Destra radicale e nazionalismo in Serbia. Parte 14esima

venerdì 13 maggio 2011


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1.6 La società serba nella Repubblica Federativa Socialista di Iugoslavia.
Nel secondo dopoguerra, la società serba si trasformò, nel giro di pochi anni, da prettamente agricola in urbana, con uno spopolamento della campagna in favore della città. Quello che il Partito Comunista Iugoslavo cercava di fare, era creare dal nulla una classe operaia (pressoché inesistente prima della Seconda Guerra Mondiale) in nome della quale esercitare la dittatura del proletariato.
Il processo di trasformazione coinvolse anche l’elité culturale. L’operazione però non ebbe molto successo, né tra la popolazione, né tra gli intellettuali, che, invece, si fecero promotori negli anni Cinquanta di una liberazione della letteratura dai rigidi schemi imposti dal realsocialismo.
L’ambiente serbo riuscì comunque ad esprimere tutta una serie di personaggi molto particolari, dal poeta Miodrag Pavlović, agli scrittori e saggisti Danilo Kiš o Radomir Kostantinović.
La loro produzione letteraria e filosofica assumeva molto spesso toni di critica corrosiva nei confronti di una realtà che voleva essere eroica, ma cadeva sempre più in un’involontaria e tragica comicità da miles gloriosus.
Accanto a questo movimento critico, però, se ne affiancò anche uno, la cui tendenza era di supplire alle miserie ed alle frustrazioni del presente con un sempre più aggressivo richiamo ai miti nazionalpopulistici del passato. In tal senso, un posto di primo piano spetta sicuramente a Dobrica Ćosić, definito “lo scrittore importante per la Serbia più di un’industria”, che tra gli anni Ottanta e Novanta divenne tristemente famoso per il suo ruolo, anche politico, nella terza guerra balcanica.
A stemperare i sentimenti nazionalistici serbi fu la nomina a capo dell’UDBA (Uprava Državne Bezbednosti, la polizia segreta alle dipendenze del Ministero dell’Interno) di Ranković. Questi era un uomo d’intensa fede politica, convinto che il Socialismo andasse costruito senza tentennamenti, diventando il “cane da guardia” di Tito.
La visione dello Stato secondo Ranković vedeva un forte accentramento dei poteri e delle risorse a Belgrado, trasformata in un centro capace di vedere e prevedere tutto.
Questa visione dello Stato piacque immediatamente ai circoli serbi più nazionalisti, poiché, ovviamente, coincideva con i loro interessi.
L’operazione voluta dalla Lega dei Comunisti Iugoslava (così dal ’52 si ribattezzò il Partito Comunista), ovvero la creazione di una società socialista ed autogestita, presupponeva un’autorità statale capace di accentrare tutto il potere e di concentrare nelle proprie mani tutte le risorse, distribuendole secondi criteri propri. Criteri giudicati molto spesso poco razionali da quelle repubbliche (come la Slovenia e la Croazia) che, essendo più sviluppate, riuscivano a mantenersi autonomamente.
Nacque così un conflitto d’interessi che già in passato, nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, si era manifestato: mentre i Serbi volevano plasmare lo Stato secondo le loro idee e principi, gli Sloveni ed i Croati vedevano in tale unitarismo l’espressione della loro volontà di dominio.
La frattura, manifestatasi nella società Iugoslava, non risparmiò nemmeno il Partito, in cui presero vita due correnti: una dogmatica e centralista, di chiara ispirazione staliniana, ed una libertaria ed autonomista, portata avanti dalle nuove leve, fermamente convinta ad equiparare le diverse etnie e, quindi, profondamente avversa alle aspirazioni serbocentriche.
In un primo momento sembrò più forte la coalizione antiserba, che nel ’66 riuscì a far condannare Aleksandar Ranković e i suoi collaboratori ai vertici dell’UDBA.
Agli occhi di molti Serbi (ed anche dei Montenegrini) la scomparsa del “Compagno Marko” (questo il suo nome di battaglia durante la resistenza partigiana) rappresentava il crollo della loro visione centralistica dello Stato, ostile ai particolarismi e agli interessi dei gruppi etnici minoritari.
Tutto questo diffuse tra i Serbi la convinzione che era in atto un progetto delle forze comuniste, secondo cui la Iugoslavia poteva essere forte soltanto se la Serbia fosse stata debole . A questo punto non deve stupire, se, uscito di scena Ranković, in Serbia si diffusero a tutti i livelli (inclusa la Lega dei Comunisti Serbi) un profondo malcontento ed una profonda preoccupazione.
Dappertutto, infatti, le istanze locali, che spesso toccavano non tanto gli interessi del Popolo serbo, quanto le sue emozioni, cominciavano a riemergere, suscitando l’impressione che lo Stato Federale stesse andando allo sfascio, minacciando l’ordine raggiunto dopo il ’45.
Pag. 39

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 5/13/2011  
4 commenti
Lina ha detto...

finalmente siamo riusciti a pubblicare !!!!
il sito è stato in manutenzione per molte ore.. non si riusciva a entrare...
adesso ho chiaro chi era cosic !!!
grazie antonio....
intanto mi dicono che ci sono buone notizie per nole !!!
vittoria in spagna e grandi risultati a roma...
ma chi ci fa un post di tennis ????

5/13/2011  
Lina ha detto...

molto belle queste parole :

Quarantott'ore dopo il ritorno dalla Bosnia ti senti disorientata. E molto arrabbiata. Parlare a gente che non vuole sapere ciò che tu sai, non vuol sentirti parlare delle sofferenze, dello smarrimento, del terrore e dell'umiliazione degli abitanti della città che hai appena lasciato. E, cosa ancora peggiore, quando poi fai ritorno nella tua città "normale" e i tuoi amici ti dicono: "Oh, sei tornata; ero preoccupato per te" - renderti conto che neanche loro vogliono sapere. Capire che non potrai mai spiegare loro nè quanto sia terribile "lì" nè quanto ti fa star male essere tornata "qui". Che il mondo sarà sempre diviso in "qui" e "lì"
Susan Sontag

5/13/2011  
Lina ha detto...

nnnooooooo !!!
secondi all'eurofestival !!!!
in italia si dice meglio ultimi che secondi !!!!!
io.. comunque.. rimango innamorata di dino !!!
e sapete mia figlia per chi tifava ??
svizzera !
bllehhh !
solo quando tutta la balkania si trasferirà in svizzera potro' considerare quel paese un paese normale !

5/15/2011  
Lina ha detto...

nole num uno anche a roma !!!!
fantastico !!!

5/16/2011  

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