Monday, November 17, 2008

GRISSINO BALKANICO !





Opa Gente mi chiamo Dj Grissino, ho 22 anni e sono nato a Torino. Ho origini Veneto/Napoletane e questa fusione è molto stramba ecco perché sono cosi (non è colpa mia eh eh)!
Si lo so tutti me lo chiedono… perché Dj Grissino ???
Ah …partiamo da qua va…il mio nome è nato una sera durante una cena a casa di uno dei miei migliori amici. I genitori non c’erano (e a 15 anni in cucina era già tanto far bollire l’acqua per la pasta) e mentre sperimentavamo da mangiare, per riempire i miei buchi neri, mi sgranocchiavo quei bastoncini di farina, acqua e strutto chiamati Grissini… il giorno dopo BOOM : Grissino qua e Grissino la.
Da tre anni non mi tolgo la bombetta che ho in testa, ma mi sembra che “mi dona” !
La mia passione per la musica nasce, come tutti, da piccoli e per questo devo molto ai miei genitori che già da quando ero un’impasto di farina e acqua mi facevano ascoltare buona musica. Da George Benson a Bob Marley ai Led Zeppelin e crescendo, con il tempo ci si raffina sempre più con l’orecchio.
All’età di 10 anni iniziai ad appassionarmi alla musica rap. Dall’underground al vecchio e sempre buono old school anni 80 primi 90 grazie anche a Dj Koma con la sua Funk Famiglia (vicini di casa e amici di sempre).
Con il passare degli anni il mio orecchio mi impose di capire da dove nacque il rap.
Allora risfoderai i vinili di Papà nel vecchio ripostiglio di casa.
“IL BUCO” ,dischi del calibro di Billy Cobham, Jimmy Castor Bunch, The Temptations, Chic ecc….
E no! …lui... l’orecchio.. faceva domande…
JAZZ!!! fu la risposta sonora : dallo Swing anni ‘20 al Groove Modern Jazz del ‘75 (questo mi ha sconvolto).
Il Jazz è un genere che si evolve in tutti i generi da Louis Armstrong a Bruce Hornsby a Goran Bregovic!!!
Eh già proprio lui! Bregovic Goran con un’ orchestra al suo seguito. L’unico che fa ballare una folla minacciandola con un’arma: Kalasnjikov!!! Allora che faccio?
Inizio ad entrare nel profondo di questa cultura che fa del canto del gallo una canzone e del funerale una festa anche se dolorosa, ma Goran vuole così…
E Kusturica ci mette il suo grazie ai suoi film. Alcuni dicono che non è effettivamente così li, eppur sempre un film vero è!
Ma durante le feste il cuore della gente rispecchia questo e io sono per le feste,
un po’ come la mia parte TERRONA.
In questi ultimi 2 anni mi ha travolto tutto questo grazie anche ad un amico: Dj Ghiacciolo di Firenze ; l’unico Dj con cui ho trovato la vera intesa. A volte il pezzo che mette lui è quello che ho preparato io per dopo (e viceversa).
Sentilo il trombone è l’anima del sound balkanico ti sale dentro, ti droga..
ne vuoi di più ne vuoi di più? Muovilo a Cous Cous!!!



Saturday, November 15, 2008

Le leggende di Vilina e Rozafa, il sacrifico della donna nelle società antiche

Czech, Lech , Mech (o Rus)




La leggenda, comune a tutte le popolazioni slave, nella versione Croata di Zagorie (Krapina), narra di tre fratelli, Czech, Lech and Mech, alla ricerca di una terra ove insediarsi. In questa versione della leggenda tutte le tribù slave erano giunte nell'attuale Croazia ed erano comandate da un unico principe di nome Croat sottomesso ai romani.

Quando morì lasciò i tre figli Czech, Lech, Mech e la figlia Vilina. I tre maschi tramarono immediatamente per ribellarsi al dominio romano, ma la sorella li tradì svelando il piano al Procuratore Romano della quale si era innamorata. Fu così che i fratelli, venuti a conoscenza del tradimento, murarono la donna all’interno della torre del castello di Krapina che infatti porta ancor oggi il nome di Torre di Vilina e suo figlio dopo essere stato legato alle corna d’un bue selvatico e portato fra Veliki zlijeb e Majdinsko zrno dove fu sepolto da un eremita. Per questo motivo questo luogo si chiama ancor oggi Lepoglava che significa “bella testa” e tale nome viene attribuito alla bellezza dello sfortunato bimbo. I tre fratelli quindi decisero quindi di spostarsi ad est e dopo aver attraversato tre fiumi Czech fondò il regno ceco, Lech quello polacco e Mech quello russo.




