Buon 2012 !!
sabato 31 dicembre 2011
12esima edizione di Canestri senza reti. D
venerdì 30 dicembre 2011
Prviiiiiiiiiiii !!!!!!!!!!
Majstoriiiiiiiiiiii !!!!!!!!!!!!!!
Najveci u svemiru !!!!!!!!!!!!!!
17.00 (Cena) 1° - 2° CACAK - BADALONA: 97-74
Stojanović Mitar, Stojanović Đorđe e Jovančević Uroš migliori giocatori !!!
Ne mogu da verujem !!!
grandi, grandissimi, veliki, najboljiiii
Per vedere le foto cliccate qui
12esima edizione di Canestri senza reti. C
giovedì 29 dicembre 2011
La terza giornata del torneo Canestri senza reti 2011 è stata a dir poco stra fantastica !!!
Prima io e Sandra in autostrada con la musica serba a tutto volume e noi a cantare e a tradurre e io che ho sempre capito tutto sbagliato.. che ridere ...!!!
All'ostello, il gestore, ci fa vedere il nuovo monumento fatto con i pezzi di auto e mi attende una sorpresa incredibile : è arrivato Mihailo !!!
Lui è la bella copia di Brad Pitt e tutte le mia amiche sono gelose .. che bello !!!
Io e Sandra iniziamo un discorso di politica balkanika mentre ci dirigiamo alla palestra Cena per assistere alla partita di semifinale Cacak - Arona.
Siamo solo in 7 a fare il tifo per Cacak contro un centinaio di persone che fanno il tifo per Arona, ma facciamo più caos noi 7 e siamo organizzatissimi.
Un signore dietro me e Sandra urla "padania libera" a ogni canestro di Arona finchè io e Sandra parliamo serbo, poi si stringe in se stesso allorchè io e Sandra parliamo italiano e, infine, tanto per terminare la sua brutta figura chiede a Sandra : ma tu sei di qua ? Perchè non sei rimasta a casa ?
Ma che ci vuole ad arrivare con un kalasmikof ? La prima guerra balkanika padana sta per partire quando io e gli altri filoserbi rimaniamo estasiati dalla partita.
Davvero una grande bella partita in cui la padania ha perso perchè il risultato finale è chiaro : CACAK - ARONA: 93-77 .. poveri padani !
In particolare Uros Jovancevic gioca davvero da Dio, nonostante un infortunio del giorno prima. Grande Urke !
Domani è il gran giorno .. Cacak se la vedrà con Badalona !!
Ma come .. nemmeno una squadra padana in finale ?? Uaaaahhhhh !!!!!! ah! ah!
Risultati delle partite
Auguri grandissimi a Mirza di Tuzla nel giorno del suo compleanno !!!
Mladost Cacak team
12esima edizione di Canestri senza reti. B
mercoledì 28 dicembre 2011
La seconda giornata del torneo Canestri senza reti 2011 ha visto, aimè, la rovinosa caduta della squadra di Tuzla e la vittoria dei croati e dei serbi.
Tuzla ha patito tantissimo la mancanza di tifo e questa è una questione molto vecchia, ma sempre attuale. Io ho pianto coi bambini bosniaci, ma tutto è un gioco e quindi per tale lo dobbiamo prendere.
Incrociamo le dita per Cacak che è in semifinale e forse anche Petrovic .. ma indovinate qual'è anche quest'anno il tema dominante ? Fare shopping e cercare Nike.
Orrore !!!!!!!!!
9.30 (Cena) AUXILIUM – GUSSAGO: 51-49
9.30 (Falcone) PETROVIC – MAROSTICA: 71-29
11.15 (Cena) CACAK – PADOVA: 70-56
11.15 (Falcone) ANCONA – CROCETTA: 68-50
15.00 ( Falcone ) NOVARA – PMS: 48-79
15.00 (Cena) TUZLA – DESIO : 25-50
16.45 (Falcone) PETROVIC – CROCETTA: 88-61
16.45 (Cena) ANCONA – MAROSTICA: 35-33
Risultati del torneo
12esima edizione di Canestri senza reti. A
martedì 27 dicembre 2011
Che giornata fantastica che abbiamo passato io (Lina) e Sandra e Maria !
In pieno massimo spread, Paolo e i ragazzi della Lettera 22 sono riusciti a rifare il miracolo !
Alle 13.30 partiamo, io e Sandra, e arriviamo in una Ivrea senza neve (forse per la prima volta) e ci dirigiamo all'ostello dei Salesiani che ospita i ragazzi. E' il primo giorno del torneo e ancora ci si deve oliare..
Apprendiamo con rammarico che non c'è la squadra di Kragujevac, ma c'è Mihajlo, che però si è fermato a Milano per due giorni e arriverà con ritardo.
Gli altri ci sono tutti : Sibenik e Tuzla e quando vedo Mirza scoppio in lacrime di gioia.
Sandra è di Belgrado e , nonostante la traduttrice in madre lingua, non ci si riesce a far capire dalla squadra di Cacak.
Alla fine della fiera scendiamo nel centro del paese con i croati e ci dirigiamo ai giradini da dove partirà il corteo per il benvenuto del sindaco in comune.
