Friday, May 29, 2009

Mitar Tarabic - il Nostradamus serbo


Il mondo occidentale parla di Nostradamus e delle sue profezie...ma lo sapevate che la Serbia ha il suo "Nostradamus"?
In Serbia Nostradamus non è molto conosciuto, tanto è vero che alcuni serbi (per esempio mio marito) pensano che Nostradamus sia il gobbo che suona le campane di Notredame.... :-)

In un piccolo paesino dell'ovest de
lla Serbia che si chiama Kremna nel 19esimo secolo viveva Mitar Tarabic (1829-1899), un contadino povero ed analfabeta che però ogni tanto aveva delle visioni. Mitar che era molto religioso e aveva come padrino un sacerdote (il prete ortodosso Zaharije Zaharic ,1836-1918) gli dettava i suoi "episodi in cui vedeva nel futuro" e Zaharic li annotò tutti in un quaderno che fu noto come креманско пророчанство “Kremansko proročanstvo” (le profezie di Kremna).



Il quaderno è stato danneggiato dal fuoco durante l'ocupazione dell'armata bulgara. Il testo è ora in possesso del nipote di Zaharic: Dejan Malenkovic.


Le predizioni erano di tipo di stile di vita del futuro oppure (le più note) del tipo politico, infatti ha predetto con una certa precisione degli eventi a partire dall fine della prima guerra mondiale.



Esempio di visione:
"Dopo la grande guerra l'Austria sparirà a la Serbia sarà grande come un vero reame. Vivremo insieme ai nostri fratelli del nord. Per qualche anno vivremo in pace e con prosperità. Ma non durerà a lungo. Un odio velenoso arriverà fra la nostra gente, vedo anche molto sangue, sarà orribile. Non so perchè ma probabilmente per questo odio."

Fatti storici:
Nel 1918 l'impero austro-ungherese si dissolve e si foma il Il Regno di Jugoslavia. Il nuovo regno funziona abbastanza bene, ma si divulgano problemi economici, sociali e politici dovuti ai vari partiti politici. Nel 1928 um membro del partito radicale tira fuori una pistola in parlamento e uccide 3 deputati della Croazia. Così dopo sanguinosi scontri segue un regime militare.


La casa di Tarabic a Kremna (non c'è più)

Visione:
"Poi quello che siede sul trono sarà ucciso. Lascierà una vedova ed un orfano. Un suo parente salirà sul trono e regnerà giustamente e si occuperà dei figli di suo cugino. Ma la gente non lo amerà e lo accuserà di non essere un buon re. Verrà
imprigionato dall'esercito. La sua vita sarà salvata dal re e la regina inglesi. Così sul trono vuoto si siederä il figlio del nostro re morto. Ma regnerà solo per qualche giorno. I suoi soldati lo porteranno dall'altra parte dei mari, perchè il nostro paese verrà di nuovo invaso da un'armata cattiva. Tutta l'Europa sarà sotto il regno di un' anti-croce uncinata."

Fatti storici:
Nel 1934, visitando Marseilles, il re Aleksandar Karadjordjevic viene ucciso da un nazionalista croato. Il principe Pavle Karadjordjevic (il suo cugino) regna per un po' visto che il figlio di Aleksandar (Petar) è ancora minorenne. Pavel non è per niente popolare, perciò viene portato dalla sua armata in Inghilterra. Il giovane principe Petar quindi diventa re, ma deve fuggire dalla Jugoslavia per l'arrivo dei nazzisti. Nel 1941 la Jugoslavia viene occupata dai tedeschi. L'ombra della svastica copre grandi pezzi d'Europa.


Profezia:

"Un uomo con gli occhi blu ed una stella sulla sua fronte romperà la lunga amicizia con in nostri fratelli ortodossi, i russi. Non mostra gratituddine del fatto che è per loro che siede sul nostro trono. Ci sarà un grande odio tra noi e la russia e ci sarà anche sangue. Ma queste ferite si rimargineranno presto e saremo di nuovo amici dei russi. Questa amicizia sarà solo superficiale, formale."


Fatti storici:
Nel 1948 Tito non vuole che la jugoslavia diventi uno stato nano della Russia. Tronca tutti gli accordi politici con Stalin, l'uomo che lo formò politiocamente negli anni 20, e lo rispedì in Juogoslavia per organizzare un efficiente stato comunista. Tito la fece pagare a tutti gli opponenti nel partito che si contrariano al suo desiderio. Nel 1954, l'anno dopo la morte di Stalin, si ristabilirono le relazioni economiche e politiche con la Russia, ma non si trattava di relazioni "sincere".

Tarabic e Zaharic nel 1907

Profezia: "Nel nostro paese il periodo di prosperità durerà a lungo. Tante generazioni nasceranno e moriranno in periodo di pace e sapranno solo cos'è la guerra tramite libri di storia, parole e strane aparizioni" (Le strane aparizioni si riferiscono prbabilmente alla televisione, alla radio). "Il nostro reame sarà forte, amato e rispettato da tutti. La gente mangierà solo pane bianco e bigio quando e se lo vorrà. Tutti viaggeranno in carri senza bue che li traina. La gente viaggerà nel cielo guardando già il nostro paese da una'altezza che è il doppio della montagna Tara. Giù a Uzice, ed intorno alle montagne, si costruiranno tante fabriche, e la gente lascierà la campagna e vorrà lavorare nelle fabriche. Per un po' ameranno ciò, a poi vorranno tornare al loro paese. La Serbia sarà nel suo momento più prosperoso quando arriverà l'uomo con gli occhi blu ed il cavallo bianco e sarà al governo. L'uomo porterà in Serbia una specie di nuova religione e tutti porteranno delle stelle sulla fronte. Questo uomo sul nostro trono, sarà forte e sano, e vivrà a lungo, quasi 100 anni. Gli piacerà andare a caccia, e in un incidente di caccia cadrà da cavallo e perderà una gamba. Quindi morirà di questa ferita e non di vecchiaia."

Fatti storici:
Semplicemente ma abbastanza accuratamente, Tarabic descrive la vita in Jugoslavia dopo la secoda guerra mondiale fino alla morte di Tito nel 1981. Tito arrivò in Serbia dalla Croazia, e portò con se veramente una specie di nuovo religione: il comunismo (e sui berretti si portava la croce in fronte). Non ebbe il descritto incidente di caccia (sepure gli piaceva cavalcare e andare a caccia). Comunque la causa della sua morte era dovuta all'amputazione di una gamba causata da un forte diabete.

Qui ci son altre profezie (in inglese).

A Kremna c'è semplicemente una tavoletta nel luogo dove si troverebbe la casa (caduta alle fiamme) dei Tarabic. Il villaggio che conta 800 case sperse nella zona è una buona base per esplorare il Parco Nazionale di Tara e la Mokra Gora. C'è un motel (Sargan), dei negozi e 9 taverne (kafane), scuola, chiesa, biblioteca e sala cinema. C'è il campetto di calcio, di basket e un'ambulatorio. Una cinquantina di famiglie affittano stanze a turisti che cercano un posto tranquillo in un clima con aria veramente pura (vedi parco nazionale di Tara).
Ma vi racconterò presto di più di questa zona......

Thursday, May 28, 2009

Spasovdan


Come abbiamo detto molte volte, noi rispondiamo al razzismo con la cultura.
Questi giorni non sono molto positivi. Stanno succedendo delle brutte cose sia in Italia che nei Balkani. Ma non ne vogliamo parlare.
In risposta abbiamo questa bellissima giornata dell'Ascensione di Nostro Signore che viene celebrata in maniera solenne a Belgrado e in tutti i Balkani..
Tanto per cambiare mi ritrovo a tradurre con la mia bassisima conoscenza delle lingue e quindi ci potrebbero essere degli errori.
La festa di Spasovdan è celebrata a Belgrado in maniera grandiosa poichè è la "slava" della città.
La processione si svolge con a capo i vescovi della chiesa ortodossa serba e la croce di Gerusalemme. Vi sono poi molti uomini in costumi medioevali e bambini in costumi tradizionali.
Tutto questo mi ricorda le tradizioni albanesi che si stanno tramandando di generazione in generazione in alcune località della Calabria.
Naturalmente tutto questo lo sappiamo grazie alla nostra favola Mario Bellizzi.

