La Regina del Pop si è esibita per la prima volta in Serbia ed è stata acclamata da 40mila fan in delirio. La cantante è salita sul palco accompagnata da sedici ballerini e ha messo in scena uno show ricco di luci ed effetti speciali.
Il pubblico è rimasto letteralmente incantato da Maddy e ha cantato insieme a lei tutte le sue grandi hit!Saturday, August 29, 2009
Thursday, August 27, 2009
Roberto Spagnoli
Mi chiamo Roberto Spagnoli, sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, sono giornalista professionista e lavoro a Radio Radicale.
Non sono mai riuscito a fare progetti sul mio futuro, ma ho sempre avuto le idee abbastanza chiare su quello che NON avrei voluto fare nella vita.
Le mie prime esperienze radiofoniche risalgono alla seconda metà degli anni '70, all'epoca delle "radio libere". Anni di grandi speranze e di gran divertimento.
Raggiunta la maggiore età e conquistata la maturità (nel senso di diploma), mi sono iscritto al Dams di Bologna e me ne sono andato di casa trasferendomi a Milano. Volevo fare l'artista e ho lavorato qualche anno in vari gruppi di teatro underground (nel vero senso della parola). Nella "Milano da bere" per me sono stati anni di autentica vita bohemienne. Poi grazie ad un laboratorio teatrale con Giorgio Albertazzi ho capito che il palcoscenico non era roba per me.
Assolti i miei doveri verso la patria (venti mesi di servizio civile sulle ambulanze) mi sono trasferito a Roma e dopo una breve esperienza di lavoro nel cinema (non come attore) ho lavorato per sette anni al Partito radicale attraverso il quale sono approdato a Radio Radicale rendendomi conto che in fondo il giornalismo era stato sempre il mio interesse.
Mi piace molto viaggiare e mi piace altrettanto tornare a casa. Quando posso volo in mongolfiera. Mi piace il mare, amo molto la musica e stare a tavola con gente simpatica. Al mattino, se sono abbastanza sveglio, a volte canto sotto la doccia. Mi piacciono molto anche i gatti.
"Cerco di fare il mio lavoro meglio che posso. Ho cominciato a occuparmi con continuità di sud est europeo quasi per caso più o meno sei anni fa e se c'è una cosa che ho imparato in questo tempo è che quando si parla di Balcani non bisogna avere certezze perché quando si pensa di avere capito tutto è proprio il momento in cui si sta andando fuori strada."
Le mie prime esperienze radiofoniche risalgono alla seconda metà degli anni '70, all'epoca delle "radio libere". Anni di grandi speranze e di gran divertimento.
Raggiunta la maggiore età e conquistata la maturità (nel senso di diploma), mi sono iscritto al Dams di Bologna e me ne sono andato di casa trasferendomi a Milano. Volevo fare l'artista e ho lavorato qualche anno in vari gruppi di teatro underground (nel vero senso della parola). Nella "Milano da bere" per me sono stati anni di autentica vita bohemienne. Poi grazie ad un laboratorio teatrale con Giorgio Albertazzi ho capito che il palcoscenico non era roba per me.
Assolti i miei doveri verso la patria (venti mesi di servizio civile sulle ambulanze) mi sono trasferito a Roma e dopo una breve esperienza di lavoro nel cinema (non come attore) ho lavorato per sette anni al Partito radicale attraverso il quale sono approdato a Radio Radicale rendendomi conto che in fondo il giornalismo era stato sempre il mio interesse.
Mi piace molto viaggiare e mi piace altrettanto tornare a casa. Quando posso volo in mongolfiera. Mi piace il mare, amo molto la musica e stare a tavola con gente simpatica. Al mattino, se sono abbastanza sveglio, a volte canto sotto la doccia. Mi piacciono molto anche i gatti.
"Cerco di fare il mio lavoro meglio che posso. Ho cominciato a occuparmi con continuità di sud est europeo quasi per caso più o meno sei anni fa e se c'è una cosa che ho imparato in questo tempo è che quando si parla di Balcani non bisogna avere certezze perché quando si pensa di avere capito tutto è proprio il momento in cui si sta andando fuori strada."