Come al solito i ragazzi ridono del mio serbo, ma hanno imparato un po' di italiano e mi dicono : parla italiano, non capisco se parli serbo e me lo dicono in italiano !!
Ok Lina, ripassa, ripassa !!
Per le vie di Ivrea è una ovazione al cartello di Cacak e tutti gridano : Serbia, Serbia !!
Alla fine il benvenuto a Cacak lo ritira un ragazzo di Tuzla.. e va bene lo stesso.
Paolo ha un solo credo : Cacak vincerà !
Bene.. incrociamo le dita !!!
Al via la 12^ edizione di “Canestri senza reti”
Sito ufficiale all'interno del quale potrete trovare le ultime news
Come anticipatovi quest'anno alcune partite di CsR andranno in diretta o in differita via Web su http://www.teleivreacanavese.tv. Alcune semifinali e le finali saranno trasmesse dal sito eporediese. Dopo alcune verifiche tecniche sapremmo se sarà possibile seguire in diretta le partite via internet o vederle in differita.
Tesanovic Vladan e il folk reloaded
domenica 25 dicembre 2011

Non credo che nessuno di voi si ricordi del gruppo di Tesanovic.
A dir la verità non me ne ricordavo più nemmeno io anche perchè credevo di stargli antipatica poichè non avevano mai risposto alle mail.
Bè , mai dire mai ! Mi hanno risposto dopo due anni !!!
KUD "Djoka Pavlovic-Sopske
Il nostro primo post
Il gruppo Abrasevic
Buom Natale 2011
venerdì 23 dicembre 2011

Buon Natale cattolico.. ci rifaremo gli auguri per quello ortodosso !
Buon Natale !
Oliver Dragojević-Bijeli Božić
Dai bombardamenti Nato alla chat
giovedì 22 dicembre 2011

sai che non ricordo dove abbiamo iniziato a parlare ?
abbiamo incominciato a parlare quì su face book, io ti ho invitata, tu hai gentilmente accettato la mia amicizia ed io vorrei che questa amicizia diventasse grande e bella, diventasse una amicizia non solo virtuale ma anche reale....dove abiti tu, di cosa ti occupi nella vita, parlami un pò di Te e tu chiedi di me. Se puoi, per me piu' facile risponderti, parliamo tramite a_mail, la mia è : xxxxxx@libero.it...io lavoro a xxxx, precisamente alla base NATO di xxxx la conosci? Condivido il tuo blog, è tremendamente veritiero...brava vai avanti così.....
Cacchiarola .. nato ? mi fai paura !!!
assolutamente niente paura, vieni atrovarmi a xxxx e vedrai che non fà paura, ma troverai tutto bello e meraviglioso
non posso .. la nato ha massacrato i miei amici.. anche se tu sei un santo.. io mi vedo solo e solamente quelle persone morte davanti agli occhi
mia cara che sono i tuoi amici massacrati dalla nato… il sottoscritto è stato in Kosovo nel 2003 e nel 2008 e molte volte quando passavo per le vie del kosovo, compravo viveri abiti e giocattoli, con i soldi miei, e dove sapevo che c'erano famiglie con bimbi piccoli o famiglie bisognose, sia essi serbi cristaini o albanesi islamici, portavo a loro un pò di sorrisi.
Sappi che nessuno è un santo, ma sotto la divisa c'è un uomo, non una macchina da guerra......
lo so.. ma se hai accettato di vestire la divisa hai anche accettato di obbedire agli ordini.. un pilota nato americano si è suicidato per aver sganciato una bomba e aver ucciso una bambina di 4 anni.. sapendo di farlo.. non per errore
mia cara gli ordini sbagliati non si eseguono , lo sai che è cambiato il regolamento? finchè si fanno errori sulla carta va bene, ma con la vita delle persone non si scherza e non si possono commetere errori, ma è anche vero che in guerra molti schemi saltano. In guerra puo' sbagliare chiunque, tu vedi anche i morti da parte nostra? vedi quanti militari italiani in missione di pace muoiono? eppure è per proteggere donne bambini vecchi e uomini....
per proteggere o per fregarsi materie prime di stati deboli ? la guerra è il miglior business
la guerra io la odio, ma quando un popolo viene vessato, violentato, torturato ed ammazzato, e questo popolo vuole liberarsi da questo tiranno ed non ha la forza e la diplomazia internazionale non riesce a fare niente che si fà?
si ammazzano 2500 donne e bambini, gli si distrugge l'economia e li si riempie di uranio impoverito in maniera che muoiano lentamente
mia cara hai notizie errate, questo dell'uranio impoverito è accaduto solo in bosnia erzegovina in un piccolo territorio e sono morti anche miei colleghi perchè non lo sapevano. Chi aveva lanciato quelle bombe non aveva avvisato gli alleati. Ma poi non ci sono stati piu' bombardamenti del genere. guadra adesso in libia, se non fosse stato per la Nato, Gheddaffi li avrebbe sterminati tutti i dissidenti che erano milioni di persone, tra donne bambini ed uomini....E' vero ci sono stati dei grossi errori, ma adesso, da tempo non ne succedono piu', per fortuna...
ti posso contraddire.. tanti nostri militari si sono presi il tumore in kosovo anche perchè agli italiani hanno dato la zona con piu' uranio impoverito che c'era.. quella con meno uranio se la sono presa gli americani
non mi contraddici perchè hai ragione, troppi miei colleghi si sono ammalati di tuomre e purtroppo non gli hanno riconosciuto niente, io sono stato fortunato, anche se nel 2003 in 5 mesi, per lavoro mi sono girato tutto il Kosovo.
mia cara in Kosovo se non c'eravamo noi gli albanesi avrebbero ammazzato tutti i serbi. lo sai questo?
lo so lo so.. lo so' bene, ma così hanno ammazzato loro e voi e anche i serbi... sicuramente anche tra i serbi ci sono stati dei pulitori etnici.. avete solo fatto un grande caos !
