Milena Gabanelli a Vukovar. Parte terza
lunedì 16 gennaio 2012
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....Il trasporto blindato parte velocemente, sbandando sul fango e io non ho appoggi e sbatto la testa e le ginocchia contro il ferro. Un tragitto di un'ora senza un pensiero, solamente l'attesa di un'esplosione improvvisa e una vampata di fuoco. Al campo base dei soldati mi dicono che ogni notte pregano Dio perché non li risvegli più. lo penso a mia figlia di 7 anni e a quelle madri a cui la pietà divina ha forse risparmiato l'orrore portandosele via prima. Non ho avuto il tempo di mettere nessuna protezione su quella parte fragile che vive candidamente in tutti gli uomini e così l'insopportabile è penetrato senza ostacoli. Piango come solo una madre può fare. Vorrei parlare con mio marito, ma mi sembra una crudeltà inutile. Telefono a Minoli, gli racconto la giornata e mi scuso per non essere stata in grado di fare il mio Iavoro, per aver scelto male stavolta il suo inviato. Al contrario di quel che si pensa di lui, mi ha pregato di non tornare più a Vukovar, che non gliene importava nulla e che un altro forse si sarebbe fermato a Belgrado. All'alba del giorno 20 chiedo se mi danno una scorta per ritornare sul luogo della sera prima. Arriva una jeep con una prigioniera, mi dicono che ha ammazzato una decina di persone con l'aiuto del fidanzato. Le chiedo perché, e lei mi risponde che il prete della sua parrocchia, durante la messa diceva sempre che appena la guerra sarebbe esplosa bisognava fare fuori i serbi. Sul luogo della sera prima non c'è più traccia dei bambini, l'esercito federale li ha portati via durante la notte. La storia di Vukovar è finita e quello che ha lasciato nei cortili, dentro ai forni delle cucine o attaccato ai pali della luce non è altro che l'impronta della guerra: una condizione nella quale nessuno si fa del bene. Anche se i nostri focolari si spaventano e ci persuadono della barbarie dell'Altro. Il 19/20/21 novembre l'Ufficio Informazione del Ministero della Difesa di Belgrado aveva bloccato i permessi di accesso a Vukovar e Borovo a tutti i cronisti. Il 21 novembre leggo in aeroporto la notizia del massacro. La fonte è l'agenzia Reuters. Qualche ora dopo, quando arrivo a Roma, è già stata diramata la smentita. Quale comportamento occorre adottare quando hai visto qualcosa che le fonti ufficiali smentiscono? Quando non hai prove e neppure autorevolezza? Io ho seguito, con convinzione, le indicazioni del Direttore della testata per cui stavo lavorando. Minoli non ha appreso la notizia dai giornali, ma due giorni prima da me, e il mio rapporto di collaborazione con Mixer non è mai sconfinato in eccessi. Ho fatto la cronaca del mio viaggio "casuale" (Mixer 2/12/91) e montato le interviste raccolte senza l'asetticità dell'inviato che morde e fugge, poiché la mia condizione era diversa. Il mio compito era chiaro e dichiarato in apertura di trasmissione "dalla parte dei serbi". Ero con i volontari serbi perché era il solo modo di arrivare in quei luoghi in quei giorni. Ho vissuto il loro odio, le loro paure, ho visto lo strazio di civili che hanno subito scelte senza condividerle, e ho cercato di esprimere tutto questo. In guerra anche i bambini muoiono, ma su quei corpi si era accanita una volontà precisa. Con quale coscienza avrei potuto ignorarlo? Ho avuto la percezione, solo la percezione, mai la certezza, che si trattasse di bambini serbi e ho lasciato che si intuisse. Non ho sposato nessuna causa, e credo che sia onestamente azzardato farlo in una guerra civile; ho solo seguito la linea editoriale che, in quel caso, proponeva il racconto di un'esperienza personale.
Da allora, e per lungo tempo, sconosciuti hanno subdolamente minacciato me e Minoli al telefono, mentre in forma ufficiale le Associazioni, e il Comitato Pro-Croazia, hanno iniziato una campagna di protesta indirizzata al Direttore e al Presidente della Rai e presentato un esposto alla Commissione Parlamentare di vigilanza sottolineando quanto segue:
"... mai una volta la Vostra "inviata" ha evidenziato la verità dei fatti e cioè che Vukovar è stata attaccata e distrutta e le popolazioni uccise e deportate dall'esercito serbo e dai sanguinari cetnici, violando la Convenzione di Ginevra. Neanche il sig. Goebbels avrebbe effettuato una così sfacciata manipolazione delle notizie come invece avete inteso fare Voi utilizzando una TV di Stato".
