Saturday, August 29, 2009

Madonna a Belgrado

La Regina del Pop si è esibita per la prima volta in Serbia ed è stata acclamata da 40mila fan in delirio. La cantante è salita sul palco accompagnata da sedici ballerini e ha messo in scena uno show ricco di luci ed effetti speciali.
Il pubblico è rimasto letteralmente incantato da Maddy e ha cantanto insieme a lei tutte le sue grandi hit!
Le foto sono del favoloso Dusan

Un video amatoriale

Thursday, August 27, 2009

Roberto Spagnoli


Mi chiamo Roberto Spagnoli, sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, sono giornalista professionista e lavoro a Radio Radicale.
Non sono mai riuscito a fare progetti sul mio futuro, ma ho sempre avuto le idee abbastanza chiare su quello che NON avrei voluto fare nella vita.
Le mie prime esperienze radiofoniche risalgono alla seconda metà degli anni '70, all'epoca delle "radio libere". Anni di grandi speranze e di gran divertimento.
Raggiunta la maggiore età e conquistata la maturità (nel senso di diploma), mi sono iscritto al Dams di Bologna e me ne sono andato di casa trasferendomi a Milano. Volevo fare l'artista e ho lavorato qualche anno in vari gruppi di teatro underground (nel vero senso della parola). Nella "Milano da bere" per me sono stati anni di autentica vita bohemienne. Poi grazie ad un laboratorio teatrale con Giorgio Albertazzi ho capito che il palcoscenico non era roba per me.
Assolti i miei doveri verso la patria (venti mesi di servizio civile sulle ambulanze) mi sono trasferito a Roma e dopo una breve esperienza di lavoro nel cinema (non come attore) ho lavorato per sette anni al Partito radicale attraverso il quale sono approdato a Radio Radicale rendendomi conto che in fondo il giornalismo era stato sempre il mio interesse.
Mi piace molto viaggiare e mi piace altrettanto tornare a casa. Quando posso volo in mongolfiera. Mi piace il mare, amo molto la musica e stare a tavola con gente simpatica. Al mattino, se sono abbastanza sveglio, a volte canto sotto la doccia. Mi piacciono molto anche i gatti.


"Cerco di fare il mio lavoro meglio che posso. Ho cominciato a occuparmi con continuità di sud est europeo quasi per caso più o meno sei anni fa e se c'è una cosa che ho imparato in questo tempo è che quando si parla di Balcani non bisogna avere certezze perché quando si pensa di avere capito tutto è proprio il momento in cui si sta andando fuori strada."



Passaggio a sud est

Tuesday, August 25, 2009

Cuori migranti

Nei giorni scorsi mi è arrivata una bellissima mail da una simpaticissima ragazza che si chiama Chiara.
Lei ha sposato un ragazzo balkanico e mi raccontava alcune cose che succedono quando si incontrano culture diverse.
Naturalmente tutto positivo, ma ci sono effettivamente delle cose da discutere ad esempio su come educare un figlio.
Noi qui abbiamo l'esempio di Francesca che ha risolto tutto facendo fare doppio Natale al suo bambino, doppia Pasqua, tutte le feste ortodosse e quelle cattoliche, che poi è fare la gioia dei bambini, perchè a Natale doppi regali e a Pasqua doppio cioccolato.
Un po' più difficile sarebbe stato con un marito musulmano, ma niente è impossibile.
Tornando alla simpatica Chiara, vi devo dire, con immensa gioia, che ci regala un libro.


Il Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste (Cacit) si propone come editore con Cuori migranti. In questa raccolta di racconti e poesie curata da Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin, autori migranti ed autoctoni si confrontano sul tema dell’amore nel tentativo di rimuovere i tabù e i pregiudizi che circondano le coppie miste.
Negli ultimi anni la società italiana ha subito numerosi cambiamenti non solo sul piano economico, ma anche e soprattutto sul piano sociale. Se del riconoscimento delle coppie di fatto si dibatte,l’esistenza delle “coppie miste” passa sotto silenzio a causa di un razzismo latente che impedisce a tutti noi di sentirci noi stessi nell’esprimere sentimenti affettivi nei confronti di qualcuno che viene considerato “altro”/“estraneo” o “straniero”. “Invece di essere vissuto come un evento naturale della vita l’incontro dell’amore e della migrazione – sottolineano i curatori – provoca sentimenti contrastanti e confusi. Raccontare e raccontarsi sono i migliori grimaldelli per forzare il tabù e l’alone di sospetto che circondano il tema dell’amore e della migrazione. Attraverso il dialogo reale e concreto tra “autoctoni” e “migranti”, che narrano e si narrano in questo volume, abbiamo cercato di sconfiggere, almeno in parte, i pregiudizi e gli stereotipi che generano un’insopportabile stigmatizzazione degli altri.
Il volume Cuori migranti si compone di contributi in prosa e poesia di venticinque autori ed è edito dal Cacit con il contributo della Provincia di Trieste. Il Cacit è la prima associazione di volontariato gestita da immigrati e da italiani ad essere diventata in Italia casa editrice, avendo già pubblicato le due antologie Sguardi e parole migranti (2005, “Premio Multietnicità 2006”) e Sapori incontri fragranze (2006).
comune.fe.it/vocidalsilenzio/cuorimigranti

A Chiara e a suo marito, ad Alessandro e Tamara e a tutte le coppie miste dedichiamo questa bellissima canzone.

