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Tuesday, June 16, 2026

Buon 18° compleanno Balkan crew, siamo alla maggiore età






 Balkan crew è nato nel 2008 da un incontro di una italiana, una svizzera, un albanese e un croato che si ritrovavano a parlare sui vari forum di Balcani. Il primo lettore è stato un militare che aveva un amico rimasto per ore sotto il tiro dei cecchini albanesi in Kosmet. In breve tempo sono arrivati molti serbi cacciati dalla Krajina nella strage di Oluja fatta dai croati supportati dagli USA. Molti di questi lettori serbi cacciati dalla loro terra dove vivevano da centinaia di anni hanno avuto decine di parenti uccisi a Jasenovac durante quei 4 anni di stato fantoccio nazi fascista.

In questo spazio hanno sempre trovato posto sloveni croati serbi albanesi montengerini etc.. ONESTI ma abbiamo dovuto spesso combattere persone disoneste di ogni razza, cultura, età, religione

Siamo rimasti puliti ed onesti e questo è l'importante

Grazie a tutti i nostri lettori



Il 12 Giugno 2002 è una data che mi ricorderò per lungo tempo.

Quel giorno sveglia all’alba, le ultime cose messe in valigia velocemente e via alla stazione.
Mi ricordo il mio cuore che palpitava a 1000 e mio marito bianco come un lenzuolo.
Partivo per la Serbia. Era il mio primo viaggio senza la mia famiglia ed era il culmine di un percorso durato 3 anni. Più che un percorso era stato un calvario.
Avevo iniziato a parlare con la Serbia per radio 3 anni prima, quando i radioamatori italiani aiutavano quelli serbi ogni qual volta partiva un caccia da Aviano.
I radioamatori serbi erano diventati bravi e sapevano già dove i caccia sarebbero andati a colpire in base al posto in cui entravano in Serbia.
Ma torniamo al mio calvario. Gli anni 1999/2000 non sono stati facili per la mia famiglia.
Mio marito aveva perso il lavoro e io ero arrivata a sfiorare l’anoressia per dei problemi con i miei genitori .
Più e più volte avevo cercato di andare in Serbia a conoscere i radioamatori che conoscevo solo tramite la mia stazione radio. Tutti cercavano di mettermi i bastoni tra le ruote per non farmi partire. In particolar modo la polizia. Quando sono andata in questura con mio marito per il passaporto , la poliziotta si è rivolta a lui urlando: - dappertutto, anche a Cuba, ma non la mandi in Serbia, sono tutti criminali!
Poi un giorno, sfruculiando in internet, leggo la storia di Vera . Subito mi balenò l’idea che avevo trovato una via di uscita.
Così quel 12 Giugno sono andata in treno fino a Treviso e poi in macchina con Vera fino a Cacak.
Che viaggio è stato! Ero autista di una missione umanitaria. Già la cosa mi sembrava più grossa di me. La macchina era talmente strapiena che non riuscivo a frenare. Tre frontiere ed a ogni frontiera perquisizioni a tappeto. In Croazia Vera mi mostrò i campi minati ancora delimitati da un nastro rosso.
A Belgrado arrivammo di notte. Dall’autostrada entrammo subito nella via del fumo. Otto palazzi presidenziali sventrati dalle bombe. Davanti ad un palazzo c’era ancora la scritta: “Si consiglia ai passanti il marciapiede opposto. Il palazzo è un obiettivo militare”
Io avevo il cuore in gola. Ma come … era tutto diverso dal sofà di casa mia. Mi ricordo di aver pensato che la dovevamo far pagare a quei serbi cattivi. Quella sera ho pianto tanto anche se non mi sono fatta accorgere da nessuno.
Siamo stati ospitati da un parente di Vera, un ambasciatore in pensione. Un bravissimo uomo che mi ha detto: - Questa è casa tua, ma fai attenzione al rubinetto del bagno che è rotto.
Io appena entrata in bagno ho aperto il rubinetto e l’acqua è schizzata al soffitto.
Cosi’ quel povero anziano serbo era sulla porta del bagno che mi guardava con compassione, scuotendo la testa e dicendo: - italiani, puhah!
Il giorno dopo a Cacak ho finalmente conosciuto i miei amici radioamatori.
Seduti ad un tavolo di un caffè e davanti ad un bel caffè turco (che roba la prima volta!!!) guardavo i miei amici e mi chiedevo se quelli erano i serbi cattivi.
Uno di loro mi colpiva in particolare. Era giovane , ma sembrava avere 50 anni. Aveva le dita dei piedi fuori dalle scarpe consumate ed era senza denti. Lavorava dalle 7 di mattina alle 3 del pomeriggio in fabbrica per 36 euro mensili. Dopo il primo lavoro andava a fare l’imbianchino, l’idraulico, l’elettricista, il meccanico e qualunque cosa gli permettesse di riuscire a mangiare qualcosa. Quel ragazzo aveva 2 lauree in ingegneria e non sapevo sarebbe diventato come un fratello per me.
Da quel lontano giorno le cose sono cambiate. Adesso vado in Serbia tutti gli anni. Mi sento più sicura che nel mio quartiere. Non esiste la microcriminalità, almeno nella piccola cittadina di Cacak.
Quel che trovo la è la situazione , piuttosto surreale, dei nostri tempi di guerra, quando ci si aiutava l’un con l’altro.
Mi ospitano nelle loro povere case e mi danno un piatto di minestra fatto con le verdure del giardino, ma è tutto ciò che hanno e per me ha un valore infinito.
Un giorno in una casa povera ho visto la padrona di casa arrivare con delle tazzine da caffè comprate al mercato.
La signora era andata al mercato facendo circa 2 km a piedi ed era tornata stanca morta con la spesa. Io ho fatto lo sbaglio di dire : Che belle quelle tazzine!
E lei: -Sono tue! Ma la signora che non aveva i soldi per l’autobus ci avrebbe messo altri 6 mesi di sacrifici per ricomprarsi le tazzine, così ho provato a rifiutare.. ma nulla da fare. Ho dovuto prendermi le tazzine che conservo come delle reliquie.
C’è un’ultima soddisfazione che mi devo prendere: tornare da quella poliziotta che mi voleva mandare a Cuba per dirle che mentre io viaggiavo su e giù per i Balkani pericolosi, due nostri connazionali sono morti proprio a Cuba