Ecco un filmato in cui si celebra la festa.

P.s a n.b. non avendo foto a disposizione ho rubato da "jedna fotka na dan", ma non glielo dite perchè s'inrabbiano.

Tuesday, May 26, 2009

Si balla il Kolo !!!!


Si avvicina la data del nostro primo compleanno e vorremmo festeggiare con voi.
Fin dai primi viaggi in Balkania mi sono stupita di come i balkanici hanno uno spirito di amicizia, di festa, di.. non saprei nemmeno dire, ma forse la parola esatta è "empatia".
In Italia è molto difficile che delle persone che non si conoscono facciano "gruppo".
Nei balkani è facilissimo. Ad ogni festa loro si metteno in cerchio e ballano il "kolo" che in alcune parti, soprattutto verso la Macedonia, viene chiamato "oro".
E' un ballo molto antico e vi sono diverse varianti.
Io ero disperata fino al giorno in cui abbiamo incontrato la nostra nuova amica Maria.
Lei ha fatto un bellismo post su questa danza e ha scritto i passi:

two steps to the right
one to the left
another one to the right

two steps to the left
one to the right
another one to the left

Così ho preso per mano mia figlia ( che è un po' meno elefante di me!) e abbiamo provato davanti al pc.
Incredibile !! Una volta imparata la base, ci siamo messe a fare tutte le varianti...
E abbiamo dato anche l'imput a Maria che ha fatto un secondo post con il kolo che ballano a Cacak !! Grande Maria !


Anche nella nostra ciurma si balla il Kolo !

Questi siamo noi!
Questo è quello che riescono a fare i serbi con una fisarmonica al Kalemegdan
Questo è il kolo che si balla a Cacak
Guardate come ha imparato bene Maria !



E..questo vuol dire essere balkanici !!!

E non poteva mancare un simpatico kolo di Guca.



Questo post è dedicato ad Aleksandar di Pirot che vive a Torino, fa la spola tra l'Italia e la Serbia e sa ballare solo i balli piemontesi !!
Alex.. adesso non hai più scuse !

Monday, May 25, 2009

Viaggiare i balkani


E' incredibile !!!
La nostra favola Matteo è da 15 giorni nei Balkani. Ci starà ancora una settimana e ha poco tempo libero.
Ma non manca settimana che non trovi il momento di mandarci email o sms per chiederci come stiamo.
Nei giorni scorsi ci ha messo in contatto con un ragazzo molto simpatico di nome Luca.
Luca partecipa ad un progetto molto grande.
Per evitare errori faccio copia/incolla.




Dal 2002 le associazioni trentine “Progetto Prijedor” e “Tremembè” hanno dato corpo ad un programma specifico dedicato allo sviluppo del turismo responsabile nell’area balcanica che ha preso il nome di “Viaggiare i Balcani”. Il progetto, nato a partire dalle relazioni di cooperazione comunitaria ormai consolidate fra l’associazionismo trentino e diversi territori dell’Europa di mezzo, ha avuto ed ha come obiettivo quello di far conoscere una regione della quale in genere si colgono solo gli stereotipi e i luoghi comuni, quando in realtà vi ritroviamo straordinarie ricchezze sia di carattere ambientale che culturale, ma anche tracce importanti di una comune storia europea. L’esito di sei anni di attività è stato positivo e partire da questa nostra iniziativa l’idea di un turismo intelligente sensibile all’ambiente, alle culture, alle tradizioni e ai sapori locali, ma anche attento alle vicende che lungo la storia e da ultimo negli anni novanta hanno segnato questa parte d’Europa, si è fatta largo, divenendo un ambito di ricerca e di lavoro per numerose realtà della regione.



A cominciare dal nostro amico Gianni, noi abbiamo avuto una sacco di richieste per itinerari turistici nel Balkani.
Così abbiamo appoggiato con molto piacere questa iniziativa e ringraziamo Luca per la sua simpatia.
Il loro bellissimo sito è viaggiareibalcani




Sunday, May 24, 2009

Hvala lepo Vincenzo


Questo post è un atto dovuto, un grande ringraziamento ad un ragazzo favoloso.
Abbiamo incontrato Vincenzo per puro caso. Eppure ci siamo subito capiti.
Anche lui ha una grande passione per i Balkani. Anche lui vede esattamente come noi i problemi e le eventuali prospettive. Anche lui come noi vuole lasciare fuori la politica da tutto cio' che è tradizione, usi e costumi.
Dobbiamo cercare cio' che ci unisce e parlando con lui abbiamo scoperto il suo grande lavoro.
Mentre noi, un anno fa, eravamo indaffarati ad aprire il nostro blog, lui era altrettanto indaffarato ad aprire un gruppo : "A tribute to the south slavic people".
Oggi è un grande giorno perchè il gruppo ha raggiunto e superato i 1.000 componenti.
La nostra ciurma lo ha aiutato a raggiungere questo obiettivo e lui, per ringraziarci, ci ha fatto una grande pubblicità, così che le nostre entrate (già molto numerose) hanno avuto un ulteriore incremento, anzi direi un vero picco !!
E non è tutto! Vincenzo ha contattato un gruppo simile e si stanno pensando delle belle cooperazioni per il futuro.. Forse un blog, chissà, vedremo. Noi certo.. facciamo il tifo.
Quindi, chiunque di voi sia in face book puo' accedere a questo gruppo.
Io mi fermerei qui. Vincenzo ha delle belle storie da raccontarci, come ad esempio quella di Vukovar, ma è giusto che lo faccia lui.
Da parte nostra un grande grande GRAZIE !

Saturday, May 23, 2009

L'albanese 7° lezione

CONVERSAZIONE
Buongiorno - Miredita

Come stai? - Si je?

Che lingua impari? - C’fare gjuhe meson?

Imparo l’albanese - Mesoj shqipen

Capisci se parlo piano? - kupton nese flas ngadale?

Si capisco - po kuptoj

Chi è il tuo insegnante? - kush eshte mesuesi yt

Il mio insegnante è X - mesuesi im eshte X…

Leggi? - lexon ?

Si - po

Studi a casa ? - studion ne shtepi ?

Si - po


Vocabolario

Come - si
chi - kush
studi - studion

Stai - je
è - eshte
leggi - lexon

Lingua - gjuhe
il mio - i imi
casa - shtepi

Impari/o - meson - mesoj
insegnante- mesues/e
scuola - shkolle

Dialogo A Casa

Buongiorno - Miredita

Buongiorno Sara, come è andato oggi a scuola?- Miredita Sara,si shkoi sot shkolle

Bene - Mire

Sei stanca? Vuoi mangiare qualcosa? - Je e Lodhur? Do te hash ndonje gje?

No mamma, grazie, ho mangiato un panino - Jo mami faleminderit, kam ngrene nje panine.