Sunday, August 23, 2009

L'erborista di Biogradsko Jezero

Inserisci linkMentre riordino tutte le mie foto e appunti di viaggio, incomincio un po' per volta a mettere qui sul blog, le cose del mio viaggio nei balcani di quest'estate, che vorrei condividere con voi, cari lettori.
L'anno scorso, vi avevo parlato un po' di posti nel Montenegro, per esempio di Budva, di Kotor, e del monumento di Lovcen. Questa volta, passando dal Montenegro, mi sono fermata un po' di meno sulla costa e un po' di più nell'entroterra per scoprire le bellezze di questo piccolo stato. Nei dintorni di Budva c'è la magistrale E65 che porta a Cetinje (la vecchia capitale), a Niksic e poi a Podgorica (l'attuale capitale che una volta si chiamava Titograd).

Da li prosegue con la "magistrale" verso il confine con la Serbia passando dal pittoresco Kanjon Moraca (con il monastero Moraca) e da Kolasin per arrivare nei dintorni di Mojkovac (sul mio altro blog avevo fatto un post sull'albergo "Palas" di Mojkovac qui). Qui si trova un parco nazionale davvero speciale. Il parco nazionale di Biogradska Gora (qui il sito ufficiale, wikipedia italiana non conosce questa zona!) è di una bellezza mozzafiato ed ha pure una foresta vergine!


Il parco nazionale di Biogradska Gora è stato fondato nel 1952 e ocupa un territorio di 5'650 ettari.
Il punto più alto è "Crna Glava" (2139m). Il fatto più importante è che la foresta vergine che copre 1.600 ettari è una delle ultime tre foreste vergini d'Europa (perciò è sotto protezione). Il bellissimo "Biogradsko Jezero" (il lago di Biogradska Gora) è proprio nel centro della foresta ed è sotto protezione. L'acqua è talmente limpida che la foresta si specchia sulla superfice. Se volete fare il bagno, tenete conto che anche in alta estate la temperatura dell'acqua è intorno ai 17 gradi.....



Nel parco ci sono delle capanne di legno in cui si può dormire con una piccola spesa. Si può mettere la tenda oppure affittare una barchetta e girare un po' il lago. Oppure si fa il giro del lago a piedi, ci si mette una buona oretta ed è molto piacevole. (anche perchè è all'ombra delle enorme piante, di cui molte hanno più di 500 anni.)
C'è anche un ristorantino tipo baita di montagna con vista sul lago, che serve specialità del posto. Per entrare nel parco si paga un entrata (2 € per persona, e i "ranger" danno informazioni riguardanti le caratteristiche del parco oppure per pernottare).


"Lui che cura con le erbe: Dusan Kovijanic, erborista"


Dove si congiungono clima continentale e clima marino, qui dove si trovano una ventina di piante endemiche all'altezza di 1.100 m, qui a Mojkovac abita e lavora
Dusan Kovijanic, il papà del nostro amico Dalibor, che ci ha gentilmente ospitati a casa sua.
Da 25 anni Dusan coleziona piante, erbe e bacche, e man mano ne ha scoperte certe che possono curare anche batteri che fin'ora nessuno riesce a curare (per esempio cure contro l'Escherichia coli). A parte tante tisane che produce lui nel suo piccolo laboratorio di casa, ha sviluppato anche una pomata che ha chiamato "Daliboral" con cui si possono curare ben 40 malesseri. (Mio marito due anni fa, passando di qui, mi aveva portato una scatoletta di "Daliboral", cosi sono riuscita a combattere la sinusite , che, da quando ho utilizzato questa pomata, non mi è più venuta! tocco ferro!)

Come mai Dusan Kovijanic, che lavorava come geometra, ha deciso di fare l'erborista?
Racconta che quando 25 anni fa era malato, ha provato a curarsi con 10 piante, e si è chiesto perchè certe piante agiscono in un certo modo. Ha letto anche libri di altri erboristi serbi (травари) come per esempio Vasa Pelagic e Jovan Tucakov scoprendo sempre di più informazioni sulle piante ed il loro potere curativo.

Va a cercare piante e erbe al mattino presto o verso sera, poi a casa le lava, le sceglie, le taglia e le conserva nell'aceto.
Per fare la pomata "Daliboral" cuoce varie erbe insieme a grasso di maiale per 8 ore, quando prepara questo unguento occupa la cucina per tutta la giornata. Ne produce circa 25 kg all'anno e ne può fare 10 kg per volta (solo per darvi un idea: una scatoletta di "Daliboral" costa 4 €, ma ci sta dietro un sacco di lavoro e ricerca!)


