Fantastico Alessandro Gori
mercoledì 30 novembre 2011

Foto di Alessandro Gori
Questo è un segno del destino !! Avevo visto questo blog e l'avevo perso... ma pregavo Dio di ritrovarlo e Lui me lo ha rimandato in una piccola ricerca che ho fatto per balkan crew.
Grazie Alessandro ! Finalemente qualcun altro che si prende dell'esagerato !!
Siamo nella stessa barca !
Ogni giorno vari minibus partono da Belgrado verso Gračanica, la più importante delle enclaves serbe in Kosovo e Metohija.
Il viaggio è lungo, oltre sei ore, e le storie delle persone si mescolano con la situazione politica del momento. La maggior parte sono giovani, recatisi nella capitale per commissioni o per delle visite. Fino a poco tempo fa non mancavano anche gitani o addirittura albanesi che viaggiavano a Belgrado per ottenere documenti.
All’arrivo alla “frontiera”, che i serbi considerano un «limite amministrativo», i poliziotti albanesi-kosovari sfoggiano le nuove uniformi con il nuovo simbolo del loro “stato”, con la supervisione dei membri della UNMIK, la Missione Internazionale delle Nazioni Unite in Kosovo. Tutti passano senza problemi. Chi ha un passaporto straniero ottiene un “visto”, ovvero un foglietto con timbro UNMIK che autorizza l’entrata in Kosovo, come accadeva anche prima della dichiarazione di indipendenza, il 17 febbraio del 2008.
Un anno dopo quell’evento il Kosovo ha ricevuto il riconoscimento ufficiale di una cinquantina di paesi, tra cui spiccano sicuramente i più potenti del pianeta, quali Stati Uniti e Regno Unito. Ma non è stato riconosciuto dall’ONU (Russia e Cina non sono d’accordo) e neanche l’Unione Europea (UE) si è trovata compatta nella decisione, con cinque dei 27 paesi membri in disaccordo, casualmente quelli che hanno problemi di minoranze al proprio interno (Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro).
Il pullmino attraversa un’infinità di villaggi in territorio albanese-kosovaro fino ad arrivare, dopo circa un’ora e mezza, alla periferia della “capitale” Priština. Sulla circonvallazione si vede l’hotel “Victory”, con sul tetto una replica della Statua della Libertà di New York. Da queste parti non si contano gli omaggi agli Stati Uniti, che hanno permesso agli albanesi del Kosovo di arrivare a questo punto.
L’esempio più pacchiano è un hotel-ristorante chiamato “Aviano” in onore alla base NATO in provincia di Pordenone da dove nel 1999 partivano gli aerei che andavano a bombardare la Serbia....
Alessandro Gori e il Kosovo
Orthodox Celts
martedì 29 novembre 2011

Questo post è dedicato a un fantastico ragazzo di 20 anni, figlio di una collega e innamorato della musica celtica. Appena ha sentito un brano ha detto : "Mamma, segnalalo alla tua collega di balkan-crew"
Continuo a dire che qui piovono solo favole !!
Orthodox Celts is a Serbian band which plays Irish folk music combined with rock elements. Despite their unusual sound the band is one of the top acts of the Serbian rock scene and has influenced several younger bands, most notably Tir na n'Og and Irish Stew of Sindidun.
The band started their career performing traditional Irish songs and, gradually, introduced more and more of their own material (lyrics mostly written by the band's frontman Aleksandar "Aca Celtic" Petrović, music mostly written by band's violinist Ana Đokić). All their songs are in English, but the group has composed some purely instrumental songs as well. The band traditionally celebrates St. Patrick's Day with a large concert in Belgrade. The band also traditionally performs on the Belgrade Beer Fest, and is the only act that has appeared on every Belgrade Beer Fest so far
Orthodox Celts - Star Of The County Down
Orthodox celts - far away
Official site
Anche in face book !
Amaro Montenegro
domenica 27 novembre 2011

Se Buonanno della Lega nord se ne è uscito con : ''La Padania esiste, la prova è il Grana Padano'', mi sono chiesta se l'Amaro Montenegro è la prova che il Montenegro esiste.. ma aimè ! Lo fanno a Bologna !!!
L' Amaro Montenegro è un amaro italiano prodotto per la prima volta nel 1885.
Il creatore dell’amaro fu Stanislao Cobianchi, un nobile bolognese predestinato dalla famiglia alla carriera ecclesiastica. Per sottrarsi al suo destino Stanislao fuggì da Bologna girando per il mondo. Durante il suo soggiorno nel principato del Montenegro venne colpito dalle strepitose proprietà digestive di una bevanda detta Karik. Ritornato in Italia si impiegò in una liquoreria piemontese dove, imparato il mestiere, riuscì a riprodurre la ricetta della bevanda montenegrina. Tornato a Bologna aprì prima un piccola bottega di liquoreria e successivamente una distilleria per la produzione dell'Amaro Montenegro. La bevanda fu molto apprezzata, al punto che Gabriele d'Annunzio la definì liquore delle Virtudi.
Amaro Montenegro
Luciana Litizzetto spiega il perchè di un minuto di silenzio difronte a tanta poca intelligenza !
Se non si apre il link cercate sul sito rai.it la puntata del 27/11/11 di Che tempo che fa
Segnalato dalla fantastica Chiara il Maraschino è un liquore originario della Dalmazia
Nema problema di Eric Gobetti
sabato 26 novembre 2011
Dopo l'ennesima litigata con un caro amico e il cuore pieno di tristezza vado alla presentazione del libro di Eric con la musica serba in auto a tutto volume e chiedo nella mia mente : Eric, dammi un'oasi di pace, un po' me la merito.
E Eric ha dato a me e a una sala gremita di persone un intero oceano di pace.
Prima un breve quadro storico dei Balcani con le dominazioni ottomane e austroungariche e la terribile pulizia etnica degli Ustascia a danno dei serbi e poi brani e brani di lettura del libro che è davvero un capolavoro.
A ogni brano letto si dava spazio per le domande e Eric, giovane intelligentissimo, driblava nelle risposte in una maniera incredibile, anche perchè la serata era dedicata alla vendita del libro e si sà che è meglio non scontentare nessuno !!!!
Ogni esperienza fatta da Eric nei Balkani è simile alla mia o alla vostra, poichè la favola è talmente coinvolgente che ognuno di noi ne ha assaporato un aspetto, ma abbiamo tutti capito quella gente, quella cultura, quelle tradizioni.
All'esperienza fatta a casa di militari mezzi ubriachi che gli hanno dato della spia, m'è venuto in mente quando mi sono ritrovata in una situazione quasi simile e mi si è gelato il sangue !
Non è mancata Srebrenica con i serbi cattivi e mi sono chiesta cosa stiamo insegnando a questi studenti in visita se gli facciamo vedere una parte così limitata dei Balkani.
L'emozione più grande è stata Bruce Lee con la presentazione del filmato che Daniele ci aveva suggerito. Mostar è stata una delle città più bombardate. Prima dai serbi che poi sono stati respinti dai croati e dai bosniaci musulmani e poi se le sono date di santa ragione tra croati e bosniaci musulmani e la gente sempre a morire per mano di uni o di altri, che poi non ha molta importanza da chi ti arriva la bomba, sempre bombe sono. Ho rivisto Nino Raspudic e il mio cuore era in giuggiole !!!
Infine una bellissima sorpresa ! Ho conosciuto Alida, una bellissima signora croata che si è resa disponibile ad aiutare i bambini bosniaci che vengono a curarsi al Regina Margherita di Torino. Grande Alida !!!
