“Per giorni mi sono astenuta dal commentare perché ho amici bosniaci e croati a cui voglio bene, ma devo ammettere che oggi qualcosa dentro di me si è spezzato... Sapete cosa mi fa più male?
Tuesday, September 15, 2026
IL PARERE DI VESNA SERBAN
SPOMENICI
segretario regionale del PCUP Emilia-Romagna
storica dell’arte, vicepresidente di JUGOCOORD
responsabile Esteri del PCUP e Autore del libro:
“PIÙ ETERNO DEL BRONZO. Educazione alla cultura semantica del monumento” (ed. Multimage 2026) sugli spomenici del Kosovo
Architetto, esperta degli Ossari Monumentali jugoslavi in Italia,
curatrice della pagina FB “Spomen Kosturnica Barletta”
segretario nazionale di JUGOCOORD
PCUP e JUGOCOORD
Friday, August 28, 2026
Wednesday, August 19, 2026
Sunday, August 2, 2026
IL PENSIERO DI JOVAN DIVJAK.
IL PENSIERO DI JOVAN DIVJAK.
LE PERLE DI GIACOMO SCOTTI
Giornalista itinerante nei Balcani da settant’anni, ha dedicato la sua vita anche e soprattutto alla letteratura. Poeta, narratore, favolista, saggista e storico, ha pubblicato più di 180 opere in italiano e croato-serbo, alcune tradotte in una ventina di lingue. Con antologie e traduzioni di singoli poeti e romanzieri ha contribuito alla divulgazione della letteratura italiana nell’ex Jugoslavia e di quella dei popoli balcanici in Italia. Per la sua opera gli sono stati assegnati diversi premi e l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.
Giornalista, scrittore, poeta, l'intellettuale di frontiera con doppia cittadinanza italo-croata, Giacomo Scotti vive sotto minaccia di morte. Il giornale on-line dell'estrema destra neoustascia croata, Hrvatski List, ha pubblicato a fine dicembre un articolo del periodico zagabrese Hrvatsko Slavo in cui si accusa Giacomo Scotti, insieme ad altri – tra cui l'ex capo di Stato Stipe Mesic e l'attuale presidente Ivo Josipovic – di essere filo comunista e nemico dei croati. «Finalmente - scrive l'autore del testo di minacce, Josko Celan - gli ultimi generali croati accusati di crimini nella Krajina sono stati liberati e sono tornati a casa. Ora devono pagare coloro i quali li hanno accusati, è giunta l'ora di punire i nemici della Croazia».
Il giornalista e scrittore Giacomo Scotti minacciato di morte
Giacomo Scotti è uno scrittore italiano che dal 1947 vive tra Trieste, l’Istria e Fiume. Eppure adesso ha paura ad uscire di casa, perché c’è chi in Croazia lo vuole morto. «Già a Zagabria o a Spalato non posso mettere piede – ci racconta – perché, se mi riconoscono, mi fanno fuori». Infatti, tra i nemici dei neo-ustascia, estrema destra croata, prima di Stipe Mesić, l’ex capo dello Stato, e di Ivo Josipoić, attuale presidente, tutti definiti “filocomunisti”, viene Giacomo Scotti, che adesso ha 85 anni e alle spalle più di cento pubblicazioni, tra narrativa, saggistica e poesia.
I croati vogliono togliere dalla costituzione croata il principio dell'antifascismo.
Magistrale pezzo di Giacomo Scotti nella "Voce del popolo" di oggi. E dopo le amebe vennero i Croati...
Potrei firmare anche virgole e punti del testo pubblicato da Gian Antonio Stella sul “Corsera” di Milano e riportato integralmente da “La Voce del Popolo” l’indomani (23 aprile), ma poiché sull’argomento dell’appropriazione indebita di grandi personaggi della letteratura, della cultura e della storia italiana ho scritto a più riprese, arrabbiandomi forte, negli ultimi cinquant’anni, proverò a fare una cernita e una sintesi su questo brutto vezzo degli storici e politici croati – e fossero soltanto loro! – che non hanno risparmiato nessuno dei tanti grandi italiani “colpevoli” di essere nati o semplicemente di essere passati nelle e per le terre della Dalmazia, del Quarnero e dell’Istria oggi incluse nella Croazia. Per questi signori quegli italiani, per lo più sudditi della Serenissima repubblica di Venezia, furono e restano croati.
