Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 12esima

venerdì 29 aprile 2011


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La morte violenta del re, cui successe il figlio undicenne Pietro II, protrasse l’agonia del regime, perché consenti al reggente Paolo, cugino di Alessandro, di sbarazzarsi della vecchia cerchia di maggiorenti, per sostituirla con una nuova. Il principe, però, non si dimostrò fortunato nella scelta del primo ministro. Milan Stojadinović era, infatti, un abile banchiere ed un buon amministratore della cosa pubblica, ma aveva un difetto: era troppo affascinato dalle figure di Benito Mussolini e di Adolf Hitler per non cercare di imitarli, introducendo anche in Iugoslavia un sistema totalitario, tanto da apparire pericoloso per lo stesso principe reggente; inoltre era fieramente avversato dalla čaršija che, estromessa dal potere dalle “camicie verdi” (un corpo simile alle SA naziste create dal primo ministro), aveva sete di vendetta.
Quando Stojadinović cercò di firmare un concordato con la Santa Sede per regolarizzare i rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato iugoslavo, rafforzando così il suo prestigio internazionale, l’establishment serbo, con in testa tutta la gerarchia ortodossa, insorse in un violentissimo movimento di protesta, che, cinicamente pianificata da esponenti del vecchio regime, dimostrò come le masse serbe, se toccate nel vivo, potevano essere manovrate a piacimento e strumentalizzate a fini politici, anche quando completamente estranei al loro intendimento. Il concordato, infatti, non ledeva assolutamente né gli interessi della Chiesa Ortodossa, né quelli del popolo serbo; suscitò, però, nell’animo della popolazione oscuri sentimenti antioccidentali ed antipapisti, dando il via ad una reazione che assunse aspetti quasi rivoluzionari.
Quando nel 1938 fu chiaro che, senza un accordo con i Croati, la Iugoslavia sarebbe divenuta facile preda delle truppe di Hitler, il principe reggente decise di agire: rovesciato Stojadinović, chiamò al governo un uomo di propria fiducia, Cvetković, che riuscì a concludere, nel 1939, un accordo con il rappresentante croato, Vladko Maček. Tale accordo prevedeva la trasformazione della Iugoslavia in uno Stato bipolare, che ricordava la duplice monarchia degli Asburgo.
Dal punto di vista serbo, l’accordo Cvetković-Maček fu visto come un tradimento dei loro interessi: non solo perdevano il ruolo di Nazione cardine, ma erano nuovamente smembrati in due entità amministrative separate, in una delle quali, la Croazia, l’elemento serbo veniva a trovarsi nella spiacevole situazione di minoranza.
Gli elementi più radicali del palcoscenico politico serbo, a cui si aggiunsero intellettuali ed esponenti della Chiesa Ortodossa, reagirono all’accordo organizzandosi nel “Club serbo”, deciso a chiamare il Popolo “sulle barricate”.
Questo movimento di carattere aggressivo e nazionalista, animato dall’idea della Grande Serbia, attrasse ampi strati della popolazione, incapace di comprendere la necessità di un’intesa con i Croati, e puntò ad un’immediata rivincita. Il nemico era, ovviamente, il principe reggente Paolo, accusato di aver violato la costituzione, che proclamava lo Stato come uno ed indivisibile, e sospettato perfino di volersi sbarazzare del giovane re per salire lui stesso sul trono. Nell’esercito e nei circoli vicini alla “Mano Bianca” riaffiorò il gusto del complotto. Per realizzarlo, però, si dovette aspettare il 1941.
All’inizio di quell’anno, infatti, dopo i successi hitleriani contro Francia ed Inghilterra, e quelli italiani in Albania e l’attacco alla Grecia, la Iugoslavia era praticamente accerchiata, avendo, inoltre, l’Ungheria, la Romania e la Bulgaria aderito al “Patto d’Acciaio”. Le opzione si ridussero a due: schierarsi con gli Inglesi, impossibilitati a dare un qualunque tipo di aiuto, o scendere a patti con Hitler. Si optò per la seconda ipotesi, calcolando anche che Hitler non chiedeva nulla allo Stato iugoslavo: né di partecipare alla guerra, né di dare alle truppe tedesche il diritto di transito.
Era evidente, dopo l’attacco alla Russia, che della parola del Führer non ci si poteva fidare, ma ogni giorno di pace guadagnato avrebbe risparmiato alla Iugoslavia enormi perdite umane.
Dello stesso avviso, però, non erano né i militari, ancora inebriati dalle vittorie nella Prima Guerra Mondiale e nelle due Guerre Balcaniche, né gli esponenti del Club serbo: erano convinti di poter resistere alle truppe nazifasciste.
Così, quando il 27 marzo del 1941 il primo ministro Cvetković firmò a Vienna l’adesione della Iugoslavia all’Asse, gli alti ufficiali dell’esercito, sostenuti dal Club serbo e con l’appoggio dell’Inghilterra, approfittarono dell’occasione per rovesciare il principe reggente, proclamare la maggiore età di Pietro II e prendere il potere in suo nome.
La masse serbe funsero ancora una volta da coro a questa tragedia, scendendo nelle piazze per acclamare i golpisti e scandire slogan degni di un canto epico: Bolje rob nego grob, Bolje rat nego pakt , era il motto con cui la Iugoslavia dichiarò guerra all’Asse.
Quando il successivo 6 aprile la guerra bussò effettivamente alle porte, con un attacco simultaneo alla Iugoslavia di truppe tedesche, italiane, ungheresi e bulgare, fu chiaro come l’opinione pubblica fosse stata manovrata da persone non solo senza scrupoli, ma anche senza cervello.
L’esercito iugoslavo, dilaniato da odi etnici, mal preparato e male armato, scomparve sotto l’urto dei panzer tedeschi.
Mentre il re ed il suo governo si misero in salvo, fuggendo in Grecia, sotto la protezione britannica, la Serbia venne occupata dai tedeschi e fu ridotta entro i confini antecedenti alle guerre balcaniche: una parte della Vojvodina fu assegnata all’Ungheria, un’altra alla Germania; il Kosovo, insieme alla parte occidentale della Macedonia, fu unito dall’Italia all’Albania, mentre il resto della Macedonia passava sotto il dominio bulgaro; il Montenegro fu occupato dagli Italiani.
Quello che rimaneva della Serbia si trasformò in un protettorato della Wehrmacht, che pose al governo un emulo del generale Pétain, il generale Milan Nedić. Ma la tragedia del Popolo serbo non si esaurì con questo smembramento: gran parte dei Serbi, infatti, rimase soggetta allo Stato Indipendente di Croazia, costruito da Ante Pavelić sotto l’egida della Germania, oltre che nella Croazia vera e propria, in parte della Dalmazia ed in Bosnia-Erzegovina.
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 4/29/2011 1 commenti Link a questo post  

Milla Jovovich

giovedì 28 aprile 2011


Ci chiedono tutti di parlare del film serbo : "A serbian film", ma il giudizio è troppo negativo e così, sfruculiando a destra e a manca, che ti troviamo ? Che una bellissima attrice è figlia di un serbo !

Figlia di Bogdan Jovović (pediatra serbo) e Galina Loginova (attrice ucraina), passa i primi 5 anni della sua vita tra Londra e l'Unione Sovietica, dopodiché si trasferisce negli Stati Uniti, a Sacramento prima e a Los Angeles poi, dove vive attualmente. Benché alcuni le attribuiscano come secondo nome Natasha, Milla non ha un secondo nome.
All'età di 11 anni appare come modella sulle copertine di alcune riviste,fotografata da Richard Avedon. A 13 anni la sua prima esperienza nel cinema: compare infatti nel film "Congiunzione di due lune" di Zalman King, nei titoli di coda viene semplicemente citata come Milla, così come nel suo secondo film L'ultimo treno per Kathmandu. Successivamente recita in Ritorno alla laguna blu, Poliziotto in blue jeans e Charlot. Nel 1993, a 18 anni, sposa l'attore Shawn Andrews, conosciuto sul set del film La vita è un sogno; il matrimonio viene annullato dalla madre dopo qualche mese. L'anno successivo, 1994, Milla decide di cimentarsi anche nella musica, incidendo l'album The Divine Comedy, che riscuote un discreto successo.