Adesso cosa devi fare? - Tani cfare do besh?
Vado a riposare e dopo studio- Do shkoj te pushoj e pastaj te studioj

D‘accordo, buon riposo - Dakort pushim te mire


Vocabolario

Come- si
adesso - tani
domani - neser

Oggi - sot
cosa - cfare
dopodomani - pasneser

Bene - mire
vado - shkoj
ieri - dje

Mangiato - ngrene
riposo - pushim
l’altro ieri - pardje

Dopo - pastaj / me vone
anno - vit
secolo - shekull


Gennaio-Janar ,
Febbraio-Shkurt ,
Marzo - Mars ,
Aprile - Prill ,
Maggio - Maj ,
Giugno - Qershor ,
Luglio-Korrik,
Agosto-Gusht,
Settembre- Shtator,
Ottobre- Tetor,
Novembre-Nentor,
Dicembre- Dhjetor


Se avete domande commentate come anonimi oppure mandate una mail a adrenola@yahoo.it

Wednesday, May 20, 2009

EUROVISION 2009 - BOSNIA & HERZEGOVINA


Diciamocelo chiaramente... quest'anno l'Eurofestival ci ha lasciato un po' l'amaro in bocca. Dopo l'esclusione della Serbia (che avrebbe fatto un 10° posto col televoto in semifinale, ma la giuria non l'ha pensata allo stesso modo, e quindi: napolje!!!) era rimasta in gara la bellissima canzone della Bosnia, ma anche questa non ha avuto un grande successo (9° posto).
Ma a noi piace tanto ! Sia la canzone che il cantante ! E Paola di Bihac l'ha anche tradotta. Acqua limpida

Ho chiesto ad alcuni dalle mie parti
dov'e' che abita la mia anima

Perche' dicono, cara, che
mi nascondi un segreto.
Ho chiesto che mi restituiscano
quel tempo,
quei giorni, quelle ore,

la primavera
profuma d'amore.
Cosi' dicono.
Partoriscimi in un'alba di maggio Bagnami in acqua limpida
Conservo un fiore
quando tutti gli altri se ne vanno Conservo te finche' avro' vita
Ruba un po' di sole per noi
non hai domani, non hai oggi
E' facile
quando una canzone trova il tuo cuore Partoriscimi in un'alba di maggio
Bagnami
in acqua limpida
Conservo un fiore
quando tutti gli altri se ne vanno
Avro' cura di te
finche' avro' vita"


Francy mi segnala che la Bosnia&Herzegovina ha in realtà un bellissimo repertoir di entrate per l'eurofestival, godetevi qui i capolavori degli ultimi anni:

Eurovision 2008
Elvir Lakovic Laka - Pokušaj



La canzone è molto carina, il testo divertente...e scioglilingua...provate a starci dietro mentre fate il karaoke!)

Ne silazi sa čardaka
rek'o mi je pjevač Laka
Ne klepeći nanulama
nemoj da se praviš dama
Ne silazi sa čardaka rek'o mi je lično Laka
Ne silazi sa čardaka dok ti ljubav nije jaka

Na moju omiljenu foru
Prevarim faunu i floru
Da život nije postao u moru
Nego od ljubavi

Kolike protraćismo dane
Ležeći jedući banane
Pa spadosmo na niske grane
Bez ljubavi

Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te probudim a ti se pravi budna

Ne silazi sa čardaka rek'o mi je pjevač Laka
Ne klepeći nanulama nemoj da se praviš dama
Ne silazi sa čardaka rek'o mi je lično Laka
Ne silazi sa čardaka dok ti ljubav nije jaka

Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te poljubim a ti se pravi luda
Pokušaću da te probudim a ti se pravi budna


Eurovision 2006 Hari Mata Hari - Lejla


una bellissima canzone d'amore! (e se ascoltate i primi accordi della canzone del 2009...sentite qualche somiglianza con Lejla?)
Niz polje vjetar mirise

I bol me prati kao sjena
Dal' negdje zamnom uzdises
Gdje si od mene sakrivena

U kosu stavi ruzmarin
I jedan cvijet kraj sadrvana
Lejla

Zar bi mogla ti drugog voljeti

Ako te sutra zaprose
Znaj tamo necu biti ja
Lako se tuge oproste
Al' samo ljubav nikada

Zar bi mogla ti drugog voljeti

Golube,moj golube
Nosi joj suze mjesto pjesme

Ja odlazim,k'o da sam kriv
Sto voljeh onu koju nesmijem

Golube,moj golube
Nosi joj suze mjesto pjesme

Odlazim,k'o da sam kriv
Sto voljeh tebe koju nesmijem

Sto voljeh tebe
Lejla



Ecco il video di Bistra voda. Per la cronaca il festival è stato vinto dalla Norvegia con questa bella canzone

By Francy e Lina zajedno !

Sunday, May 17, 2009

FAVOLOSO UMBERTO (TERZA PARTE)



Prosegue da qui




Arrivammo a Decani il 28 di agosto, in una mattina soleggiata e calda così come lo erano state tutte quelle che ci avevano accolto nei nostri giorni in Kosovo.
Alloggiammo a Prizren, in un piccolo e comodo albergo consigliatoci da chi aveva già affrontato questo tipo di viaggio. Da lì, ogni mattina, dopo una tranquilla colazione, ci spostavamo in autobus verso le mete stabilite.
Decani ci spalancò le sue porte tra memoriali d’eccidi glorificati dalla bandiera rossa con l’aquila bicipite e lapidi incise con i nomi dei combattenti caduti nella guerra “di liberazione” combattuta alla fine del secolo.
E statue snelle di guerriglieri immortalati in posizioni bellicose.
L’animata cittadina di Decani girava tutta attorno ad aiuole e rotonde, con tanta gente seduta fuori dai bar a bere birra Peja o a raccontarsi chiacchiere.
Chiedemmo all’autista di un furgoncino posteggiato ai bordi della strada di condurci al monastero serbo. Per cinque euro accettò senza batter ciglio, avvertendoci però che ci avrebbe lasciato al primo posto di blocco sulla salita che di lì a poco avremmo affrontato. In effetti si trattava solamente un paio di chilometri.
Ci infilammo in un’angusta via che s’intrufolava a sua volta tra alberi che sembravano stringerla nel loro ombroso e rinfrescante abbraccio.
Poi la strada si allargò, divenendo sconnessa, e gli alberi lasciarono spazio alla vista mozzafiato sulle valli del fiume Bistrica, e allo spettacolo delle montagne circostanti che si stendevano a perdita d’occhio davanti a noi. Da una parte il precipizio, dall’altra mura di roccia.
Il furgoncino avanzava lentamente, senza oltrepassare la soglia dei 40 km/h, mentre comparivano sempre più frequenti le segnalazioni di rallentare indicanti l’approssimarsi del primo filtro di controllo che i soldati dell’esercito italiano mantenevano con pazienza ed attenzione.
Enormi blocchi di cemento, seminati a scacchiera lungo la strada, creavano una gincana che le auto dovevano necessariamente affrontare a bassissima velocità.
L’autista fermò la sua marcia, e ai primi soldati che si avvicinarono porse i documenti indicando a gesti la nostra presenza. Quindi scendemmo, e gli stessi soldati chiesero anche a noi di tirar fuori i documenti. Lo fecero in inglese, e quando gli dicemmo di essere italiani, allentarono subito la tensione con un istintivo “ e che ci siete venuti a fare qui?”.


Tennero comunque i documenti e ci accompagnarono al posto di guardia, una garitta di legno con i vetri blindati, scheggiati da colpi che potevano essere di pietre scagliate da lontano.
Avevano l’obbligo di registrare chiunque entrasse nel monastero, ma furono molto cordiali seppur nel delicato espletamento della propria attività.
Ce li restituirono in pochi minuti, chiamandoci per nome, e ci diedero il loro benvenuto al monastero serbo-ortodosso di Visoki Decani (Decani alto).
L’atmosfera rilassata che ci accolse contrastava con tutto il mondo che girava attorno a quella splendida opera d’arte. Potrò sembrare ripetitivo ma varcare la porta d’ingresso di questi paradisi vuol dire varcare la soglia di un’altra dimensione.
Lì dentro la guerra, i contrasti intestini e tutte le altre storie sembravano lontane migliaia di miglia.
La costruzione principale del complesso diffondeva la luce del sole, espandendola con la sua pietra chiara e i suoi marmi bianchi al contrasto col verde brillante dell’erba appena tagliata.
Era un giorno di festa.