Due sono gli elementi fondamentali di questa leggenda associata ad una concreta località: Zagorje.
Il primo è che essa identifica Croat come unico ancestrale principe dei popoli slavi.
Il secondo identifica invece il territorio croato come il punto di partenza per le dominazioni dei popoli slavi quindi che tale terra potrebbe essere quella in cui per primi si sono insediati stabilmente gli slavi.




Rozafa

La leggenda di Scutari

Una delle leggende più antiche dell’Albania è quella di Rozafa e del castello di Scutari. Essa racconta di tre fratelli impegnati nella costruzione delle mura della fortezza. Durante la notte il lavoro eseguito nella giornata crollava. I tre fratelli appresero da un vecchio saggio che le mura per essere forti e solide necessitavano del sacrificio di una delle loro mogli. La scelta della moglie doveva avvenire casualmente. Colei che l’indomani sarebbe giunta con il pranzo sarebbe stata immolata per il bene della comunità. Il giuramento di assoluto silenzio venne infranto da due dei tre fratelli che raccontarono tutto alle rispettive mogli. Fu così che toccò alla moglie del più giovane dei fratelli e madre di un bambino, portare l’indomani il pranzo. Le venne raccontato quanto il vecchio saggio aveva detto e il giuramento che era stato fatto fra di loro. La giovane accettò di farsi murare viva all'interno delle mura, ma pose come unica condizione che una gamba, un braccio, un occhio ed una mammella, rimanessero scoperti per poter vedere, cullare, accarezzare e allattare il proprio figlio.




Questa è la versione tradizionale, che tutti conoscono e si raccontano, tuttavia non si escludono altre varianti. L'umanista nazionale Marin Barleti, scutarino, ci ha, nella sua opera "Gli assedi di Scutari", raccontato quanto segue. Il nome ROZAFAT deriverebbe dalla composizione dei nomi di Roza, una giovane donna sconosciuta, e di Fa, suo fratello. I due giovani costruirono il castello in tempi remoti.

Con grande probabilità queste leggende hanno un'origine ancestrale, che si perde nella notte dei tempi, leggende vicine a quelle del diluvio universale, per capirci.

Molti di voi ricorderanno ERZEBETH BATHORY, la nobile ungherese (realmente esistita) che ha fatto una fine simile (ma siamo nel 1500), ma le vere e proprie leggende di questo tipo esistono in Marocco come in India e via dicendo...

Quello che le accomuna è "la donna murata" (che dice molto del ruolo della donna nelle società...) tant'è che Rozafa è un simbolo per le donne albanesi, preso a rappresentazione di quel "riscatto della donna" che è necessario ci sia in Albania (nel resto del mondo occidentale si è avuto col femminismo, fenomeno che ha fatto anche molti danni), paese in cui la donna è madre e capofamiglia al punto quasi di divenire la base della società albanese (ove la famiglia si possa considerare l'agglomerato sociale più piccolo di una comunità).

Ma l'Albania è un paese in cui, specie nella società rurale, la donna era al contempo schiava dell'uomo in qualche maniera "capotribù" che anche a livello familiare godeva di diritti superiori.

In tutte le società antiche l'uomo semina nei solchi dell'aratro tirato dalle vacche, la donna annaffia, la donna cura la pianta, ne raccoglie il frutto.

La donna accende e mantiene viva la fiamma, scalda la casa, allatta i figli, li cresce...

Quindi non c'è da sconvolgersi se le società vedessero nella donna un bene prezioso il cui "sacrificio", nella leggenda, poteva portare a qualcosa di grande, enormemente importante come la nascita di una cultura, di una città, di un nuovo mondo. In fondo la donna è la Genesi. "Era" per i greci era la terra, la madre.

Il sacrificio nelle società antiche è "nascita", o rinascita, è nuova vita come l'inverno marcisce gli involucri dei semi, il ghiaccio spezza i gusci delle noci e consente ai gherigli di germogliare, a primavera.