I suoi prodotti non vengono pubblicizzati da nessuna parte e Dusan non possiede una pagina web. Chi passa da lui per comprare una tisana o per farsi consigliare qualche cura, lo ha saputo via "passaparola". Arriva abbastanza gente, perchè lui questo lavoro lo fa piutosto per motivi di ricerca. Infatti sta scrivendo un libro, che servirà anche per i medici (i quali in certi casi si rivolgono a lui...). È sopratutto interessato a salvare tutta l'informazione che ha trovato fin'ora e per scoprire la verità sulle sue erbe!
Per voi vi dico, che se passate a Mojkovac e chiedete per esempio in una kafana o negozzietto del travar Dusan Kovijanic, vi indicheranno la strada...solo cosi lo troverete!

Sta appena fuori Mojkovac in questa casetta! Qui eravamo ospiti e siamo stati benissimo: la famosa ospitalità balcanika!

E qui una piccola parentesi per Lina: alla mattina quando Dusan ha dato da mangiare alle galline ti ho pensato (e ho pensato anche alle nostre care galline nere di Pirot).

Qui a Mojkovac la gente (quasi tutti montenegrini e serbi) vive di agricoltura: in più il fatto che la cittadina (4.100 abitanti) si trova sulla magistrale che congiunge Podgorica a Belgrado ed è la porta per il parco nazionale di Biogradsko Jezero, fa si'che la popolazione possa vivere abbastanza bene.

In uno dei prossimi post vi presenterò un attore di questa zona....viene da Kolasin...ma vedrete!

Friday, August 21, 2009

Il mandolino del capitano Corelli


E' un bel po' che non parliamo di film ed è da sempre che parliamo poco di Grecia.
Ma la Grecia stà nei balkani (io direi!) e adesso in Grecia c'è la favola Alf per il matrimonio ortodosso del suo miglior amico.
A tutti i nostri migliori auguri.
Ma veniamo a questo splendido film. Ecco la trama :
Durante la Seconda guerra Mondiale la Grecia viene invasa dalle forze dell'Asse e il sud del paese viene affidato all'Italia. La giovane Pelagia (Penélope Cruz), figlia del medico Iannis (John Hurt), si fidanza con il pescatore Mandras (Christian Bale) ma questi, poco dopo, parte per combattere gli italiani sul fronte albanese. Le lettere che Pelagia gli invia restano senza risposta e il sentimento di lei si affievolisce. Occupata Atene dai tedeschi, gli italiani entrano di lì a poco a Cefalonia e a casa di Pelagia si stabilisce il capitano Corelli (Nicolas Cage), un ufficiale più appassionato, come i suoi soldati, alla lirica che alla guerra. Mentre tra Pelagia e Corelli nasce una forte simpatia, Mandras, tornato sull'isola, si unisce ai partigiani e si dà alla macchia. Arriva il 1943 e, dopo l'armistizio dell'8 settembre, la Germania chiede che gli alleati italiani consegnino le armi come condizione per il loro rimpatrio. Nessun accordo viene trovato, e arriva lo scontro. Gli stuka tedeschi devastano la difesa italiana, Corelli e i suoi combattono coraggiosamente ma vengono circondati e portati in un campo isolato, e fucilati. Grazie al suo amico Carlo, che gli fa da scudo, Corelli si salva. Trovato da Mandras sul luogo della fucilazione, verrà portato in casa di Pelagia e lì curato. Siccome i tedeschi scatenano perquisizioni per trovare gli ultimi italiani nascosti, Corelli parte per l'Italia con l'aiuto dei partigiani greci e dà il suo addio a Pelagia. Nel 1947, a guerra finita, Pelagia ha intrapreso la carriera di medico seguendo le orme di suo padre, quando arriva per posta un disco a 78 giri con le musiche che Corelli aveva composto per lei. Il padre di lei vuol farlo tornare, ma un terribile terremoto....
Un bellissimo discorso sull'amore. Tutto, nella libertà, è possibile.
Una tra le scene più belle !

Thursday, August 20, 2009

Kad budem mrtav i beo (1967) - Audicija



La prima volta che sono andata in Serbia, un amico un po' anzianotto mi cantava in italiano la canzone di Little Tony: Cuore matto.
Lì ho capito che nei Balcani sanno più cose di noi di quello che noi sappiamo di loro.
Ma.. io mi chiedo.. non ci potrebbero fare un provino ?
Noi non andiamo poi così male !
Avremmo questo e questo pezzo !

Kad budem mrtav i beo (1967) - Audicija



Sunday, August 16, 2009

A.Sanja Ilic & Balkanika


Cari amici... ho un'altra cotta!
Ma secca secca !!
E stavolta mi sà che mi invidierete in molti, perchè non è da tutti essere amici di Aleksandar Sanja Ilic'. Io sì ( va bè.. solo in face book ) !
Non ho molto da dirvi. Ha un sito meraviglioso ed è meraviglioso lui con il suo gruppo.
Aleksandar era sotto i bombardamenti umanitari NATO nel '99 e in quei giorni ha scritto: Moj grad jos peva ( My city is still singing )
Non ci sono parole sufficenti a descrivere il loro concerto al Kalemegdan.
Incredibile veramente, sia come musica, che come scenografie.
10.000 persone sotto un'acqua torrenziale eppure nessuno che si accorgeva del diluvio.
Grandi, grandissimi, favolosi, favolosissimi !



