubrovnik dichiaravano di parlare serbo nel 1890, quindi gli abitanti erano serbi cattolici e serbi ortodossi, oltre agli italiani. La Croazia come provincia dell'impero distava circa 500 km. Poi ci fu l'assimilazione da ortodossi a cattolici, e da cattolici a croati, ed ecco oggi perché a Dubrovnik sono tutti croati.



 Anche il capo dei cetnici Momcilo Diujic è croato. E' nato in Croazia 

Momčilo Đujić . Nato a Tenin in Croazia nel 1907, sin dall'aprile del 1941 si proclamò vojvoda četnico

La letteratura italiana in Dalmazia: una storia falsificata



Però non avevamo capito che si nasceva con un nome e cognome, si viveva con un altro e si moriva con un altro. Ogni quanto si cambia l'originale? 




Siamo un po' allibiti nel leggere l'articolo di Eliana Sormani: Marino Darsa alla Braidese. Non si specifica che Marino Darsa era un prelato ortodosso e quindi già niente a che fare con la futura Croazia, semmai un segno di una chiara origine serba, ma ci viene difficile capire cosa vuol dire che passò molto tempo tra Italia e Croazia. Nel 1500? Ovvio che così un lettore non capisce più nulla se non abbiamo presente la cartina geografica del 1500 e si fa in fretta a confondere le idee. Non vogliamo dire che non sia come viene detto dagli organizzatori della mostra, ma davvero ci stupisce che loro giochino così tanto sulle parole. Noi comunque ci rifacciamo agli studi di Giacomo Scotti 




















                       Come si vede chiaramente nella cartina non c'è traccia di nessuna Croazia



Ringraziamo di cuore il "Giornale di Milano" che pubblicizza l'italo serbo Ruđer Bošković – Ruggero Boscovich . La "Società astronomica Ruder Boskovic" gestisce il Planetario di Belgrado 




Dopo alcuni giorni esce un altro articolo di Pierangela Guidotti. Anche qui la cultura dalmata è spazzata via e son tutti croati 500 anni prima .. bè.. si son portati avanti col lavoro! Pure Ruggero Boskovic da italo serbo è solo più croato ! Boh.. sarà una nuova corrente di pensiero quella di spazzare via culture precedenti.






Anche Italo Calvino è italiano però è nato a Santiago de Las Vegas de La Habana per non parlare di tutti gli italiani nati in Libia e Ungaretti nato al Cairo sarebbe egiziano ? E Ugo Foscolo era greco? Si puo’ dire che la Serbia ha dato 18 imperatori all’Impero romano? Eraclito puo' essere considerato turco poichè adesso Efeso è in Turchia? 

Hanno fatto di tutto per cancellare gli scritti di Giacomo Scotti che è anche stato minacciato di morte e pensate un po' dove troviamo ancora qualcosa ?  QUI

"Nel lontano 1926, nella serie delle pubblicazioni dell'Accademia Jugoslava delle Arti e delle Scienze di Zagabria, fu pubblicata l'opera di Gjuro Kobler dal titolo Talijansko pjesnistvo u Dalmaciji 16. vijeka, napose u Kotoru i Dubrovniku e cioè:
«Poesia italiana in Dalmazia nel XVI secolo, soprattutto a Cattaro e Ragusa». Dopo quella data nessuno studioso croato ha mai più parlato di una poesia o di una letteratura italiana in Dalmazia nei secoli passati. Cominciò invece un processo di trasformazione di quella letteratura da italiana in croata, processo che ha portato finora a colossali falsificazioni. In un articolo del 1969 lo storico della letteratura croata Andre Jutrovic scrisse:

«.Gli scrittori della Dalmazia che nel passato scrissero le loro opere in lingua italiana devono essere inseriti nella nostra letteratura e nella nostra storia nazionale». In altre parole: considerati croati. Questo medesimo intellettuale, trattando successivamente di singoli scrittori italiani dalmati dei secoli passati, cio di dalmati di cultura e lingua italiana, li definì «scrittori croati di lingua italiana». Ed oggi questa è diventata una legge: nei libri di storia della letteratura croata, nei dizionari enciclopedici e nelle enciclopedie (croate), tutti quegli scrittori e poeti italiani portano l'etichetta di croati. Le eccezioni sono rarissime, riguardano unicamente Zara, e solo nel caso che si tratti di scrittori cosiddetti «irredentisti» dell'Ottocento e Novecento.

Nell'ottobre 1993, sulle colonne del «Vjesnik» di Zagabria, il presidente dell'Associazione degli scrittori croati dell'epoca mi accusò di aver «trasformato in italiani tutta una serie di scrittori croati dell'antica Ragusa». E questo perché, in un saggio sulla rivista «La Battana» (n. 109) avevo riportato i nomi originali di alcuni scrittori ragusei vissuti tra il Cinquecento e il Settecento, indicando i titoli originali in italiano e latino delle loro opere: Savino de Bobali (1530-1585); Serafino Cerva (1696-1759), Sebastiano Dolci, Stefano Gradi e altri che presto incontreremo. Io sfido tutti gli studiosi di letteratura di questo paese a portarmi un sola opera di questi scrittori e poeti che sia stata scritta in croato; li sfido a portarmi un solo documento, a cominciare dagli stessi libri di questi autori, nei quali i loro nomi siano scritti cos come li scrivono oggi i loro falsificatori. Qualche anno fa il pubblicista Ezio Mestrovich, sul quotidiano «La Voce del Popolo», riferì le parole dettegli da un anonimo e «illustre croato» per spiegare l'avversione che certi intellettuali croati nutrono verso l'Italia e gli italiani: «Siamo tanto affascinati dalla cultura italiana e la sentiamo così vicina, che, rischiarne di esserne compressi e plagiati al punto, da rinunciare alla nostra. Quando ci si spinge in questa direzione, allora l'amore può diventare odio». E spinto dall'odio, qualcuno cerca di appropriarsi di ciò che non gli appartiene fino al punto da definire croato Marco Polo! Oppure da dichiarare «croato da sempre» - laddove quel sempre potrebbe portarci all'inizio dell'umanità - ogni lembo dell'odierna Croazia che nel lontano o recente passato é stato invece abitato anche dagli italiani e concimato dalla cultura italiana, e prima ancora da quella latina.
Giacomo Scotti


Marta Drpa è una serba nata a Knin, attuale Croazia, prima che i croati compissero la strage di Krajina con 600 civili uccisi nelle loro case. Marta è serba e serba è rimasta. Quindi gli organizzatori di questa mostra riescono a cambiare nome e nazionalità solo ai morti 







A sinistra scienziati croati di etnia serba, a destra scienziati croati   






La Treccani bugie non ne dice 























Ci teniamo a precisare che questa moda di rubare la cultura dalmata non è di tutte le correnti culturali croate . Molti scrittori croati e semplici cittadini hanno firmato una petizione contro la nuova lingua parlata croata che ripudia il serbo croato. 

Jezici i nacionalismi 


Questo storico ha fermato una mostra che i croati volevano fare in Norvegia perchè falsa. Onore a lui!