Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 25esima
domenica 15 gennaio 2012

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2.4 Le elezioni del 2000 e la fine del “piccolo Tito”.
Il regime di Milošević riuscì a superare senza eccessive difficoltà la fine della guerra in Kosovo. Se da un lato la Serbia perdeva il controllo amministrativo della Provincia, dall’altro non rinunciava all’affermazione della sovranità serba sulla Regione. L’esercito serbo poteva sostenere di non essere stato sconfitto sul campo.
Gli ostacoli che Milošević incontrò, invece, provenivano dalla Costituzione. Da un lato, infatti, il fatto di essere diventato nel 1997 il Presidente della Federazione di Iugoslavia lo poneva in una posizione più debole (rispetto ai notevoli poteri formali di cui aveva goduto come presidente della Repubblica di Serbia). Dall’altro la Repubblica di Montenegro si era distaccata sempre di più da Milošević, ed era diventata un vero e proprio ostacolo a livello di istituzioni federali.
Per risolvere entrambi i problemi, nel 2000 furono introdotte riforme costituzionali dirette a limitare le prerogative del Montenegro in sede federale: i rappresentanti al Parlamento federale sarebbero stati eletti secondo un modello proporzionale, anziché dai due Parlamenti. In questo modo il Montenegro sarebbe scomparso dal Parlamento federale e Milošević avrebbe potuto garantire meglio il suo notevole potere informale in tutte le istituzioni.
Ma questi piani incontrarono notevoli ostacoli: il 24 settembre 2000 si svolsero le elezioni presidenziali nella Federazioni di Iugoslavia, sotto forma di elezioni dirette, secondo le modifiche costituzionali introdotte da Milošević. Per la prima volta l’opposizione liberaldemocratica aveva raggiunto un grado di unità sufficiente per trovare un candidato unico Vojislav “Kalašnjikov” Koštunica, un intellettuale liberale ma anche nazionalista convinto, capo di un partito di centrodestra, il DSS (Demokratska Stranka Srbije, Partito Democratico Serbo).
Dopo aver passato più di una settimana cercando di far passare risultati elettorali falsificati, alla fine Milošević decise di accettare la sconfitta. È probabile che in questa decisione abbiano giocato un ruolo, non tanto le manifestazioni di piazza, quanto piuttosto le pressioni dei “poteri forti” dello Stato serbo, in primo luogo dell’esercito.
Nel dicembre dello stesso anno, il successo contro Milošević fu confermato dalla loro vittoria alle elezioni parlamentari serbe. Alcuni mesi dopo, il Primo Ministro della Serbia, Zoran Đinđić, decise, contro il volere del Presidente della Federazione Koštunica, di concedere l’estradizione di Milošević presso il Tribunale Internazionale per l’ex Iugoslavia, per presunti crimini contro l’umanità.
La decisione fu fortemente contrastata sul piano giuridico e costituzionale, ma Đinđić si difese, sostenendosi di essersi avvalso di una clausola, introdotta dallo stesso Milošević, che concedeva al Primo Ministro una tale prerogativa.
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"