Milena Gabanelli a Vukovar. Parte prima
mercoledì 21 dicembre 2011
Il testo che segue, della nota giornalista d'inchiesta Milena Gabanelli, è stato pubblicato sul libro di Marco Guidi "La sconfitta dei media" (Bologna, ed. Baskerville) nell'ormai lontano 1993. Esso contiene una testimonianza diretta doppiamente sconvolgente: la riproduciamo subito, riportando sotto, in calce, i nostri commenti ed alcuni link utili.
C.N.J.
Giovedì 14 novembre 1991, Giovanni Minoli mi chiede di andare a Belgrado. Vorrebbe un pezzo sul conflitto serbo-croato visto dalla parte dei serbi. "Vanno tutti a Zagabria", mi dice "perché non tentiamo di vedere cosa succede sull'altro fronte?". Faccio un rapido conto di tutti i cronisti che in pochi mesi sono stati direttamente rimpatriati per degna sepoltura e mi chiedo "ma perché proprio io?", poi la risposta che mi do è quella che più mi conviene, cioè quella di avergli dimostrato di sapermi destreggiare rapidamente in Paesi a regime comunista e in situazioni piuttosto complesse, come la Cina, il Vietnam e la Cambogia. Mi invita ad essere cauta e a non espormi troppo "raccogli materiale alla TV di Belgrado e se valuti di avere sufficienti garanzie di protezione, raccogli qualche testimonianza dal fronte". La partenza è prevista per sabato 16. Verso l'est europeo non ho mai nutrito particolare curiosità e le faccende della Jugoslavia non erano il mio punto di interesse. Semplicemente non le capivo. Tutto quello che sapevo proveniva dalla cronaca dei giornali o dai servizi televisivi: pochi, confusi, con un dato chiaro — la Comunità europea permette la frammentazione della Federazione jugoslava, la Croazia vuole l'indipendenza, e la Serbia ha attaccato. Con la riluttanza di chi deve bussare alla porta dell'aggressore, mi leggo 240 pagine di rassegna stampa. Cronache e analisi troppo ravvicinate per capire l'insieme. Passo un pomeriggio a conversare con un professore di origine polacca dell'Università di Udine, esperto di storia dei popoli slavi, Richard Lewanski. Lui è filo-niente, semplicemente uno storico puro e ne ricavo una grande lezione sulla composizione etnica di quello strano Paese, con origini, conseguenze, fatti e dati.
Quando sbarco a Belgrado mi intoppo nella burocrazia comunista: niente permessi, tempi lunghissimi per accedere agli archivi della TV, problemi per avere una troupe. Aggiro l'ostacolo facendo un salto nel bar dove vengono reclutati i volontari. Belgrado è una città tranquilla che non dà segni di tensione, e i ragazzotti in tuta mimetica, che si aggirano fra le coppiette sedute ai tavolini del famoso bar, con mitragliatore e corredo di pistole infilati nel cinturone, mi sembrano francamente degli esaltati che giocano alla guerra. In mezzo a loro c'è il comandante Arkan, un tipo con la faccia più da barista che da guerriero, nonostante il suo torbido passato. Gli chiedo notizie su Vukovar (secondo la stampa italiana del giorno era caduta in mano ai serbi), lui mi dice che ci sono 2000 civili in ostaggio degli "ustascia" dentro una fabbrica di scarpe e che la situazione laggiù andrebbe vista per essere capita. Mi offrono un passaggio per il campo base di Erdut (20 Km. da Vukovar). E' mezzanotte e parto così come sono, con una video8 male equipaggiata (solo un paio di batterie e cassette) e una giacca a vento bianca (!), ma è meglio di niente. Mentre la jeep con il suo carico di soldati e un prete ortodosso viaggia verso Vukovar, mi compiaccio della mia rapida scelta: all'indomani girerò qualcosa mentre partono per il fronte, un paio di interviste ai soldati, altre due in un campo profughi, in serata di ritorno a Belgrado e la faccenda è chiusa. Quando imbocchiamo la statale in direzione di Vukovar, nei villaggi non c'è più luce e cominciano i posti di blocco; i federali vogliono vedere il mio permesso, ma la parola di Arkan sembra valere come un timbro ufficiale. Alle 3 mi dà un cuscino e una coperta. I tonfi sordi dei cannoni, a poca distanza dal campo base, non hanno su di me un effetto rilassante e quando alle 5 Arkan mi sveglia, l'occhio era ancora sbarrato. "Si va al fronte, se non hai paura puoi venire, a patto che tu stia dove c'è il centro di raccolta profughi e non ti metta a girare da sola come un'idiota". Tira un'aria decisamente diversa da quella di Belgrado e non mi entusiasma l'idea di muovermi di lì, ma l'orgoglio professionale supera la ragionevolezza. La strada taglia in due la pianura infinita della Krajina, ora seminata a cannoni e carri armati.
