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Saturday, November 1, 2025

OMAGGIO A DUBRAVKA UGRESIC

 



Nacque a Kutina, in Jugoslavia, nel 1949 e morì ad Amsterdam nel 2023 in esilio 

Fino al 1991 la vita di Dubravka Ugresic fu normalissima e scrisse diversi libri, ma allo scoppio della guerra fu bersaglio di terribili minacce e dovette fuggire 


Il dopo è rappresentato dalla bava velenosa del nazionalismo che accompagna i Balcani ex jugoslavi negli anni novanta, specie in Croazia ed in Serbia. La Ugrešić, ostracizzata e messa all’indice anche dai colleghi intellettuali di Zagabria, viene definita “prostituta, strega, traditrice”, epiteti del classico repertorio dei vocabolari nazionalistici. Se ne va dalla Croazia nel 1993, l’anno dell’eccidio (croato) della sacca di Medak.

Dubravka Ugrešić, in memoria del dissenso  




Un giornalista e politico la attaccò in una maniera atroce 

...Durante il suo periodo a Globus ottenne una notevole notorietà grazie a un articolo di opinione non firmato del 1992 (che alla fine ammise di aver scritto), intitolato "Le femministe croate stanno violentando la Croazia", ​​in cui attaccava cinque scrittrici femministe croate ( Slavenka Drakulić , Vesna Kesić , Jelena Lovrić , Dubravka Ugrešić e Rada Iveković ), accusandole di tradire la Croazia. L'articolo fu fonte di significative controversie che alla fine portarono a una causa per diffamazione contro la rivista. 

La Ugresic ha sempre tentato in tutti i modi di far valere le sue ragioni, ma probabilmente non la lasceranno riposare in pace mai 

Dal libro "La volpe"   





Nonostante le minacce Dubravka non smise mai di raccontare la verità 

Dubravka Ugrešić: una Croazia sul modello fascista 

Dubravka Ugrešić: i poliziotti croati che non proteggono un bel niente   


Tuesday, March 30, 2010

Intervista a Roberto Spagnoli di Radio radicale

Carissimi,
tempo addietro abbiamo conosciuto Roberto Spagnoli e ce ne siamo innamorati. Io sono strega, ma tanto strega. Le persone le capisco dal primo sguardo. Ho capito chi era Roberto dalle prime tre righe del suo blog. Lui non è l'unico, perchè abbiamo altre favole come ad esempio Gilberto Vlaic o Alessandro Di Meo o Gian Matteo Apuzzo, ma lui è unico nella sua limpidezza. Sono sempre stata colpita dalla sua trasparenza. C'è sempre amore in quello che scrive e una passione senza fine. Mai una parola in più, mai una critica sbagliata o un momento di sfiducia. Queste cose credo che le tenga per lui. Se scrive è perchè vuole portare il suo contributo a tutto. Sarà perchè abbiamo dei giornalisti che devono raccontare cio' che vuole il potere, sarà perchè non sappiamo piu' cos'è l'informazione libera, ma Roberto spicca su tutti. Quante volte le sue trasmissioni con Artur e Marina mi hanno tenuto compagnia mentre stiravo montagne di panni causa famiglia numerosa.
Non sono mai andata a letto senza aver letto "Passaggio a sud est" e se tornavo tardi la sera era la prima cosa che facevo al mattino. Purtroppo io e lui litighiamo tutti i giorni, ma riesco a sopportarlo ugualmente!
Ih! ih! Ditemi che sono brava!






Caro Roberto, come vedi il futuro dei Balkani dalla Slovenia alla Grecia ?
Lo vedo europeo. Non c'è altro futuro possibile che l'Unione Europea. Lo dimostrano i Paesi che già ne fanno parte. D'altra parte stiamo parlando di una terra che è nel cuore dell'Europa. Non dimentichiamo le parole profetiche di Alex Langer che diceva: "L'Europa muore o rinasce a Sarajevo". Purtroppo l'Europa non è stata capace di impedire il massacro della Jugoslavia. Negli anni '80, dopo la morte di Tito, pochi capirono cosa sarebbe successo. L'Europa in effetti a Sarajevo è morta, ma può rinascere. Credo stia rinascendo. Dieci anni dopo la fine dell'ultimo conflitto, quello in Macedonia, molto è cambiato. I problemi restano moltissimi, ma penso si possa essere fiduciosi. La gente non vuole più la guerra e penso che molti non ne possano più nemmeno di contrapposizioni e odi interetnici. Come ho già scritto in un commento sul vostro blog la vita per fortuna è andata avanti. Certo, problemi ce ne sono ancora tanti. Come potrebbe essere diversamente? Ma le cose si muovono, tra la gente e anche nelle classi politiche. Il progetto politico europeo, nonostante il rischio continuo che prevalga l'Europa delle patrie sul sogno della patria europea, mantiene la sua grande forza. Se ce l'ha fatta l'Europa dopo secoli di guerre e massacri perché non dovrebbero farcela i Balcani? Aboliamo i visti, facciamo in modo che le persone si incontrino, che si guardino in faccia, che parlino, che si conoscano e raccontino le proprie storie. E' possibile immaginare e costruire, giorno per giorno, una storia diversa. Ci saranno battute d'arresto, contraddizioni, errori. Ci vorrà tempo, lavoro, fatica, impegno. Non sarà facile ricucire le ferite, accettare le differenze, tornare a mettere in comune i propri destini. Ma è proprio per questo che ci vuole l'Europa. E non dimentichiamo che anche l'Europa ha bisogno dei Balcani






