Thursday, April 2, 2009

Grande Dom !








Questo post è dedicato alla mia collega S. Qualche giorno fa ha esordito con la frase: “Gli stranieri sono tutti criminali, non so’ tu come fai ad avere amici rumeni e albanesi”.
La risposta è stata fulminea : “Si vede che sono più criminale di loro”. E lei: “No, tu sei una brava persona!” . E io : “Tu no!”
Ah! Ah! Pietro dove sei ? Io sono ai tuoi piedi, in ginocchio a chiederti scusa ! Altro che criticare i razzisti del nord-est! Io ce l’ho gomito a gomito ogni giorno! Razzisti italiani, venite a Torino a fare un corso di aggiornamento!
Ma come sempre ad ogni problema N.S. ci mette una pezza.
Da quando è nato questo blog non è successo altro che ci capita ogni giorno di incontrare gente favolosa. Credo che il primo in ordine di tempo sia stato Riccardo e l’ultima Lorenza.
Nei giorni scorsi è apparso un bellissimo personaggio. Domecat. Tutto subito ci siamo incuriositi e in 3 minuti avevo scoperto chi era. Era un’altra favola.
Domenico è nato dopo di me, per volere di Nostro Signore che aveva esagerato facendomi impulsiva e amante del rischio. Ogni litigata lasciata è persa e ogni problema va preso di petto, mai giraci attorno. Così necessitava il mio esatto contrario. Domenico è l’equilibrio fatto persona. Mai una presa di posizione estremista. Lui cerca sempre l’incontro con tutti e se non lo trova, se ne va e rifiuta lo scontro. Io mi trovo bene a parlare con lui, riesce a farmi ragionare e stare calma. Questa è una cosa che sanno fare pochi. Ma lui dice sempre : “Tanto Lina le cose non le cambi !”.
Parole sante! Così abbiamo iniziato a parlare di Balcani e le sue idee sono così favolose che l’ho quasi costretto in una intervista. Siamo andati a ruota libera…

Nel lontano 1989 ero senza lavoro e un amico mi ha invitato ad unirmi a lui in veste di accompagnatore per una scampagnata in Bosnia, precisamente a Bihac.
Mi sono trovato subito in sintonia con la gente, molto ospitale e simpatica.
Devo dire che la mia prima esperienza in Jugoslavia nel 1985 a Rab, invece fù per me un trauma. Sono fuggito in autobus dall'isola solo dopo tre giorni, prendendo addirittura un taxi poi da Rijeka fino a Trieste.
Allora ero giovane e folle probabilmente.
Nel 1990, in un secondo viaggio di piacere a Bihac, su nostra proposta, Antoaneta venne in Italia e coraggiosamente lasciò tutto.
Lei era insegnante di Storia dell'arte nella sua terra (laureata in accademia di belle arti) studente prima a Sarajevo e successivamente a Beograd. Così facendo si salvò dall’assedio della sua città, "Bihac", durante la triste guerra dei Balcani.

Conviviamo da 19 anni e torniamo lì spesso, dividendoci tra Croazia e Bosnia. Mi manca da vedere la parte della Serbia, dove abbiamo molti amici.
Non vedo l'ora di visitare Beograd, e andare magari andare su uno di quei barconi "Splavovi" sul Danubio; quelli che ancora profumano di specialità, buona musica dal vivo, caos.
Non quelli troppo disco club chiaramente. Sono un nostalgico delle vecchie tradizioni.

Antoaeta lavora in un asilo, io sono freelance nel campo visual in genere: illustrazione, pittura, produzione di cartoons, Dvd, web design e altro ancora...
Per quanto riguarda le specialità culinarie balcaniche, ne sono molto goloso. Però quì, in Italia sono molto difficili da trovare alcuni ingredienti, vedi kupus per la sarma e altre cose.
Antoaneta me le prepara quando può, però diciamo che mangiamo alla mediterranea, il che non è male.
Siamo cattolici tutte e due, ma non siamo praticanti.

Vivere alla balkan, si... non sò... credo che sia una forma di chiusura, vedo tanti amici della ex...Jugo quì, che creano il loro clan, frequentano le stesse persone, stessi temi di discussione, ecc. ecc.
Quindi noi viviamo all'occidentale se si può dire così, normale.
Vivere in Bosnia, mah.. non saprei…sicuramente sarebbe bello, metà e metà, diciamo sarebbe bello dividersi tra le due situazioni.
Anche perchè in Italia adesso, la qualità della vita non mi sembra il massimo!!!