Monday, June 15, 2026

Il presidente serbo vince una causa contro una rivista tedesca





 Il presidente serbo vince una causa contro una rivista tedesca

Un tribunale di Amburgo ha vietato alla rivista tedesca Der Spiegel di associare il presidente serbo Aleksandar Vučić alla cosiddetta "caccia agli uomini" a Sarajevo durante l'assedio della città del 1992-1995. La decisione è stata presa dal tribunale regionale di Amburgo.
Secondo il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ha avuto accesso alla sentenza del tribunale, Spiegel non può più diffondere informazioni false secondo cui Vučić avrebbe partecipato all'uccisione mirata di civili. In caso di violazione del divieto, la rivista rischia una multa fino a 250.000 euro.
Il tribunale ha ritenuto inaccettabile e squilibrato il modo di presentare il materiale, che viola gravemente i diritti generali del presidente serbo. In particolare, la rivista non può più diffondere affermazioni secondo cui Vučić, in gioventù, avrebbe prestato servizio come volontario in un gruppo paramilitare nel cimitero ebraico di Sarajevo e avrebbe avuto contatti con "cacciatori di uomini" stranieri.
Nella motivazione della sentenza, i giudici hanno sottolineato che la rivista ha violato la presunzione di innocenza: le accuse serie sono state pubblicate come conclusioni della redazione, senza che l'editore contattasse Vučić per un commento. Der Spiegel ha confermato di aver ricevuto il divieto e ha dichiarato che adeguerà il proprio lavoro, ma che continua a sostenere la propria indagine.
Pubblicato da JUGOCOORD SEGRETERIA il 3 giugno 2026






Sunday, January 4, 2026

LA DEMOCRAZIA AMERICANA

 



Ci sono volute 2 ore per il Venezuela (30 milioni di abitanti, 100.000 soldati, 200.000 poliziotti). Per la Serbia (6 milioni di abitanti), ci sono voluti 78 giorni di sanguinosi bombardamenti di persone innocenti e di tutte le risorse, senza che una singola potenza occupante mettesse piede sul territorio serbo. Dopo la GRANDE VITTORIA, hanno assegnato l'intera provincia autonoma dello Stato sovrano di Serbia a UN'ALTRA NAZIONE. LA GRANDE VITTORIA DELLA "DEMOCRAZIA"

L'AMERICA - Giorgio Gaber -

Giorgio Gaber - La Democrazia

Giorgio Gaber - La libertà

Clinton on Qaddafi: We came, we saw, he died


Tuesday, November 18, 2025

LA SERBIA PUÒ DIFENDERE LA SUA COSTITUZIONE E LA SUA SOVRANITÀ?




Si ringrazia per la traduzione Olga Handjal

LA SERBIA PUÒ DIFENDERE LA SUA COSTITUZIONE E LA SUA SOVRANITÀ?

