Eyot i Nirvana del jazz

domenica 30 ottobre 2011

Carissimi,
non ho più capito niente ! Daniele ci dato un link tradotto in italiano. Chi è stato nin sò, ma ha fatto cosa buona e giusta !


Si chiamano EYOT. Nascono in Serbia, nella città di Nis, dove naque anche COSTANTINO il GRANDE, il primo imperatore Cristiano di Roma, di madre Serba, che trasformò il Cristianesimo da una piccola setta dei perseguitati in una delle religioni più importanti oggi e lo fece in un arco di soli cento anni!
In altre parole: grandi si nasce! EYOT sono così: GRANDI! Basta percorrere la loro discografia per capire che ci troviamo davanti ad una delle più importanti giovani Jazz band d’Europa. Parlando di loro i BIG del JAZZ non hanno badato a spendere i loro migliori complimenti per EYOT. Dopo averli sentiti si capisce il Perché!
EYOT sono: Dejan Ilijic – Piano; Sladjan Milenovic – Chitarra; Milos Vojvodic – Batteria; Marko Stojiljkovic – Basso.

Eyot, i Nirvana del jazz
Nas ljubav Dejan

Pubblicato da Lina a 10/30/2011 0 commenti Link a questo post  

Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 21esima

venerdì 28 ottobre 2011


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Nel corso di tutti gli anni novanta si svolsero regolarmente elezioni democratiche, nel corso delle quali, però, Milošević fece ricorso a mezzi extralegali per vincere, ma la sostanziale tenuta della sua base elettorale era riconosciuta anche dai suoi oppositori.
Dall’inizio fu un politico populista ed autoritario, che ricorreva spesso a strumenti extracostituzionali, ma non fu un dittatore totalitario. Di certo fu anche un politico nazionalista, ma non più di quanto lo fossero i suoi avversari e sempre con il fine ultimo del tornaconto personale. Anzi, si può dire pacificamente che Milošević è stato certamente meno nazionalista della sua opposizione di destra. Una delle prove che porta a questo opinione, è che Milošević ha sempre utilizzato la causa nazionale, nella fattispecie quella dei Serbi al di fuori dei confini nazionali, e, soprattutto, ha sempre giocato con le passioni dei Serbi della Krajina e del Kosovo. Svetozar Pribićević, un politico serbo-croato che giocò un ruolo fondamentale nella fondazione e nel primo anno di vita del regno di Iugoslavia, scrisse:
Coloro che detengono il potere a Belgrado invocano sempre l’aiuto dei Serbi di Croazia quando c’è da difendere l’unità statale o combattere contro il separatismo croato. Ma nello stesso istante in cui un qualsiasi ufficiale di Belgrado sentiva la possibilità di un accordo con i Croati, non c’erano remore nel sacrificare i Serbi di Croazia, utilizzandoli senza esitazione come un drappo rosso dinanzi gli occhi dei Croati . Esempio pratico di questa teoria furono gli avvenimenti accaduti immediatamente prima e dopo gli accordi di Dayton. Se questi, da un lato, segnarono il culmine del potere di Milošević, non solo per il riconoscimento internazionale, dall’altro sancivano anche l’emarginazione di Karadžić e della causa dei Serbo-bosniaci dal contesto politico serbo. Alla prova dei fatti risulta confermato il giudizio su Milošević, come politico interessato essenzialmente all’arena politica della Repubblica di Serbia, alla “Piccola Serbia”. Egli non fu l’ispiratore, né approvò il Memorandum dell’Accademia Serba delle Scienze e, soprattutto, non ebbe mai il progetto di una “Grande Serbia” oltre i confini della Repubblica serba (aspirazione che, invece, aveva l’opposizione di destra). Milošević ebbe sempre diversi progetti politici, a volte anche contraddittori, sempre, però, mirati a cogliere una qualsiasi opportunità che potesse recargli vantaggio. Ed infatti la base di forza e di legittimazione [di Milošević] era la Repubblica di Serbia, non la Nazione serba sparpagliata nel territorio della Federazione iugoslava. Questo naturalmente non escludeva – come poi è avvenuto – un’eventuale strumentalizzazione delle minoranze serbe fuori dalla Repubblica serba per mettere in difficoltà le altre Repubbliche, ed avviare processi di ristrutturazione globale della Federazione iugoslava. Ma la base di forza e di legittimazione di Milošević è la Piccola Serbia .
In effetti l’uso delle minoranze serbe al di fuori della Serbia si rivelò strumentale. Milošević abbandonò al loro destino sia i Serbi della Krajina croata , sia i Serbi della Bosnia prima degli accordi di Dayton. La Krajina e la Bosnia (a differenza del Kosovo) non facevano parte della Repubblica di Serbia.
Il peso elettorale del Partito Socialista Serbo non era mai tornato ai livelli del 1990, ma Milošević era comunque riuscito ad ottenere abbastanza consensi per poter governare con i suoi alleati, che venivano cambiati regolarmente.
Tuttavia alle elezioni del 1997 il Partito Socialista iniziò a perdere voti, e cominciò a crescere l’opposizione della destra radicale di Šešelj. Nel 1990 lo SPS (Socialistička Partija Srbije) aveva ottenuto il 46% dei voti, nel 1992 il 29%, nel 1996 il 42% e nel 1997 il 34%. Lo SRS (Srpski Radikalna Stranka) di Šešelj aveva ottenuto nel 1992 il 23% e nel 1997 il 28%. In altre parole, la presa demagogica di Milošević sulla Serbia cominciava a vacillare, anche se il suo controllo sulle istituzioni pubbliche e private rimaneva ben saldo.
Un altro elemento che iniziava a farsi sentire, e che non giocava a suo favore, era la stanchezza materiale di un Paese come la Serbia, sottoposto a sanzioni economiche internazionali, e comunque in una situazione economica estremamente precaria.
Come spiegò il rapporto del governo della Repubblica Federale di Iugoslavia:
Nel 1994 il tasso d’inflazione mensile aveva superato il livello di 300 per cento, mentre la produzione industriale era scesa a meno di un terzo del livello del 1991.
Nel periodo 1994-1998, la crescita annuale della produzione e dell’inflazione furono rispettivamente del 6,3% e del 43% .
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

COMUNITÀ GIOVANILE. Terza parte

giovedì 27 ottobre 2011

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IL VIAGGIO - 16 AGOSTO: PRISTINA, KOSOVO... ALBANIA?

Questa mattina (16 agosto, ndr) siamo partiti molto presto da Belgrado, in direzione della nostra meta, la meta di questo viaggio di solidarietà: la terra del Kosovo.
Durante il lungo trasferimento, abbiamo avuto modo di vedere panorami per un verso incantevoli e per un altro (de)cadenti.
Una sosta pranzo che da programma doveva essere fugace, si è trasformata invece in un’infinita attesa; sarà questo il leit motiv della giornata.
Qualche ora di dogana, prima al confine di Merdare (il nome è già di per sé esplicativo su quello che ci aspetterà) e poi al Terminal per lo sdoganamento del nostro carico merci...
Un viaggio non breve, ma nonostante lungaggini, problemi e noiose attese, il morale è alto.