Nei miei ricordi spesso penso ad un bellissimo capodanno a Bihac prima della guerra in un Hotel vicino a Bihac, il "CEDRA" nel lontano 1989.
Ero come su di un set cinematografico, musica balkana, bellissima armoniosa vivace, grandi bevute, bicchieri rotti sul pavimento, ballando il Kolo lungo tutto l'hotel, tutti insieme felicemente ancora, prima dei tragici eventi... bellissimo quanto erano sereni, amici, fratelli e solo un anno o due arrivò il caos!

Sono una persona che nei Balcani predilige le cose umili e i vecchi contadini che hanno una vita vera da raccontare, con la faccia scavata dall'esperienza della vita, come in certi quadri Naive.

Come vedi le politiche balcaniche ?
Una domanda a cui rispondere è difficilissimo. Io ho vissuto il periodo poco prima della guerra in Bosnia... Una terra misteriosa dove si incrociano tre culture, Ortodossa, Cattolica e Musulmana. Tutto sembrava rose e fiori tra tutte le varie etnie. Ma sotto covava probabilmente già il fuoco che di lì a poco sarebbe esploso in una forma aberrante e in un nazionalismo estremo da tutte le parti in causa.
Con grande colpa dei politici occidentali nel preparare con cinismo altrettanto estremo, una guerra che mi ha spezzato il cuore, dove ho perso diversi amici, persone care da tutte le parti combattenti.
Purtroppo ha prevalso la parte più brutta delle persone, l'egoismo, l'ignoranza tra le diverse culture.
Dopo l'esperimento di Tito che per me è stato positivo, probabilmente delle menti folli non vedevano l'ora di appropriarsi dell'ingenuità dei giovani che sono caduti nel tranello dello scontro fisico, con le promesse di un nuovo paese quale? sarebbe stato solo il loro? di chi? questo vale per tutti.
Con la sottomissione dei propri fratelli dico, essendo tutti slavi in fondo, solo con una diversa religione o una diversa tradizione.
Prima della guerra non ho mai sentito un discorso inerente alla maledetta religione che ha anch'essa una grande colpa.
Ed ora cosa hanno ottenuto? La situazione è talmente diversificata: i Croati hanno i loro pitbul, i Serbi idem, i Musulmani sono diventati un po’ più integralisti.
La Nazione Bosniaca e a macchia di leopardo... mi chiedo come possano ritrovare un equilibrio, mi viene in mente la scena del film "No man’s land"
Due ragazzi spaventati, scioccati per una guerra inutile a mio avviso, si chiedevano di chi è la colpa: "è tua" "no è tua".
Speriamo che il dialogo ritorni come priorità assoluta, ma temo che l'ignoranza, l'egoismo, i facili guadagni, come avviene anche da noi, predomineranno e continueranno, sfociando in un cammino di sofferenza di continue ed inutili incomprensioni.
Forse è il caso di dire "si stava meglio quando non avevamo niente".
C'è da dire una cosa che ammiro ed ho invidia, in tutta la gente balkan ho notato una grande forza caratteriale. Basta un niente per ritrovare la gioia di trovarsi insieme e superare qualsiasi ostacolo.
Quindi direi a tutti i fratelli Balcani di sforzarsi e di riabbracciarsi... in fondo senno’, che futuro attende i loro figli?
Camminare sempre con gli occhi sulla schiena...?
Mi auguro che prevarrà il buon senso. Questo mi auguro, per un pianeta veramente migliore senza più guerre e politiche inutili.
Lavoriamo per noi, su di noi non per i politici !

A questo punto ho chiesto a Domenico cosa ne pensa del razzismo verso gli stranieri
Ah! Ah! Proprio noi italiani che abbiamo esportato criminalità in tutto il mondo! E poi soffro quando incontro un italiano che mi dice : “ Balcani? Di là sono tutti zingari!” . Chiudo col dire che mi dissocio da tutte le persone estremiste e razziste, che siano italiane o di qualsiasi altra nazionalità.

Guardate che bella Bihac.
Ecco lo spezzone di No men's land.



Kosovo me fat ?






