Venti di guerra di Claudio Grassi

domenica 27 febbraio 2011

In questi giorni stavo appunto pensando ai fatti in Libia e se scrivere o non scrivere qualcosa. In teoria noi di politica non dovremmo parlare, ma alla fine ne parliamo sempre.
Appena ho sentito che Gheddafi aveva fatto bombardare la folla il mio pensiero è andato subito ai Balkani.. e non poteva essere diversamente.
Chi può dimenticare quel treno di civili bombardato per sbaglio dagli aerei Nato con conseguente strage di donne e bambini a Grdelica ?
Ho pensato : anche per i poveri libici sarà uguale.. passeranno dalle bombe di un dittatore a quelle umanitarie.. che magari sono più dolci, ma ti ammazzano uguale... e mi sà che proprio così si finirà anche questa volta !!!!
Ai miei amici di Cacak che continuano a prendermi ingiro riguardo alla nostra politica, posso solo dire che il baciamano del nostro presidente del consiglio a Gheddafi non è stato fatto in mio nome e nemmeno nel nome dei miei amici onesti. Ricordate quando pochi teppisti a Genova hanno trasformato tutta la Serbia in un'orda di criminali ? Bè.. adesso in Italia siamo nella stessa situazione con la differenza che non si tratta di qualche teppistello... ma di ben altro !!!


Ringraziamo Paolo che ci ha suggerito questo brano:

...Detto questo vorrei, però, che ragionassimo anche su un altro aspetto. Mi pare stia partendo in grande stile una operazione che ben conosciamo. L’abbiamo vista in Iraq e l’abbiamo vista nella ex-Jugoslavia. Si utilizza la giusta repulsione verso i regimi repressivi, si monta una campagna nell’opinione pubblica, non ci si fa scrupolo anche di costruire vergognose menzogne (ricordate le armi di distruzioni di massa che sono servite per scatenare la guerra in Iraq? Non solo non sono mai state trovate, ma sono state inventate di sana pianta dal governo degli Stati Uniti), per scatenare un’altra guerra, magari denominandola “intervento umanitario”.Vediamo come evolve la situazione, nel frattempo non facciamoci trovare impreparati. Dobbiamo essere al fianco dei popoli in lotta contro regimi che prima vengono spazzati via e meglio è, ma pronti, da subito, a lottare contro qualsiasi intervento militare comunque camuffato...




Scrive Tommaso Di Francesco :
...Quasi un déjà vu balcanico: per il Kosovo, quando ci fu poi la verifica sul campo dei medici legali del Tribunale dell’Aja risultò falso il numero delle vittime e inventata la strage di Racak. Ma fu ben utile, nell’immediato, per 78 giorni di bombardamenti aerei della Nato che provocarono 3.500 vittime civili. Volute, non «effetti collaterali», denunciò un’inchiesta di Amnesty International. Dimenticate, anzi cancellate da ogni memoria. Giacché la guerra doveva essere «umanitaria». E a quell’enfasi di menzogne partecipò un’intera schiera di media....
...Eppure non sanno ancora come motivarlo l’intervento. Se avessero a cuore davvero la vicenda umanitaria, non avrebbero dovuto sottoscrivere accordi di compravendita di armi con il Colonnello. E se l’Italia è davvero attenta all’umanità non avrebbe dovuto ratificare in modo bipartisan un Trattato che, pur riconoscendo finalmente le nostre malefatte coloniali, ha chiesto a Gheddafi di istituire campi di concentramento per fermare la fuga dei migranti disperati dalla grande miseria dell’Africa dell’interno e del Maghreb....
Non lo dicono, ma sono terrorizzati davvero per il pericolo che corrono gli approvvigionamenti di petrolio e metano. Per i nostri consumi, il nostro intoccabile modello di vita.



...Per questo alla fine interverranno. Non per un ruolo umanitario da subito degli organismi delle Nazioni unite, non per un corridoio umanitario che porti soccorso a chiunque, insisto chiunque, soffra – giacché la crisi libica si rappresenta più come guerra civile che come rivolta secondo il modello di Tunisi e del Cairo. Interverranno perché, qualsiasi sia il potere che arriverà dopo Gheddafi, svolga per noi la stessa funzione del Colonnello: elargire petrolio per i consumi dell’Occidente e impedire l’arrivo dei disperati relegandoli in un nuovo sistema concentrazionario...
Tratto da "Ventidi guerra" di Claudio Grassi

Venti di guerra

Pubblicato da Lina a 2/27/2011 0 commenti Link a questo post  

La Regione Piemonte e le malattie rare

sabato 26 febbraio 2011

Cari balkanofili,
oggi trovate un post un po' insolito. Non si parla di Balkani, ma è questo blog balkaniko che parla a delle persone italiane che stanno valutando l'opportunità o meno di aprire un blog. L'idea è venuta a me (Lina) e la vorrei anche concretizzare, ma gestisco già 11 blog e il 12esimo sarebbe impossibile anche perchè sarebbe veramente molto frequentato.


Per spiegarmi devo cominciare un po' da lontano... perdonatemi.
Venticinque anni fa, io e altre persone di buona volontà, fondavamo una associazione senza fini di lucro che si chiamava Gast. L'associazione ha passato diverse traversie e, dopo storie infinite, si è trasformata in Apadest.
Attualmente l'Apadest è una delle tante associazioni che si occupano di malattie rare, ovvero quelle malattie che colpiscono meno di 5 persone ogni 10.000.
Detto così non fa molto effetto, ma tutto questo nasconde un discorso molto più ampio di cure, di informazione e di ricerche sui farmaci.
Le case farmaceutiche producono solo farmaci di largo consumo e non sono interessate a produrre farmaci che vengono acquistati poco e nemmeno a ricercare nuovi farmaci se non antitumorali o farmaci che avrebbero un grosso commercio.
Così che vi sono pazienti affetti da alcune malattie che faticano ad avere sia una diagnosi che una cura.


Tutto quello che vi sto raccontando è capitato sulla mia pelle e vi assicuro che ritrovarsi soli in certe situazioni non è bello.. anzi.. alle volte è addirittura una cosa più grossa di noi. Da qui l'idea dell'associazione per condividere il più possibile con altri i problemi.
Ora veniamo al blog e al perchè di questo post.
Oggi, 26 Febbraio 2011, a Palazzo Lascaris a Torino, si è tenuto un incontro tra le varie associazioni che si occupano di malattie rare e la regione Piemonte.
Per la regione erano presenti il dott. Dario Roccatello e il dott. Simone Baldovino (che mi ha stupito per l'ottima conoscenza del web) e il relatore responsabile del coordinamento associazioni/regione dott. Roberto Lala (volto conosciuto e amico !).
Erano inoltre presenti circa 25 associazioni con uno o due delegati per associazione.
Si è detto un'infinità di cose. Molto difficile sintetizzare e riassumere.
Il dott. Roccatello ha fatto una breve introduzione ricordando che per fortuna l'Italia ha un sistema sanitario nazionale e non privato come in molti paesi tra cui la Svizzera e quindi noi non facciamo come i ricchi svizzeri che si fanno un'assicurazione sanitaria privata mentre gli svizzeri poveri possono morire senza assistenza. In Italia, almeno per ora, tutti hanno diritto alle cure anche se c'è sempre il paventato taglio alla spesa pubblica che ha già distrutto la scuola e potrebbe abbattersi anche sulla sanità (questo è un pensiero mio e non del dott. Roccatello). Inoltre, sempre pensiero mio, non si sà come andrà a finire la storia del federalismo e quindi tutti i pazienti che dal sud Italia vengono al nord per diagnosi e cura.... è un punto interrogativo.


