Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 20esima

venerdì 21 ottobre 2011


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Sei secoli dopo la grande Battaglia della storia serba, le ossa del principe Lazar Hrbeljanović furono riportate a Gračanica. Milošević pretese la stessa gloria di Lazar, anche se, a differenza dell’antico principe, non credeva di andare incontro ad una battaglia già persa. Credeva, infatti, che, una volta assicurato il potere alla Serbia, schiacciando all’interno delle varie Province (Vojvodina e Kosovo) e del Montenegro ogni avversario, avrebbe potuto muoversi per sottomettere tutti gli altri leader delle Repubbliche della Federazione alla sua autorità. Il risultato immediato fu il ritorno ai vecchi dibattiti degli anni ’20 e ’30.
Il piano di Milošević partiva da una totale centralizzazione di tutti i poteri della Iugoslavia: economico, politico, mediatico, giuridico. L’obiettivo dichiarato era il superamento della crisi economica che affliggeva la Federazione da anni. Ma per i Croati e gli Sloveni, già scandalizzati per l’abolizione dell’autonomia di Vojvodina e Kosovo e per l’uso dell’esercito al fine di reprimere le proteste albanesi, questa non era altro che una scusa; l’unico vero obiettivo era la creazione di una nuova “Serboslavia”.

2.2 La strumentalizzazione della questione serba.
Il principale obiettivo di tutta l’opera di Milošević fu senza dubbio il perseguire una continua scalata verso il potere personale.
In quest’ottica, infatti, è possibile leggere prima la dissoluzione della Lega dei Comunisti Iugoslavi, e poi la dissoluzione della Iugoslavia stessa.
Per quanto riguarda il primo punto, nello spazio di un anno (dal 1989 al 1990) in tutte le Repubbliche si tennero le prime elezioni libere, che videro la partecipazione di più partiti. L’ipotesi di far svolgere le elezioni prima a livello federale e poi a livello delle singole Repubbliche fu scartata dai rappresentanti della Serbia, poiché considerata ipotesi non realistica, poiché il sistema costituzionale aveva determinato la nascita di dinamiche politiche confinate all’interno delle singole Nazioni e non del sistema federale nel suo insieme.
Milošević ed i comunisti serbi erano ormai abituati a ragionare esclusivamente nell’ottica della loro Repubblica, perché questa era l’unica sede effettiva di dibattito e decisione. Gli anticomunisti, inoltre, non avevano motivo di adottare una diversa prospettiva, dal momento che anch’essi contavano di raccogliere consensi solo nell’ambito del proprio Paese. Infine, l’ultima entità ancora rimasta realmente “federale” era l’esercito. Sebbene in esso vi fosse una stragrande maggioranza dell’elemento serbo-montenegrino (circa il 70%), non era ancora un’entità “serbizzata”, ma non era in grado di muoversi, sia per motivi contingenti (la crisi economica aveva colpito anche l’apparato militare), sia perché troppo legato alla struttura di potere comunista ormai caduta.
Cosa nient’affatto marginale, però, era la sopravvivenza del governo federale, che, anzi, sotto la presidenza del croato Ante Marković, riuscì a porre un freno alla crisi economica del Paese.
Di tutte le elezioni tenutesi nella Iugoslavia, davvero cruciali furono quelle che si tennero in Serbia.
Mediante una serie di “rivoluzioni antiburocratiche” Milošević aveva esteso il suo controllo anche sulla Vojvodina e sul Kosovo. Forte di questo controllo, fece prima approvare una nuova Costituzione dal vecchio parlamento monopartitico della Serbia, e poi la sottopose al referendum popolare. La nuova Carta Costituzionale, approvata con il 97% dei voti, sanciva i nuovi rapporti di subordinazione istituzionale tra la Serbia in senso stretto e le due Province Autonome.
Tutto questo gli garantì una costituzione a lui favorevole prima ancora che fosse eletto il nuovo parlamento, cosa che fu fatta mediante un sistema maggioritario.
Il Partito Socialista Serbo ottenne così la maggioranza parlamentare e Milošević fu eletto dal voto popolare. Nello spazio di soli quattro anni era riuscito a conseguire una serie di notevoli risultati a lui favorevoli:
Si era impossessato delle leve del potere della Lega dei Comunisti della Serbia nel 1987;
Aveva abolito l’autonomia della Vojvodina e del Kosovo;
Aveva collocato alla dirigenza delle due Province e del Montenegro personaggi a lui fedeli;
Vincendo il referendum del 1990 aveva predeterminato le regole del gioco elettorale;
Infine, aveva ottenuto una schiacciante vittoria alle prime elezioni libere e pluraliste, spiazzando ogni forma di opposizione, sia di sinistra che di destra.
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"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 10/21/2011  
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