Plava ptica
Ostrog
Korana
Dolina suza


Thursday, August 13, 2009

Storie di Balkani



Mi sono diplomato in violino nel ’97. Stavo con Ingrid dalla fine del ’95 quando da Trieste giunse a Udine. Ospitata prima da una signora che l’aveva accolta in casa - ma celava interessi personali -, poi da un prete che oltre a chiederle di pulirgli la canonica le chiedeva di spalmargli fantomatici olii, Ingrid decise ad un certo punto di cambiare alloggio e di dividere l’appartamento con un nostro amico nigeriano, Dominic (al secolo Achoson Perfect Ikediala). Naturalmente ho sempre tenuto d’occhio la situazione perché per quanto mi fidassi era pur sempre un uomo. Ma l’ha sempre considerata come una sorella. Ora Dominic è in America, alla fine è partito senza salutare, ma gli vorremo sempre bene.

Giovane, bella, talentuosa violinista Ingrid aveva un passato molto duro alle spalle: figlia di Ferdinand Shllaku, fisarmonicista e tornitore scutarino, si portava sulle spalle la repressione durata mezzo secolo del regime di Henver Hoxha nei confronti della sua famiglia.

Morto Hoxha, durante la reggenza di Ramiz Alìa ed al termine di quelle che in Italia sono le scuole medie inferiori le sottrassero il violino e la possibilità di proseguire gli studi musicali avviati all’età di 6 anni. Fu avvertita il primo giorno di scuola: “Ma come? Non sai che non puoi frequentare la scuola d’arte? Sai perché, no…?” Fondamentalmente era anticomunista e cattolica.

Rimase a casa qualche giorno a disperarsi, poi cedette e dovette iniziare la scuola, una sorta di liceo scientifico nella periferia di Scutari conosciuta come Kiras. Kiras era già allora un quartiere malfamato, Ingrid si trovò unica cattolica dell’enorme classe di studenti. Tutto questo le consentì di ricevere un’educazione ampia e non prettamente umanistica come al contrario sarebbe accaduto se avesse continuato con la scuola superiore musicale.

A diciotto anni, dopo la maturità, raggiunse la sorella, sposata in Italia con un suo concittadino che aveva ottenuto la possibilità di soggiorno grazie a lontane parentele italiane.

A Trieste, la diciottenne Ingrid, fresca degli studi liceali, si iscrisse ad un’altra scuola superiore italiana pur di ottenere il permesso di soggiorno, un liceo linguistico. Per l’ottenimento dei documenti fu aiutata da un padre Gesuita che viveva a Trieste, che seguì le pratiche. Padre Mariotti, scomparso di recente fu un personaggio molto importante, diede una svolta radicale alla vita della giovane. A 18 anni frequentava nuovamente un liceo con i quattordicenni, faceva le pulizie in alcuni appartamenti per contribuire all’affitto della sorella e cercare di mantenersi. Ma il suo “chiodo fisso” era il violino.

Prese il coraggio di rivolgersi ad una scuola privata individuata vicino a casa, a Trieste. Le prestarono un violino, non le fecero pagare la retta e così ricominciò dopo 5 anni (Esistono ancora persone di cuore). Nell’arco di un anno e mezzo diede tutti gli esami basilari e complementari (non venivano riconosciuti gli studi albanesi) lavorando e studiando, stupendo i docenti e chiunque incontrasse per la determinazione e l’incommensurabile talento. Oggi suona con una delle più importanti orchestre d’archi da camera italiane. Un altro religioso che poi è diventato un mio carissimo amico e che purtroppo di recente ci ha lasciato, Padre Silvio Bellotto, rappresentò un altro importante tassello: le fece prima provare alcuni strumenti dunque gliene procurò uno, da restaurare, che Ingrid suona a tutt’oggi!

Fra mille peripezie e tanta voglia di fare giunse ad Udine dove ci conoscemmo, io diplomando al Conservatorio, lei neoiscritta.

La prima frase che imparai in albanese fu “Te ha”: ti mangio. Era il giorno di S.Valentino dell’anno 1996. Il dieci febbraio c’era stato il primo scambio affettuoso, il 20 febbraio del 1999 ci sposammo in Comune, il 3 luglio del 2003 in Chiesa con il rito cattolico seppur io sia cattolico per modo di dire….