Cosa succederà al Kosovo ?
Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile non farsi illusioni. Si può discutere sui tempi e sui modi, si può discutere sul ruolo dell'Onu e sugli errori dell'Ue, ma ormai indietro non si torna. Credo che ormai se ne rendano conto quasi tutti in Serbia e anche molti tra i serbi kosovari. E' chiaro che lo scontro politico-diplomatico andrà avanti ancora a lungo. Belgrado, giustamente dal suo punto di vista, non accetta l'indipendenza e si batte per impedirla, mentre Pristina non vuole nemmeno sentir parlare di riaprire il negoziato ed è naturale anche questo. Ma, appunto, stiamo parlando di scontro politico-diplomatico. E dunque penso che valga lo stesso discorso fatto sul futuro dei Balcani in generale e che l'unica prospettiva sia quella dell'adesione all'Ue, coi tempi e le procedure necessarie, sia per il Kosovo che per la Serbia. L'Europa è l'unica sede che può ricomporre il conflitto, assicurare una prospettiva di sviluppo sociale ed economico e garantire il rispetto e la tutela delle minoranze, in Kosovo come anche in Serbia. Anche qui, non sarà facile e ci vorrà tempo e molto impegno, ma davvero non riesco a immaginare una prospettiva diversa. Lo stesso discorso vale anche per la Bosnia Erzegovina.






Racconta una tua esperienza di cultura balkanika...
Non c'è un'esperienza singola. Potrei raccontare di un vagabondaggio tra le strade di Zemun o degli aquiloni nei parchi di Atene, ma piuttosto che un fatto in particolare mi viene in mente l'insieme di suggestioni che mi sono rimaste dai miei viaggi - troppo pochi, ahimé - fatti tutti per il mio lavoro e che hanno finito per depositarsi e mescolarsi nella mia mente. Le mie esperienza di cultura balcanica quindi è fatta degli odori, dei colori, delle facce, delle persone, dei suoni, delle case, delle voci, delle lingue, che mi sono riportato a casa e che conservo tra i ricordi.






Passaggio a sud est
Artur e Marina e Roberto e il giornalismo
Radio radicale.it

n.b. p.s. errata corige
...Innanzi tutto credo che sull'indipendenza sia inutile farsi illusioni...
chiedo perdono.. avevo corretto qualche errore di grammatica e ho messo un "NON" in piu', invece era giusto con un "non" in meno! oprostite!



Saturday, March 27, 2010

Intervista a Darien Levani






Carissimi, sono emozionatissima. Sono sempre in attesa di quell'intervista famosa al Dio balcanico e lui continua a promettere, ma è anche vero che io e lui litighiamo spesso e quindi puo' anche darsi che mi faccia attendere di proposito, ma arriverà, ne sono sicura!
Intanto mi tremano le mani a postare le parole di questo ragazzo che adoro!
Ancora una volta è un albanese. E' il mio destino, innamorata della Serbia e delle sue tradizioni, sono stranamente sempre colpita un pizzico di più dagli albanesi.
Forse perchè ho vissuto quegli sbarchi, quel razzismo della mia bambina al catechismo che mi diceva che gli albanesi sono tutti ladri e poi è arrivato Fatmir all'inizio di questo blog. Qualcosa sarà! Intanto un grande, grandissimo falemenderit a Darien per questo bellissimo regalo alla nostra crew!


Chi sei ? Ti presenti un po'?

Mi chiamo Darien. Sono un ragazzo albanese, abito in Italia da qualche anno. Mi piace scrivere, dunque scrivo per Albania News e Tirana Calling. Collaboro con vari giornali, riviste, web, quant'altro, come Nazione Indiana, Città Meticcia, Shqiptari i Italise, Tirana Observer, Gazeta...e qualche altro che non mi ricordo!

Cosa fai ?

Nella vita reale studio e quando riesco lavoro per l'Arci.


Come vedi il futuro dei Balcani ?

Oh D-o, domandona!
Mi è difficile vedere il futuro reale dei Balcani. Faccio fatica a capire anche il presente dei Balcani, fai te.
Proprio pochi minuti fa stavo leggendo questa notizia di Albania News "Grecia-razzismo-contro-albanesi".
Sono rimasto senza parole, non capisco come sia possibile. Oppure cos'è che certa gente ha al posto del cervello? Paglia forse? Fazzoletti usati? Cenere? Non saprei davvero. Purtroppo dobbiamo tenere conto di quello che sta succedendo nel territorio e non nei nostri sogni. C'è una situazione quasi insostenibile. La Grecia sta per fallire, il Kosovë è un strano ibrido che è riuscito a deludere sia i kosovari sia ogni organo internazionale che abbia voce in capitolo. La Macedonia continua a navigare nel mare fragile di equilibri delicatissimi. E la Serbia rimane un'incognita. L'ultimo leader balcanico che è riuscito ad entusiasmarmi era Zoran Đinđić e tutti sappiamo com'è andata a finire.
Mi colpisce la storia dell'imperatore Licinius, per anni spacciato come serbo.
"Valerio Licinio era un imperatore romano nelle provincie di Illiria, Tracia e Pannonia. Per ragioni sconosciute, Licinio era tradizionalmente per secoli in tutto il territorio serbo, considerato come un serbo vero e proprio e come un antenato della Casa dei Nemanjić."
Mi fa molto ridere la spiegazione di Wiki che dice " per ragioni sconosciute la storia serba ha sempre considerato Licinius come serbo". Quel "per ragioni sconosciute" fa ridere chiunque conosce anche poco i Balcani.