Il 1996 è l'anno della svolta per quanto riguarda la sua carriera cinematografica. La Jovovich viene infatti scelta dal regista francese Luc Besson per il ruolo di Leeloo nel film Il quinto elemento, il suo primo successo di una certa rilevanza sul grande schermo. Tra il regista e l'attrice nasce una relazione che sfocerà nel matrimonio tra i due, celebrato nel 1997 e durato poco meno di due anni. Dopo l'apparizione di Milla nel film di Spike Lee He Got Game (1998), l'ultimo lavoro della coppia Jovovich-Besson sarà, nel 1999, Giovanna d'Arco, lungometraggio dedicato alla famosa eroina francese accolto con pareri contrastanti dalla critica.

Negli anni successivi alterna la passerella al set. Con Mel Gibson recita in The Million Dollar Hotel (di Wim Wenders, nel 2000), l'anno successivo è nel cast della commedia di Ben Stiller Zoolander. Dal 2002 veste i panni dell'eroina Alice, protagonista della saga cinematografica, ispirata al videogame Resident Evil. Dopo il primo film del 2002 ed il sequel Resident Evil: Apocalypse del 2004, nel 2007 la Jovovich è presente anche nel terzo capitolo Resident Evil: Extinction. Nel 2006 ha interpretato un altro film di fantascienza, Ultraviolet.

Il 3 novembre 2007 nasce Ever Gabo J. Anderson, la figlia della Jovovich e del regista britannico Paul William Scott Anderson, suo compagno dal 2003 e sposato il 23 agosto 2009. Il nome Ever è dovuto alle origini scozzesi del padre, il nome Gabo (pronunciato Gabò) è dovuto alle iniziali dei genitori di Milla.

Nel 2009 è stata testimonial della casa di moda Mariella Burani.

Nel 2010 ha recitato nel film Stone e Resident Evil: Afterlife.

Tratto da Wiky

Pubblicato da Lina a 4/28/2011 2 commenti Link a questo post  

Il 30 Aprile... insieme a Lipa (HR)

martedì 26 aprile 2011

Dalla nostra favola Corrado :


Venite con noi a Lipa, sabato 30 aprile: un'occasione per conoscere la storia...là dov'è successa.

Questa piccola targa, appesa su uno scheletro di casa conservato a memoria della terribile strage nazi-fascista del 30 aprile 1944 è stato un primo grande "pugno" nello stomaco. "Gli occupatori tedeschi e italiani...". La prima reazione, istintiva: ma come? tedeschi e italiani...? sono stati i nazisti e i carabinieri fedeli a Salò...bisogna far correggere questa targa... Poi, un po' inquieto, cominci a contare le case attorno, i ruderi bruciati quasi 70 anni fa, le case nuove, di chi è venuto a viverci dopo la ricostruzione: saranno un centinaio in tutto. Nel 1944 erano poche di meno. La targa riporta due semplici dati: 87 abitazioni ed 85 edifici annessi sono stati rasi al suolo. L'intero villaggio! Punto.
Non abbiamo valanghe di documenti su questa storia. Si riscontrano pochi articoli, talora con ricostruzioni dei fatti non coincidenti. Un resoconto "a caldo" pubblicato in italiano dai partigiani pochi mesi dopo, testimonianze dirette (di sopravvissuti o di autori e collaboratori della strage) rare, oramai quasi irrintracciabili. Per chi scopre per la prima volta questo piccolo villaggio, difficile da raggiungere, anche sbagliando strada... non serve molto altro per capire cosa è stato fatto quel giorno, a meno di un'ora, a qualche decina di chilometri da Trieste. Quelle due cifre, 87 abitazioni e 85 tra stalle, depositi attrezzi, pollai, magazzini: le tipiche case di contadini che vivevano di agricoltura, allevamento e commercio dei prodotti non necessari per la sopravvivenza, nella città vicina, Fiume, appena 21 km più avanti.
Era una domenica pomeriggio; i maschi adulti o giovani impegnati quasi tutti con i partigiani erano da tempo via dal villaggio: un monumento nel centro del paese, quasi di fronte alla lapide della foto, ricorda i 17 partigiani di Lipa caduti durante la guerra di liberazione jugoslava. Nei pascoli intorno qualche ragazzo o ragazza, 4 o 5 in tutto, attenti al bestiame. La neve se ne era andata da poco. E una famiglia giù a Fiume, in città. Sarebbe ritornata il giorno dopo, sorpresa dai militari addetti alla "bonifica" e...sterminata pure quella, per impedire scomode testimonianze.
Al mattino era stata attaccata da una brigata partigiana la caserma di Rupa, un paese un po' più grosso, dove la stazione dei carabinieri fascisti serviva da presidio per il controllo della strada che collegava Fiume a Trieste. Da Fiume sta sopraggiungendo una colonna di una trentina di soldati tedeschi che vengono chiamati in soccorso e mentre stanno ancora decidendo il da farsi una granata li colpisce; 4 soldati tedeschi muoiono. Questo episodio fa scattare la rappresaglia. Vengono chiamati rinforzi da Ilirska Bistrica, un reparto speciale e famigerato (a quanto sembra) guida l'azione che dovrà essere "esemplare". Viene chiesto ai carabinieri da quale villaggio intorno a Rupa fossero originari con certezza dei partigiani. E questi li accompagnano a Lipa...
I dettagli -per noi "non storici"- sono ormai quasi insignificanti; è stato un omicidio effettuato casa per casa. Uno stupro atroce di massa. E per finire, i sopravvissuti, convinti di essere destinati a qualche lager (alcuni avevano già conosciuto i campi di concentramento fascisti attivi fino al luglio-settembre del 1943), madri, bambini e bambine, qualche nonna e nonno...vengono condotti e stipati a forza nell'ultima casa di Lipa...e bruciati vivi. I corpi dilaniati e maciullati dalle bombe a mano gettate dentro per distruggere completamente la casa e rendere impossibile un riconoscimento delle vittime.
Sembra che solo un anziano sia sopravvissuto, perchè creduto morto sotto altri corpi e nell'inferno della devastazione di ogni casa ormai svuotata di vita e di oggetti preziosi, mentre tutto veniva dato alle fiamme, sia riuscito a nascondersi ai bordi del paese. L'unico superstite assieme ai giovani che dal bosco, dai pascoli più sopra, hanno assistito impotenti e terrorizzati al massacro ed al rogo dell'intero villaggio.
Ma la caratteristica straordinaria di questa orribile strage sono le fotografie originali, scattate da qualche soldato addetto alla documentazione delle azioni di guerra (immagino), stampate di nascosto nel laboratorio fotografico di Ilirska Bistrica e ancor oggi conservate e solo parzialmente riprodotte nel piccolo Museo di Lipa; la cui visita è un altro, più forte, "pugno" nello stomaco.
Come la targa della foto, il museo è semplice, asciutto: le foto degli omicidi, la lista infinita di nomi di tutte le vittime: duecentosessantanove, piccoli oggetti di vita quotidiana, la gigantografia dell'immagine del paese ancora fumante.
Ultima tappa e ultimo groppo alla gola: il piccolo memoriale, costruito tra i resti dell'ultima casa del paese. Casa per casa sono riportati i nomi delle famiglie, dei membri uccisi e la loro data di nascita. Il numero dei bambini è impressionante.
A Lipa, assieme agli studenti e ai partigiani che ci hanno accompagnato nei viaggi di "Memoria e Impegno", assieme a Giacomo Scotti, abbiamo piantato un albero, in memoria di tutte le vittime della strage, oltre ogni confine, perchè non accada mai più. Continueremo a curarci di lui ed a mettere radici a Lipa. Un impegno non simbolico, per rompere il silenzio che ha circondato tutti i crimini commessi da "italiani" prima e durante la seconda guerra mondiale, specie contro la popolazione slovena e croata. Speriamo che un giorno, gli abitanti di Lipa, i parenti dei pochi casuali superstiti, vogliano ritoccare quella targa per distinguere le responsabilità di chi ha servito il nazismo fino alla fine da chi, anche tanti tedeschi e italiani, lo hanno combattuto fino alla liberazione.
Non abbiamo corriere a disposizione, per cui ci organizzeremo, in carovana, tutti assieme con diverse auto (organizzati in 4-5 per macchina)
ore 10.45: Ritrovo a Monfalcone presso il parcheggio dell'Ospedale in via San Polo (per bisiachi e goriziani)
ore 11.45: Ritrovo al confine di Basovizza-Pesek (per chi viene da trieste)
ore 13.00: Arrivo a Sepanje - pranzo in trattoria convenzionata (tutto completo 5,00 €)
ore 15.00: visita del Museo di Lipa
ore 16.30: visita del memoriale
ore 17.00: inizio cerimonia di commemorazione
ore 18.30: partenza per rientro in Italia
Memoria e impegno... storie di persone e territori

