Largo Winch
giovedì 30 giugno 2011
La notizia ha dell'incredibile !
Purtroppo mi è arrivata un po' in ritardo, ma ringrazio il carissimo Paolo per averci detto che il nostro amico Miki Manojlovic è di nuovo in tv.
Miky è un attore serbo, nato a Belgrado il 5 Aprile 1950.
Ha interpretato numerosissimi film come ad esempio : "Papà è in viaggio d'affari". "Underground", "Gatto nero gatto bianco".....
In Italia è conosciuto per quel film non molto esilerante che è Il macellaio, ma a noi piace se non altro perchè ci ha partecipato anche Ciccio di burekeaters.
Adeso Miky è dinuovo in tv, su Rai 4, in un telefilm molto carino : Largo Winch.
Nell'era della globalizzazione, i destini del mondo non dipendono più dallo scontro tra potenze militari, ma da quello tra grandi poteri economici.
All'inizio degli ottanta, alba del capitalismo finanziario postmoderno, i belgi Jean Van Hamme e Philippe Francq - rispettivamente scrittore e disegnatore - creano un personaggio destinato a spopolare per il successivo trentennio tra gli appassionati francesi di fumetti d'avventura. Largo Winch (2008) porta sul grande schermo questo celebre eroe delle bandes dessinées, un ereditiero ventiseienne con le doti atletiche e il fascino di James Bond, posto alla testa non di un servizio segreto, ma di una grande multinazionale.
Diretta dal francese Jérôme Salle e interpretata da Tomer Sisley, Kristin Scott Thomas e Miki Manojlovic, questa recente trasposizione cinematografica rispetta ed esalta lo spirito dell'opera originale, accostando azione rocambolesca e intrighi del mondo dell'alta finanza, sullo sfondo delle sue nuove frontiere geografiche: Hong Kong e Macao. Il regista aveva, non a caso, esordito tre anni prima con il film Anthony Zimmer, storia di un criminale finanziario, già oggetto di un remake hollywoodiano all-star.
Tratto da I programmi di rai 4
La carriera di Miky Manojlovic
Il macellaio
Fantasticcissimo Vittorio !
mercoledì 29 giugno 2011
Davvero incredibile il carissimo Vittorio Filippi ! Ha pubblicato due articoli niente meno che sull'Avvenire e sul Corriere del Veneto e, a parte qualche piccola particolarità su cui si può discutere, trovo che siano molto attinenti alla realtà !
Bravo Vittorio !
Jugoslavia, un sogno mancato.
Lubiana, sera del 25 giugno 1991. Sale sul pennone la nuova bandiera della Slovenia, simbolo dell’indipendenza: la stella rossa non c’è più, sostituita dal Tricorno, il monte più alto del nuovo Stato ma anche luogo della mitologia slovena. Fa caldo, la piazza davanti al Parlamento è gremita di gente, sfila la Difesa territoriale, in pratica il nuovo esercito. Il momento è storico: parla il presidente Kucan, ex comunista, l’uomo dello strappo con Belgrado. Due Mig sorvolano minacciosi la capitale e, alle prime ore del mattino, si muoveranno i carri armati federali. È la guerra, la prima in Europa dopo quarantasei anni di pace. Ma è anche la fine della Jugoslavia socialista, che per la seconda volta nel Novecento – dopo l’esperienza della Jugoslavia monarchica dei Karagiorgevic – si sfalda. In realtà la secessione slovena e croata di vent’anni fa ha radici lunghe, già i solenni funerali di Tito del maggio 1980 fecero presentire la difficoltà del tenere insieme un mosaico complesso e fragile composto da sei repubbliche, due province autonome, quindici etnie, ventiquattro nazionalità, due alfabeti, tre religioni. Tutti gli anni Ottanta, morto il leader fondatore, icona storica della seconda Jugoslavia, si consumarono nella sistematica erosione di quella "unità e fratellanza" che ufficialmente doveva non solo tenere insieme il Paese, ma anche rimuovere gli eccessi balcanici di rancori e rivalità che la seconda guerra mondiale aveva seminato.
Favoriti dalla farraginosa costituzione del 1974, i vari Stati della federazione si muoveranno sempre più per conto loro ignorando il centro federale e, quel che è peggio, andando sempre meno d’accordo. Circolava una amara battuta: se la Jugoslavia si disintegrasse, le repubbliche non se ne accorgerebbero. La stessa autogestione, una sorta di "socialismo di mercato" che avrebbe dovuto dare le fabbriche agli operai, in realtà non solo moltiplicò le burocrazie rosse (la "nuova classe" denunciata da Gilas, il grande eretico jugoslavo) producendo disastrosi risultati economici, ma germinò interessi particolaristici e corporativi che alimentarono la frammentazione finale. Frammentazione che, ben preparata dalla sbornia dei nazionalismi etnocentrici negli anni Ottanta e divenuta vera e propria guerra nell’estate del 1991, divorò gli anni Novanta in un’orgia di violenza che ebbe il suo incredibile epicentro in Bosnia, la "piccola Jugoslavia" in cui si accentuavano le contraddizioni e le complessità del Paese. Una violenza che si accanì anche contro tutto ciò che ricordava la memoria comune come simboli, monumenti e toponomastiche. Come fanno popoli così piccoli ad essere così cattivi tra di loro, si chiedono attoniti i personaggi di Balcancan, il bel film del macedone Mitrevski. Per una specie di ellisse storica, i vent’anni di convulsioni che dissolsero la Jugoslavia federale iniziarono nel piccolo Kosovo, patria dell’epica serba, già l’anno dopo la morte di Tito e qui si conclusero nel 1999 con l’intervento della Nato e l’avvio dell’indipendenza di Pristina.
Oggi, a vent’anni dall’esplodere delle guerre infra-jugoslave, rimane il dolore di uno spreco storico gigantesco che ha bruciato – oltre a quasi centomila vite solo in Bosnia – l’idea stessa di un Paese, quell’antico sogno illirista di riunire gli Slavi del sud che oggi sopravvive nella cosiddetta "jugonostalgia". Uno spreco i cui costi economici ed antropologici continueranno a pesare, anche se gli odi si sono stemperati, molti – non tutti – criminali di guerra sono stati raggiunti e la Croazia si appresta a divenire il ventottesimo membro dell’Unione Europea. Problematiche rimangono le realtà della Bosnia e del Kosovo. Nella prima, nemmeno la dolcezza struggente delle sue sevdalinke può nascondere la mostruosità della posticcia costruzione statuale concepita a Dayton, fatta di due entità e di un distretto autonomo, con tredici costituzioni, quattordici governi con circa cento ministri e diverse magistrature. E uno e bino appare anche il Kosovo, tanto che poche settimane fa il ministro serbo dell’Interno, il leader socialista Dacic, ha semplicemente proposto di spartirlo tra Albania e Serbia «prima che sia troppo tardi». Insomma la disintegrazione potrebbe ancora continuare, instancabilmente, mentre perfino i censimenti fanno paura ai nazionalisti che non osano contarsi. La Jugoslavia è scomparsa dalle carte geografiche, ma la "balcanizzazione della ragione" – come la chiama la filosofa zagrebese Ivekovic – sembra persistere.