Così il capro sgozzato offerto agli dei è rinuncia del cibo, necessaria per ricevere in cambio il favore degli dei, la bona fortuna come dicevano i latini.

Il tragodòs, il canto del capro, in greco, diede il dome alla tragedia, al teatro e il mondo è il teatro dove consumiamo ogni giorno come protagonisti o come coro le nostre giornate.

Tornando a Vilina e Rozafa dunque non v'è nulla da sconvolgersi: il sacrificio della donna, che probabilmente è divenuto leggenda in seguito ad un fatto accaduto davvero, rappresenta il massimo dei sacrifici: privarsi di ciò che genera no stessi, l'umano, (ed in fondo la scelta di castità di molti ordini religiosi è qualcosa di simile) per ottenere dal fato qualcosa di immensamente superiore, per passare dallo stato "larvale" della tribù a quello di una vera e propria società e dunque di una vera e propria cultura.

Il diluvio universale in fondo non è qualcosa di molto diverso: Dio elimina il mondo per crearne uno nuovo, migliore. Ecco che invero nella leggenda del "la donna murata" diventa maggiormente protagonista l'uomo perché in tal caso non è Dio a decidere, ma l'essere umano più fautore e meno rivolto a Dio quanto osservatore della natura, del concreto, del ciclo delle stagioni, dei rapporti causa effetto.

Vi sono altri elementi comuni nelle storie di Rozafa e Vilina: il saggio ed il bambino (non comuni ad altre leggende simili).

Questo mi induce a pensare che il punto di incontro sia dunque stimabile nel periodo preslavo ovvero quello illirico... periodo che amo molto perché in esso ritrovo le origini comuni di albanesi e serbi e macedoni e croati e sloveni et.... e vi ritrovo dunque un po' le finalità del nostro blog: trovare gli accordi, i dialoghi, la comunione di quella che come chiama Lina è la BALCANIA!

Ciao a tutti!
Skender



Thursday, November 13, 2008

Lingua serbo-croata. Lezione 4

Salve a tutti! Allora adesso completiamo la lezione della volta scorsa. La settimana prossima, invece, andremo ad analizzare i casi ad uno ad uno, in modo tale da vedere la maggior parte degli usi di ognuno di loro. Per adesso, però, riprendiamo con:


DECLINAZIONE DEI SOSTANTIVI FEMMINILI CHE TERMINANO IN –A O IN CONSONANTE

Singolare
Nom. Liječnic-a Peć
Gen. Liječnic-e Peć-i
Dat. Liječnic-i Peć-i
Acc. Liječnic-u Peć
Voc. Liječnic-e Peć-i
Loc. Liječnic-i Peć-i
Strum. Liječnic-om Peć-u/-i
(dottoressa) (stufa)


Plurale
Nom. Liječnic-e Peć-i
Gen Liječnic-a Peć-i
Dat. Liječnic-ama Peć-ima
Acc. Liječnic-e Peć-i
Voc. Liječnic-e Peć-i
Loc. Liječnic-ama Peć-ima
Strum. Liječnic-ama Peć-ima

Particolarità
Seguono la declinazione dei femminili in consonante anche i sostantivi collettivi in –AD (momčad – squadra).
Alcuni sostantivi femminili hanno al nominativo singolare la cosiddetta A mobile, che si perde negli altri casi (Ad. Es. miesao – pensiero nom. sing. / Mieli nom. pl.).
I sostantivi femminili che terminano in –KA o nei quali la terminazione –A è preceduta da -NJ, -L, -LJ, -M, -R, -V nel genitivo plurale inseriscono la A mobile tra le due consonanti (ad. es. djevojka – ragazza nom. sing. / djevojaka gen. pl.).
Seguono la declinazione dei femminili in –A anche alcuni sostantivi maschili come ubojica – assassino, pritaša – seguace, izdajica – traditore.