La piccola anima

domenica 24 aprile 2011


C'era una volta, in un luogo fuori dal tempo, una Piccola Anima che disse a Dio: "Io so chi sono!"... "Ma e' meraviglioso! E dimmi, chi sei?" chiese il Creatore. "Sono la Luce!" Il volto di Dio si illumino' di un grande sorriso. "E' proprio vero! Tu sei la Luce." La Piccola Anima si senti' tanto felice, perche' aveva finalmente scoperto quello che tutti i suoi simili nel Regno avrebbero dovuto immaginare. "Oh", mormoro', "e' davvero fantastico!" . Ben presto pero', sapere chi era non fu piu' sufficiente. Sentiva crescere dentro di se' una certa agitazione, perche' voleva essere cio' che era. Torno' quindi da Dio (un'idea niente male per chiunque desideri essere Chi E' in Realta') e, dopo aver esordito con un: "Ciao, Dio!" domando': "Adesso che so Chi Sono, va bene se lo sono?" E Lui rispose: "Intendi dire che vuoi essere Chi Sei Gia'?"... "Beh, una cosa e' saperlo, ma quanto a esserlo veramente... Insomma, io voglio capire come ci si sente nell'essere la Luce!"... "Ma tu sei la Luce", ripete' Dio, sorridendo di nuovo. "Si, ma voglio scoprire che cosa si prova!" piagnucolo' la Piccola Anima. "Eh, gia'" ammise il Creatore nascondendo a malapena una risatina, "avrei dovuto immaginarmelo. Hai sempre avuto un grande spirito d'avventura." Poi cambio' espressione. "Pero', pero'... C'e' un problemino.." "Di che si tratta?"... "Ebbene, non c'e' altro che Luce. Vedi io ho creato solo cio' che sei e, di conseguenza, non posso suggerirti nulla per sentire Chi Sei, perche' non c'e' niente che tu non sia."... "Ehh?" balbetto' la Piccola Anima, che a quel punto faceva fatica a seguirlo. "Mettiamola in questo modo", spiego' Dio. "Tu sei come una candela nel Sole. Oh, esisti, indubbiamente. In mezzo a milioni di miliardi di altre candele che tutte insieme lo rendono cio' che e'. E il sole non sarebbe il Sole senza di te. Senza una delle sue fiammelle rimarrebbe una semplice stella... perche' non risulterebbe altrettanto splendente. E, dunque, la domanda e' questa: Come fare a riconoscersi nella Luce quando se ne e' circondati ?"... "Ehi", protesto' la Piccola Anima, "il Creatore sei tu. Escogita una soluzione !" Lui sorrise di nuovo. "L'ho gia' trovata", affermo'. "Dal momento che non riesci a vederti come Luce quando sei dentro la luce, verrai sommersa dalle tenebre."... "E che cosa sarebbero queste tenebre ?"... "Sono cio' che tu non sei" fu la Sua risposta. "Mi faranno paura?"... "Solo se sceglierai di lasciarti intimorire", lo tranquillizzo' Dio. "In effetti, non esiste nulla di cui avere paura, a meno che non sia tu a decidere altrimenti. Vedi, siamo noi a inventarci tutto. A lavorare di fantasia."... "Ah, se e' cosi'..." fece un sospiro di sollievo la Piccola Anima. Poi Dio prosegui' spiegando che si arriva alla percezione delle cose quando ci appare il loro esatto opposto. "E questa e' una vera benedizione", affermo', "perche', se cosi' non fosse, tu non riusciresti a distinguerle. Non capiresti che cos'e' il Caldo senza il Freddo, ne' che cos'e' Su se non ci fosse Giu', ne' Veloce senza Lento. Non sapresti che cos'e' la Destra in mancanza della Sinistra, e neppure che cosa sono Qui e Adesso, se non ci fossero La' e Poi. Percio' - concluse - quando le tenebre saranno ovunque, non dovrai agitare i pugni e maledirle. Sii piuttosto un fulgore nel buio e non farti prendere dalla collera. Allora saprai Chi Sei in Realta', e anche tutti gli altri lo sapranno. Fa' che la tua Luce risplenda al punto da mostrare a chiunque quanto sei speciale!"
"Intendi dire che non e' sbagliato fare in modo che gli altri capiscano il mio valore?" chiese la Piccola Anima. "Ma naturalmente!" ridacchio' Dio. "E' sicuramente un bene! Rammenta, pero', che non significa . Tutti sono speciali, ognuno a modo proprio! Tuttavia, molti lo hanno dimenticato. Capiranno che e' buona cosa esserlo nel momento in cui lo comprenderai tu."... "Davvero?" esclamo' la Piccola Anima danzando, saltellando e ridendo di gioia. "Posso essere speciale quanto voglio?" "Oh, si, e puoi iniziare fin da ora", rispose il Creatore che danzava, saltellava e rideva a Sua volta. "In che modo ti va di esserlo?" "In che modo? Non capisco.".. "Beh", suggeri' Dio, "essere la Luce non ha altri significati, ma l'essere speciali puo' essere interpretato in vari modi. Lo si e' quando si e' teneri, o quando si e' gentili, o creativi. E ancora, si e' speciali quando ci si dimostra pazienti. Ti vengono in mente altri esempi?" La Piccola Anima rimase seduta per qualche istante a riflettere. "Ne ho trovati un sacco!" esclamo infine. "Rendersi utili, e condividere le esperienze, e comportarsi da buoni amici. Essere premurosi nei confronti del prossimo. Ecco, questi sono modi per essere speciali!". "Si!" ammise Dio, "e tu puoi sceglierli tutti, o trovare qualsiasi altro modo per essere speciale che ti vada a genio, in ogni momento. Ecco che cosa significa essere la Luce."... "So cosa voglio essere, io so cosa voglio essere!" annuncio' la Piccola Anima sprizzando felicita' da tutti i pori. E ho deciso che scegliero' quella parte che viene chiamata . Non e' forse speciale essere indulgenti?"... "Oh, certo", assicuro' Dio. "E' molto speciale."... "Va bene, e' proprio quello che voglio essere. Voglio saper perdonare. Voglio Fare Esperienza in questo modo."... "C'e' una cosa pero' che dovresti sapere." La Piccola Anima fu quasi sul punto di perdere la pazienza. Sembrava ci fosse sempre qualche complicazione. "Che c'e' ancora?" ribatte' con un sospiro.
"Non c'e' nessuno da perdonare", disse Dio. "Nessuno?" Era difficile credere a cio' che aveva appena udito. "Nessuno", ripete' il Creatore. "Tutto cio' che ho creato e' perfetto. Non esiste anima che sia meno perfetta di te. Guardati attorno." Solo allora la Piccola Anima si rese conto che si era radunata una grande folla. Tanti altri suoni simili erano arrivati da ogni angolo del Regno perche' si era sparsa la voce di quella straordinaria conversazione con Dio e tutti volevano ascoltare. Osservando le innumerevoli altre anime radunate li' intorno, non pote' fare a meno di dare ragione al Creatore. Nessuna appariva meno meravigliosa, meno magnifica o meno perfetta. Tale era il prodigio di quello spettacolo, e tanta era la Luce che si sprigionava tutt'attorno, che la Piccola Anima riusciva a malapena a tenere lo sguardo fisso sulla moltitudine. "Chi, dunque, dovrebbe essere perdonato?" torno' alla carica Dio. "Accidenti, mi sa proprio che non divertiro'! Mi sarebbe tanto piaciuto essere Colui Che Perdona. Volevo sapere come ci si sente a essere speciali in quel senso." La Piccola Anima capi', in quel momento, che cosa si prova a essere tristi. Ma un'Anima Amica si fece avanti tra la folla e disse: "Non te la prendere, io ti aiutero'."... "Dici davvero? Ma che cosa puoi fare?"... "Ecco, posso offrirti qualcuno da perdonare!"... "Tu puoi..."... "Certo! Posso venire nella tua prossima vita e fare qualcosa che ti consentira' di dimostrare la tua indulgenza."... "Ma perche'? Per quale motivo?" chiese la Piccola Anima. "Sei un Essere di suprema perfezione! Puoi vibrare a una velocita' cosi' grande da creare una Luce tanto splendente da impedirmi quasi di guardarti! Che cosa mai potrebbe indurti a rallentare le tue vibrazioni fino a offuscarla? Che cosa potrebbe spingere te -che sei in grado di danzare in cima alle stelle e viaggiare per il Regno alla velocita' del pensiero- a calarti nella mia vita e divenire tanto pesante da compiere questo atto malvagio?"... "E' semplice", spiego' l'Anima Amica, "perche' ti voglio bene." Sentendo quella risposta, lo stupore invase la Piccola Anima. "Non essere tanto meravigliato, Piccola Anima. Tu hai fatto lo stesso per me. Davvero non ricordi? Oh, abbiamo danzato insieme molte volte, tu e io.
Nel corso di tutte le eta' del mondo e di ogni periodo storico, abbiamo ballato. Abbiamo giocato per tutto l'arco del tempo e in molti luoghi. Solo che non te ne rammenti. "Entrambi siamo stati Tutto. Siamo stati Su e Giu', la Sinistra e la Destra, il Qui e il La', l'Adesso e il Poi; e anche maschio e femmina, bene e male: siamo ambedue stati la vittima e l'oppressore. Ci siamo incontrati spesso, tu e io, in passato; e ognuno ha offerto all'altro l'esatta e perfetta opportunita' di Esprimersi e di Fare Esperienza di Cio' che Siamo in Realta'." "E quindi", continuo' a spiegare l'Anima Amica, "io verro' nella tua prossima vita e, questa volta, saro' il . Commettero' nei tuoi confronti qualcosa di veramente terribile, e allora riuscirai a provare come ci si sente nei panni di Colui Che Perdona"... "Ma che cosa farai", domando' la Piccola Anima, leggermente a disagio, "da risultare tanto tremendo?"... "Oh", rispose l'Anima Amica strizzando l'occhio, "ci faremo venire qualche bella idea". Poi soggiunse a voce bassa: "Sai, tu hai ragione riguardo a una cosa"... "E quale sarebbe?"... "Dovro' diminuire alquanto le mie vibrazioni, e aumentare a dismisura il mio peso per commettere questa brutta cosa. Mi tocchera' fingere di essere cio' che non sono. E quindi, ti chiedo in cambio un favore."... "Oh, qualsiasi cosa, qualsiasi cosa!" grido' la Piccola Anima, che intanto ballava e cantava. "Riusciro' a perdonare, riusciro' a perdonare!" Poi si rese conto del silenzio dell'Anima Amica e allora chiese: "Che cosa posso fare per te? Sei davvero un angelo, sei cosi' disponibile ad accontentarmi!"... "E' naturale che sia un angelo!" li interruppe Dio. "Ognuno di voi lo e'! E rammentatelo sempre: Io vi ho mandato solo angeli." A quel punto la Piccola Anima senti' ancora piu' forte il desiderio di esaudire la richiesta e chiese di nuovo: "Che cosa posso fare per te?"... "Quando ti colpiro' e ti maltrattero', nell'attimo in cui commettero' la cosa peggiore che tu possa immaginare, in quello stesso istante ..."... "Si? Si..."...
"Dovrai rammentare Chi Sono in Realta'", concluse l'Anima Amica gravemente. "Oh, ma lo faro'!" esclamo' la Piccola Anima, "lo prometto! Ti ricordero' sempre cosi' come sei qui, in questo momento!"... "Bene", commento' l'Anima Amica, "perche', vedi, dopo che avro' finto con tanta fatica, avro' dimenticato chi sono. E se non mi ricorderai per come sono, potrei non rammentarmelo per un sacco di tempo. Se mi scordassi Chi Sono, tu potresti addirittura dimenticare Chi Sei, e saremo perduti entrambi. E allora avremmo bisogno di un'altra anima che venisse in nostro soccorso per rammentarci Chi Siamo."... "No, questo non accadra'!" promise la Piccola Anima. "Io ti ricordero'! E ti ringraziero' per avermi fatto questo dono: l'opportunita' di provare Chi Sono." Quindi, l'accordo fu fatto. E la Piccola Anima ando' verso una nuova vita, felice di essere la Luce e raggiante per la parte che aveva conquistato, la Capacita' di Perdonare. Attese con ansia ogni momento in cui avrebbe potuto fare questa esperienza per ringraziare l'anima che con il suo amore l'aveva resa possibile. E in tutti gli istanti di quella nuova vita, ogni qualvolta compariva una nuova anima a portare gioia o tristezza -specialmente tristezza- ricordava quello che aveva detto Dio. "Rammentatelo sempre", aveva affermato con un sorriso, "Io vi ho mandato solo angeli".
www.stazioneceleste.it