Vittorio Filippi
Tratto dall'Avvenire
Guardiamo (bene) l'ex Jugoslavia
Vent'anni fa il crollo del «mosaico»
Esattamente venti anni fa, con la secessione della Slovenia e della Croazia, iniziò a rompersi quel fragile mosaico chiamato Jugoslavia. Fu un processo lungo, occupò tutti gli anni Novanta - fino alla guerra del Kosovo del 1999 - e ci mise di fronte a violenze che pensavamo di non vedere più. Soprattutto sulla porta di casa. E sulla porta di casa c’era anche il Veneto, che con la Jugoslavia ha avuto, nel tempo, diversi confronti. Il primo, ricordato ormai dai più anziani, riguarda gli eventi terribili della seconda guerra mondiale, con l’occupazione italiana in cui molti soldati veneti scoprirono la durezza di una presenza militare che proprio in Veneto portò due campi di concentramento - a Chiesanuova e a Monigo - per resistenti sloveni e croati. Poi la violenza invertì la direzione e ci fu addirittura il rischio che il Veneto si trovasse a confinare con la cosiddetta settima repubblica federativa jugoslava, composta dal Friuli orientale e dalla Venezia-Giulia. Anni durissimi quelli del dopoguerra, che videro il vicino Friuli in una prima linea di violenze e di passioni ideologiche fortissime che produssero infoibati ed una pulizia etnica che prese il nome di esodo.
Dei 150 mila profughi che arrivarono in Italia ben 66 mila rimasero in Friuli, ma il Veneto, ospitandone 18 mila, fu la seconda regione italiana per accoglienza. Poi tutto si stemperò e negli anni Ottanta esplose l’amore turistico-balneare per le coste jugoslave (oggi diremmo croate, ma all’epoca la suddivisione delle repubbliche era alquanto vaga): ammettiamolo, era un amore anche un po’ interessato dato che i costi - a causa della crisi economica jugoslava e del dinaro svalutatissimo - erano talmente contenuti da farci sentire tutti benestanti. Ma per i giovani post-ideologici di quegli anni che vivevano nel Veneto del secondo boom economico la Jugoslavia ormai a sua volta post-titoista presentava davvero caratteri edenici, dal mare blu cobalto ai piatti di pesce a buon mercato, dal naturismo disinvolto ai paesaggi mozzafiato. Poi, appunto vent’anni fa, l’inizio della fine. Una fine che culminò nel 1999 con l’attacco aereo della Nato contro la Serbia di Milosevic, attacco che coinvolse intensamente anche la base veneta di Istrana. Le convulsioni degli anni Novanta portarono in Veneto migliaia di ex- jugoslavi in fuga dalla guerra e dalle crisi: sono soprattutto serbi, macedoni, bosniaci, kosovari. E con una particolarità: la loro forte concentrazione proprio in Veneto. Di tutti i serbi residenti in Italia, ben un terzo di loro vive in Veneto e su percentuali simili sono anche i croati ed i bosniaci. Ancora oggi - è l’inerzia linguistica - c’è chi dice di andare in vacanza in Jugoslavia, anche se di quel complesso mosaico conosciamo turisticamente solo la Croazia (tra due anni nuovo membro dell’Unione Europea: non chiamiamoli più extracomunitari). E’ un peccato, perché ciò che fu la Jugoslavia non è il tenebroso «hic sunt leones» dell’Europa, ma un’area che davvero merita tutta la nostra curiosità. Di viaggiatori, più che di turisti.
Vittorio Filippi
Tratto dal Corriere del Veneto
Una canzone dedicata a tutti gli jugonostalcici : Pljuni i zapjevaj moja Jugoslavijo
Ricordo anche il nostro post sugli EKV e la famosa canzone Idemo che aveva tristemente previsto tutto cio' che sarebbe successo molto molto prima che succedesse
Marko Kon
lunedì 27 giugno 2011

Ci voleva proprio un po' di musica !
Marko è di una simpatia incredibile e assomiglia tanto a Napo orso capo... chi se lo ricorda ?
E' un cantante e musicista di Belgrado e ha partecipato all' Eurofestival nel 2009 con Milan Nikolic.
La sua canzone "cipela" è stata purtroppo eliminata in semifinale.
Abbiamo scelto un video carino pensando che sarà molto gradito ai nostri amici di Napoli !!!
Per vedere il video cliccare esattamente : QUI
Moјa stara cipela, pola sveta videla
Gde god da stanem tu mi dom
Tamo pa ‘vamo, istok pa zapad
Ma gde god stigao bio sam na svom
Hvata me panika, ta stara navika
Srce bi krenulo za njom
A јa budala, stara
Ma sve nek propadne, teraću po svom
Niјe, niјe, niјe me htela
Sve dok pare ne skupim
Ma more niјe, niјe, niјe, niјe, niјe me želela
Dok se ne obogatim
Sasvim
Moјa stara cipela, pola sveta videla
Gde god da stanem tu mi dom
Tamo pa ‘vamo, istok pa zapad
Ma gde god stigao bio sam na svom
Hvata me panika, ta stara navika
Srce bi krenulo za njom
A јa budala, stara baraba
Ma sve nek propadne, teraću po svom
Niјe, niјe, niјe me htela
Sve dok pare ne skupim
Ma more niјe, niјe, niјe, niјe, niјe me želela
Dok se ne obogatim
Niјe, niјe, niјe me htela
Sve dok pare ne skupim
Ma more niјe, niјe, niјe, niјe, niјe me želela
Dok se ne obogatim
Sasvim
Niјe, niјe, niјe me htela
Sve dok pare ne skupim
Ma more niјe, niјe, niјe, niјe, niјe me želela
Dok se ne obogatim
Niјe, niјe, niјe me htela
Sve dok pare ne skupim
Ma more niјe, niјe, niјe, niјe, niјe me želela
Dok se ne obogatim
Sasvim
La traduzione in inglese
Chelsea Handler insults Serbian people
venerdì 24 giugno 2011

Davvero una pessima figura per questa "giornalista".
Sarebbe facile per noi rispondere con lo stesso tono, ma non lo facciamo.. chissà che non riesca a imparare qualcosa !
Purtroppo il video originale è stato rimosso e c'è rimasto solo il seguente video per potervi informare sulla figuraccia :
Chelsea Handler Insults Serbian People? ANGRY SERBIAN REPLIES BACK!
Associazione italo albanese Ura
mercoledì 22 giugno 2011

Davvero superfantastiche le notizie che ci arrivano da Novara !
Un gruppo di ragazzi presenterà ai novaresi la nuova associazione Ura che è nata per unire culture diverse e aiutare alcuni bambini poveri in Albania.