Fine prima parte . Tratto da C.n.j
S.O.S. villaggi a Kraljevo
lunedì 19 dicembre 2011
C'era capitato di sparaflesciare post a tutto andare, ma sinceramente, due post in uno non ci era mai capitato !
Eppure Beppe è stato in Serbia e ha portato la bandiera per Padre Giovanni e Sara ha fatto la torta con i colori della bandiera serba. Enrico ci ha suggerito il resto ... quindi .. ecco a voi un potpurri di cultura e aiuti.
Il Villaggio SOS di Kraljevo è stato costruito nel sobborgo di Beranovac, alla periferia di Kraljevo, Serbia e Montenegro.
Kraljevo, che significa "città del re ", ha circa 70.000 abitanti e si trova a 170 km a sud di Belgrado. Le è stato dato questo nome a causa dei vicini monasteri dove venivano incoronati gli antichi re Serbi.
Nei dintorni del Villaggio SOS si trova un’ area residenziale provvista di campi sportivi.
Il Villaggio SOS di Kraljevo comprende 14 case famiglia, la casa del Direttore del Villaggio, una costruzione polifunzionale, un ufficio per l’amministrazione e un laboratorio.
I bambini frequentano le scuole elementari e medie in città, che dista poche centinaia di metri dal Villaggio.
Da giugno 2003 è in corso un programma di prevenzione per sostenere le famiglie di Kraljevo. Scopo del programma è offrire ai bambini la possibilità di praticare attività ricreative e sociali per il tempo libero.
Gli adulti rcevono consulenza in educazione e sviluppo del bambino.
S.o.s villaggi. Kraljevo
Rientra dalla finestra ciò che era uscito dalla porta
sabato 17 dicembre 2011

Avete presente cos'è il RINCULO di un fucile ?
Bè.. se non sapete cos'è guardate il filmato e vedete come sono soddisfatti i russi ad entrare in una colonia americana !
Hvala lepo Nikola !
La Russia in Kosovo
La Sarajevo di Bruno
venerdì 16 dicembre 2011
Ragazzi che fatica !! Dopo aver chiesto e supplicato che Bruno ci raccontasse la sua visita a Sarajevo, ho dovuto capitolare e vi racconto io le sue impressioni, anche se le cose riportate non sono mai come quelle raccontate dal diretto interessato.
Bruno ama tanto viaggiare ed è stato in quasi tutta Europa e in Africa.
La Bosnia attrae chiunque e Bruno ha avuto una buona occasione per visitarla : un militare di alto grado che dall'Albania è venuto fino a Sarajevo per fargli visitare la città.
Sarajevo è una città martoriata dalla guerra e Bruno la gira tutta in lungo e in largo con il suo amico tenete colonnello che gli racconta soprattutto i luoghi di battaglia e gli fa vedere i segni nei muri e i colpi di Kalasmikof nei pavimenti.
La guerra di Bosnia venne combattuta tra le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l'indipendenza dalla Jugoslavia, da una parte, e l'Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia-Erzegovina e a creare la Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, dall'altra. Ha perso l'armata popolare, quella che adesso passa per cattiva !
Sarajevo è da sempre città multi-etnica e multi-religiosa, al suo interno convivono tre diverse religioni: l'islam, il cristianesimo (con due confessioni: cattolica ed ortodossa) e l'ebraismo. Il grande clima di tolleranza e rispetto tra queste confessioni ha portato a soprannominare Sarajevo la Gerusalemme d'Europa. I rapporti tra queste fedi si sono incrinati in seguito alle guerre jugoslave e Bruno vede tutte queste chiese e si stupisce di tanta diversità.
In particolare Bruno rimane colpito dalla Biblioteca nazionale non ricostruita.
Vanno sulle colline, da dove tiravano i cecchini e vedono che adesso ci sono tanti bar e luoghi di ritrovo da cui si vede la città.
La serata più bella Bruno la passa con il suo amico e altri italiani in una bellissima birreria del centro. Un locale famoso di cui non si ricorda il nome, ma scommetto che lo troviamo. Chi ne sà qualcosa della Sarajevska pivara ?????
Un video su Sarajevo
Enrico Ruggeri 'Primavera a Sarajevo'
La birra !
Torino: Un pomeriggio con Gjon Bishaj
mercoledì 14 dicembre 2011
Purtroppo Blenti stavolta non mi ha avvisata e mi sono persa un pomeriggio meraviglioso. Speriamo che alla prossima.. Blenti non ci tolga più spazi fantastici.
Un sorriso che conquista, quello di Gjon. All' atrio dell'8 Gallery a Torino, di fronte alla Feltrinelli, un folto gruppo di persone segue incuriosito la performance dei ballerini e la voce di Riccardo Oitana che recita le sue poesie. Dalla sua voce traspare commozione.