16 novembre 2025
La Serbia non è estranea a quei momenti in cui i potenti impartiscono ordini. I negoziati sono impossibili. O accettano, oppure... Nell'antichità, gli imperi lanciavano ultimatum. Oggi, un pezzo di carta in un pacchetto "rigido" del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti è sufficiente.
La Serbia è sotto pressione affinché espella immediatamente i capitali russi dal Paese. A chi importa che la Serbia non abbia fonti energetiche alternative? A chi importano le disposizioni costituzionali, le leggi, i contratti e i principi di un'economia di mercato? I russi devono andarsene, e immediatamente! Non ci sono ritardi, non si capisce che l'Istituto Nazionale per l'Economia Socialista (NIS) è un pilastro fondamentale dell'economia serba.
La Serbia è costretta a conformarsi a una decisione incostituzionale. L'ordine proviene da Washington. Nel momento in cui la Serbia ottempera a quest'ordine, viola la sua Costituzione e ogni forma di sovranità; non funziona come uno Stato, non come un soggetto della comunità internazionale, ma come un oggetto o uno strumento di Washington. Le sanzioni statunitensi contraddicono il diritto interno. Non si tratta nemmeno di un obbligo internazionale, ma di una misura unilaterale di un altro Stato. Gli "Stati delle banane" non hanno scelta. Obbediscono agli ordini a costo di calpestare la propria sovranità.
La Serbia subisce il colpo più duro: la raffineria non può operare; le banche non sono autorizzate a effettuare pagamenti; la raffineria sta chiudendo; i proprietari devono andarsene. E tutto questo in tempi irrealistici! Questo è un ordine palese del "partner strategico" della Serbia. E di recente, la Serbia, nella sua servile e inutile obbedienza, ha revocato lo status di "patrimonio culturale" dell'ex Palazzo dello Stato Maggiore (SSNO), che gli Stati Uniti hanno ridotto in macerie nel 1999 per poter affittare il sito nel centro di Belgrado per 99 anni per costruire complessi alberghieri americani.
La verità sulla "partnership americana", sulla sovranità e sull'ordine internazionale è ora nel palmo della vostra mano.
Nella riunione straordinaria del governo serbo, non si è parlato di sovranità, Costituzione o leggi... La sovranità dello Stato è difesa dagli attacchi dei più forti. La domanda è: la Serbia sarà in grado di conformarsi alla decisione incostituzionale e unilaterale degli Stati Uniti?
Ratko Krsmanović



Monday, October 12, 2020

CAMBIA IL NOME DELLE VIE A BELGRADO

C'è un piccolo errore nel testo. L'autostrada divenne Zagabria - Sid e non c'è nessun cartello per Belgrado su tutta l'autostrada che porta a Belgrado finchè è in territorio croato 





Wednesday, December 10, 2014

MASSACRATO DI BOTTE A 13 ANNI PERCHE' SERBO

Ecco il frutto delle politiche razziste dei malati di mente

Massacrato di botte a tredici anni, di fronte alla sua cuginetta di 17 terrorizzata, perché “stranieri”. E’ quanto è accaduto a due cuginetti di origine serba aggrediti sabato scorso nei pressi del Palazzetto dello sport di Cassano Magnago (Varese) da cinque minorenni italiani al grido di “Serbi di merda, tornate nel vostro Paese”. Secondo gli investigatori del commissariato di Gallarate, il 13enne residente a Busto Arsizio e la cugina diciasettenne residente a Cassano Magnago sono stati avvicinati, inseguiti e raggiunti dal gruppo di giovanissimi balordi che dopo averli pesantemente insultati con epiteti razzisti, hanno spintonato il ragazzino facendolo cadere per terra e qui lo hanno preso ripetutamente a calci. Portato in ospedale a Gallarate da alcuni parenti, la 17enne è stata dimessa con un giorno di prognosi per “ansia reattiva” (di fatti lo stato di choc), mentre il tredicenne è stato ricoverato nel reparto di pediatria con una prognosi di un mese per la frattura scomposta della tibia e del perone destri, oltre a diverse escoriazioni al capo. Ieri, grazie alle testimonianze dei due giovani che conoscevano di vista alcuni degli aggressori, la polizia ha denunciato per lesioni e ingiurie aggravate dai motivi di discriminazione razziale alla Procura presso il Tribunale dei minorenni di Milano cinque ragazzini di Cassano Magnago, uno dei quali non imputabile perché di età inferiore ai 14 anni.
15 dicembre 2009

www.leggo.it


Sunday, September 21, 2014

UN TRIBUTO A FRANCESCO FORNABAIO






Carissimi,
oggi è uno dei giorni più brutti della nostra vita.
Francesco non è più con noi.
Per tutta la settimana scorsa non ha fatto altro che mettere "mi piace" sotto i commenti di Balkan crew sul muro dell'avio stazione di Castelnuovo don Bosco.
Abbiamo perso un angelo e il cielo ne ha acquistato uno, bellissimo.. che splende di una luce folgorante che ci proteggerà sempre.
Vola in alto Francesco

  • 20 settembre 2014..lido di Venezia. ....spero tanto di rivederti ancora. .vivo♡ (Alessandra)


R.I.P. 21/09/2014







  • Non ho parole per descrivere lo sgomento, l'incredulità e la tristezza che ho nel cuore. Sei un Amico, Sei un Fratello maggiore, sei il Principe dei Cieli.
Non sei morto, vivi dentro tutti noi che ti abbiamo conosciuto, stimato e voluto bene.
La morte non è niente, ti stai prendendo solo gioco di noi, nascosto dietro il tuo sorriso sornione e la tua grande umiltà, sei solo nascosto dall'altra parte, così che noi tutti alzando lo sguardo al cielo vedremo sempre volare il nostro UOMO....
Arrivederci Francesco.
Claudio

Tragedia al raduno acrobatico a Venezia





Friday, May 16, 2014

GRAVE ALLUVIONE IN SERBIA E BOSNIA





La frase "non c'è mai limite al peggio" sembra quanto mai veritiera alla luce del nuovo disastro nei Balkani.
Una grave alluvione ha investito molte regioni della Serbia e della Bosnia e anche parte della Croazia
Vi sono dei morti e dei dispersi e la maggior parte dei nostri amici ha subito danni alle case, alle auto e alle attività economiche.
E' stato proclamato lo stato d'emergenza e molte famiglie sono state salvate grazie all'intervento degli elicotteri.
Davvero siamo in una tristezza senza fine e dalle nostre tv non una parola !