Ci sono le premesse per un gran successo e i ragazzi dell'Associazione Ura aprono con un tema a me molto caro : la presentazione del film "Albania, il paese difronte".
Questo film è stato fatto da un regista italiano e da uno albanese e tutto cio' che è collaborazione per "pace" è una bomba in meno nelle altre guerre.
Bello.. bellissimo !
Intanto facciamo in nostri miglior auguri al neo sindaco di Novara : Andrea Ballarè, autore di un vero e proprio miracolo. Da anni e anni la Lega nord la faceva da padrona e vincevano di tutto e di più al primo turno di qualsiasi elezione politica e amministrativa. Alle ultime elezioni Andrea Ballarè va al ballottaggio con il 30% dei voti contro il 70% del centro destra e.. dulcis in fundo.. vince le elezioni proprio nella cittadina di Cota ! Grande Andrea ! L'amore ha vinto il razzismo. Dio è grande !
Io ho nel cuore Novara e Vercelli poichè devo vagabondare in queste due cittadine ogni qual volta mia figlia ha un esame universitario e me le sono girate tutte e due in lungo e in largo. Credetemi.. Le politiche sbagliate danneggiano tutti.. ma porprio tutti !
Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare.
Da Albanianews
“NIENTE È PIÙ INTATTO DI UN CUORE SPEZZATO”
martedì 21 giugno 2011
Autrice : Vanna De Angelis
Dusan e Radmila Balval, due giovanissimi rom, sono i protagonisti di un racconto eccezionale che comincia quando Dusan, che ha poco più di quindici anni e un incredibile talento per il violino, vive e viaggia con la sua famiglia e altre affini - la sua kumpania - nella Serbia affidata dal Reich al generale filonazista Nedic. La kumpania si sta spostando verso sud, con la speranza di sfuggire alla violenza razzista al momento riservata agli ebrei, in una rocambolesca peregrinazione da un paese all’altro in cui i rom portano musica e abilità di calderai, maniscalchi, acrobati. Intanto, l’apocalisse della guerra incalza. Storie di vita vera, musica e miseria, amori e orrori, dall’olocausto rom alla rivolta dello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau dove, alla fine di aprile del 1944, quattromila zingari (fra cui il giovanissimo Dusan) lottano contro i tedeschi per non finire nelle camere a gas. Drammi e avventure si mescolano al racconto vivido di tradizioni, folclore e costumi, in un’odissea indimenticabile.
Vanna De Angelis
Vive a Milano. Narratrice e saggista, sceneggiatrice per la radio e la televisione, ha pubblicato con successo saggi divulgativi sui processi alle donne accusate di stregoneria e sull’amazzonato e, con il nome collettivo di Gordon Russell, quattro romanzi sulla gladiatura. Tra i suoi titoli, “La bambina del bosco degli elfi” (Piemme 2010).
L'amore nostro : Giogiò
Scontri in Macedonia
domenica 19 giugno 2011
Come promesso e in attesa di chiarimenti pubblicchiamo un articolo riguardante gli scontri che sono successi in Macedonia dopo le ultime elezioni. Negli scontri un ragazzo è morto in circostanze non ancora chiarite. Salvo incomprensioni, l'articolo dice che la polizia ha ritrovato il corpo di un ragazzo in una piazza nella città di Skopje, ma i manifestanti sono sicuri che sia stato picchiato dalla polizia e abbandonato. 
Protests against Police Brutality in Macedonia
Day after the elections on which the ruling conservative party won a new four year mandate. Supporters were celebrating the victory at the main city square in the capital Skopje. Some local media published short articles on their web sites that a young man was found dead near the city square the same night. The official statement from the police at the point was, I quote "A male body was found dead in the vicinity of the city square, there were no signs of violence on the body when policemen found him"
At first nobody thought much about the news, but somewhere in the afternoon on the 6th a tweet started circulating twitter about a young man being beaten to death by a police officer on the city square the same night.
Articolo di :
Ivan Trajkovic was born 03/05/1982 in Vranje. A spokesman for the City Club of Democratic Youth. Member of the City Club of Democratic Youth and the Youth Council. Also, a member of the respective Board of Education and the respective Board of Sport and youth. Also participating in the media presentation of GRO DS Vranje. Chairman of the Board of the Regional Centre of excellence Vranje. Member of the young city of Vranje. Member of the Executive Committee of the Youth Association of the City of Vranje. President of the Commission for the youth of the local community IV Vranje. Vice president and spokesman for the bicycle club Led Circle "- Vranje. Member of the Association of Journalists of Serbia.
Protests against Police Brutality in Macedonia
PROTEST AGAINST POLICE BRUTALITY IN SKOPJE
A Geek's Journal
Jugoslavia. Di Maurizio Esposito
venerdì 17 giugno 2011

In Jugoslavia qualcosa è cambiato
non solo il nome che gli fu dato
ma la vita di tanti giovani
che non ci son più.
In un campo che ricorda il pallone
ci son croci, ricordi, ossessioni
di una guerra fatta,
di tanti "ma perché".
Una guerra per le etnie
fra ragioni che sono follie
e i bambini che a giocare
non ci van più.
Tra progetti di un'altra vita
spunta il sole e un'altra notte è finita
una notte fatta di stenti, chissà perché
Il dolore certo non conta
ciò che conta è una parziale rimonta
di una terra che di dolore
non ne può più.
In un mondo che è solo bugie
ci sono angosce, le tue e le mie
ma di cambiare non si parla, chissà perché
La guerra finisce e arriva la pace
la terra si divide, ma sotto chi giace, giace
gente che il sole mai più vedrà.
Dal sito di Maurizio
Io canto la vita
Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 16esima
giovedì 16 giugno 2011

Continua da qui
1.7 Il nazionalismo sotto Tito.
Uno degli elementi fondamentali dell’unità della Repubblica Socialista Iugoslava fu senza dubbio la presenza di un forte Partito Comunista di chiara ispirazione stalinista, guidato da un capo carismatico come lo era Tito. Quest’unità, se di unità si può parlare, fra etnie e Stati molto differenti tra loro è stata conservata e preservata esclusivamente grazie al fatto che questi furono sottomessi fino alla fine degli anni ’80 ad una forma molto particolare di “dittatura”, poco propizia allo sbocciare di estremismi di destra, ed hanno conosciuto, dopo la caduta del regime, una fase di transizione verso la democrazia, che, nel caso specifico della Serbia, è molto lontana dall’essere completata.
Tra i fattori che, dopo la morte di Tito, contribuirono (e contribuiscono tutt’ora) a frenare il processo di democratizzazione, figura il vigore delle pulsioni nazionalistiche che i dirigenti della neonata democrazia serba non sono mai riusciti ad eliminare completamente e che, nel caso di Milošević, hanno strumentalizzato senza molti scrupoli, sia giocando sul patriottismo per mobilitare le masse, sia contando sulle rivalità etniche per consolidare e mantenere il potere.