Ritornando all'introduzione del dott. Roccatello, egli ha messo in evidenza come sia dalla fine degli anni '90 che ci sia la voglia di coordinare l'assistenza per evitare gli sprechi, ma ogni amministrazione che cambia, sembra che debba un po' ricominciare da capo, poichè un conto è la teoria e ben altro è la pratica.
Le richieste delle associazioni sono state tante ed è impossibile riassumere.
Una mia richiesta è stata quella di un blog all'interno dello spazio web che la regione Piemonte offre e il dott. Baldovino ha risposto che è una cosa possibilissima pochè ci si appoggia a wordpress che tutti noi sappiamo essere tra le migliori piattaforme web.
Quindi.. alla fine del nostro dialogare, possiamo dire che tutto questo bel post potrà, in futuro, essere scritto sul blog delle Malattie rare Piemonte
e avremo la possibilità di parlare a molte persone e raccontare le nostre belle esperienze come ad esempio il concerto di Carmen Consoli.


Adesso una piccola soddisfazione personale poichè la mia giunta è di colre opposto al mio credo politico.
Il sito della regione Piemonte dedicato alle malattie rare ha 70.000 entrate l'anno.
Sapete quante ne abbiamo noi ? Il doppio ! Pensate se anche, oltre al sito, ci potrebbe essere la possibilità di un blog in cui si posta e si dialoga !
E dai.. dott. Baldovino... mandiamolo in onda questo blog !

Malattie rare Piemonte
Concerto di Carmen Consoli

Pubblicato da Lina a 2/26/2011 4 commenti Link a questo post  

Eyot music e i nuovi brani

mercoledì 23 febbraio 2011

Eh.. sì.. l'amore mio, Dejan di Nis, mi ha scritto e io non posso non sciogliermi nell'immenso amore per i nostri "isolotti".
Ci sono dei nuovi brani e Dejan ... probabilmente disperato per il mio scarso inglese... mi ha perfino fatto la traduzione in italiano !!!
Dejane.. moj ljubav.. ti si jak !
C'è qualche errore... ma non l'ho corretto, perchè è troppo carina questa traduzione !


Quattro sono i leader che compongono il gruppo : il pianista Dejan Ilijić, il bassista Marko Stojiljkovic, il chitarrista Sladjan Milenovic e Milos Vojvodic alla batteria. Ricordate la cronologia della nascita del Eyota: prima apparizione ha registrato significativi all'Umbria Jazz. Quella stessa stagione, una competition a Nišvillu, un video It's Time To Go Home , con il tour di concerti jazz in "AllAboutJazz" più il sito più famoso del mondo. All'inizio del 2010, a seguito della presentazione all'evento "World of Jazz" al festival jazz di Dubai e, l'anno successivo, e concerti in tutta la Serbia.

Nella comparsa speciale dello scorso a Belgrado, Dejan Ilijić in concerto, dopo che un amico si avvicinò e con gioia esclamò: "Esbjorn Svensson". Riferimento al defunto pianista svedese tragicamente scomparso, che ha lasciato un segno indelebile sulla scena jazz del nuovo millennio, ha roccaforti nel gioco di Ilijićevom liricizmu (musica combinata con ritmi moderni e pop-rock carica canzoni).

Molto melodico, pianoforte sezioni e sofisticati, sono marchi di altissima qualità. Sono particolarmente interessanti Ilijić Sola - fluido, in modo da formare un perfetto contrappunto al resto della banda responsabile del preciso gioco ritmico. Essere qui e giocare con un riferimento alla tradizione molare ECM e grazioso passaggi klasičarskih, pesati e sapori etnici e passeggiata attraverso la storia del pianoforte jazz (ascoltare l'assolo nel finale razmahani It's Time To Go Home ).

Sound Milenovic, chitarra Ibanez potrebbe essere vicino agli appassionati di hard rock e metal, quindi dà la larghezza di banda e la possibilità di attrarre un pubblico eterogeneo. Naturalmente, con una prestazione elegante. Non Ilijićev, lui non deve esagerare la distorsione. Il resto del materiale è per lo più temperato e attentamente dosato con infusione di effetti sonori - un po 'come "soffocata" variazioni partita Terje Rypdala .

Nel campo della composizione, la band, ha in gran parte conservato la ridotta espressione in cui una tensione misurata svolge un ruolo chiave. A volte è neo-melodico fjužn, altrove ritmi esotici europei. Qui è il più grande margine di miglioramento, perché la sezione ritmica è troppo riservata per monitorare gli eventi in prima fila, alzando il ruolo di sostegno. Quando Miloš batterista Vojvodic, 3 mesi più tardi si è unito al gruppo, troviamo che "isolotto" ha il potenziale per tirare musica e alcuni nuove e direzioni inaspettate!

Naturalmente Ilijić e il gruppo stanno scegliendo in quale direzione si vogliono sviluppare, ma le ultime performans sono risultate davvero carine.


Eyot su balkan-crew
EYOT / It's time to go home / @ Nisville jazz fest 2009
Eyot music

Pubblicato da Lina a 2/23/2011 1 commenti Link a questo post  

DESTRA RADICALE E NAZIONALISMO IN SERBIA. PARTE QUARTA

Continua da qui


Durante gli scontri, Milošević uscì dall’edificio in cui era in riunione con i leader locali, e, mescolatosi tra la folla, sentenziò “nessuno vi colpirà mai più”. Come in seguito raccontò Miroslav Šoljević, leader dei Serbi del Kosovo, quella frase profetica “lo trasformò in uno zar” . E da quel giorno iniziò la fine della Iugoslavia federale.
“La Iugoslavia può essere forte soltanto con una Serbia debole”, questa era la massima che girava nei circoli della destra radicale, e, di conseguenza, nella mente collettiva del Popolo.
Privati del pieno controllo sulla Vojvodina e sul Kosovo, circondati da altri Popoli in Croazia, Bosnia e Kosovo, i Serbi si sentivano minacciati da ogni direzione.
A tutto ciò contribuirono senza dubbio i media (soprattutto quelli vicini a Milošević), molti scrittori (primo tra tutti Dobrica Ćosić) e i partiti populisti più aggressivi (il Partito Radicale Serbo di Šešelj, il Partito Socialista Serbo dello stesso Milošević e, naturalmente, il Partito Comunista di Mira Marković, moglie di Milošević).

Capitolo secondo.