In dogana è impresso nella nostra mente il ricordo di un poliziotto comodamente adagiato all’ombra del posto di controllo, con un kalashnikov appoggiato sulle gambe… in poco più di mezz'ora solchiamo la terra kosovara.
Subito in direzione della dogana merci. E anche qui capiamo che le cose andranno per le lunghe… il lato positivo di queste soste, sono le interessanti discussioni e i confronti che tra di noi emergono.
Pristina ha dimostrato un cambiamento radicale rispetto a Belgrado, con il suo traffico caotico e la circolazione risulta ostacolata dall’assenza di rotonde e semafori.
Gli edifici ci appaiono incompleti e costruiti senza alcuna razionalità, tutto ciò a simbolo di una colonizzazione.


La popolazione ci è sembrata diffidente nei nostri confronti, con sguardi cupi e poco rassicuranti. Le attività svolte dai kosovari sono indirizzate al “mondo dell’automobile”, nel senso di una presenza quasi esclusiva tra distributori di carburante, autofficine, centri di demolizione auto e recupero parti di ricambio; notiamo anche una grande affluenza agli impianti di lavaggio… questo dove sono presenti molte strade sterrate e dissestate. Un altro evidente contrasto è l’assenza di concessionari, ma un gran via vai delle auto di grosse cilindrata.
La dice lunga l’influenza statunitense circa l’assidua presenza delle tre bandiere: Repubblica del Kosovo, quella albanese e a “stelle e strisce”.
Domani sono già in programma degli appuntamenti con le comunità e con la nostra Ambasciata, le visite a Mitrovica e ai monasteri di Pec e Decani.

Molti altri pensieri : qui

Il Kanun in Albania

lunedì 24 ottobre 2011

Per rispondere a una richiesta di Cisti racuni sul post di Elena in Albania, abbiamo fatto una piccola ricerca riguardo al "kanun" ovvero una serie di leggi che si tramandano nella cultura albanese.
Guardate... non state a giudicare male, poichè se si sostituisce il posto geografico con la Calabria, si ottiene pari pari la cultura di mio marito e dei suoi parenti !


“La donna è un otre, fatta solo per sopportare”
Il Kanun non e' piu' in vigore in Albania, ma le norme che contiene non sono scomparse dalla regolamentazione dei rapporti sociali. Al contrario, ci sono degli istituti, per esempio il matrimonio, che in Albania sono ancora oggi celebrati secondo i dettami del Kanun, "con feste e balli per una settimana" e senza che la donna, da fidanzata e poi da moglie, accampi alcun diritto che non sia quello del mantenimento da parte del suo uomo. Perche', dice il Kanun, "la donna e' un otre, che sopporta pesi e fatiche". Se sgarra, dev'essere uccisa. C'e' un mondo sconosciuto dentro i dodici libri in cui si articola il Kanun. Famiglia, matrimonio, contratti, lavoro, proprieta', delitti infamanti, risarcimento dei danni, non c'e' momento della vita comunitaria di cui il Kanun, pur sovrapponendo norme civili e penali, procedurali e sostanziali, e a volte contraddicendosi, non si occupi minuziosamente. Ma e' soprattutto nei libri dedicati alla parola data, all'onore personale e alla vendetta di sangue, che si comprende perche' l'area balcanica composta dall'Albania settentrionale dalla Macedonia e dal Montenegro e' l'ultima regione tribale europea. Parola data, vendetta di sangue, e assoluta solidarieta' tra i membri della famiglia, caratterizzano l'albanese come "uomo d'onore". Il Kanun, sull'onore, e' lapidario: "Di fronte alla legge il disonorato e' considerato come persona morta". Da qui, il principio che "il sangue non si sostituisce con la multa" poiche' l'onore non puo' essere ripristinato con un risarcimento pecuniario. Al contrario, "il disonorato non si appella alla giustizia e il valoroso si fa giustizia da se"
Tratto da Onore, sangue e famiglia. L' ombra del " Kanun " sull' Albania di Vulpio Carlo

Le leggi del kanun
Onore, sangue e famiglia

Era meglio prima...

domenica 23 ottobre 2011


Si sà che qui piovono solo favole, ma l'ultima che ci è caduta come una stella, è davvero speciale. Un militare che in Kosovo e in Afganistan ha perduto il senso della ragione poichè era tra quelli chiamati a spegnere gli incendi causati dalle bombe e a recuperare i corpi carbonizzati. Si chiama G. e a lui va il nostro affetto

Ehy tipaaa! Era meglio con J-Ax quando stava con gli Articolo,
Bill Clinton suonava il sax, ma intanto bombardava il Kossovo..

Per vedere il video di J AX cliccate qui

Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 20esima

venerdì 21 ottobre 2011


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Sei secoli dopo la grande Battaglia della storia serba, le ossa del principe Lazar Hrbeljanović furono riportate a Gračanica. Milošević pretese la stessa gloria di Lazar, anche se, a differenza dell’antico principe, non credeva di andare incontro ad una battaglia già persa. Credeva, infatti, che, una volta assicurato il potere alla Serbia, schiacciando all’interno delle varie Province (Vojvodina e Kosovo) e del Montenegro ogni avversario, avrebbe potuto muoversi per sottomettere tutti gli altri leader delle Repubbliche della Federazione alla sua autorità. Il risultato immediato fu il ritorno ai vecchi dibattiti degli anni ’20 e ’30.
Il piano di Milošević partiva da una totale centralizzazione di tutti i poteri della Iugoslavia: economico, politico, mediatico, giuridico. L’obiettivo dichiarato era il superamento della crisi economica che affliggeva la Federazione da anni. Ma per i Croati e gli Sloveni, già scandalizzati per l’abolizione dell’autonomia di Vojvodina e Kosovo e per l’uso dell’esercito al fine di reprimere le proteste albanesi, questa non era altro che una scusa; l’unico vero obiettivo era la creazione di una nuova “Serboslavia”.