Liberate dai legacci del comunismo, queste pulsioni sono bruscamente risorte, rivelando passioni e odi che si credevano spenti definitivamente e che non hanno tardato a nutrire un nazionalismo elusivo e fortemente radicato nella storia.
Come la tradizione religiosa ortodossa legata al potere ed all’identità nazionale serba, quella del nazionalismo non è stata sradicata totalmente dai dirigenti della Serbia: dallo “scisma” titista del 1948 all’esplosione del 1989, si sono susseguiti una molteplicità di eventi che hanno trovato una potente leva nel sentimento nazionale dei Popoli sottomessi alla dominazione del partito unico.
Libertà e Nazione si sono così ritrovate coniugate nello stesso rifiuto del passato comunista, visto come una “dominazione culturale” straniera, spianando la strada ad una visione mitica ed eroica della storia, dove tutte le sventure subite erano da imputarsi al complotto delle potenze straniere (dai Turchi ottomani ai Croati, dal Vaticano ad Israele), complotto contro cui la Serbia avrebbe combattuto e vinto “la battaglia per unire il regno della terra a quello dei cieli” .
La preoccupazione di fondere le etnie che costituivano lo Stato Iugoslavo in un’unica entità federale non tenendo conto delle differenze etniche, la rottura con Stalin, la scommessa dell’equidistanza tra Est ed Ovest, il prestigio che il Maresciallo Tito ha tratto dal suo statuto di cofondatore e capofila del “non allineamento”, l’illusione dell’originale modello di socialismo “autogestito”, tutto questo ha favorito, in apparenza, lo sbocciare di un patriottismo Iugoslavo, che non ha avuto il tempo di insediarsi durevolmente negli animi, ma che rimane un riferimento per coloro (in maggioranza non Serbi) che rifiutarono l’etnocentrismo tribale bruscamente risorto dalle ceneri dell’ex Iugoslavia.
È tuttavia quest’ultimo che ha trionfato all’indomani della caduta del comunismo.
Esistono, infatti, due teorie elaborate da alcuni osservatori della decomposizione del blocco dell’Est: quella del “frigorifero” e quella del “purgatorio” . La prima sostiene che il Comunismo aveva congelato per più di quarant’anni i problemi e le rivalità dei Popoli interessati (nel caso Iugoslavo, quelli dei Serbi e Croati). Una volta eliminati il regime scaturito dalla sovietizzazione, questi problemi e queste rivalità riapparivano, quasi immutate, ed in alcuni casi perfino decuplicate.
La seconda teoria, invece, metteva l’accento sulla sete di libertà e democrazia delle popolazioni e sull’attaccamento al pluralismo che avrebbe generato l’esperienza della lotta per i diritti dell’uomo. Infatti, nel processo non di “ritorno alla democrazia” (si può parlare di ritorno alla democrazia in Iugoslavia, quando non c’è mai stata?), ma di apprendistato della democrazia, i due fenomeni hanno influito in maniera variabile.
È chiaro che nei territori della ex Iugoslavia è la tesi del “frigorifero” quella che esprime meglio ciò che è successo dopo il 1990-91, con delle varianti che hanno dei parametri diversi: la situazione geopolitica dei territori interessati, la cultura politica delle popolazioni che ci vivono, la loro più o meno grande eterogeneità etnica, linguistica e religiosa.
Parlare di estrema destra per designare dei fenomeni politici che si rifanno ad un nazionalismo esacerbato, all’irredentismo, alla xenofobia sarebbe classificare in questa categoria se non la totalità, almeno una parte considerevole della popolazione serba durante (ed ovviamente anche dopo) il regime di Tito.
Sebbene messi a tacere dai fondamenti dell’ideologia titista, questi movimenti hanno conservato e sviluppato, per tutto il periodo della RFSJ, i tratti di un populismo di sinistra, autoritario, neostalinista nel suo comportamento, ma, contemporaneamente, avevano in parte barattato l’ideologia marxista con una “religione della Nazione”. I punti di contatto con il Fascismo, nella sua versione originaria, sono, quindi, numerosi.
Coniugando socialismo e nazionalismo, la destra radicale serba ha potuto contare, e conta anche oggi, sull’appoggio dato alla sua politica di epurazione etnica da numerosi intellettuali (universitari, scrittori, l’Accademia delle Scienze di Belgrado) e dai rappresentanti della gerarchia ortodossa, offrendo al Popolo l’immagine, abbondantemente diffusa ed ampliata dai mass media, di una Nazione che lotta per l’indipendenza e la grandezza del proprio Paese. (Pag.44)
"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"
Investimenti in Serbia
lunedì 13 giugno 2011
Un lettore che vuole rimanere anonimo ci ha mandato questa mail :
Gli italiani vogliono fare sull'Ibar 10 elettrocentrali con la creazione di un bacino idrico che rovinerà il decorso del fiume e toglierà l'acqua potabile a Kraljevo !!!! L' Ibar è un fiume balneabile e pescoso con significato turistico e sede di competizioni sportive fluviali di rilievo.
La società deputata alla costruzione delle centrali è mista italiana-serba ma il 51% sarà italiano (come a dire che il controllo della società stessa è straniero e la compartecipazione solo di facciata). Sembrerebbe che il contratto preveda l'incasso delle sole imposte per i Serbi e che l'energia verrà venduta a discrezione degli italiani che tratterranno l'intero profitto.
SECI Energia S.p.A. – Gruppo Maccaferri - ha inaugurato i nuovi uffici in Serbia
Il branch office di Belgrado è stato registrato il 6 dicembre 2010, ulteriore segnale del forte impegno della Seci Energia S.p.A. – Gruppo Maccaferri nella partnership strategica con JP Elektropriveda Srbije per il programma di investimenti negli impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili, oggetto degli Accordi di collaborazione nel settore energetico stipulati tra il Ministero dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana e il Ministero delle Miniere e dell’Energia della Repubblica di Serbia.
In attuazione del primo Accordo preliminare dell’8 giugno 2009, Seci Energia S.p.A. e Elektropriveda Srbjie hanno costituito la società di scopo Ibarske Hidroelektrane (a maggioranza italiana per il 51%) per la costruzione di dieci impianti idroelettrici sul fiume Ibar (103 MW di potenza installata, 418 GWh all’anno di producibilità, costo dell’investimento € 270 mil.). Il secondo Accordo preliminare riguarda lo sviluppo degli impianti idroelettrici sul fiume Drina (in particolare la Drina Media per circa 321 MW di potenza installata, 1197 GWh all’anno di producibilità, con un costo dell’investimento di € 819 mil.) ed è stato sottoscritto oggi nella sede del Governo della Repubblica di Serbia.