Da Ksenija : Evakuisani smo helikopterom. Hvala svima na pažnji, brizi i toplim rečima.

Voice of Serbia

Meteo web EU

La pioggia mette in ginocchio la Serbia

In tre giorni caduta la pioggia di tre mesi

Morti, dispersi ed evacuazioni in Serbia

I primi aiuti sono arrivati dalla Russia

www.youreporternews.it

www.repubblica.it  (dopo tre giorni !)

Anche la Croazia aiuta




Friday, September 20, 2013

UNA VIA INTITOLATA A DERVENTA





E' successa una cosa meravigliosa !
All'interno della festa dell'artigianato di Pinerolo (TO), è stata intitolata una via alla città di Derventa e sono venuti gli amici di Derventa con un gruppo folkloristico che è semplicemente meraviglioso !
Il tutto è stato fatto grazie all'impegno decennale dell' "Associazione arcobaleno" e al gemellaggio delle città di Derventa e Pinerolo.

Per vedere i nostri post cliccate : qui e qui e qui
Per vedere il video della manifestazione, cliccate : qui
Per vedere il gruppo folkloristico di Derventa, cliccate : qui e qui e qui e qui



Thursday, August 1, 2013

Thursday, March 7, 2013

Aleksandar a Radio Gamma 5





Skardalija



Davvero fantastico Sasa in radio !
Devo fare una premessa. Non condivido la linea politica della radio e tanto meno le ideologie del giornalista che ha intervistato Sasa. Come radio libera non dà l'impressione di libertà, ma a noi interessa cosa ha detto Sasa e lui è stato magnifico !
Ho preso un po' di appunti e mi scuso se non ho capito bene alcuni passaggi.
Sono stati toccati tutti gli argomenti più caldi.
Cominciamo da Milosevic, anti europeista, precursore dei tempi, conoscitore delle politiche europee e americane e di tutte le potenzialità delle lobby.
Sasa ha citato la "Guerra infinita" di Iacona come buon documentario sulla crisi balcanica.
Si è parlato dell'inflazione catastrofica del '93 e dell'attacco da parte della religione cattolica alla religione ortodossa.
Con grande approvazione nostra, Sasa, ha detto a chiare lettere che l'Aja condanna solo serbi e libera criminali albanesi pericolosissimi
Per fortuna della Serbia, la Russia tutela i fratelli slavi e offre rapporti commerciali.
Non sono stata molto d'accordo sulla questione Inghilterra che avrebbe forti interessi economici nei Balcani.
Per quanto riguarda Ivan e la partita sospesa, esattamente come avevamo già pensato, è facile che la regia sia completamente italiana e ne abbiamo parlato qui
In conclusione possiamo dire che Sasa è stato davvero bravo.. e speriamo che venga invitato ancora !





Wednesday, March 7, 2012

8 marzo 2012








L'8 Marzo è una ricorrenza che si festeggia in tutto il mondo. In realtà c'è poco da festeggiare poichè le donne e i bambini sono le persone più penalizzate nelle società povere, nelle guerre e in quelle situazioni di violenza in cui le donne soccombono per ragioni di forza fisica o psicologica. La stessa data per questa festa deriva dalla strage di donne bruciate vive in una azienda tessile che non aveva nessun requisito di sicurezza. Quest'anno vogliamo dedicare questa festa a Milica Rakic, uccisa dalla Nato a soli 3 anni nel 1999. Oggi avrebbe avuto 16 anni. Il pilota che ha sganciato la bomba si è ucciso.
Buon 8 Marzo a tutte le donne nella speranza che sia migliore.


Si è tolto la vita il presunto responsabile della morte di Milica Rakic, la piccola di tre anni che abitava nei pressi dell'aeroporto di Belgrado e fu colpita da frammenti di bombe "umanitarie" della NATO il 17 aprile 1999 alle ore 21:45.
Il tenente colonnello Harold F. M. era andato in pre-pensionamento da pochi mesi con una diagnosi di "stress da disordine post-traumatico" in seguito a quei bombardamenti, secondo le dichiarazioni di sua moglie Elisabeth.
La piccola Milica appare oggi trasfigurata, tra le icone dei santi della chiesa ortodossa, negli affreschi realizzati dal diacono Nikola Lubardic
Allo stesso indirizzo rimandiamo per l'elenco completo dei bambini morti ammazzati nell'operazione "umanitaria" della NATO, mirata a strappare il Kosovo alla Serbia per accelerare lo sventramento della Jugoslavia secondo criteri "etnici".

COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA




Tuesday, November 8, 2011

Il progetto di Kusturica a Visegrad


Per girare i suoi due prossimi film, Emir Nemanja Kusturica, costruirà un'intera città! Per quest'occasione Kusturica ha incontrato il presidente della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, Milorad Dodik, a Visegrad. Nei dintorni della piccola città con il famoso "ponte sulla drina" verranno costruiti una cinquantina di edifici in pietra (reciclate da case distrutte dell'Erzegovina) che costeggeranno il fiume Drina e questa mini-città si chiamerà Andric-Grad (la città dedicata al Premio Nobel della letteratura Ivo Andric) e dovrebbe rendere l'idea di Visegrad nel periodo in cui fu eretto il ponte. Infatti Kusturica, oltre a realizzare il suo prossimo film "Pancho Villa" nel set di Andric-Grad, vuole girare lì anche "Il ponte sulla Drina".




Un 3D del progetto di Andric-Grad che verrà finanziato in gran parte da Kusturica stesso e con bel contributo della Repubblica Serba. Visegrad darà il terreno e la ditta "Elektroprivreda" sponsorizzerà la corrente.


Quando ho sentito questa notizia, in un primo momento mi sono chiesta se può funzionare un progetto di queste dimensioni in una cittadina piccola e un po' addormentata (guardate un po' le foto di Visegrad nei miei vecchi posts qui su balkan-crew e qui su Sajkaca). Poi mi è venuto in mente che orrore stanno realizzando a Skopje, cercando di sbattere lì una certa quantità di edifici, venuti dal niente creando una spece di set storicista.

Ma poi ho pensato che Kusturica ha già realizzato Drvengrad (la città di legno) un villaggio interamente costruito di legno in stile rurale serbo, e nonostante si trova sempre qualche critica, lo considero un progetto riuscito bene!

Anche per Andric-Grad ci sono però già le prime critiche, e non riguardano l'architettura, ma, per esempio, alle vittime di guerra musulmane da fastidio che il progetto viene realizzato da un regista serbo e sostenuto da parte serba. Ad altri da fastidio che Kusturica bazzica intorno a politici nazionalisti serbi. Kusturica da parte sua, sottolinea che l'intenzione è di creare qualcosa d' importante per i Balcani e di dedicare a Ivo Andric la giusta attenzione che si merita.




 Ivo Andric daavanti al "suo" ponte





Saturday, September 3, 2011

Miss Kosovo e Miss Serbia







Stamattina avrei voluto parlare delle vacanze di Dejan e Milan e invece apro la pagina web e che ti trovo? Il mondo scandalizzato per Miss Kosovo e Miss Serbia.
Adesso chi glielo dice a questi che queste due è facile che abbiano giocato assieme da piccole???

Miss Kosovo e Serbia insieme, polemiche



Per la cronaca samopravo.wordpress.com/ si è spostato e adesso è più bello 


Wednesday, August 3, 2011

Boris Malagurski on RT





Non sono riuscita a capire bene tutto.. ma ho capito che il Kosovo continua a essere una bomba a orologeria e se qualcuno si tenesse i fucili a casa propria.. staremmo tutti più tranquilli.

Intervista a Boris Malagurski







Tuesday, July 26, 2011

Dieci milioni di serbi a Cuba







Questo post è scaturito da una discussione in face book e .. certe volte... non sò più che dire.. quindi taccio.. ad ognuno il suo pensiero.. io cedo le armi !!!

Report RAI3 Se la democrazia è esportabile 1/3



Saturday, July 16, 2011

Djiana Pavlovic. RAI3 a Cominciamo Bene






Siamo senza parole davanti alla bellezza, alla dolcezza e alla cultura della fantastica Dijana Pavlovic.
Complimenti senza fine !

Secondo il rapporto 2011 di Amnesty International “In Italia discriminazioni contro rom e migranti e clima di crescente intolleranza anche verso gay e trans”.
Ci offende questo rapporto o dobbiamo riconoscere che in Italia le discriminazioni sono tante? Le donne sul lavoro hanno gli stessi trattamenti degli uomini? Uomini e donne di altre religioni ci fanno paura? Le persone con handicap sono tutelate? Esiste parità di trattamento verso gente di altra razza o origine etnica?
In studio Vladimir Luxuria, l’attore Ferdi Berisa, il giornalista Francesco Palese e le attrici Dijana Pavlovic e Antonella Ferrari.

Dijana Pavlovic - RAI3 * Cominciamo Bene * 12 Luglio 2011
Jos Dijana Pavlovic
Dijana Pavlovic
Intervista a Dijana
Dijana Pavlovic per "Dosta!"
Dosta
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari - Bertolt Brecht

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.....



Wednesday, June 29, 2011

Fantasticcissimo Vittorio !

Davvero incredibile il carissimo Vittorio Filippi ! Ha pubblicato due articoli niente meno che sull'Avvenire e sul Corriere del Veneto e, a parte qualche piccola particolarità su cui si può discutere, trovo che siano molto attinenti alla realtà !
Bravo Vittorio !