L’Albania mi entrò sotto pelle fra il ’97 ed il ’98, gli anni dei disordini che io chiamo “guerra civile” e che la ridussero a quello che è oggi. Mio suocero venne in Italia con un visto di lavoro, ma pur di stare qualche giorno vicino alle figlie -che non vedeva da anni- sforò i giorni di permesso. Nel frattempo, a maggio del ’97 i disordini raggiunsero Scutari e lui ebbe a rientrare furiosamente in Albania dove c’erano la moglie, la suocera e il figlio piccolo Armando. Con questa repentina uscita dall’Italia non ebbe il tempo di ritornare a Bari dove non gli avrebbero mai controllato i documenti alla frontiera, così si “beccò” un’espulsione che lo fece soffrire come una condanna ingiusta per il peggior reato.

Cercavamo di tenerci in contatto, non avevano il telefono e riuscivamo sì e no a prendere la linea dalla cabina una volta alla settimana con costi esorbitanti, il più delle volte le tessere da 10.000 lire si esaurivano senza nemmeno poter parlare per errori di linea. Dovevamo chiamare i vicini di casa. Riattaccare ed attendere l’arrivo dei suoi. Ritentare a chiamare. Spesso senza risultati. E sentivamo al telegiornale ogni giorno di morti e di attentati…

Fra il ’97 ed il ’98 facevo il servizio civile presso la Caritas e lavoravo con Ingrid. Gestivamo un circolo privato culturale, ma noi due “amorini” facevamo un po’ di tutto, in particolare cucinavamo e ci eravamo creati una bella cerchia di soci/amici… mangioni! Prezzi popolarissimi e piatti balcanici (oltre alle serate di cucina messicana, alle paelle ed altre specialità!). Al mattino prestavo il mio servizio civile presso gli uffici della Caritas come furiere dei 20 obiettori di coscienza, al pomeriggio servizi sociali: per anziani, matti e malati di AIDS, nel Bronx della mia città, si faceva la spesa, gli si fissava gli appuntamenti all’ospedale, al SERT o al CSM (Centro Salute Mentale) o si passava con loro semplicemente qualche ora per mitigare l’affanno della vita.

Non mi consentirono mai di lavorare all’ufficio emergenze cui si rivolgevano molti albanesi: “conflitto di interessi” mi dicevano, sapendo che avevo la fidanzata albanese e temendo che potessi abusare dell’ufficio con la scusa che “ero troppo emotivo”, che mi lasciavo coinvolgere troppo dalle povertà, dalle emozioni…

Ad ogni modo quando cominciarono a giungere i Kosovari dai confini della Slovenia, mi “riabilitarono” per il mio albanese seppur ancora maccheronico, ma diedi un grande aiuto (ai Kosovari in fuga… non seppero mai alla Caritas cosa dicevo loro… e forse è meglio così). La sera al termine del servizio ricominciavo con il Circolo e terminavo attorno alle 3 del mattino. Ingrid si addormentava letteralmente in piedi in cucina: faceva le pulizie in un paio di pub al mattino, poi passava la giornata a studiare violino in Conservatorio e quindi… era normale fosse stanca! Io sopravvivevo, ma è stato un anno durissimo in cui cominciò a rivelasi in me anche questo fottuto compagno… il mio Morbo di Crohn.

Avevo preparato i documenti per ottenere il visto di studio per mio cognato che compiva 18 anni e che in Albania rischiava di finire arruolato, giunse il periodo della mia licenza “ordinaria” e lo iscrivemmo ad un corso di parrucchiere (sborsando 3 milioni di lire, tutto quello che avevamo in parte). Io richiesi alle autorità il permesso per espatriare (cosa quasi impensabile durante la leva) per andare in Albania, recuperare il diciottenne, e tornare.

Me lo concesse un maresciallo cui in cambio promisi una bottiglia di Cognac Skenderbeg.

Partimmo da Trieste in traghetto. 25 ore di mare. 25 ore di speranze. 25 ore di ricordi e lacrime di Ingrid. 25 ore di domande per le quali solo oggi ho delle risposte… e non per tutte!

Sbarcammo al porto di Durazzo dove nugoli di zingarelli ci chiedevano soldi. Io portavo uno zaino da montagna con scatolame e alimentari in polvere, una smerigliatrice per mio suocero, una pentola a pressione, e Dio solo sa cos’altro perché pesava più di 40 kg. I poliziotti vedendo il passaporto italiano mi chiesero soldi, ma fuggii letteralmente perché portavo nel portafogli 800.000 lire che i miei genitori mi avevano regalato per la famiglia di Ingrid. Temevo mi rubassero tutto. Andò bene.

Il padre di Ingrid doveva aspettarci al porto, ma passammo oltre un’ora ad aspettare fra sibili di pallottole e mercedes impazzite guidate da bambini zingari e montanari dall’aspetto orribile. Non v’era che terra battuta e polvere. Paura. Abbandono. Tutti portavano a tracolla un Kalash e tutti sparavano raffiche in aria. Esplosioni qua e là, sordi boati. Ancora polvere e vetri rotti.