Tuesday, August 25, 2009
Cuori migranti
Nei giorni scorsi mi è arrivata una bellissima mail da una simpaticissima ragazza che si chiama Chiara.
Lei ha sposato un ragazzo balcanico e mi raccontava alcune cose che succedono quando si incontrano culture diverse.Naturalmente tutto positivo, ma ci sono effettivamente delle cose da discutere ad esempio su come educare un figlio.
Noi qui abbiamo l'esempio di Francesca che ha risolto tutto facendo fare doppio Natale al suo bambino, doppia Pasqua, tutte le feste ortodosse e quelle cattoliche, che poi è fare la gioia dei bambini, perchè a Natale doppi regali e a Pasqua doppio cioccolato.
Tornando alla simpatica Chiara, vi devo dire, con immensa gioia, che ci regala un libro.
Il Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste (Cacit) si propone come editore con Cuori migranti. In questa raccolta di racconti e poesie curata da Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin, autori migranti ed autoctoni si confrontano sul tema dell’amore nel tentativo di rimuovere i tabù e i pregiudizi che circondano le coppie miste.
Negli ultimi anni la società italiana ha subito numerosi cambiamenti non solo sul piano economico, ma anche e soprattutto sul piano sociale. Se del riconoscimento delle coppie di fatto si dibatte l’esistenza delle “coppie miste” passa sotto silenzio a causa di un razzismo latente che impedisce a tutti noi di sentirci noi stessi nell’esprimere sentimenti affettivi nei confronti di qualcuno che viene considerato “altro”/“estraneo” o “straniero”. “Invece di essere vissuto come un evento naturale della vita l’incontro dell’amore e della migrazione – sottolineano i curatori – provoca sentimenti contrastanti e confusi. Raccontare e raccontarsi sono i migliori grimaldelli per forzare il tabù e l’alone di sospetto che circondano il tema dell’amore e della migrazione. Attraverso il dialogo reale e concreto tra “autoctoni” e “migranti”, che narrano e si narrano in questo volume, abbiamo cercato di sconfiggere, almeno in parte, i pregiudizi e gli stereotipi che generano un’insopportabile stigmatizzazione degli altri.
Il volume Cuori migranti si compone di contributi in prosa e poesia di venticinque autori ed è edito dal Cacit con il contributo della Provincia di Trieste. Il Cacit è la prima associazione di volontariato gestita da immigrati e da italiani ad essere diventata in Italia casa editrice, avendo già pubblicato le due antologie Sguardi e parole migranti (2005, “Premio Multietnicità 2006”) e Sapori incontri fragranze (2006).
comune.fe.it/vocidalsilenzio/cuorimigranti
A Chiara e a suo marito, ad Alessandro e Tamara e a tutte le coppie miste dedichiamo questa bellissima canzone.
Sunday, August 23, 2009
L'erborista di Biogradsko Jezero


Mentre riordino tutte le mie foto e appunti di viaggio, incomincio un po' per volta a mettere qui sul blog, le cose del mio viaggio nei Balcani di quest'estate, che vorrei condividere con voi, cari lettori.
L'anno scorso, vi avevo parlato un po' di posti nel Montenegro, per esempio di Budva, di Kotor, e del monumento di Lovcen. Questa volta, passando dal Montenegro, mi sono fermata un po' di meno sulla costa e un po' di più nell'entroterra per scoprire le bellezze di questo piccolo stato. Nei dintorni di Budva c'è la magistrale E65 che porta a Cetinje (la vecchia capitale), a Niksic e poi a Podgorica (l'attuale capitale che una volta si chiamava Titograd).
Da li prosegue con la "magistrale" verso il confine con la Serbia passando dal pittoresco Kanjon Moraca (con il monastero Moraca) e da Kolasin per arrivare nei dintorni di Mojkovac (sul mio altro blog avevo fatto un post sull'albergo "Palas" di Mojkovac qui). Qui si trova un parco nazionale davvero speciale. Il parco nazionale di Biogradska Gora (qui il sito ufficiale, wikipedia italiana non conosce questa zona!) è di una bellezza mozzafiato ed ha pure una foresta vergine!