Jugoslavia, un sogno mancato.
Lubiana, sera del 25 giugno 1991. Sale sul pennone la nuova bandiera della Slovenia, simbolo dell’indipendenza: la stella rossa non c’è più, sostituita dal Tricorno, il monte più alto del nuovo Stato ma anche luogo della mitologia slovena. Fa caldo, la piazza davanti al Parlamento è gremita di gente, sfila la Difesa territoriale, in pratica il nuovo esercito. Il momento è storico: parla il presidente Kucan, ex comunista, l’uomo dello strappo con Belgrado. Due Mig sorvolano minacciosi la capitale e, alle prime ore del mattino, si muoveranno i carri armati federali. È la guerra, la prima in Europa dopo quarantasei anni di pace. Ma è anche la fine della Jugoslavia socialista, che per la seconda volta nel Novecento – dopo l’esperienza della Jugoslavia monarchica dei Karagiorgevic – si sfalda. In realtà la secessione slovena e croata di vent’anni fa ha radici lunghe, già i solenni funerali di Tito del maggio 1980 fecero presentire la difficoltà del tenere insieme un mosaico complesso e fragile composto da sei repubbliche, due province autonome, quindici etnie, ventiquattro nazionalità, due alfabeti, tre religioni. Tutti gli anni Ottanta, morto il leader fondatore, icona storica della seconda Jugoslavia, si consumarono nella sistematica erosione di quella "unità e fratellanza" che ufficialmente doveva non solo tenere insieme il Paese, ma anche rimuovere gli eccessi balcanici di rancori e rivalità che la seconda guerra mondiale aveva seminato.

Favoriti dalla farraginosa costituzione del 1974, i vari Stati della federazione si muoveranno sempre più per conto loro ignorando il centro federale e, quel che è peggio, andando sempre meno d’accordo. Circolava una amara battuta: se la Jugoslavia si disintegrasse, le repubbliche non se ne accorgerebbero. La stessa autogestione, una sorta di "socialismo di mercato" che avrebbe dovuto dare le fabbriche agli operai, in realtà non solo moltiplicò le burocrazie rosse (la "nuova classe" denunciata da Gilas, il grande eretico jugoslavo) producendo disastrosi risultati economici, ma germinò interessi particolaristici e corporativi che alimentarono la frammentazione finale. Frammentazione che, ben preparata dalla sbornia dei nazionalismi etnocentrici negli anni Ottanta e divenuta vera e propria guerra nell’estate del 1991, divorò gli anni Novanta in un’orgia di violenza che ebbe il suo incredibile epicentro in Bosnia, la "piccola Jugoslavia" in cui si accentuavano le contraddizioni e le complessità del Paese. Una violenza che si accanì anche contro tutto ciò che ricordava la memoria comune come simboli, monumenti e toponomastiche. Come fanno popoli così piccoli ad essere così cattivi tra di loro, si chiedono attoniti i personaggi di Balcancan, il bel film del macedone Mitrevski. Per una specie di ellisse storica, i vent’anni di convulsioni che dissolsero la Jugoslavia federale iniziarono nel piccolo Kosovo, patria dell’epica serba, già l’anno dopo la morte di Tito e qui si conclusero nel 1999 con l’intervento della Nato e l’avvio dell’indipendenza di Pristina.

Oggi, a vent’anni dall’esplodere delle guerre infra-jugoslave, rimane il dolore di uno spreco storico gigantesco che ha bruciato – oltre a quasi centomila vite solo in Bosnia – l’idea stessa di un Paese, quell’antico sogno illirista di riunire gli Slavi del sud che oggi sopravvive nella cosiddetta "jugonostalgia". Uno spreco i cui costi economici ed antropologici continueranno a pesare, anche se gli odi si sono stemperati, molti – non tutti – criminali di guerra sono stati raggiunti e la Croazia si appresta a divenire il ventottesimo membro dell’Unione Europea. Problematiche rimangono le realtà della Bosnia e del Kosovo. Nella prima, nemmeno la dolcezza struggente delle sue sevdalinke può nascondere la mostruosità della posticcia costruzione statuale concepita a Dayton, fatta di due entità e di un distretto autonomo, con tredici costituzioni, quattordici governi con circa cento ministri e diverse magistrature. E uno e bino appare anche il Kosovo, tanto che poche settimane fa il ministro serbo dell’Interno, il leader socialista Dacic, ha semplicemente proposto di spartirlo tra Albania e Serbia «prima che sia troppo tardi». Insomma la disintegrazione potrebbe ancora continuare, instancabilmente, mentre perfino i censimenti fanno paura ai nazionalisti che non osano contarsi. La Jugoslavia è scomparsa dalle carte geografiche, ma la "balcanizzazione della ragione" – come la chiama la filosofa zagrebese Ivekovic – sembra persistere.
Vittorio Filippi
Tratto dall'Avvenire