Dal VI d.C. secolo al Regno di Dušan.
Quello che maggiormente resta ai Serbi della leggenda della battaglia del Kosovo è la determinazione di riconquistare ciò che i Turchi tolsero loro, per ricongiungere i due regni nella grandezza di una sola vittoria.
Più che i canti popolari, però, a parlare alle generazioni serbe del regno perduto furono le chiese medioevali, costruite dai loro sovrani ed affrescate con i cicli narrativi di altissima espressività artistica, tali da ricordare lo splendore di una civiltà cortese di poco inferiore allo splendore di Bisanzio: proprio nell’impero d’Oriente, infatti, le cui frontiere sul Danubio erano sguarnite, sia per torbidi interni sia per problemi sul fronte persiano, le tribù slave, antenate dei Serbi (ma anche dei Montenegrini, dei Macedoni e dei Bulgari) irruppero, insieme agli Avari, all’inizio del VI secolo dopo Cristo.
Fu come un’inondazione che sommerse gran parte della penisola balcanica, spingendo le popolazioni che l’abitavano (celti, illiri, sarmati, traci e greci) a cercare rifugio sulle montagne o nelle città costiere.
In meno di un secolo, gli Slavi s’impadronirono di quasi tutta la regione, spingendosi fin sotto le mura di Costantinopoli e di Salonicco e sulle coste del Peloponneso.
Essi portavano con sé la propria struttura sociale, fondata sulle zadruge (comunità familiari capeggiate dai župani), la loro religione panteistica e la loro tecnica primitiva di agricoltura ed allevamento.
I Bizantini, naturalmente, anche nel momento di maggior debolezza, non rinunciarono mai a considerare le terre occupate dagli Slavi come parte del proprio impero, e ne iniziarono la riconquista non appena possibile.
Già verso la metà del VII secolo gli imperatori Costanzo II e Giustiniano II organizzarono contro gli Slavi una serie di spedizioni militari, infliggendo loro pesanti sconfitte, ma attraendoli allo stesso tempo, sempre più nella sfera culturale di Costantinopoli: non riuscirono, però, a riprendere il controllo del cuore della penisola balcanica, al cui interno, le tribù slave continuarono a subire l’influenza degli Avari e, più tardi, dei Bulgari. Quest’ultima tribù di origine unna, irruppe nella parte orientale della penisola verso la fine del VII secolo e soggiogò le popolazioni slave locali, creando uno Stato potente in grado di minacciare lo stesso impero bizantino.
Per opporsi alla minaccia che veniva da est, i Serbi, che avevano ormai costituito diversi principati (Raška, Zahumle, Travunija, Duklja), si volsero verso Bisanzio (ma anche verso Roma), accogliendo missionari greci e latini, in gara tra loro per affermare l’influenza delle rispettive chiese non ancora divise dallo scisma.
Il principale centro di diffusione del Cristianesimo, sia per i Serbi sia per i Bulgari ed i Russi, si costituì nel IX secolo sul lago di Ohrid, grazie all’attività dei santi Cirillo e Metodio. Nati a Salonicco, essi ebbero modo d’imparare la lingua slava. Così quando il principe della Grande Moravia, Ratislav, decise di sottrarsi al peso e all’influenza della Chiesa tedesca, chiese all’imperatore di Bisanzio dei missionari capaci di insegnare il Vangelo al Popolo nella sua lingua.

Fine quarta parte

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 2/23/2011 8 commenti Link a questo post  

Intervista all'ambasciatrice serba in Italia

martedì 22 febbraio 2011


Utilizziamo questo video girato in occasione di una presentazione del documentario "L'urlo del Kosovo" per spiegare chi sono i "serbi cattivi".
Come dice l'ambasciatrice in Italia, la Serbia ha visto un milione di profughi giungere da ogni dove, ma in particolare dalla Croazia e dal Kosovo e molti non hanno potuto ritornare alle proprie case.
I serbi che attualmente vivono in Kosovo, lo fanno dietro un filo spinato come in un lagher anche se questi posti vengono chiamate "enclavi"

L'urlo del Kosovo

Odlican Fabio !

sabato 19 febbraio 2011

Ormai è tutto un intersecarsi di suggerimenti e questo non ci puo' fare che piacere !
Fabio ha fatto un video bellissimissimo. Questo video è fatto un po' da foto personali e un po' da foto trovate on line. E' piaciuto a tutti anche perchè l'autore è davvero una persona incantevole ! Grande Fabio !!!
Bravissimo Fabio !


Ma Fabio mi ha messo la voglia di rivedere i miei filmati (256 in youtube !) e così sono andata a prendere i più nostalgici.


Il mio ultimo viaggio in Serbia a Ottobre 2009


Cacak tourism


Hajdemo u planine in Balkania Andiamo in montagna !


I miei primi viaggi (2002)

Slovenija ma jajca


Uauuu !! Un'altra proposta musicale !
Stavolta ci viene da Andrea Cespu, un ragazzo bellissimissimo che da tempo legge il nostro blog e spesso ci dà suggerimenti. E' già stato nei Balkani e ne è innamorato !
Il problema è che non possiamo tradurre letteralmente "Slovenija ma jajca" perchè è una parolaccia ! Diciamo, che per aggirare l'ostacolo, si potrebbe tradurre con : La Slovenia è forte, ha gli attributi ! A buon intenditor poche parole !!!
La scena più bella è all'inizio e alla fine.. con un signore seduto al bagno che canta : ajo' ajo' ....ajo oh ! oh!
Questa canzone è cantata dai nostri ormai famosi "Rock Partyzani" ed è un inno alla Slovenia che, mi sembra di capire, è felice di stare in Europa.
Una traduzione non attendibile di questa canzone potrebbe essere :
''sloveno, sloveno! Napočil je čas, da se upremo delovanju temnih sil, ki so med nas prinesle gospodarsko krizo, socialne nemire, koloradskega hrošča, brezposelnost, prašičjo gripo, načele našo samozavest in slogo ter celo segle po našem svetem slovenskem ozemlju! E 'tempo di resistere. Il funzionamento delle forze oscure che ci hanno portato alla crisi economica, al disagio sociale, alla disoccupazione, ha portato la nostra fiducia e la concordia, raggiunta per il nostro territorio sloveno!
E a proposito di questo vorrei dire due cose :
- La prima è che, come ben sapete, la Slovenia è stata la prima a staccarsi dalla Yu, con la guerra cosidetta dei "10 giorni" in cui i carrarmati sono stati lasciati senza benzina.. un po' come quando gli italiani sono andati in Russia e sono stati lasciati anche senza mangiare a 30 gradi sotto zero.
- La seconda è che un mio amico camionista attraversa spesso la Slovenia e mi dice sempre : "Ma lina, quale Europa ? Stanno morendo di fame ! Nelle campagne ci sono i bambini che fanno km a piedi per andare a scuola e hanno le scarpe avvolte nello scotch."
In ogni caso speriamo che questo video porti bene alla Slovenia e ci siano realtà di pace e serenità in ogni caso.
E allora.. dedicato a Cespu.. vai con :

Rock Partyzani - Slovenija ma jajca

N:B. Ripeto per i miei amici imbranati : per vedere il video si deve cliccare (azione che si fa col mouse) sul "link" e qualora il popoup fosse bloccato, appare una scritta in alto e bisogna sbloccarlo. Ce l'hanno fatta persone di bassa cultura.. ce la farete anche voi.. dirigenti e responsabili della qualità di aziende importantissime !!! Santa Balkania.. in che mani ci hanno messo !!!