2.2 La strumentalizzazione della questione serba.
Il principale obiettivo di tutta l’opera di Milošević fu senza dubbio il perseguire una continua scalata verso il potere personale.
In quest’ottica, infatti, è possibile leggere prima la dissoluzione della Lega dei Comunisti Iugoslavi, e poi la dissoluzione della Iugoslavia stessa.
Per quanto riguarda il primo punto, nello spazio di un anno (dal 1989 al 1990) in tutte le Repubbliche si tennero le prime elezioni libere, che videro la partecipazione di più partiti. L’ipotesi di far svolgere le elezioni prima a livello federale e poi a livello delle singole Repubbliche fu scartata dai rappresentanti della Serbia, poiché considerata ipotesi non realistica, poiché il sistema costituzionale aveva determinato la nascita di dinamiche politiche confinate all’interno delle singole Nazioni e non del sistema federale nel suo insieme.
Milošević ed i comunisti serbi erano ormai abituati a ragionare esclusivamente nell’ottica della loro Repubblica, perché questa era l’unica sede effettiva di dibattito e decisione. Gli anticomunisti, inoltre, non avevano motivo di adottare una diversa prospettiva, dal momento che anch’essi contavano di raccogliere consensi solo nell’ambito del proprio Paese. Infine, l’ultima entità ancora rimasta realmente “federale” era l’esercito. Sebbene in esso vi fosse una stragrande maggioranza dell’elemento serbo-montenegrino (circa il 70%), non era ancora un’entità “serbizzata”, ma non era in grado di muoversi, sia per motivi contingenti (la crisi economica aveva colpito anche l’apparato militare), sia perché troppo legato alla struttura di potere comunista ormai caduta.
Cosa nient’affatto marginale, però, era la sopravvivenza del governo federale, che, anzi, sotto la presidenza del croato Ante Marković, riuscì a porre un freno alla crisi economica del Paese.
Di tutte le elezioni tenutesi nella Iugoslavia, davvero cruciali furono quelle che si tennero in Serbia.
Mediante una serie di “rivoluzioni antiburocratiche” Milošević aveva esteso il suo controllo anche sulla Vojvodina e sul Kosovo. Forte di questo controllo, fece prima approvare una nuova Costituzione dal vecchio parlamento monopartitico della Serbia, e poi la sottopose al referendum popolare. La nuova Carta Costituzionale, approvata con il 97% dei voti, sanciva i nuovi rapporti di subordinazione istituzionale tra la Serbia in senso stretto e le due Province Autonome.
Tutto questo gli garantì una costituzione a lui favorevole prima ancora che fosse eletto il nuovo parlamento, cosa che fu fatta mediante un sistema maggioritario.
Il Partito Socialista Serbo ottenne così la maggioranza parlamentare e Milošević fu eletto dal voto popolare. Nello spazio di soli quattro anni era riuscito a conseguire una serie di notevoli risultati a lui favorevoli:
Si era impossessato delle leve del potere della Lega dei Comunisti della Serbia nel 1987;
Aveva abolito l’autonomia della Vojvodina e del Kosovo;
Aveva collocato alla dirigenza delle due Province e del Montenegro personaggi a lui fedeli;
Vincendo il referendum del 1990 aveva predeterminato le regole del gioco elettorale;
Infine, aveva ottenuto una schiacciante vittoria alle prime elezioni libere e pluraliste, spiazzando ogni forma di opposizione, sia di sinistra che di destra.
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

COMUNITÀ GIOVANILE. Seconda parte

giovedì 20 ottobre 2011


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Riflessioni su un Ferragosto a Belgrado
Ecco una nuova pagina del diario di viaggio dei ragazzi di Comunità giovanile, in marcia verso il Kosovo, nell’ambito del progetto “Accendiamo la speranza”.

A Belgrado non è mai Ferragosto, e nonostante l’afa e il caldo siano più intensi dei giorni scorsi, la città è viva e pulsante e il traffico è regolare, come in una giornata di lavoro qualsiasi…
La capitale serba ci è sembrata una città più europea sotto tutti gli aspetti di quanto ci aspettassimo, molto pulita anche in zone lontane dal centro, caratterizzata dalla presenza di innumerevoli condizionatori d’aria, sicuramente installati di recente per dare un po’ di sollievo alla popolazione.
“Dignità, ecco la prima e stupefacente cosa che noti quando arrivi qui. Solo le rovine del ministero della difesa restano a ricordo degli eventi del marzo 1999. La Serbia si è chiusa dignitosamente e cura le sue ferite senza voler quasi che nessuno se ne accorga”.


Un altro aspetto che ci ha colpito durante la visita di oggi, che inizialmente voleva essere ai musei che il lunedì sono chiusi (sic!), consiste nel fatto che sono poche le persone, i giovani che usano il cellulare, per le vie, nei bar o al ristorante, al contrario di quanto succede in Italia; certo Belgrado non è l’Eldorado dove tutto luccica d’oro, non mancano i mendicanti, chi fruga tra i cassonetti dell’immondizia in cerca di avanzi, ma pur rientrando tardi la notte non abbiamo visto “barboni” che dormono per le strade… c’è mancato il tempo di visitare la stazione dove forse trovano rifugio anche in pieno agosto… inoltre come in ogni altra città europea, c’è sempre chi vuol venderti le immancabili collezioni di cartoline con le immagini più belle della città.


La visita alla basilica ortodossa della zona vecchia delle città, ci è stata negata da un addetto forse troppo scrupoloso per via dei nostri shorts... ma abbiamo apprezzato le icone esterne.
Nel frattempo Stefano ha raggiunto il gruppo, direttamente da Gerusalemme, e ha avuto un incontro con le autorità di questa Terra ricca di storia, cultura, tradizioni, in poche parole di un’identità nazionale forte e ben precisa.
È pomeriggio inoltrato, non c’è più il solleone di mezzogiorno e tra poco farà buio… già, l’ultima notte da trascorrere a Belgrado, con in vista un’alzataccia per domani mattina per la trasferta in Kosovo, con tanti ricordi, aspettative e sogni che forse continueranno a rimanere tali per molti, diventare realtà per qualcuno, ma con la consapevolezza di aver fatto un’esperienza difficile da dimenticare…
Nel frattempo abbiamo avuto la conferma che il nostro furgone ha terminato definitivamente lo sdoganamento. Ora nulla più ci divide dalla nostra meta.
Zbogom Beograd!

Comunità giovanile verso il Kosovo

Balkan crew dice "dosta"

martedì 18 ottobre 2011


E' vero che noi cerchiamo di non parlare di politica e cerchiamo cio' che ci unisce e non cio' che ci divide, ma gli ultimi fatti di Jarinje e l'omicidio del più importante testimone al processo contro i leader kosovari che si sarebbero macchiati di gravi crimini come il traffico di organi espiantati ai prigionieri serbi, sono stati la goccia che hanno fatto traboccare il vaso.
Oggi parliamo di politica e ribadiamo che l'attuale Kosovo non è un paradiso, ma un inferno, che i pochi serbi sopravvissuti allo sterminio vivono in lagher a cielo aperto, che il Kosovo è pieno di mafia e uranio, che la Kfor spesso non ha aiutato la popolazione ma l'ha aggredita, che quando andiamo in Kosovo e ci danno una scorta sono tutti ex Uck che ci fanno più paura degli altri e che per fermare i serbi la Nato s'è mossa con una guerra umanitaria... ora a chi ci dobbiamo appellare per fermare gli albanesi ?