Ce ne accorgemmo dalla quantità di gente che affollava il prato e sostava sotto gli alberi, intenta ad affettare il pane e a mangiare tranquillamente.
Bambini giocavano dando calci ad un pallone, mentre gruppetti di ragazze vestite per l’occasione passeggiavano sotto braccio chiacchierando e confessandosi a vicenda i segreti delle prime passioni.
Alcune persone avevano addirittura imbandito una piccola tavola con una serie di vivande da consumare sul posto. Tutto aveva l’aria di un’allegra scampagnata alla quale partecipavano un centinaio d’invitati.
E in effetti era così.
Qualcuno mi spiegò che il 28 agosto, secondo il vecchio calendario giuliano, ancora ufficialmente riconosciuto dal patriarcato serbo-ortodosso, non era altro che il nostro 15 agosto, e quindi quel giorno cadeva proprio la festa dell’Assunzione della Vergine.
Giornata dedicata naturalmente, oltre che ai sacri riti, anche a piacevoli ore da trascorrere all’aperto e in compagnia.
E quell’atmosfera allietava l’austero luogo incastonato tra boschi sperduti.
Entrammo nella chiesa per visitare gli splendidi affreschi, tra i quali quello raffigurante l’albero genealogico della dinastia Nemanja, situato sulla parete orientale del nartece. Un vero e proprio arazzo dipinto sul muro, che sembrava averlo assorbito per farne parte di sè.
Ci accodammo ad un gruppo di nostri ufficiali dell’esercito per ascoltare le descrizioni artistiche sulle opere d’arte che un gigantesco frate andava sciorinando con il suo accento flemmatico, parlando comunque un ottimo italiano.


Sosteneva con dignità, senza riferimento alcuno nelle parole, la propria vita di “assediato”. L’anomala situazione dei monasteri serbi in Kosovo e Metohija sembrava trasparire dal suo modo di illustrare la storia dei suoi predecessori a persone che erano da considerare, allo stesso tempo, sia difensori che occupanti. E, contemporaneamente, trapelava tutta la sua gratitudine verso quegli “stranieri”che li proteggevano, mentre questi lo stavano ad ascoltare ammirati di tanta saggezza.
E così ci parlò della favolosa iconostasi che avevamo davanti ai nostri occhi stupiti, che ci narrò essere l’unica originale appartenente al medioevo serbo. Vicino ad essa la tomba del fondatore del monastero, re Stefan Uros III “Decanski”, che il figlio Stefan Uros IV “Dusan”, l’imperatore sotto il quale la Serbia aveva raggiunto il suo massimo splendore nell’epoca, aveva fatto seppellire secondo la sua volontà, forse dopo averne addirittura procurato la sua morte.


Ci disse che la superficie affrescata della chiesa era da considerarsi la più grande superficie con affreschi sopravvissuti al tempo ed alla storia. In effetti, nonostante le dimensioni, bastava guardarsi attorno per perdersi tra migliaia di disegni e decine di scene complete. Non mancava chiaramente la figura di Decanski che, come fondatore, offriva il suo monastero a Dio, reggendolo tra le braccia.
Poi ci salutò, scusandosi di doverci lasciare poichè lo aspettavano due ufficiali polacchi, suoi vecchi amici.
Uscimmo.
La luce del sole abbagliò nuovamente i nostri sguardi.



Comprai una piccola croce di legno che da allora porto sempre con me, legata al collo.
Ridiscendemmo a piedi quella salita che ci aveva portato fin là, dopo aver augurato buon lavoro ai nostri soldati.
Quella sera, quando ancora il sole era lontano dall’orizzonte, sulla strada polverosa verso Prizren, il nostro autobus ne sorpassò un altro che procedeva lentamente, scortato da alcuni veicoli militari dell’esercito italiano.
Capimmo.
Capimmo che trasportava la gente serba che quella mattina aveva trascorso la giornata di ferragosto, la festa dell’Assunzione della Vergine, al monastero di Decani.
Un velo di tristezza ci riportò a quella realtà che la leggenda nella quale avevamo vissuto per poche ore aveva dissipato.

Le prime due foto ci sono state regalate da Alberto samopravo.net
Le altre foto arrivano dal compagno di escursione di Umberto Li Gioi
Non vi scordate del bellissimo racconto di Alf !

Saturday, May 16, 2009

L'albanese 6° lezione

Annuntio vobis gaudium magnum !!
Abbiamo trovato una supplente.
Il nostro titolare è troppo incasinato e Eli, una bellissima e giovane mamma, si è proposta di continuare il corso.
E' nata a Shkoder (Al) e li ha fatto il liceo artististico, poi si è trasferita a Tirana e in seguito in Italia, dove fa l'interprete.
Ma questa insegnate è tremenda !!
Studiate o non si passa il corso !!




Il verbo ausiliario ESSERE (Folja ndihmese JAM)


Une Jam - Io Sono
Ti Je - Tu Sei
Ai/ajo Eshte - Egli/Essa E’

Ne Jemi - Noi Siamo
Ju Jeni - Voi Siete
Ata/Ato Jane - Essi/e Sono


Espressioni (shprehje)


E’ vero - S’eshte e vertete
Non è vero - Nuk eshte e vertete
E’ presto - Eshte shpejt
E’ tardi - Eshte vone
E’ bello - Eshte bukur
E’ giusto - eshte e drejte
E’ meglio - Eshte me mire
Chi è assente - Kush mungon
Tutti sono presenti - Te gjithe jane te pranishem

I primi dieci numerali cardinali - Dhjete numeroret e pare themelore

Uno - Nje
Due - Dy
Tre - Tre
Quattro - Kater
Cinque - Pese

Sei – Gjashte
Sette – Shtate
Otto – Tete
Nove – Nente
Dieci - Dhjete


Vocabolario

Verbo - folja
Ausiliario - ndihmes
Espressione - shprehje
Presto - shpejt
Meglio - mire
Assente- mungon
Bello - bukur
Giusto - drejt
Tardi - vone
Presente- i/e pranishem

Il verbo ausiliario AVERE (Folja ndihmese KAM)

Io Ho - Une Kam
Tu Hai - Ti Ke
Egli/Essa Ha - Ai/Ajo Ka

Noi Abbiamo - Ne Kemi
Voi Avete - Ju Keni
Essi/Esse Hanno - Ata/Ato Kane


I primi dieci numerali ordinari
Dhjete numeroret e pare rrjeshtore

Primo - I pare
Secondo - I dyte
Terzo - I trete
Quarto - I katert
Quinto - I peste


Sesto - I gjashte
Settimo - I shtate
Ottavo - I tete
Nono - I nente
Decimo - I dhjete



Espressioni - Shprehje

Buon giorno - Miredita
Buona sera - Mirembrema
Buona notte - Naten e mire
Grazie - Faleminderit
Prego , vi prego - Ju lutem
Mi scusi - Me falni
Amico - Mik
Bene - Mire
Male - Keq
Sera - Darke
Notte - Nate
Giorno - Dite
Attenzione - Kujdes
Compagno - Shok


I giorni della settimana - Ditet e nave

Lunedì - E hene
Martedì - E marte
Mercoledì - E merkure


Giovedì - E enjte
Venerdì - E premte
Sabato - E shtune
Domenica - E diele

Friday, May 15, 2009

Sarma sa Lukom

Sicuramente tutti voi si ricordano del bellissimo post sul sarmale di Daniela e Giovanni.
La sarma o sarmale è un piatto tipico dell'est. Daniela e Giovanni sono rumeni, ma questo piatto è conosciuto in tutti i balkani.
Che dire poi se è preparato da una favola come Luka ?



Diciamo che Luka aveva iniziato, ma alla prima foto mandata in onda in face book, si sono alzati un coro di: PULISCI !!!



Cosi' sono arrivate 4 ragazze !!




E la sarma ha cambiato colore !
... no.. c'è qualcosa che non va !!



Per la ricetta naturalmente c'è la magica Dragana



Oppure c'è la nostra ricetta !!!


Quest'ultima foto ve la devo spiegare...
... allora.. originariamente c'era una foto in cui tutti i ragazzi e le ragazze erano seduti attorno ad un tavolo a mangiare la sarma..
ma.. effettivamente Luka stava un po' male in quella foto e mi ha chiesto di sostituirla...
purtroppo tante foto sono sfocate e non le posso pubblicare, ma questa mi piace tanto!
Risale alla sera che abbiamo conosciuto Luka a Pinerolo.
Io l'avevo capito subito che era una favola !!
Così è anche un'occasione per rivedersi il nostro mitico Kolo ballato da Joka e Milenko!
Un giorno si metterà Luka ai miei piedi a ballare questo kolo, senno' io rimetto tutte le sue foto strane compresa quella di sua madre che gli butta la testa sotto l'acqua fredda perchè aveva bevuto troppa rakija! ih! ih!