La partnership tra Seci Energia S.p.A. e Elektropriveda Srbjie (società elettrica di Stato) ha come scopo la realizzazione di impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili fino a 1000 MW di potenza installata. La produzione sarà destinata prevalentemente all’esportazione in Italia, proprio attraverso la nuova interconnessione sottomarina tra Italia e Montenegro, nel quadro degli Accordi di collaborazione.

Ma parliamo di centrali idroelettriche ? Di fonti rinnovabili ???
Non è chiaro !
Grazie Michele Santoro
domenica 12 giugno 2011
Un grande tributo a un grande giornalista.
Stasera "Moby Dick" da Belgrado, Santoro: spero di andare in onda "Altro che passeggiata programmata dal governo di Milosevic", sbotta Michele Santoro rispondendo alle perplessita' che ha suscitato in Italia la sua decisione di "trasferire" la puntata di domani di "Moby Dick" a Belgrado. "Non so nemmeno se riusciremo ad andare in onda - continua il giornalista - qui controlli e intralci sono fortissimi". E cita la disavventura capitata a Dan Rather, uno degli anchorman statunitensi piu' noti, a cui non e' stato consentito di fare la sua trasmissione dalla capitale serba. "Noi siamo qui per stabilire un "ponte" - dice Santoro - per dare un contributo per ricercare le ragioni della ripresa del dialogo. Se riusciremo ad andare in onda vorra' dire che i serbi riconoscono al governo e ai talk show italiani una funzione nella soluzione di questa crisi". Con queste parole il giornalista di Mediaset, prossimo a tornare alla Rai, spiega il perche' non ritiene che ci sia collisione tra i contenuti del suo "Moby Dick" e la linea del governo D' Alema: "Ma questa tragedia finora e' stata guardata da una sola parte".
Tratto dal Corriere della sera
A trip to happyland 19
sabato 11 giugno 2011
Il 5 Giugno ci svegliamo alle 5 si parte 5 minuti dopo.
Devo trovare il coraggio di partire e incomincio a pensare ai problemi di casa. C'è da pagare l'ici, mio figlio si vuole trovare le maglie lavate e stirate nel cassetto, mia figlia non si riesce a svegliare da sola la mattina.... Tutto vero, ma tornare è difficilissimo.
Ci mettiamo in macchina e passiamo da Ada Ciganlija. Stanno costruendo un nuovo ponte sulla Sava. Attraversiamo il fiume e dall'altra parte mi appare l'Hotel Intercontinental che adesso è Il continental... che ricordi !
Un po' piu' in là vedo I due idioti e poi l'Arena... brr... sembra di passare un film all'indietro.
Mi metto alla guida e a un'area di servizio facciamo colazione e benzina. Chissà quando rivedro' un caffè turco !
Arriviamo alla frontiera e per fortuna non hanno voglia di lavorare e si passa tranquillamente.
La Croazia è lunghissima e io parlo e parlo e ci raccontiamo a vicenda i giorni passati in Serbia. Già programmo il viaggio dell'anno prossimo, perchè non voglio piu' passare un anno senza andare, ma... chissà.. forse è l'anno che mi faranno la sorpresa Dejan e Milan. Loro da due anni chiedono il passaporto e la risposta è sempre : è in procedura.
Arriviamo a Rijeka e il mare è bellissimo e poi arriviamo alla frontiera. Anche qui tutto ok a parte la coda. Ricordatevi di girare per Pasjak se volete fare la statale e non l'autostrada. Compriamo gli yougurt in Slovenia e facciamo benzina prima del confine perchè costa tutto meno.
Risaluto Karmen, Gianmatteo, Alessandro, Fatmir, Luca e Pietro e ci ritroviamo in Italia. Un po' la stanchezza e un po' la raffica di telefonate mi distruggono del tutto. Arriviamo a Mestre alle 15 e io il treno ce l'ho alle 18.20. Scarico le mie due valigione e prendo il treno per Venezia centrale nella speranza di poter anticipare la partenza, ma niente da fare, così giro per Venezia ricordando il 2003, anno in cui sono andata in Serbia con mia figlia e gironzolavamo per Venezia aspettando Vera per la partenza. Stavolta è tutto diverso.
Sono arrivata a Torino alle 23, dopo 18 ore di viaggio, ma ugualmente pronta a ripartire immediatamente.
Hvala Srbijo !!!
Ho raccolto le foto in un video che potete vedere cliccando : qui
Il continental
I due idioti
A trip to happyland 18
venerdì 10 giugno 2011
Dopo due ore e mezza di viaggio siamo arrivati a Belgrado.
Come sempre la vista della città da lontano è bellissima e preannuncia la maestosità di questa città. Non credo ci siano paragoni possibili.... Beograd è unica !
Egidio e Vera hanno un alloggetto in periferia e in una parte dell'alloggio vi abita una ragazza talmente bella che per avere un'idea di quanto è graziosa potete immaginare la bella copia di Luisa Corna.
Io non vedo l'ora di andare in centro e prendo l'autobus dopo aver acquistato i biglietti al chioschetto. Timbrare i biglietti a Belgrado è come usare una slot maschine.. davvero carino ! L'autobus mi lascia a Terazije e subito si apre un mondo fantastico.
Sii.. ma dov'è quello che mi augurava di rimanere qui ?
Ma auguramelo ancora ! Viva o morta, ma meglio viva. Povera o ricca, ma meglio ricca e magari in sposa a un anziano single che ha un attico da queste parti e che uccido la prima notte di sesso per ereditare pensione e appartamento !
Ma quanti serbi cattivi che vanno e vengono e sono tutti sorridenti e si fermano ai caffè, al parco, nei negozi... E' davvero un mondo fantastico.
Io chiamo Zeljko, Dusan e Ksenja e purtroppo solo Ksenija mi risponde positivamente e verrà al nostro solito punto di incontro, il Mc. Donald, verso le 20.00.
Inizio a camminare e arrivo fino a Sveti Sava che ho sempre paragonato a San Pietro, ma qui ci sono meno soldi, infatti la chiesa non è finita.
Alle 20.00 arriva Ksenija e iniziamo a parlare del più e del meno. Lei è proprio carina e mi porta sempre dei regalini. L'anno scorso mi ha portato un cuoricino di stoffa che ho appeso in cucina e quest'anno mi ha portato dei dolcetti serbi che... mmmhhhh.. sono proprio antidieta ! Parliamo anche di politica e di Fiat a kragujevac. Finalmente Ksenija ha trovato un buon lavoro e mi porta a vedere il posto in cui lavora che è proprio vicino alla via del fumo, Kneza Milosa, in cui ci sono 8 palazzi presidenziali sventrate dalle bombe umanitarie N.A.T.O.
Verso le 22.00, Ksenija, mi riaccompagna all'appartamento di Vera ed Egidio e lì rivedo l'amico di Vera che avevo incontrato nel 2002, ma non lo riconosco e ci ripresentiamo da capo.
Andiamo a dormire perchè il giorno dopo c'è il ritorno in Italia e dobbiamo trovare le forze per il viaggio. Ogni volta che si arriva bisognerebbe trovare nella gioia un po' di coraggio da mettere via per la partenza.