Pubblicato da Lina a 2/19/2011 12 commenti Link a questo post  

DESTRA RADICALE E NAZIONALISMO IN SERBIA.PARTE TERZA

giovedì 17 febbraio 2011



Continua da qui

Capitolo Uno

Il nazionalismo serbo: dall’impero di Dušan alla Iugoslavia di Tito.


1.1 L’origine mitica del radicalismo serbo.
Falco che vola, uccello grigio
Fuori del luogo santo, fuori di Gerusalemme,
Tenendo una rondine, tenendo un uccello.
Quell’uccello grigio non è un falco,
Quello è Elia, il santo;
Non tiene una rondine, nessun uccello,
Ma reca un messaggio da parte di Dio
All'Imperatore nel Kosovo.
Lasciando cadere quel messaggio sul suo ginocchio,
Parla all'Imperatore:
“Lazar, Imperatore glorioso
Qual è l'impero che scegli?
È l'Impero dei cieli?
È l'Impero sulla terra?
Se è l'Impero sulla terra,
Carica i cavalli e stringi le cinghie,
E, ai soldati, dai le spade,
Attacca i Turchi,
E tutto l'esercito ottomano morirà.
Ma se scegli l'Impero dei cieli
Fonda una chiesa in Kosovo,
Non costruire le sue fondamenta con pietre di marmo,
Costruiscile con seta pura e con stoffa cremisi,
Prendi il Sacramento, metti in ordine gli uomini,
Loro moriranno,
E tu morirai con loro, come loro.”
E quando l'Imperatore sentì quelle parole,
Lui ponderò, considerò e pensò,
“Re dei Cieli, cosa farò, come lo farò?
Qual è l'Impero che scelgo?
È l'Impero dei cieli?
È l'Impero sulla terra?
Ma se scelgo l'Impero sulla terra,
L'Impero sulla terra è breve,
Mentre il cielo è eterno.”
E l'imperatore scelse l'Impero dei cieli
Rispetto all'Impero sulla terra .

Questo frammento è tratto dall’opera “La caduta dell’Impero serbo”, scritto da Vuk Karadžić. Racconta cosa accadde il 28 giugno 1389, il giorno di san Vito, quando l’esercito serbo-bosniaco guidato dal principe della Raška, Lazar Hrbeljanović, si batté contro l’esercito turco del sultano Murad I. Questa battaglia non solo segnò definitivamente la sconfitta dei Serbi, ma anche l’inizio del loro servaggio sotto l’impero ottomano. Questa leggenda è molto sentita negli ambienti vicini al nazionalismo serbo anche oggi; ad ogni avvenimento che si racconta, infatti, si accompagna la domanda “Questo è successo prima o dopo la battaglia, cioè, prima o dopo il nostro asservimento?” . Ami Boué, nel suo La Turquie d’Europe, afferma che la traccia lasciata da quella battaglia nella memoria collettiva serba è indelebile, tant’è vero che quello che per i nostri storici è la nascita di Gesù Cristo, la battaglia del Kosovo è più o meno per i Serbi .
La leggenda fu poi tramandata dalla Chiesa nazionale, facente capo al Patriarcato di Peć. Ed è stata proprio la Chiesa a dare al Popolo serbo una forte coscienza dell’identità storica, religiosa e culturale, privandolo però, allo stesso tempo, della capacità di distinguere in maniera netta ed univoca tra la sfera del sacro e quella del profano. Questo racconto, come molti altri, elevato dal livello folkloristico a quello ideologico, ha preso, nel tempo, una valenza del tutto nuova. Il racconto dell’inconciliabile lotta tra la Croce e la Mezzaluna, contro i Turchi visti come il Male assoluto, che si è inserito nel corpo della popolazione, favorì il formarsi di una visione mitica di sé e della propria sorte, inducendo i Serbi a vivere nel passato e nelle proprie illusioni, piuttosto che nella realtà quotidiana . Non deve sorprendere, quindi, se Slobodan Milošević, eletto l’8 maggio 1989 alla presidenza della Serbia, decise di assumere la carica il 28 giugno, giorno di San Vito ed anniversario dei seicento anni della battaglia del Kosovo. La cerimonia si tenne nella Piana dei Merli, mentre le ossa del principe Lazar venivano portate in trionfo attraverso tutti i principali monasteri della Serbia, concludendo la processione nella chiesa di Gračanica. Di fronte ad un milione di persone, Milošević, sceso dall’elicottero, dichiarò che “i Serbi nella loro storia non hanno mai conquistato o sfruttato altri (Popoli). Attraverso due guerre mondiali, loro si sono liberati, e, quando hanno potuto, aiutarono anche altri a liberarsi... L'eroismo del Kosovo non ci permette di dimenticare che, tempo fa, noi siamo stati coraggiosi e dignitosi ed uno dei pochi (Popoli) che è andato in battaglia (tornando) imbattuto. Noi siamo, sei secoli più tardi, nuovamente coinvolti in una battaglia e nelle dispute. Loro non sono armati, sebbene un tal cosa non dovrebbe ancora essere esclusa...” . La battaglia di cui parlava il neoeletto Milošević era quella che i Serbi avrebbero di lì a poco dovuto sostenere contro tutti i nemici della Serbia, mentre “loro” erano, ovviamente, gli Albanesi del Kosovo. Milošević si riferiva, infatti, alla repressione subita da manifestanti appartenenti alla minoranza serba da parte della polizia albanese nel 1987 a Priština. Durante gli scontri, Milošević uscì dall’edificio in cui era in riunione con i leader locali, e, mescolatosi tra la folla, sentenziò “nessuno vi colpirà mai più”...
Fine terza parte

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Judah Tim, The Serbs: History, Myth and the Destruction of Yugoslavia, Yale 1997
Pirjevec Jože, Serbi, Croati, Sloveni: Storia di tre Nazioni, Torino, il Mulino 1992
Boué Ami, La Turquie d’Europe, Parigi, Arthus Bertrand 1840
Đilas Milovan, Njegoš oder Dichter zwischen Kirche und Staat, Vienna, Molden 1968
Silber Laura e Little Allan, The Death of Yugoslavia, Londra 1995

Pubblicato da Lina a 2/17/2011 8 commenti Link a questo post  

Brucia il cielo: la festa di Spalato per i 100 anni dell'Hajduk

martedì 15 febbraio 2011

Ragazzi.. qui, per fortuna, butta molto male !
Siamo intasatissimi perchè nei Balkani, come al solito, ci sono eventi sportivi importantissimi e così... rassegnatevi.. qui si sparaflescia un post al giorno.. ma c'è anche la possibilità di arrivare a due post al giorno..
Questo post non lo si poteva certo evitare visto che amiamo, stra amiamo e adoriamo il nostro Davore !
E così.. nonostante qui si tifi Partizan.. ecco a voi :


L’Hajduk Spalato compie 100 anni. Domenica scorsa, la formazione croata ha celebrato il primo centenario dalla sua fondazione e i tifosi più calorosi della squadra, chiamati la “Torcida” (il più antico gruppo organizzato di supporter in Europa, nato nel 1950), ha organizzato allo scoccare della mezzanotte una coreografia straordinaria: oltre tremila tra fuochi, torce e fumogeni sono stati accesi sulla città : «È un compleanno da ricordare, mi congratulo con tutti quelli che hanno l'Hajduk nel cuore», ha commentato Vlatko Marković, presidente della Federcalcio croata (HNS) (a cura di Ivano Pasqualino)
Tratto dalla Repubblica

Hajduk ha 100 anni !