L'anno scorso, vi avevo parlato un po' di posti nel Montenegro, per esempio di Budva, di Kotor, e del monumento di Lovcen. Questa volta, passando dal Montenegro, mi sono fermata un po' di meno sulla costa e un po' di più nell'entroterra per scoprire le bellezze di questo piccolo stato. Nei dintorni di Budva c'è la magistrale E65 che porta a Cetinje (la vecchia capitale), a Niksic e poi a Podgorica (l'attuale capitale che una volta si chiamava Titograd).
Da li prosegue con la "magistrale" verso il confine con la Serbia passando dal pittoresco Kanjon Moraca (con il monastero Moraca) e da Kolasin per arrivare nei dintorni di Mojkovac (sul mio altro blog avevo fatto un post sull'albergo "Palas" di Mojkovac qui). Qui si trova un parco nazionale davvero speciale. Il parco nazionale di Biogradska Gora (qui il sito ufficiale, wikipedia italiana non conosce questa zona!) è di una bellezza mozzafiato ed ha pure una foresta vergine!
Il parco nazionale di Biogradska Gora è stato fondato nel 1952 e occupa un territorio di 5'650 ettari.
Il punto più alto è "Crna Glava" (2139m). Il fatto più importante è che la foresta vergine che copre 1.600 ettari è una delle ultime tre foreste vergini d'Europa (perciò è sotto protezione). Il bellissimo "Biogradsko Jezero" (il lago di Biogradska Gora) è proprio nel centro della foresta ed è sotto protezione. L'acqua è talmente limpida che la foresta si specchia sulla superfice. Se volete fare il bagno, tenete conto che anche in alta estate la temperatura dell'acqua è intorno ai 17 gradi.....


"Lui che cura con le erbe: Dusan Kovijanic, erborista"
Dove si congiungono clima continentale e clima marino, qui dove si trovano una ventina di piante endemiche all'altezza di 1.100 m, qui a Mojkovac abita e lavora Dusan Kovijanic, il papà del nostro amico Dalibor, che ci ha gentilmente ospitati a casa sua.

Nel parco ci sono delle capanne di legno in cui si può dormire con una piccola spesa. Si può mettere la tenda oppure affittare una barchetta e girare un po' il lago. Oppure si fa il giro del lago a piedi, ci si mette una buona oretta ed è molto piacevole. (anche perchè è all'ombra delle enorme piante, di cui molte hanno più di 500 anni.)
C'è anche un ristorantino tipo baita di montagna con vista sul lago, che serve specialità del posto. Per entrare nel parco si paga un entrata (2 € per persona, e i "ranger" danno informazioni riguardanti le caratteristiche del parco oppure per pernottare).
C'è anche un ristorantino tipo baita di montagna con vista sul lago, che serve specialità del posto. Per entrare nel parco si paga un entrata (2 € per persona, e i "ranger" danno informazioni riguardanti le caratteristiche del parco oppure per pernottare).

"Lui che cura con le erbe: Dusan Kovijanic, erborista"
Dove si congiungono clima continentale e clima marino, qui dove si trovano una ventina di piante endemiche all'altezza di 1.100 m, qui a Mojkovac abita e lavora Dusan Kovijanic, il papà del nostro amico Dalibor, che ci ha gentilmente ospitati a casa sua.
Da 25 anni Dusan coleziona piante, erbe e bacche, e man mano ne ha scoperte certe che possono curare anche batteri che fin'ora nessuno riesce a curare (per esempio cure contro l'Escherichia coli). A parte tante tisane che produce lui nel suo piccolo laboratorio di casa, ha sviluppato anche una pomata che ha chiamato "Daliboral" con cui si possono curare ben 40 malesseri. (Mio marito due anni fa, passando di qui, mi aveva portato una scatoletta di "Daliboral", cosi sono riuscita a combattere la sinusite , che, da quando ho utilizzato questa pomata, non mi è più venuta! tocco ferro!)
Come mai Dusan Kovijanic, che lavorava come geometra, ha deciso di fare l'erborista?