Grecia, razzismo contro gli albanesi
Licinius serbian tradition
Diritto di voto agli stranieri
Primo Marzo



Sunday, January 3, 2010

Sogno di Skopje







Un po' di tempo fa vi abbiamo presentato il primo libro (scritto in lingua macedone) di Biljana Petrova, la nostra amica di Skopje. Ora abbiamo una bella notizia: Biljana sta per pubblicare un libro in italiano! Il libro sara' presentato a Bologna, il 15 gennaio 2010 e vi terremo informati sui dettagli.

Ecco la prima intervista a Biljana (BP)  fatta da Miran Oblomov (MO), un etologo di specie estinta, sull'uscita del nuovo libro "Sogno di Skopje". Potete leggere altre infromazion su "Cahier di viaggio"  la collana di Edizioni Historica diretta da Francesca Mazzuccato.


MO: Posso darle del tu?

BP: Certo, prof. Oblomov, e devo dire subito che per me e' un onore essere qui a rispondere ad un egregio professore, ho letto delle sue ricerche nel dipartimento di biologia di Emildonia e quindi con molto piacere rispondo a lei, o le do del tu anch'io?

MO: Facciamo chiarezza, dammi del Lei. Perchè Skopjie?

BP: Sono nata e cresciuta a Skopje, e' la mia citta', ogni giorno respiro e vivo e sogno (di) Skopje..

MO: Non hai risposto, o hai risposto parzialmente. "perchè Skopjie"?

BP: Lei e' davvero troppo meticoloso. Perche' Skopje? Anche perche' Belgrado era troppo lontano e ad Atene svenivano i Pinguini..
forse la risposta migliore sarebbe leggere il petit cahier..
ma con poche parole: di skopje si sogna ogni giorno, con occhi aperti e con la fantasia, e con il cuore.
I sogni non finiscono mai..semmai, si avverano, ma dopo questo non sono piu' sogni :)
Questo sogno e' un omaggio a tutti quelli che portano Skopje nel cuore, che sono stati qui e vorrebbero tornare di nuovo, o che un giorno arriverano...

MO: Hai risposto a una domanda che non aveva risposta (perchè no!!!??). Comunque, la mia seconda domanda cui tu hai risposto anticipandomi telepaticamente, era: "Cosa sognate a skopjie di bello, e come sognate?
E dopo che sono stati sognati dove finiscono i vostri sogni?"
Vuoi aggiungere altro a questa ciangotteria?

BP: Giuro che volevo rispondere "Perche' no" ma mi pareva troppo ovvio e trasparente per un discorso cosi' oblique e laterale come questo intervista...
Ciangotteria? Mi dica professore, cosa vuol dire?
Intanto voglio dire che il petit cahier fa parte di una collana internazionale e segue le orme di un grande cahier (in ogni senso) di Francesca Mazzucato, direttrice e curatrice della collana.

MO: "ciangotteria" è chiacchiere, ma non sono sicuro sia italiano. Pensavo che dalla macedonia s'intuisse. Innanzitutto, cos'è un cahier?

BP: Cahier, letteralmente vuol dire "quaderno" in francese, quindi, prendere appunti, note, impressioni, ricordi e sogni di un viaggio...nei cahier di viaggio.
Visto che io sono in Skopje, il viaggio e' una metafora, e' un viaggio oneirico, poetico, ma sempre dedicato alla storia, alla magia di Skopje.

MO: Specificatamente, prima di entrare nel tuo sogno e nel tuo viaggio senza valigie, vorrei chiederti quali sono i tuoi riferimenti
letterari, in modo di consentire ai lettori di capire da subito chi hai copiato. Dimmi.

BP: Ah, ma professore, non si dice copiare, si dice "rende un'omaggio" (che poi e' la stessa cosa).
I miei riferimenti letterari innanzitutto sono sempre e comunque i grandi scrittori del realismo magico, come Marquez, Rushdie, Calvino et al..
In questo caso si potrebbero intuire anche alcuni esempi da oscuri scrittori macedoni e balcanici, ma siccome il libro e' per i lettori italiani, non capira' mai nessuno.
E ci sono anche riferimenti ai viaggiatori anonimi, amici che sono stati qui, a Skopje, che magari ritroveranno le sue tracce nel mio testo, dopo avermi raccontato loro esperienze..

MO: ...E ti quereleranno per diffamazione..Ti sei già collocata in una corrente, perchè?

BP: No, no, mi hanno dato loro "benestare". Mi sono collocata in una corrente perche' credo sia la corrente migliore per esprimermi, permette tutto ed e' una ottima cornice per la mia immaginazione spesso troppo ricca e imprevedibile...Se mi permette un cliche', mi sento come pesce spada nel corrente..

MO: Bellissimo correlativo soggettivo! Li adoro. Io penso che lei faccia delle gran belle insalate di parole. Ma buttiamoci, "a babbo morto" (anche perchè mio padre è morto davvero), nelle frescura delle pagine del suo libro appena stampato. Quando nasce "il sogno di Skopjie",nel tuo tempo relativo e tra le righe, c'è un 'incipit vero e proprio come " sapete com'è la mattina presto, là, all'Havana..."? E se si, com'è?