DECLINAZIONE DEI SOSTANTIVI NEUTRI CHE TERMINANO IN –O ED IN –E

Singolare
Nom. Sel-o Im-e Polj-e
Gen. Sel-a Imen-a Polj-a
Dat. Sel-u Imen-u Polj-u
Acc. Sel-o Im-e Polj-e
Voc. Sel-o Im-e Polj-e
Loc. Sel-u Imen-u Polj-u
Strum. Sel-om Imen-om Polj-em
(villaggio) (nome) (campo)


Plurale
Nom. Sel-a Imen-a Polj-a
Gen Sel-a Imen-a Polj-a
Dat. Sel-ima Imen-ima Polj-ima
Acc. Sel-a Imen-a Polj-a
Voc. Sel-a Imen-a Polj-a
Loc. Sel-ima Imen-ima Polj-ima
Strum. Sel-ima Imen-ima Polj-ima
Particolarità
I sostantivi neutri si dividono in:
- sostantivi che nel tema hanno lo stesso numero di sillabe, in tutti i casi e che seguono il modello di declinazione di selo;
- sostantivi che nel tema di nominativo, accusativo e vocativo singolare hanno una sillaba in meno rispetto agli altri casi e seguono il modello di ime.
Come il modello di polje si declinano i sostantivi verbali ed i nomi neutri collettivi (ad. es. igranje – gioco; bilje – piante).

IL FEMMINILE DEI SOSTANTIVI

Il femminile dei sostantivi si forma aggiungendo i suffissi -ica, -inja, -kinja, -ka, -a al maschile:
Maschile Femminile
Car Car-ica (imperatore-imperatrice)
Junak Junak-inja (eroe-eroina)
Daktilograf Daktilograf-kinja (dattilografo-dattilografa)
Maneken Maneken-ka (modello-modella)
Unuk Unuk-a (nipote maschio-nipote femmina)

Doviđenja!

Tuesday, November 11, 2008

Four favourite things in Belgrade - post from Danica Radovanovic





Since I was writing my column on Belgrade for two years, I would like to show to the Balkan-Crew readers my 4 favorite things in Belgrade, my favorite spots or things. There are lot of great, interesting places in Belgrade and so it's hard to write just about four of them as each corner of the city has its own charm.
But these 4 things are the ones that are emotionally meaningful for me:

Per due anni ho tenuto una rubrica su Belgrado in Internet, e mi chiesero di mostrare le 4 cose che mi piacciono di più di Belgrado. Ma Belgrado è talmente bella che ho fatto fatica a sceglierne solo 4. Queste che vi presento , cari lettori di Balkan-Crew, sono quelle che veramente mi stanno a cuore:



1. Dorcol, upper side, downtown of Belgrade, near Kalemegdan , near my former Universities, Plato and down to Faculty of Maths, old beautiful streets with its own story, all down coming to real Dorcol, its churches and.....

1. Dorcol, il vecchio quartiere vicino a Kalemegdan, vicino alla mia università. Questo quartiere con le sue stradine piene di storia che portano giù al vecchio Dorcol, poi le chiese ....


2. Markets, open lively markets with food and other goods. Someone said that you have to go first to the open market when you visit some city in order to know better the soul of the city and its habitants, people who live there.

2. I mercati all'aperto con il loro cibo e altre cose. Qualcuno ha detto che la prima cosa da fare quando si visita la città è di andare al mercato per conoscere l'anima della città e dei suoi abitanti.


One of my favourite is Bajloni market, also downtown, a market with its own culture.
Next to Bajloni is the Bitef Theatre building.

Uno dei miei mercati preferiti è il "Bajloni", in centro città è un mercato con il suo proprio stile. Vicino al mercato "Bajloni" c'è il teatro del BITEF (festival internazionale del teatro).



3. Beside cozy small warm coffeeshops and indoor lovely places, one of the nice outdoor places to be and enjoy the view, is the biggest and the greatest Serbian orthodox temple on Balkans - Saint Sava temple/church.

3. A parte alcuni baretti piccoli e carini e altri posti accoglienti, uno dei posti veramente belli all'aperto per godersi la vista, è alla più grande chiesa ortodossa serba dei Balcani: il tempio di San Sava.


A different view of this architecture masterpiece.

Da un altro punto di vista




4. Plazma keks (special unique kind of bisquit) that every child and adult love. It's Serbian brand, and wherever I go abroad - I take Plazma keks with me. You can eat it per se, with pancakes and melted chocolate, mix with bananas or make delicious cake from this petit beurre.

4. I biscottini "Plazma" che grandi e piccoli amano. "plazma" è una marca serba, e quando vado all'estero - mi porto dietro questi biscotti. Mangiati cosi come sono, o con crespelle e Nutella, con pezzetti di banana o semplicemente per fare le torte.