Guardiamo (bene) l'ex Jugoslavia
Vent'anni fa il crollo del «mosaico»
Esattamente venti anni fa, con la secessione della Slovenia e della Croazia, iniziò a rompersi quel fragile mosaico chiamato Jugoslavia. Fu un processo lungo, occupò tutti gli anni Novanta - fino alla guerra del Kosovo del 1999 - e ci mise di fronte a violenze che pensavamo di non vedere più. Soprattutto sulla porta di casa. E sulla porta di casa c’era anche il Veneto, che con la Jugoslavia ha avuto, nel tempo, diversi confronti. Il primo, ricordato ormai dai più anziani, riguarda gli eventi terribili della seconda guerra mondiale, con l’occupazione italiana in cui molti soldati veneti scoprirono la durezza di una presenza militare che proprio in Veneto portò due campi di concentramento - a Chiesanuova e a Monigo - per resistenti sloveni e croati. Poi la violenza invertì la direzione e ci fu addirittura il rischio che il Veneto si trovasse a confinare con la cosiddetta settima repubblica federativa jugoslava, composta dal Friuli orientale e dalla Venezia-Giulia. Anni durissimi quelli del dopoguerra, che videro il vicino Friuli in una prima linea di violenze e di passioni ideologiche fortissime che produssero infoibati ed una pulizia etnica che prese il nome di esodo.
Dei 150 mila profughi che arrivarono in Italia ben 66 mila rimasero in Friuli, ma il Veneto, ospitandone 18 mila, fu la seconda regione italiana per accoglienza. Poi tutto si stemperò e negli anni Ottanta esplose l’amore turistico-balneare per le coste jugoslave (oggi diremmo croate, ma all’epoca la suddivisione delle repubbliche era alquanto vaga): ammettiamolo, era un amore anche un po’ interessato dato che i costi - a causa della crisi economica jugoslava e del dinaro svalutatissimo - erano talmente contenuti da farci sentire tutti benestanti. Ma per i giovani post-ideologici di quegli anni che vivevano nel Veneto del secondo boom economico la Jugoslavia ormai a sua volta post-titoista presentava davvero caratteri edenici, dal mare blu cobalto ai piatti di pesce a buon mercato, dal naturismo disinvolto ai paesaggi mozzafiato. Poi, appunto vent’anni fa, l’inizio della fine. Una fine che culminò nel 1999 con l’attacco aereo della Nato contro la Serbia di Milosevic, attacco che coinvolse intensamente anche la base veneta di Istrana. Le convulsioni degli anni Novanta portarono in Veneto migliaia di ex- jugoslavi in fuga dalla guerra e dalle crisi: sono soprattutto serbi, macedoni, bosniaci, kosovari. E con una particolarità: la loro forte concentrazione proprio in Veneto. Di tutti i serbi residenti in Italia, ben un terzo di loro vive in Veneto e su percentuali simili sono anche i croati ed i bosniaci. Ancora oggi - è l’inerzia linguistica - c’è chi dice di andare in vacanza in Jugoslavia, anche se di quel complesso mosaico conosciamo turisticamente solo la Croazia (tra due anni nuovo membro dell’Unione Europea: non chiamiamoli più extracomunitari). E’ un peccato, perché ciò che fu la Jugoslavia non è il tenebroso «hic sunt leones» dell’Europa, ma un’area che davvero merita tutta la nostra curiosità. Di viaggiatori, più che di turisti.
Vittorio Filippi
Tratto dal Corriere del Veneto

Una canzone dedicata a tutti gli jugonostalgici : Pljuni i zapjevaj moja Jugoslavijo
Ricordo anche il nostro post sugli EKV e la famosa canzone Idemo che aveva tristemente previsto tutto cio' che sarebbe successo molto molto prima che succedesse


Friday, April 8, 2011

A Paolo, un angelo qui in terra






Questi giorni sono giorni tremendi per la nostra crew. Stiamo per perdere un amico che difficilmente stiamo lasciando partire.
Si tratta di Paolo, una persona meravigliosa, che leggeva il nostro blog molto spesso e altrettanto spesso ci dava dei suggerimenti con una umiltà che insegnava un sapore di amore infinito.
Da anni con la sclerosi multipla e ultimamente anche con un tumore, la sua vita è stata un esempio per tutti. Mai un lamento nonostante i dolori lancinanti, mai una parola cattiva nemmeno quando leggeva delle cose brutte, mai un momento in cui non l'abbiamo sentito amico al 100%, mai un pensiero per lui.... mai.
Caro Paolo ti scongiuro di rimanerci sempre vicino anche quando sarai in quel posto meraviglioso in cui non ci sono guerre, non c'è odio, ne lamento, ne inganno.
Ci lasci un vuoto incolmabile, ma anche una strada meravigliosa da percorrere.