Pubblicato da Lina a 2/15/2011 8 commenti Link a questo post  

Benvenuti al sud

lunedì 14 febbraio 2011


Finalmente ho visto questo splendido film.
Voi penserete : ma cosa c'entra con i Balkani ?
Bè.. c'entra per tanti motivi.
Primo perchè alcuni amici serbi pensano che io veda la situazione serba peggiore di quello che è perchè vado nel sud della Serbia e non nel nord ricco.
Secondo perchè la poliziotta che ferma il povero Alberto che piange perchè va a lavorare a Napoli dice : "La capisco perchè ho mio fratello in Kosovo !"
Terzo perchè alcune persone si sono sentite offese leggendo mio post di Novembre scorso, quando ho detto che alcune realtà napoletane sono peggiori della povertà che c'è in Serbia.
Non era mia intenzione offendere.
Succede spesso nei blog che chi scrive non riesce a farsi capire da chi legge e sarebbe molto diverso un discorso a voce, guardandosi negli occhi.
Comunque questo film è fantastico e consiglio a tutti di vederlo anche perchè si ride a crepapelle e abbatte i pregiudizi !

Trailer
Sig. Scapece in posta

Pubblicato da Lina a 2/14/2011 2 commenti Link a questo post  

Se non ora... quando ? Adesso su politibalkando !

domenica 13 febbraio 2011

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Dedicato a Makyo e a Nicola

sabato 12 febbraio 2011

Quando ci suggerite dei brani musicali, ci fate un regalo immenso !
E' così che tempo addietro, il nostro amico torinese Makyo, ci ha suggerito due brani davvero carini. Makyo è un ragazzo dolcissimo che ho conosciuto al Dado di Settimo nel Giugno scorso. Lui e i suoi amici ci seguono da parecchio e così è stata veramente una sorpresa vedere di persona quanto è dolce e pieno di valori. Makyo e i suoi amici hanno un bellissimo blog che si chiama Sun Salvario views.
Poi è arrivato Nicola, con un brano semplicemente strepitoso e dedicato alla cara Jugo. Abbiamo scoperto che è anche la colonna sonora di Radio balkaout !


Il primo brano che ci ha suggerito Makyo è : Moj grad dei "Gru"
Io spero di aver individuato il sito giusto che dovrebbe essere : Gru.rs
Anche se, a dir il vero, questo gruppo non lo conoscevo proprio !
Però ora sono loro amica in face book ed è bellissimo vedere le loro foto.


Poi Makyo ci ha parlato dei Beogradski syndikat e qui giochiamo in casa !!!!


Infine, a Makyo, piace un cantante bosniaco, anche questo sconosciuto per quella che era la mia conoscenza musicale : Edo Maajka
Dice Makyo :
"Ma il migliore di tutti è Edo Maajka from Bosnia state: Przi se srce moje è bellissima e il video è superlativo."


E Nicola ha seguito questa bellissima scia di consigli con un video mozzafiato dedicato alla Jugo !
Questo video sembra fatto apposta per i nostri cuochi napoletani Roberto e Pino, che hanno avuto il coraggio di dirmi : "Lina, di tutto ciò che dici sui Balkani, la cosa più interessante sono le belle donne!"
Yugo.Rock Partyzani

LJUBLJANA, ZAGREB , BEOGRAD, SARAJEVO, SKOPJE, TITOGRAD.
LJUBLJANA, ZAGREB, BEOGRAD, PRIŠTINA, SPLIT IN NOVI SAD.
OČE PROGE JE GRADIL, V BRIGADI MENE JE NAR'DIL,
KOT OTROK SREČE, BRATSTVA, JEDINSTVA, SEM V YUGI SE RODIL.
DOBIL PONY SEM KOLO, RDEČO RUTKO IN KAPICO,
PELI SMO PESMI O NAŠEM VODJI IN VSEM BILO NAM JE LEPO.
BILA JE NEKA TAJNA VEZA, KI JE DRUŽILA VSE NAS,
DUH SLOVANOV, KRI PARTIZANOV IN RAČUNAJTE NA NAS
LJUBLJANA, ZAGREB, BEOGRAD, FUZBAL, MUZIKA, RAKIJA, ČEVAP


Fortunatamente continuano ad arrivare nuovi lettori su balkan-crew. La nostra mailing list è partita pochi mesi fa con 3 mail e adesso siamo a più di 40. Molti lettori sono di una certa età e da poco hanno iniziato a usare il pc.
Ricordo sempre il caso di quel direttore di azienda, prossimo alla pensione, che si faceva aprire il nostro blog dalla segretaria !
Per questo motivo vi diciamo che una pagina internet si chiama link e quando è grigia sottolineata (in questo blog).. si apre cliccandoci sopra.
Questo post è dedicato a tutti noi e al fatto che qui continuano ad arrivare solo favole ! Quasi tre anni di attività e mai un insulto ! Credo che il messaggio sia chiaro : siamo una crew fantastica !

Infine, a caratteri cubitali, segnaliamo gli enormi progressi della nostra amica croata :Impariamo il croato cantando !!! Bravissimissima !!!!