Sempre sempre

Pubblicato da Lina a 4/24/2011 1 commenti Link a questo post  

Buona Pasqua !

venerdì 22 aprile 2011


Carissimi,
vi giungano i nostri sinceri auguri pasquali.
Quest'anno la Pasqua cattolica e quella ortodossa coincidono e noi la stiamo vivendo senza Paolo, ma forse voi non ci crederete... da soli 6 giorni non lo vediamo più materialmente, ma nemmeno vi immaginate quante cose stanno andando a posto.
Sembra che in cielo mancasse un angelo e Gesù si sia preso quello più bello.
Il muro face book di Paolo è un inno alla vita.
E' proprio il caso di dire che Paolo sta festeggiando con noi.
Un bacio grande a tutti.

Coloro che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano, ma sono ovunque noi siamo
(S. Agostino)

Pinca triestina di Pasqua
La Pasqua serbo-ortodossa
Le uova di Pasqua

Pubblicato da Lina a 4/22/2011 4 commenti Link a questo post  

Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 11esima

mercoledì 20 aprile 2011


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Pietro I Karađorđević, uomo di spirito liberale, sebbene favorì lo sviluppo della democrazia, incontrò molte resistenze da parte dei militari, soprattutto da parte del gruppo di Dimitrijević, costituitosi in un’organizzazione segreta, la “Mano Nera”.
E fu proprio la Mano Nera che, dopo le due guerre balcaniche del 1912 e del 1913 , organizzò l’attentato di Sarajevo, contro l’arciduca Francesco Ferdinando. Convinti dell’invincibilità della Serbia, e convinti che fosse il momento di dare un’ultima spallata all’impero asburgico, il 28 giugno, il giorno di San Vito, Gavrilo Princip, assieme ad altri componenti della Mano Nera, assassinò a colpi di pistola sia Francesco Ferdinando che la moglie Sofia. Scoppiò così la Prima Guerra Mondiale.
L’esercito serbo dimostrò quanto fossero errati i calcoli fatti da Dimitrijević e da Nikola Pašić. La guerra della Serbia, difatti, durò meno di tre mesi prima di essere invasa dalle truppe imperiali. E proprio nel momento di crisi, materializzatosi nella fuga delle alte sfere verso Corfù, Alessandro decise di sbarazzarsi, di comune accordo con Pašić, di Dimitrijević e della Mano Nera, con l’accusa (inventata) di una congiura ai danni del re e del primo ministro. L’operazione fu svolta dalla “Mano Bianca”, che andò a sostituirsi nell’ambito dell’esercito, alla Mano Nera.
Soltanto verso la fine della guerra, il settembre 1918, quando l’Austria era ormai stremata dalla guerra e la Bulgaria costretta a ritirarsi, i Serbi riuscirono a rientrare nel loro Paese, che liberarono dalle truppe nemiche nell’ottobre del 1919.