"... Dal punto di vista dell'etica giornalistica la Gabanelli ha fatto un pessimo servizio alla verità e alla sua rete Tv. La giornalista afferma di aver visto molti bambini sgozzati, ma non li ha filmati, non li ha contati e soprattutto non ha potuto verificare se si tratta di bambini croati o serbi. Tuttavia ha lasciato l'impressione che si tratti di bambini serbi. Non si è premurata di verificare chi sia in realtà il comandante "Arkan", un criminale. I bambini di Borovo Naselje erano tutti croati.... Disgustoso poi l'interrogatorio della povera ragazza, dai cui occhi traspariva il terrore di una prigioniera che attende dì essere scannata e che recita una parte che le è stata imposta. Dalla diocesi di Djakovo ci giunge la conferma che non esiste alcun sacerdote cattolico che risponde al nome detto dalla prigioniera. Chiediamo rettifica a nome dell'obiettività e dell'imparzialità".
"... per oltre 20 minuti mai una volta la Signora Milena Gabanelli ha riferito il vero, Vukovar è una città croata, attaccata e distrutta dai guerriglieri serbi, e la popolazione uccisa e deportata è di nazionalità croata".
Le suddette contestazioni, il cui obbiettivo era quello di ottenere una rettifica da pare del garante per l'editoria, hanno certamente una legittimità. Le persone che, in Italia, sostengono la causa croata, difficilmente accettano che venga messa in discussione l'innocenza del popolo croato, cioè di tutti i croati, nessuno escluso. Mi sembra inevitabile però fare un paio di precisazioni: Vukovar è una città a popolazione mista (secondo i croati a maggioranza croata e per i serbi a maggioranza serba), e tutto quello che ne consegue (distruzioni, omicidi e deportazioni) ha toccato entrambe le etnie. Io ero da parte serba e quindi parlavo di loro, né più né meno come i miei colleghi fanno quando si trovano da parte croata (cosa che succede molto più spesso). Non ho filmato il massacro. E a questo punto è legittimo il dubbio, ma la certezza mi sembra un po' azzardata, poiché io ero là, mentre chi mi accusa si trovava in Italia. Non li ho contati e non ho controllato i documenti per verificarne la nazionalità, è vero. Vorrei solo un altro esempio di collega diligente che in una situazione analoga abbia agito diversamente. Mi sembra opportuno ricordare che la paternità degli eccidi viene addebitata solamente al fronte opposto rispetto a quello in cui l'inviato si trova. Trattandosi di un terreno sul quale non è facile muoversi da soli, è evidente che in qualche modo la verità è sempre deformata. Io ho parlato di "percezione" e non di certezza. In altri casi (dal fronte croato) si parla sempre di certezze. Non esistendo in Italia un Comitato pro-Serbia, queste certezze non vengono mai contestate. Per quel che riguarda la prigioniera, io mi sono limitata a fare "un'intervista", avvenuta senza essere concordata con nessuno. La traduzione si è rivelata fedele alle mie domande, quindi non ho ragione di pensare che siano state fatte delle pressioni in quella circostanza. Comunque durante la trasmissione, dopo la testimonianza della prigioniera, il filmato è stato interrotto dalla seguente precisazione di Minoli: "La signora fa affermazioni molto pesanti, ma ricordiamoci di Moro, Cocciolone ecc. Si tratta di una prigioniera e quindi potrebbe sentirsi costretta a fare queste affermazioni per tentare di salvarsi". E a questo intervento io ho ribadito dicendo "la sola cosa che si può dire è che in una condizione di non libertà la prigioniera sostiene che il prete Borislav Petrovic incitava all'omicidio. Non possiamo dire che questa sia in assoluto la verità".
La cronaca ci ha mostrato in seguito e in varie occasioni un serbo prigioniero dei musulmani, che dichiarava di essersi a lungo allenato a sgozzare maiali, prima di eseguire la pratica su qualche decina di "nemici". Si è gridato all'orrore, senza valutare la sua condizione dì prigioniero.
Il 13 gennaio 1991, il garante per l'Editoria, Giuseppe Santaniello, con una pronuncia di 13 pagine, ordina alla Concessionaria per il servizio radiotelevisivo la rettifica adducendo le seguenti motivazioni:
"Appare accoglibile la richiesta a che venga rettificata l'affermazione che nell'ambito delle ostilità del conflitto jugoslavo vi sarebbe stata una strage di bambini, lasciando intendere, dal contesto della trasmissione, che i bambini fossero serbi e gli autori dell'eccidio croati. La verità appare smentita dalle deduzioni del Comitato Pro-Croazia e dalle risultanze documentali, ivi comprese notizie di cronaca di testate giornalistiche".
Però nell'ordinanza del garante c'è un riscontro interessante:
"Con riferimento alla notizia secondo cui tal sacerdote Borislav Petrovic avrebbe incitato dal pulpito eccetera,... la Sacra Congregazione per il Clero ha evidenziato le seguenti circostanze: nello schematismo della chiesa cattolica esiste un sacerdote di nome Borislav Petrovic [1], ma a giudizio dei suoi diretti Superiori, si tratta di un sacerdote assai pio e assolutamente alieno da ogni forma di fanatismo e nazionalismo. La notizia quindi riportata dalla rubrica Mixer va rettificata nel senso che non sussistono elementi oggettivi, idonei a dimostrare le circostanze dell'incitamento al massacro di serbi da parte di tal sacerdote Borislav Petrovic".