BP: Insalate di parole..certo professore, dimentica che sono dalla Macedonia, piu' insalata di cosi' ..si, buttiamoci (la parentesi del tuo dolore la togliamo, immagino)
Il sogno di Skopje nasce all'improvviso, tra un log in e altro, alla tastiera, nello spazio virtuale tra Twitter e Facebook, come un ponte, l'idea arriva come un treno e io da buona pendolare parto..
E poi, un evento davvero importantissimo con cui questo sogno ha preso ali...la visita ad una cripta dove tra i resti dei soldati caduti nella prima guerra mondiale, c'era anche la targa sulla salma di un soldato italiano. Era una coincidenza straordinaria, ho deciso di rendere omaggio a questo soldato, questo episodio fa parte del sogno in una maniera particolare.

MO: E se dicessimo "una julienne di nuances" le pare più chic.?In che termini inizia l'inizio?

BP: "una julienne di nuances"..tres chic ...mi piace moltissimo...
L'inizio inizia come ogni sogno...nella terra di nessuno, quella sublime tra la veglia e l'incoscio. Una cartolina di Skopje che diventa viva ..e cosi' inizia il viaggio..

MO: Continua a darmi del Lei, per favore!Sei troppo laconica!. Mi dici allora, quanto del Cuore di Tenebra dei Balcani, che noi antipodi abbiamo conosciuto solo notando gli aerei partire carichi di bombe da Aviano e ritornare vuoti, c'è nel tuo Sogno? Pare sia una sorta di contaminazione ambientale laggiù, da voi.

BP: Niente delle contaminazioni nel mio sogno..e' un sogno pulito, decontaminato, chiaroscuro e sfumato.
Sono laconica apposta, egregio professore, dobbiamo lasciare qualcosa in sospeso per i lettori no?
...
Mi scusi per la mancanza della forma del Lei di prima, ma da autodidatta in italiano, trovo questa forma molto difficile. Comunque per Lei sto facendo lo sforzo, perche' le stimo..

MO: Autodidatta? Non ci crede nessuno. Lei sa d'accademia! Posso dirti che fino a ora non ho capito ancora nulla del tuo libro? E se non ci fosse nulla da capire? Esiste una trama, una canovaccio, uno straccio di abbozzo di improvvisazione di storia da raccontare? ( qui Oblomov diventa notoriamente molesto)

BP: E invece si! Autodidatta. Proprio come Conrad nella sua allusione di prima. Nel Sogno di Skopje non c'e' ne Mr. Kurz, ne una trama nel senso classico, e' un Sogno for crying out loud..lei capisce i sogni? Ci sono stracci di abbozzi ma sono come ombre, nel tempo e nello spazio..
Capira' dopo aver letto il libro, il libro e' onirico e poetico, e la poesia, si sa, non si racconta. (B. diventa bambina capricciosa).

MO: Ciurla nel manico, eh? Comunque di una cosa sono contento: che non siamo davanti al solito racconto balcanico in cui si parla del solito cuore di tenebra del balcani.Dato, per assurdo, che questi balcani esistano. D'accordo la poesia non si spiega, accade, come la neve o la pioggia. Sarebbe felice se la paragonassi a Dylan Thomas nel suo racconto di racconnti "molto presto di mattina"?

BP: Onoratissima..e felicissima..grazie.

MO: Intervista evitante, mi pare. Ultima domanda, lei ama la musica balcanica, con trombette, fisarmoniche, piatti e finti tzigani con baffi altrettanto finti?

BP:No. Mai e poi mai. Non sono il tipo.

MO: E' l'unica cosa che mi interessava sentir dire. Ciao, eh.



Sunday, August 23, 2009

L'erborista di Biogradsko Jezero

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Mentre riordino tutte le mie foto e appunti di viaggio, incomincio un po' per volta a mettere qui sul blog, le cose del mio viaggio nei Balcani di quest'estate, che vorrei condividere con voi, cari lettori.
L'anno scorso, vi avevo parlato un po' di posti nel Montenegro, per esempio di Budva, di Kotor, e del monumento di Lovcen. Questa volta, passando dal Montenegro, mi sono fermata un po' di meno sulla costa e un po' di più nell'entroterra per scoprire le bellezze di questo piccolo stato. Nei dintorni di Budva c'è la magistrale E65 che porta a Cetinje (la vecchia capitale), a Niksic e poi a Podgorica (l'attuale capitale che una volta si chiamava Titograd).

Da li prosegue con la "magistrale" verso il confine con la Serbia passando dal pittoresco Kanjon Moraca (con il monastero Moraca) e da Kolasin per arrivare nei dintorni di Mojkovac (sul mio altro blog avevo fatto un post sull'albergo "Palas" di Mojkovac qui). Qui si trova un parco nazionale davvero speciale. Il parco nazionale di Biogradska Gora (qui il sito ufficiale, wikipedia italiana non conosce questa zona!) è di una bellezza mozzafiato ed ha pure una foresta vergine!





Il parco nazionale di Biogradska Gora è stato fondato nel 1952 e occupa un territorio di 5'650 ettari.


Il punto più alto è "Crna Glava" (2139m). Il fatto più importante è che la foresta vergine che copre 1.600 ettari è una delle ultime tre foreste vergini d'Europa (perciò è sotto protezione). Il bellissimo "Biogradsko Jezero" (il lago di Biogradska Gora) è proprio nel centro della foresta ed è sotto protezione. L'acqua è talmente limpida che la foresta si specchia sulla superfice. Se volete fare il bagno, tenete conto che anche in alta estate la temperatura dell'acqua è intorno ai 17 gradi.....





Nel parco ci sono delle capanne di legno in cui si può dormire con una piccola spesa. Si può mettere la tenda oppure affittare una barchetta e girare un po' il lago. Oppure si fa il giro del lago a piedi, ci si mette una buona oretta ed è molto piacevole. (anche perchè è all'ombra delle enorme piante, di cui molte hanno più di 500 anni.)
C'è anche un ristorantino tipo baita di montagna con vista sul lago, che serve specialità del posto. Per entrare nel parco si paga un entrata (2 € per persona, e i "ranger" danno informazioni riguardanti le caratteristiche del parco oppure per pernottare).