A trip to happyland 17
Il 4 Giugno mi sveglio triste. Avevo dormito male, fatto brutti sogni ed era il giorno della partenza.
Vado in centro all'appuntamento con Miky che si è proposto di accompagnarmi al mercato di Ljubici. Decidiamo di fare colazione e andiamo verso lo "Sto da ne", ma una brutta sorpresa ci attende : vedo solo piu' scritte in tedesco, hanno anche lasciato l'Illy caffè e scappiamo di corsa.
Andiamo al caffè Prolece, sulla piazza principale. Questo caffè è molto bello e forse è il più famoso a Cacak. Le persone non si siedono difronte, ma vicine e si parlano guardando la piazza, mentre la piazza guarda loro come se fossero in vetrina. E' bellissimo e anche io e Miky vorremmo far parte della scena se non chè ti capita che ti incontro un signore che avevo conosciuto a Ivrea. Lui commercia con l'Italia e parla abbastanza bene l'italiano. Vuole rimanere anonimo e sta bene anche a me perchè il suo cognome è uguale al mio (a quello vero) con la -ic' finale... che carino !!!! Con lui parlo di tutto, ma in italiano e nessuno ci capisce, nemmeno Miky. Così ti capita che è il primo che mi risponde su Mladic, perchè tutti gli altri avevano fatto scena muta essendo io italiana. Non crediate che sparo cavolate, perchè nel 2002, durante il mio primo viaggio, ho conosciuto una spia americana, anche se non mi sembrava per nulla una professionista, ma piuttosto una spia fallita. Tornando a noi e al caffè Prolece vi posso dire le parole del mio amico :
"Lina, io so' cosa hai passato per venire qui. Ero in Italia quando è stato arrestato Mladic e ho sentito le cavolate che hanno detto, ma se tu hai una testa tua e ragioni e ti poni delle domande sai che i soldati non fanno la guerra. Sono i politici che fanno la guerra e i soldati obbediscono agli ordini. In tutta la ex Yugo hai mai sentito qualcuno condannato per aver ucciso le nostre donne e i nostri bambini ? Mai ! Dalla Slovenia al Kosovo noi siamo stati massacrati e nessuno mai ha riconosciuto un nostro figlio, fratello, soldato morto. Nessuno ne parla e se ne parlano è per fare festa nazionale come in Croazia che festeggiano ricordando il massacro della Krajna. E' tutto un gioco perchè così stanno arrivando anche da noi come hanno fatto dapperttutto per i loro business e qui abbiamo la Russia che un po' si oppone ai loro traffici, ma l'America ha il Kosovo e l'Europa la Croazia e la Bosnia, quanto credi che potremo resistere ?"
Io me lo sarei sposato ! Ma già pensavo ai discorsi dei miei amici italiani : "Ma tu che ne sai Lina ? La tv ha detto che Mladic è un assassino! ". Bè contnuate a credere alla tv, a fare guerre umanitarie dove i potenti si devono rubare il petrolio. Io a questo gioco non voglio appartenere. Fossi anche l'unica al mondo che non la pensa come voi, ne vado fiera.
Io e Miky salutiamo il mio amico e ci dirigiamo verso Ljubici, ma per strada Miky mi dice che una sua amica ha aperto un negozio e andiamo a vedere. Il negozio è una stanzetta di 3 mt x 3 mt e l'amica una ragazza giovane con due bambini piccoli. Faccio amicizia e le chiedo se è in face book. Mi risponde : "Face book ? Faccio fatica a mettere un piatto di minestra in tavola"
Ok. Decido di comprare li' quello che avrei comprato al mercato anche perchè i prezzi sono bassi. Trovo una maglia per mio figlio e poi mi cade l'occhio su una maglia rossa che ha una scritta strana : Necu Zvaku, hocu kusur ! Non sono molto sicura della traduzione, ma credo che voglia dire : non sarò un bubble gum, sono una maglia o qualcosa di simile. Acquistiamo, salutiamo e ci incamminiamo per Ljubici.
Miky parla, parla e parla e ogni tanto gli devo dire di stare zitto. E' davvero ossessionante, sembra quasi me !
In ljubici non compriamo nulla e torniamo indietro fino a un negozio etnico dove compro niente meno che il Kajmak. Da anni volevo portare il kajmak in Italia, perchè qui nessuno sà cos'è. Intanto faccio anche la spesa di tanta roba buona tipo la Jelen pivo e i biscotti Napolitanke in onore dei miei amici napoletani che mi hanno supportato tanto durante il viaggio con degli sms di incoraggiamento. Ma poi quale incoraggiamento ? L'unico incoraggiamento che avevo bisogno era quello per trovare il coraggio del ritorno... e in effetti si avvicinava l'ora della partenza.
Il 4 Giugno in Serbia è la giornata di "Puliamo il mondo" e tutti raccolgono cartacce in giro. Anche le mura romane vengono ripulite. In centro c'è una festa e i bambini mi regalano un lavoretto fatto a scuola con la carta.
Approfitto della cognata di Miky per mettermi a posto i capelli (una piccola ristrutturazione !) e compro dei libri a una bancarella per la modica cifra di un euro l'uno.
Io e Miky torniamo a casa per mettere il kajmak in frigo e troviamo Milan e Dejan che avevano finito di lavorare. Hanno un regalo per me, un gallo che cammina e "galletta" (come si dice il verso del gallo ?) perchè dal primo anno Mileta mi chiama: seniora galina. Accetto anche se avrei preferito che quei soldi fossero andati in un paio di scarpe per loro.. ma non c'è nulla da fare.. i serbi hanno la testa dura, peggio dei calabresi.
Decidiamo di andare a pranzo e mi propongono pizzerie tipo : Tema, Padrone o Rimini, ma io di occidente ne ho già abbastanza e ritorniamo al Kalimero. Guardo sempre l'orologio e conto i minuti. Alle tre si parte per Belgrado e quelli sono gli ultimi minuti che ho fino a quando non si sà.. un anno , due... ?
Dopo pranzo torniamo a casa e stiamo parlare un po' in giardino. Gli raccomando di tenersi cura, ma come fanno a tenersi cura con 250 euro di stipendio al mese e 10 ore al giorno lavorate in fabbrica ?
E' l'ora della partenza e non ho la forza di parlare. Do' a Dejan il pulcinella che avevo comprato a Napoli per Paolo e partiamo per Belgrado...
Ima neka tajna veza
A trip to happyland 16
giovedì 9 giugno 2011
Arrivo a casa di Boban distrutta e mi metto un po' sul sofà con Siva che mi fa le coccoline. Mi sveglio due ore e mezza dopo perchè mi telefona Milan che mi aspetta in centro.
Ci troviamo davanti alla statua di Nada Petrovic che adesso so' chi è grazie alla spiegazione di Zorana.