Appello per le minoranze serbe in Kosovo
Appello dell'ambasciatrice serba in Italia
Per quei quattro sassi
Kosovo 9 anni dopo.. cercatevi i filmati dopo il primo .. ce ne sono 8
Negligenza mortale
Kosovo me fat
L'urlo del Kosovo
Il tribunale americano all'Aja
La Kfor se la squaglia !
LA TRAGEDIA DEL KOSOVO TRA REALTA' E PROPAGANDA
Ko da mi otme iz moje duse kosovo
Beogradski Sindikat i BGF - Balada disidenata

.... e.. a differenza di altri siti.. non postiamo le immagini violente, ma abbiamo decine di testimonianze di militari. Una per tutte :
"Lina, racconta di quando sono sceso in un pozzo e ho recuperato i corpi di 5 bambini e vicino al pozzo c'era la madre di due bambini che è impazzita dal dolore".
Un alpino.



Noi che abbiamo provato lo stesso orrore, che subiamo le conseguenze dell'aizzamento di una guerra civile e dello smembramento e perdita del nostro paese, noi che abbiamo provato sulle nostre teste le bombe umanitarie e proviamo ogni giorno il sapore dell'uranio impoverito che la nostra terra emanera' ai nostri figli per altri inumerevoli centinaia di anni,noi che abbiamo il privileggio di fare le cavie per l'intera umanita' curando un aumento dei tumori di 300% dopo i bombardamenti, noi piangiamo della barbarie occidentale nello scippo di una nazione sovrana.Ieri la Jugoslavia, oggi la Libia. Ieri l'Iraq, oggi Afganistan.Ieri Palestina, oggi Kosovo e Palestina. Ma non vi chiedete che forse un giorno tocchera' pure a voi?

Una favola di nome Elena

sabato 15 ottobre 2011

Il viaggio in Albania è stato...Forte.
Non ho altri aggettivi che possano racchiudere e riassumere tutte le emozioni vissute giorno per giorno, quindici per l'esattezza.


Già, proprio così: io e Riccardo abbiamo avuto modo di toccare con mano una realtà diametralmente opposta a quella in cui viviamo, ed il tutto semplicemente al di là di uno stretto mare. Chi l'avrebbe mai anche solo immaginato?
Il caldo è stato torrido, soprattutto a Tirana dove alle 16.30 del pomeriggio ho fotografato le colonnine che segnavano 45.5 gradi... La città sembrava magicamente, cadere in una sorta di letargia nella ore pomeridiane, per poi risvegliarsi verso le 17.00 in un turbinio di rumori di serrande di negozi che si alzano all'unisono, e di profumi di pannocchie arrostite pazientemente lungo i marciapiedi. E Tirana, a mio avviso, merita di essere girata a piedi. Solo così si ha modo di sperimentare cio' che in realtà è, di comprendere la sua planimetria che altrimenti dalla guida, risulta riduttiva. Troppo. E solo così, si possono notare quei piccoli dettagli che la dipingono e contraddistinguono in modo così strano e particolare.
Io e Riccardo, nonostante un'assicurazione medica stipulata prima della partenza, abbiamo avuto modo anche di sperimentare la totale impotenza. Il mio ragazzo, infatti, è stato male, e abbiamo dovuto ricorrere ad un ospedale pubblico visto che la figura della guardia medica non sembra esistere, nemmeno se chiamata da un hotel, e in agosto le cliniche e i dottori privati sembravano tutti in ferie. Siamo finiti al reparto Infektive dell'Ospedale Nene Tereza di Tirana e le condizioni, purtroppo, erano a dir poco fatiscenti. Il personale si è adoperato alla meglio per aiutarci, abbiamo avuto anche la fortuna di trovare un'infermiera molto brava (e bella, come sottolinea di continuo Riccardo ) che parlava italiano molto bene. Mentre attendevo, ripetevo continuamante tra me e me "Com'è possibile che, ad un ambiente così degradato dal punto di vista strutturale, corrisponda poi, un ambiente umano così disponibile e gentile?" Ma...più di una puntura e di una flebo di soluzione fisiologica, non c'è stato modo di far nulla. Mancavano medicinali, quelli che c'erano erano scaduti e loro stessi si vergognavano a farmi vedere come sui fondi di bottiglie di plastica tagliati a 'mo di scodelline, ci fossero manciate di pastiglie e pillole buttate ala rinfusa. Guardavo l'infermiera annotare tutto a mano su di un registro, perchè nulla è ancora computerizzato. Nel 2011. Pazzesco.


E il tutto a inizio vacanza. Vi lascio immaginare come potevamo sentirci all'idea di doverci poi, mettere in auto alla volta del nord, dipinto dagli abitanti della capitale come "arretrato e lontano".
Niente sud. Niente mare. Purtroppo abbiamo perso giorni nel tentativo di riprenderci a Tirana.
Al nord, per fortuna,tutto è andato meglio: sono riuscita a reperire le fonti di cui tanto avevo bisogno, grazie ad una zia dei miei vicini di casa che...è riuscita a farsi aprire anche la biblioteca dell'Università di Shkodra, altrimenti chiusa per inventario. Ho visitato posti inimmaginabili, seguendo strade (strade?) e sentieri dove l'auto sembrava abbandonarci a piu' riprese. Il tutto seguendo sempre i miei vicini di casa, che abitano a Bushat e si sono resi davvero disponibili ad aiutarmi.
A Shkodra ho visitato i diversi conventi: e l'incontro con Suor Anna alla Chiesa Francescana, mi ha poi aperto le porte anche del convento delle Suore Clarisse. Con Suor Sonia sono in contatto via mail... è stata davvero una persona disponibile, come tutti quelli che ho trovato. La situazione dei conventi, la paziente dedizione delle suore che cercano pian piano di ricostruire e risistemare i locali, meriterebbero un racconto a parte. E non escludo che scrivero' di tutto questo, ancora. Perchè chiunque faccia un viaggio come il mio, deve essere preparato a quello che troverà. E ancora non basta per dire di sentirsi a proprio agio. La periferia di Shkodra, lungo la linea ferroviaria che una volta collegava l'Albania con la Yugoslavia (oggi con il Montenegro) è un luogo dove anche la polizia passa e... non si ferma. Criminalità ? Forse, non saprei. Famiglie chiuse in casa per vendetta, scese dalla montagne circostanti per mancanza di lavoro. Povertà e arretratezza. Bambini che giocano tutto il giorno sui binari, case costruite con ciò che si è trovato in giro, donne schiacciate dal peso di una realtà dura, inimmaginabilmente dura. Anche qui...prometto di scrivere, scrivere, scrivere. Perchè c'è bisogno di informazione...