"Lui che cura con le erbe: Dusan Kovijanic, erborista"


Dove si congiungono clima continentale e clima marino, qui dove si trovano una ventina di piante endemiche all'altezza di 1.100 m, qui a Mojkovac abita e lavora 
Dusan Kovijanic, il papà del nostro amico Dalibor, che ci ha gentilmente ospitati a casa sua.
Da 25 anni Dusan coleziona piante, erbe e bacche, e man mano ne ha scoperte certe che possono curare anche batteri che fin'ora nessuno riesce a curare (per esempio cure contro l'Escherichia coli). A parte tante tisane che produce lui nel suo piccolo laboratorio di casa, ha sviluppato anche una pomata che ha chiamato "Daliboral" con cui si possono curare ben 40 malesseri. (Mio marito due anni fa, passando di qui, mi aveva portato una scatoletta di "Daliboral", cosi sono riuscita a combattere la sinusite , che, da quando ho utilizzato questa pomata, non mi è più venuta! tocco ferro!)






Come mai Dusan Kovijanic, che lavorava come geometra, ha deciso di fare l'erborista?
Racconta che quando 25 anni fa era malato, ha provato a curarsi con 10 piante, e si è chiesto perchè certe piante agiscono in un certo modo. Ha letto anche libri di altri erboristi serbi (травари) come per esempio Vasa Pelagic e Jovan Tucakov scoprendo sempre di più informazioni sulle piante ed il loro potere curativo.

Va a cercare piante e erbe al mattino presto o verso sera, poi a casa le lava, le sceglie, le taglia e le conserva nell'aceto.
Per fare la pomata "Daliboral" cuoce varie erbe insieme a grasso di maiale per 8 ore, quando prepara questo unguento occupa la cucina per tutta la giornata. Ne produce circa 25 kg all'anno e ne può fare 10 kg per volta (solo per darvi un idea: una scatoletta di "Daliboral" costa 4 €, ma ci sta dietro un sacco di lavoro e ricerca!)





I suoi prodotti non vengono pubblicizzati da nessuna parte e Dusan non possiede una pagina web. Chi passa da lui per comprare una tisana o per farsi consigliare qualche cura, lo ha saputo via "passaparola". Arriva abbastanza gente, perchè lui questo lavoro lo fa piutosto per motivi di ricerca. Infatti sta scrivendo un libro, che servirà anche per i medici (i quali in certi casi si rivolgono a lui...). È sopratutto interessato a salvare tutta l'informazione che ha trovato fin'ora e per scoprire la verità sulle sue erbe!
Per voi vi dico, che se passate a Mojkovac e chiedete per esempio in una kafana o negozzietto del travar Dusan Kovijanic, vi indicheranno la strada...solo cosi lo troverete!





Sta appena fuori Mojkovac in questa casetta! Qui eravamo ospiti e siamo stati benissimo: la famosa ospitalità balcanica!





E qui una piccola parentesi per Lina: alla mattina quando Dusan ha dato da mangiare alle galline ti ho pensato (e ho pensato anche alle nostre care galline nere di Pirot).





Qui a Mojkovac la gente (quasi tutti montenegrini e serbi) vive di agricoltura: in più il fatto che la cittadina (4.100 abitanti) si trova sulla magistrale che congiunge Podgorica a Belgrado ed è la porta per il parco nazionale di Biogradsko Jezero, fa si'che la popolazione possa vivere abbastanza bene.

In uno dei prossimi post vi presenterò un attore di questa zona....viene da Kolasin...ma vedrete!



Thursday, July 23, 2009

VUK KOSTIC - Intervista dedicata a Lina




Oramai non è più un segreto; a Lina e a me (Francy) piace l'attore serbo Vuk Kostic.

Ed è da un po' che ho promesso che avrei fatto un post su di lui. Ma invece di riassumere biografia e filmografia (che potete leggere tutto nell suo sito ufficiale
molto bello...e pieno di foto!) vi propongo un' intervista trovata sulla rivista "story" (rivista serba di pettegolezzi!) dove le lettrici potevano fare domande e Vuk ha risposto (l'intervista in serbo qui)
Abbiamo ammirato Vuk nei bellissimi film "Absolutnih 100" , "Zivot je cudo" (che è stato girato qua) "Love & other crimes" e ne abbiamo già un po' parlato....ma eccovi la traduzione dell'intervista!

Vuk Kostić: Mi piaciono le ragazze alte!
Intervista su "Story" 21 maggio 2009


Domanda: Vuk, quando smetterai di prendere ruoli del cattivo, del mafioso e del dealer nei tuoi film? Non dico che non sei bravo in quei ruoli, ma non potresti accettare un ruolo un po' più "positivo"? (Marija Nićiforović)


- Non ne ho la più pallida idea. Meglio fare il mafioso in un film che starmene seduto a casa!


Domanda: Perchè ti vesti ancora come negli anni '90? (Maja Tarlać
)

- Perchè per me sono ancora gli anni'90 (ride)


Domanda: Se ti chiedessero di presentare una trasmissione alla TV che parla di sport, caccia etc. l'accetteresti? Oppure un'emissione dove presenti ai telespettatori dove sei stato? (Jelena Matić)

- Certo, anzi ci sto proprio pensando.