Siete invitati il 2 Aprile 2009 presso il Cinema Modernissimo, in Via Cisterna dell'Olio a Napoli, per la proiezione del documentario: "Kosovo me fat?" Frammenti di uno stato nascente.
Il documentario è stato girato da Mario Leombruno e Luca Romano e si prefigge di fotografare la situazione kosovara al di sopra delle parti.
Poichè alla realizzazione del documentario ha collaborato anche il nostro amico Antonio, abbiamo pensato di rendervi partecipi dell'evento.

P.S. Purtroppo questo video non è più disponibile e cio' crea tanto dolore perchè era fatto molto molto bene 


Monday, March 30, 2009

Kursadzije






Qualche giorno fa mio marito mi ha chiamato dall'aeroporto di Belgrado (aveva appena fatto check-in) e mi ha detto: indovina un po' chi c'è sul mio volo Belgrado-Zurigo? Tiro un po' ad indovinare. Ho addirittura pensato alla Carla del Ponte (la risposta: молим те, да ми пропастиш дан) e invece scopro che viaggia con la crew di "Kursadzije".
Ma si, sono simpatici, ho pensato, parliamone su Balkan-Crew! (Lina poi non ha capito che c'entravano degli attori/attrici...e parlava già di amanti di mio marito...hihihi!!!!)

Dunque i "Kursadzije" (iscritti al corso) sono un gruppetto di adulti che frequentano una scuola serale. Ognuno proviene da una vecchia repubblica della Jugoslavia. Ecco la lista dei partecipanti (nella foto da sinistra a destra):

* Djuro Palica, poliziotto dal Montenegro (Palica = mazza da Baseball)
* Janez Drško, gay sloveno a cui piace raccontare barzellette
* Ubavka Seksovski (ogni tanto c'è anche il marito Dimče) che abitano a Prdejce (Paese delle scoreggie) in Macedonia
* Gedža (Milojko) serbo vestito sempre in costume nazionale
* Fiko Karakurtović, ama i Cevapi e viene dalla Bosnia
* Hrvoje, intellettuale dalla Croazia
* Ajdemi Popuši, padre di 14 figli albanese kosovaro

E loro di ogni lezione fanno uno scetch tipo "Commedy". Avete subito capito già dai nomi che non è una commedia "politicamente corretta". I protagonisti continuano a prendersi in giro per le varie etnie e giocano tirando in ballo luoghi comuni. Per esempio lo sloveno è gay per mostrare che gli sloveni sono i più occidentalizzati e i più libertini delle ex-repubbliche. Oppure il serbo mammone, ogni tanto si porta dietro anche la mamma. Quello del Montenegro è uno stangone (si dice che i montenegrini sono altissimi) e il bosniaco pensa solo al mangiare e porta una maglietta con scritto "100% bosanac" (100% bosniaco).

Ecco qualche battutina (con traduzione..che cosi serve anche per lezioncina di serbo-croato)
Si comportano tutti e sei come dei veri stupidoni!

Il Serbo al Croato:
"Hrvoje, tebe samo jos rogovi fale da budes pravi magarac"
(Hrvoje, ti mancano solo le corna per essere un vero asino)
Risposta del Croato: "Ali, magarac nema rogove" (Ma l'asino non ha le corna)
Il Serbo: "E pa onda ti nista ne fali" (Ah vedi, allora non ti manca proprio niente)

Lo sloveno chiede ai compagni:
"Koj je najsigurni znak proleca u sloveni? " (Qual'è il segno più sicuro che è arrivata la primavera in Slovenia?)
La classe risponde quasi in coro: "Visibabe!" (i bucaneve)
Lo sloveno: "Ne, bosanci na mesalici." (No, i bosniaci all'impastatrice di malta sui cantieri)


Sunday, March 29, 2009

Lingua slovena. Lezione 2

Allora mie care e miei cari studenti, continuiamo la lezione sull'alfabeto della scorsa settimana:

L
Si pronuncia in due modi: come la l italiana oppure come u. In alcune posizioni la pronuncia oscilla tra la l e la u.

Si pronuncia come l:
1) Al principio delle parole. Ad esempio làkota (fame), làs (capello), léd (ghiaccio), lép (bello);
2) Tra due vocali. Ad esempio veleti (ordinare), kolò (ruota), màlo (poco), mìlo (sapone);
3) Dopo una consonante. Ad esempio blàg (mite), blagò (merce), blìsk (fulmine), grlo (gola);
4) Nel genitivo plurale dei sostantivi femminili in -la e dei sostantivi neutri in -lo. Ad esempio skàla (roccia) gen. skal, obàla (costa) gen. obàl, darìlo (dono) gen. darìl;
5) Nelle parole di origine straniera, nei neologismi ed in alcuni nomi propri. Ad esempio glagol (verbo), spol (genere sessuale), generàl (generale), vokàl (vocale).
6) In molte parole davanti alle consonanti. Ad esempio skàlnat (roccioso), samostàlnik (sostantivo), bolgàrski (bulgaro).