Sabato sera, è pieno di gente al Centro Commerciale del Lingotto. I ragazzi si avvicinano, guardano, cercano di capire... e poi proseguono. Gli adulti invece si fermano, seguono la voce di Oitana che recita poesie estratte dal libro “Amami ancora” e l'esibizione dei ballerini. L' autore è lì davanti, in carrozzina, e ha raggiunto il Lingotto dal vicino ospedale CTO dove è ricoverato da più di tre anni.
La sua storia inizia a maggio 2007, quando un pirata della strada lo investe mentre è in bicicletta; da quel momento vive su una sedia a rotelle e condivide la sua quotidianità con i medici, i fisioterapisti, gli infermieri, gli operatori sanitari e gli altri pazienti dell’Unità Spinale Unipolare di Torino.
Colpiscono il sorriso e gli occhi vivaci di Gjon, mentre saluta con un leggero movimento della testa le persone che si avvicinano. A vedere la sua sedia a rotelle, intuisci facilmente le difficoltà che deve superare, ma anche la grande forza di spirito che caratterizza questo ragazzo incredibile.
Tra la gente che segue la performance noto una ragazza che lo guarda con ammirazione particolare... e intuisco che è lei la musa delle sue poesie, raccolte tutte in un libro: "Amami ancora" (Book Sprint Edizioni, 2010).
Tre anni fa, infatti, al Parco del Valentino in riva al Po, l' incontro con la ragazza che in seguito sarebbe diventata la sua fidanzata; un amore che lui definisce un incanto che ha dato senso alla sua vita e lo ha fatto sognare di nuovo. "Da quel giorno la mia vita è cambiata, e anche la sua",- dice Gjon - Intendiamoci, non sto dicendo che sia tutto facile e meraviglioso, sempre… ma del resto nemmeno la vita di un “normo” lo è".
Una vicenda dolorosa, questa, ma anche ricca di incontri fortunati. All' ospedale, ad esempio, stringe un amicizia che vale più di un tesoro, quella con l'attore Riccardo Oitana che ha deciso di mobilitarsi insieme ai suoi e dargli una mano. Infatti, in questa presentazione lui recita una selezione di poesie tratte dal libro, accompagnato dal gruppo di danza (Delia Bonino, Maria Carlone, Elisa Perrone, Antonella Santagati, Gianni Cordero, Massimo Trono).
Sorrido anch'io insieme a Gjon. Chissà se le associazioni albanesi del territorio coglieranno l' invito a dare una mano anche loro, aggiungendo cosi un' altra piccola vittoria dell' amore a questa incredibile vicenda
Blenti Shehaj su albanianews.it
L'articolo di Albania news
Taraf i Kocani zajedno
martedì 13 dicembre 2011

Cosa c'è meglio di una band meravigliosa ?
Due band meravigliose !!
Taraf de Haidouks + Kocani Orkestar
Kocani orkestar ponovo a Torino
La Kocani di Ciccio
Il razzismo è un boomerang, prima o poi ti torna
domenica 11 dicembre 2011
Anche se non si parla in senso stretto di Balkani, noi della crew non possiamo che dare spazio a una vicenda tragica successa a Torino.
Chiediamo alla Procura di Torino di fare piena luce sulla devastazione del campo ROM di Torino a seguito di una storia di violenza sessuale tutta inventata.
E CHE CI SIA IL RISARCIMENTO DANNI!
Su questa storia la Magistratura deve andare fino in fondo perchè ci sono persone che hanno istigato alla violenza.
Lo chiedono non solo i ROM e gli stranieri che vivono in Italia, ma anche gli ITALIANI che aderiscono a questo evento sentendosi danneggiati anche come ITALIANI (orgogliosi di essere ITALIANI) perchè il popolo italiano non è razzista.
IL POPOLO ITALIANO E' FATTO DI ALTRA GENTE, GENTE MIGLIORE.
Questa storia non deve passare come l'acqua sul marmo.
E' degenerata la manifestazione di protesta contro la criminalità, organizzata per protestare dopo la violenza sessuale denunciata da una sedicenne nella zona della Continassa. La ragazza aveva indicato come possibili aggressori due nomadi. Lei stessa, dopo l'eplosione di violenza nel quartiere, ha smentito di essere stata aggredita: "Mi sono inventata tutto, sono stata con un ragazzo".
Poco prima delle 20 un gruppo di residenti armati di bastoni ha dato l'assalto al campo nomadi abusivo, dandogli fuoco. Poco fa il fratello della vittima è riuscito a riportare la calma. La manifestazione era cominciata pacificamente, con i familiari della ragazzina in corteo con circa 500 abitanti della zona. La sfilata è partita da piazza Montale.
I fotografi e gli operatori tv sono stati allontanati in malo modo, uno di loro è stato anche schiaffeggiato.
Poco dopo, una parte dei manifestanti si è incappucciata e con mazze, bastoni, spranghe e bombe carta è andata all'assalto del campo abusivo. Allontanato a calci l'unico nomade rimasto nelle vicinanze, hanno sfasciato tutto e bruciato baracche, auto e roulotte: almeno una ventina.