Sono riuscita anche a visitare anche Rreshen, città natale della lettrice di lingua albanese dell'Università presso cui studio, Anila Alhasa. Abbiamo avuto modo di ottenere anche un'intervista con lo scrittore Ndue Dedaj, una persona tanto colta, quanto umile e disponibile. Mi ha regalato una copia del suo romanzo proprio sul Kanun, peccato che essendo scritto interamente in albanese e non tradotto... dovro' farmelo tradurre da qualcuno per capire meglio cio' che ci siamo detti durante l'intervista...
Rreshen non sembrava affatto abituata alla presenza di turisti: il costo della vita è bassissimo rispetto al resto dell'Albania, le persone sono molto guardinghe e scrutano in modo sospettoso i nuovi arrivati, ma ci siamo trovati bene. La città è un cantiere a cielo aperto: la lettrice mi spiegava come, le persone, stiano tentando di risistemare le case, restaurare muretti e aree pedonali, giardini e monumenti, e il tutto di tasca propria. E' una cittadina che ha capito che dovrà risollevarsi da sola, con l'aiuto delle persone che lavorano all'estero e rientrano d'estate, portando con sè denaro per i dovuti interventi strutturali. E braccia, voglia di fare, voglia di vedere una città rinascere dalle sue stesse ceneri. "Come l'araba fenice" non facevo che pensare tra me e me. Ci sono bambini curiosi per le strade, che appena ci hanno avvistati in centro all'ora di cena, non ci hanno piu' lasciati. Di Rreshen mi sono rimasti gli occhi curiosi delle persone, quelli dei bambini soprattutto. Il profumo del pane appena sfornato, le chiacchere in centro attorno ad una scultura moderna di cui quasi tutti sembrano ignorare il perchè sia collocata proprio lì, così lontana e distante dallo stile degli edifici adiacenti. Il museo è la parte che piu' mi ha colpita: abbandonato a se stesso, con i soldi raccolti ha sistemato il piccolo giardinetto all'ingresso.
Il direttore, un pittore ora in pensione, ci ha spiegato come, dopo il 1991, i cimeli siano stati accatastati in attesa che qualcuno arrivi lì a dar loro un ordine. Prima troneggiavano gli eroi della patria, l'arte del periodo comunista in primo piano. Ma ora, l'ordine non esiste piu', e le persone non sanno cosa collocare e dove.
Le vetrinette sono per lo piu' rotte e aperte, perchè "...quello che potevano prendere, l'hanno già preso..." e la gente si chiede se mai qualcuno dall'estero verrà a dare un po' di oggettività storica nella disposizione di cio' che rimane. Ci hanno fotografati, perchè "...se mai apriremo un sito, facciamo vedere come anche gli stranieri vengano qui..."... Inutile dire che la cosa mi ha fatto sorridere, ma amaramente.



Ho avuto modo di visitare anche Kruja: bellissimo il castello-museo, tenuto benissimo e completamente restaurato. Come pure il bazar esterno, una decina di negozietti con oggettistica di dubbia provenienza...credo che anche qui sia arrivato il "made in China", ahimé. Molti i turisti turchi, molti gli scatti su di una terrazza panoramica stupenda. Perchè l'Albania ha questo: paesaggi e viste mozzafiato. E l'Albania è questo: persone sorridenti e disponibili, uomini che parlano tra di loro tra colpi sulla spalla e strette di mano, partite a scacchi o domino infinite lungo la strada, bambini i cui occhi curiosi aprono il cuore fino alla commozione. Profumo di caffè, di pannocchie arrostite... papere che camminano indisturbate alla pompa di benzina finchè si fa il pieno. Ma anche due livelli di vita diametralmente diversi: i ricchi terribilemnte ricchi... i poveri, terribilmente poveri. Questo soprattutto a Tirana.
Lina...Non bastano le parole, non basta un singolo pezzo per descrivere tutto quello che abbiamo visto, vissuto... No, non basta. Ma per ora lo faro' bastare, sapendo che, se vorrete, seguiranno altri articoli piu' dettagliati. Grazie mille!

Storie di Illiri e d'Albania


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I numeri "tre" al mondo !

giovedì 13 ottobre 2011


Chi di voi ricorda quel fantastico gruppo che tre anni fa ha fatto tutta una touree nei Balkani in autostop ???
Bè.. nessuno di voi ci crederà.. ma SONO NIENTE MENO CHE TERZI A GUCAAAAAAAAAAA !!!!!

Still alive.. già Nema problema
Guca .. che passione
Guca 2011
La pagina face book

XXIV Convegno nazionale AIZO a Torino

martedì 11 ottobre 2011

Il convegno si è aperto con l'augurio di buon lavoro del sindaco Piero Fassino (tramite la sua collaboratrice) e del rettore dell'università di lingue.


Ci siamo subito trovati in un ambiente magico per il suono della fisarmonica di Giogiò. Attorno a me gli amici che non vedevo da tanto e gli amici di Milano che conoscevo solo tramite face book.
Che emozione alle parole di Carla Osella. Lei è il messaggio evangelico fatto persona. Non c'è amore più grande di questo : dare la vita per i propri amici e lei ha speso la sua vita in favore delle popolazioni rom e sinti. Io mi sono sentita molto vicino a Carla, perchè lei non è rom e per insultarla le dicono che è solo una zingara e io non sono serba e per insultarmi mi dicono che sono solo una serba. Chissà cosa pensa questa gente quando lancia queste frasi... a noi fanno piacere, perchè è così tanto l'impegno ... che siamo come loro.
Abbiamo sentito la testimonianza toccante di Diego Novelli e del suo impegno per regolamentare i campi rom e l'organizzatrice dell'incontro ha ribadito che le diversità non costituiscono un elemento di lontananza, ma bensì un interesse per un'ulteriore conoscenza.
Il giornalista rom Osmani Bajram ci ha raccontato i 40 anni di attività AIZO e Gianluca Magagni ha proseguito nel racconto.
Bello l'intervento di Mariateresa Martinengo, giornalista della Stampa e bello anche il regalo di Bajram Haliliti : un vocabolario della lingua rom.
Purtroppo mi sono persa l'intervento del bellissimissimo serbo Sasa Acic, coordinatore delle associazioni che si occupano del campo di Jasenovac.


Il secondo giorno del convegno è stato aperto con la testimonianza dello storico Claudio Vercelli e della testimonianza di Carla Osella che hanno parlato dello sterminio nazista rom . Avevo la pelle d'oca ! Vi riporto solo una frase : "sui muri di un campo di sterminio c'era scritto col sangue : sappiamo di dover morire, ma vi supplichiamo di non farci morire così"
Poi.. una sorpresa... ovvero la storia dei rom svizzeri. L'ho ascoltata bene bene, pensando a Francy e mi sono ricordata di averla studiata nelle medie. In Svizzera esiste una comunità rom detta Jenish che è stata perseguitata per quasi 100 anni dalla cosidetta "projuventute" che metteva in collegio i figli dei rom e si stupiva del fatto che fossero intelligenti. Una volta finita la scuola, i ragazzi tornavano a vivere nel campo e la projuventute ha fatto che chiudere per fallimento di un progetto maniacale che non è riuscito nel suo intento di far passare per stupidi i rom.
Quando è stata la volta di Dusan Mladen con la fantastica traduzione di Valentina siamo rimasti un po' stupiti. Non ci aspettavamo tanta operosità. Forte della sue esperienza americana è tornato a Belgrado e ha realizzato tantissimi progetti come ad esempio le borse di studio per i ragazzi rom e i lavori di raccolta carta e vetro da affidare ai rom. Grande Mladen !!!


