Duško Gojković
sabato 28 gennaio 2012

Sempre perchè Sandra è la persona più meravigliosa del mondo e ha una cultura balkanika infinita in fatto di musica, sport e tradizioni, oggi mandiamo in onda il suo jazzista preferito.
Per quel poco di inglese che sò, mi sembra di aver capito che è un jazzista che suona la tromba e compone. Ha studiato a Belgrado, ma si è trasferito in Germania.
E' famoso il suo concerto a BG in occasione del suo 75esimo compleanno.
Grazie Sandrina e grazie Gennarino che ci segue sempre !
La pagina di Wiky
Dusko Gojkovic - Samba Tzigane
Performed by BIG BAND RTS
Quo vadis samba
Giornata della memoria 2012
venerdì 27 gennaio 2012

Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare.
Nessun filo spinato puo' fermare il vento
Campo di Jasenovac
Fantastica serata balkanika al Polski kot
mercoledì 25 gennaio 2012
Davvero slatka la serata del 25 Gennaio 2012 al Polski kot di Via Massena 19 a Torino.
Io , Lina, sono stata da Dio per due motivi : sia per gli argomenti trattati e sia perchè avevo attorno degli amici fantastici.
Erik Gobetti e Arturo Robertazzi hanno presentato i loro libri e io non sò che dirvi se non che non ve li dovete perdere per nulla al mondo.
Chi ama i Balkani deve leggere : Ivo Andric, Gobetti e Robertazzi.
In questo post io vorrei trasmettervi l'elettricità che si respirava nello spazio dialogo della dopo presentazione.
Chi mi conosce sà che ogni litigata lasciata è persa e quindi il povero Arturo me lo sono un po' trangugiato con cannuccia.
A dir la verità, lui si era già un po' messo le mani avanti, dicendo che aveva paura dei dibattiti dopo le presentazioni dei libri, ma è chiaro che chi scrive un libro lancia un messaggio e benvenga la discussione, anche perchè io ci sono abituata e credo che se un libro non ti suscita nulla non è un buon libro.
Il discorso è sempre uguale e io mi gioco sempre 100 euro prima di entrare e vinco sempre perchè i serbi sono cattivi e tutte le guerre balkanike sono solo Srebrenica. Anche il 25 Gennaio al Polski kot non ha fatto eccezione. Nulla di nuovo sotto il sole, ma la cosa bellissimissima che mi ha fatto impazzire di gioia è che uno mi guarda e mi dice con faccia stralunata :
- ma tu difendi i serbi ???????
- SSSSSSSSSSSSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nema problema di Erik Gobetti
Bruce Lee a Mostar
Bosnia e Serbia a 150 Italia
Zagreb di Arturo Robertazzi
Le guerre jugoslave
Censimento nei Balkani
martedì 24 gennaio 2012

Davvero carino questo post suggerito dalla fantastica Elena !
Hvala lepo !
Censimenti 2011. I conti non tornano
Bogojavljenje 2012 Cacak
domenica 22 gennaio 2012