Poi vedemmo lontano, dietro una ringhiera Ferdinando che ci chiamava. Non eravamo usciti dal porto, ma non lo sapevamo: superato il cancello e vedendo il via vai delle macchine, eravamo convinti di esserne fuori! Alla fine riuscimmo a ricongiungerci a mio suocero e partimmo sulla sua Talbot Horizon sgangherata.

Avevano ucciso un uomo, durante quell’attesa a pochi metri da noi. Ma sembrava far parte di quella scenografia.

Ferdinando era pallido, bianco. Temeva il viaggio. Bucammo tre o quattro volte i pneumatici perché l’asfalto era praticamente impraticabile senza un a mercedes o un fuoristrada, per fortuna c’era un gommista quasi ogni chilometro. Ma Scutari era molto lontana. Ci mettemmo quasi 7 ore con il terrore di transitare, all’imbrunire, per Torovica, una zona malfamata dove al passaggio dei veicoli le donne gettavano dalla montagna massi al fine di colpire i veicoli, fermarli e far sì che gli uomini a valle potessero depredarli.

Un incubo che ci portò fino a Scutari. Incolumi. Ma gravemente feriti, dentro.

Entrare in quella città mi fece capire il valore della vita, potevo essere morto invece stavo nascendo di nuovo senza morire. Mi sentivo finalmente a casa e Shkodra è diventata per me la mia seconda città natale.

E da qui in poi non sono più stato solo Alessandro, il mio nome è anche Skender e faccio parte anch’io della Diaspora.

Scutari

Ti ho conosciuta pallida
come un pastello,
avvolta nella nebbia
e nel torpore di una notte
cinquantenne.

Ho visto i tuoi bambini,
zingari e borghesi,
nella ressa del mercato della frutta
e ho raccolto i loro sguardi
profondi, ma senili.

Pomeriggi sui bordi delle strade
i muratori consumano i backgammon
assieme al lauto pasto
e sognano la fuga
dalla polvere.

Ma torno e ti ritrovo devastata
dall’odio e dalla guerra,
in una Babilonia
di carnefici e di santi,
quei bambini.

Fra il pianto dei bengala
improvvisate contraeree
perforano squartando,
e il lago, il tuo bel lago,
è sempre più scarlatto.

Lirì! Demokracì!
Invece, torturato,
rimpiango quei momenti
di gioia e povertà
e muto mi tormento
di fronte allo sfacelo
della grande civiltà.

E prego e m’inginocchio
e grido al cielo e al mare:
"Ti prego mio Signore,
che tu sia Cristo o Allah,
ridona alla mia gente
la sua bella città!"

Ma ancora il pianto serra
la mia voce rabbiosa
e quindi inghiotto
e taccio.

Aspetto che il tuo seno
riprenda ad allattarci,
la tua gamba a cullarci,
le tue dita accarezzarci,

O Rozafa.

Madre, aspetto.



Alessandro Zilli

Wednesday, August 12, 2009

Artur e i complicati viaggi balkanici

Artur è un nome completamente inventato, ma è l'unica cosa inventata di tutto ciò che sto per raccontarvi.
Artur è albanese ed ha sposato una bellissima ragazza, albanese anch'essa. Per mantenere la famiglia è stato costretto ad emigrare prima in Macedonia, poi niente poco di meno che a Belgrado e poi in Italia.
Ora vive in Italia con i suoi 4 figli.


Nel 1995, in piene guerre balkanike, aveva deciso di tornare al paese con la famiglia per rivedere i suoi cari.
Con la moglie e i bambini e la sua macchina vecchia e sgangherata ha fatto un viaggio che noi della crew conosciamo molto molto bene, ossia è passato da nord, ovvero dall'Ungheria.
Giunti presso città di Baja, non molto lontani dal confine, ma in aperta campagna, la macchina si rompe.
Artur e la moglie sono disperati. E' notte, solo campi a destra e a manca.
In lontananza si vede una casa e Artur decide di andare a chiedere aiuto.
La casa è abitata da due signori che aprono la porta ad Artur e gli promettono due meccanici.
Ma Artur insiste per chiamare la polizia. Nulla da fare. I due signori chiamano i meccanici.
Dopo un po' arrivano due tipi loschi.
Il figlio più grande di Artur inizia a dire :
- Papà non ci fidiamo di questi 2.
Ma Artur è una persona onesta e se sei onesto, ti aspetti che lo siano anche gli altri.
I due dicono ad Artur di togliere le valigie perchè devono guardare dappertutto dov'è il guasto.
Dopo un po' di lavoro la macchina parte e Artur s'illumina d'immenso, ma solo per un attimo, perchè, in men che non si dica, i due salgono sulle due macchine e scappano.
Artur inizia a piangere con la moglie e i figli. Quasi non ci crede. Una macchina vecchia e stravecchia, perchè rubarla ?