Domanda: Vuk, quando verrai a Sarajevo? Ti farò da guida! (Nevena
)

- Non sono mai stato a Sarajevo, ma mi piacerebbe andarci.

Domanda: Credi nella rincarnazione? Se ci credi, come cosa/chi vorresti ritornare nella prossima vita? (Ognjanović Ivana)


- Di sicuro come peccabile serbo.


Domanda: Ci sono delle avventure di scuola che con piacere ti ricordi? (Vesna Mandić)

- Ho un sacco di ricordi della scuola, tante stupidate che ho fatto, non saprei proprio quale condividere con voi .



Domanda: E vero che vai a caccia? Se si, non ti dispiace per la preda? Lo sai che i camosci piangono quando vedono un cacciatore? Meglio se vai a pesca, rilassa l'anima. E stare vicino all'acqua ripacifica. (Janja ribara starog kći)

- Orca, qui la domanda l'ha fatta di sicuro un esperto! Io la cosa non la vedo per niente così, no, non mi dispiace, la caccia è uno sport preistorico.


Domanda: Ti succede di avere contatto con delle tue fans? (Ana)

- Raramente, ma succede!


Domanda: Che tipo di ragazze ti piaciono? (Aleksandra.
)

- Ragazze alte.


Domanda: C'è un posto qui a Belgrado dove potrei vederti? Non voglio conoscerti, solo vedere come sei dal vivo. (Jelena Marinković
)

- Restoran Violeta kućo stara.


Domanda: Qual'è il miglior film che hai visto negli ultimi tempi? (Amina
)

- Ultimamente non ho visto nessun bel film.


Domanda: So che non usi Internet, ma lo sapevi che su facebook c'è una tua pagina "fan" con 3800 fans, che ne pensi? (Milica Radifković
)

- Non ho un PC, quindi non mi eccito per questo. So che al giorno d'oggi si passa per analfabeta se non si usa il Computer. Comunque mi fa piacere di avere cosi tanti fans!

Domanda: Come ti rilassi? (Sandra Pejić)

- Passo il tempo con i miei amici, vado a caccia, nel bosco oppure al mare. Questi sono i miei svaghi. Ma poi devo anche stare da solo, perchè un attore ha bisogno anche un po' di solitudine.


Domanda: Ti è mai successo che ti hanno disdetto di fare il ruolo principale nel fim, all'ultimo minuto? E se si, come reagisci a queste situazioni? (Jelena Đurđević
)

- Non mi è mai sucesso che non mi hanno dato un ruolo promesso, ma mi è già sucesso che vado ad un provino e non mi danno il ruolo che desideravo.
Mi riprendo andando a comprarmi qualcosa per la caccia oppure qualcosa che mi serve....

Domanda: Accetteresti un ruolo dove non saresti l'attore principale e dovresti essere un omosessuale e ci sarebbero da filmare un sacco di scene d'amore? (Jovana Pešić
)

- Il ruolo dell'omosessuale lo accetterei. Per le tante scene d'amore non saprei, sicuramente non insisterei, non so se mi farebbe piacere di dovere fare un sacco di scene esplicite con una persona dello stesso sesso.


Intervista curata da Ksenija Konić
per story.rs



Friday, January 9, 2009

Intervista ad Antonio Caiazza

Carissimi,
finalmente nei giorni scorsi ho intervistato Antonio Caiazza autore del libro “In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro” (ed. Instar Libri)
Sono entusiasta!
Dopo che Skender (al secolo Alessandro Zilli) m’aveva fatto una “testa tanta” suscitando tanta curiosità da parte mia, Antonio si è rivelato una persona semplicissima, davvero di ampie vedute e con una parlata che.... sembra ti stia raccontando una fiaba.




Cominciamo dal terremoto del 1980, in Basilicata e Campania.
A Novembre di quell'anno Antonio era studente, costretto (come altre migliaia di persone) a trascorrere le notti in auto a causa delle continue scosse e della casa danneggiata. Ascoltando la radio scoprì “Radio Tirana” e si incuriosì di conseguenza dell’Albania. A differenza delle altre, “Radio Tirana” criticava tutti, da est a ovest. All'epoca in Albania c'era ancora il Regime, ma Antonio, talmente incuriosito, riuscì ad entrare in una comitiva di turisti e a visitare il Paese delle Aquile!!!!




Nacque così una vera e propria passione mentre Antonio si laureava in giurisprudenza ed il popolo albanese cercava la strada della democrazia. “In Alto Mare” parla proprio di questo: della transizione dell’Albania dal Regime di Enver Hoxha ad oggi, di un popolo che dalla dittatura comunista si è messo alla ricerca di quei principi tanto agognati da ogni civiltà che dovrebbero portare alla “democrazia” e che di certo portano al capitalismo…
Fra il 1985 e la caduta vera e propria del comunismo, Caiazza approfondisce la sua conoscenza dell’Albania che visita varie volte. Oggi Antonio tiene a sottolineare che vi si può andare tranquillamente in ferie con la famiglia (aggiungo una frase di Skender: - Andateci, ma andateci in fretta, prima che si occidentalizzi del tutto!!-)



Ad una recente presentazione del libro, Antonio incontra un albanese, un laureato in francese che lavora in Italia come cameriere. L’uomo gli indica un ristorantino dall’altra parte del marciapiede con la scritta “Pizzeria greca”, locale con un’ottima clientela ma non affatto greco: non ci andrebbe nessuno se si sapesse che i gestori sono albanesi!
Caiazza:
“La nostra diffidenza nei loro confronti, li ha spinti per quasi vent’anni a nascondersi, addirittura a desiderare di celare la loro identità, quasi a camuffarsi. Solo di recente, da quando la soglia dell’integrazione ha cominciato ad essere finalmente superata, si mostrano, e nascono le prime associazioni. A Trieste, ad esempio, ne è nata una di donne albanesi, un fatto doppiamente positivo e significativo. Chissà se è un caso, ma da qualche tempo, il ruolo del “cattivo” sui nostri mass media non è più interpretato dall’albanese, ma dal romeno…”.