Presi alla sprovvista carabinieri e polizia che soltanto più tardi sono schierati in forze.
Il fratello dellla vittima, accompagnato ai carabinieri, ha parlato al gruppo di devastatori spiegando loro che non erano stati i nomadi a aggredire sua sorella, ma che la storia doveva ancora essere chiarita.
Poco dopo la smentita definbitiva della ragazza: "Non sono stata violentata, mi sono inventata tutto".
I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata.
Fermato uno dei manifestanti.
Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate.
Chiediamo GIUSTIZIA sulla violenza nel campo ROM di Torino. Face book
Il titolo sbagliato
Due arresti per il rogo al campo rom
Mette in fuga gli aggressori che violentano la sorella
Non torneremo ai tempi di chi diceva : non si affitta ai meridionali
STRANIERO NON VUOL DIRE CRIMINALE
Proprio il quartiere delle Vallette è uno dei simboli dell'immigrazione dal sud.. proprio loro no, non potevano !
A chiunque ha fatto del male è dedicata questa canzone : Clandestino
Un giorno vennero a prendere me
Scusate la banalità: un giornale dovrebbe SEMPRE fare attenzione a ciò che scrive, perché se vuol mantenere un minimo di credibilità, rischia sempre di dover ritrattare e chiedere scusa (se ci tiene, alla credibilità - e magari anche ai lettori).
Vale per il bollettino della FIAT e anche per chi ha fatto della provocazione fascista la propria bandiera. Almeno, così credevo.
Invece la cosa vale a metà: può dipendere anche dall'avvocato che ha il vilipeso.
Domenica 11 dicembre, titola (tra gli altri) il Giornale in cronaca: "Guerra di bande rom..." in assenza di uno straccio di prova. Se qualcuno vuole un falò anche a Milano, lo dica chiaramente, faccia una dichiarazione di guerra con tutti crismi, ma non il gioco infame dell'ARMIAMOCI E PARTITE!
Oppure faccia il giornalista, che è un modo per campare anche quello, ci metta anche le sue opinioni, ma lo faccia con serietà. Dato che tra via Idro e Morgagni ci sono un 4 km. buoni, qualcuno potrebbe spiegarmi la logica del catenaccio: "LA CITTÀ INSICURA Il regolamento di conti. Scontro a fuoco alle 10 a due passi dal commissariato Poi nel campo di via Idro restano solo donne e bambini"?
Tratto da Mahalla. Torino cosa ci ha insegnato? Di Fabrizio Casavola
Mahalla
Se sei albanese, non hai diritti
sabato 10 dicembre 2011

Un mio amico è un ragazzo padre. Conviveva con una donna e i medici avevano diagnosticato una malformazione a quella bellissima donna e il risultato di quella diagnosi era l'infertilità. Un giorno lei rimane incinta e i medici si meravigliano, ma le dicono : strano, ma non c'è problema, c'è l'aborto.
Tutto come se l'aborto fosse la scelta di acquistare un auto, scegliere il posto in cui andare in ferie, adottare un cane.
Stiamo parlando del fatto che uccidiamo un bambino.
Alla fine la signora prende una decisione col suo compagno, porta a termine la gravidanza, dà la bambina al compagno e sparisce non prima di aver tolto ogni diritto ( e dovere ) in tribunale.
Per fortuna che questo mio amico è un industriale pieno di soldi e ha potuto dare un futuro sereno a questa bellissima bambina.
Non è stato così per un ragazzo albanese, scappato dalla povertà della sua terra.
Lui non può essere un ragazzo padre perchè è povero.. ma mi chiedo... se era italiano ????
Sedicenne incinta. I genitori: "Giudice, la faccia abortire"
Sara ha deciso di abortire
Bojan Krkic
venerdì 9 dicembre 2011
Guardate.. non è giusto !!! Con tutti i maschietti della crew appassionati di calcio.. questa la pagherete cara !
Non ne capisco niente di sport !!!!!!!!!!!!!!
Però so cos'è la diaspora !
Bojan Krkić Pérez, in serbo Бојан Кркић Перез, noto semplicemente come Bojan (Linyola, 28 agosto 1990), è un calciatore spagnolo, attaccante della Roma.
È cugino di quarta generazione dell'attaccante argentino Lionel Messi, in quanto i trisavoli dei due giocatori erano fratelli.
Cresciuto a Linyola, in provincia di Lleida, dall'omonimo padre, ex calciatore serbo, e madre catalana, Bojan inizia a giocare a calcio all'età di quattro anni nella squadra di Bellpuig, dove resta per cinque stagioni. A 8 anni partecipa a un campo estivo organizzato dal Barcellona ad Andorra, facendosi notare dai tecnici blaugrana, che lo mettono sotto contratto.
Bojan ha giocato in tutte le principali rappresentative giovanili spagnole. Dopo essere stato al centro di una contesa tra Serbia e Spagna per giocare gli Europei Under-17 in Lussemburgo, sceglie di giocare per le Furie Rosse e fa il suo esordio in Nazionale proprio durante l'europeo di categoria. Il 3 maggio 2006, contro il Lussemburgo, entra in campo nella ripresa e realizza una tripletta.Pur giocando una sola partita intera su un totale di cinque disputate dalla Spagna diventa capocannoniere del torneo. Nella finale per il terzo posto, decisa ai rigori, Bojan (già andato in gol al 53') segna con il tiro decisivo che classifica la Spagna al terzo posto.