Anche quest'anno Milan mi ha preparato un dolce e ci dirigiamo verso casa di Dejan.
Nel tragitto carico il cellulare a una macchina che è in mezzo alla strada e che in Italia non abbiamo.
E' bellissimo leggere le istruzioni in serbo e io non mi faccio aiutare perchè me la voglio cavare da sola. Quest'anno era abbastanza facile contare i dinari perchè 10000 dinari erano circa 10 euro. Quando sono andata per la prima volta nel 2002, 60 dinari erano un euro e così, quando cambi 100 euro ti danno una marea di carta... straccia (purtroppo per loro !)
Arrivati a casa di Dejan la triste sorpresa della gatta criminale Milica. Lei mi soffia e le soffio anche io. Odio dal primo momento perchè sappiamo entrambe che l'attenzione o è su di me o è su di lei.
Ma l'attenzione su di me si scatena in pochi minuti. Di colpo si materializzano Zvezdan e Fiky e mi fa piacere e tutti i vicini con annessi parenti e ralativi serpenti e non mi fa poi tanto piacere.
Ad un certo punto mi vedo un ragazzo giovane davanti che mi dice :
- Ciao, sono Sasa (Sascia) e volevo sapere se potevi fare qualcosa per portarmi in Italia
- Ciao, sono Lina e ti volevo chiedere se potevi fare qualcosa per tenermi qui in Serbia
Dejan mi invita a cena, ma non è possibile cenare in quella casa assalita da tutti quei serbi cattivi e decidiamo di uscire anche perchè io voglio guidare Mercy.
Mercy è la mercedes di Dejan e questa auto ha una lunga storia. Dejan aveva lavorato per un industriale tedesco che poi... naturalmente.. non lo aveva pagato. Questo signore aveva questa mercedes in garage in una città della Germania, ma non la poteva più usare perchè era euro zero e l'ha voluta regalare a Dejan.
Quando è andato a prenderla in garage, aveva addirittura le ruote quadrate per la lunga sosta, ma l'ha messa a posto e l'ha mandata in Serbia. Qui sono cominciati i guai perchè l'auto era da ritargare. Dejan l'ha targata con una targa del Montenegro e poi, ha dovuto rifare l'immatricolazione quando Serbia e Montenegro si sono divisi. Insomma... la macchina non è costata nulla, ma la burocrazia ladra.. sì !
Io guido solo nel parcheggio del Mercator, perchè si deve pensare a girare un'ora prima della curva dato che le ruote sono avanti di un km. Ma quel giorno festeggiavamo Milan che aveva preso la patente e abbiamo fatto guidare anche lui. Davvero bravo ! Grande Milan !
Dopo la guida ci dirigiamo verso un negozio che fa due cose : cambia le gomme e vende jeans. E' davvero carino e io ogni anno azzecco le taglie di tutti tranne quelle di mio marito. I jeans per mio marito li regalo sempre al nostro amico Franco che ha una taglia in più, ma mia figlia, se ne va a spasso per Torino con dei jeans fantastici e tutti le chiedono dove li ha presi.
Decidiamo di fare un giro in centro prima di andare a cena e girare con Milan e Dejan è come girare con Roberto e Pino a Napoli... si girano ad ogni bella ragazza che incontrano e in Serbia... imamo konkorencija !!!! Incredibili queste ragazze serbe ; sono bellissime ma amano anche mettersi in mostra e hanno tutte delle magliette e jeans attillatissimi.. è un mondo difficile !
A cena andiamo alla Brnara che credo si traduca baita. E' un posto incantevole con tutti i muri e il soffitto in legno e tante cose tradizionali e i tappeti per terra.
Li' si mangia benissimo e il menù è in cirillico.. quindi non voglio aiuto e ordino da sola. Ogni volta che ordino l'acqua c'è un qui pro quo. Se dico minerala voda, loro mi chiedono : bez gazirala ? Se dico voda bez gazirala, loro mi chiedono : minerala voda ? Lo sapete che in Serbia l'acqua pubblica se la sono fregata Nestlè e Coca cola e costa come la benzina ? Facciamo attenzione che non ci capiti anche qui in Italia !
Anche la Brnara ha il libro degli ospiti e io faccio, come al solito, un romanzo.
Alle 23 vado a letto.. dinuovo distrutta....
Ima neka tajna veza
Bijelo dugme - Turneja 2005 - Ima neka tajna veza (BG)
A trip to happyland 15
mercoledì 8 giugno 2011
Il 3 Giugno suona la sveglia alle 7 perchè avevo dimenticato di spostarla. Aprendo la porta ho un bellissimo e affettuoso saluto da quella che diventerà la mia amica : Siva.
Giro un po' nel giardino aspettando le 8.30 per fare colazione con Jasna e Boban. Per fortuna la colazione è all'occidentale e niente pita.
Dopo aver mangiato come una maialina mi avvio verso il centro e finalmente riesco a fare cio' che rimando da 7 anni : visito il Museo nazionale.
Mi guida nella visita la simpaticissima Zorana che per due ore mi spiega, in un perfetto inglese, la storia della zona della Sumadija.
Qui apro una piccola parentesi, poichè la storia della zona di Cacak è la storia di tutti i Balkani.
Se ho capito bene i primi reperti storici ritrovati a Cacak e dintorni risalgono ai romani. A Cacak ci sono ancora i resti delle mura romane riconducibili, probabilmente, a terme. Il museo è molto ben organizzato e di sala in sala si passa da un'era ad un'altra. Dopo i romani, gran parte della storia è dedicata alla nascita della religione ortodossa e poi c'è una grossa parte dedicata all'invasione turca. In particolare sono rimasta colpita da alcuni quadri che ritraevano la vita tristemente schiavizzata che queste popolazioni hanno subito. Una grossa parte del primo piano è dedicata al nostro caro generale Stepa Stepanovic e a Nada Petrovic, grande crocerossina nei primi anni del '900.
Zorana rende piacevola la visita facendo piccole battute come ad esempio la battuta di un croato che davanti a un quadro di un ortodosso ha detto che assomigliava a Shon Connery e in effetti la somiglianza c'era. Davanti a dei geroglifici un bosniaco ha detto : ma dai.. ecco da dove la Jelen pivo ha preso il suo marchio !
La cosa meravigliosa è il libro dei visitatori. In Serbia tutti ce l'hanno, anche i negozi e Zorana mi fa vedere che l'estate scorsa, alcuni amici di Vera che erano stati a Guca avevano scritto delle belle parole... cosi' mi cimento anche io !
Il mio serbo migliora di anno in anno anche se continuo a sbagliare i casi, perchè non li so' in italiano.
Saluto Zorana con la promessa di andarla a trovare ogni qual volta vado a Cacak e vado nell'ufficio di Boban. Qui conosco Milutin, un artigiano che sta per partire per l'Italia per il festival di Giavera con altri 10 serbi e saranno tutti ospiti a casa di Vera ed Egidio (veri eroi balkanici !)