Negli ultimi venti anni si è giunti a croatizzare il veneziano e italiano Marco Polo. Già Franjo Tuđman lo fece, ora c’è caduto Stjepan Mesić, anche lui per un viaggio in Cina. Nel periodo immediatamente successivo alla secessione della Croazia dalla Jugoslavia ed alla conquista dell’indipendenza, all’inizio degli anni Novanta del secolo appena tramontato, nel contesto di un nazionalismo esasperato dalla guerra e dai rancori prolungatisi nel dopoguerra, Tuđman e i suoi se la presero anche con l’Italia e si appropriarono di numerosi scrittori, architetti, scultori ed altri artisti italo-veneti, dichiarandoli croati.
Il filosofo chersino Francesco Patrizi divenne Franjo e Frane Petrić ed ancora oggi, nei convegni annuali a lui dedicati a Cherso, è sempre e soltanto croato, viene chiamato sempre come lui non si firmò mai. Gli studiosi croati della sua opera sono però costretti a tradurre i suoi libri dal latino e dall’italiano. Poi si è arrivati al celeberrimo Marco Polo. Recandosi in Cina, il “Supremo” si vantò davanti al Congresso del Popolo di aver seguito le orme del suo “connazionale”, ordinando ai suoi di scriverne il nome con la kappa: Marko. Cominciò da allora a correre sulla linea ferroviaria Zagabria-Venezia il treno Marko Polo (e l’Italia non protestò) e prese a navigare, come tuttora naviga, la nave passeggeri Marko Polo con la kappa. Dunque, a dire di Tuđman e di altri “storici” croati il veneziano sarebbe nato a Curzola (dove una leggenda parla di una “casa di Marco Polo”) e sarebbe stato di nazionalità croata. Oddìo, c’è pure qualche altro che lo vuole nato a Sebenico, ma lasciamo stare. Certo, in Dalmazia, ancora oggi, gente col cognome Polo, De Poli e simili ce n’è tanta, ma è pur vero che Venezia fu la signora della Dalmazia e di gran parte dell’Istria per quattrocento anni e ci furono giudici, capitani, podestà, rettori e conti veneziani mandati sull’Adriatico orientale che si chiamavano Polo e lasciarono in queste terre qualche rampollo, come l’hanno lasciato i Tiepolo (vedi a Pago i Chiepolo) i Cambi a Spalato, i Fiamengo a Lissa eccetera, eccetera.
Come se non bastasse, Tuđman volle mettere le mani anche su Ruggero Giuseppe Boscovich, raguseo, figlio di padre erzegovese e di madre oriunda bergamasca – Bettera – lo scienziato gesuita vissuto in Italia fin dai tredici anni di età. Scrisse le sue opere soltanto in italiano e in francese, personalmente polemizzò con chi voleva cambiargli nome e cognome, ma ciononostante Tuđman voleva che il monumento dello scienziato a Milano lo indicasse con nome e cognome scritti con la grafia croata: Rudjer Bošković. Il governo italiano quella volta disse di no e la visita ufficiale del “Vrhovnik” in Italia sfumò. Mise piede in Italia soltanto per visitare a Roma la mostra dell’arte rinascimentale croata, quasi esclusivamente dalmata e quasi esclusivamente fatta di opere di scultori e architetti italiani del Rinascimento. Purtroppo ad ospitare quella mostra fu la Città del Vaticano e Tuđman mise piede in Italia soltanto per andare in quel minuscolo anche se potentissimo Stato.
In alcune guide della Croazia e in tutti i libri di testo in materia di commercio nelle scuole superiori croate si legge che l’inventore della “partita doppia” fu un croato, e si fa il nome di Benko Kotruljić alias Kotruljević, raguseo. Ebbene quell’uomo era Benedetto Cotrugli, figlio di un mercante pugliese stabilitosi a Ragusa, autore – Benedetto non suo padre – del famoso libro “Della mercatura e del mercante perfetto” pubblicato a Venezia nella prima metà del XV secolo. Oltretutto, il Cotrugli visse per lo più in Italia e si spense a Napoli.