Thursday, May 14, 2009

Lepenski Vir

Riceviamo da Sasa e pubblicchiamo molto volentieri:


Lepenski Vir è situato sulla riva meridionale del Danubio nella Serbia orientale, vicino alla cittadina di Donji Milanovac e in prossimità delle Porte di ferro, la gola formata dal fiume lungo il confine tra Serbia e Romania. I primi scavi risalgono al 1965, ma solo nel 1967, in seguito al ritrovamento delle prime sculture mesolitiche, fu possibile riconoscere la notevole importanza della scoperta. -
Si pensa che la civiltà più antica del mondo sia egizia, o greca, o romana. Non è così, esiste una civiltà di 3000 anni più antica dell’Egitto. E’ quella di epoca Cromagnon di Lepenski Vir in Serbia. Purtroppo ignorata dagli stessi serbi che ne hanno allagato il preziosissimo sito per farne un lago artificiale (sigh!).
Tale e quale avvenne in Egitto dove furono gli americani a spostare i monumenti, anche lì per costruire un bacino artificiale che poi si è dimostrato rovinoso per il Nilo e le sue terre.
La popolazione del sito serbo nacque come tribù di cacciatori, quindi dal paleolitico, poi nel 5300 a.c. subì la “rivoluzione neolitica” con addomesticamento degli animali e agricoltura.
Vi regnò il culto della Madre Terra, in cui il morto non veniva bruciato, caratteristica delle società patriarcali nomadi, ma interrato in varie posizioni a seconda dell’epoca, di cui la più antica in posizione fetale, come rientro nel corpo materno di Madre Terra.
Purtroppo l’immagine della Grande Madre non viene quasi mai riportata, come di solito avviene nella nostra cultura. Se ne ha una fuggevole visione solo in questo filmato perché è d’obbligo che il matriarcato passi sotto silenzio.
Gli scavi terminarono nel 1971 e sotto la guida dell’archeologo Dragoslav Srejovic dell’Università di Belgrado.
Il sito giace a circa 100 km da Belgrado, si compone di una serie di villaggi mesolitici su un altopiano del Danubio, abitato ininterrottamente dal 6400 fino al 4900 a.c., un ciclo di 1500 anni, pochi centri sono durati tanto.
L’area presenta fondi di capanne a raggiera e in semicerchio con forma trapezoidale. Un insediamento centrale con dieci villaggi satelliti.
La cosa curiosa è che gli insediamenti posti sia a destra che a sinistra del fiume presentano sempre lo stesso orientamento, il che fa pensare a una simbologia di tipo religioso.
Le case di legno, bada bene, case non capanne, furono costruite con palanche piallate con l’arenaria, intonacate poi con calcare indurito e brunite con pigmenti rossi e bianchi, con focolare al centro, spesso ornato da teste di pietra e spirali.
Molte delle case contennero altari e sculture, spesso di dimensioni monumentali; alcune riproducevano una creatura metà umana e metà pesce, poi una grande spirale che si ripete in sculture di pietra e sui pavimenti delle case, con evidente scopo religioso e atropopaico, come noi poniamo l’immagine della Madonna o di Gesù all’ingresso delle case. O come a Cartagine si ripeteva negli androni l’immagine della Dea Madre Tanit.


La spirale è caratteristica delle società matriarcali simboleggiando il ciclo di andata e ritorno della natura: dall’interno all’esterno, la nascita, e dall’esterno all’interno, la morte. La spirale è caratteristica del matriarcato e della cultura animista perché molto vicine alla natura.
Le sculture mostrano grandi ciottoli di pietra arenaria con figura umana, inizialmente solo la testa, con incise spirali e il segno ad 8, altro simbolo del ciclo infinito.
Domina poi un uovo di pietra con serpente a rilievo, simbolo che troveremo poi nella più tarda religione degli Ofiti in cui Eurimione, la Grande Madre, crea il mondo generando l’uovo attorno a cui si avvolge un serpente.
Del resto anche in Italia a Sarnano è stato rinvenuto un gigantesco uovo scolpito in pietra del paleolitico. Sembrano i corrispondenti onphalos, l’ombelico del mondo, che si trovano un po’ ovunque nell’antico matriarcato.
Vi si trova un cimitero con sepolture in pose rituali e culto dei morti. Altre sepolture importanti dietro alle case in corrispondenza del camino, come a lasciare antenati tutelari della casa alias i Penati Romani. I neonati invece venivano sepolti sotto il terreno della casa, come a loro perenne protezione da parte della matriarca.
In più un mistero, una pietra sferica, perforata ai poli che, girevole se infilata su un bastoncino, di ben 7.000 anni fa e nessuno sa a che servisse, solcata da linee orizzontali e verticali e cosparsa di segni.
In genere le sfere girevoli venivano adoperate nell’antichità per seguire le lunazioni, come dire il più antico astrolabio del mondo. Il movimento della luna veniva eseguito manualmente rispetto ad un’altra sfera fissa.
Ne vidi uno simile etrusco in piombo, con un’asta su cui si fissavano i bastoni e le sfere.
Ma la cosa strabiliante è che il basamento delle capanne ha una caratteristica geometrica di tipo euclideo, ricavate da un modulo di triangolo equilatero che ne prevede quattro alla base, poi tre e due, e l’ultimo al vertice manca.
Come potevano uomini di 8-9000 anni fa conoscere i numeri e la geometria euclidea quando non c’era ancora nè in Grecia nè in Egitto? Mistero. L’uomo di Cromagnon era decisamente incapace di tanto. Che civiltà era e quali uomini c’erano in quell’epoca così intelligenti da poter avere una tale cultura? Mistero.
Si ha l’impressione che molta parte della preistoria sia da riscrivere.
Ecco la struttura di una casa:
Disponevano di una evoluta architettura, per giunta totalmente diversa dal modello storico-culturale preistorico d’Europa. Lepenski Vir è un fenomeno isolato, senza altre corrispondenze europee, una civiltà che non ha avuto antenati nè eredi.
Tocca rivedere la nomenclatura archeologica, soprattutto del Paleolitico, Mesolitico e Neolitico, periodi che noi riteniamo età della pietra. Ma del resto non si pensa che la Sfinge sia datata bel duemila anni antecedenti alle piramidi? E che Stonehenge dal 700 a.c. sia stato retrodatato al 1500 a.c.?
Ogni casa ha al suo interno un camino in forma di rettangolo allungato lungo l’asse della planimetria, costruito da massicci blocchi di pietra di forma rettangolare, una specie di divani su cui sedeva la famiglia in raccoglimento, sicuramente anche rituale dato i bassorilievi con spirali, teste, corna e forme serpentine.
In più dispone di tavoli in pietra, forse per resistere all’acqa che avvolte invadeva le case nell’inondazione.
In alcune di queste case sono state rinvenite uova in pietra al centro del camino, ancora il simbolo della vita e della Grande Madre.
Il camino continua con blocchi di pietra fino al fondo posteriore della casa e oltre, per creare un piccolo santuario esterno con decorazione a massicce pietre tonde di fiume e raccoglie sepolture importanti che fanno pensare al culto degli antenati .
Al centro esatto della casa una depressione circolare dove si pensa ci fosse un altare, penso poco probabile visto che le suppellettili per le ragioni di cui sopra erano in pietra, più facile pensare fosse un luogo dove effettuare i riti, una piccola cisterna dove raccogliere gli arnesi e l’acqua per il rito.
Da notare che per quanto gli insediamenti siano tanto sulla riva destra quanto sulla sinistra del fiume, il loro orientamento sia il medesimo, il che rafforza l’idea di un contesto fortemente religioso.