Si pronuncia come u:
1) Nella forma maschile di tutti i participi passati. Questa regola è senza eccezioni. Ad esempio bil pron. biu (stato), rékel pron. rekeu (detto), mògel pron. mogeu (potuto);
2) Alla fine di moltissime parole. Ad esempio bél pron. beu (bianco), cél pron. ceu (intero), pekèl pron pekeu (inferno);
3) Davanti ad una consonante. Ad esempio pòldan pron. poudan (mezzogiorno), bolnìk pron. bounik (malato).

S
In qualsiasi posizione si trovi corrisponde al suono italiano di sale, sete, silenzio ecc. Ad esempio sàm (solo), sédem (sette), sénca (ombra), sìla (forza), sìn (figlio). Unica attenzione da porre e sulla pronuncia dei gruppi consonantici sl, sm, sn, sr, sv. Scandite bene le consonanti.

Š
Corrisponde a sc nelle parole italiane scelta, sciarpa, scintilla. Ad esempio šelé (appena), šepati (zoppicare), škoda (danno). Prestate attenzione al gruppo consonantico šč: và pronunciato in modo da far sentire bene tutte e due le consonanti.

Z
Ha sempre il suono sonoro o dolce come la s tra due vocali in tesoro, rosa. Ad esempio znàti (sapere), zid (muro), znanost (scienza), zméda (confusione).

Ž
Corrisponde alla j francese di bonjour. Ad esempio žalost (tristezza), že (già), žgati (bruciare), žrebati (sorteggiare).

Diagrammi
I due diagrammi LJ e NJ possono formare due suoni distinti oppure un unico suono palatale.
Formano due suoni:
1) Al principio delle parole, tra due vocali e tra una consonante ed una vocale. Ad esempio ljùb (caro), Ljubljàna (Lubiana), ljudjé (gente), ljùt (rabbioso), njegòv (suo), njìva (campo), dajànje (atto), sanje (sogni).
2) Diversa è la pronuncia quando lj e nj vengono a trovarsi a fine parola o davanti ad una consonante; diventano, quindi, un unico suono palatale: la l e la n sono chiare mentre la j diventa appena percettibile.

Consonanti doppie
La lingua slovena non presenta consonanti doppie. Esistono, però, dei casi in cui vengono a trovarsi due medesime consonanti una accanto all'altra. In questo caso le due lettere vanno pronunciate distintamente.

Na svidenje!

Friday, March 27, 2009

Idemo u planine !





Ebbene si! Lo voglio gridare a tutto il mondo! I monti Ovcar e Kablar esistono!!!
Eppure sulla mia pagina di Wikipedia qualcuno ha corretto.
Non è giusto. La prima cosa che mi ricordo del mio primo viaggio in una macchina strapiena di aiuti umanitari era questa:
Vera: - Lina, siamo arrivate, guarda le nostre montagne!!!
Lina: - Dove scusa ?
Vera: - Ma li', difronte a noi!
Lina: - Quella collina?
Abituata a montagne come il Mon Viso e il Monte Bianco, quel povero Kablar mi sembrava una collinetta.
Ma che collina!!
Queste montagne sono piene di monasteri e la vista da lassù è fenomenale.



Si puo' ammirare il fiume Morava con tutte le sue anse.



I bellissimi effetti dell'azione umanitaria N.A.T.O.




Il monastero Sretenje ovvero la purificazione della Vergine Maria che corrisponde alla nostra cattolica "Candelora".
La Candelora, ricorda il rito di purificazione che la Vergine Maria seguì dopo aver dato alla luce Gesù Cristo, in conformità con la legge mosaica. Nel Levitico è infatti prescritto che ogni madre, che avesse dato alla luce un figlio maschio, sarebbe stata considerata impura per sette giorni, e che per altri trentatré non avrebbe dovuto partecipare a qualsiasi forma di culto.



La cappellina dedicata a San Sava.




Un'altra ansa del fiume Morava.



Il monastero Nikolje ovvero dedicato a San Nicola.