1.5 Dal Regno dei Serbi, Croati, Sloveni alla Iugoslavia di Tito.
Dopo gli accordi di Ginevra, nacque, nel 1918, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS). Gli attriti tra Serbi e Croati si manifestarono immediatamente: durante le discussioni ginevrine, infatti, Nikola Pašić, sostituì d’autorità il programma che prevedeva uno Stato di tipo bipolare con uno nettamente serbocentrico, con un forte taglio centralista.
Durante i ventidue anni della sua esistenza, il regno di Karađorđević fu nei momenti migliori uno Stato autoritario ed in quelli peggiori una vera e propria dittatura: in esso si riconoscevano solo i Serbi, finalmente “uniti” in un solo Stato.
La nuova classe dirigente serba, composta da politici gravitanti intorno alla corte, dall’alto clero della Chiesa Ortodossa e da esponenti della Mano Bianca, considerava il nuovo Stato come “bottino di guerra”, da cui trarre i massimi benefici. E fu proprio questa classe dirigente a respingere l’idea di dare alla nuova realtà statale il nome di Iugoslavia, perché ciò avrebbe significato rinunciare all’individualità serba; tuttavia, pur adottando il termine “Regno dei Serbi, Croati e Sloveni”, l’oligarchia al potere non era affatto disposta ad accettare un programma trialistico, puntando, piuttosto, ad un assorbimento delle altre etnie, considerate come nemiche da eliminare, o, almeno, neutralizzare.
Questa politica creò, naturalmente, un’atmosfera di estrema tensione, sfociata spesso in moti di rivolta ed atti di terrorismo, cui si replicava brutalmente. A questa situazione, si aggiungeva la conflittualità con i Croati, che non erano assolutamente disposti a lasciarsi dominare da un popolo considerato di civiltà inferiore.
La čaršija riuscì a gestire la situazione finché rimase in vita Nikola Pašić: questi era un uomo di notevole abilità, che creò nel sistema politico un capillare sistema di clientele. Si trattava, ovviamente, di una politica di corto respiro, ignara degli enormi problemi che attanagliavano la regione. Ed infatti, quando morì nel 1926, cominciò il tramonto del suo partito e del suo sistema politico, poiché i suoi successori non possedevano né l’intelligenza, né la spregiudicatezza, né il carisma per gestire lo Stato.
In tale clima d’incertezza e di attrito maturò, nel luglio del 1928, l’attentato di un fanatico montenegrino contro Stjepan Radić, il leader dei Croati, ferito a morte all’interno del parlamento a Belgrado. Alessandro Karađorđević approfittò della situazione per abolire la costituzione e proclamare la sua personale dittatura.
Nei mesi seguenti il sovrano tentò di dare anche un contenuto ideologico al colpo di Stato, cambiando il nome del regno in Iugoslavia ed abolendo tutti i simboli, le bandiere e gli stemmi tradizionali, per favorire un’integrazione, che era solo di facciata: nella realtà, l’elemento serbo rimaneva saldamente al potere, raccogliendosi intorno al sovrano in una cerchia ancor più ristretta ed esclusiva.
La crisi economica mondiale del 1929 colpì anche la Iugoslavia, mettendo in ginocchio la sua già fragile economia agricola.
Invano il re cercò di dominare la situazione, sottraendosi alla responsabilità di una catastrofe annunciata, dando, nel 1931, una costituzione e riconvocando il parlamento; si trattò soltanto di un maquillage politico-istituzionale, che mirava a tranquillizzare i Paesi esteri, convincendoli ad erogare consistenti prestiti in favore della Iugoslavia. L’operazione, però, non ebbe il risultato sperato.
Perfino in Serbia, infatti, l’opposizione al regime dei Karađorđević cominciò a diffondersi tra le masse, culminando con l’assassinio di Alessandro: a premere il grilletto fu un sicario macedone alle dipendenze del nuovo leader dei Croati, Ante Pavelić, mentre il sovrano era in visita ufficiale a Marsiglia.
(pag.31)

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

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L'esperienza di lavoro del gruppo di donne 'Insieme Zajedno'

martedì 19 aprile 2011


Durante la guerra della ex Iugoslavia, negli anni ’90, un gruppo di donne romane si impegna nel sostegno ai bambini bosniaci e alle loro madri, sfollati nei campi profughi della Slovenia: un impegno che oltre al contributo economico creò dei legami di affetto e di amicizia molto forti. Con la fine della guerra i profughi rientrarono nei loro paesi ma l'impegno nel cercare la relazione di quel gruppo di donne non si è fermato. Nasce così, nel 1998, 'Insieme Zajedno', un'associazione dedicata all’infanzia e alle donne più deboli per offrire un aiuto concreto, dignità, giustizia sociale e diritti umani. L’esperienza di Insieme Zajedno, iniziata in Bosnia Erzegovina, e poi consolidata attraverso progetti in Macedonia, in Kossovo, in Moldavia, in Iraq, dal 2006 si è trasferita a Roma dove, nel cuore di San Lorenzo è nato il 'Laboratorio Manufatti delle Donne Rom', progetto di microcredito per l’auto-impiego di donne rom attraverso la realizzazione di accessori originali per l’abbigliamento e la casa. Un luogo che offre ad un gruppo di rom bosniache la possibilità di lavorare ma non solo. In uno spazio che colpisce per il suo tocco tipicamente femminile, ogni mattina Cristina, Renata, Francesca e Dzanuma, tirano su la serranda e si dedicano al cucito, antica arte che ci riporta all'intreccio di legami, al mettere insieme, alla creazione.

Nei locali, arredati a misura di donna, si lavora, si mangia, si studia, si crescono i bambini - i due figli di Dzanuma - ci si scambia l'esperienza e si fanno progetti. Il luogo, nato come posto di formazione, è presto diventato qualcos'altro: spazio di aggregazione interculturale dove il lavoro insieme ai formatori ha dato la possibilità di affrontare e condividere le problematiche lavorative, di decidere insieme le strategie economiche, stimolando la socialità e l’integrazione in modo naturale e rendendo più facile anche l’apprendimento della lingua italiana. Il 'Laboratorio Manufatti Donne Rom' si prefigge di diventare un luogo dove 'dal basso' si annulli la discriminazione socio-lavorativa legata al popolo Rom, alle donne Rom in particolare: Renata ha preso la patente e adesso ha una piccola automobile che la rende indipendente, le ragazze stanno cercando una casa, hanno ripreso a studiare, non hanno più come orizzonte unico un marito e i figli e la vita nel campo, Dzanuma ha un lavoro con un contratto a tempo indeterminato.

"È stata dura - racconta Cristina Rosselli Del Turco che dell’associazione 'Insieme Zajedno' è colei che vive ogni giorno gomito a gomito con le donne rom - ma i risultati che abbiamo ottenuto sono una grande soddisfazione. Il nostro è un lavoro fatto nella quotidianità e nella condivisione di vita e proprio in questo, credo, risieda il nostro successo. Crediamo nella relazione e negli affetti. È un progetto piccolo che però ha cambiato radicalmente la vita delle persone coinvolte e questo era quello che a noi interessava". E il successo dell'iniziativa si legge anche nei progetti portati avanti dal gruppo: le stesse donne rom sono diventate formatrici e stanno insegnando il mestiere ad un gruppo di donne somale rifugiate. La sfida per il futuro è l'indipendenza; la creazione di una propria impresa e il confronto con il mercato del lavoro.
Tratto da Mahalla

Sivola.net

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Groshgrup

sabato 16 aprile 2011


Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in un articolo molto carino di Javier Scordato su albanianews.it. E' un articolo dedicato all'integrazione nella mia città di Torino e mi è proprio piaciuto tanto al punto che ve lo propongo con un bellissimo video
Grande Javier e grandi tutti i ragazzi di Via Agliè