Ancora Antonio, sui visti:
“Per molti anni l’Albania ha eretto intorno a sé alte mura di cinta per separarsi dal mondo, per isolarsi. Poi, quando gli albanesi, col loro coraggio e con la forza della Storia che cambiava in tutta Europa, le hanno abbattute, siamo stati noi europei, italiani e greci innanzi tutto, a tirarle di nuovo su e a isolare ancora questo Paese. Certo, l’Italia e la Grecia sono le nazioni maggiormente ‘scottate’ dalle fughe massicce, disordinate, forsennate dei primi anni ’90. Ma oggi l’Albania è cambiata. Anch’essa è fatta per classi sociali, anche a Tirana c’è gente che amerebbe venire in Italia solo per vedere una mostra e tornare a casa. Ma è praticamente impossibile. Questo è un danno che si fa soprattutto alla cultura: gli intellettuali (scrittori, registi, musicisti…) hanno bisogno di confrontarsi, di scambiarsi idee, spunti, suggestioni, altrimenti la cultura rinsecchisce, si atrofizza… muore. Per gli intellettuali albanesi è un’impresa ardua venire in Italia. Non come quando in Albania c’era il comunismo, ovviamente, ma un visto per Roma continua ad essere un miraggio”.

Divagando, la chiacchierata con Antonio finisce (non so bene nemmeno io come, ma sono passati 90 minuti) sulle centrali a carbone che l'Italia sta costruendo in Albania… ancora una volta uso le sue parole : “Ogni Stato fa i suoi interessi, ma non posso non dire che l'Italia stia usando l'Albania che è povera e non ha vie di uscita. Sfruttarla è tanto facile quanto immorale. Quelle centrali si faranno lì perché qui da noi nessuno le vuole, ma non daranno un solo kw all'Albania. L’Albania continuerà ad avere fame di elettricità, perché non la può comprare dai paesi vicini e perché quella che produce comunque non le basta”.

In conclusione abbiamo parlato un po’ di tutto e mi trovo d'accordo con lui nel vedere nell’Albania un paese molto moderno ed aperto. Anche lui, come Skender, ha trovato ad esempio numerosi serbi a Tirana e sottolineo che più volte le mie discussioni in vari blog sono state marcatamente volte a ribadire che gli albanesi sono un popolo pacifico e assolutamente non guerrafondaio.
Ricordo a tal proposito il post di Skender: serbi a Tirana
Antonio:
“Non ho nessuna difficoltà ad immaginare ad esempio una presentazione a Tirana di un libro sulla Serbia. Mi piacerebbe credere che fosse possibile tenere senza problemi a Belgrado la presentazione di un libro sull’Albania, ma purtroppo non ne sono altrettanto sicuro … So di certo che non sarà in eterno così”.
A tal proposito Antonio mi ha ricordato il grande concerto di Goran Bregovic a Tirana che, affollatissimo, ha dimostrato la simpatia degli albanesi per la musica del territorio della ex Jugoslavia.

Che dire di più?
Dopo Darko, il mio primo amore in questa ciurma,
Matteo, il mio secondo amore, adesso ho una nuova cotta: Antonio!!!
Sono sempre la solita: ovunque senta profumo di Balkani.. mi ci butto!


Saturday, October 25, 2008

Interview: Maximilian Hartmuth of 'Balkancities'

For all the Balkan interested people, I would like to present a very interesting website called: KAKANIEN REVISITED.

"Kakanien revisited" is a platform for interdisciplinary research in the field of Central and Southeast European studies supported by the Bunde
sministerium für (Austrian Federal Ministry for Science and Research) and the University of Vienna. This project focuses on publication, networking and communication for researchers in Central Europe and South Eastern Europe countries.

One of the contributors is Maximilian Hartmuth who writes about architecture in the Balkans in his weblog "BalkanCities".


Check it out!

Maximilian was very kind and answered a few questions for Balkan-Crew. Her's the Interview
:


What was your motivation to write about cities in the Balkan? Why
you choose this region?

Well, I do think aspects of the cultural history of the region,including architecture and cities, are greatly understudied and largely ignored in Western academia. I think it's a fascinating place that deserves more attention.
Trying to read more about what struck me as interesting upon "first contact", I couldn't really find the literature I was expecting (or hoping) to find. So I ended up studying (and writing about) the architectural history of the region myself; and I'm still far from the big picture. The weblog accompanies this quest, not least as anattempt to network with those sharing similar interests.



What is your personal connection to the Balkans?

I have lived, worked and/or studied in Sarajevo, Belgrade, and Istanbul for the last 7 years; so that - including the persons I had the pleasure to meet, the stories I've been told, and the experiences I made myself - is my connection to the region.
I try to visit as often as I can.



For whom are you writing? Which kind of readers do yo expect to read
your blog?