Al ritorno a casa ho scritto al mio amico : "fottiti.. tvb" .. vediamo il risultato... ma vedo positivo, perchè la Balkania è una favola contagiosa !
Bruce Lee. Tvoj Mostar
Bosnia e Serbia a 150Italia
E dedicato a tutti noi che viaggiamo i Balkani, un bellissimo video di Tanija Savic che vi dà una chiara idea del motivo per cui io non porto mio marito in Balkania. Cliccate qui
NON ESISTONO MATTONI PER RICOSTRUIRE GLI ANIMI
venerdì 25 novembre 2011

L'imponente sfilata, premier Jadranka Kosor e presidente Josipović in testa, compo-sta da gente arrivata da ogni parte della Croazia per il ventesimo anniversario dell'assedio del 1991, in una giornata forse radiosa per gli animi, in realtà nebbiosa e fredda, ha visto la presenza di molti giovani. Molti non erano nemmeno nati nei giorni tragici di Vukovar, ma hanno sfilato accanto a vedove, a molti anziani, ai redu-ci, a frati e suore, alla fine si calcola che circa 30 mila persone abbiano percorso le vie della Stalingrado croata.
Terminata la sfilata resta la realtà nebbiosa di questa cittadina della Slavonia orien-tale dove cerchiamo di ricomporre i fili di questa tela, forse irrimediabilmente strap-pata per sempre, con due esponenti della comunità serba di Vukovar.
Usiamo nomi di fantasia, la riservatezza e la precauzione sono basilari per entrare a riscaldarci nella casa di uno di loro. E quale momento migliore può essere se non quello davanti ad una tazza di turska cava per rompere non tanto metaforicamente il ghiaccio?
Il rito immutabile del “caffè alla turca”, che accomuna trasversalmente le genti di quel variegato paese che è la ex-Jugoslavia, caffè turco che rimane nonostante il bagno di nazionalismo imperante appena respirato per le vie.
Domande leggere di circostanza prima di arrivare al fulcro del nostro colloquio.
Dove erano i due abitanti di etnia serba nel novembre di vent'anni fa quando tutto è letteralmente esploso a Vukovar e dintorni, come vivevano?
Da un ricordo della fabbrica dove lavoravano, dal lavoro di artigiano dopo la chiusu-ra del kombinat, dalle case per operai vera realtà multinazionale, siamo passati a ri-vivere la vita nei seminterrati, senza acqua, col poco cibo che la moglie cercava di recuperare, con le bombe che cadevano, coi rifugi nei quali, per loro, era meglio non entrare. Pur non avendo nemici dichiarati, era meglio usare la tattica della "pruden-za", non mettersi in mostra, restare il più possibile in casa, anche oltre il necessario per difendersi dalle pallottole. Dopo vent'anni restano le emozioni, che vanno via via smarrendosi, ovviamente non ci si pensa più come una volta.
"Per giorni e giorni ci abbiamo pensato, le abbiamo rivissute, oggi rimangono indie-tro, i problemi quotidiani hanno il sopravvento. Ci siamo accorti che per giorni non ci pensavamo".
Come la sfilata. Difficile definirla vista da questa parte. Anche oggi è stato meglio essere "prudenti", specie con certa gente in giro (Si comprende il gran spiegamento di polizia).
"E' giusto ricordare, rispettare i morti, è un evento triste, che ha coinvolto una comunità intera estranea per la maggior parte al conflitto". Ma è vista oggi più come una fastidiosa speculazione politica.
Ecco, dopo una rakjia, scaturire la frase che più colpisce: "Nessuno si era vestito per andare in guerra tra di noi abitanti della città…".
Allora cosa ci facevano tutte quelle divise mimetiche, quelle facce dalla grinta belli-cosa, tutte quelle casacche nere oggi alla sfilata? La curiosità è forte e si passa all'a-nalisi della formazione dell'opinione pubblica per prepararla alla guerra etnica.
"Una notizia vera o falsa che sia diventa una verità a forza di ripeterla", mi dicono, " i media nazionali hanno martellato, ognuno con la propria versione, cosicché alla fine si nasconde la verità, siamo stati manipolati, ognuno dalla propria parte. Su certe menti deboli o semplici il gioco è diventato pericoloso".
“Se hai davanti macchine mediatiche organizzate da Zagabria , da Belgrado, da Sara-jevo, alla fine non capisci più niente o credi a quello che ti fa più comodo credere. Oppure fai come me, mi dice A., che oggi non leggo più nessun giornale, a malapena guardo la Tv, tanto nessuno mi dirà mai la vertita!”.
"La società socialista, lo Stato, ci risolveva ogni problema, per cui, al momento della spaccatura, delle tensioni interetniche, molti di noi hanno pensato che lo Stato alla fine avrebbe risolto anche questo problema, nessuno era pronto ad affrontare simili situazioni, ed infatti quando è cominciata la guerra abbiamo capito che era impossi-bile fermarla, il nostro Stato non c'era più…".
Come vive Vukovar questo ruolo di "città degli eroi"? Com'è la vita qui quando tutti se ne vanno?
"Troppo poco che funzioni economicamente, non vi sono le condizioni per attirare investimenti, Ci sono 2-3 aziende, ma non incidono sulla realtà locale. La burocrazia allontana le possibilità di avere nuovi insediamenti. Zagabria si interessa poco a noi, arriva puntuale la citazione della "memoria di Vukovar", ma non si mangia con la memoria!".
"Per noi serbi qui è ancora più complicato, abbiamo una posizione scomoda in Croa-zia, non abbiamo grande fortuna ad esser qui, ma alla fine siamo tutti sulla stessa barca, con gli stessi problemi e allora tutto si appiana un po' nella depressione gene-rale".
"Rimane una sostanziale divisione tra gruppi nazionali, talvolta sembra di essere davanti ad un punto morto appesantito dalle fratture, esistono riserve mentali tra i cittadini. Manca fiducia l'un con l'altro, manca coesione sociale.
Ci si incontra anche con una certa cordialità, ma rimane una cosa veloce, formale. Si percepisce la divisione tra le comunità".
I ritorni? "Non si torna dove non si hanno legami. Qui sono stati inseriti molti profu-ghi da altre zone di guerra per colmare i vuoti. Oggi forse l'80-90 per cento non è originario di qui. Si perde l'identità ed è più difficile creare legami. Come nel '45 quando si è riempita la città con altri profughi per colmare lo spazio lasciato libero dai tedeschi espulsi. Svuotata nel '45, semivuotata nel '91. Trasferito gente dalla Bosnia durante la Repubblica socialista, recuperato abitanti da varie zone dalla Croa-zia nazionalista. Una nuova Vukovar prima, una nuova Vukovar dopo. Pochi legami interni, pochi legami esterni. La storia come sempre si ripete!".
“Dopo il censimento del 2001 i serbi a Vukovar erano circa il 34%, i croati il 44. Ora i motivi economici hanno il sopravvento sui problemi nazionali. Se vi fosse una buona situazione economica si smusserebbero gli spigoli, si abbasserebbero le difficoltà. Le rimozioni hanno degli automatismi, specie nello spazio dei vent'anni, ma la crisi ren-de tutto più difficile".
"Non esistono mattoni per ricostruire gli animi" è la conclusione un po’ amara, ma molto realista, del nostro colloquio nella piccola cucina calda e ora anche piena di fumo, dove aleggia un po' di jugonostalghia. Di quando si andava Trieste a Ponterosso, oppure per un week-end a Dubrovnik.
"Si poteva andare in Cecoslovacchia, in vacanza in Ungheria. I nostri dinari valevano quando si andava in quei paesi. In casa c'era cibo in abbondanza, lo Stato pensava a tante cose. Ma oggi è improponibile una nuova Jugoslavia, sarebbe un'altra polve-riera e quindi…".