Notizie su Wiky
Davvero un gran bell'articolo !
Odlican Bojane !
Serbia - Storia di un popolo indomabile
giovedì 8 dicembre 2011

Bè.. non è certo il migliore documentario per noi della crew... visto che potremmo dire molto ma molto di più, ma visto che abbiamo continuamente scolaresche che visitano Srebrenica come se fosse tutta la realtà balkanica senza nemmeno fermarsi in Krajina.. allora.. in questo caso.. ben vengano anche questi brevi documentari
Storia di un popolo indomabile
Ancient Serbian History
Se volete sapere com'è la Serbia per un estraterrestre che cade sulla terra cliccate QUI ... se volete credere ai mass media...cavoli vostri !!!
Rafaelo kulgice
martedì 6 dicembre 2011
Ah.. no !!! Scusate ma alle perline di Raffaello di Dragana .. io .. proprio.. non so' resistereeeeeeeee !!!!
Potreban materijal:
400g šećera
250ml vode
160g margarina
400g mleka u prahu
300g kokosovog brašna
1 kesica vanilin šećera
100g badema ili lešnika
Priprema:
Staviti vodu u šerpici na šporetu, kada provri dodati šećer i margarin pa kuvati na vatri nekih 5 minuta. Skloniti sa vatre i staviti mleko u prahu i 200g kokosovog brašna mešajući sve vreme. Ostaviti da se masa prohladi pa praviti kuglice. Uzimati po malo mase i oblikovati kuglicu, u svaku staviti komad badema ili lešnika i oblikovanu kuglicu valjati u kokosovo brašno. Ostaviti da se stegnu u frižideru pre služenja.
Rafaelo kulgice by Dragana
Cioccolatini Raffaello
A tribute to...
Non sò se in Italia ce la caviamo... ma se ce la caviamo non sarà certo per i malati di mente, i mafiosi, i ladri, i razzisti.. ma sarà per....
- chi ha tanto amato l'Italia.. e tanto ama ancora
- chi ci parla di pace
- chi ha dato la vita in nome della giustizia
..... ecco.. forse perchè stiamo mettendo via tanti idioti.. forse ce la facciamo !!!
Come buon auspicio : Dragana Mirkovic Daniel Djokic Zivot moj
Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 24esima
sabato 3 dicembre 2011

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La diplomazia occidentale si attivò a questo punto per incoraggiare i Serbi e gli Albanesi a raggiungere un accordo pacifico; ed invece i negoziati tenutisi a Rambouillet furono condotti in maniera piuttosto ambigua dalle stesse potenze europee e dagli Stati Uniti.
Quest’ultimi, in realtà, non parvero molto inclini ad una risoluzione pacifica, né tanto meno erano interessati al proseguimento delle trattative.
Che cosa proponeva il piano di pace americano? Le testimonianze indicano che, nell’accordo provvisorio per la pace e l’autogoverno in Kosovo raggiunto a Rambouillet, gli Usa avevano imposto alcuni termini all’ultimo minuto, sabotando così qualsiasi possibilità di una risoluzione realmente pacifica.
L’accordo era articolato in numerosi punti cruciali non negoziabili che in realtà legittimavano una completa “colonizzazione” NATO della ex Iugoslavia. La parte peggiore dell’accordo, ad esempio, si trova nell’appendice B, “Condizione per la realizzazione della forza militare multinazionale”, che riguarda la natura ed i poteri della presenza militare internazionale nell’ex Iugoslavia. L’Appendice B teneva conto di quanto segue:
- Il personale della NATO godrà, insieme con i suoi veicoli, navi, aerei ed equipaggiamento, del diritto di libero passaggio e libero accesso in tutta la RFJ, compreso lo spazio aereo e le acque territoriali annessi. Questo include, ma non limita, il diritto di bivacco, manovra, alloggio, utilizzo di qualsiasi area o privilegio quando necessari per assistenza, addestramento ed operazioni;
- Alla NATO è concesso l’uso di aeroporti, strade, ferrovie e porti senza il pagamento di pedaggi, dazi, tributi costi o tariffe motivati dal semplice uso;
- La NATO può, nel condurre le operazioni, aver bisogno di migliorare o modificare infrastrutture della RFJ, quali strade, ponti, tunnel, edifici e pubblici servizi;
- Le parti (il governo iugoslavo), dietro semplice richiesta concederanno tutti i servizi di telecomunicazione, compresi i servizi televisivi necessari all’operazione, secondo le decisioni della NATO […] [che avrà] il diritto di usare tutto lo spettro elettromagnetico, senza alcun costo;
- La NATO sarà immune da ogni processo legale, sia esso civile, amministrativo o penale;
- Il personale della NATO, in qualsiasi circostanza ed in qualsiasi momento, sarà fuori della giurisdizione delle parti (il governo iugoslavo) riguardo qualunque reato civile, amministrativo, penale o disciplinare che possa commettere nella RFJ .