 A questo punto del racconto faccio una pausa perchè io sono scoppiata a ridere.
Chiedo scusa ad Artur e a tutta la sua famiglia, ma mi sono venute in mente tutte quelle dicerie : albanesi tutti criminali, il popolo dei coltelli...
E invece quel povero uomo si era fatto fregare una carcassa di macchina da due criminali di xxxx .
Ma Artur è religioso e credente ed anche disperato. Torna alla casa e gli dice cio' che era successo, ma quei due non ne volevano sapere di nulla.
Allora Artur torna e guarda la moglie, i bambini e le valigie.
Alla vista delle valigie Artur capisce che c'è sempre una via di speranza, perchè avrebbero potuto anche rubargli l'auto con le valigie dentro, invece gliele hanno lasciate.
Iniziano a fare l'autostop, ma è piena notte, tempo di guerra, poche macchine e nessuno che si ferma.
Sull'autostop faremo in seguito una riflessione, ma a questo punto cosa credete che sia successo ?
Ma Nostro Signore non ci lascia mai e poi mai a piedi !
A questo punto è arrivato un angelo.
Non vi crediate che sia stato un angelo da quattro soldi, era un signor angelo !
Di ritorno dal viaggio in Austria per una partita di coppa Uefa, niente meno che un bel giocatore del Partizan !!!
Anche lui dall'Ungheria per non passare dalla Croazia. Tè credo !
Il sig. angelo si ferma, carica Artur e tutta la famiglia con le valigie e li porta fino al confine.


 Al confine Artur e la sua famiglia devono scendere e noi di balkan-crew sappiamo il perchè.. ma vi spiegheremo in seguito.
Artur è nuovamente in strada con la moglie e i bambini. Tutti con i passaporti albanesi e la frontiera serba.
Ma chi l'ha detto che serbi e albanesi non vanno d'accordo ?
Pensate forse che Nostro Signore abbia paura delle frontiere ?
E' arrivato l'angelo numero due.
Questa volta però era un angelo di serie b perchè c'era la guerra con la Croazia e tanti angeli erano impegnati.
L'angelo di serie b aveva una Golf beige e ha proposto ad Artur di portarlo fino a casa.
Artur tentennava. Erano 800 km, un viaggio lunghissimo. C'era la guerra, tempo in cui si ammazzava una persona per sole 100 mila lire.
Alla fine Artur accettò. L'angelo di serie b era anch'esso albanese, ma godeva di una serie di protezioni infinite anche in terreno serbo.
Saltata la frontiera, l'angelo B si muoveva in territorio serbo come se fosse casa sua e con un'organizzazione degna di un gran signore. Ad ogni provincia cambiava la targa della Golf.
Quella era un'operazione un po' delicata e lunga e quindi Angelo B tirava fuori il kalashnikov e sbullonava e reimbullonava le nuove targhe.
Tutto questo per 800 km, una famiglia di albanesi e un angelo di serie b in territorio serbo, durante la guerra.
Chi mi ha raccontato questa storia è il figlio di Artur, che adesso ha 32 anni.
All'epoca ne aveva 14 e quelle paure se le sogna ogni notte.
Il figlio di Artur lo chiameremo Eduart e vi posso dire che è arrivato su questo blog litigando a più non posso sempre per il fatto del Kosovo.
Io e Francy ci dicevamo sempre: c'è qualcosa che non va in questo ragazzo, sembra sempre che ti voglia dire qualcosa, ma poi non te la dice.
La sera che Eduart mi ha raccontato questa storia è stata una sera particolare.
Di giorno gli avevo presentato una ragazza serba, ma lei lo ha liquidato in 4 e 4 otto perchè gli albanesi non le vanno, le hanno fatto solo del male.
Ora Artur, ma soprattutto Eduart hanno un sogno: quello di ritrovare l'angelo del Partizan.
Non dovrebbe essere difficile e se ci aiutate ce la possiamo fare.
Ad Artur dico: ti pensi di aver incontrato due angeli, ma forse l'angelo l'abbiamo incontrato noi, oggi, qui ed è di qualità super !
Grazie!

Ad Artur e alla sua famiglia dedichiamo questa canzone. Ma questa storia l'avete già raccontata a Francesco Renga?

"Lei" è la guerra.

Monday, August 10, 2009

Beppe è troppo simpatico !


Attenzione, qui rischiate la vita !



Qui nessuno è normale !

E a proposito di normalità.. guardate la Croazia !


Questa non è di Beppe, ma è troppo troppo bella !
La didascalia dice: pivo je pivo !

Sunday, August 9, 2009

Fanfara Tirana


Devo chiedere scusa a questo gruppo meraviglioso.
Questo post giace nelle bozze da parecchio, ma purtroppo c'è sempre qualche scadenza da rispettare. Vi farò sapere i prossimi concerti e per ora godiamoci quelli che hanno già fatto in tutta Europa !