Bruno Maran da Vukovar per balkan crew
Le guerre jugoslave
mercoledì 23 novembre 2011

Sinceramente.. non se ne puo' più. Basta i dosta.
Alle volte vai a leggere un blog perchè ti piace e scopri che tutti i giorni, sistematicamente la Serbia è colpevole anche delle condizioni metereologiche.
Immagino se Bossi da di ictus ancora un po' di più, i suoi si prendono veramente i 300.000 mila fucili che hanno promesso di imbracciare, la padania secede e noi stiamo ancora a criticare Roma che interviene.
Migliaia di morti, nessun metro di terreno conquistato, due bombe ad orologeria sempre pronte a esplodere e sempre e ovunque : la Serbia che ha mosso la guerra contro...
Cavolacci... e chi era al confronto Don Chisciotte ? Un dilettante !
Le guerre jugoslave sono state una serie di conflitti armati, inquadrabili tra una guerra civile e conflitti secessionisti, che hanno coinvolto diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione.
1991. Guerra d'indipendenza slovena .. secede la Slovenia
1991/95 Guerra in Croazia.. secede la Croazia
1992/95 Guerra in Bosnia-Erzegovina ... secede la Bosnia
Risultato : la Yugo non c'è più e Eva era serba
Le guerre jugoslave
E a furia di dire che i serbi sono cattivi.. ecco cosa produciamo :
Ragazzo di 13 anni picchiato perchè serbo
Ko je poceo rat = Chi ha iniziato la guerra ?
Bruce Lee . Tvoj Mostar

Una crew così fantastica non si era mai vista !
Io (Lina) benedico chi mi bannava e mi ha costretta ad aprire uno spazio web assieme ad altri balkanofili, perchè mi si è aperto un mondo così fantastico che non posso nemmeno immaginare che esista su questa terra della gente così splendida.
E' bastato postare il convegno sulla cooperazione internazionale che si è svolto a Torino per far scattare la scintilla balkanika al nostro Dio sceso in terra Daniele e far si che mi inviasse questo filmato che ha dell'incredibile !!!
Davvero grande Eric Gobetti e davvero grandi i suoi collaboratori.
Io tanto per cambiare mi sono dinuovo innamorata, ma tanto lo avrete capito.. lo faccio ogni 3 x 2.
Guardate Nino Raspudic' quanto è bello, bravo, intelligente e ascoltate cosa dice degli italiani !!!!!!
Nino presidente del Parlamento italiano.. vieniiiiiiii !!!!!
E la traduzione l'ha fatta Gordana !!!
Fantasticoooo !!!
Per vedere questo bellissimo video cliccate qui.
E dedicata alla nostra fantastica crew : Stoja- Zena starija. La Balkania era una vecchia signora signora da tradire, ma chi tradisce, tradisce solo se stesso !!!
Il nostro gustoloso !
COMUNITÀ GIOVANILE. Sesta parte
martedì 22 novembre 2011
Continua da qui
BUSTO ARSIZIO - Ecco la pagina finale del diario dal Kosovo dei ragazzi di Comunità giovanile. Ѐ quella dei ringraziamenti, dei tanti grazie che il sodalizio vuole rivolgere ma soprattutto quella che rinnova un impegno che i ragazzi oramai chiamano “responsabilità”.
SABATO 20 AGOSTO - Rientro verso la Serbia, direzione Novi Sad
Partenza all’alba!
Nel pomeriggio abbiamo fatto tappa a Kragujevac e visitato la sede dei ballerini che in luglio avevamo ospitato alla festa di Comunità Giovanile. Occasione per intensificare il rapporto che si è venuto a creare, e per definire e programmare un loro prossimo tour in Italia.
ULTIMA SERATA TUTTI ASSIEME
Occasione per salutarci, ma soprattutto per scambiaci i pareri su questa missione umanitaria. Pareri, opinioni, impressioni, aspettative.
Parole dette senza troppi formalismi e senza filtri, come è giusto che sia stato, è finito il momento della diplomazia. Ovviamente alcune cose “storte” ci sono state, ma nulla di trascendentale. Di sicuro alcuni spunti saranno utili per un prossimo futuro, già anche per la prossima missione.
Ci sono già state molte occasioni per parlare e discutere, tante sono state infatti le ore trascorse sui mezzi, gli infiniti pranzi a base di carne cucinata in qualsiasi modo. Occasioni di confronto, di analisi di quello che abbiamo visto con i nostri occhi, delle sensazioni che abbiamo provato. Di quello che già da domani possiamo fare.
Da domani. Prima di tutto sarà quello di testimoniare quanto abbiamo visto, cercare di rendere pubblica la situazione il più possibile.
Nelle nostre associazioni. E testimoniare che come sempre, le informazioni che i media ci raccontano non sono sempre come la realtà dei fatti. Sono già stati programmati degli eventi, altri ce ne saranno ancora.
Perché?
Perché per noi il progetto non termina con oggi; abbiamo fatto quasi 3.500 km, ognuno di noi è pronto a farne ancora.
Tanti “grazie” dobbiamo ancora dire a chi ci ha dato una mano, alle tante Associazioni e decine di persone che ci hanno aiutato. Tante altre cose sono ancora da fare, è troppo forte il senso di responsabilità che ci è stato dato dalla dottoressa Jelica, quando ci ha detto che ora la cosa per loro più importante è che qualcuno gli sta ascoltando. Hanno, a ragion veduta, paura di essere abbandonati. E noi non lo permetteremo.
E' successo a Kragujevac
Magico Niko e magica Fanfara !
domenica 20 novembre 2011

A venti anni dai primi sbarchi sulle coste pugliesi, la tradizione musicale albanese e quella salentina si incontrano creando un ponte ideale sul Canale d'Otranto. L'allegria e l'energia della celebre Fanfara di Tirana, con l'incredibile voce di Niko Zela, incontra la pizzica esplosiva del Canzoniere Grecanico Salentino, il più antico e rappresentativo gruppo pugliese di musica popolare. Un evento unico, per uno spettacolo travolgente, ricco di colore, ritmo e magia, che celebra in musica e danza l'unione di due popoli dallo spirito indomito. Lo spettacolo è stato presentato in anteprima nel Ghironda Summer 2011 a Francavilla Fontana, riscuotendo un buon successo di pubblico e di critica.
Fanfana Tirana, considerata oggi tra le più belle brass band balcaniche, ha suonato nei più prestigiosi festival internazionali. Nel 2012 esce il nuovo progetto con i Transglobal Underground.
Nato nel 1975, il Canzoniere Grecanico Ssalentino è il primo e più antico gruppo di musica popolare salentina ad essersi formato in Puglia. Dal 2007 la conduzione passa dal fondatore Daniele Durante al figlio Mauro, affermato tamburellista e violinista che collabora con La Notte della Taranta. Miglior gruppo MEI e selezione Babel Med 2010 e globalFEST 2012.
Sabato 26 novembre alle ore 23.30 - 27 novembre alle ore 2.30. Fiera del Levante.
Fanfara Tirana
Fanfara su balkan crew
Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 23esima
venerdì 18 novembre 2011

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Le discussioni sulle cause specifiche di una guerra sono interminabili ed inconcludenti, e questo vale anche per il dibattito sulla guerra del Kosovo. È, invece, possibile individuare i fattori che influivano sulle due parti in causa.
Sul versante degli Albanesi kosovari, l’UÇK si trovava in una posizione in cui avrebbe beneficiato di qualsiasi esito dei negoziati: la LDK (Lidhja Demokratike e Kosovës, la Lega Democratica del Kosovo) di Ibrahim Rugova si trovava totalmente spiazzata dai giovani dell’UÇK.