Non mancano oggetti religiosi e ornamentali: di cui il primo fa pensare a una figura umana stilizzata, una specie di Ank serba, e utensili come vasi, aghi, coltelli, armi, uncini: e il figlio metà umano e metà uovo, la creatura della Dea Madre tipo embrione.
Il Danubio inondava il sito regolarmente, forse due volte l’anno, per cui il sito si svuotava, per poi riprendere la residenza dopo le inondazioni. Ricorda un po’ le piene del Nilo. Essendo un sito di connotazione agricola, il terreno inondato doveva offrire una ricca base per l’agricoltura.
Ho letto il libro dell’archeologo Srejovic che esprime il suo grande stupore quando con la sua equipe scoprì la conoscenza euclidea di quella civiltà. Tutta la storia era da riscrivere, ovvero la preistoria troppo ignorata doveva entrare nella storia.
Ma il tutto viene come sempre ignorato e il sito addirittura allagato. Del resto Bachofen, l’autore del matriarcato, fu ostacolato nella pubblicazione per quell’inconscia avversione maschile alla realtà del matriarcato. In Italia se ne pubblicò un manualetto minuscolo e dovettero passare circa 100 anni prima della pubblicazione del massiccio volume.
Quando la curiosità scientifica è soverchiata dalle illusioni dell’inconscio, la scientificità muore.

Monday, May 11, 2009

EUROFESTIVAL 2009


Domani sera andrà in onda la prima semifinale del cinquantaquattresimo gran premio dell'eurovisione (Eurofestival) che si svolge a Mosca. La Russia ha acquisito il diritto ad ospitare le manifestazione avendo vinto l'edizione 2008 con la canzone "Believe" cantata da Dima Bilan.
Eccovi il link per il video. Per favore non perdetevi il pattinatore Plushenko:-)

La manifestazione consiste in due semifinali e una finale. Dei 42 paesi partecipanti accedono direttamente alla finale la Russia, in quanto paese ospitante, e i quattro paesi maggiori finanziatori dell'Eurofestival: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, chiamati i Big Four.
I restanti competono in due semifinali separate dove verranno selezionati dieci paesi per ciascuna. In totale alla finale parteciperanno dunque 25 paesi.


L'Italia e l'Austria sono tra le nazioni che non partecipano a questa edizione. La prima ha partecipato l'ultima volta nel 1997, la seconda nel 2007.

San Marino aveva partecipato per la prima volta nell'edizione del 2008, ma per problemi di budget ha rinunciato a partecipare in questa edizione.

La Georgia, dopo un lungo tira e molla, ha annunciato il ritiro dalla competizione l'11 marzo 2009, a seguito della squalifica della canzone selezionata "We don't wanna put in" di Stefan e 3G da parte dell'EBU per presunti contenuti politici.

La Slovacchia partecipa nuovamente dopo un'assenza di 11 anni, avendo trovato i soldi necessari.



Ma perchè ne parliamo su Balkan-Crew?

Perchè tradizionalmente le migiori canzoni provengono dalle zone dei balcani e dintorni, basta ricordarvi un paio di cicche:
Marija Serifovic (Serbia) nel 2007, Hari Mata Hari (Bosnia&Herzegovina) Luiz Ejlli (Albania) e Severina (Croazia) nel 2006, i NoName (Serbia e Montenegro) nel 2005, Tose Proeski (Macedonia) e Zeljko Joksimovic (Serbia e Montenegro) nel 2004, questi sono solo un paio dei successi provenienti dai balcani!

Rispetto alle edizioni degli anni precedenti, il televoto e i voti di una giuria di professionisti contribuiranno in misura eguale alla classifica della serata finale, perchè fin'ora vincevano sempre i paesi con enorme diaspore (eccoci ancora ai balcani!) visto che non si può votare per il proprio paese!


Noi vi consigliamo di cercarvi un canale dove fanno vedere l'eurovisione e di votare per i concorrenti dei balcani!

Ecco i concorrenti dai balcani:


I metallari per la Macedonia (dedicati a Biljana):
Next Time
Neshto Shto Ke Ostane (clicca qui)

Serbia (il Caparezza serbo ve l'ha prensentato già Francy qui)
Marko Kon & Milaan
Cipela (clicca qui)


Bosnia&Herzegovina (bella, bella, bella!)
Regina
Bistra Voda (clicca qui)


Per il Montenegro (ormai ho capito da dove vengono i vatussi):
Andrea Demirovic
Just Get Out of My Life (clicca qui)


Croazia (dedicata a Davor)
Igor Cukrov feat. Andrea
Lijepa Tena (clicca qui)


Ci sarebbe la più giovane del concorso per l'Albania (dedicata a Gent Le Man):
Kejsi Tola
Carry Me In Your Dreams (clicca qui)


Per la Slovenia (dedicato a Luka e Fabio)
Quartissimo feat. Martina
Love Symphony (clicca qui)



Inserisci link

Il post è di Sajkaca, Lina ha rubato le foto a Predrag senza chiedere il permesso !!

Sunday, May 10, 2009

Goran Visnjic


Ora ... mi succede che accendo la tv e chi ti vedo ?
Niente meno che Goran Visnjic' e di colpo mi salta alla mente la promessa fatta lo scorso Ottobre a Andjela.
Ogni promessa è debito e quindi, dopo soli 7 mesi, parliamo di questo bellissimo attore croato.
Goran è nato in un posto che ho nel cuore: Sibenik.
Da Sibenik arrivavano i bambini che hanno vinto il torneo di basket ad Ivrea nel 2007.
Figlio di un autista di autobus e di una impiegata in un negozio di alimentari, intorno ai 18 anni ha terminato il suo servizio militare da parà. Terminata la guerra, si iscrive all'Accademia d'Arte Drammatica di Zagabria, fidanzandosi per quattro anni con la sua compagna di studio, l'attrice Lucija Serbedzija. Dopo l'istruzione arriva il teatro, e soprattutto un "Amleto", recitato a soli 21 anni che farà venire la pelle d'oca a pubblico e critica. È nata una stella, ma pochi lo riconoscono ancora.
Il suo debutto nel mondo del cinema avviene invece nel 1988, quando Zdravko Sotra lo sceglie per interpretare il ruolo di un terrorista nella sua pellicola Braca po materi, poi dopo una serie di pellicole televisive croate, si trasferisce in Italia dove il grande Franco Rossi lo dirige in Michele va alla guerra, fiction del 1994, all'interno della quale interpreta un soldato.
In seguito al film tv Operazione Rembrandt (1995), viene "scoperto" dall'ottimo Michael Winterbottom che lo vuole fra i protagonisti del suo Benvenuti a Sarajevo (1997). Il salto hollywoodiano è immediato e lo stesso anno si ritrova a recitare accanto a Nicole Kidman in The Peacemaker (1997), ritrovando la stessa attrice sul set di Amori & incantesimi (1998), girato l'anno seguente.


Dopo Il giocatore (1998) con John Malkovich, sposa la scultrice croata Ivana Vrdoljak, figlia del regista Antun Vrdoljak, dalla quale avrà un figlio. Ma ai successi della vita privata, si accavallano velocemente anche quelli professionali, infatti Madonna lo inserisce come protagonista maschile del suo videoclip "The Power of Good-bye".
Ma il colpo di fortuna arriva quando George Clooney, ovvero il Dottor Ross, lascia il cast del serial cult E.R. – Medici in prima linea. La produzione ha bisogno di qualcuno che sia in grado di eguagliarlo in bellezza e seduzione.


Visnjic è l'uomo perfetto. Così eccolo indossare il camice del Dr. Luka Kovac e prendere possesso dei corridoi dell'ospedale più seguito del mondo dal 1999 al 2007, per oltre 176 puntate.
Nel frattempo continua a lavorare al cinema recitando ne I segreti del lago (2001) e il più che pessimo Elektra (2005) con Terence Stamp, concedendosi anche al doppiaggio de L'era glaciale (2002) e ancora di più al piccolo schermo con la fiction Spartacus (2004), dove interpreta per l'appunto l'arcinoto eroe del peplum. Affronta perfino un testa a testa con l'attore inglese Daniel Craig per il ruolo di James Bond in Casino Royale, ma disgraziatamente vince il ruolo Craig, lasciando Visnjic a bocca asciutta, ma occupato nell'adozione di un bambino, Tin Visnjic, nel 2007, e nell'ammissione di una paternità dovuta a una relazione extraconiugale con Mirala Rupic, dalla quale è nata Lana Lourdes Visnjic-Rupic, sempre nel 2007.