Racconta che quando 25 anni fa era malato, ha provato a curarsi con 10 piante, e si è chiesto perchè certe piante agiscono in un certo modo. Ha letto anche libri di altri erboristi serbi (травари) come per esempio Vasa Pelagic e Jovan Tucakov scoprendo sempre di più informazioni sulle piante ed il loro potere curativo.
Va a cercare piante e erbe al mattino presto o verso sera, poi a casa le lava, le sceglie, le taglia e le conserva nell'aceto.
Per fare la pomata "Daliboral" cuoce varie erbe insieme a grasso di maiale per 8 ore, quando prepara questo unguento occupa la cucina per tutta la giornata. Ne produce circa 25 kg all'anno e ne può fare 10 kg per volta (solo per darvi un idea: una scatoletta di "Daliboral" costa 4 €, ma ci sta dietro un sacco di lavoro e ricerca!)

Racconta che quando 25 anni fa era malato, ha provato a curarsi con 10 piante, e si è chiesto perchè certe piante agiscono in un certo modo. Ha letto anche libri di altri erboristi serbi (травари) come per esempio Vasa Pelagic e Jovan Tucakov scoprendo sempre di più informazioni sulle piante ed il loro potere curativo.
Va a cercare piante e erbe al mattino presto o verso sera, poi a casa le lava, le sceglie, le taglia e le conserva nell'aceto.
Per fare la pomata "Daliboral" cuoce varie erbe insieme a grasso di maiale per 8 ore, quando prepara questo unguento occupa la cucina per tutta la giornata. Ne produce circa 25 kg all'anno e ne può fare 10 kg per volta (solo per darvi un idea: una scatoletta di "Daliboral" costa 4 €, ma ci sta dietro un sacco di lavoro e ricerca!)

I suoi prodotti non vengono pubblicizzati da nessuna parte e Dusan non possiede una pagina web. Chi passa da lui per comprare una tisana o per farsi consigliare qualche cura, lo ha saputo via "passaparola". Arriva abbastanza gente, perchè lui questo lavoro lo fa piutosto per motivi di ricerca. Infatti sta scrivendo un libro, che servirà anche per i medici (i quali in certi casi si rivolgono a lui...). È sopratutto interessato a salvare tutta l'informazione che ha trovato fin'ora e per scoprire la verità sulle sue erbe!
Per voi vi dico, che se passate a Mojkovac e chiedete per esempio in una kafana o negozzietto del travar Dusan Kovijanic, vi indicheranno la strada...solo cosi lo troverete!
Per voi vi dico, che se passate a Mojkovac e chiedete per esempio in una kafana o negozzietto del travar Dusan Kovijanic, vi indicheranno la strada...solo cosi lo troverete!
Sta appena fuori Mojkovac in questa casetta! Qui eravamo ospiti e siamo stati benissimo: la famosa ospitalità balcanica!
E qui una piccola parentesi per Lina: alla mattina quando Dusan ha dato da mangiare alle galline ti ho pensato (e ho pensato anche alle nostre care galline nere di Pirot).
Qui a Mojkovac la gente (quasi tutti montenegrini e serbi) vive di agricoltura: in più il fatto che la cittadina (4.100 abitanti) si trova sulla magistrale che congiunge Podgorica a Belgrado ed è la porta per il parco nazionale di Biogradsko Jezero, fa si'che la popolazione possa vivere abbastanza bene.
In uno dei prossimi post vi presenterò un attore di questa zona....viene da Kolasin...ma vedrete!
In uno dei prossimi post vi presenterò un attore di questa zona....viene da Kolasin...ma vedrete!
Friday, August 21, 2009
Il mandolino del capitano Corelli

E' un bel po' che non parliamo di film ed è da sempre che parliamo poco di Grecia.
Ma la Grecia stà nei Balcani (io direi!) e adesso in Grecia c'è la favola Alf per il matrimonio ortodosso del suo miglior amico.
A tutti i nostri migliori auguri.