Sul versante serbo, l’ipotesi fondamentale è che Milošević, come per i Serbi di Croazia e di Bosnia, decise anche in quest’occasione di sacrificare il destino di un numero impressionante di persone (circa un milione, equamente diviso tra Serbi ed Albanesi) sull’altare del proprio tornaconto.
L’obiettivo di Milošević era quello di provocare, mediante operazioni militari e paramilitari, spostamenti della popolazione tali da rendere possibile una successiva spartizione del Kosovo tra un’area serba ed una albanese, secondo il modello della spartizione realizzata tra la Grecia e la Turchia nell’isola di Cipro nel 1974. Testimonianza di questo progetto fu l’accusa fatta a Milošević da parte dello SRS di voler organizzare una “rinuncia ragionata” della regione.
Vera o falsa che sia quest’ipotesi, prima della guerra Milošević fu certamente accusato dai suoi avversari politici di voler organizzare una spartizione.
A confermare la bontà di questa tesi ci sono i dati forniti dall’Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite, secondo cui furono indotti a fuggire all’estero (principalmente in Albania e Macedonia) circa 800 mila Albanesi kosovari e ne furono spostati internamente nel Kosovo circa 500 mila.
Le stime sugli Albanesi kosovari uccisi dalle forze di polizia e militari serbe variano tra le 5 e le 11 mila persone.
Le autorità serbe hanno dichiarato di aver avuto 576 perdite tra i militari; Human Rights Watch ha stimato le vittime delle operazioni della NATO a 500 persone circa, equamente divise tra Serbi ed Albanesi.
Dopo la fine dei combattimenti, una parte notevole della popolazione serba del Kosovo (stimata tra 25 mila e 100 mila Serbi su 200 mila presenti prima della guerra) si rifugiò nella Serbia in senso stretto. Nei primi nove mesi dopo la fine dei combattimenti furono uccisi circa 300 Serbi kosovari.
Bisogna aggiungere in merito alla questione kosovara che, molto è stato fatto da Milošević grazie al gioco che la Comunità Internazionale ha portato avanti.
La maggior parte degli opinionisti hanno dato, e continuano a dare, l’impressione che la repressione etnica in Kosovo sia consistita esclusivamente nella sistematica repressione degli Albanesi kosovari da parte dei Serbi. Quest’immagine fuorviante serve a giustificare la demonizzazione su vasta scala dei Serbi, l’intervento della NATO e la situazione di limbo in cui è precipitata la regione sotto la guida dell’UNMIK.
È un fatto documentato che, prima del 1990, il principale responsabile della repressione etnica in Kosovo non sia stata la leadership serba, bensì quella della comunità albanese. Per molti anni, i nazionalisti albanesi sono stati responsabili della sistematica repressione dei Serbi nella regione.
Nel 1982, ad esempio, il “New York Times” così riferiva del conflitto:
I nazionalisti [albanesi] hanno una piattaforma di due punti; secondo Becir Hoti, segretario esecutivo del Partito Comunista del Kosovo, il primo è l’istituzione di quella che loro definiscono una Repubblica albanese etnicamente compatta e l’altro è la fusione con l’Albania, per formare una “Grande Albania” .
Come parziale risposta all’escalation della repressione contro i Serbi, Slobodan Milošević ne revocò l’autonomia. Le posizioni, quindi, si rovesciarono, e coloro che erano le vittime si trasformarono nei carnefici. Il governo serbo impose un regime discriminatorio alla comunità albanese, che restava una minoranza all’interno di tutta la Serbia, la cui diretta conseguenza fu una pesante repressione dei diritti civili e politici.
Da parte degli USA e della Comunità Internazionale, si era già pianificato un intervento militare nella Regione molto prima che il conflitto raggiungesse il proprio apice. Fin dal 12 agosto 1998, il comitato politico repubblicano del Senato degli Stati Uniti osservava che “il progetto per un intervento in Kosovo da parte della NATO guidata dagli USA è in gran parte definito. L’unico elemento mancante sembra essere una circostanza – insieme ad un’opportuna copertura da parte dei media – che renda politicamente vendibile l’intervento. È sempre più evidente come in Kosovo, Clinton stesse aspettando un fattore scatenante . Quando nel febbraio del 1998, l’UÇK cominciò a scatenare attacchi organizzati l’inviato speciale degli Stati Uniti nei Balcani, Robert Gelbard, durante una visita a Belgrado aveva lodato Milošević per la cooperazione in Bosnia e liquidò l’Esercito di Liberazione del Kosovo come gruppo terrorista . Contemporaneamente è evidente che Gelbard non riuscì ad individuare correttamente la repressione operata dall’esercito serbo e l’uccisione e la deportazione degli Albanesi kosovari. La conseguenza di questa iniziativa diplomatica statunitense era prevedibile. Jim Hooper del Balkans Institute così conclude: Holbrooke fece il gioco di Milošević, portandogli carote e dando il bastone agli Albanesi. Milošević prese quelle concessioni come il via libera a procedere alla repressione ed usò il pugno di ferro sia in Kosovo che nella stessa Serbia, annullando l’autonomia delle università e scagliandosi contro i media indipendenti .
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"
BOSNIA-ERZEGOVINA E SERBIA A ITALIA 150
giovedì 17 novembre 2011
Stamattina una mail letta con ritardo diceva :
"...siamo lieti di invitarvi all'incontro dal titolo "Bosnia-Erzegovina e Serbia a Italia 150", organizzato nel quadro delle celebrazioni per Italia 150, che si terrà al Cecchi Point, Via Antonio Cecchi 17, giovedì 17 novembre dalle ore 15.00 alle ore 19.30.
L'organizzazione è a cura del Settore Cooperazione Internazionale e Pace della Città di Torino in collaborazione con Re.te.ong, Segretariato Sociale Rai, SMAT, AMIAT, AlmaTeatro, Coro CAI UGET e associazioni della solidarietà internazionale. Cordiali saluti, Ing. Maurizio BARADELLO"
La mia giornata è così cambiata in ragione di questo incontro che non mi sarei mai persa per tutto l'oro del mondo.
E' stato bello vedere la cooperazione tra le aziende italiane e quelle bosniache e serbe e ci sono progetti anche per il Kosovo.
Alcune belle ragazze hanno sfilato con i vestiti fatti dalle signore bosniache e in sottofondo c'era la musica di "Mesecina"
Lo storico Eric Gobetti ci ha raccontato la sua esperienza balkanica :
"In treno, in macchina, in aereo, in autobus, in nave, in autostop, a piedi. Dieci anni di viaggi, dal 2000 al 2010. Dieci anni dormendo in alberghi, pensioni, affittacamere, campeggi, appartamenti metropolitani e case contadine, talvolta per terra, sul pavimento, in strada, sul cemento, sulla sabbia, nei prati. Dieci anni di passione, di studio, di incontri e di scontri, in un labirinto di popoli, di confini, di memorie divise. Uno sguardo non convenzionale sulle Jugoslavie, frammenti di paesi nati sulle macerie di quella che fu la gloriosa Jugoslavia di Tito, spazzata via dalla storia e dalla guerra."
Ciò che ho apprezzato di più è stato il cortometraggio "Neprijatelji" in cui il musulmano Kerim perde l'appartamento e vive in strada, fino al giorno in cui Dragan, sul letto di morte, gli regala il suo alloggio. Kerim si reca in ospedale per ringraziare Dragan e quest'ultimo gli confessa di essere stato lui a ferirlo in guerra. Kerim guarda Dragan stupefatto e pensa che anche tra i serbi ci sono brave persone e Dragan si dimostra un uomo meraviglioso perchè chiede il perdono al suo ex nemico
Grazie a tutti per questa bellissima giornata che ci avete regalato !