Pubblicato da Lina a 2/12/2011 11 commenti Link a questo post  

DESTRA RADICALE E NAZIONALISMO IN SERBIA. PARTE SECONDA

giovedì 10 febbraio 2011


Continua da qui

....Si capisce che la destra radicale serba, populista e contestatrice delle più elementari regole pluraliste, è lontana dall’essere omogenea. Questo lavoro si propone di distinguere le imprese di demagogia puramente elettorale dal nocciolo duro delle organizzazioni che, con la scusa di dare risposte ai problemi degli “sconosciuti”, della “gente comune”, mirano de facto a far passare temi, idee, fobie che sono da sempre quelli della destra estrema.
Il tema della coesistenza con le altre etnie è, a questo riguardo, caratteristico. Legata alle questioni dell’insicurezza e della disoccupazione, la presenza di altri Popoli sul territorio serbo (e, nel caso della Krajna e del Kosovo, l’esistenza di un “accerchiamento” dell’etnia serba da parte di altre nazionalità) è sempre stata al centro della propaganda della destra nazionalpopulista e ha sempre avuto l’aria di fare incetta di consensi presso le persone che subiscono direttamente gli effetti della globalizzazione, della deindustrializzazione e dell’anomia urbana. Ma rappresenta anche il setaccio attraverso il quale transita nella parte del corpo sociale più interessata da questo problema tutto ciò che attiene all’identità nazionale, minacciata dall’ ”invasione straniera”, dai “nemici dall’interno”, dal “capitalismo apolide”, fino ad arrivare ad una classe e ad un sistema politici giudicati incapaci di difendere l’orticello nazionale e di frenare la decadenza, alla restaurazione dei valori tradizionali ecc.
E a partire da tutto ciò le formazioni estremiste possono reintrodurre, senza provocare grandi sommovimenti fra i loro simpatizzanti ed elettori, ed in maniera più o meno morbida, temi come il razzismo e l’antisemitismo, a lungo considerati non solo tabù, ma veri e propri reati durante la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.
Questo non significa che la Serbia è in via di fascistizzazione, nel senso che incontriamo un remake degli avvenimenti occorsi fra le due guerre. Il totalitarismo fascista e nazista è ormai acqua passata e non si riprodurrà mai nella forma che abbiamo conosciuto. In Serbia (ma anche nel resto dell’Europa) vi sono militanti in camicia nera, bruna o verde, che rimuginano e riproducono da una generazione all’altra, ormai da quasi sessant’anni, le loro ossessioni morbose e criminali. Molti di loro hanno barattato l’uniforme delle SA o degli squadristi con quella degli skinhead. Ma non sono le loro rade legioni a costituire il pericolo principale che minaccia la democrazia serba. Bisogna temere molto di più coloro che hanno deciso, seguendo l’invito dei dottrinari della “nuova destra”, di avanzare a viso coperto, di conquistare il campo “metapolitico”, di raggiungere il potere prima nelle teste per poi impadronirsene grazie alle urne.
Non bisogna sbagliare né dimenticare la storia. È chiaro che questi saltimbanchi in giacca e cravatta o in tenuta da skinhead non riproducono il modello hitleriano o mussoliniano, ma non per questo sono del tutto estranei alle diverse componenti della galassia dell’ultradestra. Numerosi di loro vengono dai movimenti neonazionalisti del secondo dopoguerra. Alcuni hanno addirittura partecipato alla guerra del 1991 come militanti e combattenti. Dopo aver sbandierato in quegli anni le loro idee estremiste, hanno preso coscienza del basso impatto che queste avevano presso un elettorato ormai stremato dalla guerra e teso verso i principi e le pratiche della democrazia. Da ciò la scelta di smussare le punte più affilate delle loro dottrine e di erigersi a partiti della protesta sociale.
È chiaro che siamo in presenza di un fenomeno politico che per ampiezza sorpassa di gran lunga gli occasionali sfondamenti dell’ultradestra, soprattutto se si considera la Serbia nella sua integrità geografica, inglobando, inoltre, gli stati che con essa formavano la Jugoslavia.
L’emersione della destra populista, ed il contemporaneo ritorno di un nazionalismo “tribale”, sono effetti radicati nella tradizione serba che non è inutile esaminare.
Questo lavoro procederà secondo una divisione in capitoli per argomenti: innanzi tutto si affronterà nel primo capitolo la storia della Serbia sino alla morte di Tito, centrando l’obiettivo sugli avvenimenti più importanti e sugli effetti che questi hanno avuto sul tessuto sociale.
Di particolare importanza nel primo capitolo è la nascita del senso di appartenenza nazionale (e nazionalista) serbo, che, a differenza degli altri sentimenti nazionali europei, è nato e cresciuto all’interno della Chiesa Ortodossa, unica e vera istituzione che ha svolto il ruolo di collante culturale tra le varie popolazioni della Serbia medievale e tardo medievale, fino all’unificazione dei Serbi (assieme ad altre nazioni) nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.
Anche la situazione dei movimenti nazionali e nazionalisti sotto il regime titista è un punto molto importante, poiché dalla particolare politica adottata nei confronti della destra più radicale (soprannominata “politica del Frigorifero” ) è tornato alla ribalta negli anni ’90 l’essenza del nazionalismo serbo, impregnato di una cultura in cui si fondono l’ortodossia religiosa e quella politica, l’avversione per la modernità ed il ritorno ad una cultura tribale, l’odio verso “l’altro” ed il ritorno ad un più confortevole passato leggendario. A questo si contrappone il nazionalpopulista Slobodan Milošević, che del nazionalismo e della Serbia né farà strumenti per la sua folle corsa verso il potere e la distruzione di quel Popolo che lui giurò, non sarebbe stato colpito più da nessuno.
Nel terzo capitolo verranno innanzi tutto esaminati i successi elettorali della “nuova destra” guidata dal Partito Radicale Serbo (Srpska Radikalna Stranka SRS) e dal suo leader Šešelj, e le problematiche che questi successi comportano. È, infatti, il nuovo corso di una destra antieuropeista, totalmente votata alla purezza della Nazione, dove non c’è spazio per alcuna forma di diversità politica, etnica o religiosa. La differenza fondamentale tra i radicali di Šešelj ed i movimenti che li hanno preceduti, è sostanzialmente una differenza di linguaggio e di modo di condurre la vita politica. La nuova destra serba, infatti, adotta oggi uno stile molto più parlamentare, ponendosi non solo al centro del sistema democratico, ma diventandone addirittura uno dei paladini più ferventi. È, inoltre, mutato il rapporto con l’elettorato: non più il partito della Nazione e dei nazionalisti serbi (o meglio, non solo), ma anche il partito che da voce ai problemi dell’uomo comune, il partito che difende il singolo cittadino da quegli eventi che sono visti come grandi ingiustizie nei confronti del Popolo serbo, come somma punizione per aver “difeso” un diritto, come ennesima aggressione di un complotto internazionale contro la piccola Serbia.
In questo capitolo, inoltre, si propone un analisi di tutto ciò che riguarda i maggiori movimenti extraparlamentari quali OBRAZ, IHTUS ed il Srpski Narodni Pokret “Svetozar Miletić”. Questi movimenti sono tutti collegati tra loro e con il SRS. Il loro modo di agire ricorda molto da vicino, ovviamente con le debite differenze storiche e culturali, quello dell’ex MSI, oggi Alleanza Nazionale, ed il movimento Forza Nuova.
Non dotati di una capacità autonoma, questi movimenti assomigliano ad un braccio dell’SRS, ad un suo prolungamento al di fuori del parlamento, che tocca ogni aspetto della società, dagli ambienti più poveri alle università, mostrando ad ogni strato della società il nuovo corso della destra. Pratica che sembra molto pericolosa per la giovane democrazia serba, vista la crescente adesione della popolazione nei confronti di questi movimenti, che ha portato alla vittoria dei radicali nella Vojvodina, culturalmente e storicamente avversa ad ogni forma di intolleranza visto il suo complesso e diversificato tessuto sociale dal punto di vista etnico, alle ultime elezioni amministrative.
Obiettivo di questo lavoro è fornire un’analisi di quella che è la situazione della destra radicale in Serbia, ma anche un’analisi delle mancanze di tutti coloro che, a vari livelli (Serbia, Unione Europea, ONU), hanno responsabilità nella formazione del pensiero pubblico, affinché si prenda coscienza che la vera democrazia senza una ricostruzione della coscienza dei cittadini implica una lotta di tutti i giorni contro la demagogia ordinaria....
Fine della seconda parte