E infine lui.. il nostro mito ! Quando ha preso la parola Giogiò non si sentiva volare una mosca nemmeno nei corridoi. Le sue parole sono state semplici quanto mai fantastiche.
" Io sono solo un musicista, ma la mia testimonianza è una testimonianza di vita vissuta in Bosnia, tra un campo e un altro a parlare con figli e nipoti di chi è morto a Jasenovac eppure la mia fisarmonica non parla ne di fascismo ne di razzismo, ma solo di pace. Tanti parlano per sentito dire o perchè hanno studiato e pensano di poter esprimere giudizi, io quello che racconto l'ho vissuto e viene dal cuore. La Jugoslavia non c'è più e tutti a dire è colpa tua, no è colpa tua, ma la Jugoslavia non c'è più !!! Ho suonato tante volte al binario 21 a Milano, posto in cui i rom e gli ebrei e tante altre minoranze venivano deportati per i campi di concentramento e ancora adesso, dopo tanti anni e tanti morti, troviamo ancora chi vorrebbe fare le stesse politiche. Il popolo rom meriterebbe un nobel, perchè ha passato le peggiori cose e non si è mai ribellato, non ha mai fatto guerra a nessuno, nonostante non ha una terra su cui vivere. Che colpa ho avuto io a nascere da una zingara e che colpa ha avuto mia figlia che è nata in Italia, è stata vaccinata, ha frequentato la scuola eppure non può avere la cittadinanza perchè non può dimostrare la residenza ? Ma come faccio a risiedere in un posto se dopo tot anni arriva l'ordine di sgombero ? Ero in un campo in cui si rubava e ho cambiato la situazione. Ho fatto fare una chiesa e veniva un prete a celebrare la Santa messa. Le persone erano cambiate, non rubavano più, ma ci hanno detto di andare via e hanno distrutto la chiesa e buttato la croce nel fango. Le persone le giudichi da ciò che dicono e che fanno. Se fanno del male sono persone cattive, ma loro sono i primi giudici di loro stessi"
Che regalo grande ci ha fatto AIZO !!! Grazie di cuore !
Appena riesco posto i filmati dei balli e della musica divina di Giogiò !!!

Ko je poceo rat ?
Svoboda al dado di Settimo
Svoboda e i canti rom
Vecchi e nuovi razzisti
La magica storia del Dado
L'inno "Djelem djelem" al convegno AIZO
Il giorno della memoria con gli Svoboda
Djelem djelem con Stefania e gli Svoboda
Questo serbo ci ha fatto innamorare !

E finalmente... adesso.. Giogiò.. è qui !!!!

lunedì 10 ottobre 2011


Emozioni, emozioni e ancora emozioni .... per ora non riesco a scrivere tutta la gioia del mio cuore ..
Datemi tempo e appena riesco a calmarmi vi racconto del convegno Aizo di Torino.
Ringrazio della presenza : gli amici della Terra del fuoco, il Dado, i ragazzi di serbo croato dell'università e gli amici di Milano.
Spero, nei prossimi giorni, di potervi parlare di un angelo moderno chiamato Carla Osella e nemmeno io ci credo che questo angelo vive qui.. nella mia città.
Spero di potervi raccontare la storia di Diego Novelli, già sindaco di Torino e di Osmani Bajram, giornalista rom, ma soprattutto, spero di potervi raccontare l'emozione che ho provato nel vedere Jovica Jovic, un serbo che ha avuto la sua famiglia sterminata, ma non ha perso la volontà di vivere e trasmette così tanta serenità che sarà difficile lasciarlo partire.
Stai con noi Giogiò !!!!!!!!!!!

Giogiò l'amore nostro

Nuovi italiani, nuova letteratura

venerdì 7 ottobre 2011


Sono entusiasta !! Anzi .. entusiasta è dire poco ! Non ci sono parole per descrivervi le mie emozioni e ringrazio le persone che mi hanno donato due ore di serenità e di sapore di cultura.
All'interno del convegno "Nuovi italiani, nuova letteratura. Scrittori e scritture dell'emigrazione" che si è svolto presso la Biblioteca civica Italo Calvino a Torino, ho seguito il dibattito sulla letteratura straniera in Italia degli ultimi 20 anni. Moderava il dibattito la splendida Viorica Nechifor, giornalista e hanno partecipato al dibattito : Nora Moll, insegnante all'Università Nettuno di Roma, Livio Mucci come responsabile della casa editrice Besa, Raffaele Taddeo per la rivista Ghibli, il sig Laari ( ma sicuramente si scrive diversamente !) per la rivista Città meticcia e il nostro impareggiabile, fantastico, stupefacente e adorabile Darien Levani per Albanianews.
Che emozione vedere Darien con la fede !!! Auguri vivissimi agli sposi.
Riguardo al dibattito.. che dire.. sono state dette tante di quelle cose meravigliose che non smettevo mai di prendere appunti e fare foto.
Nel riassumere, sicuramente, sminuirò qualche pensiero, ma cerco di essere il più fedele possibile a ciò che è stato detto.
La professoressa Nora Moll ha illustrato alcune tematiche riguardanti la letteratura nordafricana e le colonie italiane e francesi. Ha messo in luce come lo stato italiano fa passare completamente sotto silenzio tutta la cultura letteraria straniera e le uniche proposte arrivano, sparute, solo nel mondo scolastico. E' necessario condividere i diritti di italiani e stranieri ed avere delle pari opportunità, ma se guardiamo al nostro attuale ministro delle pari opportunità, capiamo perchè questo non avviene !!!
La cosa bella è che oramai nel lessico abituale, quando si vuole dire che una cosa è fatta male, si dice "fatta alla Minzolini !!!"
Livio Mucci ha fatto un bell'intervento riguardo alla cultura e alla letteratura straniera che dovrebbe entrare a pieno titolo nella cultura italiana, ma per una serie di identità che abbiamo paura di perdere, entra dalla porta di servizio e solo per dire "poverini, hanno attraversato il mare, ascoltiamoli" anche se questo sarebbe il lavoro della Caritas e non di chi apprezza uno scrittore straniero.
Raffaele Taddeo ci ha illustrato la bella storia della nascita della rivista letteraria Ghibli.
Il sig. Laari, che spero inteverrà per dirci il cognome esatto, è stato meraviglioso. Mi ricordava i miei nonni quando mi raccontavano le loro storie nelle serate di pioggia sotto al portico di campagna. Acoltarlo era davvero un piacere. Ci ha raccontato la storia del sig. Y scritta da Landolfi. Un poeta era stufo di scrivere nella sua lingua madre e incontra un persiano al quale chiede di insegnargli la sua lingua. Il persiano accetta per una somma molto alta e insegna. Al termine dell'insegnamento il poeta scrive un romanzo bellissimo, ma quando lo dà a correggere a un altro persiano, quest'ultimo dice che non conosce quella scrittura. Allora il poeta torna dal primo persiano, che era solo un finto persiano, e questo gli dice che aveva bisogno di soldi e si era inventato una scrittura. Questo racconto per dire che non ha importanza la lingua e che qualsiasi linguaggio usiamo possiamo scrivere delle cose meravigliose.
Darien ha fatto un intervento molto breve (data l'ora tarda) per illustrare la nascita di Albanianews. Un giornale nato nel 2008 per rispondere alle provocazioni della politica che identificava nello straniero un criminale. Racconta Darien che, soprattutto all'inizio, molti giornalisti scrivevano dei pezzi per il solo motivo di sentirsi insultati senza motivo (e come li capisco !). Secondo Darien, in 20 anni di immigrazione, gli scrittori stranieri hanno lanciato un grido di allarme che non è stato colto dai mass media italiani.
Tutti noi ricordiamo il caso "Boffo" che è emblematico per tutte le persone che vogliano tentare di opporsi allo strapotere dei mass media italiani gestiti da una sola persona.
Alla domanda : cosa possiamo fare noi italiani per gli stranieri, la risposta è stata : .. è stato bellissimo vedere un gruppo di studenti italiani che chiamavano il loro compagno di colore "Neve".
Grazie, dal profondo del mio cuore !