Ko je poceo rat ?
Nema problema! Jugoslavie, 10 anni di viaggi
COMUNITÀ GIOVANILE. Quinta parte
mercoledì 16 novembre 2011
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BUSTO ARSIZIO - Avevamo lasciato i ragazzi di Comunità giovanile al termine della visita al Monastero di Pec e alle prese coi pensieri emersi nel corso del primo giorno passato interamente in terra kosovara. Era il 17 agosto, per concludere il viaggio ci sono ancora da raccontare tre pagine di diario.
GIOVEDÌ 18 AGOSTO
Finalmente è giunto il momento di consegnare il materiale alla scuola dell’enclave serba, ma durante il tragitto ci fermiamo al “Campo dei merli”, il luogo dove venne combattuta la battaglia del 1389 tra cristiani e ottomani.
Ora sorge l’alta torre in memoria. Da sopra di essa è più facile immaginare le schiere di combattenti che si scontravano e le “adunate oceaniche” del leader carismatico Milosevic, che con i suoi discorsi patriottici rivendicava il diritto a una Grande Serbia.
Arriviamo dopo un lungo tragitto alla deviazione che conduce all’enclave di Osojane, che era stata completamente distrutta dopo il 1999, dove scorgiamo subito il parallelepipedo rosa della scuola; Fabio e Stefano ci fanno notare la presenza di altri edifici costruiti dopo la “missione di Pasqua” (per i ragazzi di Comunità giovanile questo è il terzo viaggio in Kosovo, nello scorso aprile erano stati in questa terra per la seconda volta).
Entriamo nel Municipio dove ci accoglie il vice-Sindaco, che con la consueta ospitalità, inizia a raccontarci le condizioni di vita nell’enclave, che dopo aver subito una diaspora degli abitanti pian piano si sta ripopolando; infatti, sono centinaia le famiglie che vorrebbero tornare dalla Serbia nella loro Terra, pur mancando le abitazioni. Tuttavia la situazione è ancora tesa: solo dall’inizio dell'anno ci sono state 3 case distrutte.
Il momento istituzionale è terminato, ora è il momento di darsi da fare e scaricare parte del materiale del furgone; molte braccia e in breve tempo, formando una catena umana, gli scatoloni sono depositati in un’aula.
Visitiamo la scuola, le aule, il generatore di corrente consegnato in aprile e la caldaia. Terminiamo la visita guidata da Tamara (una ballerina del gruppo di danze serbe Abraševic, conosciuta a luglio alla Festa di Comunità Giovanile e originaria di Osojane) che dopo averci fatto visitare un piccolo monastero ricostruito dopo il ’99, ci fa conoscere sua madre, dottoressa del centro medico.
Sulla via del ritorno abbiamo un fortuito incontro con un ragazzo della nostra età che ci viene incontro, si ferma a parlare, ci apre il suo cancello e ci accoglie nella sua nuova casa costruita vicino alle rovine della vecchia... distrutta … fino ad aprile c’era un militare di guardia.
Ci fermiamo a parlare… è un piacevole contrattempo. L’ospitalità si estende ai suoi nipoti e a sua sorella.
Immancabile la rakija (un superalcolico). Anche se è pieno pomeriggio e il caldo non ci da tregua, non si può non accettarla, sarebbe un segno di scortesia. Ci racconta la sua vita prima della guerra… fuggire, rientrare, la convivenza con gli albanesi che non distano più di un chilometro da casa sua ( magari proprio gli stessi che gliel’hanno incendiata ) ma non l’odio per chi gliel’ha distrutta.
Questo è un segno di civiltà. Particolare non trascurabile per queste persone. Fa impressione sentirlo dire che questa Terra è quella dei suoi avi, in quanto vi dimorano da oltre 700 anni ed è questo il motivo che l’ha spinto a tornare dalla Serbia.
In questo viaggio siamo stati fortunati per le molte occasioni di confronto avute. E sempre di più ci si rende conto dell'enorme differenza tra le cose lette, ascoltate anche dai nostri predecessori... e quello che ognuno di noi vive e prova.
La foto è di Alessandro Gori
VENERDÌ 19
Dopo un paio di visite di carattere storico-religioso a un mausoleo e a un monastero rigidamente ortodosso, infatti era vietato l’accesso a chi portava pantaloni corti (sic!) abbiamo attraversato il Kosovo verso sud arrivando a Silovo.
Il suo ospedale ha un bacino d’utenza di 35.000 serbi in tutto il sud-est del Kosovo; qui, dopo una riunione con la dottoressa Jelica e la nipote che ci traduceva in inglese le sue considerazioni e preoccupazioni, rispondendo alle nostre domande, ci siamo attivati a scaricare gli scatoloni di medicinali, i computer, il materiale didattico e i giochi per la vicina scuola…
Durante l’incontro una parola credo non sarà facile dimenticare: paura. La paura per il futuro, non sapere cosa potrà accadere domani... paura, per la sensazione di essere abbandonati, da Belgrado, da Mitrovica. Da tutto. Paura per i propri cari che non stanno vicino a te ora, forse perché è già successo e potrebbe accadere ancora.
Sono ovviamente importanti i farmaci, il materiale per i bambini che abbiamo portato. Il generatore di corrente donato ad aprile, attivo e funzionante, ma è più importante non sentirsi abbandonati.
La situazione è per loro sempre critica, incerta. Ci ha fatto vedere un elenco di bollette elettriche che in un solo colpo gli sono state consegnate: quattro anni di arretrati da pagare, ed anche in fretta, rischio, il taglio definitivo della corrente e conseguente chiusura del centro medico.
Ci guardiamo tutti in faccia ed in un attimo, con un breve cenno di assenso, capiamo già che faremo accesso alla nostra cassa, oltre ad una nuova autotassazione, per sanare questa situazione. La dignità dimostrata dalla dottoressa nell’accettare quella busta è sinonimo di un atteggiamento di rispetto nei nostri confronti, ma al tempo stesso, di non auto commiserazione. Il suo “why?”, il pronto “why not?”; la busta che svelta finisce nel cassetto, e lo sguardo che per un attimo si è abbassato.
Come segno di gratitudine ci è stata offerta la cena… ma sono stati importanti i ringraziamenti che ci hanno reso orgogliosi di aver partecipato alla missione. Significative le parole scambiate con la proprietaria del ristorante e dell’albergo, la quale ci ha raccontato la sua vita dopo la guerra e anch’ella ci ha dimostrato la voglia di andare avanti e di rimanere, nonostante tutto.
Come gesto cavalleresco abbiamo sparecchiato la tavola e la signora non la smetteva di ringraziarci.
Davvero fantastici !
Il gruppo Abrasevic a Villar Fioccardo
Il giorno di San Vito nelle enclavi serbe
Nole dinuovo da Fiorello !!!
lunedì 14 novembre 2011

Fantastico !!! Nole dinuovo ospite nella prima puntata del programma : "Il più grande spettacolo dopo il weekend", ma che vedo ? C'è la fidanzata di Nole !!
Ma quando si è fidanzato ? Non sapevamo nulla !!!!!!!!!!!!
Con due numeri uno a condividere lo stesso palcoscenico, non può che essere un successo. Novak Djokovic è stato l'ospite di punta per il debutto su Rai1 in prima serata della nuova trasmissione dello showman siciliano, "Il più grande spettacolo dopo il weekend" e non ha deluso il pubblico italiano, soprattutto chi ignorava la sua simpatia e le sue innati doti di intrattenitore.