Torino che accoglie
I ragazzi di Via Agliè
Groshgrup.net

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Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 10ima

giovedì 14 aprile 2011



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Convinto, sotto l’influenza del grande filologo sloveno Jernej Kopitar, che la lingua del popolo ed il suo folklore dovessero costruire le basi su cui edificare una moderna coscienza nazionale, Vuk iniziò una raccolta di canti epici serbi, che pubblicò in varie riprese in parecchi volumi e con enorme fortuna.
In aspra polemica con coloro che difendevano il “Serboslavo”, una sorta di ibrido tra lingua liturgica e parlata colta, egli si fece propugnatore, con il motto “Scrivi come parli”, di una lingua letteraria più vicina possibile al vernacolo. Ma Vuk, con la sua Gramatika, con il suo Vocabolario Serbo-Tedesco-Latino e le sue narrazioni storiche, non solo fu il fondatore della moderna lingua letteraria serba, che scriveva in un cirillico semplificato, ma fu anche l’ispiratore del moderno nazionalismo serbo. In un articolo del 1836, sostenne, infatti, che tutti gli Slavi meridionali, la cui parlata apparteneva all’area dialettale dello što (cioè non solo i Serbi ed i Musulmani, ma anche buona parte dei Croati), al di là della religione professata, erano da considerarsi Serbi per appartenenza nazionale: rivendicava, dunque, per la Serbia, oltre alla Bosnia-Erzegovina, alla Dalmazia ed alla Vojvodina, anche gran parte della Croazia e della Slavonia.
Ma ad influire ancor di più sul nazionalismo serbo furono i canti popolari raccolti da Karadžić. Nel trasformarli da patrimonio orale del Popolo in un testo stampato e destinato ad essere letto nelle scuole ed inserito nelle antologie, Vuk li elevò dal livello folkloristico a quello ideologico, dando loro una valenza del tutto nuova. Il racconto dell’inconciliabile lotta tra la croce e la mezzaluna, tra Serbi cristiani e Turchi musulmani, visti come il Male assoluto, favorì nei Serbi il formarsi di una visione mitica di sé e della propria sorte, inducendoli a vivere altrettanto nel passato e nelle proprie illusioni, piuttosto che nella realtà quotidiana .
Proprio sotto la spinta delle critiche di Karadžić, il principe Miloš fu costretto ad accettare, nel 1835, di dividere il potere con un Senato ed un’Assemblea Popolare. Queste iniziative “liberali” non piacquero però né alla Turchia, né all’Austria e né alla Russia, che riuscirono a bloccare la nuova Costituzione, senza però tacitare gli avversari del regime di Miloš.
Per risolvere questa crisi, il sultano, con l’assenso della Russia, promulgò alla fine del 1838 un hattischerif, con cui limitava i diritti del principe, affiancandogli nel governo e nell’amministrazione un consiglio di maggiorenti.
Miloš dopo un debole tentativo di ribellione, decise di abbandonare la Serbia ed abdicare in favore del figlio Mihailo, che già nel 1842 dovette rinunciare alla dignità principesca, a causa della propria inesperienza.
Il potere passò, quindi, nelle mani di Aleksandar Karađorđević, figlio di Karađorđe Petrović.
Dotato di scarso vigore politico e di scarse capacità intellettuali, il giovane principe fu costretto a lasciare il governo del Paese nelle mani dei “difensori della costituzione”, tra i quali primeggiava Ilija Garašanin. Questi elaborò un programma segreto relativo alla politica estera della Serbia, prevedendo l’unione ad essa (dopo lo sfacelo dell’impero asburgico e di quello ottomano) di tutti i Serbi, considerati in senso lato secondo le idee di Vuk.
Il documento, che fu la prima espressione organica di idee grandi serbe, rimase, fino al 1918, un punto di riferimento per gli uomini al potere a Belgrado, ispirando, con la sua visione risorgimentale dell’“Impero di Dušan”, generazioni di patrioti.
Mentre Garašanin maturava un simile progetto politico, in Austria si conosceva una crisi di potere interna, dovuta all’incapacità di affrontare e risolvere le legittime istanze nazionali delle varie regioni imperiali. Ovviamente, tra queste, c’era la Vojvodina, che, nonostante la perdita nel 1782 dell’autonomia, riuscì ad evolversi, tanto che i Serbi della regione, in aspra contesa con gli Ungheresi, erano riusciti a costruire una comunità ricca e culturalmente matura.
Quando, nel 1848, scoppiò la rivoluzione a Budapest ed i liberali salirono al potere, i Serbi, guidati dal metropolita Josip Rajačić, chiesero la costituzione di un’entità autonoma nel sud della regione, comprendente la Vojvodina, la Bačka, la Baranja, lo Srem ed il Banato; non ottenendo risposta affermativa, insorsero in armi, concludendo un’alleanza con i Croati.
L’intesa rappresentò la prima occasione di collaborazione tra la due etnie, e, sebbene dal punto di vista politico non portò i risultati desiderati, l’accordo, stipulato a Vienna nel 1850 da intellettuali Croati e Serbi (tra cui Karadžić), imponeva di utilizzare, e coltivare, come lingua letteraria comune la variante iekava del dialetto štokavo.
Costretto all’esilio Karađorđević, nel 1858 tornarono in patria Miloš e Mihailo Obrenović. L’ultimo, inoltre, si comportò con maggior scaltrezza dei suoi predecessori, cercando un accordo con Garašanin e, tramite questo, con la Russia, con lo scopo di sbarazzarsi del giogo turco e di allargare il suo potere a tutte le popolazioni slave meridionali.
La sua politica, quindi, fu indirizzata non solo contro Istanbul, ma anche, e soprattutto, contro Vienna. Ed i primi risultati si ebbero nel 1862, quando, durante uno scontro con le truppe ottomane, l’esercito turco bombardò Belgrado. Il governo serbo sfruttò l’incidente con tale abilità da imporre ai Turchi, su pressione delle potenze europee, lo sgombro da una parte del territorio. Seguì, nel 1866, un tentativo di organizzare i popoli dei Balcani in una lega antiturca, cui si affiancarono anche colloqui segreti con esponenti croati, nella speranza di approfittare della debolezza dell’Austria. Ma proprio nel corso di quei colloqui, emersero sostanziali divergenze, che avrebbero condizionato ogni altro tentativo di collaborazione tra i due popoli: mentre i Croati miravano ad un rapporto paritario, i Serbi pretendevano il ruolo di popolo guida, chiedendo non solo la Bosnia-Erzegovina, ma anche territori che avrebbero intaccato l’integrità della Croazia.
Aspirazioni grandi serbe erano del resto coltivate, sia dai conservatori di Belgrado, sia dai liberali, a loro fieramente avversi, della “Gioventù Serba Unita”. In contatto con Mazzini ed i populisti russi, questo movimento, capeggiato dal giornalista Svetozar Miletić, aveva il suo centro a Novi Sad. Qui fu trasferita da Budapest la prima società serba di intellettuali, la Matica Srpska. Al fascino della Grande Serbia non seppe resistere neppure il fondatore del socialismo serbo, Svetozar Marković, per quanto guardasse con disdegno alle mitizzazioni vagamente storiche dei suoi contemporanei e avesse in orrore il connubio tra Chiesa Ortodossa e Stato: ma anche per lui, la Bosnia era “quella terra dove il popolo serbo era diviso in tre religioni” .
La politica avventurosa del principe Mihailo fu tragicamente stroncata nel giugno del 1868, quando, durante una passeggiata nel parco di Topčider, fu sorpreso da un sicario (agli ordini dei Karađorđević) e assassinato.
Nonostante la scarsa popolarità di cui ormai godeva, la monarchia austroungarica riuscì ad esercitare un forte influenza politica sulla regione. E difatti, proprio gli Austriaci imposero nel 1889 al principe Milan di abdicare in favore del giovane Alessandro, dopo aver reintrodotto una costituzione che riapriva al regime parlamentare.
Sebbene in esilio, Milan non rinunciò al potere: nel 1893 favorì un colpo di Stato, concentrando tutto il potere nelle mani del figlio, che cancellò la costituzione, mentre l’ex sovrano rientrava trionfalmente in patria.
Quelli della fine dell’Ottocento sono anni molto torbidi per la Serbia: mentre i sovrani si barcamenavano tra Austria, Russia, Bulgaria, Montenegro, Grecia e Turchia in un vortice di intrighi e congiure, all’interno della società ebbe rigoglioso sviluppo un nazionalismo xenofobo, che vedeva tutti i popoli vicini come nemici storici della Serbia; fra essi anche i Croati, considerati l’avanguardia delle forze del Male: il Vaticano, l’Austria e l’Ungheria. In questo fertile terreno, all’inizio del Novecento, maturò all’interno di un gruppo di ufficiali, una congiura contro Alessandro , di cui era l’anima il capitano Dragutin Dimitrijević. Convinti che, per ridare alla Serbia il suo ruolo di “Piemonte” dei Balcani , bisognava scrollarsi di dosso la tutela dell’Austria, la notte del 29 maggio del 1903 Dimitrijević ed i suoi uomini si impadronirono del konak reale, trucidando Alessandro e la regina Draga.
Alla congiura non furono estranei alcuni esponenti del Partito Radicale e di quello Socialista, ma neppure Pietro Karađorđević, nipote di Giorgio il “Nero” e figlio di Alessandro, il principe deposto nel 1858.
(pag 28)