In queste montagne è facile trovare dei piccoli "capanni" o almeno, così si dice dalle mie parti. Non saprei in italiano corretto. Sono piccole case che vengono utilizzate principalmente d'estate come base di appoggio per andare a pesca o semplicemente per passare una bella giornata nella natura. Quella che vedete in foto è la casetta di Vladimir e colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta il magico Brash che con una pazienza certosina mi aiuta in tutte le traduzioni. Per fortuna ha una cultura infinita. Thank you so much Brash!






E a proposito di Cacak non perdetevi il video che amiamo io e Maria. Io innamorata di Cacak e lei di Kragujevac. La canzone dice : vado in Serbia perchè il cuore va dove ama.
Qui invece la cronaca del mio primo viaggio.. Potete notare la macchina piena di aiuti umanitari. Da Belgrado a Cacak ho viaggiato nel bagagliaio al posto di una valigia!


Wednesday, March 25, 2009

Novak Djokovic





Novak Đoković anche detto Nole, è un tennista serbo, attualmente al 3° posto del ranking mondiale ATP.
Novak inizia a giocare all'età di quattro anni. I suoi genitori, Srdjan e Dijana, sono proprietari di un ristorante sulle montagne serbe. Il padre è stato uno sciatore professionista oltre che un buon calciatore ed avrebbe voluto che il figlio intraprendesse la carriera calcistica o sciistica, ma di fronte ai risultati tennistici di Novak, ben presto cambiò idea.
Novak Djokovic a 12 anni va all'accademia a Monaco dove intraprende un percorso di pratica biennale prima di tornare a Belgrado. Diviene professionista all'età di 16 anni. La posizione più alta nel ranking ATP raggiunta è il 3° posto, ottenuto il Luglio 2007 e tuttora detenuto. Il suo allenatore è Marian Vajda.
Ma Nole non mi ha mai colpito per la sua bravura, o meglio, sono stata colpita dalla semplicità di questo campione. E’ simpaticissimo e sa farsi amare. Non per nulla la folla lo osanna. E’ noto anche il suo impegno politico per le enclavi kosovare. Il suo video delle imitazioni penso di averlo visto un centinaio di volte in due anni, ovvero da quando lo seguo assiduamente.
Al torneo del Roland Garros e di Wimbledon ottiene il suo miglior piazzamento in un torneo del grande Slam, in entrambi i tornei arriva in semifinale ed entrambe le volte viene sconfitto da Rafael Nadal. Il 12 agosto, con la vittoria di Montréal, si aggiudica il secondo torneo Masters Series e il sesto titolo in carriera, battendo in successione Roddick, Nadal e in finale, per la prima volta, lo svizzero Roger Federer.


Qui il video che mi piace tanto! E' stato visto solo 2.600.000 volte !!! E alla fine dice in italiano : basta,basta !!




Tuesday, March 24, 2009

THE PARADOX OF OUR TIMES by Dana



There is no inanity and death in you...
You even tears convert like a rain into colorful rainbows.
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And when the time comes, then my old heart appeases,
yours will acacia fall over me like the rain.
(Lament over Belgrade) – Milos Crnjanski


У теби нема бесмисла и смрти...
Ти и плач претвараш као дажд у шарене дуге.
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А кад дође час, да ми се срце старо стиша,
твој ће багрем пасти не ме као киша.
(Ламент над Београдом)

This personal reminiscence and reflections on the NATO bombing over Belgrade and Serbia 10 years ago on todays day I’m not writing as columnist, writer of fiction and non-fiction, blogger, lecturer, web anthropologist or information specialist, but as a girl then and now a young woman who has, ten years ago in Belgrade right after graduation, found herself in surrealism.

It wasn’t long ago after I returned from Budapest and plans for short academic visit to London, as I was never really into politics and watching the news – but the situation during that time was pretty alarming.
For me as carefree girl in the early 20’s would be unthinkable to even imagine of what may come so I kept with my nomadic life, creating art, wonderful things, gathering people, writing a lot, publishing a lot. Those were the years of great creative productivity in the most positive sense.
As the political situation and threatens from the outside came around – I was / we were even more stronger, the resistance and famous Serbian “in spite’ of everything was always “on”, and we were never stronger than those several weeks of NATO aggression on Serbia.