Accompagnato dall'inseparabile compagna Jelena, il numero uno del tennis mondiale, in smoking e sneakers bianche, sta al gioco. Viene presentato cosi: "È il numero uno al mondo, non lo batte nessuno. Li ha battuti tutti". Il serbo regala al presentatore la racchetta (è senza corde e Djokovic dice: "Forse in 15 anni impari...") e la maglietta con cui ha vinto gli Us Open, più quella usata al Foro Italico. Fiorello risponde con la giacca gialla usata per il Karaoke nel 1992 e un improbabile cappellino provvisto di coda alla Agassi. Arriva la domanda sugli avversari di sempre , Federer e Nadal ("I più difficili", ammette Djokovic) e sugli italiani ("Temo solo Fiorello"). Così, entra la rete nello studio per il momento clou.
Non può mancare infatti la partita a tennis improvvisata: i due si sfidano usando due padelle. Vince Fiorello per tre punti a due, prima di un balletto che chiude l'esibizione di Nole. Perfettamente a suo agio nei panni del ballerino, nonostante "avessimo provato solo 5 minuti prima di andare in scena". Del resto quando due numeri uno si mettono insieme...
Tratto dalla Gazzetta dello sport
Qui le immagini relative a un vecchio programma
Il video di Djokovic da Fiorello
Promettilo !
domenica 13 novembre 2011

Ho visto un film fantastico !!!
Protagonista Tsane, un giovane serbo che vive con il nonno e la mucca Cvetka in un villaggio praticamente abbandonato su una remota collina. Negli ultimi istanti della sua vita, l’uomo chiede al giovane di esaudire i suoi ultimi tre desideri: vendere la mucca, comprare l’icona di un santo e trovare una moglie.
Il protagonista si troverà dunque nel bel mezzo di una serie di situazioni paradossali finché non incontrerà Jasna.
Nel cast troviamo Uros Milovanovic, Marija Petronijevic, Ljiljana Blagojevic, Aleksandar Bercek, Kosanka Djekic, Miki Manojlovic, Stribor Kusturica, Vladan Milojevic.
Promettilo .. di Emir kusturica
Bye bye Berlusconi !!!
sabato 12 novembre 2011

Mai più ! E' la parola d'ordine di ogni italiano.
Alle 21.40 del giorno 12 Novembre 2011, l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni al Capo dello stato.
Una folla infinita si era radunata davanti a Palazzo Grazioli e davanti al Quirinale e tutti urlavano : buffone .. galera !!!!
Alla notizia della firma alle dimissioni la folla è scoppiata in canti, balli e brindisi con lo spumante.
L'ex Presidente del consiglio ha dovuto uscire dal retro.
Sappiamo tutti che ci aspettano giorni durissimi, ma guai a chi ci ruba questi attimi di gioia fantastica !!!!
Berlusconi arriva al Quirinale per le dimissioni
La folla esplode di gioia !
I peggiori anni della nostra vita
Criticateci pure, saranno lacrime e sangue, ma proprio per questo l'Italia onesta aveva diritto a questa festa !
Le parole di Roberto Saviano
Roberto Benini
venerdì 11 novembre 2011

Nel 1999 venivo in contatto con la triste realtà delle bombe umanitarie nei Balkani e in particolare con la cittadina di Cacak, poichè il mio amico radioamatore Milos era su un'altura e molto spesso riuscivamo a parlarci. Le comunicazioni radioamatoriali non sono proprio come quelle telefoniche e variano in base alla propagazione delle onde elettromagnetiche. Io ho studiato per 4 anni e non saprei spiegarvi la propagazione delle onde, ma se stai in alto è meglio.
Da quel momento ho sempre cercato qualche aggancio per poter andare nei Balkani e ho trovato in internet il nome di un ufficio di autotrasporti. Ho telefonato e ho parlato con Branko, un signore che continuava a chiedermi cosa volevo trasportare. All'inizio è stata una litigata unica. Io cercavo persone che portassero aiuti tipo vestiario e medicine e loro che urlavano che non erano un'impresa di beneficenza. Alla fine Branko è diventato uno dei miei migliori amici e il primo giorno che sono andata a Cacak e l'ho conosciuto lui è arrivato con un regalo : un dvd della "Vita è bella" in serbo.
Da allora ho capito che la forza non sta nell'avere tante tv, essere criminali e vermi, ma bensì nell'umiltà e nella simpatia.
Benigni è universale e oggi ci ha regalato una bellissima nuova pagina : è stato a Bruxells, al parlamento europeo.
E' un peccato non poter tradurre. Ogni parola di questo piccolo grande uomo è un grande insegnamento di vita.
Grazie Roberto !
Roberto al parlamento europeo
Roberto Benini
Too Little Too Late
giovedì 10 novembre 2011
E' una cosa incredibile... siamo nati per parlare di cultura, sport, religione, musica eppure i nostri post più seguiti sono quelli di politica.
Si era iniziato dicendo che la politica l'avremmo lasciata gestire ad altri, ma il primo sconfinamento ad opera di Skender, in un parallelo tra Berisha e Berlusconi nel post Omologhi, ha avuto un successone ed è stato ripreso da numerosi altri blog.
Per un po' non abbiamo più sconfinato e ci siamo mangiati le mani diverse volte, ma poi è arrivata la famosa partita di Genova e l'arresto di Mladic.
Impossibile non parlarne. Col post di Mladic abbiamo perso due lettori fissi e ne abbiamo acquistati una 20ina. I lettori fissi sono quelli che ci indicano la strada poichè sono persone dei Balkani o amanti dei Balkani ed è giusto seguire i loro interessi.
Mai avremmo pensato che gli interessi dei Balkani potessero essere rivolti all'Italia. Oggi ci ritroviamo in una situazione disperata e non si vede l'uscita.
In questa situazione ci siamo messi da soli votando persone incapaci che ci hanno portato nel baratro.
I primi problemi si sono avuti negli anni '80 e si sono risolti aumentando il debito pubblico. Nei primi anni '90 entrava in politica Silvio Berlusconi, un industriale che dal nulla era diventato ricchissimo anche se nessuno sa come.
Da allora si sono succeduti diversi governi sia di destra che di sinistra, ma ha governato molto più la destra che la sinistra.
Nel 2008 la crisi internazionale ha azzoppato tutti i cavalli sani, più quelli malati tipo : Portogallo, Spagna, Grecia e Italia.
Ogni stato ha cercato di combattere la crisi come meglio poteva, tranne l'Italia che si è trovata in una situazione particolarissima per due importanti questioni.
Innanzi tutto abbiamo una legge elettorale chiamata "porcellum" per cui non è il popolo a decidere chi votare e il politico più gettonato è il più ricco e quello che gestisce il 95 % dell'informazione.
Abbiamo galleggiato fino ai primi giorni dell'Agosto 2011, in mezzo brutte figure internazionali, fughe dalla giustizia e orge, ma poi l'Europa ha detto stop e l'Italia è precipitata nella povertà.
Cosa accadrà di noi nessuno lo sa, ma tutto il mondo guarda a noi e i Balkani ancora di più poichè molti progetti di aiuto internazionale partono proprio dall'Italia
Il Presidente del consiglio è salito al Colle per rassegnare le dimissioni, ma post-datate (come gli assegni di chi poi non vuole pagare). Napolitano gli ha creduto sulla fiducia e gli ha lasciato del tempo per approvare il ddl stabilità. Peccato che ai mercati e alle banche europee questa mossa, destinata ad avere il plauso di giornalisti e politici, non è piaciuta. Prova ne è lo spread che è schizzato in alto e gli indici di borsa affondati nei più profondi abissi. Evidentemente i mercati non hanno dato al Cav la stessa fiducia che gli ha concesso Napolitano.