Ma veniamo a questo splendido film. Ecco la trama
Durante la Seconda guerra Mondiale la Grecia viene invasa dalle forze dell'Asse e il sud del paese viene affidato all'Italia. La giovane Pelagia (Penélope Cruz), figlia del medico Iannis (John Hurt), si fidanza con il pescatore Mandras (Christian Bale) ma questi, poco dopo, parte per combattere gli italiani sul fronte albanese. Le lettere che Pelagia gli invia restano senza risposta e il sentimento di lei si affievolisce. Occupata Atene dai tedeschi, gli italiani entrano di lì a poco a Cefalonia e a casa di Pelagia si stabilisce il capitano Corelli (Nicolas Cage), un ufficiale più appassionato, come i suoi soldati, alla lirica che alla guerra. Mentre tra Pelagia e Corelli nasce una forte simpatia, Mandras, tornato sull'isola, si unisce ai partigiani e si dà alla macchia. Arriva il 1943 e, dopo l'armistizio dell'8 settembre, la Germania chiede che gli alleati italiani consegnino le armi come condizione per il loro rimpatrio. Nessun accordo viene trovato, e arriva lo scontro. Gli stuka tedeschi devastano la difesa italiana, Corelli e i suoi combattono coraggiosamente ma vengono circondati e portati in un campo isolato, e fucilati. Grazie al suo amico Carlo, che gli fa da scudo, Corelli si salva. Trovato da Mandras sul luogo della fucilazione, verrà portato in casa di Pelagia e lì curato. Siccome i tedeschi scatenano perquisizioni per trovare gli ultimi italiani nascosti, Corelli parte per l'Italia con l'aiuto dei partigiani greci e dà il suo addio a Pelagia. Nel 1947, a guerra finita, Pelagia ha intrapreso la carriera di medico seguendo le orme di suo padre, quando arriva per posta un disco a 78 giri con le musiche che Corelli aveva composto per lei. Il padre di lei vuol farlo tornare, ma un terribile terremoto....
Un bellissimo discorso sull'amore. Tutto, nella libertà, è possibile.
Una tra le scene più belle !
Thursday, August 20, 2009
Kad budem mrtav i beo (1967) - Audicija
La prima volta che sono andata in Serbia, un amico un po' anzianotto mi cantava in italiano la canzone di Little Tony: Cuore matto.
Lì ho capito che nei Balcani sanno più cose di noi di quello che noi sappiamo di loro.
Ma.. io mi chiedo.. non ci potrebbero fare un provino?
Noi non andiamo poi così male !
Lì ho capito che nei Balcani sanno più cose di noi di quello che noi sappiamo di loro.
Ma.. io mi chiedo.. non ci potrebbero fare un provino?
Noi non andiamo poi così male !
Sunday, August 16, 2009
A.Sanja Ilic & Balkanika
Cari amici... ho un'altra cotta!
Ma secca secca!!
E stavolta mi sà che mi invidierete in molti, perchè non è da tutti essere amici di Aleksandar Sanja Ilic'. Io sì (va bè.. solo in face book)!
Non ho molto da dirvi. Ha un sito meraviglioso ed è meraviglioso lui con il suo gruppo.
Aleksandar era sotto i bombardamenti umanitari NATO nel '99 e in quei giorni ha scritto: Moj grad jos peva ( My city is still singing )
Non ci sono parole sufficienti a descrivere il loro concerto al Kalemegdan.
Incredibile veramente, sia come musica, che come scenografie.
10.000 persone sotto un'acqua torrenziale eppure nessuno che si accorgeva del diluvio.
Grandi, grandissimi, favolosi, favolosissimi!
Sanja Ilic & Balkanika TV
E stavolta mi sà che mi invidierete in molti, perchè non è da tutti essere amici di Aleksandar Sanja Ilic'. Io sì (va bè.. solo in face book)!
Non ho molto da dirvi. Ha un sito meraviglioso ed è meraviglioso lui con il suo gruppo.
Aleksandar era sotto i bombardamenti umanitari NATO nel '99 e in quei giorni ha scritto: Moj grad jos peva ( My city is still singing )
Non ci sono parole sufficienti a descrivere il loro concerto al Kalemegdan.
Incredibile veramente, sia come musica, che come scenografie.
10.000 persone sotto un'acqua torrenziale eppure nessuno che si accorgeva del diluvio.
Grandi, grandissimi, favolosi, favolosissimi!
Sanja Ilic & Balkanika TV
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