Il rifiuto degli accordi da parte del governo serbo non fu evidentemente un segno della sua irragionevole intransigenza, bensì dell’ampiezza del raggio d’azione degli obiettivi espansionistici statunitensi. Secondo Dan Goure, del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, l’Appendice B preparava la mappa politico-strategica delle future operazioni locali della NATO:
Questo è stato in gran parte il tentativo dell’amministrazione Clinton di codificare le regole secondo cui la NATO e l’Occidente avrebbero operato nelle zone tra i Grandi Imperi, per i successivi cinquant’anni, la versione operativa del nuovo concetto strategico della NATO .
La posizione assunta dagli Stati Uniti e dalle potenze occidentali, non poteva non essere sfruttata demagogicamente appieno da Milošević, il quale, grazie al controllo sui media, riuscì a convincere il proprio elettorato che tutta la vicenda kosovara non era altro che una maschera indossata dai nemici della Serbia contro i Serbi.
Toni non diversi vengono tutt’ora utilizzati da esponenti politici serbi democratici. Il 18 marzo del 2004, ad esempio oltre un migliaio di cittadini guidati dai più alti funzionari dello Stato e della Chiesa si riunirono davanti alla chiesa di Sveti Sava a Belgrado, dove accesero delle candele per le vittime del Kosovo, protestando nei confronti degli attacchi degli Albanesi kosovari contro la minoranza serba.
I cittadini guidati dal patriarca della Chiesa Serba Ortodossa di Pavle, dall’allora premier Koštunica e dall’allora ministro della difesa Boris Tadić, insieme con tutti i membri del governo, il metropolita Amfilojie ed altri funzionari giunsero davanti al più grande edificio religioso della capitale serba mentre suonavano le campane.
Nell’occasione Koštunica si rivolse ai dimostranti dicendo che la Serbia non darà il Kosovo, perché i Serbi senza Kosovo sono nessuno e niente.
Prima di sciogliere la folla, inoltre, Koštunica dichiarò riferendosi al Kosovo:
Non ci saremmo stati se non lo avessimo custodito. Dobbiamo salvaguardarlo anche oggi.
Come si vede dunque il tema ben si presta a tutta una serie di interpretazioni demagogiche, fatte più per un consenso elettorale estemporaneo piuttosto che sulla base di un progetto politico operativo reale .
La strumentalizzazione delle masse, l’azione demagogica, la pratica di rovesciare la realtà per scopi propagandistici sembrano essere l’unica eredità “politica” lasciata da Milošević ai propri connazionali ed ai propri colleghi; un’eredità abbellita dai miti delle leggende serbe, che maschera una realtà molto più complessa, fatta di miseria e di arretratezza economica, di legami tra mafia, politica ed il mondo degli affari.
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"
L'America visita le sue colonie
Tekke Mesudija
giovedì 1 dicembre 2011

La nostra stra fantastica Chiara ne ha scoperta un'altra !
Sinceramente non so' nemmeno io se facciamo bene a parlarne oppure no, perchè io mi sono un po' sconvolta in dervisci su samopravo nel lontano marzo 2008, ma, visto che è una realtà molto diffusa nei Balkani... parliamo di Dervisci !!!
Prendiamo spunto da un concerto che si terrà a Torino con il gruppo Tekke Mesudija.
Presentazione del gruppo della Tekke Mesudija:
Il gruppo di dervisci che esegue il rituale As Sam'a proviene da Kacuni, una cittadina vicina a Sarajevo, capitale dalle molte anime della Bosnia. Essi appartengono alla Confraternita Naqshbandiya fondata da Pir Bahauddin Naqshbandy oltre sette secoli addietro. La Tekke è una specie di monastero aperto a tutti coloro che intendono praticare una Via Spirituale.
La sede originaria, inerpicata sui monti presso Zivcic, risale ad oltre quattro secoli addietro. Il Maestro, Shaikh Messud Effendi, due anni fa passato a miglior vita, ha fatto costruire una nuova sede che funge da centro culturale, ospita ambulatori tenuti da medici volontari, è dotata di una biblioteca, possiede sale di riunione e locali per accogliere ospiti. Ogni Giovedì e Domenica si riuniscono i dervisci per la pratica del Dhikr, che letteralmente significa "il Ricordo". Tale Rito è composto da canti e "danze estatiche". Il suo scopo è elevare le anime dei fedeli verso l'Altissimo.
Tramite melodiose litanie che fondano la loro radice nella Tradizione e tramite una tecnica respiratoria con la quale viene recitato il nome di Dio (Allah, Hu) i dervisci cantano l'Amore, la Bellezza, la Gloria di Dio affinchè chi ascolta apra il suo cuore alla Contemplazione.
Noi, a differenza di samopravo, non abbiamo postato le scene più violente, ma io (Lina) mi chiedo.. se sei una donna .. non puoi diventare derviscia ? E cosa penseranno i Dervisci di noi cristiani che mangiamo il corpo del nostro Salvatore ???
Dervisci in samopravo
Muharrem 1431. Tekija Mesudija - zikir
Zikir
Dervisci in Sarajevo
Dervisci in Kosovo
Dervisci rotanti
''YA MUHAMMED'' - İlahi / Abdurrahman Önül