Sulla CNN le gaffe di Berlusconi
Non c'è più tempo...
Dieci facce e dieci parole...
Il progetto di Kusturica a Visegrad
martedì 8 novembre 2011
Per girare i suoi due prossimi film Emir Nemanja Kusturica costruirà un'intera città! Per quest'occasione Kusturica ha incotrato il presidente della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, Milorad Dodik, a Visegrad. Nei dintorni della piccola città con il famoso "ponte sulla drina" veranno costruiti una cinquantina di edifici in pietra (reciclate da case distrutte dell'Erzegovina) che costeggeranno il fiume Drina e questa mini-città si chiamerà Andric-Grad (la città dedicata al Premio Nobel della letteratura Ivo Andric) e dovrebbe rendere l'idea di Visegrad nel periodo in cui fu eretto il ponte. Infatti Kusturica, oltre a realizzare il suo prossimo film "Pancho Villa" nel set di Andric-Grad, vuole girare lì anche "Il ponte sulla Drina".
Quando ho sentito questa notizia, in un primo momento mi sono chiesta se può funzionare un progetto di queste dimensioni in una cittadina piccola e un po' addormentata (guardate un po' le foto di Visegrad nei miei vecchi posts qui su balkan-crew e qui su Sajkaca). Poi mi è venuto in mente che orrore stanno realizzando a Skopje, cercando di sbattere lì una certa quantità di edifici, venuti dal niente creando una spece di set storicista.
Mai poi ho pensato che Kusturica ha già realizzato Drvengrad (la città di legno) un villaggio interamente costruito di legno in stile rurale serbo, e nonostante si trova sempre qualche critica, lo considero un progetto riuscito bene!
Anche per Andric-Grad ci sono però già le prime critiche, e non riguardano l'architettura, ma, per esempio, alle vittime di guerra musulmane da fastidio che il progetto viene realizzato da un regista serbo e sostenuto da parte serba. Ad altri da fastidio che Kusturica bazzica intorno a politici nazionalisti serbi. Kusturica da parte sua, sottolinea che l'intenzione è di creare qualcosa d' importante per i Balcani e di dedicare a Ivo Andric la giusta attenzione che si merita.
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Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 22esima
domenica 6 novembre 2011
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2.3 Il Kosovo: la fonte di potere di Milošević.
Nel corso della primavera del 1998 fece la sua prima comparsa nel Kosovo una formazione di guerriglia albanese, l’UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës, Esercito di Liberazione Albanese).
Le dimensioni e l’efficacia militare dell’UÇK non erano molto grandi, ma la sua comparsa segnava la rottura di un tabù. Sino a quel momento gli Albanesi kosovari non avevano fatto ricorso alle armi per la lotta politica. D’altronde, da più di un decennio la polizia e l’esercito della Serbia avevano sistematicamente perseguito gli Albanesi che detenessero armi.
Due fatti spiegavano questo mutamento improvviso. Innanzitutto il cambiamento generazionale che era occorso alla leadership albanese:
La vera distanza che separa il presente (1994) dagli anni ’70 nel Kosovo, è di ordine generazionale. La guida nazionale kosovara si è formata per intero nel contesto iugoslavo: nel partito unico, all’opposizione, finanche in carcere. Nella sua cultura politica, l’attitudine a maneggiare i conflitti – per quanto duri – in una cornice giuridica ed istituzionale ha depositato una certa dose di moderazione. Un giovane albanese che cerchi di razionalizzare nella militanza nazionale le molteplici frustrazioni della sua esistenza nel Kosovo d’oggi, verosimilmente si è formato per intero in un’atmosfera di odio etnico, di non-diritto, di deprivazione educativa, economica e perfino morale (status quo come negazione di ogni prospettiva futura). Il radicalismo degli obiettivi e dei mezzi è parte integrante della sua cultura politica. Non a caso la leadership kosovara “istituzionale” sta subendo una crescente contestazione da parte di settori impazienti del movimento nazionale, che giudicano “non pagante” la linea di resistenza non-violenta .
Il secondo mutamento ebbe luogo il 1997 nelle vicinanze del Kosovo: la crisi albanese, nel corso della quale fu dato l’assalto ai depositi di armi dell’esercito nazionale, facendo dell’Albania il paese europeo con la più elevata disponibilità di armi tra la popolazione civile.
Il Kosovo, in altre parole, si trovava vicino al più grande “negozio” di armi a buon mercato. Era prevedibile ed inevitabile che una buona parte di queste armi finissero rapidamente nelle mani degli Albanesi kosovari.
La situazione del Kosovo esplose ufficialmente nel 1998. In una provincia popolata all’80% da Albanesi, non fu difficile per l’UÇK colpire obiettivi civili e militari serbi. In tal modo l’Esercito di Liberazione riuscì nel suo intento, che era quello di suscitare la reazione dell’avversario, privando contemporaneamente i moderati albanesi di qualsiasi margine di manovra.
Nel frattempo, la situazione generale della provincia si deteriorava precipitosamente. Secondo l’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite (ACRNU), nell’agosto del 1998 vi erano circa 300.000 individui spostati all’interno del Kosovo o rifugiati al suo esterno.
Nello stessa estate le Potenze occidentali cominciarono ad intervenire sul problema kosovaro, cercando di imporre alla Serbia e agli Albanesi kosovari un compromesso che restituisse agli Albanesi una qualche forma di autonomia reale, ma che mantenesse la provincia all’interno della Serbia.
Le motivazioni da parte americana ad intervenire nel problema non sono mai state molto chiare, anche perché l’area era considerata non rilevante ai fini strategici, e gran parte della classe dirigente statunitense era comunque contraria ad un qualunque tipo di intervento nella regione, sia per il rispetto del principio di diritto internazionale riguardante il rispetto dei confini nazionali, sia perché, in un’ottica che oggi risulterebbe molto più chiara, non volevano impegnare il proprio apparato militare al fianco di quelli che l’amministrazione Clinton non esitò a definire “terroristi di matrice islamica”.
La motivazione da parte europea era, invece, molto più chiara, dal momento che il continuo deterioramento della situazione produceva un continuo flusso di rifugiati (soprattutto in Germania ed Italia) che non potevano essere respinti.
Nell’ottobre del 1998 gli occidentali ricorsero alla minaccia di un intervento militare per imporre a Milošević un accordo sul Kosovo, ma nello spazio di poche settimane la guerra civile riprese.
I negoziati della conferenza di Rambouillet, convocata a Febbraio, fallirono nel mese di Marzo e nello spazio di poche settimane, dopo la ripresa dei combattimenti tra Serbi ed Albanesi, la NATO decise di intervenire.
Pag 57
"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"
Tifa & Elvira - Baraba
sabato 5 novembre 2011
Ecco.. lo sapevo.. mi sono di nuovo innamorata !! Stavolta il cuore non mi ha detto proprio bene perchè il mio nuovo amore Tifa ha una carriera un po' discussa a causa di alcuni comportamenti non sempre corretti, ma alla fine della fiera, è stato un bianco bottone e questo lo fa diventare fantastico !!!
Oprosti sto sam bio baraba, jer nisam znao da si tako slaba, nisam znao da ces plakati.
Bila sam dijete, i nisam znala koliko suza za ljubav treba, nisam znala da ce prestati
A sada idem sto dalje od tebe i ne dam da mi srce skamene!
