DESTRA RADICALE E NAZIONALISMO IN SERBIA. PARTE SETTIMA

mercoledì 16 marzo 2011



Continua da qui

1.3 Velika Seoba: lo spirito nazionale serbo.
La battaglia del Kosovo, sebbene abbia assunto nella memoria storica del Popolo serbo il significato di spartiacque tra la gloria dell’impero medioevale e il declino della sottomissione all’impero turco, e sebbene ancora oggi venga utilizzata dagli estremisti della destra radicale e dai nazionalpopulisti come esempio delle virtù serbe e come base ideologica delle rivendicazioni territoriali (il Kosovo, la Krajna, il Montenegro ) non segnò la fine dei diversi principati serbi.
In terra serba, infatti, continuarono a sopravvivere per quasi un secolo degli stati vassalli, grazie soprattutto alla sconfitta che nel 1402 Bajazid “la folgore” patì sotto le mura di Ankara contro le truppe mongole di Tamerlano.
Il successore di Lazar, Stefan Lazarević, approfittò delle difficoltà in cui vennero a trovarsi i Turchi per consolidare i propri domini, giocando contemporaneamente la carta bizantina e quella ungherese: dall’imperatore ottenne il titolo di despota, mentre allo stesso tempo si riconobbe anche vassallo del re d’Ungheria, ricevendo in cambio la regione di Belgrado.
La campagna di conquista dei Balcani riprese con maggior slancio soltanto nel 1428 grazie a Murad II. Quando, infatti, nel maggio del 1453 Mehmed II entrò a cavallo in Santa Sofia di Costantinopoli, suonò anche l’ora dell’ultimo despota della Serbia, Đorđe Branković.
Dopo quattro anni di campagne, i Balcani assunsero quella tripartizione religiosa che avrebbe caratterizzato la sua storia: all’eresia bogomila si sostituì l’Islam, cui i signori feudali si convertirono per mantenere i propri privilegi, costringendo i propri contadini a seguirli nella conversione.
L’accoglimento della plebe tra i “credenti” è un fenomeno nuovo nella storia dell’impero ottomano. Ciò è dovuto principalmente alla necessità di avere delle truppe disponibili e fedeli da utilizzare nelle incursioni nelle terre cattoliche dei Croati e degli Sloveni.
Dopo secoli di divisioni politiche, di lotte tra principati, di lotte intestine e di complotti, gli Ottomani portarono nei Balcani l’ordine e la pace del Dar al Islam, il dominio della fede.
Dell’impero di Dušan rimase temporaneamente indipendente soltanto il principato di Zeta (il Montenegro), che, grazie al suo territorio impervio, riuscì a conservare sino alla fine del secolo una dinastia locale, i Crnojevići. Nel 1498, però, anche il Montenegro perse la propria indipendenza, anche se non conobbe mai, a causa del suo territorio montuoso, l’insediamento feudale ottomano.
Le autorità di Istanbul preferirono, infatti, trattare i Montenegrini come liberi contadini, con l’unico obbligo di pagare una tassa annua che un funzionario, l’unico Turco cui era lecito entrare nel Paese, ritirava una volta ogni anno.
Durante l’occupazione ottomana, ai Balcani fu imposta un’organizzazione amministrativa, che mirava a rendere la regione omogenea dal punto di vista religioso e culturale. Seguendo gli insegnamenti contenuti nel Corano, secondo cui erano degni di protezione, oltre i credenti, i Moslem, anche gli Zimmi, ovvero i cristiani e gli Ebrei, i sultani divisero la popolazione in varie categorie: mentre la minoranza dei credenti, che era degna di servire nell’amministrazione e nell’esercito dell’impero, era sottoposta alla legge coranica, gli Zimmi furono soggetti al regime del Millet, riconosciuti, cioè, come appartenenti ad una comunità religiosa parzialmente autonoma per quanto riguarda la propria struttura ecclesiastica, l’educazione dei figli ed il diritto di famiglia.
Quest’atteggiamento tollerante da parte dei conquistatori (per un certo periodo si conservarono perfino i feudatari cristiani) fu bilanciato dall’obbligo degli Zimmi di pagare tasse speciali, da cui venivano esentati i Musulmani, tra cui anche quella del sangue, la devchirme (devşirme in turco e devširma in serbo), cioè la leva obbligatoria di ragazzi, organizzata a scadenza triennale o quinquennale tra le popolazioni contadine. Essi venivano portati ad Istanbul per essere educati nella “vera” fede ed istruiti nelle caserme, prestando servizio nel corpo dei Giannizzeri.
Avvenne così che la lingua serba si diffuse nelle più alte cancellerie dello Stato, e che uomini di rango elevato, fino al titolo di gran visir, fossero di origine serba. Il caso più famoso è quello di Mehmed Pascià Sokolović, uno dei più importanti collaboratori di Solimano II il Magnifico.
Fine della settima parte

"Destra Radicale e Nazionalismo in Serbia - Antonio Grilli - pubblicato dall'Università Orientale"

Pubblicato da Lina a 3/16/2011  
5 commenti
Lina ha detto...

certo che un Pascià Sokolović è proprio carino !!!!
auguri di una buona festa della repubblica a tutti !

3/16/2011  
Anonimo ha detto...

Cara Lina
sappi che io fui, sono, e sarò sempre un Italiano.
Oggi, 17 marzo 2011, ovvero il 150° della repubblica italiana, renderò onore alla nostra bandiera ed alla nostra patria.
Sotto questa bandiera combatrterono: mio bisnonno (cacciatore delle alpi con
Garibaldi) - mio nonno alpino nelle guerra bianca (adamello 15-18) - mio padre artigliere da montagna (grecia, albania e russia 40-45) - io geniere alpino contro i (dinamitardi terroristi della val Venosta 1966-1977), mio figlio
artigliere da montagna nella missione (vespri siciliani 1992).Sarebbe bello che tutti festeggiassero la nostra
indipendenza.
Buona festa e facciamogli vedere chi siamo.
Elio

3/17/2011  
Lina ha detto...

grazie elio caro
chi non rispetta il valore della libertà non è degno di essa
bacioni

3/17/2011  
Lina ha detto...

grazie a alessandra che corregge sempre gli errori !

3/17/2011  
Lina ha detto...

scusate se mi metto un indice...
non vi immaginate quanto è grosso il documento che mi ha mandato antonio
siamo arrivati a pag 20 (tanto per raccapezzarmi sulle note)
ci sono ancora 111 pagine e poi iniziamo con djudjevdannnn !!!!!
e vaiiiiiiiiiiii !!!!!!!!!!!!!

3/17/2011  

Posta un commento

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin

Design by Carl.