Alcune foto.
Spartacus.
E.R. medici in prima linea

Saturday, May 9, 2009

Il Monastero di Ostrog



Il monastero di Ostrog è un monastero della Chiesa ortodossa serba posizionato contro una parete di roccia verticale sulla rupe di Ostroška Greda, in Montenegro, da cui si domina la pianura di Bjelopavlići. È dedicato a San Basilio di Ostrog (Sveti Vasilije Ostroški).

Fondato dallo stesso Basilio, Vescovo metropolita dell'Erzegovina nel XVII secolo, il monastero di Ostrog e il più popolare luogo di pellegrinaggio del Montenegro. Il corpo del santo, morto nel 1671 e canonizzato pochi anni dopo, si trova in un reliquiario posto nella chiesa sotterranea dedicata alla "Presentazione al Tempio della Madre di Dio".

L'aspetto attuale del monastero è frutto della ricostruzione posta in essere tra gli anni 1923-1926, dopo che un incendio aveva distrutto gran parte del complesso. Fortunatamente il fuoco non interssò la parte dove sono site le due piccole chiese sotterranee, che da sole rappresentano la parte storico-artistica più importante dell'intero chiostro. Gli affreschi posti nella chiesa della Presentazione furono realizzati alla fine del XVII secolo mentre quelli dell'altra, dedicata alla Santa croce e posta in una grotta nei livelli più alti del monastero, sono stati realizzati poco più tardi dal maestro Radul, il quale riuscì a integrarli alla perfezione con le pareti grezze della grotta stessa. Attorno alle chiese sono poste le celle dei monaci.

Il monastero ortodosso di Ostrog è uno dei più visitati nei Balcani. Credenti da ogni parte del mondo vi giungono in pellegrinaggio sia individualmente che in gruppo, rappresenta inoltre il punto di incontro di tre credi: l'ortodosso, il cattolico e il musulmano poiché anche i fedeli di questi ultimi due culti ammettono le proprietà guaritrici delle reliquie di San Basilio. Secondo i resoconti dei fedeli si sono infatti verificati alla presenza della salma del santo numerose guarigioni miracolose.


Ostrog Monastery were built in the 17th century by Vladika St. Vasilije of Zahumlje and Herzegovina who was 1 of the 4 Montenegrin saints. All his relics are beeing kept in the Ostrog monastery and they are believed to posses healing powers. The Ostrog monastery is a major sanctuary and a favorite visiting place for Orthodox Christians. The Ostrog monastery is located between the cities Danilovgrad and Niksic.

The Ostrog monastery is built up out two churches. The so called Upper Church built in a cave, contructed in 1655 and decorated by wallpaintings made in the same period from the artist Radul. The Lower Church dates from the 18th century. Among its treasures, the Church owns a prayer book (Mineon) from 1732 and decorated candlesticks from 1779.


Манастир Острог је манастир Српске православне цркве смјештен уз скоро вертикалну литицу, високо на планини Острошка греда у Црној Гори. Посвећен је Светом Василију Острошком.

Налази се надомак Никшића и смјештен је у окомитој стијени, са које се пружа поглед на равницу Бјелопавлића. Основао га је херцеговачки митрополит Василије у 17. вијеку. Он је ту и сахрањен и проглашен свецем чудотворцем. Тијело му почива у ћивоту у пећинској цркви. Сам манастир је обновљен 1923-1926. године, послије пожара, којег су биле поштеђене пећинске црквице. Оне представљају главну споменичку вриједност.

Црква Св. Ваведења (у доњем манастирском нивоу) је осликана фрескама крајем 17. вијека. Црква Св. Крста се налази у горњем манастирском нивоу и њу је живописао мајстор Радул прилагођавајући фреске природном облику стијена. Око цркве су конаци и заједно чине објекат складно сједињеним са природним амбијентом. Манастир Острог спада међу најпосјећеније на Балкану. У њега долазе вјерници свих религија из свих крајева свијета.

2005. године је између доњег и горњег манастира подигнута и црква светог мученика Станка у којој се чувају његове руке. Мученик Станко је био чобан кога су Турци убили.


Na petnaestak kilometara od Danilovgrada u smjeru Nikšića nalaze se Bogetići, gdje se desno skreće za manastir Ostrog, najveću svetinju hrišćana iz Crne Gore i sa prostora zemalja bivše Jugoslavije. Kad se spomene Ostrog, eto odmah asocijacije na mjesto gdje se događaju čuda, gdje mnogi teški bolesnici traže i nalaze duševni lijek svom tijelu, koje ubrzo postaje i fizički zdravo. O manastiru Ostrog mogu se čuti gotovo nevjerovatne priče.

Pribijen uz ogromnu kamenu gromadu brda Ostrog, gore iznad Bjelopavlićke ravnice, Manastir impresivno djeluje na svakog ko skrene pogled prema njemu. A kad se nađete pred ulazom u ovo svetilište i pogledate u dolinu Zete, pred vama će se ukazati slika raskošne prirode, a u njenom središtu zelenilom obrasla krivudava rijeka. Ulazeći u areal Manastira, nakon 8 km krivudavog brdskog puta od Bogetića, stiže se na zaravan na kome se nalaze prodavnice suvenira i nekoliko restorana i kafe barova, a nešto dalje i Donji manastir Ostrog. Gornji manastir je visoko u brdu (900 m/m) i dijelom zavučen u pećinu. Do njega vodi vrlo strmi put sa dvadesetak oštrih krivina, koji prolazi kroz šumu sa pješačkim prečicama.

Manastir je osnovao mitropolit zahumsko-hercegovački Vasilije Jovanović 1656. godine, i u njemu živio do svoje smrti, 1671. godine. Zbog svojih zasluga za života i očuvanosti tijela poslije smrti dugi niz godina, proglašen je za sveca sa imenom sv. Vasilije Ostroški.

Monday, May 4, 2009

Ђурђевдан - Đurđevdan

Il 6 Maggio in Serbia (e dapertutto dove ci sono comunità di serbi) si festeggia "Djurdjevdan", una delle più popolari slave (festa del santo protettore).

Sveti Djordje (San Giorgio) è uno dei santi più importanti della chiesa ortodossa e nelle icone vien ritratto a cavallo mentre ammazza un drago. La chiesa venera l' esecuzione di San Giorgio il 23 Aprile 303, secondo il calendario gregoriano.

Poi è anche una grandissima festa per i Rom dei balcani, che con San Giorgio (per i Rom "Ederlezi") festeggiano la primavera decorando le case con tanti fiori.


C'è adirittura un piccolo popolo di musulmani nel Kosovo, nelle zone di Prizren, i
Gorani che festeggiano anche loro questa festa (i Gorani erano degli ortodossi che sono stati convertiti all'islam solo nel 18esimo secolo, perciò hanno mantenuto qualche tradizione ortodossa)

A Sveti Djordje si attribuiscono anche potere per varie profezie riguardanti la fertilità del terreno, della raccolta e di come sarà il tempo. Si dice che se fa bel tempo al giorno di Djurdjevdan sarà un'anno fertile, ma se piove, allora l'estate sarà secca. Oppure si dice che in base a quante settimane prima di Djurdjevdan fa caldo si può calcolare la quantità di grano che si racoglierà durante l'anno.