Bogojavljenje 2012 Cacak
Anche quest'anno a Cacak si è celebrata degnamente l'Epifania !!!
Epifania ortodossa
Fantasticamente Bruno. Prima parte
giovedì 19 gennaio 2012
Arrivo a Sarajevo negli ultimi giorni dell’anno e la città mi accoglie con due sue tipiche caratteristiche: la neve, che cade lenta a completare il bianco che avvolge tutto e i "soliti" dimostranti davanti al palazzo del consiglio federale per una delle "solite" proteste. La novità di questi giorni è che la Bosnia ha un nuovo governo, che dopo 15 mesi di crisi si è formato al termine di un serrato compromesso tra le entità che compongono lo stato.
Sotto una leggera nevicata incontro presso la sede dell’organizzazione Udruženje Obrazovanje gradi BiH - L'educazione costruisce la Bosnia, da lui presieduta, Jovan Divjak, l'ex generale, serbo di nascita, che è rimasto a combattere a Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci e dall’armata federale.
"L'Europa ci conosce più come delle tribù che si combattono e si uccidono" è l'esordio di Jovan Divjak, più combattivo che mai, nel nostro colloquio, che non può prescindere dal tornare subito sui fatti del 2-3 Maggio 1992 e sugli strascichi di quegli eventi che gli sono, com’è noto, costati l’arresto nel giugno 2010 all’aeroporto di Vienna per l’esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla procura di Belgrado. É molto evidente il carattere pretestuoso di quell’arresto sospetto, come la solerzia della polizia austriaca nell’esecuzione del mandato di cattura visto che Divjak era passato molte altre volte per quell’aeroporto senza nessun problema.
Per comprendere i fatti del maggio ’92 abbiamo iniziato ad analizzare gli antefatti complessi che hanno portato a quegli scontri., quando si iniziò a parlare di indipendenza della Bosnia, Karadzić, il capo della fazione serbo-bosniaca affermò. “Se voi volete uno Stato indipendente, ci sarà una guerra e un popolo andrà alla distruzione, sparirà.”
Un altro motivo è l’atteggiamento della JNA, l’Armata federale nella situazione bosniaca. Ad esempio emerge che già nel marzo ’92 la JNA aveva distribuito segretamente armi alle unità paramilitari serbe, a membri del partito di riferimento serbo-bosniaco, dimostrando una chiara scelta di campo. Oltre alle 52 mila armi distribuite l’Armata federale si era impegnata anche ad addestrare i gruppi paramilitari serbi. L’impatto di questi atti si esplica nel fatto che dal maggio 1980 la Bosnia aveva disarmato (consegnando ben 300 mila tra fucili, mortai, cannoni leggeri, ecc.) la propria Difesa Territoriale in ottemperanza a ordini federali.
Un primo riscontro consiste che, se soltanto la metà di quelle armi fosse rimasta nelle mani della Difesa Territoriale, la guerra in Bosnia avrebbe avuto un ben diverso svolgimento.
Pur partiti da lontano, riportando gli attacchi e le violenze nella regione della Drina del novembre '91, compreso un poco noto attacco aereo da parte dell’Aviazione federale già nel settembre ’91 presso la frontiera croato-bosniaca ad un villaggio definito una presunta base ustascia, nel colloquio con Divjak siamo arrivati all’aprile ’92, quando, di fronte al precipitare degli avvenimenti, il presidente Izetbegović dichiara lo stato di emergenza e costituisce il Gabinetto di guerra con a capo un generale bosniaco mussulmano e come vice i rappresentanti delle altre due etnie, Diviak come serbo di Bosnia, l’altro vice un croato erzegovese.
I riscontri del nostro dialogo portano sempre alla data fatidica del 2 maggio 1992, a parere di Divjak il giorno più importante della guerra di Bosnia. Quel giorno infatti è conosciuto come il giorno del sequestro, di ritorno dall'aeroporto di Sarajevo, del presidente Izetbegović, del vice primo ministro, della figlia di Izetbegović Sabina, da parte delle milizie serbo-bosniache, precisazione che Jovan mi sollecita spesso. Gli illustri sequestrati sono condotti nella caserma del comando federale, ufficialmente per proteggerli… In realtà ostaggi per garantire l'uscita della guarnigione federale dalla città senza pericolo.
Quel 2 maggio però è anche il giorno della battaglia per il controllo del Palazzo presidenziale, che ha fatto pendere l'ago della bilancia verso la possibilità, da parte della debole e sconclusionata armata bosniaca di opporsi alle citate milizie paramilitari e alla dirompente forza d'urto dell'Armata federale, federale è la sottolineatura che Divjak mi ricorda di citare sempre.
Il mattino del 2, verso le cinque del mattino, in ottemperanza alle regole della tattica militare, inizia una forte preparazione di artiglieria da parte dell'Armata federale. Bombardato l'ospedale, alcune caserme, la centrale telefonica in modo da tagliare in due la città: le comunicazioni interrotte risulteranno determinanti nel prosieguo degli eventi. Dopo l'artiglieria, l'attacco con i blindati sempre secondo il manuale militare. Le poche forze bosniache disperatamente si oppongono all'avanzata delle forze federali. Poche armi controcarro disponibili, ma li fermano ugualmente, due blindati sono incendiati, gli altri si ritirano verso la caserma Lukavica, sede della guarnigione federale al comando del gen. Kukaniac e momentanea prigione di Izetbegović. La notizia che dentro la caserma è trattenuto il presidente Izetbegovic sconvolge i capi della difesa territoriale, che non sanno bene cosa fare in un momento così delicato. Sul terreno sono presenti altre forze paramilitari bosniache come i Berretti Verdi e componenti della Lega patriottica. Nella confusione generale si pensa di attaccare la caserma Lukavica e liberare il presidente. Ma come? Con le forze raccogliticce nemmeno sufficienti a circondare del tutto la caserma, con le armi artigianali, con poche e mal funzionanti radio portatili? ...
Bruno Maran
