Fantasticamente Bruno. Prima parte

giovedì 19 gennaio 2012


Arrivo a Sarajevo negli ultimi giorni dell’anno e la città mi accoglie con due sue tipiche caratteristiche: la neve, che cade lenta a completare il bianco che avvolge tutto e i "soliti" dimostranti davanti al palazzo del consiglio federale per una delle "solite" proteste. La novità di questi giorni è che la Bosnia ha un nuovo governo, che dopo 15 mesi di crisi si è formato al termine di un serrato compromesso tra le entità che compongono lo stato.
Sotto una leggera nevicata incontro presso la sede dell’organizzazione Udruženje Obrazovanje gradi BiH - L'educazione costruisce la Bosnia, da lui presieduta, Jovan Divjak, l'ex generale, serbo di nascita, che è rimasto a combattere a Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci e dall’armata federale.
"L'Europa ci conosce più come delle tribù che si combattono e si uccidono" è l'esordio di Jovan Divjak, più combattivo che mai, nel nostro colloquio, che non può prescindere dal tornare subito sui fatti del 2-3 Maggio 1992 e sugli strascichi di quegli eventi che gli sono, com’è noto, costati l’arresto nel giugno 2010 all’aeroporto di Vienna per l’esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla procura di Belgrado. É molto evidente il carattere pretestuoso di quell’arresto sospetto, come la solerzia della polizia austriaca nell’esecuzione del mandato di cattura visto che Divjak era passato molte altre volte per quell’aeroporto senza nessun problema.
Per comprendere i fatti del maggio ’92 abbiamo iniziato ad analizzare gli antefatti complessi che hanno portato a quegli scontri., quando si iniziò a parlare di indipendenza della Bosnia, Karadzić, il capo della fazione serbo-bosniaca affermò. “Se voi volete uno Stato indipendente, ci sarà una guerra e un popolo andrà alla distruzione, sparirà.”
Un altro motivo è l’atteggiamento della JNA, l’Armata federale nella situazione bosniaca. Ad esempio emerge che già nel marzo ’92 la JNA aveva distribuito segretamente armi alle unità paramilitari serbe, a membri del partito di riferimento serbo-bosniaco, dimostrando una chiara scelta di campo. Oltre alle 52 mila armi distribuite l’Armata federale si era impegnata anche ad addestrare i gruppi paramilitari serbi. L’impatto di questi atti si esplica nel fatto che dal maggio 1980 la Bosnia aveva disarmato (consegnando ben 300 mila tra fucili, mortai, cannoni leggeri, ecc.) la propria Difesa Territoriale in ottemperanza a ordini federali.
Un primo riscontro consiste che, se soltanto la metà di quelle armi fosse rimasta nelle mani della Difesa Territoriale, la guerra in Bosnia avrebbe avuto un ben diverso svolgimento.
Pur partiti da lontano, riportando gli attacchi e le violenze nella regione della Drina del novembre '91, compreso un poco noto attacco aereo da parte dell’Aviazione federale già nel settembre ’91 presso la frontiera croato-bosniaca ad un villaggio definito una presunta base ustascia, nel colloquio con Divjak siamo arrivati all’aprile ’92, quando, di fronte al precipitare degli avvenimenti, il presidente Izetbegović dichiara lo stato di emergenza e costituisce il Gabinetto di guerra con a capo un generale bosniaco mussulmano e come vice i rappresentanti delle altre due etnie, Diviak come serbo di Bosnia, l’altro vice un croato erzegovese.
I riscontri del nostro dialogo portano sempre alla data fatidica del 2 maggio 1992, a parere di Divjak il giorno più importante della guerra di Bosnia. Quel giorno infatti è conosciuto come il giorno del sequestro, di ritorno dall'aeroporto di Sarajevo, del presidente Izetbegović, del vice primo ministro, della figlia di Izetbegović Sabina, da parte delle milizie serbo-bosniache, precisazione che Jovan mi sollecita spesso. Gli illustri sequestrati sono condotti nella caserma del comando federale, ufficialmente per proteggerli… In realtà ostaggi per garantire l'uscita della guarnigione federale dalla città senza pericolo.
Quel 2 maggio però è anche il giorno della battaglia per il controllo del Palazzo presidenziale, che ha fatto pendere l'ago della bilancia verso la possibilità, da parte della debole e sconclusionata armata bosniaca di opporsi alle citate milizie paramilitari e alla dirompente forza d'urto dell'Armata federale, federale è la sottolineatura che Divjak mi ricorda di citare sempre.
Il mattino del 2, verso le cinque del mattino, in ottemperanza alle regole della tattica militare, inizia una forte preparazione di artiglieria da parte dell'Armata federale. Bombardato l'ospedale, alcune caserme, la centrale telefonica in modo da tagliare in due la città: le comunicazioni interrotte risulteranno determinanti nel prosieguo degli eventi. Dopo l'artiglieria, l'attacco con i blindati sempre secondo il manuale militare. Le poche forze bosniache disperatamente si oppongono all'avanzata delle forze federali. Poche armi controcarro disponibili, ma li fermano ugualmente, due blindati sono incendiati, gli altri si ritirano verso la caserma Lukavica, sede della guarnigione federale al comando del gen. Kukaniac e momentanea prigione di Izetbegović. La notizia che dentro la caserma è trattenuto il presidente Izetbegovic sconvolge i capi della difesa territoriale, che non sanno bene cosa fare in un momento così delicato. Sul terreno sono presenti altre forze paramilitari bosniache come i Berretti Verdi e componenti della Lega patriottica. Nella confusione generale si pensa di attaccare la caserma Lukavica e liberare il presidente. Ma come? Con le forze raccogliticce nemmeno sufficienti a circondare del tutto la caserma, con le armi artigianali, con poche e mal funzionanti radio portatili? ...
Bruno Maran

Pubblicato da Lina a 1/19/2012  
4 commenti
Lina ha detto...

non ci sono limiti .. quando salti qualsiasi ostacolo !
grande bruno !
davvero una bella pagina !

1/19/2012  
bruno maran ha detto...

sei troppo buona lina - la notizia del giorno, ieri veramente, è che divjak e gli altri sono stati assolti da ogni accusa, caduta la montatura della procura di belgrado, devo dire che jovan era molto sereno su questo fatto e si fidava dei giudici

1/20/2012  
Lina ha detto...

che dire... in italia salviamo cosentino e lo paghiamo ancora 19.000 euro al mese !!!
meno male che in qualche parte dell'universo c'è ancora un po' di giustizia !
grazie di cuore.. e tra un po'.. la seconda parte !!!!
smakkkkkkkkkkkkk

1/20/2012  
Lina ha detto...

per chi fosse interessato .. stiamo raccogliendo firme contro il film in cui angelina jolie è protagonista poichè offende gravemente la serbia e il popolo serbo
di angelina se ne è già parlato ampiamente in negligenza mortale che trovate in pdf sulla nostra pagina
vediamo queste persone fino a che punto vogliono arrivare
Boycott Angelina Jolie's movie "In land of blood and honey": To sign pettition

1/21/2012  

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