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 2/10/2011 1 commenti Link a questo post  

Noi con la nostra spocchia dovremmo meditare

mercoledì 9 febbraio 2011


Ciao Lina,
ho letto tutto quello che mi hai dato la possibilità di leggere in merito
agli amici Serbi - esperienze che ci fanno crescere malgrado l'ostracismo
perpetrato dai media.
Anch'io nella prima settimana del 1990, ovvero dopo pochissimi giorni
dall'uccisione di Ceaucescu e della moglie, dovetti andare in Romania a
Bucarest con lo scopo di essere tra i primi occidentali incaricati di prendere
accordi con le industrie rumene che si sperava volessero iniziare contatti
tecnico produttivi con l'azienda dove lavoravo. Si trattava di industrie che
fino a poco tempo prima producevanoo componenti per la centrale nucleare di
Cernavoda (delta del Danubio) sotto direttive e specifiche Ansaldo.
Per arivare a Bucarest l'unica possibilità era con voli Swissair (quindi
tramite cambio d'aereo a Vienna) . Laggiù non funzionava niente, ma proprio
niente. Trovammo un pulmann sgangherato che, previo pagamento in dollari,
riuscì a portarci quasi in centro città.
L'hotel ritenuto il migliore della città era ridotto come un groviera, i buchi
nelle pareti delle camere provocati dai colpi di bazooka erano tappati con carta
di giornale e cerotti. Mi si ruppe una scarpa ed in tutta Bucarest non ne ho
trovato un paio nuove o usate, mancava anche il bojstik per riparare la mia.
Così che dovetti girare per un settimana con la scarpa aperta tenuta assieme
dagli onnipresenti cerotti. Fin quì ho descritto l'impatto shock con quella
realtà.
Poi è iniziata l'attività di lavoro. Tutti, dico tutti volevano farci sentire
a nostro agio. Mi portavano in bicicletta seduto sulla canna, un altro signore
ci seguiva correndo a piedi tenendo in mano un thermos di caffè caldo che dato
il gran freddo mi proponevano più o meno ogni 5 minuti. Tutte le maestranze
erano vestite come potevano con vecchie giacche, pezzi di divise militari
rattoppate alla meglio. Così via, ma quello che posso dire è che nessuno si è
mai scusato o vergognato della loro situazione ed io mi sentivo tecnico fra i
tecnici e che razza di tecnici!!!
Una bella ragazza piena di vernice dalle scarpe ai capelli a cui avevo chiesto quale procedura adottasse per il processo di verniciatura adatta al nucleare, mi chiese se preferivo che parlasse francese o inglese. Scelsi il francese e questa mi espose il tutto con una dovizia di particolari che mi commosse. Seppi poi che era laureata in chimica industriale con una tesi sull'invechiamento delle sostanze organch sottoposte a radiazioni ionizzanti.
In tutti i settori della fabrrica trovai più o meno referenti di questo calibro
(parafrasando un vecchio film ho pensato "che magnifici straccioni")
Mi commosse la dignità di tutte le persone incontrate, dai capi, ai tecnici,
ai camerieri e a quelli che mi portavano sulla bicicletta. Erano tutti
orgogliosi della loro rivoluzione e lo ero diventato anch'io.
Intavolammo un bellissimo accordo tecnico commerciale che dura ancora oggi
senza screzi o pentimenti.
Quando ritornai a Vienna comprai finalmente un paio di scarpe, ma avrei
preferito tornare a Milano con quelle legate coi cerotti.
In questi 20 anni sono tornato parecchie volte a Bucarest ed ho seguito il
dapprima lento poi gradualmente sempre più veloce miglioramento dello stato
sociale della popolazione. Oggi Bucarest è grosso nodo come Milano. - Bravi
Bravi Bravi - Naturalmente siamo restati amici, mi chiamano spesso al
telefono e qualche volta vengono a trovarmi.
Noi con la nostra spocchia dovremmo meditare e tanto anche!!!
Segue firma

Pubblicato da Lina a 2/09/2011 3 commenti Link a questo post  

Una serata per "Srbi za Srbe"

domenica 6 febbraio 2011


Sabato siamo stati invitati ad una serata molto carina organizzata dai nostri amici Nikola e sua moglie Milica. Per supporto dell'organizzazione "Srbi za Srbe" hanno invitato gli amici a casa loro offrendo delle Palacinke a chi fa una donazione per "Srbi za Srbe".
Nikola  qui sta spiegando l'idea di quest'organizzazione (sopratutto ai nostri amici svizzeri che non conoscono quest'organizzazione e che non hanno idea della situazione economica di certe famiglie in Serbia).

I fondatori sono 5 giovani, che si sono dati da fare per raccogliere soldi e farli recapitare subito a chi ha bisogno. Di solito funziona cosi: appena qualcuno segnala una famiglia che si trova in difficoltà (normalmente famiglie con bambini che non ricevono sussidi e dove mancha uno o tutti e due i genitori) uno dei membri dell'organizzazione va a verificare la situazione e cerca di capire con la famiglia cosa potrebbe servire. A parte gli aiuti immediati come soldi oppure vestiti per bambini etc. l'idea è di comprare alla famiglia una mucca, un fornello, del terreno o altre cose, che mancano e che potrebbero aiutare la famiglia ad uscire dalla povertà. L'idea è di dare sopratutto aiuto ai bambini come investimento per il futuro.

Per evitare che complicate vie e tanta amministrazioni si mangino gran parte delle donazioni, i ragazzi di Srbi za Srbe, organizzazno le cose loro stessi, portano i soldi personalmente alle famiglie, vanno a comprare le cose e documentano il tutto e pubblicano sul loro sito (foto delle ricevute, foto con la famiglia e le cose aquistate) per fare vedere dove come sono stati spesi i soldi.
Mio marito, che ha segnalato una famiglia a Velika Sejanica, ha visto di persona come funziona bene questo sistema: qualche settimana dopo Srbi za Srbe hanno visitato la famiglia, hanno accuratamente guardato la situazione e deciso come aiutare. Il giorno stesso hanno comprato un fornello e un congelatore, le cose che avrebbero aiutato a passare l'inverno (e non solo uno). In questa famiglia ci sono tre figli che vivono solo con il papà.

 il salvadanaio per raccogliere le donazioni

 Il tavolo delle Palacinke....magari vi riccordate il post sulle Palacinke di Lina (con ricetta!!)

Nikola e Milica sono riusciti a tirare insieme un gruppo di Serbi e di Svizzeri, tutti disposti ad aiutare chi ha bisogno.
L'idea adesso è di trovarci ogni tanto e di organizzare altre serate per raccogliere soldi.