The weblog actually started as a Yahoogroup in 2005. That after a very short while there were already hundreds of subscribers was quite a surprise to me then, showing indeed that there is a number of people sharing my interests. After a while the social sciences platform "Kakanien Revisited" (which I had known and appreciated for quite a while then) provided me with the possibility to "migrate" my list to a weblog, as they were just starting a weblog project.
Initially, I myself was perhaps the harshest critic of this format. Back then I was subscribed to dozens of mailing lists but hardly visited any weblohgs regularly.
I eventually settled for a compromise: a weblog, but with an email notification service, a sort of digest. I also came to like the fact that my BalkanCities now had an actual home with an actual address (something more tangible than a mailing list), and that I could play around a bit with images links, etc. The old "readers" from listserv-times remained.
At times the individual visits to the weblog amounted to more than 4,000 per month. That alone should be enough to motivate me to maybe develop and maintain it a bit more regularly.



What is your background? What and where did you study?
I was Born in Vienna, and educated there as a historian (with a focus on Southeast Europe, especially on Bosnia, where I then had spent more than a year working for an Non-Governmental Organization), but interested in a much broader spectrum of topics and trying to feel at home in a number of disciplines. After being introduced to history, the interest in architecture came swiftly; initially over trying to understand cities and their planning and re-planning in the present and the past. From that point onwards I developed a broader interest in art and visual culture, anthropology, cultural studies, etc.


What are your plans for your weblog?

Plans for the
weblog? Nothing specific as of now; perhaps only to post more regularly. Unfortunately, I don't always have the time, so the frequency of posts fluctuates very much depending on that.

Thank you Max for answering the questions, we will follow you on your blog!



Monday, September 29, 2008

VULKANIZER RIZZARDO CACAK

Come avevo anticipato in un commento, l’intervista a Giorgio Rizzardo è stata divertentissima.
I miei amici mi avevano detto che c’era un italiano a Cacak.


Dato che io dico sempre che voglio trasferirmi la e tutti mi dicono che stanno facendo carte false per scappare da la, volevo proprio conoscere questo italiano pazzo come me.
Da Giorgio mi ha portato il mio amico Dejan con la sua Mercedes tedesca euro 0. In Balcania si puo’ inquinare come e quanto si vuole e questo lo sa bene l’America che non sapeva dove mettere l’uranio e ha detto: to’.. nei Balkani si puo’ inquinare.. dobro dobro.


Così ho cercato e ricercato Ulica Gavrilo Princip contro il parere di tutti quelli che mi dicevano che questa strada non esisteva e quando l’ho trovata ho chiesto a Dejan di venirmi ad aiutare.
Ma Dejo mi ha detto tranquillamente: vai pure a fare brutte figure col tuo serbo tanto tu poi parti. Io se accompagno una amica pazza rimango qui per sempre con questa nomina.
E così Dejo mi aspettava in macchina.
Io avevo già mandato un mesetto fa una lettera scritta in tre lingue nella quale chiedevo il permesso per l’intervista.
Avevo anche masterizzato il nostro blog in maniera che Giorgio pensasse ad una cosa seria.
Quando sono arrivata l’officina era piena di uomini. Sono riuscita a chiedere in serbo chi era Giorgio ed era il più carino (dobro dobro). Mi sono presentata e lui ha detto: ah.. quella pazza della lettera!


Così abbiamo iniziato l’intervista. Ragazzi.. sapete quando vi sentite una “sranje” e non ricordate più niente della grammatica, dei casi, dei verbi?
In quel momento mi è venuto in mente il mio prof. Ivan di Novi Sad e ho pensato: Svetac Ivan me pomoci brzo ?
Ma niente da fare.. non riuscivo a porre domande e anche Giorgio parlava serbo troppo in fretta.
M’è venuta una tale rabbia che ho preso il telefono e ho chiamato Dejo che aspettava fuori in macchina. Ho parlato in inglese, ma probabilmente ero molto incavolata e chissà cosa ho detto.. non mi ricordo neanche più.
Allora Giorgio calmo come non so cosa mi ha detto in un perfetto inglese: ma potevi dirlo prima che parlavi inglese.. sembravi ancora più matta a gesticolare in serbo!
Subito dopo è arrivato Dejo e gli ho detto: Grazie amico.. adesso ho risolto senza di te.


Allora Dejo ha detto: bene.. mi posso controllare le gomme dell’auto?
Di solito voglio bene ai serbi.. non sò perché in quel momento li avrei bruciati tutti ..
Finalmente è cominciata l’intervista! Giorgio mi ha chiesto se doveva ripetere tutto da capo in inglese e io ho detto: si.. ti prego.
Vengo così a sapere che suo nonno, che abitava dalle parti di Verona, ha preso moglie e figli ed è andato a vivere in Balkania (all’epoca di Tito !).


A quell’epoca c’era molto benessere e la famiglia ha subito fatto fortuna. Il padre di Giorgio è morto, ma Giorgio puo’ testimoniare che era innamorato di Cacak e della Serbia. Aveva sposato una serba e non ha mai parlato dell’Italia. Stava troppo bene ed era integrato nella cultura balkanika.


Però il padre di Giorgio non ha visto le bombe del 1999.
Su questo argomento tutti i serbi sorvolano. Nessuno ne parla. E’ un dolore troppo grande e troppo recente. Chiunque ha visto morire qualcuno o ha avuto un lutto in famiglia.
Anche con Giorgio io ci ho provato, ma ho dovuto subito desistere..


Pero’ sono stata tanto contenta di aver fatto questa intervista. Mi spiace che Giorgio vedrà solo le figure e non capirà un gran che.
Alla domanda : vorresti vivere in Italia, mi ha risposto . Zasto? Perché?




SARAJEVO. LA JUGO CANTA PER LA PACE

  Yutel za mir (28.07.1991.)