Sul piatto della bilancia pesano di più le deduzioni del Comitato Pro-Croazia della mia testimonianza, peraltro non supportata da alcunché. E' evidente. Per quel che riguarda le notizie di cronaca di testate giornalistiche, si basano essenzialmente sulla notizia diffusa dalla Reuters secondo la quale un fotografo jugoslavo ha prima denunciato il massacro e in seguito ha precisato: " Ho visto solo qualche corpo di bambino che veniva messo nei sacchi di plastica ".
Nessuno si è preoccupato di andare a verificare sul posto, tranne l'inviato del settimanale "Oggi", Andrea Biavardi. Ma il suo pezzo, nel quale venivano riportate testimonianze di sopravvissuti che dichiaravano di essere a conoscenza dell'eccidio, non è stato tenuto in considerazione. Invece Andrea Biavardi mi ha in seguito riferito di essere stato oggetto di pesanti diffamazioni.
Per quel che riguarda la testimonianza della prigioniera, ho già detto che è stata fatta una precisazione durante la trasmissione. Che altro si pretendeva? Che l'intervista venisse censurata perché alcuni argomenti infastidiscono? E' sufficiente l'opinione dei diretti Superiori del sacerdote per ordinare una rettifica? Evidentemente sì. I colleghi, ad esclusione del Corriere della Sera e di Repubblica non hanno perso l'opportunità di spargere un po' di facile veleno (poteva essere un'ottima occasione per smentirmi coi fatti, ma era un tantino rischioso e forse anche un po' complicato). Sul fronte dei quotidiani mi limito a citare l'Avvenire del 4 dicembre 1991: "Milena Gabanelli, serba, regista di professione, coniugata con un italiano, inviata a Vukovar da "Mixer'' come giornalista (sic!) ... è stata condotta in tarda serata in uno scantinato buio per farle intravedere cadaverini inesistenti di bimbi massacrati dai croati ... Quanto è stata disgustosa quell'intervista che la nostra "giornalista" ha effettuato a una povera donna croata prigioniera, con evidenti segni di violenza sul volto, torturata e costretta ad accusarsi di crimini non commessi. Quella di Milena Gabanelli è stata una sporca propaganda serba ...". L'articolo è firmato da Giovanna Sopianac e Maja Snajder. Io non ho pregiudizi verso i loro cognomi, ma sembrano indicare una origine diversa dalla mia, italiana da sempre, e che metteva piede in Jugoslavia per la prima volta nella sua vita [2]. Ma non è questo il punto, pare invece che essere serbi significhi "non diritto alla parola". Può darsi che le due signore abbiano ragione, ma forse non è il pulpito più adatto per calare una simile sentenza. Per quel che riguarda la mia professione, sempre messa in dubbio con virgolette o (sic!), sarebbe stato più corretto verificarla presso l'Ordine dei Giornalisti, visto che nello stesso articolo si accusa me di non aver verificato cose inverificabili. Il resto non merita commento.
Purtroppo la storia non si ferma qui. Continuo a fare il mio mestiere e oltre alla striscia di Gaza, il Nagorno Karabah, c'è anche un ritorno a Vukovar. In quell'occasione pubblico un pezzo su un settimanale nel quale non cito mai serbi o croati, ma descrivo semplicemente quello che rimane dopo una guerra. Al direttore di quel settimanale viene inviato il seguente telegramma: "... Protestiamo vivamente che sia consentito a questa signora, sotto accusa presso ordine professionale su nostra iniziativa per clamorose falsità... di poter aprire la bocca sui tragici avvenimenti di Vukovar obliando proprie gravissime responsabilità e sottacendo quanto compiuto in vile collaborazione con la politica di inganno difformativo promossa dai servizi segreti serbi. Ove trattasi di una Maddalena pentita bene sarebbe stato prima di tutto come la Maddalena evangelica confessare le colpe trascorse. Sicuri che non pubblicherete ma tanto per mettervi di fronte alle Vostre responsabilità e alla Vostra coscienza inviamo non cordiali saluti. Comitato Pro-Croazia. Professor Vittorio Menesini". In tutte le guerre ci sono sempre stati gli schieramenti, durante la guerra del Vietnam, nessun inviato è stato processato per aver raccontato le atrocità che compivano i vietnamiti ai danni degli americani. Sappiamo che è successo, e sappiamo anche che gli americani avevano torto. Nel caso della guerra in Jugoslavia la verità "deve" stare da una sola parte, altrimenti sei un "collaboratore dei servizi segreti serbi"....
vorrei condividere con voi il pensiero di un amico caro
è una risposta bellissima a una domanda importante
se hai una perla la incastoni su un anello e lo metti al dito nelle serate importanti...se hai due perle ti fai due orecchini...se hai tante perle ti fa una collana.. ma se tieni tre o quattro perle nel cassetto aspettando di poterti fare la collana...sbagli perchè nessuno ti dice che avrai tempo sufficente per poterti fare la collana e nel frattempo quelle perle sono sprecate
grazie amico mio... sei un angelo sceso dal cielo.. brutto grasso e
scorbutico, ma un magnifico compagno di strada....