If you have some comments or questions regarding a certain spot in Belgrade, feel free to leave a comment and I will reply. I live in Belgrade and I'm very interested in Italy.

Se avete qualche domanda su Belgrado o sulla Serbia...lasciate un commento e vi risponderò (per favore in inglese oppure in serbo, ok?). Vivo a Belgrado e m'interessa molto l'Italia.

Danica Radovanovic
PhD candidate in digital communications
Project coordinator, Researcher
Web activist, blogger
twitter:http://twitter.com/danicar



Thursday, November 6, 2008

Lingua serbo-croata. Lezione 3

Signore e Signori ecco a voi una delle più grandi noie del serbo-croato. Come avrete capito, sto parlando delle

DECLINAZIONI

Per quanto riguarda la declinazione dei sostantivi, possiamo distinguere ben 4 declinazioni:
- la declinazione dei sostantivi maschili che terminano in consonante;
- la declinazione dei sostantivi maschili che terminano in –e ed in –o;
- la declinazione dei sostantivi femminili che terminano in –a o in consonante;
- la declinazione dei sostantivi neutri che terminano in –e ed in –o.

Odio essere ripetitivo, ma ricordatevi sempre che è FONDAMENTALE la distinzione tra animato (le persone e gli animali) e inanimato (gli oggetti). Poi vedremo perché.

Declinazione dei sostantivi maschili che terminano in consonante

Singolare
Nom. Gospodar Rad Muž
Gen. Gospodar-a Rad-a Muž-a
Dat. Gospodar-u Rad-u Muž-u
Acc. Gospodar-a Rad Muž-a
Voc. Gospodar-e Rad-e Muž-u
Loc. Gospodar-u Rad-u Muž-u
Strum. Gospodar-om Rad-om Muž-em
(Padrone) (Lavoro) (Marito)

Plurale
Nom. Gospodar-i Rad-ov-i Muž-ev-i
Gen. Gospodar-a Rad-ov-a Muž-ev-a
Dat. Gospodar-ima Rad-ov-ima Muž-ev-ima
Acc. Gospodar-e Rad-ov-e Muž-ev-e
Voc. Gospodar-i Rad-ov-i Muž-ev-i
Loc. Gospodar-ima Rad-ov-ima Muž-ev-ima
Strum. Gospodar-ima Rad-ov-ima Muž-ev-ima

Particolarità
L’accusativo singolare è uguale al genitivo se il sostantivo indica qualcosa di animato, mentre se indica qualcosa di inanimato l’accusativo è uguale al nominativo.
Alcuni sostantivi possono indicare un oggetto animato o inanimato: quando indicheranno qualcosa di animato l’accusativo è uguale al genitivo. Quando indicano qualcosa di inanimato l’accusativo è uguale al nominativo.
(es. Zovite mi nosača – chiamatemi il facchino; pogodili su nosač aviona – hanno colpito la portaerei).
Alcuni sostantivi maschili hanno nel nominativo singolare una a detta mobile che si perde in tutti gli altri casi, ad eccezione del genitivo plurale (es. momak – ragazzo nom. sin.; momka gen. sin.; momaka gen. pl.).
La maggioranza dei monosillabi inseriscono nel plurale l’infisso -ov- fra il tema e la desinenza; se terminano in č, ć, j, lj, nj, š, ž, đ, c inseriscono l’infisso -ev-.
Seguono questa regola anche alcuni bisillabi che presentano la a mobile nella terminazione (es. sajam – fiera nom. sin.; sajmovi nom. pl. / bubanj – tamburo nom. sin.; bubnjevi nom. pl.).
I sostantivi maschili che terminano in -ar possono avere il vocativo in -e o in -u (es. gospodar – padrone nom. sin. gospodare/gospodaru voc. sin. / mornar – marinaio nom. sin. mornare/mornaru voc. Sin.).
Alcuni sostantivi possono avere il genitivo plurale irregolare, che termina in -i e -iju (es. mjesec – mese nom. sin. mjeseci gen. pl. / prst – dito nom. sin. prstiju gen. pl.).
I sostantivi in -in, che indicano una qualche origine, perdono tale terminazione in tutti gli altri casi (es. Riječanin – Fiumano nom. sin. Riječani nom. pl. / Spličanin – Spalatino nom. sin. Spličani nom. pl.).