Un saluto dai ragazzi di Via Agliè
Intervista ad Antonio Caiazza

Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 19esima

giovedì 6 ottobre 2011


Continua da qui

Tutta la vicenda, inoltre, fu portata a conoscenza della popolazione serba non nel preciso momento in cui avvenne, ma quando uno degli avversari del Presidente lo accusò di nazionalismo .
Per i successivi due anni Milošević ed i suoi alleati usarono le manifestazioni di massa più e più volte per promuovere l’immagine del nuovo leader.
Tutte le antiche paure e tutti i canti nazionalisti, fuorilegge al tempo di Tito, riemersero in superficie tra la popolazione in ogni luogo della morente Iugoslavia.
Milošević cavalcò quest’ondata di euforia nazionalista, capì anche che la situazione necessitava di una scossa. Manovrando la piazza abolì lo statuto di Regione Speciale e di Provincia Speciale in Vojvodina e Kosovo. Anche in Montenegro il vecchio regime fu scavalcato dal nuovo movimento e dai suoi sostenitori.
Questo non è il tempo per il dolore; è il tempo della lotta, proclamò Milošević davanti a centinaia di migliaia di persone a Belgrado:
Noi abbiamo affrontato entrambe le Guerre Mondiali con niente se non la convinzione di lottare per la libertà, e vincemmo entrambe le Guerre... Noi vinceremo la battaglia per il Kosovo nonostante gli ostacoli che ci si parano innanzi, dentro e fuori del Paese. Noi vinceremo nonostante il fatto che i nemici della Serbia al di fuori del Paese stanno complottando contro di noi, insieme a quelli già presenti all’interno del Paese. Noi diciamo loro che affronteremo ogni battaglia... con lo scopo di vincerla.
Il 20 febbraio 1989, i minatori Albanesi del Kosovo manifestarono sia con scioperi sia con manifestazioni contro la nuova imposizione della sovranità serba nella Regione. La manovra fallì, poiché nelle nebbie dell’euforia nazionalista serba, lo sciopero fu visto (e voluto far vedere) come una dichiarazione di guerra degli Albanesi contro la minoranza serba. Ciò aprì di fatto la strada a tutte le correnti politiche più radicali, non solo in Serbia, ma in tutte le altre Repubbliche della Federazione.
Ad esempio, anche se avevano una differente visione del futuro della Iugoslavia , ai Serbi “piacevano” gli Sloveni. Tra le due etnie non c’erano mai stati attriti in tutta la loro storia, ed anzi, durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia di bambini sloveni trovarono rifugio in Serbia, dove furono bene accolti dalla popolazione locale.
Quando Belgrado scoprì che tutti i leader sloveni si erano riuniti nello Cankarjev Dom, la sala concerti di Ljubljana, per denunciare la politica serba, e che Milan Kućan, il presidente della Slovenia, aveva dichiarato nella stessa occasione che la Iugoslavia avrebbe dovuto difendere i minatori albanesi, gli ambienti politici serbi rimasero sconcertati .
Senza tentennamenti, Milošević proseguì verso la sua incoronazione, assumendo l’8 maggio 1989 la presidenza della Serbia, anche se la vera cerimonia fu fatta coincidere con il seicentesimo anniversario della battaglia del Kosovo.
Il 28 giugno tutti i politici della Iugoslavia erano riuniti a Gazimestan, il luogo dove si tenne seicento anni prima la Battaglia, mentre Milošević, giunto in elicottero, dichiarò di fronte ad un milione circa di persone:
I Serbi, nella loro storia non hanno mai conquistato o sfruttato altri. Attraverso due Guerre Mondiali, essi hanno liberato se stessi e, quando hanno potuto, hanno anche aiutato altri a liberarsi…L’eroismo del Kosovo non ci permette di dimenticare che, una volta, noi siamo stati eroici e degni, ed uno dei pochi Popoli che hanno affrontato le battaglie senza mai perderle…Sei secoli dopo, noi siamo nuovamente tra le battaglie e le dispute. Queste non sono ancora battaglie armate, anche se la cosa non può essere esclusa . Molti anni dopo, Padre Sava, un monaco ortodosso di Visoki Dečani (Kosovo), disse:
Alla fine degli anni Ottanta noi sentimmo il cambiamento della Nazione e pensammo che sarebbe potuto essere una buona cosa. Ma io ero alla riunione a Gazimestan nel 1989 e capii che quello era il modo sbagliato. Pensammo che lui (Milošević) sarebbe venuto alla chiesa di Gračanica per abbracciare gli ideali del passato, il bene, le tradizioni spirituali, la morale, ma non fece nulla di tutto ciò. Apparve come un dio antico dall’elicottero. Io capii in quell’istante che il cambiamento stava andando nella direzione sbagliata .
Pag 51

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Jarinje e Albanianews

mercoledì 5 ottobre 2011

Sono stata molto contenta nel leggere un'analisi degli ultimi avvenimenti kosovari spiegati da Afertite Shani su Albanianews


....L’operazione –di per sé fallita- presenta diversi impulsi alla sua origine, e altrettante sfaccettature come sue conseguenza. Innanzitutto è un’Azione militare, voluta dal governo Thaçi per tentar di mostrare i muscoli delle proprie forze speciali, e offrire ai vicini un’immagine rafforzate delle forze militari kosovare. Tentativo fallito per assenza di efficacia, e per lo più a causa dall’incongruenze e distacco tra piani politici e strategie militari. Dietro l’azione militare vi è un’importante sfondo politico, nato dalla misura precedentemente adottata, ma che ha alle spalle una questione ancora più grande e fondamentale per l’esistenza del Kosovo: chi tra Belgrado e Pristina esercita la propria sovranità nel nord del paese?
Non bisogna tralasciare gli interessi economici, più volte menzionati nella misura legislativa e tra i maggiori pretesti dell’azione: promuovere e proteggere l’output kosovaro e rendere possibile i controlli doganali impedendo la commercializzazione contrabbandistica con Belgrado. Solitamente gli scambi commerciali sono l'unguento migliore per agevolare le relazioni tra i due paesi, anche se in questo caso sono tra gli ultimi motivi a sorgere in superficie data l’imponente implicazione delle attività illegali che continuano a soffocare l’economia kosovara.....