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

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I misteri della strada del Ginko

martedì 12 aprile 2011


Carissimi,
quel che sto per dirvi ha dell'incredibile !
Lo scrittore Uros Petrovic è stato a Torino a presentare il suo nuovo libro e l'incontro con lui è stato strabiliante, stupefacente, coinvolgente e ammagliante !
Uros è uno scrittore per ragazzi e ha un talento fantastico !
Il suo primo libro è stato un romanzo, ma sucessivamente, si è messo a scrivere libri che svilippuano il pensiero logico. Questo pensiero logico è una cosa che spesso sottovalutiamo. Un bambino di pochi mesi che butta il biberon dal seggiolone e guarda quanto tempo ci mette ad arrivare a terra, sta sviluppando un pensiero logico. Nelle scuole italiane non c'è molta attenzione a questo. Le cinque nazioni che dedicano più spazio nelle scuole a sviluppare il pensiero logico, non sono in Europa.
Morale della favola... a Torino ci abbiamo messo il doppio del tempo per risolvere dei semplici problemini che i bambini serbi risolvono in pochi minuti.
Io.. poi.. non ho azzeccato mai una risposta, ma ho preso una pallina di consolazione perchè mi sono impegnata tanto.. nazalost imam mali pamet !!!!
Ma Uros ha detto una cosa meravigliosa. Io me la sono segnata nella mente e non la dimentichero' mai !! Uros ha detto che non è importante il tempo in cui tu arrivi a una soluzione, ma la strada che hai fatto per arrivare ad essa.
Grande Uros, davvero un maestro di vita !
Volete alcuni quesiti ?
- Cosa, quando lo giri al contrario perde un terzo ?
- Marta impedisce ai suoi due amici di litigare mettendoli sulla bandiera della pace, ma come fa ?
- Marta prende la chiave della porta e usa uno stratagemma per cui nessuno potrà tenere quella chiave per più di pochi secondi, come fa ?
- Un signore aveva un vecchio cappotto che utilizzava tantissimo da aprile a novembre, per cosa gli serviva ?
Le risposte ai quesiti sono scritte al contrario sul libro di Uros, si leggono solo allo specchio, ma i bambini rispondono in pochi minuti.. voi ???
Io ho chiesto a Uros se questo pensiero logico si poteva applicare anche in politica e lui ha detto che i politici ci metterebbero almeno 150 anni a risolvere i quesiti, ma io intendevo che i giochini di indovinelli ce li stanno già facendo. Ovvero.. chiamano un giusto processo un processo che non vogliono fare e che sarebbe giusto solo per il criminale che non verrebbe condannato e Uros ha capito e mi ha detto : è vero, ma dapperttutto è cosi' !!
Un grande applauso alle due traduttrice del libro "I misteri della strada del ginko" : Valentina Sileo e Brunella Anastasi. La loro foto è nella prima pagina del libro e dice Uros.. che in Italia aprono il libro e si spaventano e non lo comprano. Ah! ah! Naturalmente si scherza, la prima edizione è andata a ruba e siamo già alla seconda ristampa !
Grazie.. è stato un incontro bellissimissimo e ricco di contenuti !

Uros in wiky
Uros Petrovic su RTS

Lettera della scrittrice albanese Elvira Dones a Berlusconi"

sabato 9 aprile 2011


Egregio Signor
Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia.
Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.
Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.
E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna.
Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo "Sole bruciato".
Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.
Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.
E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia.
Lui continua a sperare, sogna il miracolo.
E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.
Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo.
In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta.
L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.
Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Elvira Dones

A Paolo, un angelo qui in terra

venerdì 8 aprile 2011


Questi giorni sono giorni tremendi per la nostra crew. Stiamo per perdere un amico che difficilmente stiamo lasciando partire.
Si tratta di Paolo, una persona meravigliosa, che leggeva il nostro blog molto spesso e altrettanto spesso ci dava dei suggerimenti con una umiltà che insegnava un sapore di amore infinito.
Da anni con la sclerosi multipla e ultimamente anche con un tumore, la sua vita è stata un esempio per tutti. Mai un lamento nonostante i dolori lancinanti, mai una parola cattiva nemmeno quando leggeva delle cose brutte, mai un momento in cui non l'abbiamo sentito amico al 100%, mai un pensiero per lui.... mai.
Caro Paolo ti scongiuro di rimanerci sempre vicino anche quando sarai in quel posto meraviglioso in cui non ci sono guerre, non c'è odio, ne lamento, ne inganno.
Ci lasci un vuoto incolmabile, ma anche una strada meravigliosa da percorrere.

Ti si andjeo

Samo kada bi nocas moja bila
Na sve bih pristao
Grijesio sam
Sve sam priznao

Mislio sam da si samo zena
S tijelom djavola
A u sebi skrivala si lice
Dobrog andjela
Sklanjao sam ruku sto me vodi
Nisam vidio
Jedino sam tebe imao

Ti si andjeo, a ja sam
Slijep sto nista nisam vidio
Da si samo andjeo
Zar ne znas,
Jedino sam tebe volio

Kada dodirnes me ja se pitam
Da li osjecas
Kako svakim dijelom svoga tijela
Meni pripadas
Ali druge usne nocas duso
Tvoje imaju
Srce mi na dvoje kidaju

Ti si andjeo...

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Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte nona