Fanfara Tirana è la più esaltante novità nel panorama delle fanfare balcaniche, dalle quali si distingue per un linguaggio musicale più articolato, basato su un percorso melodico incalzante, condotto da sax alto, clarinetto, tromba e sax tenore, sul quale gravitano gli altri strumenti. I loro concerti hanno un impatto unico, arrembante, con un susseguirsi di ritmi spezzati quasi impossibili da decifrare - di quelli che è lecito aspettarsi da un gruppo balcanico - e di più “semplici” 2/4 tipici del Kosovo e del Nord dell’Albania, ritmi che potrebbero anche essere assimilabili a polke mitteleuropee, se non sembrassero morsicati da una ben più mediterranea tarantola.
Gli straordinari musicisti di Tirana, irriducibili sul palco come nella vita, conquistano e “fanno ballare anche i morti”, come amano dire i loro appassionati. Sax, trombe, clarinetti e percussioni a rincorrersi in parossistici crescendo e, su tutti, la voce di Hysni (Niko) Zela, vera star della musica balcanica, che intona canzoni d’amore dai ritmi sfrenati e dalle parole di fuoco. Questo poliedrico cantante è, tra l’altro, voce principale dell’eccezionale Coro Polifonico Tirana, che il pubblico italiano ha conosciuto per la sua esibizione al fianco di un’altra artista di origine albanese, Anna Oxa, durante il festival di Sanremo 2006.
Lo spirito e l’energia della Fanfara Tirana sono bene espressi nell’album Albanian Wedding - Brass Explosion, fotografia musicale della festosa gazzarra di un matrimonio albanese: ritmi per ballare tutto il giorno fino a notte fonda e celebrare la gioia di vivere tipica di una terra che è da sempre crocevia di culture fra oriente ed occidente, dove ancora oggi convivono senza troppi problemi cattolici ortodossi e musulmani.


Nel repertorio della Fanfara Tirana i temi tradizionali delle feste nuziali vanno a sovrapporsi alle ammalianti atmosfere balcaniche e orientali. “La tristezza infinita del lamento per clarinetto solo ti sprofonda in cupezze infinite, tra le scure onde del basso Adriatico e le aspre montagne del sud dell’Albania e ti narra di perduti amori, ma appena il resto della banda rientra scopri che davanti a te c’è una straordinaria fanfara, la più bella dell’intera penisola balcanica”.
www.festivalditorrechiara.it/fanfaratirana.htm


Hysni (Niko) Zela: voce
Fatbardh Capi, Gezim Haxhiaj: sax alto,clarinetto
Xhemal Muraj, Gazmor Halilaj: tromba
Agim Sako: sax tenore, clarinetto - Roland Shaqja: sax baritono
Mark Luca, Pellumb Xhepi, Artan Mucollari: flic baritono
Luan Ruci: basso tuba - Kujtim Hoxha: batteria



Fanfara Tirana è la più esaltante novità del panorama delle fanfare balcaniche. Si distingue rispetto alle fanfare slave per un linguaggio musicale più articolato, su un percorso melodico trascinante e incalzante. La melodia, affidata al sax alto, clarinetto, tromba e sax tenore, esprime i tipici chiaro-scuri di pura improvvisazione chiamati “kaba”, “gazel” e “taksim”. Canti tipici dell’Albania del sud il primo e, dell’area di Tirana e limitrofi gli altri due, canti carichi di vitalità, condotti su impossibili tempi dispari (7/8, 9/8) e di frenetici brani in 2/4 del nord Albania e del Kossovo.
Niko Zela ed i suoi musicisti sono irriducibili sul palco, come nella vita, conquistano e “….fanno ballare anche i morti…” come amano dire i loro appassionati. Nel loro repertorio i temi tradizionali delle feste nuziali si sovrappongono alle ammalianti atmosfere balcaniche e orientali. La straordinaria voce di Zela accompagna la band con canzoni di polifonia profana arrangiate per brass band e canti d’amore dai ritmi sfrenati e parole di fuoco.
www.musica90.net




Folk festival 2007
Tour 2003
Fanno ballare anche i tedeschi !
Ad Amsterdam.

Wednesday, August 5, 2009

Gusta mi magla padnala

Che nostalgia !!
E' già passato un anno. L'anno scorso in Agosto, Riccardo, Francesca ed io eravamo a casa, senza ferie e non facevamo altro che parlare di musica balkanica. Abbiamo parlato e ascoltato spesso la canzone "Gusta mi magla padnala" che ricorda i tempi buii del Kosovo durante l'occupazione turca. Tempi che purtroppo sembrano quanto mai attuali !
Io non riesco a tradurre molto bene, avrei bisogno di aiuto.



Spessa nebbia è caduta, di più,
è caduta sul Kosovo.

Non trovi la vita, il mare,
ad un alto albero.

Sotto la sua "mi sediv Terzija", mare,
che è come un lampo "jeleče".

Quante sono stelle nel cielo, mare,
quanto il "cardine" (?) su di esso.

Gusta mi magla padnala, more,
na toj mi ramno Kosovo.

Ništa se živo ne vidi, more,
do jedno drvo visoko.

Pod njeg mi sediv terzije, more,
oni mi šijev jeleče.

Kol'ko su zvezde na nebo, more,
tol'ko su šarke na njega.

Qui la canzone
Qui anche alcune immagini dal kosovo.