Uno “storico” di musica zagabrese con il quale polemizzai negli anni Settanta, scrisse – e nella storia della musica croata si ripete quanto lui scrisse allora sul “Borba” – che il compositore istriano del XV secolo Andrea da Montona il Vecchio, tra l’altro inventore della stampa delle note musicali, era croato. Perciò gli cambiò i connotati chiamandolo Andrija Motuvljanin-Starić. Anche il montonese, tanto per cambiare, visse fin da ragazzo a Venezia e scrisse unicamente in italiano i versi dei suoi pezzi musicali. Quando il papa Giovanni Paolo II arrivò a Fiume (e molti giornalisti italiani scrissero Rijeka, alla radiotelevisione pronunciato “rigieca”), la Curia zagabrese inviò a tutti i giornali (compresa “La Voce del Popolo”) un inserto a pagamento di una decina di pagine sui “santi croati”. Ne trovai alcuni – per lo più “beati” – vittime delle persecuzioni anticristiane degli imperatori romani: santi polesani, istriani. Non mi risulta che all’epoca romana ci fossero croati e slavi in genere in Istria e Dalmazia.
A Fiume, un modesto autore di saggi su argomenti più disparati relativi alla cultura, all’arte, alla museologia, alla storia e agli eventi politici del capoluogo del Quarnero, per dimostrare che tutto qui fu in passato e resta oggi croato, se la prese con alcuni nostri scrittori, facendo i nomi di Ezio Mestrovich e Nirvana Ferletta, scrivendoli alla croata: Meštrović e Frleta- Volle “dimostrare” che i “cosiddetti” italiani fiumani, e non solo loro, erano dei croati voltagabbana, quasi quasi dei traditori. Che ne direbbe se io gli mettessi sotto gli occhi e il naso cognomi italiani di personaggi croatissimi come il leader del Partito nazionale croato della seconda metà dell’Ottocento, Juraj Bianchini, oppure il grande poeta croato dello scorso secolo, Gvido Tartaglia, il grande attore zagabrese del Novecento, Tito Strozzi, o l’attuale ambasciatore croato in Argentina Castelli, il notissimo studioso d’arte in Dalmazia, Nenad Cambi, il poeta Jakša Fiamengo, il compositore Mario Nardelli, l’architetto Bernardo Bernardi, il capo dell’Istituto di Epidemiologia della Croazia, dott. prof. Dinko Rafanelli, il cantante del gruppo “Trubaduri”, Luciano Capurso, il presidente del Sindacato dei marittimi della Croazia, Predrag Brazzoduro, la giornalista Sanja Corazza, il pittore Josip Botteri Dini, il giornalista e leader degli studenti croati, Vojislav Mazzocco? Potrei continuare fino a domani.
Ho scritto altre volte e lo ripeto qui: la Croazia ha grandi croati, uomini e donne, di cui vantarsi, che meritano di essere celebrati in tutti i campi, compresa l’arte e la letteratura; non ha perciò bisogno di rubarli ad altri popoli. Temo però che i ciechi nazionalisti non cesseranno mai di rubacchiare per ornarsi delle penne altrui.
Giacomo Scotti
LA CACCIA
Tre testimoni sono stati uccisi nonostante fossero sotto il programma di protezione.
Gli americani hanno finanziato il tribunale e non possono essere processati. Milosevic porta le prove di un bombardamento NATO a un convoglio di civili in cui morirono 150 civili, ma non c'è nessun indagato per questo crimine e come questo crimine ce ne sono stati altre decine.
Il tribunale è controllato da un organismo politico e questa è un 'anomalia. Finchè sarà il Consiglio di sicurezza a decidere, sarà la politica ad autorizzare o no certi procedimenti
In un incontro con Carla Del Ponte le vengono chieste diverse cose dal pubblico.
Intorno all'11° minuto si parla della protezione dei testimoni e la Del Ponte ammette che 3 testimoni sono stati uccisi mentre erano sotto il programma di protezione. Al 22° minuto si dice che il processo del teste che ha fatto fuori tutti i testimoni è da rifare.
L'anomalia del tribunale è che è stato istituito dagli americani che hanno tirato fuori i soldi (min 23.22)
Al 59° minuto si racconta di un pilota NATO che ha detto alla base di Aviano che il treno che doveva colpire era di civili e Aviano risponde: "Bombarda lo stesso". Morirono 150 civili e nessuno ha mai pagato per quella strage; così è avvenuto per altri 13 episodi NATO in cui nessuno è stato processato.
A un'ora e 01 uno spettatore chiede se non c'è il rischio che i grandi finanziatori di questo tribunale la passino sempre liscia ? La risposta della Del Ponte è SI, certamente c'è questo rischio.
A un'ora e 04 si dice che il Consiglio di sicurezza è una istituzione politica e le sue decisioni sono politiche.