Boban mi spiega dove si è trasferito il negozio di Pakom pc e quindi mi dirigo un po' verso la periferia per salutare il mio amico Ratko. Lui è sempre nel mio cuore. Mi ha colpita dal primo momento che l'ho conosciuto. E' un ultranazionalista, ma quando lo vedo mi viene da ridere a pensare a tutte le persone che su questo blog criticano gli ultranazionalisti serbi. Ratko darebbe la vita per la Serbia, ma non è capace di far del male a una mosca. E' arrivato a dirmi che non reagirebbe a un nemico che gli entrasse in casa e lo uccidesse e forse, ma dico forse, reagirebbe se facessero del male a sua moglie o a suo figlio. Il figlio di Ratko sta studiando medicina a Kragujevac ed è stato primo in Serbia nelle olimpiadi di matematica. Anche questa volta Ratko mi prende la mano e la mette sul suo cuore e mi dice : porta il mio affetto alla tua famiglia e ai tuoi cari. Davanti a persone così dimentico tutto il male del mondo.
Si sono fatte le 12.30 e dovrei andare al centro sociale con Egidio e Boban per la consegna degli aiuti, ma sono stanca morta e mi dirigo verso casa. Nei pressi dell'università vedo una scritta fantastica che non avevo mai notato : "Mamma mia, è un mondo di pazzi !"
...
Etno bazar in Cacak
A trip to happyland 14
martedì 7 giugno 2011
Il 2 Giugno alle 5.30 guardavo il soffitto e aspettavo che qualcuno si muovesse. Alla fine della fiera siamo partiti alle 7 e quindi siamo partiti molto tardi.
Dopo una mezz'oretta da Venezia, cominciavo a mandare saluti : ciao Skender e ciao Fatmir. Col ponte del 2/5 Giugno non c'era tanto da scherzare tra traffico e telecamere per le multe. Un grosso bacione a Luca e Pietro di Gorizia (sempre più strafighi !) e poi un megabacione alla nostra megafavola Gianmatteo di Trieste.
Eravamo così al confine con la Slovenia e, naturalmente, il confine non c'è più.
Abbiamo deciso di fare una strada alternativa all'autostrada e siamo passati tra posti stupendi come, ad esempio, Kozina.
Qui abbiamo trovato il primo intoppo per dei lavori in corso. Una lunga coda e poi una seconda coda alla frontiera.
Le frontiere sono il principale problema di questi viaggi dopo i guasti al motore e i buchi alle gomme. Tutto puo' essere ok come, viceversa, puo' diventare un incubo.
A questa frontiera parlano italiano e ci controllano tutto, ma va abbastanza bene e si prosegue.
Dopo la strada.. direi quasi "stradina" siamo arrivati al mare presso Rijeka ed è stato uno spettacolo stupendo. Non ero mai passata da li. La città è bellissima come del resto anche la costa.
Da Rijeka si va verso l'interno e io preparo le kune, la moneta croata. Al primo casello autostradale, una bella sorpresa. Il casellante parla dialetto veneto e ne approffitta per fare due parole. Iniziamo l'autostrada verso l'interno e io vedo il cartello Ogulin, per cui dico : ciao Karmen !
Poi, purtroppo, vedo anche il cartello Jasenovac e scende un velo di tristezza.
Intanto succede quelle che temevamo di più : un temporale spaventoso con una grandine che sembra debba bucare il vetro dell'auto. Per fortuna io avevo appena smesso di guidare, perchè l'auto era talmente carica che era impossibile frenare sul bagnato e l'improvvisa grandinata crea il panico nel traffico. Egidio, che era alla guida, è stato bravo a togliersi da un tamponamento a catena che avremmo causato se non avesse sterzato all'ultimo momento. Comunque ce la siamo cavata e dopo una mezz'oretta il temporale è passato.
Finalmente arriviamo al confine con la Serbia. Due frontiere : quella croata e quella serba. Noi incrociamo le dita e guardiamo attoniti che smontano le due macchine davanti a noi, ma questo ci permette di passare indenni.
Ciao Serbia ! Finalmente.. dopo tanto tempo !
Accendiamo i cellulari e inizia a chiamarci tutto il mondo. Che bello !
Ma la stanchezza si fa sentire e Dejan ci dice che il giorno prima avevano inaugurato il controllo con telecamere in autostrada. Non si puo' sgarrare. Guido dinuovo un po' io fino quasi a Belgrado. Qui deviamo per una nuova superstrada che ci permette di non passare dentro Belgrado e arriviamo così al pezzo più brutto.
Siamo distrutti e ci facciamo coraggio a vicenda. Arriviamo a Cacak dopo le 8 di sera dopo 14 ore di viaggio. Ci accolgono Boban, il fratello di Vera e la moglie Jasna, ma io fremo, mi faccio una doccia e poi.... finalmente abbraccio Dejan e Milan.
Quanto ho pianto ! Dejan è più o meno com l'avevo lasciato, ma Milan non sta bene.
I problemi della sua famiglia gli hanno causato dei problemi al cuore e ogni tanto va in taticardia. Io vorrei piangere, ma mi trattengo perchè ho poche ore ogni anno e alle volte ogni due anni per stare con loro e non voglio passarle piangendo.
In centro c'è un concerto pro Europa, perchè è il giorno di Spasovdan e fanno festa.
Andiamo al ristorante Kalimero, il mio preferito. Ero talemnete stanca che ogni frase la facevo un po' in inglese, un po' in serbo e un po' in italiano.
Al ristorante ho una sorpresa : sento parlare italiano al tavolo vicino al nostro.
Già Dejan e Milan mi dicono di stare calma, perchè si ricordano cosa era successo la volta prima. Nell'ottobre 2009, avevo incontrato in albergo degli italiani e mi ero messa a parlare di politica. Dato che per me ogni litigata lasciata è persa, ci eravamo subito buttati su discorsi pesanti essendo io di sinistra e loro di estrema destra. Quelle persone le avevo incontrate al ristorante ed erano un po' bevute... anzi.. molto bevute, perchè quando sono arrivata io, avevano cominciato a gridare "viva Mussolini" e io rispondevo : viva Niky Vendola ! Questo è molto brutto in Serbia, perchè al ristorante tutti parlano sotto voce e una cosa così puo' scatenare l'arrivo della polizia. Dopo aver rischiato la vita in terra straniera per la politica italiana, ti capita pure che sul tuo blog ti danno della fascista.. ma andiamo avanti....
Questa volta vicino a noi c'erano due italiani e un serbo e io mi alzo e mi presento. Anche loro sono stupiti di sentire che un'italiana va a Cacak a portare aiuti umanitari e loro sono lì per lavoro. Ci scambiamo la mail e torno al tavolo a dire a Dejan e a Milan che questi sono bravi e per nulla ubriachi.
Alle 23 sono nel letto e russo.. almeno cosi' mi dicono gli altri.....
