Fantastico Alessandro Gori

mercoledì 30 novembre 2011


Foto di Alessandro Gori

Questo è un segno del destino !! Avevo visto questo blog e l'avevo perso... ma pregavo Dio di ritrovarlo e Lui me lo ha rimandato in una piccola ricerca che ho fatto per balkan crew.
Grazie Alessandro ! Finalemente qualcun altro che si prende dell'esagerato !!
Siamo nella stessa barca !

Ogni giorno vari minibus partono da Belgrado verso Gračanica, la più importante delle enclaves serbe in Kosovo e Metohija.
Il viaggio è lungo, oltre sei ore, e le storie delle persone si mescolano con la situazione politica del momento. La maggior parte sono giovani, recatisi nella capitale per commissioni o per delle visite. Fino a poco tempo fa non mancavano anche gitani o addirittura albanesi che viaggiavano a Belgrado per ottenere documenti.
All’arrivo alla “frontiera”, che i serbi considerano un «limite amministrativo», i poliziotti albanesi-kosovari sfoggiano le nuove uniformi con il nuovo simbolo del loro “stato”, con la supervisione dei membri della UNMIK, la Missione Internazionale delle Nazioni Unite in Kosovo. Tutti passano senza problemi. Chi ha un passaporto straniero ottiene un “visto”, ovvero un foglietto con timbro UNMIK che autorizza l’entrata in Kosovo, come accadeva anche prima della dichiarazione di indipendenza, il 17 febbraio del 2008.
Un anno dopo quell’evento il Kosovo ha ricevuto il riconoscimento ufficiale di una cinquantina di paesi, tra cui spiccano sicuramente i più potenti del pianeta, quali Stati Uniti e Regno Unito. Ma non è stato riconosciuto dall’ONU (Russia e Cina non sono d’accordo) e neanche l’Unione Europea (UE) si è trovata compatta nella decisione, con cinque dei 27 paesi membri in disaccordo, casualmente quelli che hanno problemi di minoranze al proprio interno (Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro).
Il pullmino attraversa un’infinità di villaggi in territorio albanese-kosovaro fino ad arrivare, dopo circa un’ora e mezza, alla periferia della “capitale” Priština. Sulla circonvallazione si vede l’hotel “Victory”, con sul tetto una replica della Statua della Libertà di New York. Da queste parti non si contano gli omaggi agli Stati Uniti, che hanno permesso agli albanesi del Kosovo di arrivare a questo punto.
L’esempio più pacchiano è un hotel-ristorante chiamato “Aviano” in onore alla base NATO in provincia di Pordenone da dove nel 1999 partivano gli aerei che andavano a bombardare la Serbia....

Alessandro Gori e il Kosovo

Pubblicato da Lina a 11/30/2011  
1 commenti
Lina ha detto...

complimenti alessandro.. del nuovo libro appena uscito ne vogliamo parlare dettagliatamente
sssssshhhhhh
per adesso non diciamo nulla !!!
suspance !

11/30/2011  

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