Un altro elemento importante del giorno di Djrudjevdan è la musica, infatti per festeggiare questa festa che segna l'inizio della stagione estiva spesso s'incontrano le bande di Trubaci.
Eccovi la canzone Djurdjevdan nel simpatico spot dei Bijelo Dugme:



eccovi il testo per il karaoke:

proljece na moje rame slijece

djurdjevak zeleni
djurdjevak zeleni

svima osim meni

drumovi odose a ja osta

nema zvijezde danice
nema zvijezde danice

moje saputnice

ej kome sada moja draga

na djurdjevak mirise

na djurdjevak mirise

meni nikad vise

evo zore evo zore
Bogu da se pomolim

evo zore evo zore

ej djurdjevdan je
a ja nisam s onom koju volim

njeno ime neka se spominje
svakog drugog dana

svakog drugog dana
osim djurdjevdana


La famosa scena di Dom za Vesanje (Time of the Gypsies) di Emir Kusturica




E qui anche il testo della versione Rom (Ederlezi)


Sa me amala oro kelena

Oro kelena, dive kerena

Sa o Roma daje
Sa o Roma babo babo

Sa o Roma o daje

Sa o Roma babo babo

Ederlezi, Ederlezi

Sa o Roma daje

Sa o Roma babo, e bakren chinen

A me chorro, dural vesava

Romano dive, amaro dive

Amaro dive, Ederlezi

Ediwado babo, amenge bakro

Sa o Roma babo, e bakren chinen

Sa o Roma babo babo

Sa o Roma o daje

Sa o Roma babo babo

Ederlezi, Ederlezi
Sa o Roma daje


A tutti quelli che festeggiano la slava di Sveti Djordje faccio i più affettuosi auguri di felice slava. Честитам славу свима који славе Светог Ђорђа!

Friday, May 1, 2009

EKV. Ekatarina velika

Dedicato a Zeljo e a Sanja.



Gli Ekatarina Velika (in italiano: Caterina la Grande; spesso abbreviato in EKV) sono un gruppo rock jugoslavo, formatosi a Belgrado nel 1982. Sono stati tra i gruppi musicali più influenti e di maggiore successo dell' Ex-jugoslavia. Durante i loro anni di attività hanno costruito intorno a sè un'ampia e solida base di fan, ulteriormente accresciuta dalla morte del leader Milan Mladenovic, avvenuta nel 1994 e causa dello scioglimento della band.
Il nucleo della band era costituito dal cantante e chitarrista Milan Mladenović, dalla tastierista Margita Stefanovic e dal bassista Bojan Pečar, con altri membri destinati a rimanere nella formazione solo per brevi periodi.
Gli Ekatarina Velika, inizialmente chiamati Katarina II (pron.: Katarina druga), si formarono nel Febbraio del 1982 a seguito dello scioglimento dei Šarlo akrobata, influente terzetto di New Wave jugoslava proveniente da Belgrado. Un litigio tra Milan Mladenović e il bassista Dušan Kojić Koja, motori trainanti dei Šarlo akrobata, portò allo scioglimento. Koja formò i Disciplina kičme, mentre Milan e il chitarrista Dragomir Mihajlović Gagi crearono i Katarina II con il bassista Zoran Radomirović Švaba e il batterista Dušan Dejanović. Il gruppo prese ispirazione per il proprio nome da un amore non corrisposto di Mihajlović, una ragazza di nome Katarina.
La sezione ritmica dei Katarina II fu la prima ad abbandonare il gruppo alla fine del 1982, con Radomirović che lasciò per entrare nei Du Du A e Dejanović che si unì agli acerrimi rivali Disciplina kičme. Mango Kuštrin diventò il nuovo batterista. Nel tentativo di arricchire il suono, il gruppo decise di aggiungere anche una tastierista, l'eccentrica Margita Stefanović, pianista di formazione classica. Poiché Kuštrin rimase per appena un mese, Ivan Vdović Vd (compagno di Milan nei Šarlo Akrobata) lo rimpiazzò all'inizio del 1983. Contemporaneamente Bojan Pečar fu reclutato come bassista.
Dopo molti litigi e cambi di formazione, il quintetto Milan, Gagi, Margita, Bojan, and Vd si mise al lavoro per l'album di debutto della band.
Nella primavera del 1983 la band prese parte alla biennale di Zagabria, ricevendo recensioni positive. L'album omonimo di debutto dei Katarina II fu finalmente pubblicato nel 1984. La maggior parte dei testi fu scritta da Mladenović tranne che per "Vrt" (Il giardino) e "Platforme" (Le piattaforme) (scritti da Mihajlović), mentre le musiche erano frutto di una collaborazione tra i due. In pezzi come "Aut" (Fuori), "Jesen" (Autunno), "Radostan dan" (Giorno felice), "Treba da se čisti" (Deve essere pulito) e "Ja znam" (Io so) la band riuscì a legare felicemente la descrittiva sensibilità lirica di Milan con un energico stile New Wave. Spesso considerato uno dei lavori più schietti della band, se non il migliore, l'album non ottenne mai molta popolarità di massa, soprattutto a causa delle sue sonorità alquanto inaccessibili e artistiche, senza spazio per un'orecchiabilità commerciale.
Poco dopo la pubblicazione dell'album la band affrontò altri cambiamenti di formazione. Proprio come nei Šarlo akrobata e ancora prima nei Limunovo drvo, Mladenović e Mihajlović non andarono mai davvero d'accordo e i loro scontri di personalità continuarono. Per di più, Mihajlović ebbe diversi problemi con la legge, finendo perfino in carcere. Una volta uscito, fu informato dai propri compagni che non faceva più parte dei Katarina II. La faccenda, tuttavia, non fini lì. Infatti Mihajlović, rivendicando i diritti sul nome "Katarina II", costrinse la band a cercarne un altro. I restanti membri decisero per Ekatarina Velika ('Caterina la grande', come Caterina II di Russia), o abbreviato EKV.
Inoltre il batterista Vd uscì dal gruppo a causa di problemi di droga, finendo poi nei Du Du A. Il suo rimpiazzo alla batteria fu Ivan Fece Firchie.


Nel 1990 esce il penultimo album degli EKV (Ekatarina Velika), uno dei gruppi più conosciuti ed amati della ex YU. Il titolo dell'album si riferisce ai proiettili esplosivi, cosiddetti "dum-dum" in serbo-croato, vietati dalla Convenzione di Ginevra; in copertina c'è un tizio schizzato a petto nudo che si punta una pistola di grosso calibro alla tempia. L' album è particolarmente tetro, molto dark-rock, a differenza dei lavori precedenti più synth-pop. L'album inizia a circolare all'inizio della guerra civile, la canzone particolarmente gettonata è "Idemo" (Andiamo), parla del risveglio in un incubo, del ponte che è stato distrutto, dei villaggi bruciati, del fiume insanguinato, tutto in un incastro di parole che evocava alla perfezione gli scenari che si stavano aprendo. Si direbbe una profezia, anzi lo è. Poi ogni uno interpreti come vuole il significato di questa parola: l'intuito, una previsione in base alle analisi razionali, il sesto senso, la telepatia, la capacità di cogliere nell'immaginario i sentori di migliaia di persone, non importa. Questa canzone mi rimarrà impressa nella mente come la colonna sonora dei primi bollettini di guerra. Ai tempi non sembrava che in molti cogliessero questa profezia, forse perchè nessuno voleva ancora accettare la dura realtà. Ecco la traduzione, forse un po' grossolana.
(fonte balkanrock.noblogs.org)



Ti si sav moj bol
Par godina za nas (1989)
Ovo je zemlja za nas
Pored mene
Idemo



EKV - Idemo (Dum-dum, 1990)
Lei sogna che ho lavato le mani,
che mi sono raso la barba, che sono bello.
Al caldo, la testa sul cuscino, in dormiveglia,
il profumo della colazione.
Una voce piacevole dall'altra stanza mi giunge,
dice che è iniziato.

Andiamo!

Non sapevamo che il dado fosse tratto,
non sapevamo che il ponte è stato distrutto.
Il fiume scintilla sotto gli stivali,
l'acqua pulita, un po' insanguinata.

Andiamo!

Non sapevamo che i villaggi sono stati incendiati,
non sapevamo che il fuoco è un peccato.
Le nostre mani non sono legate,
le nostre mani non sono traditrici.
Lei sogna che ho lavato le mani,
che mi sono raso la barba, che sono bello.
Al caldo, la testa sul cuscino, in dormiveglia,
il profumo della colazione.
Una voce piacevole dall'altra stanza mi giunge,
dice che è iniziato.
E' iniziato! E' iniziato!
Andiamo!