Carla del Ponte, ...il Processo Milosevic - venerdì 20 Maggio 2011
Intervista a Carla Del Ponte
Slobodan Milosevic', un leader jugoslavo
Della presenza di tale farmaco nel suo sangue Milošević si era lamentato in una lettera inviata al ministro degli esteri russo, inoltre aveva chiesto di essere ricoverato presso una clinica specializzata a Mosca.
Tutto ciò ovviamente gli è stato negato.
Inoltre Milosevic, poco prima della sua morte aveva espresso timori che lo stessero avvelenando.
Bastano queste poche righe per comprendere che la sua morte non è stata un incidente.
Era l'unico modo per "vincere" contro un uomo che non potevano piegare alla loro brama espansionistica, ma era anche un modo per tappargli la bocca, visto che aveva osato umiliare l'intero tribunale penale internazionale che ha dovuto far cadere tutte le accuse anni dopo la sua morte per mancanza di prove.
Nonostante tutto, contro tutti e contro ogni avversità, ha vinto!
Il Punto di Giulietto Chiesa: il Tribunale dell’Aja scagiona Milosevic.
BOSNIA: Condannati all’Aja i vertici della "Grande Croazia". E Franjo Tudjman
In difesa della Jugoslavia
"In difesa della Jugoslavia. Il J'accuse di Slobodan Milosevic di fronte al tribunale «ad hoc» dell'Aia" raccoglie gli interventi e le memorie difensive con cui l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milošević ha respinto le accuse del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) a L'Aja, trasformando il processo in un atto d'accusa politico contro la Nato e le potenze occidentali.
- L'accusa formale: Il tribunale dell'Aja ha incriminato Milošević per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio in relazione ai conflitti in Kosovo, Croazia e Bosnia-Erzegovina.
- La scelta della difesa: Milošević ha scelto di difendersi da solo, rifiutando di riconoscere la legittimità del tribunale, che considerava uno strumento politico illegale creato dalla NATO.
- La tesi difensiva: L'ex leader ha sostenuto la legittimità della difesa della sovranità jugoslava contro il separatismo armato e l'aggressione militare occidentale.
- L'illegittimità del Tribunale: Milošević ha contestato la giurisdizione dell'ICTY, definendolo un tribunale d'eccezione non ratificato dall'Assemblea Generale dell'ONU secondo i giusti canoni del diritto internazionale.
- Le responsabilità della dissoluzione: Ha attribuito la crisi balcanica e lo smembramento della Jugoslavia alle pressioni e alle interferenze economiche e militari di Germania, Stati Uniti e della NATO.
- Il ruolo in Kosovo e Bosnia: Ha respinto ogni accusa di pulizia etnica, sostenendo che le forze jugoslave stavano lottando contro il terrorismo dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) e difendendo la popolazione civile e serba.
- Morte durante il processo: Il dibattimento non è mai arrivato a una sentenza definitiva a causa della morte di Milošević, avvenuta l'11 marzo 2006 nel centro di detenzione dell'Aja per un infarto miocardico. [1]
- Valore storico: Gli scritti e i discorsi di quel periodo raccolti sotto questo titolo rappresentano il testamento politico del leader serbo, incentrato sul rifiuto della versione occidentale sulle guerre balcaniche.
- In difesa della Jugoslavia. La tragica vicenda di Slobodan Milošević da capro espiatorio ad accusatore per la distruzione del suo paese (uscito in una nuova edizione ampliata il 28 settembre 2021 da Zambon Editore) costa 22,00 € ed è la riedizione riveduta e accresciuta della prima pubblicazione del 2005 (Il J'accuse di Slobodan Milošević di fronte al tribunale «ad hoc» dell'Aia). Il libro ha 536 pagine (contro le 236 dell'edizione originale)
- In difesa della Jugoslavia. Seconda edizione
Corteo contro condanne in Kosovo, la presidente dell'Unione dei serbi in Italia: “Dolore e preoccupazione”
Lidija Radovanovic' in un post su FB
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Il primo tema con il quale uno studente di serbo viene inevitabilmente confrontato è il dilemma fra che lingua studiare (serbo, croato, serb...
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Contrariamente a quanto preannunciato anticipiamo il post sulla Libia. L'intervento NATO in Libia è molto simile a quello in Kosovo nel...
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Le origini del braccialettino a nodi (Brojanica) risalgono al 5°secolo, nel periodo dei monaci cenobiti e del loro fondatore San Pacomio. Eg...