A sada idi sto dalje od mene, idi ljubi ti, idi ljubi ti nekog ko ce tebe voljeti
Ja sam te uvjek ljubio lazno i meni nije bilo vazno, dal me volis ili ne volis
Bila sam djete i nisam smjela ,samo sam malo ljubavi htjela al to ce znati nakon price djavoli
Per ascoltare il brano, cliccate : Baraba. A sada idem
Elvira Rahic
Tifa (Mladen Vojičić)
BIJELO DUGME(TIFA)-LIPE CVATU (Sarajevo 2005)
Bijelo dugme - Turneja 2005 - Tifa
Tifa e i 200.000 ragazzi di Belgrado !!!
Cadono le stelle !!!
Evo zakleću se (BG)
Kad bi bio Bijelo Dugme - Alen & Tifa & Zuzi Zu
E infine , la canzone più bella del mondo :
Ako ima boga .. anche se qui Tifa non c'è !!
COMUNITÀ GIOVANILE. Quarta parte
venerdì 4 novembre 2011
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In questa ultima pagina di diario raccogliamo le “visite” che i ragazzi di Comunità giovanile hanno fatto nel loro viaggio in terra kosovara, in particolare nelle giornate del 17 e 18 agosto.

MITROVICA
Come il mondo cambia attraversando un ponte! Sorvegliato in maniera continua anche dai carabinieri italiani e le forze della MSU. Una Berlino dei Balcani.
Mitrovica è infatti divisa in due parti dal fiume Ibar. A sud la parte albanese, a nord, dopo il ponte, la parte serba.
Difficile credere e vedere che passare un solo ponte, come un immaginario confine, si passi dalla fierezza e raffinatezza delle donne serbe come simbolo di orgoglio, alla sciatteria delle “shqiptare”.
Raccogliamo la nostra guida che ci accompagnerà in questi due giorni.
Prima di dirigerci verso i monasteri di Pec e Decani, ci vuole far vedere un “simbolo” del loro orgoglio: LE BARRICATE.
Il silenzio cala in auto dopo la visita al presidio, anche la radio tace. Si pensa... si riflette... si ripensa alle donne, agli uomini... ai volti delle persone che abbiamo visto.
Volti fieri e orgogliosi... Che hanno abbandonato la loro casa per la loro nuova casa. Sono qua, in difesa metro per metro di confine.
Barricate fatte di cumuli di sassi, di mattoni, di copertoni, di legna. E una croce in acciaio piantata in mezzo alla strada, come ad indicare la nuova via.
Bandiere della Serbia ancora nuove e con le pieghe, sventolano su mille lampioni.
È questo quello che la popolazione serba ha fatto dopo i recenti scontri e rappresaglie del “governo kosovaro” che voleva impedire il traffico commerciale con la Serbia.
La popolazione locale, ha infatti deciso e abbandonato le proprie case per questo presidio fisso, scandito con turni, per non lasciare incustodita per un solo istante la via di accesso verso il resto del Kosovo.
Ci sono molte donne, in attesa del cambio turni, o in attesa del ritorno dal lavoro degli uomini. Visitiamo anche una “postazione” dove alcuni uomini presidiano la via.
Sono i più restii a parlare, forse ne intuiamo il motivo. Ma capiamo che saranno disposti a tutto pur di difendere la loro terra.
L’ultima parola che un anziano ci lancia è “Kosovo is Serbia”! La nostra risposta “Always is Serbia” alzando le 3 dita della mano destra.
VIAGGIO VERSO PEC
Una sofferenza il viaggio in pantaloni lunghi, in quanto gli ortodossi sono molto rigidi nell’applicare il regolamento che vige nei monasteri: niente foto, niente fumo, niente armi e niente vestiti succinti.
Morfologicamente il panorama non è così sgradevole. Delle pianure che si intervallano a colline si vede il giallo del grano appena tagliato. Arbusti, e qualche bosco. I campi arati sono una netta minoranza anche in zone dove si potrebbe coltivare.
Con il suo occhio allenato Giovanni , già vede diverse pareti di arrampicata… Quello che stupisce sono le costruzioni fatte... motel in mezzo al nulla.
IL MONASTERO DI PEC
Sensazione di pace, dopo ore traffico e caos. L’impressione di Pec è quella di una città molto più “storica” che non sia Pristina. Edifici più datati. Una certa “omogeneità” nelle costruzioni, anche se non mancano le solite incongruenze architettoniche già viste a Pristina.
Nel monastero ortodosso facciano un incontro con un personaggio enigmatico... Una signora di almeno 80 anni, francese e vestita di nero, “La Madame”.
Incontriamo e ci fermiamo a parlare con Emanuele, un sergente italiano della KFOR , capiamo che anche a lui fa piacere parlare con noi “civili”. Ci spiega il suo punto di vista qua in Kosovo. La situazione è molto cambiata in meglio rispetto alla sue precedenti esperienze (il dubbio a che cosa si riferisse è rimasto, ma non volendo metterlo in difficoltà si è evitato di approfondire).
Di sicuro abbiamo capito che tutta la storia degli scontri delle ultime settimane era assolutamente montata ed esagerata.
Perché? Da chi? Una risposta potremmo averla! Ma anche in questo caso la teniamo per noi. Questo viaggio ci ha fatto imparare un po’ di diplomazia... sappiamo bene gli obiettivi della nostra missione, e soprattutto delle successive. Quindi meglio tacere, soprattutto per le orecchie lunghe di chi è qua e ci ascolta.
MONASTERO DI DECANI
Casuale quanto fortuito incontro con Francesco, un volontario di Siracusa. Molta cordialità. Ci accoglie sulla veranda con del succo di mele e l’immancabile rakja (una sorta di grappa locale offerta in senso di cordialità, impossibile rifiutarla. Nota di cronaca: nella parte albanese non “esiste” questa bevanda, tradizione, usanza, ospitalità).
Veniamo “identificati” per una maglietta... positivamente molte porte ci vengono aperte, e molte possibilità in via eccezionale vengono a noi riservate: una esaustiva visita al monastero dopo l’orario di chiusura. Suggestiva la visione di certe opere d’arte con la luce della notte.
L’esclusivo rito religioso del bacio alla teca di Re Stefano e benedizione del patriarca del monastero.
Francesco ci racconta aneddoti a non finire. Dal ‘99, ma anche di qualche settimana fa. I militari italiani sono in difesa dell’ingresso al monastero, mentre gli sloveni ai check -point sono lungo la strada che conduce al monastero. Ci fa notare che i cimiteri serbi sono abbandonati e non curati perché è troppo rischioso per loro andare a visitarli e a pulirli.
153 tra monasteri e chiese profanate dal 1999. La cattiveria arriva alla devastazione dei luoghi cristiani con l’obiettivo di distruggerne il ricordo, anche incendiano con pneumatici perché le particelle bruciate si fondono con la calce degli affreschi, rendendone impossibile il recupero.
In questo posto di pace, qualche mese fa, c’è stata la visita di un importante uomo di Stato americano... anche loro non volevano trasformare il Kosovo in quello che ora è...
Rientro verso Pristina, di notte. Tutti i distributori di benzina sono aperti, con mille luci. Il personale seduto in attesa, ma non c’è nessuna auto a far rifornimento. Questo accade per molte officine, ma qua si notano più spesso cofani aperti e mezzi sui ponti-auto con gente che guarda dentro… non stupisce... viste le condizioni delle strade…
Nessun commento sulla sistemazione per la notte che ci è stata trovata dall’ambasciata.
Come si dice… “la ragion di stato ci fa ingoiare più di un rospo amaro”.
Grande Paolo e compagni !
L'Italia è al collasso
martedì 1 novembre 2011

Our Prime Minister Silvio Berlusconi is destroying Italy. Everybody ask for his resignation, but he will bring us to the destruction.
Balkani, please, pray for Italy