Il sito di Srbi za Srbe
Il mio post sul aiuto ad una famiglia a Velika Sejanica

Pubblicato da Sajkaca a 2/06/2011 1 commenti Link a questo post  

Il parto delle nuvole pesanti. Ciani

venerdì 4 febbraio 2011


La nostra crew è un qualcosa di fantastico !!
Chiara ha dinuovo scoperto una cosa bellissima e ci ha subito mandato la mail.
Le cose stanno così: nei cinema italiani sta spopolando il film di Antonio Albanese "Qualunquemente" e la colonna sonora di questo film è fatta dal gruppo "Il parto delle nuvole pesanti". Questo gruppo si è formato a Bologna e ha avuto subito un gran successo e una loro canzone è : "Ciani", un antieroe della guerra nella Ex Yugoslavia. Bravi davvero ! E brava Chiara !

Ciani sei messo alla porta
Ciani è la vita ch'è corta
Ciani hai fatto la guerra
Ciani hai mangiato la terra
Ciani la casa che crolla
Ciani la gente che sfolla

Misero l'occhio ca nun brilla cchiù
scinna ru cielo e nun 'u vidi cchiù

E l'amore l'amore l'amore l'amore l'amore si sa
Quando arriva ti entra nell'anima e porta la felicità

Ciani tra rumori e frastuoni
Ciani hai lasciato i balcani
Ciani aspetta da anni
Ciani ha già quarant'anni
Ciani senza via d'uscita
Ciani non è ancora finita

Notte notte tu stammi vicina cume sa fare tu
Notte notte tu linchiami u core cume sa fare tu

Ciani, l'antieroe jugoslavo
Magnagregia
Onda calabra

Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia. Prima parte

mercoledì 2 febbraio 2011

Davvero non ho parole !!! Credevo scherzasse.. invece Antonio ci fa davvero un regalo grande !!! Pubblichiamo la sua tesi di laurea svolta presso l'Università Orientale di Napoli. Tutti i diritti sono riservati, ma sono rimasta a bocca aperta dalla bravura di questo ragazzo. Fantastico Antonio !!!!!


INTRODUZIONE
Esiste in Serbia un fenomeno di radicalizzazione politica, emersa prepotentemente dopo la morte del maresciallo Josip Tito Broz e la successiva caduta del sistema da lui instaurato, che gli osservatori (politologi, sociologi, storici e giornalisti soprattutto stranieri) definiscono in modi diversi. Si parla di “crescita dell’estrema destra” o di “destra radicale”. Viene evocata l’irresistibile ascesa del “populismo” o del “nazional-populismo”, senza precisare se questi termini siano riferiti a movimenti, programmi o personalità scaturiti da una matrice di destra o di sinistra.
Ci si interroga su che cosa avvicini o distingua le attuali manifestazioni di estremismo, nella sua versione nazionalista, antieuropeista e xenofoba, da quelle che hanno costellato la storia del XX secolo, questo per quel che riguarda le interpretazioni più scientifiche, quelle, cioè, che nell’immenso corpus editoriale e mediatico che tratta della questione non sono né le più diffuse né le più ascoltate. A queste si preferiscono, generalmente, spiegazioni meno ricercate e che meglio si prestano al gioco dell’amalgama e del recupero politico. E vi è una spiegazione più comoda di quella che tende ad assimilare, unicamente e semplicemente, le forme presenti di populismo e di destra radicale serbe al fascismo?
Paragonare il presente serbo al passato dell’Europa occidentale è una tentazione forte: in particolare, è facile confrontare il momento attuale con l’ondata estremista degli anni trenta, durante la quale tutta una parte dell’Europa si convertiva alle virtù dell’autoritarismo o del totalitarismo, mentre l’altra parte, democratica, subiva la critica e gli assalti degli incensatori del Führer e del Duce. L’ascesa del fascismo, nel senso generico del termine, non ha forse coinciso con una lunga e profonda depressione dell’economia, con la crescita della disoccupazione, con il rifiuto degli stranieri, eretti a capro espiatorio, con l’ossessione dell’invasione e dell’ibridazione, dell’identità etnica e culturale, con il sentimento di un mondo che cambia ed al quale è sempre più difficile adattarsi? L’immagine che i nostri contemporanei (testimoni, sopravvissuti, documenti audio e video selezionati e continuamente riproposti) propongono è quella di una Serbia in camicia nera, che marcia al passo e saluta alla romana: una Serbia fascistizzata per reazione alla crescita delle diverse sfide che la globalizzazione mette in campo.
È proprio questa l’immagine che risorge oggi di fronte all’emergere di movimenti che somigliano per un certo numero di tratti comuni alle diverse famiglie della destra radicale.
Il presentimento di un pericolo che minaccia la democrazia ha l’effetto di mettere in movimento meccanismi che erano già abbastanza riduttivi all’epoca della lotta partigiana e antifascista della Seconda Guerra Mondiale.
Alla ricerca di un nuovo mezzo efficace per sradicare la pandemia estremista, non si è trovato di meglio che la formula già diffusa in passato in larghi settori della classe politica ed intellettuale, con il rischio così di passare accanto al vero problema che pone alla società serba l’ascesa del nazionalpopulismo.
Dopo l’affermazione del più importante partito estremista serbo, il Srpska Radikalna Stranka (Partito Radicale Serbo) di Šešelj, quello che preoccupa di più l’opinione pubblica è che questa vittoria si aggiunge, in campo internazionale, ai successi riportati dalle destre europee negli ultimi cinque o sei anni, che si tratti del Vlaams Blok fiammingo, dei due “Partiti del Progresso” norvegese e danese, dell’UDC svizzero (primo partito della Confederazione Elvetica dal 1999), o – e soprattutto – della FPÖ di Jörg Haider in Austria (quasi il 27% dei voti alle legislative dell’ottobre 1999).
In questo inizio di XXI secolo il sentimento dominante è, dunque, quello di una incoercibile conquista dell’elettorato serbo da parte di movimenti che, a diversi livelli, possono essere considerati pericolosi per la giovane democrazia balcanica. Si crede di ricordare che Adolf Hitler ha conquistato il potere in Germania sia attraverso le urne sia attraverso la violenza, il che è solo parzialmente vero e comunque è totalmente falso per Mussolini. Situazioni senza dubbio eccezionali: ma anche se la destra radicale restasse eternamente minoritaria ciò non l’escluderebbe comunque in maniera definitiva dalla partecipazione al potere.
Come spiegare, quindi, questo sfondamento del nazionalpopulismo? Si tratta di un fenomeno assolutamente nuovo, legato all’era postmoderna e postindustriale, una risposta, insomma, ad anni di regime socialista? Oppure il risorgere, con vesti moderne, delle correnti che hanno attraversato il XX secolo? La mia ipotesi è che dietro al paravento di una certa modernità, la destra radicale serba, pur adattando le sue argomentazioni ad una domanda sociale che è evidentemente cambiata, e dovendo tener conto nei calcoli elettorali dell’adesione ai principi democratici, sia rimasta fondamentalmente ancorata al passato, cullando ancora il sogno della Grande Serbia, accarezzato all’inizio degli anni ’90, ancora forte del suo legame, sia ideologico sia materiale, con la sfera ecclesiastica ortodossa....

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Fine prima parte

Pubblicato da Lina a 2/02/2011 4 commenti Link a questo post  
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