Ti si andjeo

Samo kada bi nocas moja bila
Na sve bih pristao
Grijesio sam
Sve sam priznao

Mislio sam da si samo zena
S tijelom djavola
A u sebi skrivala si lice
Dobrog andjela
Sklanjao sam ruku sto me vodi
Nisam vidio
Jedino sam tebe imao

Ti si andjeo, a ja sam
Slijep sto nista nisam vidio
Da si samo andjeo
Zar ne znas,
Jedino sam tebe volio

Kada dodirnes me ja se pitam
Da li osjecas
Kako svakim dijelom svoga tijela
Meni pripadas
Ali druge usne nocas duso
Tvoje imaju
Srce mi na dvoje kidaju

Ti si andjeo...


Thursday, March 24, 2011

Libia come Kosovo

Contrariamente a quanto preannunciato anticipiamo il post sulla Libia.
L'intervento NATO in Libia è molto simile a quello in Kosovo nel '99. Oserei dire che è molto simile quanto diverso, perchè l'Italia e la Libia hanno relazioni di pace e di guerra da quasi 100 anni, mentre, per quello che riguarda il Kosovo, c'erano meno rapporti, ma la nostra posizione geografica ci ha resi ugualmente partecipi in primo piano (purtroppo!)
Sta di fatto che questo intervento Nato è molto sentito in Serbia, che non puo' scordare le bombe umanitarie.
Ci sono arrivate tante testimonianze e suggerimenti, sia da serbi che da persone della nostra crew. Ne pubblichiamo alcune.






Signori c’è la guerra, non è un gioco, non è poi così distante da noi… bisogna aver paura ed essere CONTRARI, bisogna farlo capire ai nostri figli. E l’Italia al solito, sta facendo del suo peggio. Di Pietro ci ripensa e grida no al “genocidio” del tiranno Gheddafi (al solito condannato senza “processo” dopo che Berluska gli ha “trattato” l’amicizia e che ci ha fatto comodo per tanti anni), Calderoli taccia gli italiani di neocolonialismo, Bonino lasciamo perdere… Bersani no comment, 
Qui i 150 anni dell’unità d’Italia ci hanno dato in testa, ma di brutto, ci hanno dato le bombe….
Cito un pezzo che trovo chiaro e condivisibile di un comunicato di Proletaria Vox.
Tanti giornalisti e persone sul campo non omologati lavorano per un briciolo di verità in più, solo che non li invitano in TV, li citano come “quelli che dicono”, per fingere pluralismo di informazione…. ma non gli lasciano spazio. Tecnica perfetta, basta non dare spazio al confronto che si teme. 
“Crediamo, infatti, che la situazione di profondo rivolgimento che ha attraversato il Maghreb, prima in Tunisia e poi in Egitto con le rivolte - queste si autenticamente popolari e spontanee - di inizio anno, abbiano fornito lo spunto e l'occasione per un'operazione di intelligence USA, (con tanto di armamenti, supporti logistici, contractors e consiglieri militari forniti ai presunti "rivoltosi"), per sbarazzarsi, una volta per tutte, dell'odiato nemico Gheddafi.
La distanza politica dalle rivolte tunisina ed egiziana è peraltro riscontrabile anche nelle immagini che, nonostante l'informazione astutamente pilotata, comunque arrivava nei nostri schermi: da una parte (in Tunisia ed in Egitto, e solo per rimanere nel Maghreb...) il popolo è del tutto disarmato, non si vede un fucile e neanche un bastone; dall'altra (in Cirenaica) i "rivoltosi" sono armati di tutto punto, spesso hanno anche divise di ordinanza, e dispongono perfino di artiglieria contraerea. Inoltre, in vari articoli di giornale, si è letto di aerei dei "rivoltosi" abbattuti dall'aviazione libica. Si desume, quindi, che dispongano anche di aerei.
E questi sarebbero degli "insorgenti spontanei"...? Ma dai...
Ma, ormai si sa, la "disinformazione di massa" è l'arma più efficace di certi paesi. Così è nella cosiddetta "informazione", come nella sistematica omissione o nella "sordina" che si applica a certe notizie invece "scomode".
Non a caso, ancora una volta si applicano i due pesi e le due misure. Come mai non c'è stata alcuna sollecitazione, da parte di nessuno, ad applicare analoghe risoluzioni nei confronti di Israele allorquando ha bombardato la striscia di Gaza, uccidendo oltre 1.400 civili inermi, ed usando bombe al fosforo? O quando, sempre la stessa Israele, ha compiuto quel vero e proprio atto di pirateria/guerra abbordando ed uccidendo in acque internazionali i nove pacifisti della nave che portava aiuti (realmente) umanitari?
Come mai, allora, non si è levata nessuna voce di condanna risoluta, e nessun Mirage, nessun Tornado è partito alla volta di Tel Aviv...? Forse che Israele non continui, da oltre cinquant'anni, una politica di segregazione, di spoliazione e di vero e proprio genocidio nei confronti del popolo palestinese?
Samantha

La visione dei serbi è sempre contraria alle bombe sulle teste dei civili

Uranio impoverito e quando si dice uranio si parla di morti per anni e anni... vedi il Kosovo

12 anni fa l'aggressione Nato alla Serbia

Dedicato alla piccola Milica

I francesi in Libia




SARAJEVO. LA JUGO CANTA PER LA PACE

  Yutel za mir (28.07.1991.)