My memories for significant moments in life always make me to remember random details: weather it was the “protest” student walk in ’97 on the cold winter days, or careless walk on the beach in the winter 2003, dream that was a sign that I dreamt exactly 365 days before 24th of March, the smell of the sea and the ocean in the spring time, serendipities that are happening all the time, mind-mapping moments with great people I am meeting and know, that afternoon and evening that was full of joy, craziness, excitement, love.

Now when I think after all those years, the best parties, the best unions and strength in Serbia showed its lovely head in it’s critical and life threatening moments. I couldn’t see bigger amount of love (yes, love!) during 11 weeks than in 1999. Ordinary, unconditional , pure, concerning, fully consuming love for the other, for the country, for your neighbour.

So we made a cycle: it was late afternoon, running from Faculty to meet friends, and another friends, roaming around the city, feeling the people’s pulse, feeling the city and its restlessness for the thing to come.
A friend had photography exhibition at small coffee bar at Obilicev venac, old Belgrade – as we enjoyed in black and white photography the music was not present as everywhere the radio stations, TV programs were on, everyone was so alert.
I was carefree. And hopelessly in love then (well..).
A good friend of mine and I – after the photography exhibition as the night that has fallen to the city, rushed to get some groceries, drinks and snacks as we planned to spend a night listening to news, etc.

When the sirens started around 20.00 and when people started to run randomly rushing to their homes – I was like Alice in the wonderland, standing at Trg republike, in the very center of dear Belgrade not believing what was happening, pretty shocked with surreal scenery around me.

I grabbed my female friend into my favourite bookstore right there on Trg republike to come with me, as I was about anyway to go there and as brave and silly young Serbian girl without any second thought to express my affection to a book-seller I liked very much for some time. I thought it was then or never, and as he was smiling watching me talking clumsy and sweet in a hurry how much I liked him and how I’d like to spend this evening with our (common) friends who is making a party, I watched through the glass window people passing by, running in different directions.
I even didn’t react when he said with a smile that he’d that moment take me home if he wasn’t engaged. As being silly in my 20’s and very brave I must to admit, I really liked the honesty's of this man, and any rejections I perceived as “it should be like that” and “god only knows why it’s good like that”, and as we hugged, I bought additional books for my stack, and with all bags we (friend and I) hurried back home.

My heart was fulfilled with uncertainty and we were thowing the dices. We played a game. It started with huge blast, slamming our front doors, windows, and detonations has begun. First in Batajnica, suburbia of Belgrade and then the city, day after day, after week, after months. Being foolishly brave, I dared in 11 weeks to travel through Serbia during the daylight when attacks switched night for day and vice versa, being at great risk of road detonations, with no civilians on the road, once in real danger, but hopefully what didn’t kill me – made me stronger. All of us, I guess.

Who was during that time in Serbia, as I said at the beginning of this reminiscence that I won’t write about politics but personal thoughts, knows very well that the best parties ever, ever happened during 11 weeks of air strikes against Serbia.
We didn’t have the power many times, but we had unplugged guitars, we spent first spring evenings in Skadarlija – my neighbourhood and my favourite part of the city, having fun, talking, hanging out.
Also we did went online in computer laboratory to spread the word to the world, my passion for written word on paper transformed to digital medium and many people from diaspora and Serbia supporters wrote us back: emails, discussion boards, BBS’s.

The paradox of our times denotes that nothing is a rule and everything is not coincidence. I believe in serendipities, humanity, presence of the sanity in this crazy world, amazing people that glow and have helped during those times, and those significant people that are supporting and helping out in today’s context, in the power of good will.
And smile.

Dana

Don’t ask me here why I will end this text unfinished and quote my favourite Serbian writer and poet Milos Crnjanski but this is what we were ten years, five years ago:



Sumatra

Now we are carefree, tender and airy.
Let us think: how quiet are, the snowy
peaks of the Urals.

If we get sad over a pale figure,
whom we have lost on some evening,
we know that, somewhere, a rivulet,
instead of it, all in red, is flowing!

One love, morning in foreign land,
envelops our soul, gets tighter,
in endless peace of blue seas,
from which the crimson corals glitter,
like, from my distant homeland, cherries.

We wake up at night, smiling dearly,
to the Moon with its bow bent,
caressing the distant hills, tenderly,
and icy mountains, with our hand.




Chi la fa.. l'aspetti

  Vedo che questo sito che banna tutti quelli che non la pensano come lui, ha comunque persone oneste che non tacciono I nodi.. cari signori...