Continua qui

Alla fine della fiera si puo' concludere : Thaci, comanda a casa tua e se vuoi dedicarti al Kosovo cerca di contrastare le attività illegali che soffocano l'economia kosovara

La Serbia e lo sport

martedì 4 ottobre 2011

Le cose in Italia vanno così male che non si sà più cosa aspettarsi. Di questo passo metteremo Toto' Riina a capo del governo e i ministri saranno tutti picciotti mafiosi con l'opposizione capitanata da Montalbano.
Meno male che c'è la nostra favola Antonio che ci suggerisce i post !
Hvala lepo drago !


BELGRADO - Il palazzetto dei Pioneri a Belgrado era una spremuta di Serbia domenica sera. Le ragazze della pallavolo vincevano il loro primo oro europeo ma non era solo quello: era un paese che trionfava. Dopo i maschi, le donne del volley sul tetto continentale. Dopo appena quattro anni dalla nascita di una nazionale, sei da quella di una nazione. La fretta della gioventù. Felicitazioni dal presidente Boris Tadic e dal premier Mirko Cvetkovic. Dopo Djokovic, altre star da esportazione. Nello sport questo paese ricostruisce la propria identità, anzi la riscrive. Chi vince è eroe della patria, non più solo porta dei Balcani tormentati, ma polmone di una rinascita orgogliosa. Più soft, più moderna, anche se con le radici nodose. Novak il serbo divertente che sa di letteratura e fa beneficenza, l'icona del patriottismo gentile, c'era anche lui sugli spalti a tifare le ragazze del suo tricolore. Mani alzate col segno delle tre dita sul podio dentro l'Hala Pionir. Novemila spettatori a referto, ma nessuno ha contato le mischie nei cerchi alti e nei corridoi. D'altra parte un cartello all'entrata timido avverte: pistole non consentite. Le autorità sulle auto blindate e uomini di scorta con le mani sulle cosce gonfie dalle rivoltelle. Dentro c'era da difendere e celebrare un popolo. Poi non si è dormito a Belgrado, la capitale che digerisce Sava e Danubio nelle vene. Bandiere, cori, caroselli. Come per il calcio in Italia, ma qui a nessuno importa che tipo di palla sia, basta che rimbalzi molto in alto.

Continua qui

Ultime dal Kosovo

lunedì 3 ottobre 2011


Come forse saprete, il Kosovo è ancora agli onori delle cronache, e la situazione nelle ultime settimane s'è fatta nuovamente tesa.

Mentre scorrevano le notizie delle agenzie stampa, la redazione di Mahalla ha potuto ospitare le tappe lombarde del tour italiano di Paul Polansky, un personaggio chiave per capire gli avvenimenti di questi giorni.

Balkan Crew aveva già segnalato in passato la traduzione in italiano di un suo volume dove venivano denunciati nomi e cognomi dei colpevoli di un genocidio di massa durato 11 anni. E su Youtube potete trovare la registrazione effettuata dalla nostra amica Ivana durante un incontro l'anno scorso, dove Paul Polansky riassume in pochi minuti quanto è successo e CONTINUA A SUCCEDERE.

Anni di denunce internazionali, centinaia di morti... a novembre dell'anno scorso l'ONU si è decisa a smantellare i propri campi della morte, e a fornire un alloggio SALUBRE a quanti vi erano rifugiati.

Durante la tappa milanese abbiamo chiesto a Paul Polansky se finalmente la situazione per i profughi rom fosse cambiata, questo quanto ci ha riferito:

"Sono stati stanziati 14 milioni di euro, e sono stati costruiti moderni alloggi popolari, dove attualmente hanno trovato posto 150 famiglie che stavano nei campi contaminati. Altre 38 famiglie sono ancora in un campo inquinato da piombo e metalli pesanti, e non sappiamo quale sarà il loro futuro. Ma la cosa peggiore, è che con tutti i soldi che sono stati spesi in questa operazione, quanti hanno vissuto per 11 anni in luoghi altamente contaminati, non hanno mai ricevuto e continuano a non ricevere alcun tipo di assistenza medica, e sono praticamente abbandonati a se stessi. Non provvede l'ONU, non provvede l'UNICEF e neanche l'Organizzazione Mondiale della Sanità."

Per questa ragione, Paul Polansky continua i suoi tour in Europa, cercando di finanziare quell'assistenza medica che continua ad essere negata da tutti i responsabili.

Termino ricordando che il 31 ottobre uscirà in italiano il suo nuovo libro, che racconterà di 30 di vita passati con i Rom in tutta Europa.

di Fabrizio Casavola

Paul Polansky è nato a Mason City, Iowa, nel 1942. Poeta, fotografo, antropologo, operatore culturale e sociale, è diventato negli anni un personaggio importantissimo per il suo impegno a favore delle popolazioni Rom. Le sue poesie descrivono le atrocità commesse da cechi, slovacchi, albanesi ed altri contro quelle popolazioni. Ha anche svolto studi accurati sui campi di concentramento nazisti, in particolare quello ceco di Lety, nei quali venivano trucidate, insieme a quelle ebraiche, intere comunità Rom. E' stato il primo a presentare al mondo il dramma dei rifugiati del Kosovo, lasciati morire nei campi di accoglienza avvelenati dal piombo. Ha pubblicato diversi libri, realizzato esposizioni fotografiche e film video.

La kfor rimuove le barricate serbe

Paul Polansky su Mahalla

Negligenza mortale in formato pdf

Fabrizio e Paul in Youtube

Pubblicato da Lina a 10/03/2011 3 commenti Link a questo post  

Mi sa che prima o poi tocca a me !

sabato 1 ottobre 2011




SONO ETEROSESSUALE MA STREGA !
CHI ACCENDE IL PRIMO CERINO PER IL FALO' DI LINA ?

Cancellato il gaypride 2011 a Belgrado

Pubblicato da Lina a 10/01/2011 2 commenti Link a questo post  
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