Declinazione dei sostantivi maschili che terminano in -e ed in -o

Singolare
Nom. Dinam-o Ant-e
Gen. Dinam-a Ant-e
Dat. Dinam-u Ant-i
Acc. Dinam-o Ant-u
Voc. Dinam-o Ant-e
Loc. Dinam-u Ant-i
Strum. Dinam-om Ant-om
(Dinamo) (Antonio)

Plurale
Nom. Dinam-i Ant-e
Gen. Dinam-a Ant-a
Dat. Dinam-ima Ant-ama
Acc. Dinam-e Ant-e
Voc. Dinam-i Ant-e
Loc. Dinam-ima Ant-ama
Strum. Dinam-ima Ant-ama

A questo esiguo gruppo appartengono principalmente nomi propri, vezzeggiativi e sostantivi di origine straniera (auto, tango, fijasko, kakao).

Ci vediamo la settimana prossima!
P.S. Qualcuno sa spiegarmi perché il blog accorcia sempre gli spazi tra le colonne? Così viene sempre troppo confuso!

Wednesday, November 5, 2008

L'albanese 4° lezione (leggera, ma si comincia a costruire frasettine)

Pensavo oggi di deliziarvi con un po' di parolacce... io ho incominciato facendo l'analisi logica delle parolacce ad imparare l'albanese... qualche annetto fa.
Non ho imparato bene ne' a fare l'analisi logica ne' l'albanese... comunque proseguo dicendo parolacce!


Ma posso dirvi, carissimi balkanofili delle ciurma, che vi sono molte similitudini... perlomeno sui modi di dire:
"ti faccio questo (parente)" piuttosto che Dio etc. Cose che in Italia sono ben peggio di un bestemmione (come siamo invece abituati qui in Alto Nord Est... e non solo!!!).

Comunque una parolaccia detta fuori dall'ambito familiare e dalla sfera sessuale ve la dico: "MUT"... è più una parola grassa che altro (che sarebbe in piccolissime dimensioni la stessa cosa che fanno le mosche sulle tele dei quadri non protette da vetro... quei puntini...)


Avete capito? NOOOOOOO? Allora ve lo dico: "Mut" in albanese vuol dire CACCA!!!!!



Eccovi il link della 4a lezione, facilissima (ma è importante cominciare a parlare e fare gli esercizi!!!)

Ju përqafoj!!!

Skender

Monday, November 3, 2008

"Moj rodjak sa sela" nuovo serial su RTS




"Moj rodjak sa sela" (il mio cugino di campagna) con Vojin Cetkovic, Dragan Jovanovic e Dubravka Mijatovic nei ruoli principali è un nuovo serial che RTS (Radio Televizija Srbije) manda in onda tutte le domeniche alle otto. Sono previsti 13 episodi da 55 minuti e ne sono andati in onda già due.Il regista è Marko Marinkovic.
È un serial drammatico ma con tanto "humor" e calore, un ritratto di personaggi di un paesello tipico della Sumadja, delle storie intrecciate e particolari....che rappresentano tipicamente la Serbia.

Una storia bella e brutta, divertente e triste, parla di problemi propri e degli altri, ci si vede se stessi ed altri intorno a noi...insomma gli elementi di successo...per legare un individuo regolarmente davanti allo schermo.



Per chi vuole capire un po' la società e la mentalità serba: questa è un'occasione.
Queste storie di famiglia, matrimonio, compagnia, giovani, vecchi, di gente che lascia il villaggio per andare in città oppure che torna al villaggio come rifugio non hanno molto a che fare con lo stile di vita occidentale, ma sono un'ottimo esempio per come possono funzionare queste cose in Serbia.

Nell ambito di una vita normale da villaggio vengono raccontate due storie parallele: una quella della famiglia Malesevic (marito, moglie e due figli ben noti in tutto il paese) e l'altra del cugino Vranic, che deluso dalla città si rifugia al suo villagio natale che non ha visitato da 10 anni, e porta con se un segreto.

(Se non prendete RTS per via satellite, mettete il titolo del serial nel motore di ricerca...e vi salteranno fuori link per scaricare gli episodi...)
Oppure seguite le novità nel gruppo: MOJ RODJAK SA SELA su facebook!



ENNIO REMONDINO, UN GIORNALISTA LIBERO

  In Kosovo statua all’americano dell’inganno di Racak