giovedì 7 aprile 2011



Continua da qui

1.4 Dal Tanzimat alla nascita dello Stato serbo.
Mentre l’Europa viveva l’epoca dei Lumi, mentre l’impero ottomano viveva il suo massimo splendore, la Serbia, dopo l’intermezzo asburgico, era ripiombata sotto il giogo turco.
L’amministrazione austriaca, odiata dal popolo a causa della sua eccessiva fiscalità, della sua corruzione e dell’insensibilità dei suoi rappresentanti nei confronti dei sentimenti religiosi delle masse, aveva, però, lasciato in eredità i cosiddetti Ober-knezovi, capipopolo che facevano da tramite tra l’autorità ed i contadini, con l’incarico di mantenere l’ordine, riscuotere le tasse e amministrare la giustizia. Tale istituzione fu mantenuta dai Turchi, diventando l’embrione di un potere locale, capace, al momento opportuno, di organizzare fra le masse una rivolta contro il potere costituito.
La Serbia aveva pagato a carissimo prezzo il secolare dominio turco. Non inferiore per cultura durante il medioevo all’Occidente cristiano, perse quasi ogni contatto con esso durante i secoli successivi, in cui si sviluppò la moderna coscienza europea: estranea all’Umanesimo ed al Rinascimento, alla Riforma ed all’Illuminismo, rimase chiusa in una cultura bizantina ed ecclesiastica, che s’irrigidiva sempre più in uno sterile formalismo, custodita com’era dentro le spesse mura delle chiese e dei monasteri.
Proprio da un monastero, tuttavia, uscì nel 1760 il primo intellettuale moderno della Serbia, Dositej Obradović, pedagogo, storico e poliglotta, ma soprattutto narratore di quell’Europa, cui la Serbia doveva riavvicinarsi, se voleva uscire dal dominio turco.
Obradović divenne il precursore ed il simbolo di quella volontà di riscossa che, sul finire del secolo, s’impadronì della società serba, soprattutto in Vojvodina. Qui, sotto l’influenza dell’illuminismo austriaco, si formò un gruppo di intellettuali, guidato da Anastasije Stojković e Milovan Vidaković, che, rompendo con la tradizione, introdussero nuovi generi letterari (la commedia, il romanzo sentimentale, il racconto di tipo volterriano), e con ciò anche nuove idee d’impronta nettamente europea. Quanto fosse importante in questa metamorfosi il legame con l’Austria, lo testimonia il fatto che il primo giornale serbo fu pubblicato tra il 1792 ed il 1794 proprio a Vienna.
Quando, però, esplose nuovamente il conflitto tra i Turchi da un lato e gli Austriaci e Russi dall’altro, i Serbi si arruolarono numerosi come volontari sotto la bandiera asburgica. La sconfitta turca che ne seguì non portò alcun vantaggio per i Serbi, ma rafforzò nel sultano Selim III, la determinazione di riformare l’impero ottomano e metterlo, così, al passo con le altre potenze europee.
Contro il Tanzimat, si levarono gli Ulema ed i Giannizzeri, che, nel pascialato di Belgrado, erano sfuggiti ad ogni controllo, comportandosi come in un territorio di conquista.
Espulsi dalle forze del sultano nel 1792, riuscirono a rientrarvi nel 1799, a riconquistare, nel 1801, Belgrado, ad ucciderne il visir e ad estendere il proprio dominio all’intera provincia, suscitando l’ostilità sia dei feudatari ottomani che dei contadini serbi.
Al fine di soffocare ogni opposizione, i Giannizzeri decisero di uccidere tutti i capipopolo più importanti. Il tentativo ebbe, ovviamente, l’effetto contrario di quello desiderato: uno di coloro che riuscirono a salvarsi, Karađorđe Petrović, detto il “Nero”, si mise, infatti, alla testa di un movimento di resistenza che si trasformò nel luglio del 1804 in lotta armata contro i Giannizzeri.
Karađorđe dimostrò notevoli capacità strategiche e politiche, riuscendo a farsi riconoscere da un “consiglio governativo” principe della Serbia con il diritto di trasmettere tale dignità alla propria discendenza. In un primo momento egli puntò sull’appoggio della Russia, che nel 1807 era nuovamente entrata in guerra contro Istanbul.
Quando però la Russia firmò nel 1812, costretta dall’imminente attacco napoleonico, la pace di Bucarest, Karađorđe decise di opporsi da solo all’impero turco. Ma quando, nel 1813, l’esercito imperiale attaccò la Serbia da ogni lato, il “Nero” decise di abbandonare il campo, rifugiandosi in Austria.
La brutalità della conseguente repressione ottomana ebbe come unico effetto il formarsi di un nuovo movimento di rivolta, questa volta guidato da un rivale di Karađorđe, Miloš Obrenović.
Dopo la vittoria della Russia su Napoleone, infatti, la Sublime Porta aveva tutto l’interesse a trovare un accordo con i ribelli, per non rischiare un nuovo confronto con le truppe zariste.
Obrenović, ben conscio di questi timori, seppe strappare una modesta autonomia amministrativa, che si rivelò abbastanza solida per gettare le basi dello Stato serbo.
Quando nel 1817 Karađorđe rientrò in patria, Miloš ordinò che fosse ucciso, e che la sua testa venisse portata in dono al sultano. Sebbene il suo atto fu considerato come un “sacrilegio”, di certo fu pagante: il sultano, infatti, conferì ad Obrenović la dignità principesca con diritto di eredità, mentre la Serbia veniva riconosciuta come Stato vassallo all’interno dell’impero ottomano.
Proprio in questi anni si colloca l’attività di Vuk Stefanović Karadžić, il quale, fuggendo nel 1814 da Belgrado a Vienna, entrò in contatto con la moderna cultura europea. (siamo a pag. 24)
Fine della nona parte

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 4/07/2011 2 commenti Link a questo post  

Svoboda per Amnesty

mercoledì 6 aprile 2011


Carissimi, ma in particolare "carissime"... non stò più nella pelle !!!
Dovrei cominciare dall'inizio, ma perdonate se parto dalla fine.
Gli Svoboda hanno due nuovi ingressi, ma uno non è un musicista, o almeno non solo !
E' un apparizione della divinità della bellezza fatta persona.
Un ragazzo che se lo incontri per strada ti cade la borsa a terra e gli occhi ti strabuzzano ! Quando l'ho visto ho pensato : ma così bello non puo' essere italiano e infatti è molto balkaniko !!!
Comunque sta di fatto che oggi non so' cosa scrivere. Ieri sono stata a un concerto divino e non ho seguito nemmeno un brano ! Tutta l'attenzione è stata calamitata da Igor... mmmhhhhh..
Bè.. visto che siamo un blog serio... vedo di dirvi cos'è successo.
All'interno della rassegna "I lunedi' dei diritti umani", nonostante fosse un martedi' (sempre se Igor non mi ha confuso al massimo), presso il circolo Arci "Le officine corsare" di Via Pallavicino 35 a Torino, si è svolta una serata dedicata ad Amnesty international.
La serata è stata divina ed è stata aperta dalla proiezione del film di Laura Hajlilovic : Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen.
Sono intervenute Rosanna Falsetta (magica !) per l'associazione Terra del fuoco e Giulia Castellazzi per Amnesty international.
Il tutto mentre io ero al lavoro assalita dalle mie colleghe che hanno letto sul mio muro face book : siamo tutti rom. Ma quanto mi diverto io a stare in mezzo a due realtà che non si parlano nemmeno ve lo potete immaginare !
Sto aspettando degli ospiti dalla Serbia (come e quando riusciranno ad avere il passaporto) e mio marito è terrorizzato dai serbi, mentre i miei amici serbi sono terrorizzati dalla mafia calabrese. Io me la strarido sapendo che ne gli uni ne gli altri si conoscono e pensano il peggio di cosa non si conosce.
Le mie colleghe le inviterei al Dado di Settimo.. anzi.. prossimamente ci andremo tutti.
Mai giudicare senza conoscere !
Tornando alla nostra serata dei lunedì anche se era martedì e tornando a Igor che è ormai lo scoop della giornata, vi dico che all'uscita del lavoro mi sono recata col mio martirio al concerto, ma lui si è seduto lontano... non vuol far sapere che mi conosce !
Gli Svoboda hanno presentato dei brani fantastici e come al solito sono stati divini.. a detta del mio martirio che seguiva tutto il gruppo.. mentre io seguivo solo una parte.....
Che dire.. grazie Svobodi.. sempre nuovi e fantastici ingressi.. stupiteci ancora con fantasia !
Cmokic' Igore.. koliko ti si lep !

Svoboda.it

Il gruppo
Gene roma 1
Gene roma 2
Anche in inglese !
Shprayz Ikh Mir 1
Shprayz Ikh Mir 2

Pubblicato da Lina a 4/06/2011 4 commenti Link a questo post  

Emir e Fabio

lunedì 4 aprile 2011


Fantastico, strabiliante, stupefacente !
Ieri ho visto Emir nella trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio.
Mi è piaciuto tanto ! La sua semplicità e il suo messaggio sono grandissimi.
Emir ha presentato il suo libro che è un po' un'autobiografia. Si intitola : "Dove sono io in questa storia".
Nel libro si racconta di come Emir, da giovane, ha perso la sua identità nel vedere la Jugo sgretolarsi.
Mi è piaciuto tanto quando ha detto che la cosa più bella sarebbe bere un buon caffè a Sarajevo con i suoi amici di un tempo che non ci sono più, perchè Sarajevo non è più la città multietnica di un tempo in cui ti trovavi a bere un caffè con amici di diversa etnia.
Grazie Emir, mi hai detto delle emozioni grandi ! E grande Fabio.. ti adoro !



Che tempo che fa. 3 Aprile 2011

Edi Rama. L'amore mio

sabato 2 aprile 2011


Bene, visto che su albanianews mi danno della nazista, oggi dedichiamo uno spazio all'amore mio da sempre : il sindaco di Tirana Edi Rama.
Vi prego di segnalare i piccoli errori, poichè molte cose le ho tradotte dall'inglese e puo' darsi che ci siano degli sbagli vista la mia scarsa conoscenza della lingua.
Edi Rama è nato nel 1964 ed è sindaco di Tirana dal 2000. Ha cambiato la città espropriando dei terreni privati per costruire strade pubbliche, parchi e ha dato alla città un colore particolare. Un artista ha detto di lui : il suo lavoro è arte allo stato puro. Nel 2004 Rama è stato nominato sindaco del mondo ed è stato segnalato dalla rivista Time come una delle persone che stanno cambiando il mondo.
E' anche un bravo pittore e un bravo cantante. E' presidente del partito Socialista dal 2005.
Pace reporter gli ha dedicato uno splendido articolo : "Il colore della speranza"
Fantastica la sua collaborazione con i West side family : Cohu
Qui il nostro post sui West side family
E qui il post di Skender su Tirana
Ora una piccola postilla per Albana di Albanianews.
Non è odiando i serbi che si costruisce qualcosa. Guarda cosa fa un albanese onesto : il miracolo di Edi

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